martedì 19 maggio 2020

pc 19 maggio - Latina: bracciante indiano licenziato, picchiato e gettato in un canale perché chiedeva la mascherina. Ecco chi sono i veri mafiosi, i padroni di merda!

Chiedevano al datori di lavoro, titolari di un'azienda agricola di Terracina, di provvedere alla dotazione di dispositivi di protezione individuale per l'emergenza coronavirus. Per tutta risposta, non solo le richieste sono cadute nel vuote, ma i due imprenditori hanno pensato bene di licenziare il lavoratore, minacciandolo e arrivando ad aggredirlo con calci e pugni fino a gettarlo in un canale. L'ennesima, drammatica storia di sfruttamento, per cui sono state emesse due misure cautelari a carico di T.F, 52 anni, ora detenuto ai domiciliari, e T.D., 22 anni, destinatario dell'obbligo di pg.

Padre e figlio sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro e a vario titolo, di

pc 19 maggio - Il blog proletari comunisti supera le 24 milioni di visualizzazioni e si mantiene sulla media di 20.000 visualizzazioni giornaliere

Questo 'quotidiano comunista on line' con la sua apertura alle lotte quotidiane di operai, proletari e masse popolari, con una denuncia politica costante grande e piccola, con la propaganda comunista, con la Formazione operaia, con una informazione nazionale e internazionale alternativa, tratta dai blog amici e dalle fonti dirette dentro una visione chiara del lavoro per il Partito, il Fronte unito, la Forza combattente nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse - costituisce un  punto di riferimento necessario- anche se non ancora sufficiente - dentro la lotta di classe nel nostro paese.
Bisogna fare di più e meglio a partire dai compagni redattori e collaboratori organizzati nel lavoro di massa e nei circoli che possono e devono fare di più ponendosi al servizio della lotta proletaria e della rivoluzione con energia chiarezza e determinazione.

proletari comunisti
19 maggio 2020

pc 19 maggio - ArcelorMittal rilancia il suo piano/ricatto puntando su governo a suo favore - ma riparte la lotta operaia

La lotta operaia comunque organizzata deve essere autonoma da padroni e governo - così finora non è stato

La piattaforma dello Slai cobas per il sindacato di classe è e resta l'unica alternativa di parte operaia a Taranto/ come a Genova e Novi..

 a Genova, davanti agli stabilimenti della ex Ilva, i caschi gialli hanno manifestato contro la nuova cassa integrazione annunciata dall'azienda (a Genova e a Taranto dove c'è la più grande acciaieria d'Europa) e con la drammatica crisi del gruppo siderurgico italiano che ArcelorMittal e il governo non sono ancora riusciti ad affrontare, nonostante l'accordo raggiunto a marzo per una partnership pubblico-privato e per una trasformazione green degli impianti. E' di questi giorni, peraltro, la notizia della mancata assegnazione alla ex Ilva da parte dell'esecutivo, di una garanzia pubblica (in base al decreto Rilancio) per un prestito da 400 milioni di euro. Una ulteriore doccia fredda per gli oltre 10mila addetti del gruppo e per le migliaia di lavoratori delle aziende dell'indotto.


ArcelorMittal Genova, in corteo con la mascherina contro la cassa integrazione

A Taranto i sindacati annunciano una manifestazione di piazza per il 22 maggio, in realtà si tratta di un presidio di delegati in Prefettura senza sciopero e senza reale mobilitazione operaia

Il ministro dello Sviluppo Economico ha convocato i sindacati e ArcelorMittal per il 25.

Ilva, a Genova operai in piazza per difendere il lavoro. La prima manifestazione della Fase 2Dall'intervento all'ArcelorMittal Taranto di giovedì scorso dello Slai cobas sc.
Noi non siamo d'accordo con la linea della cogestione con l'azienda seguita attualmente dalle organizzazioni sindacali confederali, in particolare sulla cassa integrazione, su cui viene data sostanzialmente mano libera all'azienda. Tenendo conto che non è stato affatto risolto il problema della integrazione salariale che permetta ai lavoratori, anche in cassa integrazione, di recuperare

pc 19 maggio - L'asse Turchia/Italia/Usa riequilibra lo scontro fra bande in corso in Libia - guerra interimperialista per interposta persona


La ritirata di Haftar mostra chi lo arma

Semoventi contraerei, elicotteri da combattimento, blindati: sui social i mezzi catturati dalle truppe di Tripoli nella base sottratta ai rivali. Che permettono di decifrare le forniture segrete
Dopo oltre un anno sempre all'attacco, per la prima volta le brigate del generale Haftar si ritirano. Lo ha annunciato il suo comando, presentandolo come "un ripiegamento tattico": i reparti si stanno allontanando dalla periferia di Tripoli. E' una scelta obbligata: l'avanzata delle forze del governo Serraj, l'unico riconosciuto dalle Nazioni Unite, rischia di chiudere le sue avanguardie in una sacca. Ormai l'intervento turco ha spostato la bilancia del conflitto..

Il ruolo dell'Italia emerge nella trattativa per la liberazione di Silvia Romano, per la quale si è mossa la Turchia di Erdogan

pc 19 maggio - Gli F-35 volano con i soldi sottratti a sanità, ai servizi e ai lavoratori

Da No Muos
I piloti dell’Aeronautica militare italiana hanno superato le 2 mila ore di volo nell’addestramento con gli F-35. Ogni ora costa al Paese 40 mila euro, per un totale di circa 80 milioni.
Intanto il governo ha speso 337 milioni per l’acquisto di 15 nuovi elicotteri da guerra AW-169M marchiati Leonardo, nello stabilimento di Cameri (Novara) e la Marina Militare ha acquistato due sommergibili dal costo di 1,3 miliardi di euro, che saranno costruiti da Fincantieri.
Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Mil€x nel 2020 spenderemo circa 26,3 miliardi in spese militari, un miliardo e mezzo in più rispetto l’anno precedente.

pc 19 maggio - Rivolta in Cile: "Il problema non è la quarantena, il popolo ha fame e allo Stato non importa niente del popolo"

Le manifestazioni si sono estese in diversi comuni e regioni contro il governo Piñera che nega gli aiuti di Stato e invece manda polizia, Carabineros, esercito, che hanno usato gas lacrimogeni e idranti contro le legittime proteste e nei quartieri, indipendentemente dal fatto che ci sono minori o anziani.
Nell'area metropolitana di Santiago i manifestanti hanno eretto barricate, usato bastoni e lanciato pietre contro polizia ed esercito. Un camion pieno di carne è stato preso d'assalto.




"Fame": il messaggio proiettato nell'edificio della compagnia di telecomunicazioni Telefónica durante una giornata di proteste a Santiago


"Stiamo morendo di fame", "vogliamo lavoro", è la protesta degli abitanti del comune di El Bosque, uno dei comuni più poveri della capitale cilena. 
"La protesta non è contro la quarantena, è contro la fame", ha detto un altro manifestante.
"Ci sono persone che non hanno casa! Dove le metti in quarantena? Non abbiamo niente da mangiare... Cosa mangiamo? Beviamo acqua in quarantena?" 

pc 19 maggio - ARRESTI PER IL PROCURATORE DI TARANTO - dal blog tarantocontro

Arresti domiciliari per il procuratore Capristo: depistaggio sull'inchiesta Eni e tangenti

LO SLAI COBAS SC E QUESTO BLOG (tarantocontro) AVEVA IN PIU' OCCASIONI DENUNCIATO IL COMPORTAMENTO MOLTO AMBIGUO DEL PROC. CAPRISTO IN PARTICOLARE NEI CONFRONTI DELL'EX ILVA - Ma di questo avremo modo di parlare dopo...

pubblicato il 19 Maggio 2020, 11:11

Su ordine della procura di Potenza il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. L’inchiesta nasce da un fascicolo della procura di Trani, aperto quando Capristo era già stato trasferito a Taranto.
La vicenda riguarda pressioni che Capristo avrebbe esercitato su un magistrato di Trani poco dopo il suo trasferimento a Taranto. Il fascicolo di indagine sarebbe stato aperto dalla stessa procura di Trani e poi trasferito a Potenza.
Si aggiunge per Capristo è una nuova vicenda giudiziaria da affrontare dopo quella di abuso d’ufficio mossa dai magistrati di Messina nell’inchiesta sul “sistema Siracusa“, una presunta

pc 19 maggio - Milano - oscena campagna repressiva contro una scritta giusta e necessaria - la giunta regionale di Fontana responsabile di aver trasformato la pandemia in strage se ne deve andare

Comunicato di proletari comunisti

Sono tre giorni che la stampa a Milano sviluppa una montatura contro una scritta murale
fatta dai Carc - da questi compagni ci dividono diverse cose, ma questa scritta la rivendichiamo e la condividiamo... è una semplificazione - Il nostro comunicato è indirizzato in contenuti e indicazioni.

Colpire e inchiodare i responsabili, Padroni e Regione e il loro sistema affaristico/corruttivo nella sanità - difesi innanzitutto dal fascio populista Salvini che con i suoi alleati gestisce da sempre la Regione ed è da sempre al servizio dei padroni del Nord nelle zone del massacro pandemico.

Lottare contro il governo PD/M5stelle e la sua fase 2, come contro ogni governo dei padroni italiani ed europei.

Resistenza operaia e popolare riconquistandosi il diritto di sciopero e manifestazione in sicurezza;
stabilizzazione e potenziamento in emergenza di tutte le strutture sanitarie in atto e loro estensione con massicce e definitive assunzioni di medici e lavoratori della sanità;
difesa rigida di salute, salario, reddito garantito per tutti, case, e massima assistenza ai soggetti a rischio, con conservazione di tutti i posti di lavoro;
permessi di soggiorno e diritto al lavoro di tutti i migranti sul territorio.

Organizzare e sviluppare il sindacalismo di classe e di massa nelle fabbriche e nei posti di lavoro - contro il sindacalismo confederale che cogestisce la ripresa nell'interesse dei padroni.
Organizzare 10 - 100 comitati popolari di lotta e solidarietà sociale su reddito, case, lavoro.

Comunisti proletari, organismi e centri sociali nel fuoco della lotta prolungata per cambiare i rapporti di forza in fabbrica, posti di lavoro, territorio e aprire la strada all'alternativa politica reale e al potere operaio e popolare

proletari comunisti/PcmItalia
pcro.red@gmail.com

pc 19 maggio - La fase 2 dei padroni e governo è repressione antioperaia - massima solidarietà


[BRT] Sciopero a Milano, soldati intervengono contro i lavoratori


Sciopero dei lavoratori Brt a Sedriano (MI) per protestare contro il mancato rispetto del protocollo di accordo firmato con Brt solo pochi giorni fa.

Contro i lavoratori in lotta, sono intervenuti addirittura i militari: il padrone chiama, lo Stato risponde…

Ma gli operai sanno quali sono i loro interessi e come difenderli: avanti senza paura, fino alla vittoria.
Indietro non si torna: chi tocca uno tocca tutti!

pc 19 maggio - Bologna: misure cautelari e denunce contro la campagna “Il padrone di merda”

Bologna: misure cautelari e denunce contro la campagna “Il padrone di merda”


Sei attivisti bolognesi hanno ricevuto altrettante misure cautelari perché secondo la Procura del capoluogo emiliano sono stati protagonisti della campagna promossa anche attraverso la pagina Facebook “il padrone di merda”, che denuncia e interviene in difesa di lavoratrici e lavoratori sfruttati.
Per 5 è stato disposto il divieto di dimora nel comune di Bologna, mentre l’ultimo ha ricevuto un divieto di avvicinamento alle parti offese, che secondo la procura sarebbero commercianti e imprenditori di società o cooperative che non pagavano o facevano lavorare a nero i propri addetti.
Denunciati anche 13 tra lavoratrici e lavoratori. Sono accusati a vario titolo di

pc 19 maggio - ArcelorMittal - il tempo della lotta generale - oggi sciopero a Novi Ligure - assemblea e blocco delle merci a Genova - venerdì manifestazione a Taranto

A seguito del mancato accordo sulla CIGO per COVID e dell’atteggiamento incomprensibile da parte dell’azienda che da un giorno all’altro ha deciso di fermare tutto lo stabilimento di Novi Ligure, dopo averlo fatto ripartire prima dell’apertura nazional  chiedendo la deroga prefettizia

E’ PROCLAMATO LO SCIOPERO AD OLTRANZA PER TUTTI I LAVORATORI CHIAMATI AL LAVORO A PARTIRE DALLE ORE 6 DEL 19 MAGGIO , FINO A QUANDO L’AZIENDA NON CAMBIERÀ’ LE PROPRIE POSIZIONI E NON CHIARIRÀ’ QUAL'E’ IL PROGETTO INDUSTRIALE PER TUTTO IL GRUPPO

Arcelor di Genova, i lavoratori in sciopero: «L’azienda ha negato l’assemblea». La protesta a Novi Ligure: bloccata la merce

I lavoratori davanti allo stabilimento 
Taranto si unisce alla protesta: manifestazione venerdì 22 maggio

pc 19 maggio - RINNOVIAMO IL BLOG DEL MFPR!

Stiamo rinnovando il blog femminismorivoluzionario, per renderlo più in sintonia con le battaglie odierne su tutti i fronti e più agile.
Invitiamo intanto a seguire questo importante blog gestito dal Movimento femminista proletario rivoluzionario: https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/

L'attuale testata del blog, in via di cambiamento

lunedì 18 maggio 2020

pc 18 maggio - TRASFORMEREMO LA LORO REPRESSIONE IN UN ULTERIORE LORO FALLIMENTO - 41 PROCESSATI AD OTTOBRE PER LA MANIFESTAZIONE DEL G7 A TAORMINA


Mass media (Giornali e Tg3) puntano a criminalizzare il contingente maoista di quella importante manifestazione: Se il nemico ti attacca vuol dire che sei sulla via giusta...

Riportiamo ampi stralci di uno degli articoli fatti subito dopo quella manifestazione - del blog proletari comunisti.
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Il G7 dei grandi è fallito, l'anti/G7 dei “piccoli” è sostanzialmente riuscito. Questo è il giudizio di fondo da cui bisogna partire, se si vuol dare una valutazione serena e precisa su quello che è avvenuto nell'asse Taormina-Giardini Naxos.
La nostra parola d'ordine, che sin dal primo momento abbiamo portato in tutte le forme e in tutti i luoghi in cui siamo riusciti ad essere, è stata “rompiamo la vetrina dell'imperialismo”... E questo è avvenuto...
...la prima rottura l'ha prodotta lo Stato imperialista italiano che in maniera un po' strumentale, ma anche prendendolo sul serio, ha scatenato la più clamorosa, finora, campagna di criminalizzazione preventiva a cui il nostro paese abbia assistito – ricordando in tante forme quelle del famigerato G8 del 2001 a Genova, solo che qui la prevenzione è stata molto più determinata da parte dello Stato, perchè si è concentrata nel voler impedire la realizzazione di ogni manifestazione, anche la più innocua e di impedire l'arrivo materiale alla manifestazione.
In questa maniera, lo Stato imperialista non ha fatto altro che auto affermare che il G7 era una fortezza assediata, che i 7 erano davvero 7, che bisognava preservare anche da una scritta o da una protesta simbolica. Sono arrivati quindi a sequestrare Taormina e i Giardini Naxos e a mettere i loro check point sin dalla Calabria.

Ma, come dice Marx, quando il potere borghese vede in ogni stormir di fronda un pericolo, allora ogni stormir di fronda diventa un pericolo.
Tenacemente l'opposizione al G7, quella sul territorio e quella che dalle altre città l'ha sostenuta, ha resistito e ha reagito, in questa condizione in certi momenti allucinante – a Taormina non si poteva entrare, anzi gli stessi abitanti dovevano o uscire o considerarsi 'prigionieri in casa', ai Giardini Naxos il sindaco ha ordinato di chiudere tutto, quasi a voler desertificare la città e prendere per fame i manifestanti considerati tout court “terroristi”, “sfascia vetrine” (uno slogan ironico gridato da gruppi di giovani diceva: “ci credevate terroristi siam meglio dei turisti” - ed è arrivata a migliaia ai Giardini Naxos, superando controlli, posti di blocco e ogni tipo di intimidazione. E si è presa prima il concentramento, in un clima di allegria, combattivo, ognuno che arrivava veniva accolto dall'entusiasmo e portava entusiasmo, il concentramento si è riempito di rosso e i manifestanti si sono fusi comunque in un tutt'uno, aspettando che i compagni fermati arrivassero; poi ha dato vita a quel lungo serpentone che si è ripreso Giardini Naxos e che ha chiamato la popolazione a partecipare dai lati, dai balconi, entrando nel corteo, esprimendo in tutti i microfoni che gli venivano posti dallo sterminato esercito di giornalisti, operatori, fotografi, tutta la propria solidarietà ai manifestanti e tutta la propria denuncia, per mille e svariati motivi, del G7, dei sindaci, dei politici e di tutta l'oscena accozzaglia che da Roma a Giardini aveva vessato, violentato, imperversato fino alla manifestazione.

E così a Giardini i 7 sono diventati ridicoli, impegnati a scannarsi di parole, mentre le grottesche mogli davano tutta l'immagine della “Grande bellezza” Sorrentino style.
Mentre il corteo strada facendo guadagnava entusiasmo, il camion alla testa fondeva bene musica, slogan e un'infinità di interventi, ognuno dei quali aggiungeva una parola di denuncia, portava la sua lotta e si armonizzava.

In questo spiccava il contingente maoista, che con striscioni e parole d'ordini portati da una fusione proletaria, femminista, rivoluzionaria, dava il senso di questa manifestazione...
Era del tutto naturale che questo corteo non potesse, non si dovesse fermare laddove la sbirraglia di Minniti lo voleva bloccato, e che comunque una parte della manifestazione, quella più viva, quella più determinata e anche, permetteteci di dire, quella più organizzata allo scopo, mentalmente attrezzata, non ci stesse a non dare un segnale che i divieti non vanno accettati ma vanno sfidati con coraggio e autodeterminazione, facendo il passo necessario perchè si restasse comunque avanguardia di tutta la manifestazione, perchè tutti vi hanno partecipato allo scopo di rendere forte l'opposizione.
Certo che l'ultima sfida è quella che segna il tempo, perchè non è solo una conclusione, ma un'indicazione su come combattere lo stato di cose esistente nel tempo del fascio-imperialismo, da Trump a Minniti, il segno del tempo che loro hanno torto e noi ragione, e che è necessaria la forza per affermare le ragioni e i diritti dei proletari, dei popoli, da Taormina al Medio Oriente, all'America Latina, dal cuore dei paesi imperialisti alla Turchia, all'India, ecc.

Un altro mondo è possibile! Oggi più che mai dobbiamo fare nostra questa parola d'ordine. E dall'arma della critica di questo mondo, impugnata a Giardini Naxos, così esemplarmente rappresentato dal G7 di Taormina, occorre passare alla critica delle armi impugnata dai proletari e dalle masse.

pc 18 maggio - Genova - gli operai ex Ilva ArcelorMittal in corteo

  • Ex Ilva a Cornigliano, è il giorno della protesta. Gli operai in corteo arrivano sotto la prefettura: «Non siamo schiavi di Mittal». Il corteo, a cui hanno partecipato oltre 500 lavoratori, si è svolto in modo ordinato e silenzioso: solo nelle due gallerie che costituiscono il tradizionale ultimo tratto del percorso i lavoratori hanno sfogato la loro rabbia con cori e slogan contro Mittal. «Ci siamo comportati con determinazione e senso civico a differenza dell'atteggiamento arrogante di ArcelorMittal, che è stata arrogante - ha detto al megafono il coordinatore dell'rsu Armando Palombo - Questa è la prima iniziativa pubblica in Italia e forse in Europa al tempo del Covid 19 ma non si può sempre tacere di fronte a chi abusa di tutto».

    L’incontro in prefettura alle 16 - La manifestazione si è sciolta in attesa dell'incontro di questo pomeriggio alle 16: 
    «Se l'azienda non si presenterà come ha fatto sabato o se non ritirerà le lettere di cassa integrazione che sono arrivate in assenza della pubblicazione del decreto la mobilitazione continuerà nelle forme e nei modi che decideremo nelle prossime ore insieme». 
                                          

    pc 18 maggio - Sull’emergenza COVID-19 negli ospedali: tramite un sondaggio la parola ai lavoratori della Sanità

    Come Slai Cobas sc Sanità Milano condividiamo i dati del sondaggio tra tutti gli operatori e lavorator* della sanità piemontese. Perchè sono la fotografia reale che ci accumuna in Lombardia, dove le giunte a guida leghista, che più di altre si sono "distinte" nella politica criminale di distruzione del servizio sanitario, chiamandolo "eccellenza", e del malaffare fatto di tangenti e di storno di risorse ai padroni della sanità privata. Perchè dopo le stragi che hanno perpetrato nelle RSA, dei nostri nonni, dei nostri affetti, dei nostri colleghi, oggi vogliono continuare sulla strada che ha contraddistinto la cosiddetta fase 1: chiamarci "Eroi" ma trattarci come "CARNE DA MACELLO". Per queste ragioni riteniamo necessario uscire dalla fase di denunciare, soltanto, quello che sappiamo, che abbiamo subito, che subiamo e vogliono continuare a farci subire. Ci vogliono vittime silenti. Dobbiamo essere soggetti agenti per inchiodare questi loschi figuri alle loro responsabilità. Riteniamo che nella fase 2, quella del riapriamo tutto, tutti i lavorator* della sanità riaprano i confini della lotta e del protagonismo diretto: = i problemi = la lotta.
    Per questo, in allegato sotto, proponiamo la piattaforma/proposta dello Slai Cobas per il sindacato di classe Sanità
    cobasint@tiscali.it; cobasdiclasse.mi@gmail.com; cell. 338-7211377
    *****
     
    Ecco i risultati del sondaggio condotto tra 1.930 operatori sanitari, con l’obiettivo di fotografare le difficoltà legate alla gestione ospedaliera dell’emergenza epidemiologica COVID-19. Quanto hanno atteso i sanitari per il tampone? I loro famigliari sono stati tutelati? Gli ospedali sono ed erano luoghi sicuri?
    COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO ANAAO ASSOMED PIEMONTE – NURSIND PIEMONTE
    Anaao Assomed Piemonte e Nursind Piemonte hanno proposto agli operatori sanitari del Piemonte un sondaggio per fotografare le difficoltà vissute nei primi mesi dell’emergenza Covid.
    Al sondaggio, aperto dal 27 Aprile al 8 Maggio 2020, hanno risposto 1930 operatori sanitari, rappresentativi di tutte le ASL e degli Ospedali del Piemonte. Di questi il 70% sono infermieri, il 16.5% medici e l’8% oss.
    Risultati
    Il 79% dei responders al sondaggio lavora o ha lavorato nei reparti Covid e il  59% ha fatto il tampone. L’1,83% dei sintomatici e il 3,14% dei contatti stretti senza protezioni non l’ha invece purtroppo eseguito.
    L’indicazione ad eseguire il tampone è stata per il 22% il contatto stretto senza le adeguate protezioni con colleghi, per il 34,4% il contatto stretto con pazienti. In tutto, oltre 56% degli operatori ha eseguito l’esame per contatti stretti in carenza di protezione. Questo dato è significativo della grave difficoltà, soprattutto nelle prime settimane del contagio, di ottenere adeguati DPI. Fatto che, come da noi ripetutamente

    pc 18 maggio - 40° anniversario dell'inizio della Guerra popolare in Perù - GLORIA ETERNA AI MARTIRI DELLA RIVOLUZIONE











    domenica 17 maggio 2020

    pc 17 maggio - Il criminale fascista Bolsonaro responsabile della trasformazione della pandemia in etnocidio

    I regimi reazionari asserviti all'imperialismo di Perù e Colombia ne sono i corresponsabili

    Coronavirus, gli indigeni dell’America Latina aggrediti da Covid-19: mancano medici, cibo e acqua. “Pericolo di etnocidio”

    Coronavirus, gli indigeni dell’America Latina aggrediti da Covid-19: mancano medici, cibo e acqua. “Pericolo di etnocidio”


    Più di 45 milioni di persone rischiano di essere spazzate via da questa nuova epidemia, che accentua una situazione già critica per discriminazioni e disuguaglianze. In Brasile i Kokamas denuncia “il razzismo istituzionale” delle autorità, mentre nei villaggi in Colombia i medici non hanno protezioni. E i leader delle comunità si dicono “afflitti e disperati”


    Con i suoi 6500 chilometri in cui si snoda attraversando Perù, Colombia e Brasile, il Rio delle Amazzoni è vita e condanna per le popolazioni indigene che ci vivono vicino. È infatti la loro fonte di sostentamento, l’unica ‘strada’ percorribile, e al tempo stesso la porta d’ingresso al Covid-19. Chiuderlo vorrebbe dire farle morire di fame. In tutta l’America Latina sono 826 i popoli nativi che abitano da Panama al Cile, di cui 100 in almeno due nazioni diverse, 200 in isolamento volontario e 400 vicino al Rio delle Amazzoni. Più di 45 milioni di persone, che rischiano di essere spazzate via da questa nuova epidemia.
    Decimate in passato dalle malattie portate dall’uomo bianco, queste popolazioni, fondamentali per preservare la biodiversità della Terra, per l’ennesima volta corrono il pericolo di pagare un tributo molto alto, perdendo la loro memoria e tradizioni con la morte dei loro anziani, e rischiando di scomparire del tutto, non solo per il virus, ma anche per i conflitti e la violenza causati dalla scarsità di risorse, come cibo e acqua potabile. L’epidemia, nella sua corsa, sta accentuando una situazione già critica per discriminazioni e disuguaglianze.

    Gli ospedali dell’Amazzonia non hanno risorse per far fronte ad un’emergenza di tale portata, e i governanti dei vari paesi non sempre hanno adottato le strategie che potrebbero davvero aiutarli, come il presidente brasiliano Jair Bolsonaro che si rifiuta di adottare misure preventive più restrittive. Inoltre le raccomandazioni di rimanere a casa e lavarsi spesso le mani sono difficilmente applicabili per molte di queste comunità che spesso non hanno accesso all’acqua. “Per affrontare la pandemia con qualche possibilità di successo servono strategie specifiche per i popoli e le comunità indigene. A causa della loro condizione di isolamento, hanno dei sistemi immunitari più fragili dei nostri rispetto all’attacco di agenti patogeni esterni”, spiega il primo rapporto steso dal Fondo per lo sviluppo dei Popoli indigeni dell’America latina e dei Caraibi (Filac).
    Nello stato brasiliano di Amazonas al 26 aprile erano 679 i casi confermati e 40 le morti tra le popolazioni native, secondo i dati del Coordinamento delle Organizzazioni indigene della valle amazzonica (Coica). Ma i numeri rischiano di essere molto più alti se si considera che nella zona dell’Alto Rio Negro ci sono solo due ospedali per una regione di otto milioni di ettari di superficie. La situazione più drammatica e rischiosa si ha nelle città di frontiera, come la brasiliana Tabatinga, al confine con Colombia e Perú. Quattro leader della comunità Kokamas hanno firmato un comunicato divulgato dall’Articulación de los Pueblos Indígenas de Brasil (APIB) in cui denunciano “il razzismo istituzionale” delle autorità brasiliane, accusandole di “negligenza e omissioni, oltre che di azioni insufficienti”.I leader si dicono “afflitti e disperati” per le difficoltà del loro popolo a rispettare l’isolamento sociale in una regione di frontiera come la loro, con grande mobilità terrestre e fluviale. La situazione peggiora se si attraversa la frontiera e si arriva a Letizia, nell’Amazzonia colombiana, dove il coronavirus in 20 giorni ha colpito 418 persone e non ci sono reparti di terapia intensiva. Nei villaggi indigeni, con un po’ di fortuna e solo in alcuni casi, si può trovare un piccolo ambulatorio. “Ma i medici non ci vogliono andare a Letizia, vista la situazione così precaria – spiega Nely Kuiro, della Commissione di comunicazione dei popoli indigeni della Macroamazzonia -. Una ventina di loro hanno rinunciato, non potendo avere protezione sufficiente”. In Perù l’Associazione interetnica della selva peruviana ha denunciato lo Stato davanti alle Nazioni Unite “per il pericolo di etnocidio”. Il presidente delle Comunità indigene Ticunas e Yagua della Bassa Amazzonia, Francisco Hernandez, spiega che non hanno dove andare e servono medici.
    Secondo il Filac servono almeno tre azioni urgenti per far fronte alla situazione: risolvere la precarietà alimentare di molte comunità indigene, rispettare e appoggiare le loro strategie di prevenzione contro la pandemia, e stabilire dei meccanismi formali ed efficienti di dialogo tra i popoli indigeni e le autorità statali. I popoli indigeni, per quanto possono, stanno cercando di proteggersi, forti del loro bagaglio storico, conoscenze ancestrali e capacità organizzativa. Oltre a costituire una Piattaforma indigena regionale sul Covid-19 per lo scambio di informazioni, hanno preparato informazioni e raccomandazioni sanitarie di base nei loro idiomi, come la campagna boliviana “Cura la tua comunità” in 9 lingue indigene, oppure scelto di isolarsi e vietato l’ingresso a estranei.
    In Ecuador, dopo la morte di un anziano di 70 anni, i Siekopai hanno preso le loro cose e se ne sono andati nel mezzo della selva con i loro anziani, i più a rischio con il virus, mentre a Panama i Gunayala hanno adottato la quarantena e un cordone sanitario. La maggior parte delle comunità indigene prende le loro medicine per rinforzare il sistema immunitario, ha predisposto meccanismi di vigilanza comunitaria e protezione delle frontiere. “Più che vulnerabili, le popolazioni indigene hanno dimostrato la loro resilienza in vari secoli di pandemia, e questa non sarà l’ultima volta”, dice il Filac. E c’è da sperare che sarà così, nonostante t

    pc 17 maggio - E' necessario scendere in piazza a Milano contro le politiche sanitarie della Regione Lombardia

    Lo Slai Cobas sc Sanità Milano condivide la necessità, in primis per tutti i lavorator* della sanità, di manifestare sotto le sedi degli autori del disastro e i crimini perpetrati ai danni degli operatori e della collettività. Ma riteniamo altrettanto necessario costruire un'unità, vera e dal basso, che sappia unire e rendere protagonisti i lavorator* al di la delle appartenenze. Per queste ragioni in allegato, sotto, ri/lanciamo la piattaforma/proposta collettiva
    Slai Cobas sc Sanità Milano
    cobasint@tiscali.it; cobasdiclasse.mi@gmail.com; cell. 338-7211377
    *****
     da ADL /CCOBAS
    Oggi è ormai difficile parlare del modello della sanità Lombarda senza pensare a tutt’altra eccellenza: quella degli scandali e del malaffare che hanno imperversato in questi 25 anni in questa regione e senza parlare delle nefandezze combinate da Fontana e Gallera. Impossibile non entrare nel merito di come sia cambiata la sanità, sia per i pazienti che per gli operatori sanitari, con il progressivo taglio al personale sanitario , la diminuzione dei posti letto, la chiusura di interi presidi ospedalieri , le vergognose liste d'attesa, le drastiche diminuzioni dei finanziamenti( in 10 anni 37 miliardi di euro). In corsia, giorno dopo giorno, abbiamo vissuto, da oltre 30 anni, il lento e progressivo sgretolamento

    pc 17 maggio - Da Milano a Bergamo, da Brescia a Cremona, Pavia: striscioni di denuncia della gestione criminale di Fontana-Gallera-Salvini

    pc 17 maggio - Taranto - grave aggressione ad opera di un agente del padrone ai danni del rappresentante dello slai cobas al Cimitero di Taranto

    Taranto - Il rappresentante RSA dello Slai cobas sc, Francesco Masella, è stato vigliaccamente aggredito sul posto di lavoro nella mattinata di oggi (ieri) 16 maggio 2020 al Cimitero S. Brunone e ha dovuto ricorrere con la faccia piena di sangue alle cure dell'ospedale  SS. Annunziata - martedì subirà una operazione al naso e gli stata per ora data una prognosi di 35 giorni.
    Quello che è inaccettabile è che sul posto di lavoro possa avvenire un così grave fatto di intimidazione verso il rappresentante cobas e verso tutti i lavoratori iscritti allo Slai cobas sc, in materia di tutela dei diritti, salari e condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori e che questo avvenga dopo la giusta  e necessaria presa di posizione del sindacato in materia di lavoro per bonifiche.
    I lavoratori  si riuniranno lunedì per rispondere con la lotta e ogni altra iniziativa necessaria all'aggressione
    16 maggio 2020

    Il comunicato dalla stampa sulla vicenda in corso sulla bonifica del cimitero


    Nella bonifica del cimitero San Brunone, i lavoratori dello Slai cobas della DR Multiservice ripropongono “l’urgenza di conoscere dall’azienda il monte ore di lavoro previsto per i lavoratori DR già operanti, il numero dei lavoratori impegnati, le condizioni di sicurezza necessarie per lo svolgimento di questa attività, ribadendo, come è stato già espresso in altre occasioni da questo sindacato, che questo è un lavoro aggiuntivo, fatto con risorse aggiuntive utilizzabili in forme trasparenti e tracciabili, e che quindi deve avvenire fuori dal normale orario di lavoro. con accordo con i rappresentanti sindacali dei lavoratori cimiteriali”.
    “Nel passato – evidenziano dallo Slai Cobas per il sindacato di classe – la mancata osservanza di questi criteri ha portato a situazioni penalizzanti per i lavoratori e non corrispondenti allo svolgimento corretto di queste lavorazioni. Riteniamo che questa volta le cose vadano fatte nella massima regola e massima trasparenza, al servizio dello svolgimento dei lavori nei tempi richiesti dalla direzione dei lavori e con l’osservanza di tutte le norme a tutela dei lavoratori”.