martedì 24 febbraio 2015

pc 24 febbraio - SI ESTENDE LA MOBILITAZIONE CONTRO LA "BUONA SCUOLA" DI RENZI

Dal volantino di Torino
 NO ALLA SCUOLA DELLA PRECARIETA'
NO ALLA “BUONA SCUOLA” DI RENZI
LA LEGGE DI STABILITÀ, il JOB ACT e ora anche il piano di riforma della scuola, denominato inopportunamente “per la Buona Scuola” sarà approvato a fine mese. Anche il governo Renzi continua a mantenere una politica di tagli e di dequalificazione e di svendita ai privati della scuola pubblica statale in perfetta continuità con i governi precedenti.
Se da una parte infatti, pur con poca chiarezza sui tempi e i modi, si promette l’assunzione di 150.000 precari, dall’altra si paventa l’abolizione delle graduatorie di II e III fascia, misura che aprirebbe la porta alle chiamate dirette dei Dirigenti Scolastici e all’espulsione dalla scuola pubblica di 300.000 insegnanti, molti dei quali in possesso di abilitazioni conseguite a caro prezzo o con anni di servizio alle spalle.
Ricattabilità e gerarchizzazione del corpo docente. Limitazione della libertà d’insegnamento. Eliminazione degli scatti di anzianità. Abolizione degli organi collegiali. Libere sponsorizzazioni di aziende private nelle scuole statali. Taglio, esternalizzazione e precarizzazione del personale ATA. Questi sono gli altri obbiettivi che questo piano Renzi sulla scuola pubblica si propone di realizzare.
L’attacco a docenti, personale Ata e Studenti è palese e necessita di una risposta forte e compatta...
LE INIZIATIVE:
ROMA: presidio permanente dal 23-27 FEBBRAIO in PIAZZA MONTECITORIO DALLE 15 alle 19
Precari Uniti Contro I Tagli Roma  https://www.facebook.com/groups/168321810001058/
Comitato Precari Ata Roma
Movimento Docenti Precari III fascia (NO alla cancellazione)
Precari Cobas cobascuola@tiscali.it
Precari Usi     usiait1@virgilio.it
TORINO: Venerdì 27 Febbraio, ore 15/20 sotto la Sede Rai In via Verdi 25
Coordinamento contro “La Buona Scuola” di Torino (COBAS, CUB, Movimento docenti precari contro “La buona scuola”, Insegnanti Arrabbiati (coord.controlabuonascuola.to@gmail.com)
BOLOGNA: Giovedì 26 febbraio dalle ore 15:00 Ufficio Scolastico Regionale Via dè Castagnoli 1.
USB Scuola Bologna
Coordinamento Precari della Scuola di Bologna
MODENA: MERCOLEDI' 25 FEBBRAIO ORE 17 PRESIDIO DAVANTI ALL'UFFICIO SCOLASTICO PROVINCIALE IN VIA RAINUSSO 70/100
Precari Scuola Modena
NAPOLI: “street-parade” pomeridiana contro la Buona Scuola
CONTATTI: raiola3@alice.it
MILANO: adesione al corteo contro il Jobs act del 28 febbraio e assemblea informativa il 6 marzo per discutere dei decreti attuativi della buona scuola;
Coordinamento Lavoratori Scuola “3 ottobre”

lunedì 23 febbraio 2015

pc 23 febbraio - Passaggi della discussione sullo studio del “Che fare?” di Lenin

Cerchiamo di ribadire quello che Lenin ripete in questo testo con la critica ironica agli economicisti, e cioè di non voler comprendere la differenza che passa tra la politica tradunionista e la politica socialdemocratica, sui limiti della coscienza politica degli operai nella lotta economica come “unica forma possibile di lotta”. Quando per esempio di recente siamo andati ai Cantieri Navali, in occasione della 3 gg a sostegno della guerra popolare in India e in particolare nella giornata dedicata alle lotte operaie, abbiamo portato volantini e striscioni che non avevano niente a che fare con la lotta economica specifica degli operai, però si è visto che anche se è una questione che può sembrare lontana dalla vita quotidiana che fanno gli operai in fabbrica, dalle loro problematiche sul piano di lotta economica, essa ha dato spunto anche agli operai stessi per parlare del governo e per fare una denuncia politica sia contro il nostro governo che contro il sistema in generale di sfruttamento e oppressione.

… Ricordiamo che la socialdemocrazia a quei tempi era come oggi diciamo attività rivoluzionaria, noi diciamo maoista.

Gli economicisti sono convinti che gli operai possono acquisire coscienza se fanno azione politica con il solo taglio economicista, cioè a partire dalla lotta economica perchè è più vicina agli operai.
Gli economicisti negano il ruolo delle avanguardie politiche (vedi oggi per es. il gruppo Operai Contro), le avanguardie del partito rivoluzionario, vedono l'avanguardia come formata da piccoli borghesi, perchè non operaia, quindi la critica che fanno alle avanguardie è quella di considerarli come un “messia” che porta il messaggio con la concezione da piccolo borghese.

Lenin ci dimostra con la pratica e teoria il chiaro ruolo dell'avanguardia rivoluzionaria che si unisce alla classe per dare orientamento e guida alla classe, il partito non può nascere e costruirsi senza un'avanguardia che si colleghi con gli operai, per dare cognizioni politiche, perchè la classe operaia vada anche tra le altre classi.
Allargare la visuale degli operai, la loro testa al di là della sola lotta economica. L'operaio deve combattere per la propria classe ma anche capire quali sono i rapporti che la sua classe nella società ha con le altre classi.

Lenin ci parla della posizione del socialdemocratico (rivoluzionario) che “non deve essere il segretario di una trade-union ma il tribuno popolare il quale sa reagire contro ogni manifestazione di arbitrio e di oppressione, sa approfittare di ogni minima occasione per esporre dinanzi a tutti le proprie convinzioni socialiste e le proprie rivendicazioni democratiche, per spiegare a tutti la lotta emancipatrice del proletariato”, in concreto è quando si dice “approfittare di ogni minima occasione, qualunque cosa avvenga” non solo nella lotta operaia, sfruttare tutte le occasioni per portare avanti le nostre posizioni di classe.
Ogni cosa deve essere presa come spunto per fare agitazione politica, organizzare denuncia politica.

Lenin fa anche il paragone tra Knight che è un economicista inglese e Liebknecht che era un rivoluzionario tedesco, uno dei fondatori del partito socialdemocratico tedesco che verrà ucciso insieme a Rosa Luxemburg quando provarono a fare la rivoluzione in Germania nel '17, dopo la rivoluzione di ottobre: Knight può essere anche bravo a fare delle denunce economiche contro il governo atte ad ottenere qualcosa per gli operai, ma...

“Non è socialdemocratico chi dimentica, in pratica, il proprio dovere di essere alla testa di tutti quando si deve porre, approfondire e risolvere qualsiasi questione democratica generale”.
Per esempio i curdi a Kobane costituiscono un moto rivoluzionario con tratti particolari, noi non condividiamo la linea idelogica attuale di Ocalan, ma appoggiamo la lotta armata dei curdi senza stare a fare le pulci se sono maoisti oppure no, perchè comunque è un moto progressista in cui le donne prendono le armi per liberarsi da oppressori fascisti. Un rivoluzionario vero sostiene ogni moto rivoluzionario. Ma questa non è la linea di altre forze rivoluzionarie. Per quanto riguarda l'India, per esempio, che vede attualmente in atto la più grande guerra popolare nel mondo, molti che fanno parte del movimento che si definisce rivoluzionario nel nostro paese fanno finta di non vederla.

Tornando al "Che fare?" - sulla questione di distinguere i vari momenti storici.
Lenin scrive “1894: noi eravamo ancora deboli e quindi era giusto dire in quel caso non potevamo disperdere forze”. Per certi versi è come la situazione per ora in Italia: i rivoluzionari sono pochissimi in questa fase nel nostro paese, quindi non bisognerebbe disperdere le forze. Noi lavoriamo per risolvere questo problema, e in questa fase della costruzione del partito comunista di tipo nuovo è perciò molto importante innanzi tutto la lotta teorica, la linea ideologica, il lavoro tra la classe operaia, e tra le altre classi, precari, disoccupati, studenti... 

Infine sulla centralità del giornale. Lenin scrive: “Destare in tutti gli strati del popolo più o meno coscienti la passione delle denunce politiche. Se le voci che si levano per smascherare il regime sono oggi così deboli, rare e timide, non dobbiamo impressionarcene. Ciò non è affatto dovuto alla rassegnazione generale agli arbitri polizieschi. È dovuto al fatto che gli uomini capaci di fare denunce, e pronti a farle, non hanno una tribuna dalla quale poter parlare, non hanno un pubblico che ascolti e approvi appassionatamente gli oratori; al fatto che essi non vedano da nessuna parte nel popolo una forza alla quale valga la pena di rivolgersi per protestare contro <l'onnipotente> governo russo … abbiamo oggi la possibilità e il dovere di creare una tribuna da cui tutto il popolo possa denunciare il governo zarista, e questa tribuna deve essere un giornale socialdemocratico”. Un giornale per la classe che faccia da orientatore, agitatore, organizzatore collettivo... che crei quella tribuna che stimoli le masse popolari a capire la posizione di classe su ogni questione e le educhi alla denuncia e lotta politica. 

circolo proletari comunisti Palermo

pc 23 febbraio - Le masse hanno portato al governo Syriza-Tsipras, ma il governo sceglie la rinuncia agli impegni assunti verso le masse - il partigiano M. Glezos fa sentire la sua voce

Grecia. Syriza al bivio, Manolis Glezos rompe l’incanto

Glezos è sì molto anziano, ma ancora lucido e battagliero e in questi ultimi mesi non si è certo risparmiato. Le foto che lo ritraggono ancora lo scorso anno mentre è in prima fila nelle manifestazioni e nei tafferugli davanti al parlamento – spintonato dalla polizia in assetto antisommossa o intossicato dai lacrimogeni CS – parlano da sole.

Per il leader di Syriza e capo del governo greco scaturito dalle elezioni del 25 gennaio, la bozza di accordo raggiunta tra Atene e l’Eurogruppo nei giorni scorsi equivaleva ad aver “vinto una battaglia, anche se non la guerra”.
Ma gli analisti più onesti non avevano potuto notare che il governo ellenico aveva rinunciato a molte, a troppe delle sue richieste nei confronti dei 18 paesi dell’Unione Europea, della Banca Centrale, della Commissione, del Fondo Monetario. Ad esempio accettando che l’odiato Memorandum, invece di essere cancellato e stracciato come chiedeva e continua a chiedere il popolo greco, sia prolungato di 4 mesi. In cambio di misure che il governo greco si è impegnato a implementare, che non saranno forse quelle imposte ai precedenti esecutivi in cambio dei prestiti, ma che comunque dovranno ricevere l’approvazione dei ‘creditori’ e dovranno mirare a una riduzione della spesa pubblica o almeno a non sforare i bilanci dello stato.
Difficile vedere in un compromesso del genere una vittoria del popolo greco.
La formazione del governo insieme alla destra dei Greci Indipendenti e poi la scelta di eleggere un ex ministro degli Interni di Nuova Democrazia alla presidenza della Repubblica hanno presto riacceso le polemiche e le animosità all’interno degli organi di direzione e della base del partito. Finché il dietrofront rispetto ad alcune delle promesse fatte in questi anni e sancite da una campagna elettorale portata avanti come una sorta di contratto con gli elettori – “voi ci votate e ci permettete di governare, noi stracciamo il Memorandum e cacciamo la Troika” – sono state sostituite da compromessi sempre più evidenti.

l’ex partigiano Manolis Glezos, colui che simbolicamente viene ritenuto l’iniziatore della resistenza greca contro gli invasori nazi-fascisti che avevano invaso la Grecia e che si è incaricato della redazione del documento che chiede a Berlino il pagamento di 153 miliardi di euro di danni di guerra mai versati
ha scritto ieri da Bruxelles

“Se ribattezzi la Troika in ‘Istituzioni’, i Memorandum in ‘Accordo’ e i Creditori in ‘Partners’ è come se chiami la carne con il nome del pesce, senza cambiare la situazione precedente.
Nessuno può cambiare, però, l’esito del voto del popolo greco alle elezioni del 25 gennaio 2015. Il popolo ha votato per quello che ha promesso Syriza: abolire il regime di austerità, che non è solo una strategia dell’oligarchia della Germania e degli altri paesi creditori dell’UE, ma anche dell’oligarchia greca. Abolire i Memorandum e la Troika, cancellare tutte le leggi di austerità. Il giorno dopo le elezioni, abolire con una legge la Troika e le sue conseguenze. È passato un mese e questo annuncio non è ancora diventato un atto concreto. E’ un peccato e anche una vergogna. Da parte mia chiedo scusa al popolo greco perché ho contribuito ad alimentare questa illusione. Prima che il male prosegua, prima che sia troppo tardi, dobbiamo reagire.
Com­pa­gni, amici e soste­ni­tori di Syriza, a tutti i livelli delle diverse orga­niz­za­zioni, dobbiamo deci­dere con riu­nioni straor­di­na­rie se accet­tare o no que­sta situazione. 
Alcuni sosten­gono che in un nego­ziato occorra rinunciare a qualcosa.
Ma, primo, tra oppres­sori e oppressi non può esserci alcun com­pro­messo, tra lo schiavo e l’occupante l’unica solu­zione è la libertà. Ma anche se accet­tas­simo que­sta assur­dità, le con­ces­sioni già fatte dai pre­ce­denti governi in ter­mini di disoc­cu­pa­zione, auste­rità, povertà, sui­cidi sono già andate oltre ogni limite”. 

stralci da
marco santopadre - contropiano

pc 23 febbraio - Contro la "buona scuola" costruiamo un nuovo, vero sciopero generale!

“La scuola cambia,  cambia l’Italia”.
Questo il titolo dell’evento del Pd per festeggiare un anno del governo Renzi. Un evento puramente mediatico ed autocelebrativo, “...La giornata di oggi è stata una grande kermesse per il Pd e per il governo”, si legge in uno degli articoli di oggi. Questo è l’aspetto principale che risalta, ma limitarsi a questo sarebbe superficiale e perdente dal punto di vista e per il futuro dei lavoratori, degli studenti, della società tutta.
Illuminante la dichiarazione, nel suo intervento del Ministro Giannini, che, partendo dalla “soluzione finale” per i precari, l’ha immediatamente collegata con il Jobs Act, mettendo in continuità e unità di intenti “riforma” del lavoro e della scuola“..con il quale si è cercato di tornare alla normalità nel mercato del lavoro, togliendo il precariato e dando lavoro buono all’ Italia”.
Il “lavoro buono” significa eliminazione di diritti e peggioramento delle condizioni di lavoro e lo sfruttamento del lavoro dei giovani con l’alternanza scuola-lavoro, il ritorno all’avviamento professionale. La scuola al servizio del capitale. Emblematica la presenza all’ incontro di Ivan Lo Bello di Confindustria Education.
Nel suo volo pindarico, poi,  Renzi riesce a mettere insieme la dispersione scolastica con la mancata integrazione nella scuola dei migranti e persino: “…i terroristi non usano le zattere…..non hanno trovato nella scuola l’integrazione, l’educazione e il confronto..”, l’autonomia economica e 5 per mille da destinare alle scuole. Non manca neanche il riferimento  alla riforma RAI. Un volo pindarico che riprende pienamente tutti i temi e i metodi cari a questo governo. In particolare per la scuola, il nodo centrale dell’assunzione definitiva dei precari, resa urgente dalla pronuncia della Corte di Giustizia europea e, ora, dalle possibili sanzioni della Corte europea per l’ eccessivo ricorso ai contratti temporanei nella scuola. Questa l’unica giustificazione possibile e l’unico motivo per ricorrere a un decreto legge che ha e deve avere il carattere “d’urgenza e di straordinaria necessità”. I precari andavano semplicemente stabilizzati. E’ un diritto che hanno acquisito con duro lavoro e sacrifici anche economici: ricordiamo le famigerate abilitanti SISS, poi i PAS, i TFA etc.
Il governo Renzi utilizza una lunga e difficile battaglia, questa sì,  di civiltà e dignità dei lavoratori precari della scuola per intervenire come un rullo compressore nel demolire CCNL, rinnovo dei contratti, la contrattazione stessa “Ascoltare tutti non vuol dire non fare più niente, sennò è paralisi….non consentiremo che continui”. Renzi dixit.
I precari, lavoratori della scuola sia all’interno della sala che all’esterno hanno avuto oggi una concreta prova che questo governo non vuole che si esprima dissenso; all’interno, si è negata loro la parola e all’esterno oltre alla zona rossa, sono stati identificati e portati in questura. Altro che “ridare dignità e ruolo sociale agli insegnanti” oltretutto profondamente classista visto che nella scuola lavorano anche gli ATA.
Serve ora più che mai un vero sciopero generale, costruito dal basso!

Milano, 22.2.2015
Slai COBAS per il sindacato di classe- scuola

pc 23 febbraio - L'oscena repressione contro il treno da Milano NOTAV -#21F, Milano – Torino: il viaggio infinito

“Una mobilitazione riuscita quella di oggi, 21 Febbraio, a Torino: 15.000 persone in piazza, presente il popolo No Tav delle grandi occasioni, assieme a migliaia di solidali arrivati da tutta Italia (e anche oltre).”

“E’ questo è stato, una manifestazione grande, veramente grande, che sotto una pioggia battente ha mostrato le facce di chi lotta, le fasce dei sindaci, le bandiere di tanti, il trenino con i bambini e gli anziani, i cartelli con i costi del tav, gli striscioni di solidarietà, la geografia resistente delle lotte per il territorio.”

Fine del corteo in Piazza Castello - foto da notav.info
Fine del corteo in Piazza Castello – foto da notav.info

E’ molto bello leggere i toni entusiastici del movimento, vedere le foto di una Piazza Castello stracolma di gente, leggere che in 15.000 i no tav hanno attraversato Torino, smontando del tutto le iniziali ripercussioni di alcuni sulla scelta della città al posto dell’abituale Valle. Tutto ciò è molto positivo e fa un gran piacere. Ma sarebbe stato molto meglio vederlo coi proprio occhi piuttosto che leggerlo; sarebbe stato molto meglio sentire il calore del popolo no tav in una uggiosa giornata di pioggia piuttosto che leggere stralci di interventi a fine corteo. Sarebbe stato quindi bello esserci ma, se sei un no tav e ieri partivi da Milano questa possibilità ti è stata automaticamente preclusa.
Cosa è successo.
Dalle 8.00 del mattino la stazione centrale di Milano inizia ad essere presidiata dalle forze dell’ordine, a controllare non si sa bene cosa. Qualche ora dopo, un gruppo di no tav (diciamo una settantina, arrotondando per difetto) arriva in stazione e, con un biglietto collettivo, sale sul treno che doveva partire alle 11.18 alla volta di Torino. Iniziano i controlli a tappeto sul treno, arriva l’antisommossa che si schiera all’inizio del binario e davanti ai vagoni pieni di no tav, mentre un gruppo folto di digossini inizia a parlare con gli attivisti. Bisogna pagare tutti i biglietti, anche i pochi non coperti dal biglietto collettivo. Inizialmente gli attivisti si rifiutano “piuttosto occupiamo i vagoni”; la risposta è chiara e arriva dalle forze dell’ordine, che comunicano al capo treno e ai controllori “la situazione è semplice: o si regolarizzano o il treno non parte”. Infatti, il treno delle 11.18, certamente pieno di no tav, ma anche di altri passeggeri, non parte. Inizia una lunga trattativa che, non soltanto blocca la partenza di un altro treno (quello delle 12.18) ma si conclude con il pagamento da parte degli attivisti dei biglietti scoperti e di una multa. Insomma, nel giro di un’ora e mezza sono stati pagati più di 500 euro tra biglietti e multe. Intanto, i passeggeri “normali” hanno cambiato tre treni, tutti e tre rimasti fermi, salendo ad uno ad uno, dall’unica porta aperta del treno, con uno o due controllori che chiedevano il biglietto.
Agghiacciante.
Poco prima delle 14.00, pagato il salato conto, e dopo tre treni non partiti, due treni pieni partono da Milano direzione Torino.
Alla stazione di Rho il treno si ferma come di consueto ma non riparte pochi minuti dopo. Il capotreno comunica “problemi di ordine pubblico” dovuti da “manifestanti” che, a quanto pare, anche a Rho volevano salire senza biglietto. Peccato che fuori non c’è nessuno se non, ancora, antisommossa e digos. Dopo mezz’ora ripartiamo, con in testa l’idea, sempre più chiara, che questo treno non lo guida più un macchinista, che il capotreno non parla più per bocca sua.
Il treno dunque riprende il viaggio, iniziamo a chiamarlo “treno speciale”: partito a luci spente (solo poi accese) non annunciato in nessuna stazione, totalmente fuori orario, con poche porte utilizzabili. Arriviamo alla stazione di Novara. Anche qui, ci fermiamo ma non ripartiamo. Arrivano poco dopo gli altri due treni da Milano che, nella mattina, erano saltati. Arrivano e si fermano, anche loro. Tutti scendono dal treno e, ancora una volta, veniamo accolti in stazione da antisommossa e digos. Passano i minuti e non si muove nulla, non si capisce il motivo del blocco che ormai non coinvolge solo i treni Milano-Torino ma che diventa di tutti i binari dei treni. Quando lo speaker della stazione annuncia che i treni da e per Milano avrebbero subito tutti dei ritardi imprecisati a causa di “manifestanti notav” allora tutto diventa molto più chiaro e palese: non dobbiamo arrivare a Torino, assolutamente. Non importa se la stazione è anche piena di gente pendolare, lavoratori, famiglie. A Torino non si arriva. Il gruppo di no tav torna dunque a fronteggiarsi con la polizia, blocca per pochi minuti i binari della stazione gridando “Il corteo lo faccio qui!”.
La conferma dello squallido gioco delle forze dell’ordine arriva, quasi sottovoce, da uno di FS quando ammette che non decidono loro, che non hanno idea di quando si sbloccherà la situazione, che dipende dal Prefetto. Se per lui va bene, si parte, altrimenti si sta lì.
In stazione si crea un gran caos: da un lato i no tav che giustamente denunciano un blocco ingiustificato dei treni; tutto intorno gli altri passeggeri che tentano di capire, chiedono, si arrabbiano, sbuffano. Dopo le 16.00 lo speaker annuncia la partenza del treno verso Torino “dal binario 3”. Si sale tutti insieme, stretti stretti, sull’ennesimo “treno speciale” della giornata.
Dopo poco più di un’ora si arriva a Porta Susa ma, se sei no tav, non scendi lì: la polizia, sempre in antisommossa, è lì pronta ad accogliere il gruppo milanese. Si tira dritto a Porta Nuova dove, essendosi conclusa la manifestazione, un gruppo di compagni presenti al corteo ha raggiunto la stazione per accogliere “i milanesi”. Si riesce ad uscire dalla stazione e, in una Torino bagnata e militarizzata, si parte in corteo spontaneo prima verso piazza Castello, poi verso la Cavallerizza Occupata.

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Corteo spontaneo all’arrivo dei milanesi
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Parte della polizia a seguito del corteo spontaneo

Tensione, a tutti i costi.
Quello che è successo ieri tra Milano e Torino è molto grave, sotto molto profili, e deve aver colpito qualsiasi persona di buon senso.
Infatti, da un lato il profilo repressivo, privo di fine, messo in atto dalle forze dell’ordine e le questure. Trenitalia nelle mani della polizia che una volta deciso, in maniera assolutamente arbitraria, che “a Torino oggi non si arriva”, si prende il potere di bloccare fino a tre treni e tantissime persone a bordo, dalle più diverse. Repressione a carico dei no tav che, in forme sempre nuove, si manifesta sotto forma di abuso di potere.
Dall’altro, gli eventi successi ieri tra Milano e Torino hanno permesso ai soliti servi dello stato di tirare fuori il manuale “Come ti costruisco il nemico ordine pubblico no tav”. Infatti, in un contesto di totale incertezza, in cui le informazioni che circolano vengono da un auto parlante che sbandiera “ problemi di ordine pubblico a causa di manifestanti no tav”, parlando per bocca della questura, è molto semplice che la percezione delle persone possa essere facilmente condizionabile. Fin dalla stazione di Milano, l’intento delle forze dell’ordine, agendo tramite gli impiegati FS, è stato quello di dividere passeggeri “normali” e attivisti. Gli impiegati FS passavano per i vagoni invitando la gente a spostarsi alla chetichella in altri binari, dentro altri treni, tenuti a luci spente, con tutte le porte bloccate tranne una o due, presidiata come se non ci fosse un domani. Tra le tante idiozie sentite pure “chiuda il finestrino che questi ci saltano dentro!”. A Novara però si tocca il fondo. Il palese blocco dei treni derivato dalla decisione di questori e questorini, ovviamente si cerca di presentarlo come “il blocco dei no tav” che, se è vero che hanno bloccato i binari per pochi minuti, è anche vero che capito il gioco delle forze dell’ordine, sono risaliti sui treni. Nonostante ciò, funzionari FS e digos continuavano a dare la responsabilità dei treni fermi al blocco dei binari da parte dei no tav. Solo una sapiente comunicazione da parte degli attivisti e di molti solidali tra gli altri passeggeri ha permesso di fare chiarezza, nello sgomento generale della gente. Tante persone inizialmente stizzite dalla presenza dei manifestanti (“i soliti violenti, che manifestano in maniera sbagliata, non pacifica, bloccando tutti insensatamente”), diventano solidali ai no tav che “non possono mica fare blocchi invisibili dei binari! Non ci sono, fate partire questo treno e smettetela!”.
Ed è proprio questo dato che possiamo portarci a casa, dopo la fredda giornata di ieri passata in tante stazioni del treno. Hanno provato a mettere i passeggeri dei tre treni contro il gruppo di no tav. Ma non ce l’hanno fatta perché non solo le ragioni del movimento sono troppo più forti (“ma fateli arrivare a Torino! Che tanto l’opera è veramente inutile, che male c’è a dirlo?!”), ma il tentato giochino di spacciare una mossa della polizia come un’azione diretta di blocco no tav era palesemente una bufala.
Ce ne sarebbero ancora da raccontare di episodi avvenuti in più di quattro ore di viaggio (al posto di un’ora e mezza): sui alcuni funzionari FS che sembravano più sbirri che altro (e forse lo erano davvero, perché no), del ruolo di Trenitalia all’interno di questa infinita scacchiera, degli atteggiamenti di digos e polizia, perennemente equipaggiata di casco, scudo e manganello, del fatto che arrivati a Torino, la stazione di Porta Susa era quasi del tutto chiusa e a Porta Nuova la polizia si sprecava.
Ce ne sarebbero ancora tante da dire.
È meglio chiudere il racconto di questa giornata di ordinaria repressione con l’immagine dei tanti solidali durante il viaggio e dei due gruppi di compagni che si riuniscono in stazione e partono in corteo. Perché i no tav sono ovunque e si supportano sempre a vicenda, in quanto “si parte e si torna insieme”.
A corredo aggiungo queste due bellissime foto di Chiara Tolomelli, scattate ieri sera intorno alle 19:30 alla stazione di Porta Nuova.
Reperto fotografico numero1 : #‎Torino‬ ‪#‎21f‬ ore 19:30 Stazione Porta Nuova: “E se un ‪#‎Notav‬ volesse fare il biglietto”?
StazioneNotav
Reperto fotografico n.2: E se ad un ‪#‎Notav‬ scappasse la pipì? ‪#‎Torino‬ ‪#‎21f‬ ore 19:30 Stazione Porta Nuova
NoTavNoPipi
Poiché crediamo che poco o nulla sia casuale, ricordiamo questo assurdo e anomalo fermo effettuato poco più di un mese fa, di alcune compagne che dopo un coordinamento comitati molto partecipato in preparazione della manifestazione di ieri, sono state fermate ad un posto di blocco e portate in ospedale per le analisi delle urine dopo essere risultate negative al drug test .
TUTTO NORMALE?

pc 23 febbraio - Per un nuovo vero sciopero generale contro il governo Renzi

campagna di adesioni e firme per promuovere 
 
uno sciopero generale nazionale
 

perchè


Non vogliamo più pagare la crisi dei padroni italiani, europei, mondiali, 
 
che produce più sfruttamento, più disoccupazione, miseria e oppressione


Siamo contro l’attacco ai posti di lavoro, ai salari

Siamo contro la libertà di licenziamento data ai padroni


Siamo contro il Jobs act di Renzi che cancella i diritti e precarizza tutti i lavoratori

Siamo contro la mancanza di case, il caro-sanità, caro-scuola

Siamo per il lavoro e il salario garantito ai precari e ai disoccupati

Siamo per la sicurezza e la difesa della salute sui posti di lavoro e sul territorio

Siamo per l’unità operai italiani-operai immigrati contro schiavismo e razzismo

Siamo per l’unità internazionale dei lavoratori contro i padroni del mondo

Lottiamo per rovesciare il governo Renzi e ogni governo dei padroni

Siamo contro i sindacati confederali collusi con padroni e governo

Siamo per un sindacato di classe basato sui cobas e nelle mani dei lavoratori

Siamo contro la repressione poliziesca verso le lotte proletarie, giovanili e popolari



Slai cobas per il ilsindacato di classe

coordinamento nazionaale

febbraio 2015


info

slaicobasta@gmail.com


3471102638

pc 23 febbraio - Contro il jobs act di Renzi - un commento critico

Non c’è voluto poco per rendere il mondo del lavoro italiano un lento dinosauro di fronte alla veloce, temibile e tecnologicamente avanzata lotta di classe del capitale. Il disarmo ideologico e politico dei lavoratori è stato un percorso lungo, ma costantemente e pervicacemente portato avanti in modo efficace all’interno delle loro stesse rappresentanze politiche. Lo sfratto della contraddizione tra capitale e lavoro nella discussione politica è stato un passo importante e grande per le classi borghesi dominanti. Il “merito” deve essere ascritto sicuramente alle forze socialdemocratiche revisioniste, le quali hanno fatto il grosso del lavoro.

Tuttavia, altrettanto “merito” deve essere riconosciuto alle ultime opposizioni italiane del re, le quali, beneficate da un suffragio elettorale cospicuo (anche se modesto, tarata l’astensione), hanno costruito un’alternativa politica completamente aliena dalle reali contraddizioni di classe, fondata sul complottismo della corruttela politica e degli sprechi, sulla mistica della legalità e della necessità di abolire le distinzioni persino tra destra e sinistra, figuriamoci tra capitale e lavoro. Un vero sogno per la classe dominante abbarbicata ai monopoli finanziari e industriali: il nemico non ha occhi per rendersi conto dei colpi mortali che si vanno preparando.

In ogni luogo di lavoro troverete molti lavoratori che si lamentano ad alta voce della perdita dei propri status, ma contemporaneamente archiviano alla categoria dell’antiquariato parole come “lotta di classe”, “proletariato”, unità ideologica e politica, spocchiosamente dichiarandole

pc 23 febbraio - Repressione contro docenti a Roma che più che legittimamente contestavano la "buona scuola" del governo Renzi sempre più moderno fascista

Forte solidarietà! 
Il governo Renzi anche in questa occasione mostra tutta la sua natura moderno fascista che avanza e che usa la repressione per mettere a tacere chiunque osi dissentire o ribellarsi a riforme o leggi sempre più reazionarie al servizio degli interessi del Capitale, come il vergognoso Jobs Act o la riforma della "buona scuola".
Non ci metteranno a tacere! Ma è necessario lavorare e lottare in ogni ambito e settore affinchè si arrivi ad uno sciopero generale vero! per la caduta del governo sempre più antiproletario e antipopolare
Lavoratrici e lavoratori scuola- ATA
Slai Cobas per il sindacato di classe Palermo

*****
Roma, 22 febbraio 2015 - Docenti messi a tacere in malo modo, allontanati, identificati e portati in questura, mentre si invitavano le telecamere presenti a non riprendere: ecco quanto accaduto oggi alla kermesse organizzata dal Dipartimento Scuola del PD per la presentazione ufficiale del decreto scuola.
I precari e le precarie di Roma e provincia si erano dati appuntamento alle 9.30 in Piazza della Repubblica per partecipare al presidio di protesta indetto dall’USB, a qualche centinaia di metri di distanza dal luogo in cui si svolgeva l’iniziativa del Pd, un Hotel in Via Palermo.
Intorno alle 12.00 il presidio si è sciolto e alcuni partecipanti hanno deciso di spostarsi alla “spicciolata” verso Via Palermo per attendere i colleghi che stavano prendendo parte alla kermesse con regolare accredito.
Dopo aver sostato pochi minuti sul marciapiede antistante l’Hotel, i docenti sono stati avvicinati dalle Forze dell’ordine, allontanati e minacciati di denuncia se non avessero immediatamente abbandonato la via. Si precisa che i colleghi in questione erano sprovvisti di megafono, striscioni, cartelloni, o qualsiasi cosa potesse far pensare ad una manifestazione. Ed erano in silenzio al bordo della strada ad attendere i colleghi. L’apice si è raggiunto quando due insegnanti, di cui una donna,dell’USB - rei di aver tentato di distribuire dei volantini e di parlare con la stampa – sono stati immediatamente bloccati e portati in questura.
Intanto i docenti che erano all’interno ad assistere alla kermesse hanno tentato di prendere la parola durante l’intervento di Renzi, chiedendo di poter esprimere la propria opinione, ma sono stati subito allontanati, mentre Renzi definiva i loro interventi delle “pagliacciate per apparire in tv!”.
Reputiamo che quanto accaduto in questa giornata sia gravissimo. Mentre si presenta la riforma della Scuola pubblica, non si esita a dare un’ennesima dimostrazione dell’assoluta mancanza di democrazia che caratterizza i processi decisionali del Governo. La voce della scuola non si mette a tacere con atti intimidatori e repressivi perchè la scuola per sua natura è libera, pensante, critica e non ha padroni e finchè avrà fiato continuerà a parlare nelle strade, nelle piazze, al chiuso, prendendo parte ad eventi pubblici e ad eventi mediatici, e soprattutto all'interno delle Istituzioni scolastiche stesse per porre un argine alla distruzione dell'istruzione pubblica statale e alla deriva dei diritti sul lavoro.
Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai colleghi portati in questura e a coloro che sono stati identificati e facciamo presente che ora più che mai è utile e necessario portare avanti la nostra lotta, in difesa della Scuola pubblica statale, del lavoro e della democrazia.
NO ALLA CATTIVA SCUOLA!
STOP AL PRECARIATO!
TUTTI E TUTTE AL PRESIDIO DAL 23 al 27 (dalle ore 15 alle 19) IN PIAZZA MONTECITORIO!

PRECARI UNITI CONTRO I TAGLI

pc 23 febbraio - In Italia i ricchi vivono sei anni più dei poveri – la salute è di classe - Un libro bianco “EQUITA’ NELLA SALUTE” spiega perché i meno abbienti si ammalano di più e muoiono prima

Si potrebbe dire che sembra la scoperta dell’acqua calda, dato che questo tipo di statistiche si ripropongono periodicamente in tutti i campi della vita. Dovrebbe saltare agli occhi, quindi, che dire i “cittadini in condizioni di svantaggio sociale” come dice il dottor Costa, significa parlare di una classe, quella che non ha accesso al benessere, appunto, significa che non “siamo tutti nella stessa barca” e frasi del genere, ma cercare di coprire con le parole che si tratta della differenza tra le classi, che esistono le classi e che in questa società divisa in classi non si possono risolvere davvero i “problemi” senza abolire le classi…
La salute non è uguale per tutti. Nonostante la nostra Costituzione riconosca la tutela della salute come diritto

pc 23 febbraio - No Muos ancora repressione

Forte solidarietà... contro la loro sporca guerra imperialista e i loro sporchi strumenti di guerra ribellarsi è legittimo e giusto!

No Muos, la notifica della denuncia a un 16enne etneo
«La polizia mi cerca a casa perché non voglio la guerra»

Una chiamata persa. E poi la polizia a casa e la madre in ospedale per lo spavento. «Avrò rubato? Avrò ucciso qualcuno? Faccio parte di un'associazione a delinquere? Niente di tutto questo». Così S., 16enne di Catania, racconta la notifica della denuncia ricevuta per aver partecipato, il 9 agosto 2014, allamanifestazione contro il Muos, l'impianto di antenne satellitari militari Usa a Niscemi. E, nello specifico, per essere entrato all'interno della base statunitense. «Il classico esempio della differenza tra percezione e realtà. Tra il farci apparire come dei terroristi e la nostra vera essenza», continua il giovane, che fa parte del gruppo etneo Liberi Pensieri Studenteschi.
La storia inizia un paio di giorni prima, quando in Questura viene chiamato un altro ragazzo, A., 15 anni. Compagno di scuola di S., entrambi studenti dell'istituto tecnico Archimede di Catania. Ad A. i poliziotti chiedono il numero di telefono del compagno, per notificare anche a lui la stessa denuncia. «Il giorno seguente, dopo aver caricato il mio telefono, ho trovato unachiamata proveniente da un numero fisso - racconta S. - Io ho richiamato: era la questura di Catania. La persona con la quale ho comunicato non mi ha saputo dire il motivo della loro chiamata. Mi ha detto che mi avrebbero richiamato. È questa la procedura che avviene solitamente. Ma questo non è mai successo». 
Dopo qualche giorno, S. è di ritorno da scuola. Quando riceve un'altra telefonata, questa volta dalla sorella, 9 anni. «Mi chiama impaurita per dirmi che due poliziotti, giunti a bordo di una volante, hanno citofonato a casa mia - continua il 16enne - Le hanno lasciato una carta. Poco dopo chiama mio padre dicendo di essere stato contattato dalla questura. Lunedì dovrò andare insieme a lui per notificare questa denuncia». Intanto la notizia arriva anche alla madredel ragazzo che, mentre si trova in ufficio, viene colta da un attacco di panico e portata in ospedale. 
S. continua a raccontare del contesto in cui è maturata la sua scelta di andare a Niscemi, ad agosto, a manifestare contro il Muos insieme a migliaia di siciliani. Una decisione che nasce all'interno del gruppo studentesco Lps, di cui fa parte insieme ai compagni di scuola. «Siamo legati da un'amicizia vera e dal sogno di poter cambiare il mondo. Lo immaginiamo diverso: senza soprusi, senza guerre, senza oppressioni, senza ingiustizie. Condividiamo i valori dell'uguaglianza, dell'educazione, del rispetto, della solidarietà e della lealtà». Oltre all'antimilitarismo. «Sono dei valori che cerchiamo di difendere e di diffondere tra i nostri coetanei e non solo - continua il 16enne - Ho sempre sedici anni e il reato di cui sono accusato è quello di non volere la guerra nel mondo».
Sulla carta, al ragazzo viene contestato di aver fatto irruzione nella base militare Usa di Niscemi. «Per entrare sono venuto meno al rispetto delle regole, assieme ad altre migliaia di persone - ammette il giovane - Ma non c'era alcun motivo di irrompere a casa mia senza seguire la solita procedura telefonica. E senza conoscere le situazioni personali e familiari che avrebbero potuto incontrare. Il loro obiettivo è chiaro: intimorirci». Nonostante anche i giudici del Tar di Palermo si siano recentemente espressi contro la costruzione dell'impianto militare sull'isola. «Siamo noi a rappresentare un pericolo da reprimere, in questa società?», conclude S.
http://catania.meridionews.it/

domenica 22 febbraio 2015

pc 22 febbraio - Il giornale stampato di 'proletari comunisti' - giornale del Partito Comunista maoista - ha bisogno di redattori, collaboratori, diffusori, sottoscrittori - scrivi a pcro.red@gmail.com

Il giornale “proletari comunisti” sta per uscire tra alcuni giorni nel suo quinto numero della nuova serie.
Siamo ancora una volta in ritardo nella nuova periodicità, perchè  il blog, i fogli di intervento per far conoscere le nostre posizioni, per orientare e intervenire subito politicamente nella lotta di classe, per documentare lotte proletarie, le campagne nazionali e internazionaliste di cui siamo stati promotori, organizzatori, partecipanti attivi, le scuole quadri, gli attivi, seminari nazionali, impegnano tutte le nostre energie e ritardano il lavoro redazionale necessario per un giornale politico nazionale, periodicamente stabile e pianificato nella sua redazione e diffusione.
Abbiamo bisogno di più compagni, più redattori e più collaboratori per riuscire nell'impresa.
Noi siamo nel panorama comunista e rivoluzionario una realtà anomala e controcorrente.
Proletari comunisti è e lavora alla costruzione nel nostro paese di un nuovo partito rivoluzionario, il partito comunista marxista-leninista-maoista. Il primo nucleo di questo partito, PCm, opera da anni nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse. Questo primo nucleo è impegnato da tempo nel lavoro ideologico, teorico, politico e organizzativo per definire in forma chiara le sue Tesi, il suo programma e per affermarli con la lotta teorico-politica e l’azione rivoluzionaria nel movimento operaio e comunista del nostro paese. Pensiamo e lavoriamo per concludere questa fase del nostro lavoro in un congresso nei mesi a venire.
Abbiamo sempre inteso questo lavoro combinato con l’azione quotidiana e permanente nella lotta di classe.
Il giornale ha principalmente lo scopo di rendere organica, sistematica, netta e chiara questa azione.

1. C’è da partecipare, orientare e dirigere dove riusciamo la lotta per la caduta del governo Renzi e contro ogni governo dei padroni.

pc 22 febbraio - PER IL DIBATTITO - SUL LIBRO DI P. COCKBURN: "L'ASCESA DELLO STATO ISLAMICO"

(Da Il Manifesto) - Tutto è comin­ciato con la guerra che Sad­dam Hus­sein, in nome e con i soldi dell’occidente, sca­tenò con­tro l’Iran nel 1981. L’esito del con­flitto, ter­mi­nato nel 1988, non fu solo il raf­for­za­mento dei mul­lah al potere a Tehe­ran, ma la crisi finan­zia­ria dell’Iraq, che, nel 1990 invase il Kuwait, il prin­ci­pale paese cre­di­tore. La guerra del 1991, le san­zioni, l’invasione anglo-americana del 2003, la guer­ri­glia e il con­flitto tra sun­niti e sciiti hanno finito per distrug­gere lo stato ira­cheno, spia­nando la strada all’estremismo sun­nita, ad Al-Qaeda e all’Isis.
L’Iraq rap­pre­senta la prova della fal­li­men­tare stra­te­gia ame­ri­cana nel mondo arabo e isla­mico dopo il 1989. Se Osama bin Laden è stato il risul­tato della rea­zione ame­ri­cana all’invasione russa dell’Afghanistan, il Califfo è la con­se­guenza diretta dell’appoggio dei neo-cons a chiun­que com­bat­tesse i cosid­detti «stati cana­glia», ovvero l’Iraq e la Siria. Le foto­gra­fie del sena­tore Mc Cain accanto ai ribelli siriani, con cui ha avuto diversi incon­tri, spie­gano meglio di qual­siasi ana­lisi una spe­cia­lità della poli­tica ame­ri­cana: allearsi con i pro­pri nemici. D’altronde, è noto che i pila­stri del sistema di alleanze degli Usa, l’Arabia Sau­dita e il Paki­stan, hanno sem­pre fatto il dop­pio gioco. I sau­diti finan­ziano in tutto il mondo i sala­fiti e i ser­vizi segreti pachi­stani appog­giano da sem­pre i tale­bani afghani in fun­zione anti-Kabul. In ultimo, al fronte dei filo-fondamentalisti alleati degli Usa si è aggiunto Erdo­gan, che ha fatto di tutto per sabo­tare la resi­stenza curda nella Siria del nord, men­tre gli ame­ri­cani bom­bar­da­vano l’Isis.

Una spe­cie di franchising

La cecità stra­te­gica degli Usa è figlia di diversi fat­tori: un’interminabile osses­sione anti-russa, che si è ina­sprita

pc 22 febbraio - L'ATTIVITA' INTERNAZIONALE DEL MFPR - DALL'INIZIATIVA IN GALIZIA

Riportiamo dal Foglio speciale internazionale del MFPR, uscito a gennaio 2015, sulle assemblee fatte in Galizia organizzate dal Movimento di Lotta Popolare, il variegato dibattito che è seguito con diverse domande da parte delle donne, giovani presenti…

Quest'anno che cosa avete fatto il 25 novembre, giornata in cui l’anno scorso vi è stato nel vostro paese lo sciopero delle donne?
Quest'anno il 25 novembre nelle città in cui siamo presenti abbiamo organizzato iniziative di piazza
contro la violenza sulle donne, collegandole anche a livello internazionale con le iniziative delle
compagne, donne che lottano nel mondo, e in particolare quest’anno con la lotta delle donne combattenti Kurde, a Roma per esempio alcune compagne sono andate con uno striscione sotto
l’ambasciata turca sfidando i controlli delle forze dell’ordine.
All’interno di queste iniziative abbiamo riportato alle donne c h e a b b i a m o incontrato, ad un anno
esatto dallo storico primo Sciopero delle donne nel nostro paese, il messaggio/contenuti/lotta di esso, uno sciopero che partiva a p p u n t o d a l l a questione dei femminicidi, degli stupri e delle violenza per poi allargarsi a tutta la condizione di oppressione e sfruttamento della maggioranza delle donne. Lo abbiamo fatto soprattutto attraverso la diffusione in piazza del Dossier “La scintilla dello sciopero delle donne” che è stato da noi prodotto dopo lo sciopero.

Lo sciopero delle donne non è allora ogni anno?
Traendo un bilancio dall'esperienza fatta abbiamo considerato che le esperienze non si possono
meccanicamente ripetere, ma che nel nuovo anno di lotta che è iniziato è necessario lavorare perchè la linea/concezione/lotta rivoluzionaria che si è concretizzata nello Sciopero delle donne, fondata
sull'intreccio lotta di classe/lotta di genere, si consolidi e si possa estendere contro tutte le tendenze
che invece la soffocano, sottovalutano, ostacolano.
Importante in questa fase è quindi la battaglia teorica al servizio della pratica per farla avanzare; su questo gli opuscoli che abbiamo scritto come “La scintilla dello Sciopero delle Donne”, “S/catenate – donne lavoro e non lavoro – una lotta di classe e di genere”, “Uccisione delle donne, oggi”, testi vivi

pc 22 febbraio - L'imperialismo italiano sempre più dentro la guerra in Ucraina

L’Italia rafforza il proprio ruolo nel conflitto Nato-Russia   

di Antonio Mazzeo
“C’è stata la richiesta da parte della Nato di prolungare per altri quattro mesi la missione dell’Aeronautica italiana in Lituania e noi abbiamo dato la nostra disponibilità”. L’annuncio della ministra Roberta Pinotti è giunto al termine del vertice dei Ministri della Difesa della Nato, tenutosi a Bruxelles il 5 e 6 febbraio scorso. L’Italia continuerà dunque ad essere in prima linea perlomeno sino ad agosto nelle operazioni aeree anti-Russia con quattro caccia multiruolo Eurofighter “Typhoon”, nell’ambito della Baltic Air Patrol (BAP), la missione Nato di pattugliamento e sorveglianza dello spazio aereo delle Repubbliche baltiche. “Era prevista una rotazione con un altro paese che doveva sostituirci, ma la Lituania si sente rassicurata dalla continuazione della nostra presenza”, ha spiegato Pinotti.
La missione dei caccia italiani nel Baltico ha preso il via il 1° gennaio dall’aeroporto militare di Šiauliai, in Lituania. I caccia, gli equipaggi e il personale provengono dal 4° Stormo dell’Aeronautica di Grosseto, dal 36° Stormo di Gioia del Colle (Bari) e dal 37° Stormo di Trapani-Birgi. Le forze armate italiane hanno assunto il comando della BAP a cui sono assegnati anche quattro caccia Mig-29 delle forme armate polacche schierati a Šiauliai, quattro Eurofigheter spagnoli di base nell’aeroporto di Amari (Estonia), quattro cacciabombardieri belgi F-16 a Malbork (Polonia).

pc 22 febbraio - Libia - contro l'intervento imperialista - un intervento

Gli incendiari gridano al fuoco 
 
Manlio Dinucci 
La guerra che divampa in Libia miete sempre più vittime non solo sulla terra ma sul mare: molti dei disperati, che tentano la traversata del Mediterraneo, annegano. «Da sotto il mare ci chiedono dove sia finita la nostra umanità», scrive Pier Luigi Bersani. Dovrebbe anzitutto chiedersi dove sia finita la sua umanità, e con essa la sua capacità etica e politica,, quando, il 18 marzo 2011 alla vigilia della guerra Usa/Nato contro la Libia, in veste di segretario del Pd, esclamava «alla buon’ora» , sottolineando che «l’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra, non l’uso della forza per ragioni di giustizia». 

Enrico Letta, che con Bersani si appella ora al senso umanitario , dovrebbe ricordarsi quando il 25 marzo 2011, in veste di vicesegretario del Pd, dichiarava «Guerrafondaio è chi è contro l'intervento internazionale in Libia e non certo noi che siamo costruttori di pace».,. Una «sinistra» che nascondeva le vere ragioni – economiche, politiche e strategiche – della guerra, sostenendo per bocca di Massimo D’Alema (già esperto di «guerra umanitaria» in Jugoslavia)  che «in Libia la guerra c’era già, condotta da Gheddafi contro il popolo insorto, un massacro che doveva essere fermato» (22 marzo 2011). 

pc 22 febbraio - Lo stato di polizia moderno fascista in azione - chi semina vento raccoglierà tempesta!

Odissea per i No Tav biellesi

I militanti hanno faticato non poco per raggiungere la manifestazione di Torino in treno. "i convogli sono stati fermati a Milano"


(Foto da Sky Tg24)
Viaggio da dimenticare, per gli esponenti del movimento No Tav di Biella, che hanno faticato non poco per raggiungere Torino, in occasione del corteo organizzato con i sindaci della Valsusa. Arrivati a Santhià, si sono ritrovati bloccati: nessun treno di passaggio per il capoluogo piemontese. "Hanno fermato i convogli a Milano - spiegano i No Tav biellesi -, forse per impedire a quelli dei centri sociali di raggiungere Torino. Noi da Santhià, abbiamo preso un treno per Ivrea, siamo scesi a Chivasso, saliti per Pinerolo e scesi a Porta Susa. Qui, tutte le uscite erano bloccate, tranne una".
Una città in stato d'assedio, con poliziotti, carabinieri e finanzieri in tenuta anti sommossa. Tutto, però, pare sia andato liscio e non ci sarebbero stati disordini. "Abbiamo sfilato anche noi e seguito parte degli interventi dei sindaci - concludono i No Tav -, adesso stiamo rientrando. Da Milano, comunque, non sono arrivati treni. Una cosa mai successa prima. Alla stazione di Porta Susa abbiamo visto gente terrorizzata. Comunque è andato tutto bene".

pc 22 febbraio - Da Palermo - No alla guerra coloniale in Libia!

Sabato pomeriggio il Circolo "Proletari Comunisti di Palermo" era davanti al Teatro Massimo, splendida cornice artistica della città, per dire No alla guerra del moderno fascista Renzi, in Libia !



NON UN SOLDO - NON UN SOLDATO
PER LA LORO SPORCA GUERRA
LO ABBIAMO GRIDATO A VOCE ALTA!


ABBIAMO DISTRIBUITO 200 VOLANTINI
E PARLATO CON ALTRETTANTE PERSONE
ERA UN CORO UNANIME
"NO ALLE GUERRE DELL'IMPERIALISMO"



Riproponiamo il volantino distribuito 
che nei giorni scorsi avevamo già pubblicato su questo blog:

NO ALL'INTERVENTO MILITARE IN LIBIA!

Da qualche giorno i media nazionali stanno amplificando il cosiddetto “pericolo ISIS” in Libia facendo eco alla propaganda del gruppo islamista che proclama di “essere alle porte di Roma”.
Ma è davvero così?
La Libia post-Gheddafi è un paese caotico dove milizie islamiste, capi tribali e il governo “legittimo” si contendono il potere in una guerra civile in cui vige la regola del tutti contro tutti. Anche i gruppi islamisti si combattono tra di loro. Quindi è necessario approfondire la questione e sfatare alcuni miti:
  • l’ISIS non ha il controllo della Libia come vorrebbero fare credere i media, anzi con i pochi uomini che ha è impegnato a lottare contro le fazioni libiche rivali.
  • l’ISIS non ha la capacità militare di colpire la Sicilia con i missili scud in proprio possesso che hanno una gittata di 280 km ben al di sotto di quella necessaria per raggiungere le nostre coste, non ha aviazione, non ha imbarcazioni adeguate per raggiungere il nostro paese.
Quindi perché il ministro Gentiloni dice con arroganza che “siamo pronti a combattere”? Per cosa?
Con la scusa della “lotta al terrorismo” questo  governo con i suoi improbabili ministri  Gentiloni e Pinotti si prepara a trascinarci in una guerra imperialista e neocoloniale in Libia, per gli interessi dell'ENI, del petrolio, dei mercanti d'armi ..

l'Italia va in Libia a parteggiare nella guerra tra bande in corso creata dall'intervento precedente delle potenze occidentali, Italia compresa, contro Gheddafi. Questo governo, questo parlamento, non hanno nessun diritto di trascinarci in guerra in spregio dell'art.11 della Costituzione. L’ipocrisia del governo italiano dovrebbe essere abbastanza chiara se si considera il fatto che la soluzione per indebolire queste organizzazioni sarebbe altra come spiegano alcuni analisti, ovvero interrompere immediatamente il commercio d’armi verso quelle parti del mondo e rompere qualsiasi rapporto commerciale e diplomatico con i paesi dell’area che finanziano questi gruppi (in particolare Arabia Saudita e Qatar) in realtà questo governo e tutti i governi al soldo dei padroni in particolare di chi produce armi come l’italianissima Beretta non farà mai questo passo; al contrario un intervento militare va incontro agli interessi di questi industriali che lucrano sulla vita dei popoli del mondo. Inoltre come dimostrano i bombardamenti della coalizione internazionale contro l’ISIS in Siria e Iraq, con mezzi ben superiori da quanto previsto dal governo italiano, essi non sono per niente efficaci. Gli unici risultati li ha ottenuti il popolo curdo che si è armato e sta riuscendo a respingere le forze neo-medievali e fasciste dell’ISIS. Non possono essere gli eserciti occidentali invasori la soluzione del problema al contrario essi alimentano e danno linfa vitale al fondamentalismo islamico che ha una giustificazione per una lotta contro i “crociati” come già è stato definito il nostro governo dalla sezione libica dell’ISIS. Inoltre il popolo libico si ricorda ancora la criminale colonizzazione italiana, un’eventuale invasione del nostro paese avrà come effetto quello di favorire il proselitismo delle formazioni islamiste, ISIS compreso, rafforzandole.

Sul “fronte interno” il governo non fa altro che tagliare la spesa sociale che grava sempre di più sui cittadini, i lavoratori e le masse popolari!
Siamo in crisi, la gente non ha lavoro, ne soldi e loro ci trascinano in guerra mentre una massa di migranti sfugge da miseria, fame e guerre e approdano, se riescono a non morire annegati, sulle nostre coste e il governo va ad alimentare la spirale di queste guerre che ne alimenterà l'immane flusso.

Non un soldo, non un soldato per la loro sporca guerra!
Lavoro non guerra!
Diritto alla vita ,salute non morte sotto le bombe!
Soldi per vivere e non per spese militari e armamenti!


Circolo proletari comunisti Palermo

prolcompa@libero.it 3408429376 f.ip.21/02/15