mercoledì 13 agosto 2014

pc 13 agosto - contro il nuovo intervento dell'imperialismo USA, appoggiato anche dall'Italia in IRAK

Iraq: Washington si sceglie il premier e manda altre truppe

Iraq: Washington si sceglie il premier e manda altre truppe 


....gli Stati Uniti, l’Unione Europea, l’Onu, l’Italia e la Francia ieri anche l'Iran e l'Arabia Saudita (che sostiene con armi e soldi i jihadisti di Al Baghdadi) hanno annunciato il proprio sostegno al premier incaricato Abadi e ad un nuovo governo di “riconciliazione nazionale” che includa anche curdi e sunniti. ..
Nel frattempo i caccia e i droni statunitensi hanno continuato a colpire alcune postazioni dello Stato Islamico nel nord dell’Iraq, anche se sono molti i media e gli analisti che cominciano a dubitare dell’efficacia e dell’effettività dell’impegno di Washington contro i jihadisti, che nel frattempo continuano ad avanzare verso Baghdad e verso la capitale regionale curda Erbil.
....Barack Obama ha invitato tutti i leader iracheni a «collaborare per la pace», sottolineando che le sue forze armate stanno lavorando con i partner internazionali per portare in salvo migliaia di yazidi appartenenti alla minoranza religiosa assediata dagli jihadisti sul monte Sinjar. Obama ha vantato che gli aerei americani «restano posizionati per colpire le forze terroriste intorno alle montagne, che minacciano la sicurezza di queste famiglie».
Mentre il suo segretario di stato John Kerry annunciava che Washington e l’Australia vogliono portare alle Nazioni Unite la questione della minaccia delle milizie jihadiste straniere che combattono in Siria e in Iraq (quelle stesse che sono cresciute grazie al sostegno e al finanziamento da parte dell’amministrazione Obama in funzione anti siriana e anti sciita) il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha annunciato l’aumento della presenza militare statunitense in Iraq. L’arrivo, ieri, di 130 consiglieri militari supplementari in Iraq, nel capoluogo curdo Erbil, ha portato ufficialmente a quasi 500 i militari americani inviati nel paese, formalmente per difendere il personale diplomatico e gli interessi statunitensi e per coordinare le operazioni di sostegno alle popolazioni del nord perseguitate dalle bande fondamentaliste sunnite.
Secondo John Kerry gli Stati Uniti starebbero ora valutando lo sgombero «urgente» di decine di migliaia di yazidi, cristiani e curdi dalle zone dell’Iraq del Nord occupate o minacciate dallo Stato Islamico. A detta dell’Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nelle ultime 72 ore circa 35mila persone sono scappate dalla regione di Sinjar e sono arrivate nella provincia di Dohuk (Kurdistan iracheno) passando per la Siria dove hanno ottenuto il sostegno e la protezione delle milizie popolari curde (Ypg). A Sinjar «manca cibo, acqua e rifugio per decine di migliaia di civili intrappolati, si rischia un genocidio» afferma il portavoce dell’Onu, Adrian Edwards e sono già alcune centinaia le persone assassinate dalle bande jihadiste o morte di sete e di stenti nel tentativo di attraversare il deserto per sfuggire ai persecutori.
I profughi yazidi che si rifugiano oltre il confine siriano raccontano di «caccia all’uomo nei villaggi», «incendi» e «devastazioni» grazie a cui il leader dell’Isis sta realizzando una pulizia etnica nelle regioni del Nord, al fine di impossessarsi del controllo delle due maggiori risorse dell’Iraq: il corso dei grandi fiumi, Tigri ed Eufrate, e i pozzi di petrolio dell’area di Kirkuk.
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martedì 12 agosto 2014

pc 12 agosto - India - Infoaut- finalmente scopre l'india ma ne parla come l'ultimo giornalista d'accatto - siamo al limite di 'viaggiare informati'

Le tribù naxalite tengono sotto scacco le multinazionali


trib_naxaliteUna rivolta nata in India quarantasette anni fa, per impedire che le multinazionali si impadronissero di agricoltura e ricchezze del sottosuolo. Da allora le popolazioni tribali resistono, aiutate dai guerriglieri maoisti.
«Quando avete ottocento paramilitari che marciano tre giorni nella foresta; che circondano un villaggio nella foresta, bruciandolo e stuprando le donne, cosa dovrebbero fare i poveri? Possono gli affamati fare lo sciopero della fame? Può la gente senza denaro boicottare i beni di consumo? A quale sorta di disobbedienza civile possiamo chiedergli di aderire?». La scrittrice ed attivista indiana Arundhati Roy, vincitrice nel 1997 del premio Man Booker per “Il Dio delle piccole cose” si è schierata apertamente dalla loro parte, dalla parte dei naxaliti, le migliaia di contadini e di popolazioni tribali che dal 1967 combattono contro l’idea di sviluppo della nuova India.
Il primo ministro indiano Narendra Modi l’ha definita «la più grande minaccia alla sicurezza interna che l’India affronta dalla sua indipendenza». Iniziata dopo la sanguinosa repressione della rivolta contadina di Naxalbari, un villaggio dello Stato indiano del Bengala Occidentale, la guerriglia comunista dei naxaliti, lungi dal mostrare la corda dopo quarantasette anni di conflitto permanente, appare più vitale che mai.
Il principale partito naxalita è il Partito comunista indiano-maoista (è considerato illegale in India). In India i maoisti hanno creato un vero e proprio corridoio rosso che attraversa il Paese da nord-est a sud-ovest, mettendosi alla testa delle lotte e rivendicazioni dei contadini e delle popolazioni tribali.

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«I governi statali (l’India è una confederazione, ndr) hanno firmato centinaia di memorandum di accordo con le compagnie minerarie per operare sulla terra tribale. Molti di questi accordi non sono stati realizzati a causa dell’ostinazione e la flessibilità della lotta che le popolazioni più povere stanno portando avanti contro le corporation più ricche.
Ma queste corporation minerarie sono nate storicamente per vincere le loro battaglie. Dunque, semplicemente aspettano come pigri predatori… Se non sarà il Salwa Judum (un gruppo armato supportato dallo Stato dello Chattisgarh per combattere i maoisti, ndr), sarà l’esercito. Siamo di fronte alla prospettiva di una democrazia militarizzata, se ciò non è un ossimoro», ha aggiunto la Roy.
Chattisgarh, l’epicentro del conflitto. L’allarmismo del premier indiano appare pienamente giustificato dopo aver letto il rapporto annuale annuale su questa ennesima guerra dimenticata, diffuso pochi giorni fa dal Centro asiatico per i diritti umani (Achr). «Il conflitto naxalista sta crescendo. Non tanto in termini di estensione geografica, quanto di concentrazione geografica e intensità del conflitto in un unico Stato, il Chattisgarh, diventato l’epicentro degli scontri con circa la metà delle vittime», ha spiegato Suhas Chakma, direttore dell’Achr.
Questo cambiamento rispetto al passato si spiega con l’avvio di una dissennata campagna anti-guerriglia da parte del governo statale del Chattisgarh nel sud di questa regione. La Salwa Judum, “campagna per la pace”, è iniziata nel giugno 2005, intensificandosi negli anni a venire. Le autorità l’hanno spacciata per una rivolta spontanea della popolazione locale contro i guerriglieri naxaliti. In realtà le forze armate indiane hanno costretto con la violenza le popolazioni indigene locali e i contadini poveri del posto a imbracciare le armi contro i ribelli maoisti, fomentando una sanguinosa guerra civile. «Per forzare la popolazione ad arruolarsi nelle milizie ‘spontanee’ del Salwa Judum, le forze militari terrorizzano la gente con esecuzioni extragiudiziali, torture e stupri. I villaggi e le comunità che, per non sopportare tutto questo, accettano di passare dalla parte del governo, finiscono poi nel mirino dei naxaliti. Presi tra i due fuochi, molti preferiscono fuggire. Ad oggi, nel solo distretto di Dantewara, si contano 93.740 sfollati».

Franco Fracassi, Popoff

pc 12 agosto - il giovane porco Renzi parla per bocca del ministro razzista-antioperaio ALFANO

"basta vu cumprà sulle spiagge"

"abolire l'articolo 18"

da settembre Renzi e i suoi ministri non devono più avere la possibilità di parlare in pubblico

pc 12 agosto - odio infinito per il regime del nuovo Pinochet neomubarakiano in Egitto AL SISI - servo USA e complice del regime sionista Israeliano


Egitto: “la strage del Cairo organizzata dal regime"

Egitto: “la strage del Cairo organizzata dal regime"

La morte al Cairo di almeno 700 manifestanti che reclamavano il reintegro del deposto presidente egiziano Mohamed Morsi è stata un "omicidio di massa" che "è assimilabile probabilmente a un crimine contro l'umanità". Lo denuncia, a quasi un anno di distanza da quell’eccidio, l’organizzazione internazionale - con base a New York - Human Rights Watch in un rapporto reso noto oggi.
Il 14 agosto 2013, poco più di un mese dopo che il capo delle forze armate Abdel Fattah al Sisi aveva destituito e fatto arrestare il primo presidente eletto democraticamente in Egitto, l’islamista Morsi, il massacro compiuto dai soldati e i poliziotti nel cuore della capitale, a piazza Rabaa al Adhawiya e Nahda, ha scatenato una spietata ondata di repressione che ha essenzialmente preso di mira i Fratelli Musulmani, in seguito messi fuorilegge.
Il governo egiziano ha riconosciuto la morte, quel giorno, di oltre 700 manifestanti, sotto i colpi della repressione. Ora Hrw reclama con insistenza un'inchiesta nei confronti di al Sisi, eletto trionfalmente presidente lo scorso maggio dopo aver eliminato ogni opposizione islamica ma anche progressista al regime militare sostenuto da Stati Uniti e Unione Europea e alleato di Israele.
In un rapporto di 188 pagine presentato alla stampa al Cairo in videoconferenza dall'estero, HRW - che cita oltre duecento testimoni - ha parlato di 817 morti nella sola piazza Rabaa. E ha assicurato che le forze dell'ordine hanno sistematicamente "aperto il fuoco sulle folle di manifestanti che si opponevano" alla destituzione di Morsi ad opera dei militari lo scorso 3 luglio 2013.
E proprio nei giorni scorsi a Kenneth Roth, direttore di Human Rights Watch è stato vietato l’ingresso in Egitto, dove avrebbe dovuto presentare il rapporto sulla strage del Cairo. Accompagnato dalla responsabile di Hrw per il Medio Oriente, Sarah Leah Whitson, Roth era arrivato domenica all’aeroporto della capitale egiziana. Ma i due sono stati dapprima trattenuti per 12 ore e poi respinti per non meglio precisate ragioni di sicurezza.
Una rogna per il governo statunitense che spesso ha potuto contare sull'atteggiamento benevolo di HRW ma che intrattiene rapporti ottimi con il regime militare egiziano che ora la ong accusa di crimini contro l'umanità.

pc 12 Agosto - SOLIDARIETA' ALLA PALESTINA DA PALERMO

Dopo il grande corteo a Niscemi contro il Muos conclusosi con l'invasione della base della marina militare statunitense da parte dei manifestanti e caratterizzato dalla presenza di decine di bandiere palestinesi, anche nel capoluogo siciliano la solidarietà verso il popolo palestinese e la sua resistenza non si ferma.

Comparse ieri notte delle scritte in città



lunedì 11 agosto 2014

pc 11 agosto - Galles: è partita la marcia contro il vertice Nato - sostieni il Red Block camp contro il vertice NATO



Galles: è partita la marcia contro il vertice Nato

In una piccola città del Galles è cominciata nei giorni scorsi una marcia, che durerà ben tre settimane, il cui obiettivo è denunciare la militarizzazione del territorio e protestare contro il vertice della Nato che si terrà il 4 e 5 di settembre nella località gallese di Newport dove arriveranno circa 60 tra capi militari e leader politici dei 28 paesi aderenti al Patto Atlantico. 
Per il vertice il governo britannico ha già mobilitato una quantità enorme di forze dell’ordine, ben 9000 gli agenti previsti in una delle ‘operazioni’ di polizia più massicce della storia del Regno Unito. La zona rossa prevista per l’occasione, nel tentativo di tenere lontani i contestatori, sarà molto estesa e gli edifici dove si svolgeranno gli incontri dei rappresentanti della Nato saranno circondati da ben 20 chilometri di transenne e reti.
Nelle tre settimane di protesta itinerante – che include anche un campeggio e poi un controvertice - gli organizzatori si aspettano la partecipazione di 20-30 mila persone tra delegati sindacali, militanti della sinistra e delle organizzazioni anticapitaliste e antimperialiste, attivisti delle organizzazioni pacifiste e di alcune realtà politiche autonomiste e indipendentiste. Tutti accomunati da un ‘no’ netto alle politiche della Nato e contrari all’escalation militare dell’Alleanza Atlantica lanciata in territorio europeo dopo la reazione russa al colpo di stato filoccidentale di febbraio in Ucraina.
“Siamo preoccupati per la minaccia che la Nato rappresenta per la stabilità e la pace mondiale” hanno spiegato venerdì gli organizzatori della marcia in occasione della partenza. “E’ uno strumento di forza guidato dagli Stati Uniti che agisce per soddisfare gli interessi dei ricchi e dei potenti, accelerando la militarizzazione, scavalcando le Nazioni Unite e il diritto internazionale e aumentando le spese militari” hanno aggiunto i promotori della protesta che chiedono che i fondi finora investiti nella corsa agli armamenti vengano invece investiti in ospedali, scuole e altri servizi pubblici.

No alla guerra imperialista- marcia di protesta a Newport 4 settembre 2014


  Red Block Camp dal 3 al 6 settembre


The leaders of NATO including Barack Obama and Secretary General Jens Stoltenberg are meeting to plan further NATO Imperialist Aggression  in Ukraine and elsewhere..

See Note at bottom of this page on Israeli/NATO Co-operation.

Although this gang of Imperialist terrorists has been defeated in Afghanistan their appetite for further aggression is undiminished.

Red Block is an alliance of communist organisations and we call upon communists and other militants to converge on Newport to protest when the Imperialist leaders are meeting.

We shall be engaging in demonstrations and other campaigning activities.

A Camp is being organised for the above period.

Contact revolutionarypraxis@talktalk.net as soon as possible if you wish to participate.

State how many will be attending and when you plan to arrive.

Tents will be provided but if you can bring one that would be helpful.

Also, bring a sleeping bag.

Food will be available and participants will be charged a 20 pound fee to help meet costs of holding camp.

Spread the word to other comrades who may wish to attend.



Down with NATO Terrorism

People of the World Unite and Defeat

Nato Imperialism and all its lackeys
 

pc 11 agosto - Strage di Odessa. I pompieri lasciarono che gli antifascisti bruciassero vivi di Luca fiore -contropiano

Strage di Odessa. I pompieri lasciarono che gli antifascisti bruciassero vivi

Il due maggio scorso a Odessa, città nel sud dell’Ucraina attraversata nei giorni precedenti da violenti scontri tra antifascisti e membri delle organizzazioni ultranazionalisti, decine di persone morirono nell’incendio della Casa dei Sindacati assaltati dai fascisti di Settore Destro e di altre sigle di estrema destra. L’edificio venne incendiato a colpi di molotov dopo che al suo interno si erano rifugiati sindacalisti, attivisti di varie organizzazioni di sinistra e attivisti antifascisti, aggrediti dagli energumeni di Pravyi Sektor che poco prima avevano assaltato un accampamento che protestava contro il golpe filoccidentale andato in scena a febbraio a Kiev.
Il bilancio ufficiale di quella giornata parla di 48 morti ma secondo molte fonti le vittime sarebbero state molte di più: alcune di loro bruciate vive dopo esser state stuprate o torturate dai fascisti, altre giustiziate.
A distanza di mesi da quella tragedia completamente ignorata dai media e dai governi occidentali emerge ora un nuovo particolare inquietante. Nei giorni scorsi, infatti, il sito di informazione Odessa Dumskaya ha trovato e pubblicato alcune registrazioni delle chiamate telefoniche realizzate ai servizi di emergenza dagli attivisti intrappolati nella Casa dei Sindacati. E, incredibilmente, si scopre che i pompieri arrivarono dopo ben 38 minuti dalla prima chiamata realizzata alle 19.31. Ascoltando le registrazioni si scopre anche che gli operatori del centralino dei servizi di emergenza di fatto fecero di tutto per ritardare i soccorsi, anche quando a chiamare erano cittadini della zona o addirittura agenti di polizia e non gli odiati ‘filorussi’ che intanto morivano a decine in conseguenza dell’incendio o sotto i colpi degli ultranazionalisti ucraini. Di fatto gli operatori del centralino attesero decine di telefonate e ben 25 minuti – alle 19.56 - dal primo avviso di incendio per allertare una squadra di pompieri. Una sola, e quindi non sufficiente a controllare il rogo, che arriverà dopo altri 13 minuti, nonostante il fatto che la stazione dei Vigili del Fuoco più vicina si trovava a poche centinaia di metri dall’edificio assaltato e in fiamme.
Dopo l’eccidio il comandante del servizio di protezione civile della regione di Odessa, Vladímir Bodelan, venne licenziato ma poi, alla fine di luglio, il tribunale della città lo ha riammesso al suo incarico.
Leggi anche:

pc 11 agosto - peggiorano le condizioni di vita dei detenuti palestinesi

le condizioni di vita dei detenuti palestinesi 0 09 ago 2014 Addameer, Bordo Protettivo, detenzione amministrativa by Redazione Mentre l’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza è ancora in corso lasciando sul terreno quasi 2000 palestinesi uccisi e 10.000 feriti, le forze israeliane hanno intensificato gli arresti di palestinesi in Cisgiordania. prigionieri di Rosa Schiano Roma, 9 agosto 2014, Nena News – Facciamo un passo indietro di qualche mese. In aprile, centinaia di palestinesi erano entrati in sciopero della fame in protesta contro la detenzione amministrativa. Molti furono ricoverati in gravi condizioni di salute, ma la protesta proseguì nonostante le misure punitive delle autorità carcerarie israeliane contro chi rifiutava il cibo. Alla protesta si accompagnò la presentazione di un progetto di legge alla Knesset per consentire il nutrimento forzatodei detenuti in sciopero della fame. L’associazione Addamer avvertì che la legge, se fosse stata approvata al Parlamento israeliano, avebbe costituito un pericoloso passo verso l’istituzionalizzazione della tortura sui detenuti in sciopero della fame, cosi come viene considerata dal diritto internazionale e dalla World Medical Association. Le gravi condizioni di salute dei prigionieri, le preoccupazioni delle organizzazioni per i diritti umani, e le pressioni da parte della solidarietà internazionale portarono i detenuti palestinesi all’attenzione dei media occidentali. Sugli schermi si iniziò a parlare della detenzione amministrativa. Una pratica usata da Israele per trattenere in carcere palestinesi da uno a sei mesi, indefinitivamente rinnovabili. Ordini di detenzione sono emanati senza accuse, senza processo e senza una prova a cui il detenuto o l’avvocato possa accedere, viene negato loro il diritto ad un regolare processo. La detenzione amministrativa viene spesso utilizzata quando non ci sono prove sufficienti per accusare palestinesi. I prigionieri politici amministrativi non conoscono le ragioni per cui sono in carcere, non sanno di cosa sono accusati né perché sono stati privati della loro libertà. L’attenzione mediatica sui detenuti fu interrotta il 12 giugno con la notizia del rapimento di tre coloni israeliani. Da allora, fu fermato quel processo positivo iniziato dalle fazioni palestinesi unite che aveva portato al riconoscimento internazionale di un governo di unità nazionale palestinese e che sarebbe poi proseguito entro sei mesi con elezioni presidenziali e legislative, le prime dopo 8 anni. Dure operazioni operazioni militari furono eseguite dall’esercito israeliano in Cisgiordania incluso invasioni di villaggi palestinesi, arresti di massa, uccisioni, demolizioni di case, mentre da un mese Tel Aviv ha iniziato sulla Striscia di Gaza l’Operazione Margine Protettivo. Il centro studi sui prigionieri palestinesi (Palestinian Prisoners Center for Studies) riporta che nel solo mese di luglio oltre 1930 palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane, e che attualmente sono 6,200 i palestinesi nelle carceri israeliane. Secondo il rapporto, dei 1930 palestinesi arrestati a luglio, 800 sarebbero della Cisgiordania, mentre i restanti di Gerusalemme, arabi israeliani arrestati nel corso di manifestazioni, 200 i palestinei di Gaza. Inoltre, 15 sarebbero i membri del parlamento legislativo arrestati, circa 240 i minori, decine le donne. Tra i palestinesi arrestati anche ex prigionieri rilasciati, tra cui Samer Issawi e Khader Adnan, giornalisti, accademici, studenti. I 200 palestinesi di Gaza sono stati arrestati nel corso delle operazioni di terra nel sud della Striscia di Gaza, portati in campi militari ed interrogati per ore o giorni dalle forze speciali israeliane e dallo Shin Bet. Il centro riporta che palestinesi sarebbero morti in seguito all’arresto, perché uccisi direttamente dall’esercito o perché feriti e lasciati sul campo. I palestinesi arrestati a Gaza sono per la maggior parte civili che non erano stati capaci di lasciare le proprie abitazioni a causa dei pesanti bombardamenti da terra e dal cielo. Oltre 75 sono stati poi rilasciati attraverso il valico di Erez, mentre altri sono rimasti sotto arresto. Ci sono attualmente oltre 445 palestinesi detenuti in detenzione amministrativa Una escalation di arresti denunciata anche dall’associazione Addamer che sottolinea la preoccupazione sulla continua violazione del diritto umanitario internazionale riguardo i prigionieri. Il trasferimento forzato di prigionieri, riporta Addamer, costituisce una violazione dell’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra. Addamer aggiunge che immagini dei prigionieri arrestati indicano che essi sono stati spogliati dei loro vestiti, detenuti in aree affollate ed in alcuni casi bendati. Un trattamento degradante ed umiliante da parte delle forze israeliane che continuano ad usare tortura fisica e psicologica contro i detenuti palestinesi. Le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri israeliane sembrano inoltre essere peggiorate durante l’offensiva militare. Tra le misure adottate, figurano la riduzione del tempo per la ricreazione, riduzione dei fondi raccolti dalle famiglieper i propri cari in carcere, riduzione delle visite familiari, la rimozione di 7 canali televisivi, misure che, secondo i prigionieri, sono applicate per non permettere loro di apprendere notizie reali dalla Striscia di Gaza. Lunedì le forze israeliane hanno esteso la detenzione amministrativa a 13 detenuti palestinesi in carcere senza accusa o processo, ha riportato il centro Ahrar per i diritti umani. Dati che dovrebbero preoccupare la comunità internazionale, che, invece, ha nei giorni scorsi mostrato apprensione per la scomparsa di un soldato israeliano che sarebbe stato catturato dalle fazioni palestinesi in combattimento e poi dichiarato morto, ma non ha mostrato lo stesso interesse per i numerosi civili palestinesi arrestati, si potrebbe certo dire “rapiti”, senza accuse e senza processo. Tra le condizioni di Hamas per il cessate il fuoco, oltre alla fine dell’assedio, vi è anche il rilascio dei palestinesi arrestati dopo il 12 giugno e di quelli arrestati dopo essere stati rilasciati nello scambio di Gilad Shalit. Nena News - See more at: http://nena-news.it/peggiorano-le-condizioni-di-vita-dei-detenuti-palestinesi/#sthash.6I4yAHpo.dpuf

pc 11 agosto - I COMUNISTI DEVONO RIPROPORRE IL LORO "MANIFESTO"

Oggi è come se i comunisti fossero tornati all'anno zero. Hanno bisogno di riproporre la loro tesi, il loro “manifesto”. Ma il comunismo è sempre per la borghesia quello “spettro” da esorcizzare, come scriveva Marx nel 1848.
Ma questo è positivo. Se lo temono vuol dire che la borghesia stessa dichiara il comunismo una potenza alternativa al sistema esistente. I comunisti devono essere orgogliosi di questo, non si devono nascondere, devono organizzare il partito comunista.
Non esistono comunisti senza partito. E questo problema oggi è più vivo che mai.
Prima degli anni '80 ogni comunista era di un partito. E le masse proletarie avanzate conoscevano e sostenevano le idee rivoluzionarie comuniste. Poi i comunisti perdono e il proletariato perde insieme il suo “cervello”. Ora deve riconquistare la sua autonomia di pensiero.
Fino agli anni '80 i comunisti hanno avuto il problema di applicare il marxismo-leninismo-maoismo, ora è come se devessero ricominciare da capo, come se lo dichiarassero per la prima volta.
Oggi si dice che non c'è bisogno del partito. False idee, quasi una sorta di “credenze” sono diventate un problema. I comunisti devono combattere queste false idee e riportare la realtà.
Per questo i comunisti non possono essere solo “lottatori”.

Proletari comunisti – Pcm è questo il lavoro che sta facendo oggi: essere i comunisti del partito, esporre i propri scopi, programmi, piani.

domenica 10 agosto 2014

pc 10 agosto - La repressione di questo Stato di polizia non ferma la lotta del movimento No Muos contro gli strumenti di morte della guerra imperialista

Una bella giornata di lotta, quella di ieri, ad un anno dalla grande manifestazione del 9 agosto 2013 con la prima invasione di massa della base americana, che è stata una forte risposta alla repressione di questo Stato dimostrando che non sono certo le ordinanze preventive di applicazione di misura cautelare nei confronti di 29 attivisti, tra cui il nostro compagno nonché coordinatore dello Slai Cobas per il s.c., a fermare la giusta rabbia popolare, divieti di dimora che lungo il percorso rasente la base americana “protetta” da digos e polizia sono stati bruciati e fatti a pezzi contro le reti al grido: “i divieti di dimora da questa società li daremo a voi governi della guerra imperialista e a tutti i vostri servi ”.








Una nuova giornata di lotta che ha posto con forza la questione che strumenti come il Muos servono alla criminale guerra imperialista, al servizio del capitale, volta al controllo geostrategico di varie parti del mondo e la necessità di lottare contro il governo italiano, servo degli USA, che legittima l'utilizzo di tali strumenti di morte diretta e indiretta, vedi anche la questione dell'inquinamento ambientale e le correlate conseguenze di malattie per la popolazione costretta a vivere vicino a questi muostri imposti.
In questo senso molto importante è stata la solidarietà attiva che tutto il corteo ha espresso al popolo palestinese che resiste contro l'abominevole sterminio di massa attuato dallo Stato sionista di Israele, sostenuto dall'imperialismo degli Stati Uniti, dell'Europa e dell'Italia, tante le bandiere palestinesi che sventolavano, diversi gli striscioni, così i messaggi che si sono levati anche in particolare verso le le donne, i bambini palestinesi, maggiormente colpiti dalle armi assassine di Israele e contro cui l'odio nazista si scatena fino a dire di uccidere le donne palestinesi per impedire di far nascere altri ribelli, messaggi che si sono levati dalle Mamme No Muos alle donne che hanno fatto un flash mob lungo i sentieri, alle compagne del Mfpr che hanno diffuso l'appello “dalle donne proletarie alle donne palestinesi” affiggendo anche uno striscione al presidio No Muos.






Una combattiva giornata di lotta in cui il corteo superando il “limite” previsto dalla questura ha proseguito compatto  fino ad un certo punto: sono state quindi battute le reti e poi tagliate, e resistendo alla carica della polizia è stato aperto un varco da cui tutti sono entrati nella base con la polizia che infine desisteva, tra un grande ed emozionante applauso che si è levato dal corteo che di nuovo si è ripreso la base! andando verso i sette attivisti arrampicati sulle antenne già da due giorni.






Un corteo che ha dimostrato di non avere alcuna paura nonostante i divieti, i fogli di via, le denunce, la distruzione del presidio, subito ricostruito, e le varie minacce come le riprese continue della digos già dalla discesa dai pullman dei manifestanti, un corteo che ha dimostrato che non ci sono “sobillatori pericolosi” da isolare, perchè ciò che “sobilla” realmente le masse popolari a lottare più che legittimamente sono le azioni di governi, istituzioni e apparati militari al servizio di questo sistema capitalista e imperialista, veri e propri terroristi per cui la vita delle popolazioni non contra proprio nulla.

Circolo proletari comunisti Palermo

pc 10 agosto - 10 agosto 1944 - 10 agosto 2014. Settant'anni fa l'uccisione dei 15 martiri antifascisti di piazzale Loreto

NOI NON DIMENTICHIAMO, ONORE A VOI E A TUTTI GLI EROI DELLA RESISTENZA




70 anni da quel 10 agosto 1944
Come scrisse il comandante Pesce “la belva ormai incalzata da ogni parte, si difende col terrore” e quel 10 agosto del ’44 col sacrificio dei 15 martiri di Piazzale Loreto fu il culmine di un mese di rappresaglie iniziato il 15 luglio tre partigiani fucilati a Greco, il 20 luglio altri tre a Corbetta, il 21 cinque fucilati e 58 deportati a Robecco sul Naviglio, il 31 luglio sei fucilati all’aeroporto Forlanini e ancora il 28 agosto quattro fucilati in via Tebaldi.

RENZO DEL RICCIO
Poco più di vent’anni, pieno di entusiasmo sia nel lavoro nella SPER sia nell’impegno politico a Sesto S.Giovanni, dove aiutava altri giovani antifascisti a raggiungere le formazioni partigiane in montagna. Arrestato in un bar di viale Monza, dove aspettava un coetaneo antifascista. Imprigionato a Monza credeva o forse sperava di essere solo mandato in Germania al lavoro forzato, Germania dove era già internato in un lager il fratello maggiore.
ANDREA ESPOSITO
Con il figlio ventenne Eugenio erano membri della 113° SAP, insieme furono arrestati, insieme erano incarcerati a San Vittore. Nella fretta di mettere in salvo il figlio, in età di leva ma renitente, aveva creduto alle parole di un sedicente partigiano del pavese che prometteva di portarlo con sé in Oltrepò: era un repubblichino che li fa arrestare. Il padre Andrea, prelevato da una cella vicina finirà in piazzale Loreto; Eugenio, il figlio, in un lager nazista dal quale tornerà dopo la guerra scoprendo che il papà era stato fucilato e non trasferito a Bergamo come gli avevano assicurato i carcerieri.
GIOVANNI GALIMBERTI
Antifascista, arrestato solo pochi giorni prima dell’eccidio in un bar di piazza San Babila, ex-militare. Seppure in famiglia ne condividevano le idee, avevano molto timore che potesse succedergli qualcosa, al punto che la madre si sentì quasi sollevata quando lo portarono a San Vittore dove si salutavano dalle finestre. La tranquillità della povera madre fu stroncata dopo pochi giorni dalla barbarie nazifascista.
REMO GASPARINI


Capitano degli Alpini, Medaglia d’Oro per l’attività partigiana, venne arrestato e torturato per giorni interi, addossandosi colpe non sue e non lasciando mai trapelare un nome dei compagni di lotta. Per questa sua integrità e forza fu uno dei prescelti, uno dei trucidati: i nazisti volevano dare un esempio, ma l’esempio fu quello di un alto valore morale, del coraggio della propria fede patriottica.
SALVATORE PRINCIPATO
Insegnante, proveniente dalla Sicilia, prima a Vimercate poi a Milano. Entra nel CLNAI come
rappresentante dei maestri della scuola elementare. L’8 luglio del 1944 lo arrestano in un’officina dove viene stampato il materiale di propaganda. Torture atroci, sevizie infinite, ma non un nome o un’indicazione esce dalla sua bocca. Il 10 agosto è tra i martiri di piazzale Loreto , e la moglie Marcella, che lo crede ancora nel carcere di Monza è costretta a forza a scendere dal tram che la portava là per dare al marito indumenti e cibo: riconosce i vestiti e il braccio fasciato spezzato in prigione dai fascisti: è suo marito.
ANTONIO BRAVIN
Richiamato alle armi nel 1943, l’8 settembre diserta come molti; messa in salvo la moglie e il figliolo di tre anni a Trecate, raggiunge il movimento partigiano del varesotto. Per la sua formazione si recava spesso a Milano dove ritirava materiali ed aiuti per i compagni in montagna: fu arrestato nel giugno del ’44 proprio a Milano e incarcerato a San Vittore da dove uscì solo quella terribile mattina del 10 agosto.
VITALE VERTEMATI
Incarcerato a San Vittore si occupava del ricevimento dei pacchi per i detenuti: il portone era così
vicino da far venire l’idea, con la sorella, di una fuga che però non avvenne mai. L’8 agosto 1944 fu trasferito al VI° raggio del carcere, verso via Filangieri: la sorella presentatasi per consegnarli un pacco non lo ritrovò e dopo due giorni seppe della morte del fratello in piazzale Loreto dai giornali.
ERALDO SONCINI
Detenuto a Monza veniva portato tutti i giorni alla Casa del balilla dove era interrogato: sul tragitto il fratello lo seguiva in bicicletta per salutarlo, l’8 agosto non lo vide passare con i suoi carcerieri. Gli dissero che era stato trasferito a San Vittore. La mattina del 10 il fratello seppe da un operaio collega della Pirelli che Eraldo era uno dei martiri di piazzale Loreto. Più tardi seppe che il fratello aveva lottato fino all’ultimo per sfuggire al tragico destino, scappando dal piazzale mentre i militi repubblichini gli sparano e lo feriscono; eppure riesce ancora a fuggire su per le scale in uno stabile di via Palestrina, dove si nasconde, pensando che il più è fatto. Lo tradì il respiro affannoso: il repubblichino che lo trovò non si prese neppure la briga di riportarlo in piazzale Loreto: gli scaricò contro il caricatore del mitra, freddandolo, a un passo dalla libertà.
ANDREA RAGNI

Di lui si sa che proviene da un popoloso quartiere di Milano, di famiglia povera e divisa. Da
giovanissimo comincia a lavorare come operaio e in fabbrica ha i primi contatti con il movimento
antifascista. Viene arrestato nell’aprile del 1944.

GIULIO CASIRAGHI
Comunista, operaio della Marelli veniva interrogato a suon di botte nel luglio del ‘44 eppure alla moglie dice solo che è caduto dalle scale scappando in un rifugio antiaereo durante un bombardamento. Ugualmente non parlerà sotto le tremende torture dei suoi aguzzini. Da Monza viene trasferito a San Vittore l’8 agosto: la moglie è convinta che lo spediranno in Germania, come successo a tanti ma quando sente dell’eccidio di piazzale Loreto capisce al volo e corre a vedere il marito morto. Urla disperata e un repubblichino gli dice: “E’ morto alzando il pugno chiuso e gridando viva la rivoluzione”. Casiraghi non aveva mai avuto paura, non l’ebbe di fronte al plotone di esecuzione.
ANGELO POLETTI
Poletti comandava la 38° Brigata Matteotti nel lecchese (che venne poi a lui “intestata”): il 19 marzo 1944 fu arrestato mentre si recava a prelevare armi e portato a San Vittore. Mesi di torture e interrogatori, mai una parola; i tedeschi capiscono che non parlerà mai e decidono di spedirlo in un lager in Germania. Ma anche Poletti decide, decide di fuggire grazie a un secondino complice che gli ha passato lime e seghetti: troppo tardi, il trasferimento sarà solo a piazzale Loreto. “Muoio per la libertà. In alto i cuori, viva l’Italia” le ultime parole su un foglietto.
EMIDIO MASTRODOMENICO
Poliziotto, descritto dai colleghi come intelligente, colto e profondamente umano. L’8 settembre 1943 con alcuni colleghi fidati e costituisce una “brigata d’assalto” in collegamento con le SAP milanesi. Il 16 aprile ’44 viene arrestato grazie ad una delazione e rinchiuso nel braccio dei “politici” a San Vittore, il VI°. I compagni di detenzione, essendo un poliziotto, pensano sia una spia ma la miglior prova della sua onestà ed integrità sono le sistematiche torture e le botte e il suo ostinato silenzio. Solo alla fine della guerra, i genitori, in Puglia, sapranno della sorte del figlio poliziotto.
LIBERO TEMOLO
Alla Pirelli, di solito riusciva uscendo a tornare a casa in salvo: non l’ultima volta, quando i fascisti lo arrestarono: nessuno era riuscito ad avvisarlo. A casa lo aspettavano oltre ai familiari alcuni partigiani che Libero doveva accompagnare in provincia di Novara. A casa, il ritardo era il chiaro sintomo che qualcosa era successo… Temolo, con Soncini, appena sceso dal camion che li aveva trasportati in piazzale Loreto tentò la fuga: ferito ad una gamba, fu raggiunto dai repubblichini e assassinato. 

UMBERTO FOGAGNOLO
Ingegnere alla Ercole Marelli di Sesto San Giovanni. Rappresentante del Partito d’Azione nel CLN di Sesto e responsabile dell’organizzazione clandestina nelle fabbriche; insieme a Casiraghi, è tra gli organizzatori dello sciopero generale del marzo 1944. Arrestato il 13 luglio 1944 nel suo ufficio, incarcerato a Monza dove viene ripetutamente torturato. Trasferito a San Vittore l’8 agosto 1944.
DOMENICO FIORANI
Perito industriale di Sesto S. Giovanni, fu arrestato mentre andava a trovare la moglie all’Ospedale di Busto Arsizio: capì subito cosa lo avrebbe aspettato nella “Casa dei Balilla” di Monza. “Inutile tu pianga, mamma, tanto se non finisce la guerra, io di qui non esco vivo” furono le ultime parole alla madre in visita al carcere. Non era scoraggiato, già sapeva come sarebbe finita. Ma neppure mostrava paura, ricorda la madre, quando due giorni prima dell’eccidio lo trasferirono da Monza a San Vittore

pc 10 agosto - SPROPORZIONE INDEGNA corrispondenza da Genova


Dunque, vediamo se ho capito bene: in giro c'è un 'signore' l'ex ministro Scajola che vive ad Imperia, in una splendida villa sulla collina prospicente il bellissimo mare di Oneglia, che è stato incriminato per una sfilza di reati da far impallidire Al Capone.
Concorso in associazione mafiosa, favoreggiamento della latitanza di un ex parlamentare forzitaliota condannato in via definitiva per mafia (Amedeo Matacena), violazione sistematica della privacy dei suoi avversari politici (anche quelli interni alla sua stessa co..., pardon formazione), ingiusto arricchimento per la vicenda della casa a due passi dal Circo Massimo regalatagli da non si sa chi (e, nonostante abbia detto di volerla vendere, non risulta lo abbia mai fatto), sono solo alcune delle attività illegali contestategli dagli inquirenti.
Ebbene: questo essere immondo, dopo solo qualche giorno di meritatissima galera - fatta comunque in una comodissima cella singola, degna di un boss - è agli 'arresti domiciliari' nella sua 'modesta villetta' di nome Ninina.
Ora sembra che i Magistrati abbiano disposto il 'processo immediato'... ad ottobre: nel frattempo se la gode a casa alla faccia degli italiani onesti.
Tutto questo mentre, da diverse settimane, quattro attivisti del movimento NO TAV - Chiara, Claudio, Mattia, e Niccolò - marciscono in galera soltanto per il fatto di aver protestato vivacemente contro la costruzione di un'opera devastante, inutile, e costosissima.
Sembra difficile sostenere che i reati, di cui la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino accusa i quattro attivisti ambientalisti, siano più gravi di quelli contestati all'ex ministro degli Affari interni a sua insaputa: eppure questa è l'inaccettabile situazione a cui siamo di fronte.
Genova, 09 agosto 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com

pc 10 agosto - Per una assemblea internazionale contro le esercitazioni israeliane in Sardegna


Un granello di sabbia nella macchina del massacro. 
Per una assemblea internazionale contro le esercitazioni israeliane in Sardegna e per il rilancio la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni

Per settimane lo stato di Israele ha seminato morte e distruzione nella striscia di Gaza, bombardando deliberatamente ospedali, scuole, strutture civili, abitazioni, persino cimiteri. 
Quasi 2000 vittime e ottomila feriti, in larghissima parte civili, donne e bambini sono stati assassinati scientemente dall'esercito, dall'aviazione e dalla marina israeliana che hanno trasformato l'enorme prigione a cielo aperto di Gaza in un mattatoio, dove si vive e si muore “per un sì o per un no”, perché si è andati a fare la spesa nel momento sbagliato, perché ci si è rifugiati in una scuola dell'ONU, perché si lavora o ci si cura in un ospedale, perché, semplicemente, si vive nella Striscia di Gaza. 
Lo stato di Israele e il suo governo sono i soli responsabili della situazione in cui versa Gaza e tutta la Palestina: non solo perché tronfiamente cercano di ammazzarne o espellerne gli abitanti oggi, ma perché perseguono la politica di occupazione e dearabizzazione della regione da oltre sessant'anni.
In tutto il mondo è montata la rabbia e la protesta per porre fine al massacro e perché i governi non si rendano ancora complici, con trattati commerciali, militari e di cooperazione con uno stato che opprime, soggioga, uccide e nega il diritto di esistenza ai palestinesi. 
L'Italia è oggi il principale partner europeo in materia di armamenti dello stato di Israele. In Sardegna le forze armate israeliane svolgono, ormai da anni, parti rilevanti delle loro esercitazioni e delle loro sperimentazioni, cosa che ha portato uno stato europeo evidentemente più sensibile dell'Italia, la Svezia, a rifiutare le esercitazioni congiunte con Israele. Le stesse armi che vengono sperimentate nei poligoni dell'Isola, causando danni all'economia, alla salute e alla libertà dei sardi, portano distruzione e morte in Palestina. Già nel 2006 alle esercitazioni congiunte effettuate dalle forze armate israeliane in Sardegna seguì, di poco, l'aggressione al Libano. 
Non possiamo rimanere silenti difronte a questi fatti; non possiamo né vogliono essere complici del massacro di Gaza, dell'occupazione e dell'apartheid in Palestina; non possono continuare a sopportare l'occupazione militare della Sardegna.
Da settembre riprenderanno esercitazioni militari israeliane nella nostra isola. Deve essere chiaro a tutti che quelle armi, testate qui in Sardegna, sono congegni di morte che uccidono i civili palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. 
L'addestramento e l'esercitazione fanno pienamente parte del dispositivo militare di offesa che lo stato di Israele utilizza nei teatri di guerra. La collaborazione approntata dallo Stato italiano è dunque collaborazione con uno stato in guerra. Fermare questa collaborazione è un aiuto concreto alla popolazione martoriata dall'aggressione: ogni giorno di sospensione delle esercitazioni israeliane in Sardegna è un granello di sabbia nella macchina bellica che opprime e massacra il popolo palestinese.
La Sardegna è dunque diventata nel corso degli anni uno snodo importante per le politiche di guerra, anche per quelle israeliane.
Facciamo appello, dunque, a tutti i democratici, ai pacifisti, al mondo della solidarietà internazionale e della cooperazione, a tutti i solidali col popolo palestinese per una mobilitazione generale finalizzata a bloccare le esercitazioni e rilanciare la campagna BDS.
Chiediamo alla giunta regionale della Sarda e a tutte le istituzioni democratiche di ogni ordine e grado, a partire dai comuni,di prendere una posizione chiara nel merito e di attivarsi per esigere la sospensione delle esercitazioni previste.
Proponiamo una assemblea generale, da tenersi in Sardegna, a Cagliari, il 30 agosto, per costruire un percorso concreto di mobilitazione internazionale per il blocco delle esercitazioni e per il rilancio della campagna BDS e per costruire nel mediterraneo la pace, la libertà e l'autodeterminazione dei popoli.

Associazione Amicizia Sardegna Palestina
Unione Democratica Arabo Palestinese

pc 10 agosto - Milano 9 agosto - ennesimo sabato di mobilitazione per Gaza

Nonostante il periodo in circa 300 ci siamo ritrovati in piazza S. Babila. E ormai non possiamo non esserci non possiamo starcene silenti o casa, sapendo che a Gaza c'è un popolo che una casa non ce l'ha che vive nel terrore che continua a piangere i propri morti ma che continua a Resistere.

E come scritto su delle magliette, indossate dai tanti ragazzi e ragazze, in arabo e italiano c'è scritto "GAZA VINCERA'".


qualche incomprensione prima che partisse il corteo per il "ritiro" del missile, di cartone dove si inneggia ai missili Kassam e tante volte portato nelle precedenti mobilitazioni, da parte del servizio d'ordine con la motivazione che chi si stava facendo fotografare col "missile" poi poteva postare sui network mandando un messaggio che non aiuta la causa palestinese. Pensiamo che questa iniziativa così come il richiamo a "rispettare"  "l'ordine pubblico" sia, anche, determinato dalla asfissiante/massiccia presenza della digos.


In piazza la presenza predominante erano i nuclei familiari e come consuetudine nonne-mamme-ragazze col velo



tra gli interventi conclusivi riportiamo quello di un compagno da sempre al fianco della lotta del popolo palestinese e molto amato e rispettato tra la comunità arabo/palestinese, che ha denunciato il ruolo complice del governo italiano e della giunta Pisapia

"Anche oggi, 9 agosto siamo in piazza per denunciare i crimini commessi da Israele, ma anche per sostenere la resistenza palestinese, finalmente unita ed invincibile. Siamo orgogliosi dei nostri combattenti e siamo orgogliosi di sostenerli fino alla vittoria. Nonostante agosto la  solidarietà verso il popolo palestinese e la sua resistenza non si ferma e andremo avanti fino a costruire una grande manifestazione nazionale.
Oggi siamo in piazza anche per ribadire la denuncia contro i sostenitori dei criminali sionisti:   Spesso si dice che il silenzio è complicità riferendoci ai mass media, oppure ai politici italiani e non solo. Io credo che bisogna ribaltare questo pensiero: il sindaco di Milano, quello di Roma, Firenze ecc…così come Renzi o il Ministro della Difesa Pinotti non sono complici perché stanno zitti, ma esattamente il contrario: stanno zitti perché sono complici. Questi loschi figuri da sempre sono solidali con i sionisti, con i sionisti fanno affari militari ma anche economici e di ogni altro genere. Lo stato italiano ha offerto un sostegno molto concreto per l’ultimo attacco di Israele a Gaza e prossimamente vorrebbe fare delle esercitazioni militari in Sardegna. Le mobilitazioni in quella regione sono già iniziate, il 13 ci sarà una grande assemblea nazionale per promuovere altre iniziative, sono tantissime le associazioni, intellettuali, personaggi pubblici che stanno chiedendo l’interruzione di queste esercitazioni e la vendita di armi ai criminali terroristi. Questa collaborazione così come quella del comune di Milano con i sionisti è semplicemente vergognosa: Una vergogna infame, una vergogna infinita!
Credo che questa gente prima o poi dovrà essere chiamata a rispondere della loro complicità con uno stato assassino, criminale, terrorista che viola ogni diritto internazionale. Solo il 20% di chi abita in Israele si è dichiarata contraria alla prosecuzione della mattanza di bambini, donne, ed uomini palestinesi, ricordiamo che il 20% di chi vive in Israele sono arabi, ed il conto è presto fatto. Lo stato israeliano sta consumando l'ennesima aggressione contro i palestinesi presenti in tutto il territorio della Palestina storica e contro la Resistenza all'occupazione, non c’è una guerra tra Israele ed Hamas, ma una aggressione contro il popolo palestinese. Raccolti agricoli, abitazioni, attività commerciali, luoghi di culto, scuole, ospedali e decine di altre strutture distrutte. In queste settimane abbiamo assistito ad un'informazione a senso unico: si parla dei missili lanciati dalla resistenza e non di 66 anni di occupazione, dei missili lanciati dalla resistenza e non degli oltre 6000 prigionieri, dei missili della resistenza e non delle torture inflitte ai prigionieri palestinesi, dei missili della resistenza e non delle oltre 70 Risoluzioni ONU che Israele usa come carta straccia, dei missili della resistenza e non delle centinaia di morti palestinesi di cui oltre il 30% bambine e bambini, si parla dei missili della resistenza e non del regime di Apartheid che vige nella Palestina occupata, si parla dei missili della resistenza e non del muro costruito dieci anni fa dai sionisti e vietato dalle leggi internazionali. Si parla di una tregua, ma la tregua che vorrebbero imporre mantiene l’occupazione, il furto della terra, mantiene le colonie infestate da nazisti che arrivano da non si sa dove, impone 6 mila prigionieri, impone gli arresti quotidiani; cosa serve una tregua se il valico di Rafah, che il boia al Sisi tiene sigillato non viene riaperto per sempre? Cosa serve una tregua se bisogna mendicare un farmaco, un cibo, un bicchiere d’acqua? Io credo che sia venuto il momento di dire basta, basta all’occupazione della Palestina, vogliamo che i palestinesi possano vivere e non sopravvivere o solo morire. Noi possiamo e dobbiamo condurre una forte battaglia contro la presenza di Israele all’EXPO, non deve passare questa presenza che è un insulto alla citta di Milano, medaglia d’oro alla Resistenza. Noi chiediamo al sindaci di Milano, Torino, Roma, al presidente Renzi, al ministro della difesa Mogherini che ci vengano a dire perché i palestinesi non possono avere una vita normale, chiediamo perché….vogliamo sapere perché.
Gli chiediamo come possono avere relazioni privilegiate con un assassino come Netanyahu che si permette di dire queste parole: "Io so che voi siete molto preoccupati per le vittime civili, ma noi non proviamo alcuna preoccupazione per queste. Per nulla! Infatti, abbiamo condotto le operazioni mirate contro SCUOLE, MOSCHEE, OSPEDALI, BAMBINI. E ciò che proviamo a fare consiste nel massimizzare il numero di queste vittime civili. Noi preferiamo così. Io so che voi potete capire, ma se non doveste farlo, questa è una cosa che non devo spiegare io agli Americani, a Obama, a lei e neppure alla Comunità Internazionale. Benvenuta signora Hillary Clinton a Gerusalemme".
Infine chiediamo:
La fine dell'aggressione militare e dell'assedio contro la popolazione di Gaza
Sanzioni, Boicottaggio e Disinvestimento contro lo Stato israeliano per il rispetto degli inalienabili diritti dei palestinesi
Pieno sostegno all'eroica Resistenza palestinese che si oppone alla decennale occupazione
Liberazione dei prigionieri palestinesi."