lunedì 30 giugno 2014

pc 30 giugno - CENTINAIA FIRMANO PER IL RIENTRO AL LAVORO DI LUIGIA L'AQUILA

Tantissimi, soprattutto donne, lavoratrici, disoccupate, da molte città, dal nord al sud, stanno firmando l'appello contro il licenziamento di Luigia De Biasi e di altri 3 lavoratori fatto dalla "Brico io" de L'Aquila. 

Luigia è delegata dello Slai cobas per il sindacato di classe; la sua presenza in questa azienda ha subito portato una diversa aria, sia rispetto alla difesa dei diritti contrattuali, sia soprattutto sulla condizione delle lavoratrici.
A proposito dello sciopero delle donne e dell'iniziativa che aveva promosso il 25 novembre, Luigia scriveva:  
gli striscioni appesi il 25 nov. al Brico
"...Sembrerà poco o niente, ma non lo è in un'azienda dove non si è mai scioperato, dove nessuno è sindacalizzato, dove i problemi delle/dei singoli lavoratori non hanno mai incontrato la solidarietà concreta e unitaria delle/dei colleghi, dove vige di fatto un controllo capillare, dove non si sono mai tenute assemblee di lavoratrici/lavoratori, dove l'ambiente di lavoro e il sistema che lo determina è profondamente maschilista, dove il sorriso è d'obbligo davanti ai clienti.
Un'azienda, infine, che si prepara a ridefinire contratti, orari e turni di lavoro in ragione delle esigenze commerciali e non nel rispetto dei tempi di vita e di cura delle donne e apre la porta (forse proprio il 25) a "ispezioni poliziesche", pesa nella libera scelta delle lavoratrici.
Pur se timida quindi, questa scelta va valorizzata nello sforzo che le lavoratrici stanno facendo per uscire il 25 novembre, giorno dello sciopero delle donne, da l"apartheid delle commesse".  


Ma Luigia non è solo questo. E' stata dal terremoto de L'Aquila protagonista attiva, dai primi giorni alle tendopoli, ai mesi e anni successivi, delle mobilitazioni popolari che ci sono state contro il governo, lo Stato corresponsabile prima del terremoto e dopo, e tuttora, della mancata ricostruzione o di interventi ad usum solo dei profitti di ditte sciacalli. Un terremoto che ha distrutto anche tanti posti di lavoro.

E' impegnatissima nell'attività del Movimento femminista proletario rivoluzionario, sia a livello nazionale che a L'Aquila - ricordiamo qui la battaglia contro lo stupratore di 'Rosa', l'ex militare Tuccia, dove in uno degli ultimi presidi al Tribunale erano presenti anche lavoratrici del "Brico io".

E anche la Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territori l'ha visto spesso presente e protagonista di manifestazioni, dalla Thyssen a Torino all'Ilva di Taranto.

CHIAMIAMO QUINDI TUTTE LE REALTA' DI MOVIMENTI DI DONNE, DI LAVORATORI, ALLE DONNE DE L'AQUILA, ECC. A MOBILITARSI: 

IL LICENZIAMENTO NON DEVE PASSARE.

Riportiamo l'appello che sta circolando a livello nazionale e le prime firme di solidarietà arrivate. 
I licenziamenti al “Brico io” de L'Aquila devono essere ritirati!

Le lavoratrici del Brico io di L’Aquila il 25 novembre 2013 avevano partecipato allo sciopero delle donne, rompendo anche il clima di silenzio e subordinazione che ha accompagnato una riorganizzazione del lavoro fatta di più sfruttamento e che poi ha preparato i 4 licenziamenti di oggi, fra cui quello della lavoratrice, Luigia De Biasi, dello Slai cobas sc e del Movimento femminista proletario rivoluzionario, che quello sciopero aveva promosso.
Licenziamento è anche violenza, vuol dire tornare a casa, vuol dire peggiori condizioni di lavoro per chi resta, vuol dire che domani potrebbe toccare ad altre lavoratrici!
Questo avviene in una città come L’Aquila, dove invece di ricostruire si continua a distruggere anche i pochi posti di lavoro e a far pagare la crisi non ai responsabili, ai padroni assassini che se la”ridono”, ma a chi di questa crisi non ha colpa.

Per questo noi CHIEDIAMO CHE LUIGIA E GLI ALTRI TORNINO SUBITO AL LAVORO. 

(Le firme e/o messaggi si possono inviare direttamente a Luigia: sommosprol@gmail.com e a: mfpr.naz@gmail.com e slaicobasta@gmail.com)

Fiorella Onofri, insegnante (AQ) Lavoratrici e disoccupate dello Slai Cobas per il sindacato di classe (Taranto) Maria Grazia Campari, avvocata del lavoro (Firenze) Lavoratrici SLAI Cobas per il sindacato di classe-Policlinico (PA) movimento femminista proletario rivoluzionario COLLETTIVO STELLA LA ROSSA di Bologna Catia Tebaldi, pensionata (Bologna) Daria, impiegata (Roma) del MFLA di Radio Onda Rossa Lucila Garcia (Lucca) Layla Buzzi, maestra precaria (MO) Precarie e Precari Coop Sociali dello Slai Cobas per il sindacato di classe (PA) Massimo D’Ascenzo, insegnante (AQ) Flavia Mapelli, impiegata (Bergamo) Maria Buriani (Ferrara) Adele Zulli, operaia (AQ) Lorenzo Semeraro - operaio slai cobas sc dell'Ilva di Taranto Stefania Ianni, commerciante (AQ) Francesca Cucchiella, commerciante (AQ) Elisa Cucchiella, dipendente (AQ) Domenica Sciortino- lavoratrice SLAI Cobas s.c. presso il Policlinico di Palermo Daniela Pelliccione, lavoratrice dipendente (AQ) Maria Grazia Negrini- Bologna- Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza della città Maria Lupi- insegnante, femminista- Torino Anna Gaudiano, educatrice (BO) Coordinamento provinciale della flmu/cub di Bergamo Sarina Aletta - (Attrice, scrittrice.) - Roma Raffaella Del Deo - Disoccupata - Cuggiono (Mi) Alex Alesi, operaio, Milano Ciaccheri Angela Maria impiegata dell' Azienda ospedaliera-universitaria Careggi di Firenze (iscritta Cobas) Collettivo femminista “sommosse” (Perugia) Casilli Giuseppina - Collaboratore amministrativo - comune di Palermo Daniela Amadesi, Roma disoccupata Lavoratori Autorganizzati Mef Assunta Di Giovanni Castel del Giudice (Isernia) Rachele Pesaresi Manziana (Roma) Casadei Silvia Alfonsine (Ravenna) Roberta Pompili - università Perugia Cangelosi Marco, studente,(PA) Collettivo Universitario Rivoluzionario Stefano Ghio - operatore dell'informazione Tino Achilli - Università Voghera Sabina Russo, Operatrice Sociale Palermo Andrea Tranchina - Lavoratore Commercio in Mobilità - Palermo Filippo Anastasi, Assistente tecnico (ATA) Palermo Fausta Fabri, Docente Palermo Paola Anello, Assistente Amministrativa (ATA) Palermo Fiorenza Addivinola rsu Filcams Bologna Nicoletta Frabboni Cobas Bologna Samanta Di Persio (AQ) Donatella Anello lavoratrice ATA della scuola (Ass.te Amm.vo), delegata dello Slai Cobas per il s.c. Palermo Concetta Musio, disoccupata, Taranto Carmen Berta, operaia Pechino Express Stefano Giuntini, pubblico dipendente (Viareggio) Allegra Mercuri (MI) Barbara Bartocci, operatrice sociale precaria (PG) Daniele Felicetti, informatico precario (PG) Caterina Balestra, disoccupata (TA) Pasquale Capriulo, disoccupato (TA) Salvatore Nodelli, operaio Pasquinelli (TA) Cira Basile, operaia Pasquinelli (TA) Mary Acclavio, operaia L’Ancora (TA) Tiziana Acclavio, operaia L’Ancora (TA) Isa Laviola, disoccupata (TA) Palatrasio Ernesto, giornalista (TA) Francesco Lomagistro, informatico (TA) Raffaella Loperfido, operaia ditta Pasquinelli, (TA) Margherita Calderazzi, ispettrice lavoro (TA) Fiorella Masci, operaia ditta Dussmann (TA) Chiara Di Bello, disoccupata (TA) Francesco Tagliente, disoccupato (TA) Francesco Balestra, operaio ditta L’Ancora (TA) Angelo Di Pietro, disoccupato (TA) Arnaldo Axo, disoccupato (TA) Ivan Malecore, disoccupato (TA) Vincenza Cavaliere, operaia ditta THESIS (TA) Daniela Danese, operaia THESIS (TA) Lucia Briganti, operaia THESIS (TA) Giuseppe Nolito, operaio ditta L’ANCORA (TA) Gaetano Malecore, operaio L’ANCORA (TA) Donatella Lupoli, disoccupata (TA) Nadia Schavecher (Segreteria regionale PdCI Lombardia) Circolo ARCI Madonna Alta (PG) Gionata Baldaccini, disoccupato, Foligno (PG) Cocuzza Felicia, Ass.te tecnico scuola IPSSAR Cascino di Palermo Sciortino Rosario, Ass.te tecnico Palermo Di Franco Giuseppina, Ass.te tecnico Palermo Fasullo Biagia, Ass.te tecnico Palermo Chiofalo Rosalia, Ass.te tecnico Palermo Bonomo Concetta, Collaboratrice Scolastica Palermo Truden Giuseppa, Ass.te tecnico Palermo Anna Ranzanici, Ospedaliera iscritta Usi Sanità Milano Todaro Edoardo (RSU / RLS cobas poste firenze 9) Unione Sindacale Italiana (U.S.I.) Nazionale Antonella Fierro, impiegata postale (MI) Elisabetta Pellò, ATA (MI) Maria Santoro, disoccupata (MI) Giovanna Milazzo, insegnante (MI) Marco Testoni, Università degli Studi di Perugia Antonio Epicoco, Università degli Studi di Perugia BellaQueer Perugia Yvonne Betzi, Pesaro Daniela Tranchina, traduttrice freelance, Grugnasco Paoletta Brunelli, Roma Varetto Luca, Ravenna Maria Concetta Romeo - Università Palermo Fabiana De Carli, agente di viaggi, Roma Sabrina Deiana, Università Falconara Marittima Di Giovanni Maria Grazia, Collaboratrice scolastica (ATA) Palermo Atria Gaetana, docente (Palermo) Ugo Giuseppe McAriot, architetto Palermo Antonella Pantano, Disoccupata, Palermo Sabina Denise Lo Porto, studentessa universitaria Palermo Francesca Mancini, studentessa universitaria Palermo Daniela Iuliani, artista e studentessa Palermo Lucio Siena - Lavoratore autonomo, Perugia. Ruvolo Enza, precaria coop sociale Palermo Tarantello Gargano Grazia, precaria coop sociale Palermo Pellicane Egle, precaria coop sociale Palermo Tinervia Giuseppina, precaria coop sociale Palermo Cortina Gisetta, precaria coop sociale Palermo Virzì Silvia, precaria coop sociale Palermo Ingrassia Maria Carmelina, precaria coop sociale Palermo Giorgia Geraci, precaria coop sociale (PA) Russo Maria, precaria coop sociale Palermo Costantino Alessandra, precaria coop sociale Palermo Nicosia Rita, precaria coop sociale Palermo Daniela Palazzo, precaria coop sociale Palermo Marcella Raiola, insegnante precaria di Lettere classiche e membro del Coordinamento napoletano per la difesa della Scuola pubblica, Napoli Alessandra Magrini - attrice Contro - Roma Ernesto Cosimo D'Arienzo, operaio precario (Lecce) Giuseppe Badalamenti, operaio Fiat Termini Imerese Vincenzo La Porta, operaio Fiat Termini Imerese Emanuele Venezia, studente e precario Palermo Noto Marco, studente universitario Palermo Agostino Comella - operatore sociale precario - delegato Slai Cobas s.c. Palermo Michele Ramaz, Università di Perugia Coordinamento Nazionale No Austerity Fabiana Stefanoni - precaria della scuola - Modena Manuela Ausilio, Ricercatrice precaria/ Filosofia Pratica, Facilitatrice in “Philosophy for Children” – Roma

pc 30 luglio - Interessanti serate sull'India a Milano e in altre città italiane - avanza in esse la campagna per la libertà di SAIBABA, leader del Fronte Democratico Rivoluzionario

Report serate India a Milano, da un compagno del Comitato Internazionale di sostegno alla Guerra popolare in India - sede di Milano

La prima iniziativa si è svolta al Teatro Macello dello spazio occupato Macao. Anche se non è stato proiettato come era previsto il film “Red ant dream” del media/attivista Sanjiay Kak, la serata è stata interessante per una serie di ragioni: 
1) l’interesse e partecipazione –tra presenti x circa 3 ore e puntate estemporanee circa 50- che sfidando un clima quasi indiano (caldo torrido, temporale quasi tropicale, sala piccola e molto afosa) sono rimasti inchiodati alle poltrone; 
2) una platea di spettatori che a vario titolo erano stati in India o che erano interessati di questo paese/continente, che hanno potuto assistere e acquisire una visione altra della realtà indiana e conoscere il comitato di sostegno alla gp e le sue campagne ( prima fra tutte quelle per la libertà di Saibaba); 
3) la gioia dell'ospite Sanjiay di vedere la presenza di una rappresentanza del Comitato e della campagna x Saibaba-che anch'essa ritiene il mentore di quella schiera di intelletuali progressisti, Arundati Roy e altri. nelle tre serate si è istaurato un buon rapporto e si sono scambiate valutazioni che hanno toccato le questioni delle caste, le ragioni della vittoria elettorale di Modi, parafrasando uno slogan del 68 “la Cina è vicina” si è concordato che x l’Italia e non solo oggi, “l’India è vicina”. Si è discusso degli scioperi operai e degli operai che bruciano i padroni; della battaglia per la salute e sicurezza ( si propone un ponte tra l’Ilva di Taranto e Mittal - il grande padrone indiano interessato alla acquisizione dell'ILVA)-i maoisti sono gli unici che danno soluzione agli interessi del popolo); 
4) si è concordato con l’attiva tenace e brillante accompagnatrice/amica di lunga data Daniela Bezzi di fare delle iniziative in autunno verso le Università, anello debole di questo giro italiano, che tocchi altre città oltre Milano  per la presenza di interlocutori attenti e curiosi e con la possibilità di un ponte con l'India anche via Skype  
5) anche se nella serata non è stato presentato “Red ant dream” ma uno spezzone sono stati proiettati altri 2 spezzoni del lavoro di Snjiay, uno “Words on water”, del 2002, che riguarda la lotta contro la diga sul fiume Narmada –primo arresto di Arundati Roy-, l’altro “Jasshn-e-Azadi”, del 2007, sulla rivolta in Kashimir (l'ospite Sanjiay ha origini di quella regione), che hanno offerto un quadro conoscitivo generale molto interessante; 
6) la disponibilità da parte degli attivisti del centro culturale Macao di prendere i volantini e la petizione del Comitato per Saibaba per farla  firmare nelle serate in cui avrebbero proiettato il film 
7) l'intervento del Comitato è stato applaudito.

La seconda serata  all'Arci/Expo dei Popoli-, serata in onore di Ivan Della Mea, non molto partecipata  e purtroppo con poco dibattito nonostante la proiezione del lavoro di Sanjiay, nell’occasione come foto reporter e non film/maker, offrisse una occasione di dibattito molto ricco su nazionalismo-sviluppo economico-oppresione dei popoli contesa imperialista. Erano previste relazioni di Daniela Bezzi e Sanjiay con un intervento del Comitato parlando in maniera più ampia e non solo della campagna Saibaba;...se fosse stato presente l'indimenticabile Ivan Della Mea non si sarebbe fatto sfuggire il lavoro di Sanjiay per scrivere canzoni di lotta e cultura popolare. Le foto di Sanjay sono incentrate sulla lotta Adivasi x la “montagna sacra” -piena di bauxite- Njamgiri/Odissa contro la Vedanta, ma anche sulle rivolte contro la diga sul fiume Narmada e sul viaggio nel Bastar di Arundati Roy 
 La cosa potenzialmente positiva è il fatto che gli organizzatori della serata stanno cercando di organizzare una sorta di Forum per l’autunno su Expo dei Popoli in cui inserire la questione India.

La terza serata si è svolta nello spazio che il Comune di Milano ha creato in via De Amicis, zona Navigli, “Casa dei Diritti”, grazie all’interessamento di Francesca Casella di Survival International, che già si era interessata dei diritti degli Adivasi e in particolare della lotta contro la Vedanta. Alla serata il pezzo forte è stato la proiezione del film “Red ant Dream”; hanno partecipato tra i 25/30 di estrazione difensori dei diritti dei popoli e intellettuali progressisti, alla fine della lunga proiezione , circa 3 ore è stata posta la domanda  del legame tra rivolte Adivasi e maoisti.  Il video/reportage di Sanjiay (tutto incentrato sul viaggio in Bastar) mostra come la storia dell’India è una storia di Rivolte degli indigeni e che risalgono a prima della rivoluzione francese e del legame attuale di queste rivolte con i Naxaliti. Sentire la voce del Compagno Azad-vedere filmati di azioni armate girate dal Partito, vedere la commemorazione della morte del compagno Azad fatta a Dheli (credo all’Università) con una schiera di scrittori e intelletuali indiani  ha emozionato e commosso. A questa iniziativa alcuni presenti hanno appreso l’appello per Saibaba per farlo firmare.

Giuppi
CSGPINDIA milano
giugno 2014

Le iniziative si sono tenute in occasione dell’anteprima in Italia del documentario RED ANT DREAM di Sanjay Kak.
Un film che ha fatto parecchio discutere in India, per la messa a fuoco su uno scenario non meno emergenziale: quello della protesta che non crede più nella democrazia rappresentativa e nei sit in, quello della guerriglia in corso nelle foreste del centro India, o del sogno di Inkilab (rivoluzione) che non si è mai spento in Punjab. Gran parte del film è stato girato fra l'altro in quelle stesse foreste del Bastar, nella regione del Chattisgarh, che ci sono state raccontate nel 2010 dalla scrittrice Arundhati Roy nel reportage “Nella giungla con i maoisti indiani”.
http://www.internazionale.it/news/arundhati-roy/2012/03/19/nella-giungla-con-i-maoisti-indiani/

pc 30 giugno - Il sindacalismo di base e di classe deve essere parte integrante della battaglia per ricostruire in Italia il Soccorso Rosso Proletario

Lo Slai cobas per il sindacato di classe coordinamento nazionale aderisce sostiene la nuova struttura nazionale di Soccorso Rosso Proletario, perchè condivide la necessità di un fronte comune contro arresti e repressione, in particolare quelli che colpiscono le lotte proletarie e sociali e loro avanguardie.
Esistono già naturalmente iniziative e lotte in questo senso che noi appoggiamo e di volta in volta ne condividiamo le battaglie e naturalmente non vediamo il Soccorso Rosso Proletario come alternativo a queste, vediamo però la necessità politica di unire alla solidarietà verso le avanguardie e le lotte proletarie e la più generale battaglia che colpisce, compagni, organizzazioni, movimenti in italia e nel mondo che si muovono nel nostro stesso campo, alla lotta contro il capitalismo e l'imperialismo per un mondo senza sfruttamento e nelle mani della classe operaia e delle masse popolari.
Per questo sosteniamo SRP e mettiamo a disposizione le sedi, come riferimenti e luoghi di iniziativa e anche di informazione e formazione dei lavoratori, precari, disoccupati, tra cui tante donne, che aderiscono e lottano nel nostro sindacato.
comunicato 
slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale

pc 30 giugno - Al processo Ilva Taranto non siamo partiti bene - necessaria la mobilitazione nazionale verso il 16 settembre

Il Gup Vilma Gilli revoca i domiciliari a 4 ex fiduciari di Riva. Questa giudice il 19 scorso fa macroscopici "errori" e non fa partire il processo, ma sa usare il codice quando deve liberare gli uomini di Riva




TARANTO - Il gup del Tribunale di Taranto Vilma Gilli, titolare del fascicolo legato all'inchiesta sull'Ilva "Ambiente svenduto", ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti di Alfredo Ceriani, Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone, funzionari del Siderurgico accusati di aver fatto parte della "struttura ombra" che rispondeva direttamente alla famiglia Riva riguardo alla gestione dello stabilimento finito nell'occhio del ciclone con l'inchiesta per disastro ambientale.
Per gli imputati (tra le 49 persone fisiche, oltre a tre società che rischiano il processo), è stato disposto l'obbligo di dimora. Gli ex fiduciari dell'Ilva, difesi dagli avvocati Egidio Albanese, Franz Pesare e Luca Sirotti, furono arrestati il 6 settembre 2013 e successivamente ottennero i domiciliari su disposizione del Tribunale del riesame, che annullò contestualmente la misura cautelare (domiciliari) nei confronti di Lanfranco Legnani, indicato come "direttore ombra" dello stabilimento siderurgico.            


COMUNICATO DELLA RETE NAZIONALE PER LA SICUREZZA E LA SALUTE SUI POSTI DI LAVORO E TERRITORI


La Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e territori ha tenuto nel pomeriggio del 19 giugno la sua riunione, presenti i rappresentanti di Palermo e Milano e i compagni di Taranto, per valutare la
prima udienza preliminare del processo Ilva.
Si è espresso un giudizio molto positivo sul presidio organizzato nei pressi della caserma dei vigili del fuoco dove si è tenuta l'udienza preliminare. È stato l'unico presidio che non ha accettato l'intimidazione realizzata dalla famiglia Riva e dei suoi complici verso il processo e la città, con l'istanza per trasferire il processo a Potenza perchè le circostanze ambientali non permetterebbero un giudizio sereno a Taranto.
Un'intimidazione che tutti hanno di fatto accettato mettendo la sordina alla loro presenza al processo.
La Rete invece sostiene che al processo devono partecipare operai, lavoratori e cittadini colpiti dai crimini dei padroni dell'Ilva, sia con la costituzione associata e autonoma come parti civili, sia con un presidio permanente al tribunale, perchè si senta forte e chiaro che ciò che si giudica qui è la catena di morti sul lavoro, da lavoro e inquinamento, non perchè le fabbriche siano nocive, ma perchè nocivo è il capitale e il
profitto, che le rendono mortali.
La Rete ha portato uno striscione, che è lo stesso che è stato al processo della Thyssen-Krupp dell'Eternit, di Paderno Dugnano, di Ravenna, per far sentire il suo sostegno solidale agli operai, ai familiari, ai cittadini che si costituiscono parti civili.
Naturalmente, tutta l'attività della Rete a Taranto è stata supportata dallo Slai cobas per il sindacato di classe dell'Ilva e dai rappresentanti dei precari, Disoccupati Organizzati, che hanno voluto far sentire la loro presenza per affermare anche in questa occasione che vogliono lavoro, non morti sul lavoro e da lavoro.
L'udienza si è conclusa con un aggiornamento al 16 settembre, dato chec'erano notifiche agli imputati da perfezionare, e perciò non si è riusciti ancora a formalizzare la costituzione di tutte le parti civili al processo.
La Rete rinnova il suo appello a tutte le realtà a fare di questo processo una tappa importante della battaglia per la salute e sicurezza sui posti di lavoro e territorio.

Il 16 settembre, mentre si terrà la prossima udienza preliminare, la Rete organizzerà presidi ai tribunali e altri luoghi sensibili di questa battaglia in tutta Italia.

La Rete contribuisce al processo con l'incarico all'avv. Bonetto di coordinare il pool di legali che cura la costituzione di parte civile autorganizzata e associata di operai ILVA, cittadini dei tamburi e operatori del Cimitero.

Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territorio
bastamortesullavoro@gmail.com
20 giugno 2014
3471102638







pc 30 giugno - Ancora e sempre guanti bianchi dei giudici contro i politici corrotti - la fogna Genova da Scaiola in poi

Spese pazze, Piredda non risponde a gip, ma non è più  ai domiciliari

Spese pazze, Piredda non risponde a gip, ma non è più ai domiciliariMaruska Piredda arriva a Palazzo di Giustizia

L'ex consigliera Idv a Palazzo di Giustizia. Dopo le dimissioni era stata già liberata Marylin Fusco, che ha scelto di non comparire.
Si è avvalsa della facoltà di non rispondere Maruska Piredda, la ex consigliera regionale dell'Idv in Liguria, ai domiciliari da tre giorni nell'ambito dell' inchiesta sulle spese pazze in Regione con l'accusa di peculato.
A fine mattinata il gip Roberta Bossi ha comuqnue annuinciato di aver accolto la richiesta di revoca della misura dopo le dimissione presentate in Regione.
Ha invece scelto di non comparire davanti al giudice Marylin Fusco (difesa dall'avvocato Stefano Savi del foro di Genova): nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari, disposta giovedì, è stata revocata ieri. Il giorno stesso dell'arresto sia Piredda (ex Idv poi confluita nel Gruppo misto, ndr) sia Fusco (ex Idv e poi Diritti e Libertà, ndr) hanno rassegnato le dimissioni dall'Assemblea legislativa ligure. 

Scajola, parla la moglie: "È dura, ma sto con lui"

L'ex ministro, ai domiciliari ad Imperia, passa ore in giardino. Lei: "Ho imparato la saggezza"

"Io sono solo Maria Teresa, moglie e madre". Dalla bella casa di famiglia sulle alture di Oneglia dove suo marito, l'ex ministro Claudio Scajola è agli arresti domiciliari da quindici giorni, dalla sera del 13 giugno quando è arrivato a casa, nell'auto guidata proprio da lei, dopo i 35 giorni a Regina Coeli, lei ribadisce: moglie e madre, ancora una volta. Moglie di un uomo politico arrestato con le accuse di aver aiutato fattivamente nella latitanza Amedeo Matacena, ex parlamentare pdl fuggito a Dubai. Ma in una vicenda in cui la figura centrale è Chiara Rizzo, la moglie di Matacena: un'amica in difficoltà da aiutare, come ha dichiarato Scajola, oppure molto di più, come hanno fatto capire sia la stessa Rizzo che gli avvocati di lei: di questo Maria Teresa non vuole assolutamente parlare. "Per quanto riguarda l'inchiesta io ne sono fuori e se ci sono degli errori, vedremo".
Ma sulla sua posizione è granitica: "Ho imparato l'arte della saggezza, e si prendono i pro e i contro. Fare la moglie di un ministro non è facile ed è per questo che ho sempre cercato di starmene al mio posto, anche un po' in ombra".
Ombre non certo facili da affrontare, quelle che da un mese e mezzo avvolgono il marito... "Per scacciare i brutti pensieri mi dedico ai miei studi, non solo l'arte ma anche il volontariato, faccio parte del Fai di Imperia per la conservazione del territorio" precisa lei, studiosa di storia dell'arte, un passato da docente, qualche fugace presenza in politica come assessore al micro-comune di Aurigo, nell'imperiese. Non parla del marito, che qualche immagine sfocata colta in giardino dove passa molte ore a coltivare rose e altre piante, ritrae invecchiato e affaticato.
Ma cos'è che più l'ha fatta soffrire, in questo periodo? "Forse gli attacchi alla famiglia. In queste situazioni, poi, si cerca sempre di colpire la famiglia. È difficile essere moglie e stare accanto ad una persona così carismatica ed è per questo che mi sono ritagliata il mio ruolo di madre e moglie al suo fianco. Per affrontare queste situazioni ci vuole cuore e cervello. lo stesso che ha messo lui in tutti questi anni".
Cuore e cervello: necessari per fare politica, il mondo dove la coppia, di fatto, ha sempre vissuto. E lei rialza la voce: "La politica è una cosa pericolosa dove, nel corso degli anni, ti fai tanti amici ma anche tanti nemici che poi si coalizzano contro di te. Fa male che poi, quando succedono queste cose, la gente si dimentica quello che è stato fatto prima".
Hanno davvero voltato tutti le spalle a u ministru, in quel di Imperia, o altrove? "No, no. La cosa che invece mi ha fatto piacere è stato ricevere o telefonate o biglietti da amici da persone che non vedevi o non sentivi da un po' di tempo. Gente che prega per me e per noi". Perché Maria Teresa Scajola, di suo molto religiosa ("la preghiera mi ha aiutato ma non voglio sbandierare la mia fede, è una cosa mia intima con cui i miei genitori mi hanno cresciuta ma che sento dentro di me") non lascia di un millimetro la sua linea di difesa della famiglia. Qualsiasi cosa sia accaduto. Ma davvero ce la fa, con queste accuse che coinvolgono anche la sua vita privata, con rivelazioni imbarazzanti finite sui giornali e in televisione? La risposta è lapidaria: "Lui è un padre affettuoso e un buon marito, dopo tanti anni di amore e matrimonio fa male vederlo trattato così".
A Villa Ninina non si può stare molto allegri, di questi tempi, ma "ovviamente c'è gente che sta peggio di noi, le "valli di lacrime " sono altre, c'è chi non ha lo stipendio o non trova lavoro". Però resta quel "senso di disagio" che è difficile da combattere. O no? "Io ho un ruolo difficile accanto a persona carismatica.
Cerco di trovare il buono in ogni cosa e imparare a discernere le cose. Anche usando la saggezza che è diversa dell'intelligenza. La saggezza è una cosa in più dell'intelligenza. cerco di "intellegere" per capire. Ma io sono sempre la stessa".

pc 30 giugno - Decreti di stampo fascista contro il diritto di sciopero

PEGGIO DEL FASCISMO!! RECUPERARE I GIORNI DI SCIOPERO!! (naturalmente “volontariamente“)
Giorni fa (24 giugno 2014) sono stati emanati due decreti delegati relativi, credo, alla schifosa legge Fornero: tra le varie ignominie i giorni di sciopero vengono depennati dal conteggio per raggiungere i giorni necessari alla pensione (…) Facevano prima ad ad abolire il diritto di sciopero, ma sarebbe stato troppo evidente. Questa è una notizia sicura, ma sto cercando i decreti per capire se vengono applicate anche le altre sottrazioni previste dalla legge Fornero, come il non riconoscimento di periodi per i quali sono stati pagati i contributi per il riscatto o che sono stati oggettto di ricongiunzione! Non sarebbero, quindi, inclusi nel conteggio dell’anzianità contributiva:

- l’astensione facoltativa di maternità in costanza di rapporto di lavoro (art. 35. Decreto legislativo 151/2001) anche se riscattati;
- i permessi mensili previsti dall’articolo 33 della Legge 104/1992 (sia fruiti per l’assistenza a familiari con disabilità che quelli usati dalle stesse persone con disabilità lavoratrici);
- i congedi retribuiti per l’assistenza a familiari con grave disabilità (art. 42, Decreto legislativo 151/2001);
- le maggiorazioni di servizio virtuali a qualsiasi titolo (invalidità Legge 388/2000, vittime del terrorismo, dell’amianto ecc.);
- i periodi relativi ai riscatti di laurea, specializzazione, diplomi professionali anche se oggetto di ricongiunzione (Legge 29/1979);
- le assenze per sciopero;
- i permessi per i donatori del sangue;
- i periodi di disoccupazione se non hanno dato titolo all’accesso alla cassa integrazione guadagni, anche se oggetto di ricongiunzione (Legge 29/1979).

Mariella

pc 30 giugno - I FACCHINI LD EX LOMBARDINI (MAG. DI VIGNATE E CAPRIATE) PRETENDONO GIUSTIZIA

LA LOTTA, PER RIOTTENERE IL PROPRIO POSTO DI LAVORO NEL MAGAZZINO LDD DI TREZZO, CONTINUA.
Lunedì 30 giugno a Trezzo in viale Lombardia(nel parcheggio di fronte alla ND Logistic) dalle 10.30 conferenza stampa,
alla presenza dei lavoratori,per annunciare le prossime iniziative...
..tra cui la denuncia per l'aggressione subita il 4 aprile dai lavoratori in presidio davanti ai cancelli LDD di Trezzo ed il ricorso contro i licenziamenti presso il Tribunale del lavoro, perché sia il sistema neo-schiavista delle cooperative ad essere messo sotto processo.
Un sistema che, grazie ai cambi appalto, permette di cacciare impunemente i lavoratori quando non servono più, perchè scomodi, sindacalizzati oppure considerati poco produttivi, magari dopo 10-15 anni di lavoro usurante nello stesso magazzino. 
Sebastiano Lamera
Slai Cobas sc
3355244902
IN QUESTA IMPORTANTE LOTTA, INIZIATA IL 22 GENNAIO, A DIFFERENZA DI QUELLO CHE SUCCEDE NORMALMENTE, I LAVORATORI NON ACCETTANO DI ESSERE BUTTATI FUORI IN CAMBIO DELL'ELEMOSINA DEI COSIDDETTI AMMORTIZZATORI SOCIALI.
MA RIVENDICANO FINO IN FONDO IL LAVORO CHE C'E' E CONTINUA AD ESSERCI NELLA PIATTAFORMA LOGISTICA DI LDD A TREZZO DOVE, L'ACCORPAMENTO DELLE ATTIVITA' CHE SI SVOLGEVANO NEI MAGAZZINI DI CAPRIATE E VIGNATE, E' STATO SOLO IL PRETESTO PER LICENZIARE 160 LAVORATORI, SOSTITUITI CON NUOVI LAVORATORI DI ALTRE COOPERATIVE.
Denunciamo con forza le gravissime responsabilità di sindacati confederali e Prefettura di Milano che nelle varie fasi di questa vicenda (come in tante altre simili) sono stati complici e conniventi con chi ha architettato questo licenziamento di massa.
I confederali, ed in particolare la Cgil, che al tavolo della trattativa, aperto all'inizio di marzo grazie alle nostre mobilitazioni, hanno escogitato continui intoppi perchè non si giungesse ad un accordo, ed anziché chiedere la revoca della mobilità, come fatto dallo Slai Cobas sc, hanno avallato la procedura di licenziamento collettivo incontrando separatamente la cooperativa in Regione il 29 aprile.
Altrettanto gravi le responsabilità del Prefetto di Milano che, pur avendone facoltà, non imponeva alcun vincolo, né tantomeno una clausola a salvaguardia dei posti di lavoro, alla committente LDD. Lasciando così, coscientemente, che 160 persone venissero buttate sulla strada senza motivo, in totale spregio allo Statuto dei Lavoratori.

domenica 29 giugno 2014

pc 29 giugno - Contro la protesta popolare anti Coppa in Brasile solo la repressione


NÃO VAI TER COPA! FIFA GO HOME!

Presos Políticos em São Paulo

Reproduzimos texto dos Advogados Ativistas sobre as (como sempre) arbitrárias prisões feitas pela PM em São Paulo no ato do último dia 23, a qual age para manter a lógica de criminalização dos protestos, das manifestações, da quebra so discurso único, custe o que custar. Haverá ato naquela cidade para a libertação dos presos politicos. (Links ao final)
Fotos e vídeos comprovam que presos em manifestação não portavam explosivos
24/06/2014 by admin
Após o término da manifestação de ontem, 23, em São Paulo, Fábio Hideki Harano e Rafael Marques Lusvarghi foram presos por policiais civis, sob a acusação de associação criminosa, incitação ao crime e porte de explosivo, consistente em suposta posse de um coquetel molotov. Segundo o Secretário de Segurança Fernando Grella, “Eles estão presos porque são os primeiros casos de ‘black blocs’ presos em flagrante por incentivar a prática de crimes. É a resposta da lei para esses indivíduos”
No vídeo abaixo, há a filmagem da prisão de Fábio. A contextualização da imagem, feita do início ao fim, a eleva ao patamar de prova judiciária, inclusive para padrões internacionais. Curiosamente, a revista pessoal realizada por mais de dois policiais não encontrou qualquer objeto ilícito, muito menos um explosivo.
Já Rafael, foi detido por quatro policiais com extrema brutalidade. Não estava de mochila e sua saia não possuía qualquer bolso capaz de esconder tamanha bomba. O vídeo de sua prisão também não revela nenhuma apreensão de artefato explosivo.
Veja o vídeo do momento da prisão e em seguida repare bem na galeria de fotos, em momento nenhum ele se utilizou de mochila ou meio que comportasse a guarda de artefatos explosivos.
Mais uma vez Rafael é visto na manifestação sem mochila.
No entanto, à noite, já no DEIC – delegacia responsável pelo inquérito das manifestações – “surge” um explosivo nos objetos de ambos. A acusação torna-se mais que estúpida, talvez criminosa, isto é, a possível realização de flagrante forjado pela Polícia Civil do Estado de São Paulo.
O Secretário de Segurança Pública, que em frente às câmeras, mais uma vez, vangloriou-se da “exitosa” ação policial, também é o responsável pelos rumos da corporação. Não por acaso, quando o DEIC destaca dezenas de profissionais para acompanharem o ato, o fazem por ordem. Quando o DEIC “apreende” objetos que nunca foram dos presos…
Pois fica a questão, quando a polícia, capitaneada pelo Secretário de Segurança, forja flagrante, qual a resposta da lei para esses indivíduos?
Polícia procura bodes expiatórios
As prisões destes manifestantes ocorrem em um momento oportuno para a Polícia Civil. O DEIC, departamento responsável pela administração de um inquérito que está investigando a vida de diversos manifestantes, ainda não conseguiu apresentar provas suficientes que emplacasse em uma ação penal contra qualquer deles.
A insuficiencia probatória, que já foi objeto de crítica de diversos órgãos de Direitos Humanos, demonstra a completa objetivação política de criminalização das manifestações populares dentro deste inquérito. O judiciário tem se demonstrado cauteloso e desconfiado quanto o material apresentado pela Polícia Civil, que vem tentando imputar a qualquer pessoa a qualidade de “Black Bloc”.
Após diversos casos envolvendo depredação de patrimônio e a baixa efetividade deste inquérito, a Polícia Civil tenta mostrar serviço durante as manifestações de rua. O DEIC destacou diversos investigadores de polícia e delegados para acompanharem o ato desta segunda-feira, dia 23, na procura de algum alvo em potencial que pudesse servir de exemplo de punição. Fato este resultou na detenção, ainda injustificada, de dois manifestantes, que permanecem presos.
Até quando acontecerá a exposição de manifestantes como bode expiatório midiático? O judiciário não se demonstrou conivente com os abusos perpetrados pelas polícias e com os interesses do governo diante da criminalização das manifestações. Entretanto, quando os mandantes serão responsabilizados por assassinarem a reputação social daqueles que são presos indevidamente e superexpostos nos telejornais?
Fonte: http://advogadosativistas.com/fotos-e-videos-comprovam-que-presos-em-manifestacao-nao-portavam-explosivos/

pc 29 giugno - Il governo rilancia la rapina Equitalia

Finita la sanatoria, Equitalia torna all'attacco 

altLa sanatoria di Equitalia è finita: la notizia, riportata oggi da varie testate, ne annuncia un'altra più cupa tra le righe, ovvero la ripresa di riscossioni selvagge, pignoramenti e cartelle esattoriali che - a detta della stessa agenzia di riscossione - andranno a colpire «una rilevante platea di contribuenti».
La sanatoria era stata approvata sul finire del 2013 e prevedeva la possibilità di saldare i conti senza interessi per circa sei mesi. Una sorta di "contentino" inserito all'interno della legge di stabilità del 2014 per tentare di indorare l'amara pillola dei debiti che gravano su migliaia di persone e cercare di mettere a tacere le polemiche sullo strozzinaggio legalizzato portato avanti da Equitalia. Basterebbe infatti ripercorrere la cronaca degli ultimi anni per vedere che purtroppo sono stati tanti i casi di suicidio all'arrivo di una cartella esattoriale, presentati sempre come "tragici eventi" ma in realtà conseguenza portata all'estremo di un sistema del debito predatorio e senza scrupoli.
Ora, dal 15 giugno, l'agenzia è tornata a battere cassa e nei prossimi mesi arriveranno decine di migliaia di avvisi e solleciti, ai quali seguiranno poi pignoramenti e decurtazioni di salari e pensioni per chi non avrà la possibilità di onorare i propri debiti con Equitalia.
Che però, fa sapere, non c'è da preoccuparsi: su diversi articoli usciti oggi sulle pagine online dei maggiori quotidiani (che in alcune parti sembrano quasi un volantino informativo di Equitalia), l'agenzia informa che per venire incontro ai contribuenti intensificherà il servizio dello "sportello amico".... Segue poi l'elencazione delle modifiche introdotte con la mini-riforma dell'ente varata nel 2013, un vano tentativo di dare un volto più "umano" mettendo dei fragili argini alla possibilità di pignorare tutto il pignorabile.
Una ben misera garanzia per chi da qui ai prossimi mesi si troverà ad affrontare il ritorno alla carica di Equitalia, tenuta a freno per qualche mese, e a ritrovarsi stretto nella macchina del debito.

pc 29 giugno - Proletari comunisti non ha aderito, nè partecipato alla manifestazione nazionale di Roma del 28 - perchè noi siamo per la continuità del 12 aprile e guardiamo al vertice di Torino quando si farà

Il corteo di Roma. “Rottamiamo Renzi e i Trattati dell'Unione Europea”

corteo di Roma. “Rottamiamo Renzi e i Trattati dell'Unione Europea”

Alcuni resoconti dei giornali sulla manifestazione di Roma contro il semestre europeo e che ha aperto il Controsemestre Popolare.
Da Repubblica, Sole 24 Ore, Il Messaggero
In ottomila, secondo gli organizzatori, alla manifestazione da piazza della Repubblica a piazza Santi Apostoli. Hanno aderito movimenti, associazioni, sindacati di base, lavoratori, immigrati, disoccupati e studenti. Fallito il blitz in via IV Novembre davanti alla sede della Commissione europea
Sulle note di "La locomotiva" di Francesco Guccini è partito da piazza della Repubblica il corteo di movimenti, partiti e sindacati di base contro l'Unione europea e il governo Renzi. A guidare i manifestanti del 'controsemestre popolare' lo spezzone dell'Usb con bandiere e manifesti che raffigurano il premier come un Giulio Cesare con il capo cinto da banconote da 80 euro. Oggi a Roma è andato in scena il corteo degli antagonisti: movimenti, associazioni, ma anche sindacati di base, lavoratori, immigrati, disoccupati e studenti da tutta Italia, con rappresentanze anche del movimento No Tav e dei diritti per la casa. Il percorso si è snodato lungo via Cavour, via dei Fori Imperiali e piazza Venezia. Una manifestazione che arriva a pochi giorni dalla data di insediamento del premier Renzi alla guida del consiglio europeo e che - promettono gli organizzatori - sarà "solo il primo tassello di sei mesi di contestazioni", di quella che definiscono un'"estate rovente".

Alla manifestazione, che si è svolta pacificamente, hanno preso parte, secondo gli organizzatori, "ottomila persone": movimenti, associazioni, ma anche sindacati di base, lavoratori, immigrati, disoccupati e studenti da tutta Italia, con rappresentanze anche del movimento No Tav e dei diritti per la casa. Sono tutte quelle frange che avevano già preparato per l'11 luglio una grande manifestazione a Torino, in occasione della conferenza europea sulla disoccupazione, alla quale avrebbero dovuto partecipare numerosi capi di governo compreso il premier Renzi ma poi rinviata a novembre.

"Basta austerity", "Fermare il Jobs Act", "No alle politiche dell'Europa", gli slogan ricorrenti. "Sfiliamo contro i trattati e i diktat dell'Unione Europea - dicono gli organizzatori -, contro l'austerity, per il lavoro, il reddito, il welfare e contro la guerra alle porte dell'Europa. Questo appuntamento è la prima tappa di un percorso di mobilitazione, che accompagnerà sino a dicembre la presidenza italiana dell'Unione europea, per affermare la dignità e la supremazia del lavoro sul profitto".

Un corteo che, sebbene si sia svolto senza scontri, si preannunciava a rischio.  La notte scorsa, infatti, il portone della sede romana della Commissione Ue è stato imbrattato con la scritta "No Ue", ed il simbolo della falce e martello.
Per sorvegliare al meglio il corteo, dunque, sono comparse in via sperimentale le prime telecamere attaccate direttamente sulla divisa di alcuni capireparto della polizia. Gli occhi elettronici fanno parte di un progetto sperimentale annunciato a maggio dal capo della polizia Alessandro Pansa e che prevede, per l'appunto, l'utilizzo di 150 telecamere ad alta definizione che, attaccate sulla divisa degli agenti, permettono di riprendere i momenti più critici dei cortei o degli scontri fuori degli stadi. La sperimentazione, iniziata oggi a Roma, proseguirà anche a Milano.
Attimi di tensione si sono comunque registrati quando un gruppo di manifestanti voleva arrivare davanti la rappresentanza della Commissione Ue a Roma, in via IV Novembre. Sono stati però bloccati da un gruppo di agenti. Davanti alla sede, imbrattata due giorni con slogan antagonisti, anche alcuni blindati delle forze dell'ordine.

Tensione al corteo degli antagonisti, manifestanti verso sede Ue bloccati da agenti

Attimi di tensione alla manifestazione "per il contro semestre popolare" degli antagonisti, quando un gruppo di manifestanti voleva arrivare davanti la rappresentanza della commissione Ue a Roma, in via IV Novembre. Sono stati però bloccati da un gruppo di agenti. I manifestanti, che hanno affermato di essere in 8mila, si sono dati appuntamento nella Capitale per manifestare contro il governo e le politiche di austerity della Comunità europea. Al corteo hanno partecipato movimenti, associazioni, ma anche sindacati di base, lavoratori, immigrati, disoccupati e studenti da tutta Italia, con rappresentanze anche del movimento No Tav e dei diritti per la casa. Partenza da piazza della Repubblica per raggiungere piazza Santi Apostoli, passando da via Cavour, via dei Fori Imperiali e piazza Venezia. La manifestazione arriva a pochi giorni dal 1° luglio, giorno di inizio del semestre italiano di guida del Consiglio europeo.
Fumogeni in via Cavour
Durante il corteo un gruppo è salito sulla terrazza della Scalinata dei Borgia che affaccia su via Cavour, ha srotolato alcuni striscioni e acceso fumogeni. «No Ue», recita uno degli striscioni. Lungo il corteo anche bandiere No-Tav, striscioni dei lavoratori dell'Ilva, bandiere dell'Ucraina e della Russia e anche alcuni vigili del fuoco in divisa che chiedono condizioni migliori per il loro lavoro. In testa al corteo anche il leader di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. «Renzi sta mettendo in piedi un enorme teatro privo di contenuti - ha detto Ferrero - vuole far credere di aver ottenuto dei risultati ma invece non ha ottenuto nulla. Con la Merkel stanno facendo il gioco delle parti». Nel corteo anche grossi pupazzi di cartapesta che ritraggono il premier e il ministro Marianna Madia ritratti da "apprendisti stregoni" con banconote dell'euro sui mantelli.

Elevate misure di sicurezza dopo l'atto vandalico alla sede romana della Commissione Ue
Elevate le misure di sicurezza messe in atto nella capitale dalle forze dell'ordine, con le sedi istituzionali italiane ed europee blindate in occasione del corteo. Due notti fa il portone della sede romana della Commissione europea in via IV novembre, è stato imbrattato con la scritta "No Ue" e accanto il simbolo della falce e martello. Bonifiche fin da ieri da parte delle forze dell'ordine lungo il percorso del corteo. Oggi è stata rafforzata la vigilanza nei pressi delle sedi istituzionali, in particolare quelle dell'Unione europea.
Chiesto un incontro urgente alla rappresentanza Ue in Italia
Intanto gli organizzatori della manifestazione hanno chiesto un incontro urgente alla rappresentanza dell'Unione Europea in Italia, «per presentare - spiega una nota - le ragioni della protesta contro le politiche di austerità e l'assenza di democrazia con cui vengono prese le decisioni che riguardano interi popoli del continente». La manifestazione di oggi, è scritto nella richiesta, è stata convocata da una coalizione di sindacati, organizzazioni, reti sociali, partiti politici. Restiamo in attesa di un vostro riscontro, dichiarandoci da subito disponibili per qualsiasi altra data vogliate fissare».
Gli slogan della manifestazione
«Basta austerity», «Fermare il Jobs Act», «No alle politiche dell'Europa» sono gli slogan ricorrenti. «Sfileremo contro i trattati e i diktat dell'Unione Europea - hanno dichiarato gli organizzatori -, contro l'austerity, per il lavoro, il reddito, il welfare e contro la guerra alle porte dell' Europa». L'appuntamento, hanno dichiarato, è «la prima tappa di un percorso di mobilitazione, che accompagnerà sino a dicembre la Presidenza italiana dell'Unione Europea, per affermare la dignità e la supremazia del lavoro sul profitto».
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-06-28/a-roma-manifestazione-antagonisti-contro-politiche-austerity-europee-145019.shtml


Attimi di tensione a corteo antagonisti. Agenti bloccano manifestanti davanti sede Commissione Ue

«E' il controsemestre europeo». Slogan per la liberazione di due attivisti ai domiciliari

Attimi di tensione al corteo degli antagonisti di Roma quando un gruppo di manifestanti voleva arrivare davanti la rappresentanza della commissione Ue a Roma, in via IV Novembre. Sono stati però bloccati da un gruppo di agenti. Davanti la sede, imbrattata due giorni fa con slogan antagonisti, anche alcuni blindati delle forze dell'ordine.

Con il corteo di oggi inizia il «controsemestre popolare» degli antagonisti, che protestano contro il governo e le politiche di austerity della comunità europea.
Il corteo è partito da piazza della Republica sulle note di «La locomotiva» di Francesco Guccini. «Rottamiamo Renzi e i trattati dell'Unione europea - Controsemestre popolare» è lo striscione di testa, sormontato dal simbolo del gufo, che evoca ironicamente i «gufi e sciacalli» contro cui il presidente del Consiglio invitava il Pd all'unità per le elezioni Europee. A guidare i manifestanti lo spezzone dell'Usb con bandiere e manifesti che raffigurano il premier come un Giulio Cesare con il capo cinto da banconote da 80 euro.

In via Cavour, all'altezza di via degli Annibaldi, un gruppo di attivisti, sventolando fumogeni rossi e bianchi, ha esposto la bandiera dell'Unione europea con la scritta «No Ue» al centro, e lo striscione «Contro l'unione europea e l'Europa delle lotte». Ricordati anche Paolo Di Vetta e Luca Fagiano, leader dei Movimenti per il diritto all'abitare, attualmente agli arresti domiciliari, con lo striscione «Paolo e Luca liberi - no piano Casa, no art. 5».

«Basta austerity», «Fermare il Jobs Act», «No alle politiche dell'Europa», gli slogan ricorrenti. «Contro i trattati e i diktat dell'Unione Europea - dicono gli organizzatori -, contro l'austerity, per il lavoro, il reddito, il welfare e contro la guerra alle porte dell'Europa. E' la prima tappa di un percorso di mobilitazione, che accompagnerà sino a dicembre la presidenza italiana dell'Unione Europea, per affermare la dignità e la supremazia del lavoro sul profitto».

Il controsemestre accompagnerà sino a dicembre il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea. Al corteo, partito da piazza della Repubblica, c'erano l'Unione sindacale di base (Usb) insieme ad altri movimenti come quelli per l'Acqua pubblica, e i No tav. La manifestazione è stata indetta «contro l'austerità che affama milioni di persone, la disoccupazione e precarietà che annullano qualsiasi certezza per milioni di giovani e meno giovani, contro le privatizzazioni, le grandi opere che alimentano grandi gruppi e malaffare, contro la repressione del conflitto sociale e le politiche di riarmo», dichiara Costantino Saporito, del coordinamento nazionale Usb Vvf.

La manifestazione arriva a pochi giorni dalla data di insediamento del premier Matteo Renzi alla guida del consiglio europeo e che - promettono gli organizzatori - sarà «solo il primo tassello di sei mesi di contestazioni», di quella che definiscono un'«estate rovente».
http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/corteo_antagonista_roma_sabato_esedra_santi_apostoli/notizie/768718.shtml#fg-slider3

euromediterraneo sulla questione organizzato dalla Rete dei Comunisti nel novembre ...

pc 29 giugno - Pillole comuniste

La crisi politica che la borghesia di un paese imperialista può attraversare in forma prolungata non è capitalizzabile dalla avanguardia proletaria se non è già forte, organizzata, radicata, ma può costituire una opportunità di esercizio alla politica, di far comprendere la natura dell'azione del partito proletario, ma combattendo il velleitarismo e il tatticismo

da Pillole comuniste - 1 -
3-8-2013

pc 29 giugno - Sesso in cambio di asilo politico per gli immigrati "Sono uno che conta, tu che mi dai?” - Arrestato il direttore della Caritas diocesana di Trapani don Sergio Librizzi

"L'accoglienza" dei migranti nel nostro paese che scappano da guerre, miseria, fame, povertà causate dall'insaziabile fame di profitto e rapina del sistema imperialista è essere rinchiusi come nuovi schiavi nei CIE/lager imposti da governi moderno fascisti e razzisti, essere considerati senza avere alcuna colpa pericolosi criminali, subire vessazioni e violenze non solo dalle forze dell'ordine ma da tutto un sistema di potere sempre più marcio e corrotto in cui la Chiesa vi rientra pienamente.
"Le loro storie ci devono far piangere e vergognare" ha detto Papa Francesco in merito ai profughi ma nel frattempo la Curia Vescovile di Trapani ha solo sollevato il parrino Librizzi “per prudenza” dagli incarichi pastorali.
__________________________________

Don Librizzi: “Era un intoccabile e un impunibile”

Don Sergio LibrizziMinacciati alcuni testi durante le indagini. Nella rete dei complici ci sarebbero agenti delle forze dell’ordine. Intanto citato come teste il vicario della Diocesi, don Liborio Palmeri
Per la magistratura trapanese che indaga sulle presunte malefatte del direttore della Caritas diocesana, don Sergio Librizzi, arrestato ieri dalla sezione di pg della Forestale, accusato di violenza sessuale, concussione e tentata concussione, non è un semplice sospetto il fatto che a molti era notorio il comportamento del sacerdote. Nell’ordinanza firmata dal gip Emanuele Cersosimo ad un certo punto questa convinzione è messa nera su bianco e in più si fa riferimento a testi minacciati e intimiditi e alla “corte di potenti” che avrebbe “coperto” ilk sacerdote. Non solo soggetti anche qualificati della Diocesi ma anche uomini delle istituzioni: “…dalle indagini è emerso come fatto inconfutabile e notorio come il Librizzi sia detentore di una posizione di grande potere e che lo stesso sia strettamente legato ai soggetti più potenti di Trapani… Librizzi risulta essere unico ed incontrastato dominus di una complessa e articolata rete di cooperative, Ipab e società attraverso le quali gestisce in regime monopolistico non solo i centri di accoglienza per extracomunitari ma anche l intero universo del lavoro ad esso collegato generando e gestendo risorse e lavoro… holding finanziata con denaro pubblico che gestisce per intero il business dell’assistenza ai migranti…. i pochi coraggiosi che hanno avuto la forza di tentare di opporsi alle sue reiterate malefatte hanno subito (da soggetti terzi, diversi dal Librizzi ndr) intimidazioni, minacce, vere e proprie aggressioni”. Malefatte denunciate alle forze dell’ordine: “ i quali hanno invitato i soggetti che si erano rivolti loro a non sporgere denuncia e di mettere tutto a tacere con il chiaro effetto di creare intorno al Librizzi l’aura di soggetto intoccabile e impunibile”.
La storia da oggi è su tutti i giornali. Favori sessuali come tangenti. Il contraccambio era il nulla osta come rifugiato politico. Don Librizzi era tanto riconosciuto come “autorità” nel campo dell’accoglienza da essere nominato rappresentante del Comune di Trapani nella commissione prefettizia che concede agli immigrati l’asilo politico. Incarico tutt’ora mantenuto. Componente supplente fanno sapere dalla prefettura, ma agli atti di indagine viene registrata come costante la sua presenza sui luoghi operativi della commissione (come il Cie di Milo o il centro di Salinagrande). A suo tempo, sin dal 2011, il Comune di Trapani aveva designato Librizzi come supplente dell’allora portavoce del sindaco Fazio, Cinzia Bizzi. In commissione anche la dirigente comunale Rita Scaringi. Sfruttando questo incarico don Sergio Librizzi avrebbe agito per le sue malefatte. Prove schiaccianti contro di lui. Intercettazioni, ma non solo. Nell’ordinanza di 400 pagine sono riportati i contenuti delle intercettazioni , incredibili scene boccaccesche.
A completare anche i racconti di chi per ottenere lo status di rifugiato ha detto di avere dovuto “offrire” la propria mano al sacerdote o di avere dovuto “accettare” la sua. Sono otto le violenze sessuali contestate, le vittime tutti uomini e maggiorenni. Episodi risalenti al 2009, l’ultimo è del maggio scorso. Il sistema per carpire “obbedienza” era sempre lo stesso: “io sono una persona importante, faccio parte della commissione…posso farti avere tutto facile o posso rendere tutto più difficile….tu che mi dai?”. C’era chi acconsentiva. C’è stato chi è fuggito via. O chi è stato trovato in stato confusionale: “sono andato a chiedere una coperta a don Sergio e mi ha violentato”. Fin troppo spavaldo in una occasione don Sergio non avrebbe mancato di fare esplicite avances sessuali nei confronti di un tunisino, testimone una interprete. Fatto avvenuto all’interno del Cie di Milo durante uno di quegli “interrogatori” che i componenti della commissione autonomamente svolgono per poi riferire all’intera commissione che deve deliberare. “Tu parli con me e poi io dico alla commissione la tua storia”. Nel frattempo però, per come riferito dalla teste che, ha detto ai pm, con una scusa fu allontanata dalla stanza dallo stesso Librizzi, il sacerdote si sarebbe avvicinato al soggetto, un tunisino, accarezzandolo, anche sotto la maglietta, passando un dito sulla bocca. Gli sono stati sequestrati pc e denaro. E’ finita trascritta anche la parte finale di una telefonata con un ignoto interlocutore (nulla a che vedere con l’indagine) durante la quale don Sergio si è palesato interessato alla politica: “D’Alì ci vuole mettere la Cardinale?…minchia”. Don Sergio si occupava anche di politica e questo lo avrebbe portato nella commissione: pare designato a suo tempo dal sindaco di Trapani Fazio. Ma anche l’attuale sindaco Damiano avrebbe confermato la scelta. Circostanza che non è stato possibile appurare. A parte pubblichiamo però i decreti di nomina registrati sul sito della conferenza Stato Regioni da dove scaturiscono le nomine della commissione per i rifugiati...
http://www.alqamah.it/

pc 29 giugno - comunicato SRP ITALIA

Soccorso Rosso Proletario

 Si prepara a lanciare nuove campagne a livello nazionale di  solidarietà a tutti i prigionieri politici, comunisti, rivoluzionari, antimperialisti che sono nelle carceri italiane
Aderiamo e partecipiamo a tutte le iniziative contro tutte le montature poliziesche e giudiziarie che vedono processati compagni, proletari,  militanti di organizzazioni proletarie e antagoniste


a livello internazionale stiamo sostenendo e partecipando alla campagne e iniziative
rivendicare la libertà per SAIBABA, professore della università di Delhi,
leader del Fronte Democratico Rivoluzionario e per tutti i 10.000
prigionieri politici e del popolo nelle carceri indiane


rivendicare la liberazione di tutti gli arrestati in Turchia dopo la rivolta
di Gezi Park e esprimere solidarietà ai prigionieri politici comunisti e
rivoluzionari in Turchia


rivendicare la libertà per i prigionieri politici in Marocco e in tutti i
paesi del medio oriente


solidarizzare con tutti i compagni del movimento di opposizione NOA VAI TER
COPA in Brasile contro repressione, violenze di stato, arresti, torture


esprimere massima vicinanza ai prigionieri politici palestinesi in sciopero
della fame contro il regime sionista Israeliano


aderiamo all'appello internazionale lanciato da partiti e organizzazioni maoiste per difendere la vita del Presidente Gonzalo, leader storico del PCP e della guerra popolare in Perù

per la ricostruzione del Soccorso Rosso Proletario auspichiamo  la massima unità dei comunisti
e di tutti i solidali contro la repressione e le carceri perchè sia un organismo unitario generale nel nostro paese, chiamiamo tutti i compagni proletari comunisti,  rivoluzionari e  tutte le realtà politiche e sociali
di lotta autorganizzata a dare vita in ogni città a una struttura di Soccorso rosso proletario aperta e attiva e a marciare insieme verso una Assemblea nazionale


 Soccorso Rosso Proletario - Italia
srpitalia@gmail.com