lunedì 12 maggio 2014

pc 12 maggio - aggressioni e militarizzazione fascista- risposte antifasciste- processo agli antifascisti - massima mobilitazione !


Aggressione fascista a Napoli



sabato 10 maggio nei pressi del quartiere Vomero verso le 19:00, uno dei nostri compagni è stato aggredito da una quindicina di  militanti evidentemente di destra e riconoscibili dalle t-shirt riportanti loghi di casapuond e blocco studentesco,accusandolo di aver scattato alcune fotografie dal suo cellulare e successivamente seguito per un tratto di strada spintonato e minacciato più volte di violenze fisiche e, dato più preoccupante,continuando ad affermare di conoscere il suddetto compagno e di sapere dove trovarlo.
Come sempre accade in questi casi gli aderenti di casapound e di blocco studentesco hanno reagito in gruppo e con violenza nei confronti di chi porta avanti una lotta che mira alla libertà e all’ uguaglianza,al contrario di chi,persegue l’odio razziale, l’antisemitismo, il sessismo, il revisionismo storico e la violenza di gruppo finalizzata a favorire un clima di autoritarismo.
Al compagno aggredito va tutta la nostra solidarietà come da parte di tutti gli studenti, le studentesse, i cittadini e le cittadine che portano avanti nella nostra città ed in tutto il paese valori quali la resistenza e l’antifascismo.
Studenti Autorganizzati Campani

Milano: prove di militarizzazione, la nuova realtà del fascismo



 Più che mani­fe­sta­zioni, sfi­late di tipo para­mi­li­tare con i par­te­ci­panti dispo­sti non per file, ma inco­lon­nati e in movi­mento al passo dei tam­buri. Nes­suno ai lati. Tutti in divisa: magliette o felpe nere, pan­ta­loni dello stesso colore, anfibi ai piedi. Mol­tis­sime le fiac­cole. Davanti, ad aprire il cor­teo, un nugolo di ban­diere con la croce cel­tica. Così la mani­fe­sta­zione neo­fa­sci­sta di Milano lo scorso 29 aprile, pre­senti tutte le sigle dell’estrema destra, orga­niz­zata per com­me­mo­rare oltre ai caduti mis­sini degli anni Set­tanta, Ser­gio Ramelli ed Enrico Pede­novi, Carlo Bor­sani, un gerarca fasci­sta, fir­ma­ta­rio del Mani­fe­sto sulla razza, non­ché col­la­bo­ra­tore dei nazi­sti, fuci­lato dai par­ti­giani alla libe­ra­zione della città.
 Un colpo d’occhio inquie­tante: quasi un migliaio di per­sone, giunte anche da altre loca­lità lom­barde, saluti romani con il «pre­sente» gri­dato davanti alle lapidi (abu­siva quella per Bor­sani), a comando, nel silen­zio gene­rale, dopo l’«attenti». Quasi una piazza d’armi.
 Tra marzo e aprile, sem­pre a Milano, rap­pre­sen­ta­zioni simili si erano già svolte tra i via­letti del cimi­tero Monu­men­tale e di quello Mag­giore, il 23 marzo per ono­rare «i mar­tiri della Rivo­lu­zione fasci­sta», ovvero gli squa­dri­sti degli anni Venti caduti «in ser­vi­zio», alcuni dei quali tumu­lati in una cripta posta sotto un monu­mento fatto eri­gere da Benito Mus­so­lini nel 1925, e il 25 aprile al Campo X dove sono rac­colti i resti di quasi un migliaio di repub­bli­chini, periti tra il 1943 e il 1945, tra loro Ales­san­dro Pavo­lini, il coman­dante delle Bri­gate nere, Fran­ce­sco Colombo, il fon­da­tore della Legione Muti, diversi gerar­chi fuci­lati a Dongo, alcuni sgherri della banda Kock, nume­rosi militi della Decima Mas e una decina di SS ita­liane. Anche qui la stessa sce­no­gra­fia: colonne in nero, alcuni con tuta mime­tica, a passo di mar­cia, tra i fre­quen­ta­tori sbi­got­titi dei due cam­po­santi. Incre­di­bile l’assenza di rispo­ste isti­tu­zio­nali, anche da parte dell’assessore com­pe­tente dei cimiteri.
 Siamo di fronte a un fatto nuovo, a un salto di qua­lità non solo nelle coreo­gra­fie ma di sostanza, con l’introduzione di evi­denti atteg­gia­menti e pose mili­ta­re­sche, con una pro­gres­siva tra­sfor­ma­zione della stessa vita interna delle orga­niz­za­zioni neo­fa­sci­ste mila­nesi. Un’autentica muta­zione. Molti i segnali: adde­stra­menti alla mar­cia, rispetto asso­luto della disci­plina, gerar­chie dise­gnate sulla base della forza fisica, una sorta di «non­ni­smo» (ai più gio­vani le incom­benza manuali, attac­chi­naggi com­presi), «puni­zioni» anche fisi­che per i mili­tanti che sgar­rano, magari rom­pendo le righe anzi tempo. Pugni e calci. Peg­gio della caserma.
 Ciò che sta acca­dendo non va sot­to­va­lu­tato. La ripresa d’iniziativa di que­sti anni da parte del varie­gato uni­verso neo­fa­sci­sta sta assu­mendo a Milano carat­te­ri­sti­che pre­oc­cu­panti. Un modello quasi unico nel pano­rama nazio­nale. Non si tratta solo dell’apertura di nuove sedi, della pre­senza di ban­chetti o gazebi di pro­pa­ganda. Si tratta del ten­ta­tivo di occu­pare spazi riven­di­can­doli con la forza. La pro­spet­tiva è quella dello scon­tro. Que­sto il senso delle mani­fe­sta­zioni recenti, a par­tire dal 29 aprile, vere e pro­prie esi­bi­zioni musco­lari a mar­care una piazza alter­na­tiva al 25 aprile. Alcune delle stesse for­ma­zioni pro­mo­trici degli eventi ricor­dati si stanno signi­fi­ca­ti­va­mente strut­tu­rando. Lealtà azione, nata da una costola degli Ham­mer­skin, si muove ormai, per sua stessa ammis­sione, ispi­ran­dosi alla vita dei lupi (uno degli emblemi adot­tati), riu­niti in branco, fedeli e sot­to­messi a un capo asso­luto, pronti a «sbranare».
 Si riten­gono evi­den­te­mente maturi i tempi e favo­re­voli le con­di­zioni di fronte a isti­tu­zioni locali, sin­daco Pisa­pia e giunta com­presi, capaci il più delle volte solo di fle­bili sus­surri, alla bene­vo­lenza della que­stura, una garan­zia per lo svol­gi­mento senza grandi intoppi delle ini­zia­tive, e ai limiti di un anti­fa­sci­smo che non ha ancora colto fino in fondo la par­tita che si sta giocando.
Di Saverio Ferrari per Il manifesto



Novate Milanese è antifascista: via Casapound!

2734603-novate... un esiguo gruppetto di Casapound ha allestito un banchetto in piazza Pertini a Novate Milanese nel tentativo di racimolare qualche adesione e distribuire volantini in vista delle elezioni comunali del 25 maggio. A guidare la lista è Angela De Rosa, la quale, avendo cambiato casacca, è migrata dal Pdl alla lista dei fascisti del terzo millennio: così l'organizzazione si trova inaspettatamente ad avere una rappresentanza istituzionale.La città di Novate però non è disposta a tollerare il gruppuscolo neofascista, perciò nella giornata di ieri è stato organizzato un contropresidio per far capire in modo chiaro che la presenza dell'organizzazione di estrema destra non è gradita dai cittadini. Ancora una volta la polizia si è schierata a difesa dei loschi figuri, i quali hanno pensato bene di aggredire il contropresidio. Non appena hanno sentito le note della canzone “Bella ciao”, una decina di militanti armati di caschi e bastoni sono partiti nella direzione del raggruppamento antifascista. Al secondo 0.45 si vede apparire anche la candidata in lizza avanzare in prima fila correndo e gridando “Ve ne dovete andare”: sarà che De Rosa è particolarmente allergica alla canzone o ha un'idea tutta sua del concetto di “democrazia”? Nonostante le minacce verbali e lo sfoggio di caschi e bastoni, il presidio antifascista è continuato in maniera determinata. Verso il tardo pomeriggio, 4 antitifascisti/e si sono allontanati dal presidio per fare ritorno a casa, quando un gruppo di quindici persone, presumibilmente militanti di Casapound, li ha aggrediti da dietro le spalle per poi allontanarsi in fretta. L'episodio conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l'assoluta urgenza di estirpare l''organizzazione di estrema destra da ogni territorio. In quest'ottica con la giornata di ieri il comune di Novate ha dimostrato che sul suo territorio i neofascisti non sono benvenuti e presidi antifascisti sorgeranno con prontezza e determinazione per contrastare questa indegna presenza.

Rimini antifascista oggi in piazza contro Forza Nuova
Sono passati poco più di due mesi da un fatto gravissimo, ossia il tentato omicidio ai danni di due compagni da parte di giovani nazisti che fanno riferimento al partito politico Forza Nuova, e ci ritroviamo nuovamente a dover subire nella nostra città un comizio di questi patetici personaggi in camicia bianca. Una camicia (nera nei fatti) che nonostante i loro proclami non si può mascherare dietro un sorriso. Una camicia che, oggi come ieri, è sporca di sangue. Il sangue dei partigiani e degli antifascisti di ieri e di oggi.

La nostra città conosce bene chi sono e cosa vogliono realmente questi soggetti perché l'ha vissuto sulla propria pelle.
Dai rastrellamenti, rappresaglie, deportazioni e uccisioni di ieri fino ad arrivare alle aggressioni di oggi:  accoltellamenti squadristi, assalti armati agli spazi sociali. Questo è l'inaccettabile risultato della presenza di partitini nazisti in città.
Rimini sa che oggi come ieri i fascisti non hanno cambiato faccia, anche quando la nascondono dietro infami sorrisi da propaganda.
Fascismo e nazismo anche oggi vogliono dire odio nei confronti del diverso per fomentare guerra tra poveri, negazione delle libertà individuali e collettive, autoritarismo al servizio di quello sfruttamento capitalista che è la causa principale della crisi economica.

Per tutto questo la pazienza è finita e non ci dev'essere più spazio per le provocazioni nazifasciste.
Non abbiamo bisogno di altri martiri per comprenderlo.

Tuteliamo la nostra città, autodifendiamoci, cacciamo fuori quel ferrovecchio dello stragismo che è Roberto Fiore e la sua accozzaglia nazista che si chiama Forza Nuova!
Le strade sono nostre, per gli infami squadristi servi dei padroni non c'è spazio!
Fuori i fascisti da Rimini!

RIMINI ANTIFASCISTA


pc 12 maggio - Liberiamo Roma!


12a.Ma c’è un pezzo di città che resiste, lo ha fatto in piazza il 19 ottobre scorso e il 12 aprile, che lo fa ogni giorno ridisegnando dal basso la metropoli, liberando immobili dalla speculazione, affermando il diritto all’abitare e l’accesso alla cultura, lottando contro precarietà e sfruttamento, costruendo forme di mutualismo e di lotta al lavoro povero e precario, autonomo e dipendente, difendendo e risocializzando i beni comuni, a partire dall’acqua, dal patrimonio e dai servizi pubblici.
Questa città vuole tornare in piazza per affermare il diritto alla città dei molti contro gli interessi dei pochi, per difendere le lotte e gli spazi conquistati, per liberarsi dai divieti del governo e della questura.(Questa città ha diverse cose da dire al sindaco e alla giunta, che) Il tempo degli alibi è finito, non è più possibile chiedere ulteriori sacrifici a chi è costretto all’impoverimento sempre più diffuso su tutto il territorio urbano ed è per questo che torniamo in piazza per liberare la città, per riprenderci le strade!
Movimenti per il diritto all’abitare e contro la precarietà e l’austerity
casaxtutti.wordpress.com

pc 12 maggio - Grande mobilitazione in India e nel mondo per la libertà di SAIBABA, leader del Fronte Democratico Rivoluzionario, in preparazione 4 iniziative in Italia - info csgpindia@gmail.com


pc 12 maggio - Expo' Milano: la più che delegittimata borghesia italiana in disfacimento etico, politico, economico e sociale...

La borghesia italiana “illuminata” quella che fa finta di credere che questo sistema sociale per quanto faccia schifo abbia una speranza, alla Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano La Repubblica, per intenderci, è costretta di volta in volta a guardarsi allo specchio e rifare l'elenco delle infinite ruberie e degli infiniti crimini di ogni ordine e tipo, prima, durante e dopo le varie Tangentopoli, dal nord al sud del paese, nella nuova speranza che sia l'ultima. E ancora una volta cerca tra i possibili loro rappresentanti chi potrebbe non essere della pasta dei peggiori delinquenti e adesso pensa di aver trovato il “nuovo”, il giovane e veloce Renzi. Purtroppo per queste finte anime belle il sistema capitalistico è questo, un pugno di uomini ricchi che domina la società, cui non basta arricchirsi sfruttando il proletariato, ma che deve anche delinquere per la sete infinita di profitto.
Questo articolo di Statera su Affari&Finanza di oggi descrive un paese, meglio la sua borghesia, che è proprio quello definito così: un paese in disfacimento etico, politico, economico e sociale!

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“I duemila giorni di solitudine di chi lanciava allarmi sull'expo

[Si capisce che non basta “lanciare allarmi” per fermare i delinquenti? Le sottolineature sono nostre]

Il grande evento salvifico che avrebbe dovuto certificare la fine della decadenza, il riscatto dell'Italia agli occhi del mondo, è ormai la silloge di un paese in disfacimento etico, politico, economico e sociale. C'erano 2.585 giorni per far bene le cose da quel 31 marzo 2008, il giorno in cui tra epici festeggiamenti l'Italia ottenne dal Bureau International des Exposition l'organizzazione dell'Expo 2015, l'evento mondiale del secondo decennio del secolo. Miliardi di investimenti, milioni di visitatori annunciati da ogni angolo dell'orbe terracqueo con un gigantesco ristoro dell'economia nazionale, decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. [Fatti mille volte denunciate dal basso, da lavoratori e organizzazioni di lotta, che proprio i mass-media spesso fanno finta di non vedere]
Seguirono duemila e più tragici giorni nei quali non una pietra fu mossa, non una zolla fu sollevata per realizzare l'area espositiva. Andò invece in scena un bieco spettacolo di caccia alle poltrone e di spartizione tra politici, faccendieri, signori degli appalti, mafie di ogni genere all'ombra della simoniaca cupola affaristica lombarda cresciuta come un tumore nei diciotto anni di formigonismo. La Direzione Nazionale Antimafia aveva segnalato fin dal primo giorno che gli interessi e gli appetiti intorno all'evento si preannunciavano 'maggiori persino di quelli ipotizzabili dalla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina', [Quanta impotenza dimostra questa Direzione Nazionale Antimafia!] che Berlusconi aveva rimesso in cima al delirio delle grandi opere. Ma nessuno volle ascoltare i ripetuti allarmi, [nessuno chi?] attribuiti a pericolosi disfattisti. Di fronte alla sanguinosa lotta per le nomine e per il controllo dei finanziamenti e degli appalti, qualcuno ipotizzò la rinuncia. Il saggio professor Vittorio Gregotti citò la rinuncia di Mitterrand che nel 1989 cancellò dalla sera alla mattina il faraonico programma di festeggiamenti per il bicentenario della rivoluzione francese. [Quindi annullare si può, come per la TAV, ma gli affari, seppur criminali, sono affari...].

Oggi, dopo gli ultimi arresti dei sempreverdi nonni di Tangentopoli, come Frigerio e Greganti, e dei loro moderni epigoni, il sogno si è trasformato nell'incubo annunciato sotto gli occhi stupefatti del mondo. Un classico della corruttela nazionale, come il G8 della Maddalena poi trasferito all'Aquila tra sprechi e ruberie, i mondiali di nuoto e ogni altro evento che ha consentito di spartire centinaia di milioni di pubblico denaro tra delinquenziali bande predatorie protette soprattutto dalla struttura criminale del berlusconismo. Bande che in Lombardia negli oltre tre lustri di comando di Formigoni e del suo cerchio magico ciellino si sono specializzate per settori. Sotto la grande cupola, operano senza colpo ferire sottocupole nella sanità, nell'ambiente, nei rifiuti, nell'urbanistica, nelle opere pubbliche. Ormai alla fatidica data del primo maggio 2015 mancano meno di 350 giorni. I lavori a Rho nella più ottimistica tra le stime sono neanche al 50 per cento e la corsa contro il tempo rischia di essere perduta esponendoci a un'ulteriore figuraccia mondiale. Domani sarà a Milano per tentare di affrontare la situazione il presidente del Consiglio Matteo Renzi: 'Non faremo finta di niente - dirà - siamo qui per affrontare le questioni e non per nasconderle'. Sarebbe però consigliabile che a Milano nascondesse almeno il suo ministro Maurizio Lupi, [No, sarebbe bene che si nascondesse lui, insieme a tutti i suoi Lupi in quanto rappresentante di tutta questa porcheria!] che nel sistema affaristico lombardo-ciellino è una delle figure di maggior spicco e il cui nome compare nelle carte dei magistrati che hanno ordinato la retata di giovedì scorso. E che chiedesse ben conto al commissario unico Giuseppe Sala come è possibile che non si sia accorto che la sua fiducia veniva 'sorprendentemente tradita'. Sorprendentemente?

pc 12 maggio - Lotte nella logistica - dalla manifestazione di Piacenza cronache e commenti - il ruolo, il sostegno e l'appello di proletari comunisti

PROLETARI COMUNISTI, i cui compagni a Bergamo, a Milano, nello slai cobas per il sindacato di classe sono già impegnati nelle lotte della logistica, esprime il proprio totale appoggio a tutte le lotte degli operai della logistica, da chiunque organizzate, .
Fa appello agli operai delle fabbriche, nei posti di lavoro, perchè esprimano solidarietà.


Questa lotta è importante per vari motivi:
  • perchè in un momento in cui in generale le lotte degli operai, delle fabbriche, della maggiorparte dei lavoratori sono ancora piccole e inadeguate, per responsabilità principale del processo di liquefazione nella difesa degli interessi dei lavoratori da parte del movimento sindacale a guida cgil, cisl, uil, la lotta degli operai della logistica, che resiste, si estende nel settore, assesta in alcuni momenti colpi alle controparti, si pone attualmente come componente d'avanguardia del movimento dei lavoratori;
  • perchè questa lotta, in cui la stragrande maggioranza sono operai immigrati, da un lato smaschera il legame sfruttamento/razzismo dei padroni e dello Stato italiani; dall'altra mostra che invece gli operai non hanno “colore” o paese, ma si riconoscono nella lotta come unica classe;
  • perchè è una lotta che pone al centro, non solo la difesa del lavoro e delle condizioni di lavoro, ma anche, e spesso come principale, la difesa del diritto degli operai di scegliere loro come organizzarsi sindacalmente, contro i sindacati confederali che spesso trovano la migliore sponsorizzazione da parte delle stesse aziende; quindi il riconoscimento del loro sindacato di base come condizione per una reale salvaguardia delle rivendicazioni;
  • perchè la linea che la guida e la pratica è all'insegna dell'unità tra gli operai, tra le lotte dei vari settori della logistica, all'insegna delle parole d'ordine: “Se toccano uno toccano tutti! Se perdiamo perdiamo tutti! Se vinciamo vinciamo tutti!”;
  • perchè la risposta repressiva della polizia, vedi all'Ikea e in tante altre realtà, come l'aggressione fascista di Trezzo organizzata direttamente dai padroni delle cooperative, vogliono impedire che la lotta si estenda e vinca; ma stanno trovando una degna risposta: la repressione non ferma ma alimenta la ribellione.
PROLETARI COMUNISTI RITIENE CHE LA BATTAGLIA SI VINCE SE SI UNISCONO LE VARIE LOTTE DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA, SE LE REALTA' SOLIDALI DEL MOVIMENTO LE SOSTENGONO TUTTE, SUPERANDO SPIRITO DI PARTE O DI SCHIERAMENTI PRECOSTITUITI.

ASSUMIAMO LO SPIRITO DI CLASSE UNITARIO DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA.


12.5.14

Piacenza: il corteo combattivo dei facchini contro l'Ikea


ikea_razzistaDomenica pomeriggio più di un migliaio di operai della logistica e compagni di lotta hanno risposto all'appello al corteo convocato dai facchini dell'Ikea di Piacenza e organizzato dal sindacato di base S.I.Cobas. Determinati e combattivi come sempre gli operai hanno aperto la manifestazione ripetendo con grande energia gli slogan del movimento operaio della logistica: “giu le mani dal facchino!”, “siamo uniti, uniti, uniti!”, “il facchino paura non ne ha!”, “Ikea razzista, lavoro da schiavista!”. Il corteo si è mosso intorno alle 16h e si è ingrossato dalla presenza di numerose delegazioni provenienti da diverse parti d'Italia. Gli interventi dei militanti del S.I.Cobas hanno spiegato al megafono le ragioni della rabbia che i facchini esprimevano passo dopo passo, puntando il dito contro il sistema delle cooperative caporali e in questo caso contro l'Ikea, che dopo la straordinaria vittoria operaia dello scorso anno, sembra intenzionata a riprendere l'iniziativa contro i facchini e la loro stessa possibilità di organizzarsi per conquistare la dignità da troppi anni oltraggiata e calpestata dallo sfruttamento. Il corteo ha attraversato la prima periferia e nel momento in cui ci si stava dirigendo verso il centro, la celere piacentina ha indossato i caschi e gli scudi per provocare gli operai impedendogli il passo. Gli slogan si sono fatti più alti e rabbiosi, e i manifestanti non accettando l'ennesima provocazione, sono andati avanti, costringendo la celere a retrocedere a passo svelto. La provocazione della celere e il divieto della questura ad attraversare il centro città è stata respinta al mittente e i facchini hanno potuto manifestare anche nel centro cittadino. Durante il corteo è stato anche improvvisato un comizio animato dagli interventi dei compagni del S.I.Cobas, degli operai, e di molte realtà locali o accorse a Piacenza per solidarizzare con la lotta dei facchini dell'Ikea. Il Laboratorio Crash di Bologna ha partecipato alla manifestazione sollecitando con un volantino e interventi la necessità di rafforzare ancora di più i legami tra le tante lotte sociali e la straordinaria rivolta degli operai della logistica, in vista anche dei ripieghi repressivi che i padroni e le istituzioni stanno per mettere in campo in tutto il Nord Italia per fiaccare le lotte.

Leggi il comunicato di indizione del corteo del S.I.Cobas

In molti, a Piacenza, hanno preso posizione sui fatti di oggi all'Ikea. Tranne poche eccezioni, c'è stato un coro unanime che, con sfumature differenti, si dice preoccupato della situazione e bolla, sostanzialmente, i lavoratori in lotta e chi li sostiene come un problema di ordine pubblico facendo passare IKEA e la Coop. San Martino come vittime di una minoranza di facinorosi che non avrebbero motivi validi di protestare.

C'è addirittura chi, in modo squallido e vergognoso, come Marco Colosimo, Consigliere Comunale Piacenza Viva, figlio di Antonio Colosimo della segreteria territoriale FIT-CISL, definisce i "pseudo sindacalisti" del SI.COBAS degli "opportunisti accompagnati dai centri sociali di stampo comunista che approfittano dell'ignoranza economica e sociale di soggetti che lavorano all'interno di Ikea tramite la Cooperativa San Martino". Parlare di persone a lui sconosciute e della loro "ignoranza economica e sociale", parlare di solidali "di stampo comunista" che appoggiano la lotta dei lavoratori andando incontro a manganellate e denunce, esprime ovviamente un giudizio politico-razzista che si commenta da solo.

In un nostro comunicato stampa del 25/11/2013 denunciavamo che Colosimo padre, sig. Antonio, aveva recentemente tirato un bel bidone ai lavoratori ex Euroservizi, cooperativa precedentemente operante in IKEA ed ora in stato di liquidazione (altro bidone). Il "nostro" indomito sindacalista che insieme a Massimiliano BOROTTI della UIL Trasporti oggi firma una "comunicazione urgente" che condanna la lotta «ad opera dei "soliti noti" che ben poco hanno a che fare con la normale pratica sindacale» mantenne, allora, il silenzio stampa rispetto alle nostre contestazioni circa i truffaldini verbali di Conciliazione in sede sindacale che confezionò per i lavoratori nel loro passaggio alla neonata "Società Cooperativa NT Service".

In questi verbali il socio-lavoratore, infatti, accettava espressamente che la "Società Cooperativa NT Service sia liberata dalla responsabilità solidale per il credito per retribuzioni maturate e non pagate, per TFR e per il Fondo il Fondo di Previdenza integrativa, nonché per tutti i ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità, ferie, permessi e per ogni altro credito maturato alla data del 31 ottobre 2013. Il socio lavoratore rinuncia pertanto alla solidarietà di NT Service ex art. 2112 c.c. pere dette ragioni di credito e relativamente ad ogni altra pretesa, diritto, domanda ed azione che sia dipendente, collegata o conseguente al rapporto di lavoro intercorso con Società Cooperativa Euroservizi".
Vediamo se questa volta il sig. Colosimo si degnerà di far chiarezza su questo fulgido esempio di "normale pratica sindacale" e se il sig. Antonio, politico di successo, a qualcosa da dire in merito .

La Filt CGIL, invece, con un comunicato del segretario generale di Piacenza CLAUDIO CHIESA, parla di tornare allo pseudo tavolo con le altre confederazioni per la vertenza IKEA per discutere gli aspetti contrattuali migliorativi per tutti. Un bel tavolo tra amici, alle spalle dei lavoratori, per giocare ad una rappresentanza che non hanno, bypassando le assemblee nel Deposito per il semplice fatto che quando hanno provato a farle sono andate deserte.
Il comune, dal canto suo, si affida alle "tesi migliorative" della San Martino circa l'applicazione del CCNL e chiede pertanto che si metta fine immediatamente al blocco dell'impianto.

L'idea dei lavoratori masochisti che mettono a repentaglio la loro occupazione perché fuori di testa ovviamente non sta in piedi e non la condividiamo. Essendo la maggior parte dei lavoratori in questione immigrati (e non ignoranti) sono in Italia proprio per lavorare.
Il problema di "ordine pubblico" non sono i lavoratori ma chi li sfrutta e li vuole sottomessi e siamo pronti, visto anche le denunce per diffamazione, a qualsiasi confronto pubblico su quanto abbiamo affermato ed affermeremo.

Intanto, il presidio permanente dei lavoratori davanti al Deposito Ikea, ringraziando tutti gli operai delle altre aziende e i solidali che ci stanno sostenendo, ha deciso che domenica 11 maggio porterà le sue istanze nella città, attraversandola con una manifestazione nel pomeriggio e chiamando alla partecipazione tutti coloro che ci sostengono a Piacenza e nel paese. Da lì lanceremo una campagna di lotta da sviluppare nel proseguo di questa battaglia.

Ci vogliono ridurre a problema di ordine pubblico, faremo capire che il vero problema è un sistema economico-politico sordo alle istanze dei lavoratori, che li vuole ridotti ad una condizione subalterna, senza giusti salari e soprattutto ridotti al silenzio.

Ci stanno provando. Lo impediremo!

DOMENICA 11 MAGGIO ORE 16, CORTEO A PIACENZA CON PARTENZA DAI GIARDINI MARGHERITA.
Sindacato Intercategoriale Cobas
Coordinamento provinciale - Piacenza
7 Maggio 2014


Leggi il testo del volantino distribuito dal Laboratorio Crash durante il corteo:

In questi mesi lungo le strade delle periferie dell'Emilia-Romagna abbiamo incontrato nuovi compagni e compagne, sono i facchini, che organizzati nel loro sindacato S.I.Cobas hanno alzato la testa anche nella nostra regione. Dal primo picchetto ad oggi la loro lotta è diventata la nostra lotta: a Piacenza, a Modena e a Bologna, la nostra città, abbiamo dato il nostro contributo con umiltà e determinazione convinti che a partire dalla battaglia degli operai della logistica uno spazio di unità possibile tra sfruttati e sfruttate fosse all'ordine del giorno, e così è stato! A bologna studenti medi, universitari, occupanti di case, precari e disoccupati organizzati nel Laboratorio Crash e nei collettivi autonomi non hanno mai fatti mancare tutte le forme di sostegno disponibili alla lotta dei facchini, e dai facchini non è mai mancata la pratica della solidarietà di classe alle tante lotte che attraversano la nostra città.Martedì e mercoledì abbiamo risposto all'appello dei compagni operai di Piacenza e non abbiamo fatto mancare anche i nostri pugni chiusi nelle giornate di dignità e resistenza dei facchini piacentini!

Vogliamo cogliere l'occasione per confermare la nostra più convinta e concreta espressione di solidarietà a tutti i compagni e le compagne colpiti dalla repressione, legale o illegale che sia, durante questi anni di lotta nei magazzini della logistica. Siamo al fianco degli imputati del processo Bennet e a quanti sono stati aggrediti con denunce e fogli di via da Piacenza. Nella nostra città durante le battaglie ai cancelli della Granarolo abbiamo ricevuto lo stesso trattamento che le autorità piacentine hanno rivolto ai facchini dell'Ikea, ma come loro non ci siamo fatti intimidire e non abbiamo abbassato la testa: criminalizzazione per mezzo stampa, minacce, ritorsioni, aggressioni di crumiri, gas velenosi, manette, arresti e centinaia di denunce accumulate in alcuni mesi di lotta, non ci hanno fatto arretrare di un passo. Nelle prossime settimane inizierà il processo contro alcuni compagni presenti all'iniziativa di lotta del dicembre 2013 quando in solidarietà agli operai dell'Ikea riuscimmo a chiudere per un pomeriggio lo stabilimento bolognese della multinazionale svedese del mobile. Fummo aggrediti da gravi provocazioni e cariche della celere, ma resistemmo fino a quando dagli altoparlanti non sentimmo che “L'Ikea oggi chiude!”. Un nostro compagno è agli arresti domiciliari da mesi e andremo al processo insieme a lui, a testa alta proprio come un facchino quando si ribella alla condizione di schiavitù impostagli dal sistema infame delle cooperative!

Facciamo della solidarietà la nostra grande risorsa di lotta per il conflitto sociale di oggi e di domani, e a partire da importanti giornate come quella di oggi, che ci vede tutti e tutte in corteo a Piacenza al fianco degli operai dell'Ikea, continuiamo a batterci contro le ingiustizie e per la libertà dalle catene dello sfruttamento e della precarietà. Facciamo appello alla mobilitazione in vista del vertice dell'Unione Europea sulla disoccupazione a Torino che si terrà il prossimo 11 Luglio. Crediamo che sia una grande possibilità da cogliere per consolidare i percorsi di lotta e rinforzare la solidarietà tra i più poveri e impoveriti dalla crisi capitalistica in Italia.

Sciopero per la dignità fino alla vittoria!
Solidarietà militante al S.I.Cobas e agli operai di Piacenza!
Alla lotta! Al picchetto!

pc 12 maggio - Dopo la manifestazione di Piacenza la lotta deve continuare

Campagna di solidarietà con la lotta degli operai della logistica

LO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE coordinamento nazionale LANCIA UNA CAMPAGNA DI SOLIDARIETA' con la lotta degli operai della logistica di Bergamo/Milano e con tutte le lotte nella logistica in corso
.
Questa lotta a Bergamo Milano è importante perchè sta diventando un concentrato degli attacchi dei padroni delle cooperative contro i lavoratori, con licenziamenti, trasferimenti punitivi, attacco ai diritti, condizioni di lavoro disumane fino a 14 ore al giorno, ricatti verso i lavoratori per dividerli e impedirne la lotta, repressione verso i lavoratori iscritti allo slai cobas sc, attacco squadristico al blocco dei lavoratori a Trezzo, tentativi di non riconoscere il sindacato.
Ma questa lotta è importante soprattutto perchè gli operai rispondono con forza e determinazione, resistono alla repressione, estendendo e unendo via via altri settori della logistica per una battaglia comune contro lo strapotere e l'illegalità del sistema delle cooperative, mettendo al centro la parola d'ordine: se toccano alcuni in una cooperativa, gli operai non sono soli". Con la coscienza che se i padroni cominciano ad attaccare i diritti di alcuni operai prima o poi attaccheranno i diritti di tutti.
Nello stesso tempo questa lotta sta smascherando nei fatti il connubio tra aziende e sindacati confederali, pronti a svendere lavoro, condizioni e diritti dei lavoratori; e al contrario sta mostrando la forza che hanno i lavoratori quando si autorganizzano.

Questa lotta, importante anche nella situazione attuale di debolezza della risposta operaia agli attacchi padronali, è di esempio per tutti i lavoratori e deve vincere.
  • estendiamo e uniamo le lotte della logistica, anche attraverso l'unità d'azione dei sindacati di base e di classe che le organizzano nelle varie città italiane;
  • costruiamo uno sciopero e manifestazione nazionali di tutte le realtà in lotta della logistica entro il mese di giugno;
  • rafforziamo e generalizziamo il fronte di solidarietà in ogni città, a livello nazionale, intorno a queste lotte, a questi operai. I lavoratori della logistica non devono essere e sentirsi soli. Tutte le realtà di lavoratori, tutte le realtà solidali con la lotta degli operai ora devono farsi sentire e appoggiare questa battaglia insieme e ognuno mettendoci il proprio contributo, le proprie, anche diverse, iniziative.

12.5.14

pc 12 maggio - La Fincantieri sarà privatizzata entro giugno con la benedizione di Renzi e dei sindacati confederali

Renzi probabilmente si attribuirà anche il merito di essere riuscito dove altri avevano fallito e cioè la privatizzazione di Fincantieri, azienda statale quasi al 100%. Dopo vari tentativi, infatti, che avevano impedito negli anni passati la manovra e trovato la risposta di lotta di una parte degli operai della Fincantieri e della Fiom (questi non certo per difendere davvero gli interessi degli operai, ma piuttosto perché da sempre dentro Fincantieri, i sindacalisti ci si trovano come il topo nel formaggio, così come i grandi “manager” di Stato visto che Bono è amministratore delegato della Fincantieri da 13 anni!), adesso l'azienda è ritorna alla carica.
Renzi infatti questa mattina è arrivato a Monfalcone per partecipare alla cerimonia del varo della Regal Princess, “per poche decine di minuti” riportano i media “Quanto basta per fare i complimenti alle maestranze dell'azienda, a inneggiare all'orgoglio della manifattura italiana, ad annunciare la quotazione in Borsa di Fincantieri entro l'estate” e a spararne una delle sue frasi che resteranno nei secoli: "Vi invito a navigare con coraggio nei mari dei mercati esteri", proprio quello di cui si vanta 'ammnistratore delegato Bono! “Poi via, velocissimo...”
Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, è particolarmente euforico, per la presenza del premier e per la circostanza in generale, e anche lui non si trattiene dalla frase celebre: "Le eccellenze italiane nel mondo possono essere sintetizzate con 4 "F": Ferrari, fashion, food e Fincantieri". Noi per Bono e Renzi ne avremmo una quinta...
Bono è entusiasta e continua snoccialando le cifre positive: “...abbiamo chiuso il 2013 con 85 milioni di utile netto e 300 milioni di ebitda, a fronte di 3 miliardi e 800 milioni di ricavi consolidati. Ricordo anche che al 31 dicembre scorso abbiamo registrato oltre 8 miliardi di euro di carico di lavoro e 12,9 miliardi di portafoglio ordini”. E questa volta non prende nemmeno in considerazione le possibili opposizioni visto che “Questo paese ha parusa dei combiamenti... Ci sembra però che stia iniziando a maturare la consapevolezza che certe cose non possiamo più permettercele... La cultura si è evoluta, e si va verso il superamento del conservatorismo tout court. Insomma, siamo alla soglia di un nuovo Rinascimento»”. Ecco un'altra bella sparata ad effetto, ma non si capisce perché se l'azienda va tanto bene ecc. ecc. debba essere privatizzata!
Naturalmente Bono nell'intervista riportata da Affari&Finanza di oggi, non dice che chi comprerà le azioni deciderà il futuro dell'azienda e quindi degli operai, come hanno ben dimostrato tutte le privatizzazioni, e la rassicurazione della “golden share”, e cioè tenersi il 51% delle azioni, può valere come giochetto per i primi tempi tanto per ingannare il “pubblico”, poi se tutto andrà bene, sarà necessario vendere ancora ecc.

Adesso, che la Fincantieri si dà già per privatizzata, e si aspetta solo il via libera a giugno, la palla ritorna prepotentemente nel campo degli operai che se non riescono a fermare questa operazione con azioni di protesta dovranno nonostante le rassicurazioni di Bono aspettarsi attacchi ancora più pesanti, di sicuro “flessibilità e formazione” dice Bono.

pc 12 maggio - Da Renzi al Movimento 5 Stelle, ognuno con il suo viscido spot elettorale: il caso Sicilia

Dagli 80 euro di Renzi che in vista  delle imminenti elezioni europee mostra via Twitter il cedolino con il credito con cui gli italiani (ma solo una fascia di lavoratori dipendenti rientranti entro un certo reddito con un andamento variabile e progressivo! pensionati, diversi settori di precari, incapienti... sono esclusi) a suo dire, arrogante e ipocrita, potranno  "far riprendere i consumi" nel paese, al "microcredito" del Movimento 5 stelle, altro vergognoso spot elettorale dei grillini che continuano a vomitare beceri proclami populisti riempiendo la testa delle masse a suon di urla e seminando illusioni, mentre, come si legge nell'articolo che riportiamo sotto, si vede chiaramente che "i sacrifici" fatti dai grillini siciliani dell'ARS nel ridursi lo stipendio non sono altro che l'ennesima manovra molto fumo e niente arrosto.
E a dirlo sono gli stessi padroni delle medie e piccole aziende, gli interlocutori cui si rivolgono i grillini, è questo "il loro popolo"!, quelli che dovrebbero accedere ai fondi del "microcredito", ma che a quanto si legge, non sono contenti di restare a bocca asciutta, certamente gli piacerebbe ricevere altri fondi oltre tutti quelli che ricevono già dal governo nazionale per continuare ad arricchirsi sulla pelle di operai, lavoratori, precari, masse popolari.
E oltre "il danno" la beffa! I soldi "messi da parte"   resteranno di fatto in banca a  disposizione dei grillini e il tutto si riduce appunto in uno spot elettorale come dice lo stesso Presidente regionale di Confcooperative.

*****

Il microcredito targato 5Stelle - Le aziende: “Solo un bel sogno”tra interesse e prudenza i giudizi dei rappresentanti delle categorie “Sono troppi i paletti per accedere, molti settori importanti restano fuori”
Le imprese ringraziano, ma non sono affatto convinte che la mano tesa oro dai deputati del Movimento Cinque Stelle possa davvero aiutarle a tirarsi fuori dal burrone dentro al quale le ha pinte la crisi. L'accesso al microcredito – il progetto a sostegno delle piccole imprese portato avanti dai “grillini” eletti all'Ars che dall'insediamento hanno rinunciato a una fetta di stipendio mettendo insieme quasi un milioni di euro – sarebbe impossibile per le aziende. Ne è sicuro il presidente della Cna Mario Filippello: “Verrà garantito anche attraverso i fondi europei del progetto Jeremie che prevede paletti impossibili da superare per le imprese tant'è che i fondi creati da Unicredit e Bnl sono stati un totale fallimento”. Cna, Legacoop, Confcooperative, Coldiretti, ma anche Confindustria Palermo, pur lodando lo sforzo fatto dai deputati Cinque Stelle, temono che l'iniziativa resti solo simbolica. “Se non elettorale”, dice più polemico Gaetano Mancini, presidente regionale di Confcooperative, 2.100 quelle associate in Sicilia: “La vicinanza con le Europee – dice – rende poco chiara la comunicazione del progetto.”. La scelta di lanciare l'iniziativa pochi giorni prima del voto ha scatenato una bufera politica: dopo il Pd, ieri sono arrivate pure le critiche del presidente nazionale dell'Udc Giampiero D'Alia: “Più che microcredito mi sembra un tentativo macroscopico di voto di scambio”.
Legacoop, pur ritenendo “l'iniziativa non risolutiva”, punta invece su ruolo simbolico del progetto: “Può essere utile per aprire un dibattito”, dice il presidente Elio Sanfilippo. La stessa linea del presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante: “E' un'iniziativa lodevole che va sfruttata nel modo giusto”, dice mentre Alessandro Albanese, di Confindustria Palermo, condivide invece le perplessità della Cna sull'utilizzo dei fondi europei del progetto Jeremie: “Inaccessibili”.

Ma come funzionerà il microcredito che sarà erogato da banca Etica? Da lunedì gli interessati potranno presentare una domanda (compilando un modulo sul sito Sicilia 5stelle) che verrà poi girata alla Fondazione comunità di Messina onlus che insieme con la società di coworking Hub Sicilia farà una preistruttoria dei progetti. Pi la palla passerà a Banca Etica che – assicura – potrà erogare micro-prestiti fino a 25 mila euro per un importo complessivo di 3 milioni. Come? “Utilizzando per il 58 per cento dell'importo i fondi europei del progetto Jeremie e per il resto fondi nostri – spiega il direttore Steni Di Piazza – solo i progetti legati ad agricoltura e pesca non possono essere finanziati da jeremie e saranno tutti a carico nostro. Il milione raccolto dai deputati resterà come fondo di garanzia , se tutti i prestiti saranno rimborsati, diventerà un moltiplicatore...

La Repubblica Palermo

domenica 11 maggio 2014

pc 11 maggio - MANIFESTAZIONE OPERAI LOGISTICA A PIACENZA

Alcune foto della manifestazione di solidarietà con gli operai dell'Ikea del Si.Cobas. Ha partecipato una folta delegazione degli operai della logistica in lotta dello Slai cobas per il sindacato di classe di Bergamo/Milano.


pc 11 maggio - Saibaba libero - campagna internazionale - mobilitazione in italia

Saibaba - italy campaign




il comitato internazionale si sostegno alla guerra popolare in India
denuncia a tutto il movimento l'ennesimo crimine del governo indiano contro
gli oppositori alla sua politica di repressione. il sequestro e arresto del
prof:SAIBABA leader del Fronte democratico rivoluzionario.
L'arresto è nel quadro della politica di terra bruciata intorno a tutti gli
intellettuali, che in india sono decine di migliaia considerati sostenitori
del PCI maoista e della guerra popolare che tocca un tezo dell'india e che
nel solo corridoio rosso coinvolge 60 milioni di persone.
il Comitato fa appello a una pronta mobilitazione e decide un mese di
iniziative a partire dalle seguenti città, le date e caratteristiche saranno
decise a livello locale
roma ambasciata indiana
milano consolato indiano
palermo università
taranto università e ilva taranto
naturalmente ci auguriamo che altre realtà vorranno partecipare alla
campagna e prendere iniziative coordinate con il comitato o autonome
materiali,video e informazioni possono essere richieste alla email del
comitato

csgpindia@gmail.com
esiste un blog informativo
guerrepopolari.blogspot.com
e un blog internazionale in inglese aggiornato quotidianamente
icspwindia.wordpress.com

pc 11 maggio - SUL CONGRESSO DELLA CGIL


L'esordio del congresso della Cgil è rappresentato simbolicamente dall'inizio dell'intervento della Camusso: saluta gli ospiti, saluta i cari Luigi e Raffaele e nessun saluto manda ai lavoratori e alle lavoratrici.

Questo congresso ha messo in scena una situazione paradossale ma non inaspettata:
di una Camusso che usa la denuncia della situazione dei lavoratori, delle lavoratrici, usa argomenti di opposizione al governo Renzi, fa appello all'interno della sua organizzazione ad una maggiore partecipazione, ma per sostenere una politica sempre più di destra e un sindacato sempre più blindato verso i suoi rappresentanti, i lavoratori iscritti e molto aperto verso cisl e uil;
di un Landini che usa argomenti in oggettiva sintonia, a volte esplicitamente dichiarata, con le critiche di Renzi al sindacato, per sostenere una linea di opposizione alla segreteria Cgil.

Sulla democrazia, Camusso attacca Renzi perchè sta “determinando una torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione”; quindi, poi, per la Cgil, propone formule più collegiali, e rispondendo a Landini dice: “altro che primarie, qui ci vuole più partecipazione collettiva”. Ma fa come il bue che chiama cornuto l'asino, visto che all'interno della Cgil stabilisce nuove regole per impedire una rappresentanza del dissenso, applica una norma che cancella di fatto la rappresentanza proporzionale nel Direttivo mettendo una soglia di sbarramento del 3%, anticipa la presentazione delle liste prima che si chiuda il dibattito congressuale; , infine, per piazzare i suoi sostenitori, tenta di occupare più posti nelle commissioni di garanzia. Verso i delegati nelle fabbriche e posti di lavoro - verso cui ha già fatto di molto peggio - conferma il catenaccio del TU sulla rappresentanza e le sanzioni se osano contrastare accordi fatti dalla segreteria, e anzi dice: abbiamo fatto il referendum, ora non perdiamo tempo, passiamo ai fatti.

Certo è una bella lotta tra Camusso e Renzi.
Da un lato Camusso attacca Renzi per “l'insofferenza verso la concertazione” perchè vuole saltare le mediazioni sociali e la rappresentanza; per “la mancanza di equilibrio di poteri” (intendendo tra i poteri, evidentemente, anche quello dei sindacati confederali); perchè Renzi vuole decidere, fare nuove regole sui rapporti di lavoro senza concordarle insieme al sindacato - confermando, quindi, la Camusso, in pieno il ruolo concertativo del sindacato confederale per far passare l'attacco ai lavoratori; ancora la Camusso attacca, davanti a Poletti, cosa sono diventate le cooperative che si comportano come una qualsiasi multinazionale;
dall'altro Renzi dice al sindacato “Ora la musica è cambiata”, il sindacato non serve più; e, con un metodo populista-fascista, vuole un rapporto diretto con i lavoratori scavalcandone le rappresentanze. Qualcuno scrive – probabilmente non a torto – che per gli 80 euro la platea dei lavoratori non è stata scelta a caso da Renzi, ma con furbizia elettorale per tappare la bocca al sindacato, e usarli di fatto contro i rinnovi contrattuali, dicendo praticamente: vedete? E' il governo che vi dà degli aumenti (la cui entità reale è tutta da definire ancora...), non c'è bisogno della contrattazione sindacale - della serie: hai qualche soldo in più ma hai perso come lavoratore ogni diritto, sei alla mercè del mio governo.
Ma la Cgil ha applaudito alle 80 euro di Renzi. Lo stesso Landini ne parla come “innovazione assoluta”.
Camusso al congresso ha denunciato Renzi ma per riconfermare il ruolo concertativo contro i lavoratori della Cgil, il ruolo di mediazione del sindacato confederale per far passare le politiche di attacco alle condizioni di lavoro e salariali, ai diritti dei lavoratori da parte dei padroni e del governo. Quindi la Camusso ha usato un attacco alla politica da dittatorello di Renzi ma per affermare una politica e azione sindacale sempre più di destra.

Landini invece ha fatto il verso a Renzi parlando di voler abbattere le burocrazie frenanti e quindi di riformare la Cgil con le primarie, scimmiottando il pd e imitando la falsa democrazia dei partiti; ha parlato del metodo di Renzi (che è fascista perchè vuole scavalcare e mettere da parte il sindacato in genere) ma solo per dire che copre un vuoto sindacale, anzi che è un “metodo che mette a nudo i nostri ritardi e le nostre difficoltà”. Landini poi si è affidato a Renzi per una legge sulla rappresentanza che “metta le lavoratrici e i lavoratori nella condizioni di cambiare il sindacato” (facendo di fatto credere che il governo possa fare una legge migliore del TU fatto da cgil, cisl e uil). Landini ha dato credibilità a Renzi, quando ha detto: “Renzi vuol fare la rivoluzione? Io più di lui”, o quando ha detto che “Renzi sta facendo cose importanti e innovative, sia pur insieme a strade e ricette vecchie", come le 80 euro (“io – ha sottolineato - non sono mai riuscito ad ottenere tanto...”), come la tassazione delle rendite finanziarie e quella a carico delle banche”. Landini ha parlato di “casa di vetro” e, come Renzi, di pubblicazione dei bilanci della cgil, di rendere pubblici gli stipendi dei dirigenti sindacali. Concludendo che “il consenso sociale che in questo momento il governo Renzi ha è figlio delle cose che non abbiamo fatto negli anni".
Quindi Lanidini ha usato argomenti da destra per criticare la politica e i metodi della Cgil. Non c'è che dire, una bella maniera per opporsi alla Camusso!!

Entrando nel merito. Il congresso della Cgil è stato all'insegna della parola d'ordine: “il lavoro decide il futuro”. Ma le cosiddette “sfide della Cgil al governo Renzi” non sono affatto “sfide”, bensì richieste che in parte scimmiottano quelle già in discussione da parte dello stesso governo (come la fine della cig in deroga); in parte sono “buone speranze” che salvano la coscienza ma non cambiano la realtà (come la tassazione per i ricchi, un nuovo sviluppo possibile, la redistribuzione del lavoro, ecc.)
Infatti quale sarebbe il programma della Cgil, che, tra l'altro, non è neanche una piattaforma da sostenere e portare avanti con un preciso piano, ma proposte messe in fila, in maniera politichese?
unificazione di cigo e cigs per estenderla a tutti i settori e dimensioni di impresa
superamento della cig in deroga sostituita da un'indennità di disoccupazione, contributi figurativi
assicurare le pensioni ai giovani, rivalutare quelle attuali e introdurre un'uscita flessibile
patrimoniale/tassazione per i ricchi, lotta all'evasione fiscale, ripristino del reato di falso in bilancio
unificare le banche, portare la soglia della tracciabilità del contante a 300 euro
80 euro estesi ai pensionati e incapienti
una vera vertenza sulle pensioni (ma solo se uil e cisl sono d'accordo...)
maggiore tutele di chi lavora in appalto cancellando l'art. 8
completare la legislazione contro il caporalato
riordinare il mondo delle cooperative, con pubblicazione dei regolamenti, applicazione dei contratti
salario minimo europeo, non certo per i disoccupati, ma per i lavoratori, che cancella di fatto le retribuzioni contrattuali, introducendo per tutti un salario veramente al minimo che non fa altro che legalizzare i bassi salari a nero dati da tante aziende
E poi...
Conferma del Testo unico sulla rappresentanza - leggerissimamente modificato, lasciando spazio al voto dei lavoratori e alla contitolarità con le categorie nella fase di traduzione dei contratti nazionali e dando una velleitaria consolazione ai delegati Rsu: “le sanzioni non dovranno spingere i delegati a non esporsi perchè saranno le organizzazioni a pagare il prezzo per loro”. Ma, affermando subito dopo che: “se i lavoratori hanno approvato un accordo, è sbagliato, contrario alla nostra natura, che si scioperi contro quel voto” (!)

Landini, da parte sua, neanche si sofferma più di tanto sugli obiettivi, dicendo solo ad un certo punto in maniera generica: “Sono d'accordo che vada riaperta la vertenza con il governo sulle pensioni, sulla questione fiscale e sugli ammortizzatori sociali”. La battaglia e l'interesse di Landini sono soprattutto rivolti all'interno.
E, quindi, lancia l'appello “discutere, discutere, discutere”, quando servirebbe “lotta, lotta, lotta”.
In questo modo la battaglia di Landini alla segreteria della cgil non è fatta in nome di quello che c'è e che non c'è nel mondo dei lavoratori, non è rispetto a ciò che avviene fuori della Cgil, su ciò che produce la nefasta linea della Cgil (ma non solo, in molte occasioni e posti di lavoro anche della stessa segreteria Fiom – vedi Ilva, tanto per fare un esempio) nella svendita delle condizioni e diritti dei lavoratori, disoccupati.

Un congresso, dunque, in cui né la maggioranza della Camusso (che si lecca un po' di ferite per il calo di peso nel direttivo), né l'opposizione hanno posto contenuti, obiettivi netti e chiari, piani di azioni sindacali da portare avanti; in una situazione in cui ogni giorno operai, lavoratrici vengono licenziati, ricattati, precarizzati, i salari della maggiorparte dei lavoratori taglieggiati, in una situazione in cui mai c'e' stato un periodo così lungo senza rinnovi contrattuali e ogni giorno anche i contratti in essere vengono messi in discussione, in cui si aumentano la produttività, gli orari di lavoro, si tolgono diritti, si peggiora la sicurezza e la salute, ecc.
Ai lavoratori, iscritti alla cgil, resta un dibattito, una conta delle varie percentuali, ma nessuna nuova indicazione.

Ora cosa pensa Landini? Di abboffare i lavoratori iscritti fiom su quanto è cattiva la segreteria della Cgil e sulle regole interne che non si vogliono cambiare?
Lo stesso Cremaschi che ha parlato della necessità di un sindacato veramente indipendente e della necessità di fare fronte comune con un'area più vasta, con i sindacati di base, resta però decisamente tutto ancora dentro la dialettica perdente di maggioranze e minoranze della Cgil; anche da questa parte nessun piano di mobilitazione, nessuna piattaforma che risponda agli attacchi di padronato e governo, nessuna rottura con l'andazzo delle parole e nessun fatto che dia una risposta alla debolezza attuale del movimento degli operai, delle fabbriche, dei vari posti di lavoro, a parte alcune singole situazioni e realtà come la logistica (in cui la Cgil sia della Camusso che della minoranza di opposizione non sono presenti nelle lotte o se lo sono diventano la controparte dei lavoratori - vedi tutta la battaglia degli operai di Trezzo).

Sono gli operai, i lavoratori, le lavoratrici, anche della Cgil, che devono dire NO! Che devono organizzare e fare le lotte, costruendo sì un fronte unitario, ma a partire dai posti di lavoro, dal coordinamento delle lotte, dandosi nuova rappresentanza; che devono rimboccarsi le maniche per costruire un reale sindacato di classe e di massa.   

pc 11maggio - SCIOPERO E INIZIATIVE CONTRO GLI INVALSI - (Valutazione : Merito = Produzione : Profitto)

 L’assemblea pubblica NO INVALSI che si è svolta oggi in Università Statale a Milano, in via Festa del Perdono, che ha visto la partecipazione di studenti delle scuole superiori, studenti universitari, educatori, docenti di scuola primaria, media e superiore, dopo una lunga ed articolata discussione ha espresso a più voci l’importanza di questo incontro, che per certi versi rispetto all’argomento Invalsi rappresenta una novità a Milano. Alcune delle persone che più hanno lavorato per la costruzione della stessa hanno auspicato che l’assemblea di oggi non sia la conclusione di un percorso, ma che anzi sia solo uno dei primi atti del lungo e difficile conflitto fatto di pratiche di lotta e di battaglie culturali contro l’invalsi e le varie dinamiche competitive e selettive nella scuola e nella società, verso una scuola più libera dove si insegni e si apprenda lo spirito critico come metodo di orientamento e di trasformazione del mondo in cui viviamo e verso una società più dignitosa ed ugualitaria.

Nell’immediato l’assemblea ha deciso per martedì 13 maggio, in occasione della somministrazione dei test invalsi alle classi seconde di tutti gli istituti superiori, in concomitanza della quale è previsto lo sciopero dei professori degli stessi istituti ma anche dei professori delle scuole medie, di organizzare due appuntamenti: 

1.            ore 8  PRESIDIO davanti al LAS Caravaggio in via Prinetti, 47 a Milano,
per solidarizzare con il collettivo di studenti dello stesso istituto che negli ultimi mesi ha molto lavorato per rendere consapevoli e per convincere gli studenti delle classi II a boicottare le prove.

2.            ore 10,30 il PRESIDIO si sposterà in p.zza Duca d’Aosta davanti al “Pirellone”
che è stato scelto dagli studenti e dagli insegnanti come simbolo delle politiche di distruzione della scuola pubblica e simbolo dell’aziendalizzazione e privatizzazione dell’istruzione; a conferma di ciò si ricorda che l’attuale assessora regionale all’istruzione è tal Valentina Aprea ex sottosegretaria della ministra Moratti ed ex presidentessa della commissione cultura della Camera, ma soprattutto colei che ha scritto una proposta di legge di gerarchizzazione degli insegnanti o che ha cercato di introdurre in ambito regionale la chiamata diretta da parte dei presidi degli insegnanti.

Il 13 maggio, inoltre, nella città e nelle provincia di Milano, oltre che in tutta Italia, sono previste azioni di boicottaggio delle prove all’interno dei vari istituti superiori, di presidio davanti agli stessi e di manifestazione di contrarietà all’INVALSI.

Assemblea No Invalsi di Milano


invalsi@anche.no

pc 11 maggio - manifesto internazionale dei maoisti sulle elezioni europee


pc 11 maggio - manifesto internazionale dei maoisti sulle elezioni europee in inglese



pc 11 maggio - DA UN FIGLIO UN AUGURIO DIVERSO, A TUTTE LE MAMME IN LOTTA, RIVOLUZIONARIE, COMUNISTE

Ciao mamma,
tanti auguri per la festa della mamma. Per festeggiare ti mando una canzone di Franca Rame sulle donne della Comune di Parigi. La canzone è breve e "semplice" ma ha il merito di tentare di affrontare il discorso della relazione tra vita rivoluzionaria e maternità, vista tutt'altro che come uno ostacolo ma al contrario come anche questo un momento di lotta.
Un bacione enorme, mamma della Comune.


“Si, mi piaci te,
mi piace l’amore con te,
ma incinta non voglio restare.
O no, quel figlio non saria per te,
ma per il padrone io lo dovrei fare.
Perché me lo possa adoperare,
di fatica intristire,
come in guerra mandare, solo per lui
lo debbo allattare e allevare,
e dai vermi e dalla tosse guarire.


Si, mi piaci te,
mi piace l’amore con te,
ma incinta io voglio restare.
O no, quel figlio non saria per te,
ma per il padrone io lo voglio fare.
Di lotta e di rabbia io lo voglio allattare,
di rosso soltanto vestire,
nel vino e bestemmie bagnare,
con canzoni bastarde lo voglio ninnare,
e armato poi contro il padrone
lo voglio mandare,
e armato poi contro il padrone
lo voglio mandare”



Franca Rame: Parliamo di donne – La canzone delle donne della comune di Parigi

pc 11 maggio - Palermo: Manifestazione per il diritto alla casa e al lavoro per tutti!

Il Circolo di Proletari Comunisti e i lavoratori, precari e disoccupati dello Slai Cobas per il sindacato di classe parteciperanno 

*****

Palermo è una città in cui le emergenze sociali affliggono i suoi abitanti a un livello ormai inaccettabile. Dopo la manifestazione nazionale del 12 aprile, in cui quasi 30000 persone hanno dimostrato la propria opposizione alle politiche di austerity del governo Renzi-Alfano, continuando il percorso di ricomposizione tra i soggetti colpiti dalla crisi già iniziato nell'autunno scorso, pensiamo che anche a Palermo si debba intraprendere un percorso di mobilitazione che metta insieme le rivendicazioni sociali cittadine. Un corpo sociale solo all'apparenza eterogeneo e che comprende dai senza casa ai disoccupati, passando per cassaintegrati, lavoratori delle partecipate sotto continua minaccia di licenziamento e giovani costretti a scegliere tra estrema precarietà o emigrazione.

Le politiche di Renzi e i suoi specchietti per le allodole stanno già mostrando tutta la loro aggressività nell'attacco agli strati sociali già colpiti duramente dalla crisi. Le sue promesse nascondono malamente le politiche di austerità e attacco ai movimenti dei provvedimenti governativi.
Tra il decreto chiamato “piano casa” che non punta ad altro che speculare sul patrimonio immobiliare e a criminalizzare chi si autorganizza per conquistarsi un tetto, e i provvedimenti sul lavoro, il cosiddetto “job act” teso a rafforzare la precarietà dei modelli di vita e a spingere al ribasso le condizioni lavorative, la risposta dei movimenti non si può far attendere.
Il nostro contesto cittadino, nella sua drammatica estremizzazione, non fa che richiedere una risposta ancora più decisa e immediata. Sempre più spesso assistiamo agli attacchi ai lavoratori delle partecipate comunali e regionali (dalla GESIP agli ex-PIP) insieme alla drammatica situazione degli 8.000 lavoratori della Formazione Professionale da tanti, troppi mesi, senza retribuzioni, senza prospettive certe, vittime degli intrecci politico-affaristici che hanno distrutto il sistema, e a cui il governo regionale, seguendo le indicazioni che gli vengono da Roma, prospetta di diventare precari a vita, distruggendo il ccnl e, ancora più grave, penalizzando i giovani siciliani a cui non è garantito il diritto alla formazione. Situazioni che non fanno che confermare i dati pubblicati in questi giorni sulla disoccupazione a Palermo non fanno che rafforzare questa nostra ipotesi. Oltre 46000 posti di lavoro sono andati persi negli ultimi 5 anni, portando il tasso di occupazione ad appena il 20%. Incredibile poi l'incidenza della disoccupazione giovanile che si attesta oltre il 45% superando di gran lunga la già elevata media nazionale. Allo stesso tempo la lista di attesa per l'assegnazione di un alloggio popolare supera le 10000 famiglie mentre nessuna abitazione è stata affidata negli ultimi sette anni. Le occupazioni di case sono una pratica storica e diffusa in questa città, ma negli ultimi mesi quello che emerso è un vero e proprio movimento che punta a rivendicare e a difendere la legittimità di questa pratica come soluzione a un problema che le istituzioni non riescono ad affrontare.

Per questo indiciamo per Sabato 17 maggio una grande manifestazione cittadina che, partendo da davanti il municipio alle 17, punti alla Prefettura per costringere le istituzioni ad ascoltare le esigenze e le rivendicazioni di chi abita a Palermo.

Per il diritto alla casa 
Per il diritto al lavoro

Contro il governo Renzi-Alfano
Contro la disoccupazione e il job act
Contro il piano casa e l'art. 5
Contro la privatizzazione dei beni pubblici

CASA, LAVORO O SALARIO GARANTITO PER TUTTI

Movimento Disoccupati
Comitato Prendocasa Palermo
Usb Palermo 
Cobas Palermo 
FIOM Palermo 
Rifondazione Comunista Palermo 
Centro sociale ExKarcere
Centro sociale Anomalia 
Collettivo Universitario Autonomo 
Coordinamento Studenti Medi Palermo 
HPO Studentato Autogestito 
TMO Teatro Mediterraneo Occupato

pc 11 maggio - Violenza sulle donne: dalla "patologia" dell'individuo alla patologia del sistema sociale

Dinnanzi ad ogni femminicidio, ad ogni stupro, ad ogni violenza contro le donne può sembrare che non ci siano  altre parole da dire,  ma non è, e non deve essere così perché è necessario continuare a  lottare a tutto campo, sia sul piano pratico che su quello teorico/ideologico, contro quello che è  il prodotto più barbaro della società attuale capitalista e imperialista.

Il recente ed efferato femminicidio della donna crocifissa a Firenze, descritto da tanti quotidiani borghesi come opera di un " mostro"  evidenzia come a livello di massa si vuole continuare a trasmettere l'idea che le uccisioni delle donne, la violenza contro le donne siano  frutto di singole menti malate, di singoli pazzi, di singoli mostri appunto! nell'ambito di una società "sana"; e nel  nostro paese si arriva perfino ad aprire, come si legge nell'articolo riportato sotto, la prima e-clinic per curare gli uomini violenti, quelli che "esprimono difficoltà a vivere rapporti non conflittuali con l’altro sesso" perché "…poco si dice delle patologie che affliggono gli autori di questi abusi: gli uomini. Parliamo quindi di soggetti che non vanno solo opportunamente sanzionati in forza di leggi certe e inequivoche, ma anche curati e seguiti…"

Gli uomini che uccidono le donne, mogli, compagne, figlie, prostitute…, che stuprano, che aggrediscono, uomini che odiano le donne,  sono sì malati ma di una malattia  il cui ceppo infettivo è la società tutta  in cui essi sono immersi

uomini contagiati da questa società moderno fascista che odia le donne  amplificando ogni giorno, attraverso la classe dominante, gli attacchi sessisti e maschilisti sia sul piano economico, che ideologico, culturale,  sessuale…

uomini contagiati da questa società basata sul potere del capitale che deve mantenere e perpetuare lo status quo di subalternità delle donne  in quanto strumento di riproduzione, cura e da sfruttare per il profitto quando occorre

uomini contagiati da questa società che nelle fasi di crisi in particolare scarica contro le masse popolari   tutte le conseguenze  di essa non solo sul piano economico, lavorativo,  ma anche in termini di frustrazione ideologica  che sempre più spesso per esempio nelle famiglie gli uomini scagliano contro le donne considerate ancora di più una loro proprietà, l'unica! da possedere, controllare e di cui non si accetta l'eventuale perdita

un contagio ampio e rapido di una malattia sociale che non si può "prevenire" o "curare" con una "clinica", sia essa reale o virtuale,  riducendo a specifiche patologie o malattie mentali di singoli individui, come ennesimo tentativo "aggiornato" di continuare a giustificare un sistema sociale marcio e malato spostando l'attenzione dalle vere cause della violenza contro le donne; 
una  malattia sociale che solo la cura d'urto della rivoluzione può debellare con la maggioranza delle donne in essa in prima fila .

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Animaonline: la prima e-clinic in Italia per prevenire la violenza contro le donne

Il servizio è pensato per uomini che esprimono difficoltà a vivere rapporti non conflittuali con l’altro sesso. Ma supporta anche parenti, familiari o conoscenti di autori di violenza. Perché prevenire le violenze di genere è meglio che curarle.

Prevenire la violenza sulle donne è un argomento sul quale esiste da tempo un vivo dibattito. Ma troppo spesso quando si parla di violenza di genere si trascura di mettere in luce l’intero spettro delle cause che innescano questo odioso fenomeno. Si dà quindi ampio spazio alla cifra culturale e sociale del dramma e ci si interroga sugli indirizzi di politica penale che andrebbero seguiti, ma poco si dice delle patologie che affliggono gli autori di questi abusi: gli uomini. Parliamo quindi di soggetti che non vanno solo opportunamente sanzionati in forza di leggi certe e inequivoche, ma anche curati e seguiti.
Ed è proprio questo che fa Animaonline: la prima e-clinic in Italia, un centro che offre consulenza psicologica su web sette giorni su sette, per ventiquattro ore al giorno, avvalendosi di una propria piattaforma dedicata.
Questa clinica virtuale accoglie, conforta e segue molte donne in difficoltà, che hanno subito molestie e violenze, ma a differenza degli altri centri esistenti in Italia si sta specializzando in una strategia terapeutica che gioca d’anticipo e serve a prevenire i casi di violenza di genere, curando gli uomini “a rischio”.

La Asl Na1 di Napoli, città dove ha sede l’associazione, ha infatti istituito uno sportello specializzato per andare “Oltre la violenza” e rivolgersi direttamente agli uomini. Il servizio è pensato appositamente per uomini che esprimono difficoltà a vivere rapporti non conflittuali con l’altro sesso. Ma non solo: la consulenza è anche pensata per supportare parenti, familiari o conoscenti di autori di violenza, come anche e operatori di servizi che nella loro pratica professionale entrano in contatto con fenomeni di maltrattamento e di violenza. Lo sportello mette a disposizione professionisti per i tradizionali colloqui individuali e i gruppi di sostegno e di auto aiuto, ma la grande innovazione è la possibilità di offrire a questi pazienti consulenze psicologiche esclusivamente online tramite il portale Anima (www.animaonline.org), per garantire un livello maggiore di anonimato a soggetti che altrimenti nella maggior parte dei casi sceglierebbero di non sottoporsi alla terapia...