venerdì 1 luglio 2011

pc 1 luglio - come nella maggior parte dei casi dietro pestaggi di cittadini inermi, la criminale vigliaccheria dei fasci

Pestaggio fascista a Roma, in fin di vita un musicista
Indymedia Lombardia , 01.07.2011 07:07




Tentato omicidio. Si aggrava la posizione di Cristian Perozzi e di Carmine D'Alise, i due ragazzi di 21 anni che hanno massacrato di botte, la notte di sabato, il musicista Alberto Bonanni, 29 anni, all'angolo tra via Leonina e via dei Serpenti. Le condizioni della vittima sono ancora gravissime: codice rosso e prognosi riservata. Il giovane è ricoverato al reparto di rianimazione del San Giovanni e i medici tentano il possibile per salvarlo ma le speranze sono, purtroppo, sempre più labili.

E intanto sulla selvaggia aggressione di Monti spuntano nuovi aspetti inquietanti. Nel profilo Facebook di Perozzi, il ventunenne mostra alcune foto che lo riprendono col braccio alzato nel saluto romano o assieme ad alcuni amici che levano la mano nello stesso gesto. Non basta: il ragazzo esibisce un tatuaggio col simbolo delle "Brigate Rione Monti" e, sempre su Facebook, colleziona immagini del gruppo ultrà Bisl ("Basta infami solo lame", una delle frazioni più violente e incontrollabili della tifoseria giallorossa) e uno striscione che inneggia a Luciano Liboni, detto il "Lupo", l'assassino di un carabiniere che fu ucciso a sua volta in una sparatoria vicino Termini il 31 luglio del 2004). Le fotografie hanno fatte pensare a un movente legato, in qualche modo, alla politica anche perché Alberto Bonanni e i suoi amici sfoggiavano un abbigliamento abbastanza "alternativo" ma la questura smentisce. Nè gli aggressori nè le vittime risultano segnalati dalla Digos o mai coinvolti in tafferugli di piazza e di stadio e si tratterebbe, piuttosto, di un ambiente spurio di teppisti con simpatie per l'ultradestra.

Nel frattempo gli uomini del commissariato Esquilino continuano a lavorare per rintracciare gli altri giovani che hanno partecipato al pestaggio. Almeno due o tre persone, che sarebbero già state identificate) facevano parte del gruppo che, all'improvviso, ha assalito alle spalle il musicista e i suoi amici ma, dalla ricostruzione dei testimoni, sembra che soltanto Perozzi e D'Alise abbiano infierito contro Alberto Bonanni (un ragazzo che soffre di una grave patologia alla testa) massacrandolo a pugni, calci in faccia e colpi sferrati con un casco prima di fuggire a piedi. Il ruolo degli altri sarebbe stato molto marginale. La polizia sta passando al setaccio i filmati delle numerose telecamere di sicurezza che inquadrano la zona e quelle dei varchi del centro storico ma per adesso dalle immagini non è arrivato alcuno spunto utile alle indagini. Non si esclude che i ragazzi, sentendosi il fiato sul collo, possano decidere di presentarsi spontaneamente nei prossimi giorni per chiarire la loro posizione.

E il pm Roberto Felici, che indaga sull'aggressione, ha sollecitato la convalida del fermo (un atto giudiziario praticamente scontato) con un'accusa più grave di quella iniziale. Da lesioni gravissime, infatti, il capo d'imputazione passa a quello di tentato omicidio. Una decisione a cui il magistrato è arrivato in considerazione della durata e della violenza del pestaggio. L'udienza di convalida, inizialmente prevista per oggi, venerdì, è slittata a domani mattina. In carcere, come scriviamo in un'altra pagina del giornale, gli arrestati alternano momenti di disperazione e crisi di pianto. L'atteggiamento strafottente delle prime ore si è dissolto immediatamente con l'arrivo a Regina Coeli e soprattutto Perozzi sembra provatissimo. "Voglio sapere se quel ragazzo è vivo - ripete ossessivamente - perché se si salva, lo giuro, io lavoro, la sera vado a casa e in giro non ci sto più". Dolore e grande dignità tra i familiari di Alberto mentre su Facebook continuano ad arrivare centinaia di messaggi di sostegno, auguri, speranza e solidarietà. I genitori e la sorella si alternano fuori dal reparto di rianimazione (dove le visite sono consentite solo per tempi molto brevi) e continuano a sperare. Ma ormai l'unica speranza è in un miracolo.

(da La Repubblica)

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