🔸 La mayoría de las comisiones que han organizado la acampada en la Puerta de Sol de Madrid han anunciado su progresiva disolución, la salida de la plaza de sus integrantes y la "mudanza" a los barrios con la finalidad de preparar la huelga general del 11 de noviembre.
"Desde Acampada 26S, comenzamos la llamada mudanza a los barrios para transmutar en un movimiento social y de clase trabajadora, comprendido como Movimiento 26S", con el objetivo de "preparar la huelga general" señala un comunicado del movimiento Acampada 26S.
Giornata di sciopero generale: numeri ancor più massicci delle prime manifestazioni dell’autunno scorso. Blocchi in tutta Italia e cortei da decine di migliaia di persone, dalle metropoli alle province.
Contro la guerra, contro il carovita, contro il riarmo voluto dal governo Meloni. E ancora, contro una vita precaria e indignitosa, per dire basta ai sacrifici che il governo italiano, insieme ai governi di tutta Europa, vogliono imporre alla popolazione. La partecipazione è stata impressionante, da Sud a Nord, oltre un milione in tutta Italia. Il Paese che per anni è stato narrato come il bacino dell’indifferenza e che nei migliori dei casi avrebbe voluto “fare come in Francia” in queste settimane, sull’onda del ciclo di movimento iniziato un anno fa a sostegno della Palestina e contro la complicità dei governi con il genocidio, sta dando un segnale chiaro: è giunto il tempo di alzare la testa.
Grazie ai giovani che a fronte del peso di un futuro rubato stanno occupando scuole e università da un mese per affermare la propria esistenza, ai giovani che con rabbia calciano indietro la sfrontatezza dell’ingiustizia, oggi grazie alla chiamata allo sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base, si sono uniti i lavoratori e le lavoratrici che non hanno nessuna garanzia di vedere riconosciuto il
Abbiamo lasciato passare un paio di giorni per mettere in fila idee, impressioni ed emozioni sulla grande giornata di sciopero internazionale dei porti del 30 ottobre, indetta da USB e sostenuta da diversi sindacati di base. Ora possiamo dirlo senza esitazioni: è stata una giornata di lotta importante, una mobilitazione riuscita, un segnale forte che nessuno può permettersi di ignorare!
Giovani lavoratori e giovani studenti, fianco a fianco, ancora più uniti, consapevoli e determinati delle mobilitazioni dello scorso autunno per la Palestina e per la Flotilla. Insieme siamo scesi in piazza anche il 19 luglio, non per limitarci a commemorare il G8 di Genova, ma per raccogliere e rilanciare il filo di quelle lotte, che a 25 anni di distanza continua ad attraversare le nostre vite.
Oggi siamo qui, più forti nella consapevolezza delle nostre ragioni, più lucidi di fronte agli inganni dei
Una forte giornata di lotta contro la corsa alla guerra e il carovita (Italiano- English)
Forse è esagerato parlare di “circa un milione e mezzo di manifestanti”, ma in tutte le più grandi città – da Milano a Torino, da Firenze a Bologna, da Roma a Napoli – e almeno in altre 60, le piazze si sono riempite di grandi, grandissime manifestazioni unite dalla protesta contro il carovita e la corsa al riarmo e alla guerra.
La campagna di intimidazione messa in atto dai mass media di regime, le precettazioni, il più imponente schieramento di polizia nelle strade da anni e anni, e – all’occorrenza – le manganellate, gli idranti, i lacrimogeni, i fermi (come a Vicenza, Mestre, Torino, Roma, etc.), hanno fallito la loro mission. A dimostrare, ancora una volta, che decisivi non sono i decreti-sicurezza, sono i rapporti di forza. E per il movimento di classe i fattori chiave della propria forza sono la massima ampiezza della partecipazione e la determinazione organizzata. E’ questo che ha consentito oggi di bloccare il traffico dei porti (anche con un’adesione allo sciopero tra i portuali modesta), diverse autostrade, snodi ferroviari, tangenziali, di occupare sedi universitarie (come a Pisa) e scuole, infrangendo le barriere repressive e legalitarie.
Forte è stato l’apporto delle città portuali, Livorno anzitutto, Genova, Ravenna, Salerno, Ancona, Carrara, in una giornata segnata dallo sciopero internazionale di un centinaio di porti contro il genocidio
Suonano molto ipocrite le parole di Bettini, attuale
presidente di Federmeccanica, quando dice in una intervista del quotidiano la Repubblica di oggi, che con la decisione della chiusura dell’ex Ilva “è
arrivata una mannaia inattesa”, proprio così, quando questa telenovela dura da
anni! E ancora “In questi anni nessun governo ha dato una soluzione stabile e
duratura.” Stiamo parlando di governi tutti sostenuti dai padroni. “Ora però
non possiamo permetterci di continuare a inseguire l’idea del miracolo. Serve
un piano B serio”.
E quale sarebbe questo “piano B serio”? Bettini alla domanda
“Cosa si può salvare” rispondefacendo il
gradasso: “cosa si deve salvare” e cioè “la filiera produttiva e la
capacità di rimanere nel ciclo dell’acciaio in Italia.” Perché? “Perché l’ex
Ilva è un elemento strategico che serve a tantissime imprese che poi
trasformano acciaio in laminati, in semilavorati e in componenti. Se l’acciaio
italiano smette di essere competitivo o se il ciclo si spezza, succede che la manifattura
si indebolisce”. E si indebolisce anche il fatturato di produttori come lui di
scaffalature metalliche per industrie, logistica ecc. che dovrebbero pagare di
più l’acciaio importato.
Infatti, aggiunge, “Il piano B deve essere chiaro. Tutta la
parte a freddo deve andare avanti: continuare a fare laminati in Italia, ma
facendo arrivare, nel frattempo, le bramme da lavorare dall’estero. E questo
deve farlo l’azionista, quindi lo Stato italiano.”
Se lo deve fare lo Stato, allora nazionalizziamo? Ma no! Perché
lo Stato serve quando deve mettere le pezze ai disastri industriali, e poi
passa il tutto “risanato” di nuovo ai privati che continuano ad ammassare
profitti!
“In parallelo – continua Bettini - si devono usare le risorse
già disponibili per costruire un percorso verso i forni elettrici. C’è un
miliardo e due da spendere, stanziati da Draghi, per arrivare, nel giro di
tre anni e mezzo, almeno a due forni elettrici in funzione, così da ridurre
drasticamente la dipendenza dalle importazioni delle bramme”. E questo «Per non perdere competitività.
Se l’acciaio prodotto all’estero costa molto meno, o viene fatto con condizioni
migliori, chi userà le nostre produzioni? Se non si fa questo l’Italia nel giro
di cinque anni perderà il 30% della manifattura”. Bello essere “competitivi”
con i
On October 30, hundreds of thousands took to the streets of Italy in a nationwide strike, against the rising cost of living and against increasing militarization of the country. Demonstrations were carried out throughout the country in 50 cities, with reports of clashes between protesters and the State repressive forces in several of them.
For the past couple of weeks, protests have erupted throughout Europe against rising cost of living and repressive measures of the State. These struggles are also being waged in Italy, as massive mobilizations have taken place all over the country, despite facing attacks from the police. This Friday, calls had been made for a general strike, and heeding the call hundreds of thousands took the street.
In Rome, the main march, with more than 20,000 people participating, started at Piazza dei Cinquecento, and proceeded through central Rome toward Via dei Fori Imperiali, where an encampment was put up by protesters. Clashes later took place around the Colosseum, where protesters erected burning barricades with garbage bins and electric scooters. Attempts were also made to cross the Tiber river, heading in the direction of Parliament. Police attacked the demonstrators with water cannons, who responded by throwing bottles and fireworks. Eight people were reportedly detained.
In Turin, thousands of people had taken to the streets in multiple mobilizations throughout the city. The main march moved through the city center, and was attacked by police, who charged at the demonstration after the march reached Piazza Castello, attacking with batons. Demonstrators defended themselves by throwing street debris. Around the prefecture of the city, the police used water cannons against protesters trying to pass by the police cordons.
In Vicenza, protesters carried out a blockade of the Ponte Alto interchange, and as the protesters attempted to break through the police cordon, the police responded by attacking with tear gas and water cannons. Four officers were injured in the clashes.
In Mestre, a march of students and workers reached Corso del Popolo, where police blocked the route toward the overpass. At the police cordon protesters tried to push through, but were attacked with baton charges by the police. Reports estimates that around six officers were injured in the clashes.
In Milan, tens of thousands took to the streets in multiple mobilizations. Students started from Piazza Leonardo da Vinci, outside the Politecnico, while the workers’ march assembled at Piazza Duca d’Aosta. The two groups converged around Piazzale Loreto and continued together toward the city’s northeast. The march went on to occupy Milan’s eastern ring road, the Tangenziale Est, blocking all traffic.
In addition to the mobilizations in the cities, the strike was also joined by dock workers, who shut down ports for a 24 hour strike against arms shipments, with eight ports throughout Italy joining in on the strike, including Ancona, Civitavecchia, Genoa, Gioia Tauro, Livorno, Ravenna, Salerno, and Trieste.
Ogni tanto una buona notizia sul
fronte dei padroni assassini.
Il 27 ottobre, ne abbiamo dato notizia, vi è stata una vasta operazione della
Procura di Taranto contro i maggiori rappresentanti della gestione
ArcelorMittal dell’ex Ilva/Acciaierie d’Italia, frutto di una
lunga e estesa inchiesta concentrata sullo stabilimento di Taranto.
Il pool dei magistrati è al massimo livello, oltre la procuratrice
Eugenia Pentassuglia, c’è tra gli altri tre magistrati, Mariano
Buccoliero, pm principale del processo Ilva “Ambiente svenduto”
del 1° grado, che comminò numerose e pesanti condanne a Riva e a
tutti i suoi complici (poi le sorti di questo importante processo
sono conosciute, cancellati 7 anni del processo, azzerata la sentenza
e trasferito a Potenza).
Questo
lo ricordiamo per sottolineare la continuità dei piani criminali dei
capitalisti, prima tutti gli anni di padron Riva, ora gli anni dal
2019 al 2024 del padrone Mittal e dei suoi esecutori
Sono
stati richiesti gli arresti domiciliari per
Lucia
Morselli, ex
amministratrice delegata di Acciaierie d'Italia, per il dirigente
dello stabilimento, Alessandro
Labile e per Francesco Astorri, capo del Nucleo ispettivo di Ispra,
nell'ambito di una inchiesta sul presunto inquinamento provocato
dalle emissioni dello stabilimento tra il 2019 e il 2024 e
sulle irregolarità ipotizzate nella gestione delle emissioni di
anidride carbonica e delle quote Ets. L’indagine e i
provvedimenti coinvolgono ben altre 28 persone, tra cui Franco
Bernabè, ex presidente del consiglio di amministrazione di
Acciaierie d’Italia, e Aditya Mittal, amministratore delegato di
ArcelorMittal e 5 società accusati a vario titolo
di associazione a delinquere finalizzata all'inquinamento, al
disastro ambientale e alla truffa, corruzione,
in particolare alle quote di Co2, che hanno causato la morte di
operai, la morte per tumori, malattie di abitanti dei quartieri di
Taranto.
Si
ripete anche in questa inchiesta ciò che abbiamo visto e denunciato
nel processo “Ambiente svenduto”: si tratta di un intero sistema
economico, politico, istituzionale fino ai massimi esponenti sotto
accusa, che ha non solo permesso ma ha supportato Mittal nella sua
azione criminale.
Su
questo riportiamo dalla stampa alcuni fatti.
“I
fatti – scrive per esempio la Gazzetta del Mezzogiorno - risalgono
al 2019 quando all'ex Ilva vengono
Continua e si allarga
senza sosta la repressione del governo fascista hindutva di Modi messa in campo
contro le masse popolari in lotta per difendere i propri diritti.
***
29 ottobre 2026
Chiediamo il rilascio immediato di tutti gli attivisti
arrestati e il ritiro delle forze di sicurezza dalle aree di protesta
La Campagna contro la Repressione dello Stato (CASR) condanna fermamente
l'arresto di importanti attivisti anti-dighe Ebo Mili, Otul Jerang e Tajong
Talom da parte della Polizia dell'Arunachal Pradesh a seguito delle recenti
violenze a Pasighat. La CASR condanna inoltre il massiccio impiego delle forze
di sicurezza, l'uso di gas lacrimogeni contro i manifestanti e la continua
criminalizzazione del movimento democratico contro il progetto Siang Upper
Multipurpose (SUMP) da 11.200 MW.
Gli arresti avvengono in un contesto delle rinnovate proteste del 23 ottobre,
organizzate per chiedere il rilascio degli attivisti precedentemente arrestati
e il ritiro delle forze di sicurezza schierate nella regione. La polizia ha
usato gas lacrimogeni e granate stordenti per disperdere i manifestanti,
scatenando panico e aumentando le tensioni.
La CASR esprime seria preoccupazione per il modello di repressione contro il
movimento anti-SUMP. Dieci attivisti sarebbero già stati arrestati prima
dell'ultima repressione, inclusi quattro attivisti arrestati ai sensi
dell'Arunachal Pradesh Unlawful Activities (Prevention) Act (APUAPA) in
relazione al loro coinvolgimento in studi relativi al progetto proposto. Gli
ultimi arresti intensificano ulteriormente il clima di paura e repressione
attorno a un movimento che solleva legittime questioni sui diritti indigeni, la
protezione ambientale, lo sfollamento e il futuro del fiume Siang.
La proposta della mega-diga ha generato ampie apprensioni tra le comunità indigene
riguardo alle sue conseguenze ambientali, sociali ed economiche. Invece di
affrontare queste preoccupazioni attraverso il
Nella lettera di denuncia sul presidio di Forza Nuova a Palermo ieri 31 ottobre, indirizzata alle autorità di pubblica sicurezza, Cgil e Anpi Palermo hanno scritto “Non contestiamo naturalmente il diritto costituzionale a manifestare perché, come recita la nostra Costituzione repubblicana, democratica e antifascista, tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione… Ci chiediamo come sia possibile consentire a un condannato a otto anni e sei mesi, con sentenza confermata dalla Corte di Appello di Roma, per devastazione aggravata e resistenza a pubblico ufficiale (l’assalto alla sede nazionale della Cgil a Roma del 9 ottobre 2021), di promuovere e partecipare a una manifestazione di piazza”.
Cgil e Anpi hanno ridotto la denuncia sulla manifestazione dei fascisti solo a una questione di precedenti penali.
Cioè, invece di condannare nettamente, senza se e senza ma, la matrice fascista della manifestazione di Forza Nuova, assolutamente illegale e incompatibile con i principi della stessa Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, Cgil e Anpi Palermo circoscrivono e riducono la loro denuncia solo al fatto che i personaggi di quella organizzazione fascista siano dei pluricondannati.
Quindi, se non fossero stati pluricondannati, per Cgil e Anpi questi topi di fogna avrebbero avuto il
Una grande manifestazione quella che vi è stata a Palermo il 30 ottobre con migliaia e migliaia di partecipanti, la maggioranza studenti medi, universitari e giovani, alcune rappresentanze di lavoratori organizzati tra docenti scuola, lavoratori pubblico impiego, call center, operatori sanità/118... e poi tante persone che si sono unite man mano durante il corteo, salutato anche dai balconi dei palazzi con applausi e segni di condivisione.
Una partecipazione che oggettivamente vi è stata al di là della indizione dello sciopero di Usb e alcuni sindacati di base, poichè scaturita dal fermento della protesta e lotta che in questi giorni in particolare stanno mettendo in campo i giovani ribelli e gli studenti in questo paese, a Palermo sono già circa 17 le scuole occupate mentre altre sono in autogestione, e dalla condivisione più in generale a livello di massa per la indignazione e rabbia contro un governo quale quello moderno fascista Meloni che sta attaccando sempre più pesantemente le condizioni di lavoro, della scuola e sanità pubblica, delle pensioni, vedi la
Il blog proletaricomunisti.blogspot.com (legato all'area di proletari comunisti/PCm Italia) tratta periodicamente la Rivoluzione d'Ottobre come punto di riferimento teorico, storico e strategico per l'azione politica contemporanea. [1]
Nei contenuti pubblicati sul blog:
Analisi storica e politica: La Rivoluzione d'Ottobre viene celebrata come l'avvenimento che ha segnato il passaggio dal "vecchio mondo capitalista" a una prospettiva di superamento dello sfruttamento, analizzandone tattiche e strategie (come nei ricorrenti anniversari della rivoluzione). [1, 2]
Riferimenti culturali e internazionalisti: Vengono pubblicati approfondimenti su figure legate a quel periodo e alla diffusione globale dell'esperienza sovietica,
Connessione con la lotta di classe attuale: Il blog collega la memoria e l'insegnamento dell'Ottobre russo alle lotte operaie e giovanili del presente, inserendo le commemorazioni e le analisi all'interno della propria linea marxista-leninista-maionista.
Oggi 31 ottobre a Palermo i fascisti di Forza Nuova con la presenza dei pluricondannati Fiore e Ursino manifesterebbero a Palermo con un presidio annunciato contro il carovita. Come Slai Cobas per il sc denunciamo e diciamo che fascisti come Forza nuova e similari non devono fare manifestazioni né avere alcuna agibilità politica! Contro ogni forma di fascismo palese o in qualunque modo travestita, il fascismonon è un’opinione, è un crimine! da parte organizzazioni assolutamente fuori dalla Costituzione nata dalla Resistenza antifascista e dalle leggi vigenti in materia di ricostituzione del partito fascista, di apologia del fascismo.
Ribadiamo che il fascismo non è un’opinione ma un crimine e i fascisti di Forza Nuova e non solo si sono resi responsabili in tutti questi anni dei peggiori crimini razzisti e fascisti. Mentre la classe operaia e i proletari, i giovani in questo paese affrontano la disoccupazione di massa, il lavoro nero, i salari da fame, la precarietà senza fine e l'economia di guerra, mentre questo Stato borghese con al servizio il governo fascista Meloni smantellano la sanità, le scuole i servizi… a suon di sempre più repressione contro le giuste manifestazioni dei giovani, studenti e gli scioperi, questo governo e gli apparati al servizio legittimano queste organizzazioni fasciste come uno dei bracci/manovalanza da usare per dividere a livello di massa e contro lavoratori, giovani, donne, migranti e gli oppressi in questa società. La manifestazione dei fascisti annunciata per oggi è illegale! Siamo tutti e tutte antifascisti! Lottare ad ampio raggio contro il governo Meloni e ogni fascista al suo servizio, rigettare e cacciare chi vuole colpire lavoratori, i proletari, le masse popolari cancellando diritti basilari!
Oltre 2000 persone in piazza ieri a Pescara per lo sciopero generale. Presente anche il comitato "Disarmiamoci – Basta fabbriche di morte" per la riconversione a fini civili dell’ex Esplodenti Sabino di Casalbordino, in cui sono rimasti uccisi 7 lavoratori in 6 anni, l'ultimo il 9 luglio 2026, quando lo stabilimento era già stato acquisito dall'azienda turca Arca Defence, specializzata nella produzione e nell’esportazione di munizioni e armamenti verso paesi membri della NATO ed aziende statunitensi del settore militare.
intervento di una rappresentante del Comitato «Disarmiamoci – Basta fabbriche di morte»
Giovani, studenti e studentesse hanno animato la parte più creativa e combattiva del corteo, che giunta al termine del percorso autorizzato dalla questura, si è rifiutata di farsi ingabbiare all'interno di un parco recintato e ha forzato il blocco di polizia e guardia di finanza in assetto antisommossa davanti al primo accesso al parco, quadagnando un altro pezzo di strada.
Al secondo accesso, quando la prima metà del corteo confluita nel parco si è sciolta, abbiamo deciso di spiazzare le guardie e ci siamo apparentemente sciolte per poi ricongiungerci in un altra piazza e dar vita ad un'assemblea pubblica