domenica 23 giugno 2024

pc 23 giugno - Il governo Meloni, lo stato borghese, le autorità universitarie preparano la repressione di massa del movimento degli studenti pro-Palestina

Università occupate: la Digos trasmette informativa alla procura di Torino

TORINO – La Digos ha trasmesso una informativa alla procura di Torino riguardo alle occupazioni universitarie degli studenti pro-Palestina che, un paio di giorni fa hanno annunciato la fine dell’occupazione di Palazzo Nuovo. Terminata anche l’occupazione della Facoltà di Fisica. Rimane viva invece l’occupazione del Politecnico.

I possibili reati segnalati sono occupazione di edifici e interruzione di pubblico servizio.

Ancora in fase di quantificazione l’entità dei danni derivanti da imbrattamenti e atti vandalici dopo quasi 40 giorni di occupazione. Danni che, in alcuni casi, sono ben visibili: sono scritte sui muri, disegni su, scale, pavimenti, vetri e finestre. Sporcizia che andrà ripulita.

sabato 22 giugno 2024

pc 22 giugno - La distruzione e il furto da parte di Israele della proprietà culturale a Gaza

La distruzione e il furto da parte di Israele della proprietà culturale a Gaza

Jean Scharf | countercurrents.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

17/06/2024

L'imperialismo può vantare una lunga storia di distruzione e furto di beni culturali, che ha svolto un ruolo importante nella realizzazione di intenti genocidi a fini imperialistici.

Prendiamo ad esempio il periodo del colonialismo tedesco, per il quale non è ancora chiaro quanti manufatti siano stati portati in Europa - in gran parte dall'esercito tedesco. Nei musei tedeschi sono conservati oltre 40.000 manufatti provenienti dal solo territorio del Camerun, più che da qualsiasi altra parte del mondo, compresa la capitale Yaoundé, da cui sono stati prelevati 6.000 oggetti. Oppure i roghi di libri effettuati dai nazisti nel 1933, che distrussero deliberatamente la letteratura contraria all'ideologia nazionalsocialista.

Anche la storia dell'occupazione della Palestina da parte dello Stato sionista di Israele è caratterizzata dallo sradicamento mirato del sapere culturale. Ad esempio, sotto forma di saccheggio di libri durante la Nakba del 1948 o negli anni '70 e '80, quando gli archeologi israeliani saccheggiarono un sito

pc 22 giugno - La ricetta del governo Meloni sulla sanità: fare regali ai privati

Coniare rivolta | coniarerivolta.org

13/06/2024

A una settimana dalle elezioni europee il Governo Meloni ha presentato il "decreto Schillaci", ovvero la promessa populista di Fratelli d'Italia di risolvere definitivamente l'annoso problema delle infinite liste d'attesa per l'accesso alle cure all'interno del sistema sanitario italiano (SSN). Il decreto, che prende il nome dal ministro della salute ed è accompagnato da un disegno di legge, strizza l'occhiolino ai privati convenzionati e mira a centralizzare la gestione delle prenotazioni.

Prima di spiegare in dettaglio il contenuto della misura, è utile fare un quadro complessivo della situazione del SSN italiano, ribadendo per l'ennesima volta la situazione disastrosa della sanità nazionale e le cause strutturali alle radici del problema.

Alcuni dati parlano da sé: nel 2023, 4,5 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi sia per ragioni economiche, sia per effetto delle liste d'attesa, che dopo la pandemia sono esplose e rendono impossibile accedere a visite ed esami nel Servizio sanitario. Altro dato impressionante, quello sui posti letto ospedalieri per 1000 abitanti, che oggi si attesta a meno di un terzo di quello che era 40 anni fa.


Figura 1. Posti letto per 1000 abitanti

Il Governo Meloni non ha fatto assolutamente nulla per affrontare questa situazione, che d'altro canto è

pc 22 giugno - Breve video report sulle lotte popolari in India

 

pc 22 giugno - Stop Operazione Kahaar! - Un video da Red Line Media, India

 

pc 22 giugno - Satnam Singh e il fascismo agrario - un contributo

I braccianti costretti a fare il saluto romano davanti all’effigie di Mussolini perché avessero ben chiaro che “in Italia comandano gli italiani” e che “il fascismo è la fede dei padroni”, fucili e pistole che spuntavano all’occorrenza per minacciare i lavoratori e ribadire, ancora, “chi comanda”: mentre monta l’indignazione per la morte di Satnam Singh, il trentunenne di nazionalità indiana sfruttato - anzi: reso schiavo - nelle campagne di Latina dove si spaccava la schiena per quattro euro all’ora senza contratto e senza tutele, emerge un quadro diffuso di fascismo agrario non nostalgico, ma anzi rigorosamente declinato al tempo presente, che è cornice ideologica del caporalato nel settore agroalimentare pontino.

È quanto riportato nell’inchiesta sul campo condotta da Sandro Ruotolo e Marco Omizzolo (autore, quest’ultimo, di “Per motivi di giustizia”, testo monstre sullo sfruttamento nei campi del latinense) per Domani a metà maggio, a partire dalla quale è stata presentata un’interrogazione parlamentare a firma di Arturo Scotto. Inchiesta e interrogazione risalgono a un mese fa, ben prima che il caporalato nell’Agro Pontino assurgesse a caso nazionale per via di quella scena dell’orrore che tutti abbiamo negli occhi, precisissima e lancinante, e a cui nessuno riesce a smettere di pensare: Singh intrappolato nella macchina che ne risputa fuori il corpo mutilato, la moglie che è lì, vede tutto e non può chiamare i soccorsi perché i caporali le hanno sequestrato il telefono, l’imprenditore agricolo Antonello Lovato (“il padrone”, come da epiteto coloniale che ricorre nelle testimonianze perché quello era il titolo che Lovato si arrogava) che carica Singh e la moglie su un furgoncino e li scarica come merce umana ormai avariata davanti alla loro casa in mezzo alla campagna, con annessi i resti del braccio buttati in una

pc 22 giugno - Contro il carcere assassino e il carcere tortura - Novara, detenuto di 19 anni si suicida in carcere - 45 dall'inizio dell'anno

 La garante Pisano: «Non un caso sia avvenuto a fine pena»

Si tratta del suicidio numero 45 dall'inizio dell'anno nelle carceri italiane. Il presidente della Camera penale Brustia: «Smuovere la politica, iniziativa il 4 luglio». Interviene il garante regionale

Un detenuto di soli 19 anni (avrebbe compiuto i 20 il prossimo 30 giugno) si è tolto la vita questa mattina nella sua cella del carcere di Novara. Era stato trasferito da poco, l’11 giugno scorso, da Torino, e sarebbe tornato in libertà il prossimo 17 agosto. Il ragazzo è stato trovato impiccato dagli agenti della Polizia penitenziaria ed è stato subito soccorso, ma ormai era troppo tardi.

Si tratta del suicidio numero 45 dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane.

«Un fatto tristissimo che ci tocca da vicino – commenta la garante cittadina dei detenuti, Nathalie

pc 22 giugno - Acciaierie Italia/ex Ilva Taranto: NO alla cassintegrazione e ai licenziamenti! (da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 21/06)

Acciaierie Italia ha annunciato una nuova cassa integrazione per 5200 lavoratori di cui ben 4400 a Taranto.

È da settimane che si sapeva che Acciaierie d’Italia e i suoi Commissari sostenuti dal governo avrebbero avviato una nuova cassa integrazione per un anno. Era da settimane che si sapeva che i numeri di questa cassa integrazione sarebbero stati molto più alti.

Quindi stupisce che a fronte dell'annuncio dell'azienda, i sindacati confederali e la USB si lamentino, strillino.

In realtà era già chiaro che tutte le decisioni del governo: l'Amministrazione Straordinaria, la nomina dei Commissari e l'avvio di quella attività che dovrebbe portare a una nuova svendita di Acciaierie d‘Italia a nuovi padroni, indiani o ucraini con qualche italiano a fiancheggiare, a quanto si può capire, sarebbero state un rimedio peggiore del male. 

Tutti volevamo che Mittal, che non stava certo sviluppando la produzione né tutelando lavoro e salute, andasse via, e in particolare andasse via la Morselli, ma solo lo Slai Cobas ha detto che con questo cambio di governance la situazione per i lavoratori sarebbe andata peggio di come era già ai tempi di Mittal. Solo lo Slai Cobas ha dichiarato forte e chiaro che il passaggio dell'azienda, sia pure provvisoriamente, allo Stato, non avrebbe portato alcun vantaggio ai lavoratori, né in termini di lavoro, né di salari, né di salute, né di futuro lavorativo. Solo lo Slai Cobas ha detto che il nuovo piano governo-commissari avrebbe portato a una cassa integrazione permanente all'interno dello stabilimento a totale discrezione dei Commissari e secondo logiche del piano governo/Commissari che non hanno all'orizzonte alcuna soluzione che tuteli lavoro, salari, salute dei lavoratori.

Giorno dopo giorno questo è stato sempre più evidente. E’ stato evidente nelle ditte dell'appalto, i cui lavoratori sono già stati mandati in cassa integrazione, e molti di essi sono ai limiti del licenziamento, della Naspi, della chiusura dell'attività.

Sapevamo benissimo tutto questo e lo abbiamo in parte denunciato ai lavoratori con i nostri modesti mezzi. Ma chiaramente la passività degli operai delle Acciaierie e il dominio nelle loro file del sindacalismo confederale e della USB, fa sì che ai piani di padroni e del governo non si risponda mai con la lotta, mai per cambiarli e rovesciarli secondo gli interessi dei proletari e dei lavoratori, ma si risponde “accompagnando il morto”, cioè favorendoli con trattative a Roma e a Taranto che producono il risultato - scontato - del peggioramento della condizione dei lavoratori.

Senza l'alternativa sindacale di classe, senza la ribellione dei lavoratori, in questa fabbrica, passo dopo passo, al di là se si arriverà alla chiusura, si arriverà sicuramente, dopo periodi di massiccia cassaintegrazione, ad esuberi di oltre 5000 operai; si arriverà sicuramente a una condizione in cui i lavoratori saranno più sfruttati e faranno più lavoro con meno paga; si arriverà sicuramente a una condizione che non tutelerà né la sicurezza sul posto di lavoro e né la situazione ambientale in città; si arriverà sicuramente nell'appalto a una massiccia ondata di chiusure e licenziamenti, precarizzazioni dei lavoratori, mancanza di tutele e sicurezza. Senza la lotta e la rivolta degli operai, senza l'organizzazione sindacale di classe, attualmente rappresentata sostanzialmente come progetto/indicazione dallo Slai Cobas per il sindacato di classe, in questa fabbrica non si può invertire la situazione né tanto meno tutelare gli interessi immediati e futuri dei lavoratori.

I Commissari dicono: “come facciamo a tenere tutti questi lavoratori con una media di 1000 operai su volumi di 1500 tonnellate annue? Come facciamo a tenere una forza lavoro che è stata costruita e sviluppata per arrivare un tempo a 8 milioni di tonnellate, e a oggi l'obiettivo dichiarato, non si sa quando, è quello di 6 milioni di tonnellate?”

I Commissari non fanno che certificare questo stato delle cose. Ma dalla certificazione dei Commissari non si vede assolutamente in che misura la situazione da essi dichiarata potrà realmente cambiare, i dati che vengono portati circa il piano “di ripartenza” dimostrano una ripartenza infinita a dimensioni incerte e pluriennali. Quindi, di conseguenza la strada che si è scelta è senza via d'uscita.

Rispetto a questo, il quadro della cassa integrazione attuale è chiaramente drammatico a Taranto: l'area servizi e lo staff del siderurgico è quello in cui ci sarà il maggior impatto, si prevede che vadano in cassa 1854 addetti divisi tra 473 tra impiegati e quadri, 176 intermedi, 1205 operai. A seguire ci saranno le aree laminazioni con 1276 cassintegrati, di cui 1042 operai, e fusione con 1270 di cui 921 operai. La cassa integrazione prevede oltre i 4400 di Taranto, 400 a Genova e 245 a Novi ligure.

I Commissari dicono: “non vi preoccupate, serve alla ripartenza, serve a realizzare il piano che ci porterà a un futuro migliore”. Per il resto essi dichiarano che farà perno su trasparenti criteri di forte rotazione del personale, sarà strettamente connesso ai livelli di produzioni degli stabilimenti e consentirà di ultimare il piano di ripartenza che prevede dopo l'estate il secondo altoforno.

Ma, circa la rotazione non pensiamo che ci saranno cambiamenti sostanziali ed è l'unica trattativa che andrà avanti tra Commissari e sindacati. Qualcosa di meglio del passato si potrà forse vedere, ma non cambia assolutamente la sostanza che la cassa integrazione penalizzerà il salario di tutti.

Da sempre diciamo che se ci sarà cassa integrazione - ma certamente questi numeri non sono accettabili! - deve andare insieme all'integrazione salariale che solo lo Slai Cobas ha sempre chiesto sin dal primo momento della crisi ultima delle Acciaierie; solo lo Slai Cobas ha insistito perché coloro che stanno ai tavoli lo ponessero come pregiudiziale per ogni ulteriore passaggio di cassa integrazione, perché senza integrazione salariale non si tratta soltanto di andare a casa senza sapere esattamente quanti potranno tornare, ma si tratta di vivere di miseria.

Gli operai sono stanchi di vivere di cassa integrazione.

I sindacati dicono: “perlomeno diamo quei ratei che ci toccano”. Ma quelli dovrebbero essere scontati, sono cose che i lavoratori dovrebbero già avere. Noi vogliamo un'integrazione salariale certa, decisa al limite con decreto governativo che permetta ai lavoratori durante la cassa integrazione di avere un salario decente.

Su questo ci sono le dichiarazioni attuali dei sindacati: “è intollerabile”, dice Rocco Palombella e a questo si uniscono gli altri sindacati, con l'eccezione della Fim Cisl che ormai nell'ultima fase fiancheggia il governo e i Commissari.

L'USB dice: “quale piano di bilancio si pensa di realizzare con queste prospettive con questi numeri, quale tipo di attività si può portare avanti riducendo ai minimi termini la forza lavoro in attività all'interno degli stabilimenti?”

Sono tutte osservazioni chiaramente giuste, ma queste osservazioni andavano fatte prima, andavano imposte prima, andavano posti i paletti di una Piattaforma operaia a cui i Commissari e il governo comunque avrebbero dovuto attenersi, e non invece giocare di rimessa dando mano libera ai vari passaggi che il governo e commissari hanno fatto.

Ora il punto è rispondere con la lotta, ma non possiamo fare la lotta di sempre, un giorno in cui si è fuochisti e tutti gli altri giorni in cui si è pompieri. Si deve fare la lotta prolungata per ottenere risultati concreti che oltre la riduzione, il dimezzamento dell'attuale cassa integrazione, anche ottenga l'integrazione salariale e dica chiaro che nessun licenziaimento, nessun operaio deve andare a casa, sia in Acciaierie che nell'indotto.

pc 22 giugno - Premierato/Autonomia differenziata - le riforme fascioleghiste del governo Meloni - (da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 21/06)

 

La legge sull'autonomia differenziata nella stampa borghese viene trattata con diversi articoli. La legge è stata approvata, come si sa, due giorni fa. I leghisti durante la discussione hanno fatto gli squadristi, hanno assaltato chi in Parlamento sventolava la bandiera dell'Italia per richiamarsi all'unità nazionale, poi hanno festeggiato sbandierando i gonfaloni dei vari comuni, per loro è un grande risultato. Il Presidente del Veneto Zaia - e non "governatore" come dicono i giornali che dal punto di vista linguistico anticipano invece l'avanzare verso il moderno fascismo in tutte le forme. “Governatore” non esiste in Italia, così come non esiste “premier”, esiste il presidente della Regione ed esiste il Presidente del Consiglio dei ministri. Ma su questo ci torneremo - Zaia parla quindi con l'enfasi dell'alba di un giorno storico, mentre Fontana, altro leghista, dice che adesso la Lombardia potrà correre. E perfino quel fascista e razzista, denunciato diverse volte, autore della legge definita legge elettorale "Porcellum", ha detto che gli tremano le gambe per le emozioni. Noi naturalmente auspichiamo sempre che le gambe a questo signore possano “tremare” per ben altro.

Ma andiamo alla sostanza. Questa legge è stata uno scambio tra la Lega di Salvini e Fratelli d'Italia della fascista Meloni.

Alla Lega di Salvini serve tutt'ora per attutire il colpo che ha subito alle europee, che addirittura è sceso

venerdì 21 giugno 2024

pc 21 giugno - Contro l'imperialismo italiano - un quadro di Antonio Mazzeo

pc 21 giugno - in fabbrica come in guerra - Esplosione in una fabbrica a Bolzano

 6 feriti, 4 sono gravi

Ustionati operai dell'Aluminium. Il luogo dell'incidente è stato sottoposto a sequestro

È di sei feriti, di cui quattro in gravi condizioni, il bilancio definitivo dell'esplosione all'Aluminium di Bolzano.


   La scorsa notte, intorno alle 00.30, è stata segnalata l'esplosione di un macchinario alla ditta Aluminium Bozen srl di Bolzano, sita in via Toni Ebner n. 24, nel cui stabilimento risultano addetti circa 130 dipendenti per la produzione di estrusi in leghe dure di alluminio  Sul posto è prontamente intervenuta una pattuglia della locale Questura e, dalle prime informazioni acquisite da un operaio rimasto incolume, risulta che lo scoppio si è verificato in uno dei locali destinati alla fusione dell'alluminio, ove è divampato un incendio, domato in breve tempo dalle squadre dei Vigili del fuoco del Corpo permanente e volontarie di Bolzano.

   L'incidente sul lavoro, le cui cause sono in corso di accertamento, ha coinvolto alcuni operai, tempestivamente soccorsi da personale dei servizi sanitari con medico d'urgenza, della Croce Bianca e della Croce Rossa. Sul luogo è intervenuto anche l'Ispettorato del lavoro della Provincia Autonoma di Bolzano, prosegue la nota.

   A seguito delle gravi ustioni riportate, tutti i sei feriti rimasti coinvolti sono stati inizialmente trasportati all'ospedale San Maurizio di Bolzano. In seguito, quattro lavoratori sono stati trasferiti d'urgenza in cliniche specializzate: uno a Verona, due a Padova e uno a Murnau, nei pressi Monaco di Baviera.

   Attualmente il luogo ove è avvenuto il grave incidente, su disposizione dell'Autorità giudiziaria, è stato sottoposto a sequestro per i conseguenti accertamenti.


Il 24 giugno sciopero in Alto Adige

Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato, per lunedì 24 giugno, uno sciopero di 8 ore all'Aluminium e di 4 ore per tutto il settore metalmeccanico in Alto Adige. La protesta riguarderà le ultime 4 ore per ogni turno. Dalle 10 di oggi, invece, è previsto un presidio davanti allo stabilimento. 

   "La sicurezza sul lavoro deve essere messa al primo posto tra le priorità da perseguire. Le aziende devono garantire la salute e la vita dei lavoratori. Non è accettabile che nel nostro Paese si continui in una tragica striscia di incidenti gravi, e mortali, senza che nulla cambi". Così, in una nota congiunta, le sigle sindacali, che aggiungono: "Non è più accettabile rischiare la vita per lavorare". 


pc 21 giugno - La catena infinita di operai morti sul lavoro in Lombardia

L’operaio Mirko Schirolli muore in una fabbrica di Cividale Mantovano, incastrato tra i rulli di un macchinario

L’operaio Mirko Schirolli muore in una fabbrica di Cividale Mantovano, incastrato tra i rulli di un macchinario

Un operaio di 35 anni è morto questa mattina in una fabbrica di laminati in vetroresina di Cividale Mantovano, una frazione del Comune di Rivarolo Mantovano in provincia di Mantova, durante il suo turno di lavoro. Secondo le prime informazioni l'operaio sarebbe rimasto incastrato tra i rulli di un macchinario.

L’incidente è avvenuto alla Sintostamp quando erano circa le 8. La vittima, 35 anni compiuti giovedì scorso, si chiamava Mirko Schirolli ed era residente a Rivarolo Mantovano con i genitori a pochi chilometri di distanza dalla fabbrica. Secondo l’agenzia Ansa, lavorava da cinque anni

pc 21 giugno - A Torino continua la lotta degli occupanti pro-Palestina - info

Torino, gli occupanti Pro Palestina si spostano da Palazzo Nuovo al Politecnico. Il corteo nella notte imbratta il Rettorato

All'ingresso del polo universitario restano gli striscioni dell'occupazione inneggianti all'Intifada. Per la prima volta da mesi entrano dei referenti del rettorato. Al Poli «check in » di protesta all'ingresso e presidio in mattinata

A Torino è finita l'occupazione di Palazzo Nuovo, da oltre un mese al centro delle proteste degli studenti attivisti pro Palestina.  Alla fine sono stati gli stessi studenti a confermarlo in un comunicato. «Dopo 38 giorni passati a riempire gli spazi di questo polo con solidarietà, rabbia e lotta l’Intifada Studentesca ha deciso di trasformare, almeno per il momento, la propria permanenza nell’edificio e smobilitare il presidio permanente delle tende».

Poco dopo le 10 di mercoledì 19 giugno, un corteo di protesta  di circa 400 persone è partito dal polo universitario lasciandolo completamente vuoto, a quanto avrebbero verificato alcuni funzionari dell'Università entrati per la prima volta dall'occupazione per un sopralluogo.

«Oggi, 39esimo giorno di occupazione e di blocco della didattica a Palazzo Nuovo, l'Intifada dalle

pc 21 giugno - ORE 12 Controinformazione Rossoperaia - No a premierato e autonomia differenziata, riforme fascio/leghiste dello Stato - Acciaierie ex-Ilva: 5200 in cassaintegrazione, questo il piano di governo e azienda di Stato

 

pc 21 giugno - Bologna, parco Don Bosco: Decine e decine di feriti, 4 persone in stato di fermo, alberi tagliati in mezzo alla gente o con attiviste ancora sopra. Cariche no stop dalle 6 del mattino.





 

pc 21 giugno - Mobilitiamoci contro le morti sul lavoro degli operai immigrati per il profitto dei padroni! Perchè la morte di Satnam Singh non cada nel silenzio

 da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 20/06



È facile in un certo senso, ed è inaccettabile in un altro senso, che la stampa tutta dia notizia con mille particolari giusti necessari della morte dell'operaio Satnam Singh, 31 anni, operaio indiano morto a Latina.

È facile venirsene ora per dire che questa è una questione barbara ed è un orrore. Che è un orrore e che è una questione barbara è vero, ma la condizione dei lavoratori indiani della provincia di Latina e dei lavoratori in generale nelle campagne di altre nazionalità è sempre stata quella che ha portato a quest'ultimo orrore della morte di Satnam.

Riprendiamo tutta la questione. Satnam Singh aveva deciso di lasciare l’India con la sua giovane moglie per vivere un po’ meglio. “Navi”, così si faceva chiamare in Italia, proveniva dall'India. Dall’India nei giorni sorsi è stato in Italia Modi al G7 accolto con tutti gli onori, anzi a Brindisi gli è stata data la possibilità di mettere una statua, cioè di lasciare un segno.

A Brindisi Modi ha confermato di essere il principale sostenitore dell'imperialismo sia nei suoi piani di guerra in cui l'India vuole avere parte sia nei legami con l’Italia con il governo Meloni.

Il regime indiano è un regime fascista che regala il paese alle multinazionali e che costringe le popolazioni di buona parte dei territori, in particolare le popolazioni adivasi - e, dato il carattere fascista indù - i sikh, i musulmani, a condizioni inenarrabili di miseria per conto dei padroni indiani, che sono anche delle grandi multinazionali, vedi quelli che hanno preso l'Acciaierie Italia, poi Mittal, e altri padroni indiani potranno prenderla.

E’ chiaro che questo ha spinto all'emigrazione tantissimi che vengono nel nostro paese, una parte di questi lavoratori sono quelli che lavoravano a Latina, dove Satnam Singh è stato prima vittima di un infortunio gravissimo poi abbandonato come un cane davanti alla sua casa e quindi morto in ospedale.

Una morte atroce - scrivono i giornali - un braccio strappato da un macchinario utilizzato nei campi. Lavorava da 12 ore quando è successo, aveva attaccato il lavoro nei campi alle 05:00 del mattino quando un maledetto rullo lo ha mutilato, poco dopo le 04:00 pm.

12 ore pagate 5 € all'ora! al di sotto di ogni contratto, di ogni legge, di ogni regola che pure dovrebbero essere in vigore in questo paese, ma che non valgono per i lavoratori immigrati, ancor più per i lavoratori immigrati delle campagne.

L’atrocità di questo infortunio si è fusa con l'orrore del comportamento dei padroni perché di tale si tratta, di padroni che hanno nelle mani le aziende agricole a Latina, come di tante altre parti d'Italia, dalla Calabria alla Basilicata, dalla Puglia alla Sicilia.

Caricato sul furgone con il braccio appoggiato alla cassetta utilizzata per gli ortaggi, con le urla disperate della moglie, abbandonato alla porta di casa. Un pugno di chilometri di distanza dall'azienda in cui lavorava, Borgo Santa Maria.

‘Novi’ era un operaio - dice il giornale – forte, il suo fisico però non poteva sopportare quelle ferite mortali, quel sangue perso tra i campi e il furgone per effetto della forza devastante del macchinario avvolgipista trainato dal trattore che gli aveva tranciato il braccio destro. Portato disperatamente in ritardo, evidentemente, al San Camillo non ce l'ha fatta, nonostante il tentativo di salvarlo.

Dice il giornale che al San Camillo risuonavano le urla di Sony, piccola piccola, sola e disperata.

Tutto il ciclo della vita di questo operaio ci deve interessare, non solo la sua tragica morte, anche se la sua tragica morte è avvenuta proprio in casa nostra, ed è per questo che ci dobbiamo mobilitare. Non è accettabile né questa vita che fanno i lavoratori immigrati, né le ragioni per cui i lavoratori immigrati vengono in questo paese.

Le responsabilità di questo governo sulle morti sul lavoro sono denunciate da tempo da noi e da tutti coloro che se ne stanno occupando nel sindacalismo di base e di classe e non solo, e in tutte le realtà, dalle associazioni che stanno conducendo in questo paese la lotta contro le morti sul lavoro.

In questo paese vi sono stati stragi di operai e in quest'anno con questo governo le stragi hanno avuto una cadenza più accelerata che altrove. Fronteggiamo un governo che sulla sicurezza sui posti di lavoro ha scelto la linea della mano libera ai padroni e del consigliare i padroni per evitare che succedano questi incidenti ma all'interno di un sistema di regole e leggi che intensificano lo sfruttamento, l'inosservanza e l'inapplicazione delle leggi sulla sicurezza e le riduce e le peggiora.

Questo governo dice di aver aumentato gli ispettori del lavoro, ma le regole con cui sono inchiodati gli ispettori di lavoro sono al ruolo di essere sempre più dei consulenti dell'azienda.

Così come sul fronte dell'immigrazione proprio nello stesso articolo nello stesso articolo del Messaggero a pagina 11 del giornale di oggi (ieri, ndr) si dà notizia che è stato pubblicato il decreto del Viminale. E una di queste norme previste dal decreto del Viminale è la cauzione che i migranti che fanno richieste d'asilo devono dare, che viene portata da 2500 a 5.000 €. La cauzione va determinata - si dice con una sorta di cinismo - senza indugio dal questore con valutazione caso per caso, tenuto conto della situazione individuale dello straniero. Di conseguenza si vuole impedire che le richieste d'asilo vengano perfino fatte, dato che i migranti che arrivano nel nostro paese non hanno 5.000 € da versare nella maggior parte dei casi, se non gli viene concesso il diritto di lavorare e di poter vivere in questo paese. Questi 5.000 € sembrano davvero il pizzo dello scafista che li ha portati. Il governo si fa scafista proprio perché non vuole concedere la richiesta d'asilo, gli immigrati devono essere tenuti nelle condizioni di clandestinità e di supersfruttamento. Così come il governo è responsabile della catena di leggi che ha portato alla nuova strage in mare che vi è stata.

Certo, la condizione dei migranti non è la sola, è la condizione generale dei lavoratori più precari, più poveri, delle donne lavoratrici. Quella stessa pagina porta la notizia del trattamento delle lavoratrici di un punto della catena MD, per di più a Brandizzo, un paese che è diventato famoso per la strage delle ferrovie, per gli operai maciullati sui binari per effetto degli appalti al massimo ribasso e non in sicurezza, dei subappalti che provocano quelli che si è chiamata la ‘strage di Brandizzo’. Ebbene, proprio nel MD di Brandizzo le lavoratrici hanno dovuto denunciare che non gli veniva permesso neanche di andare al bagno. La direttrice dice in un audio che le dipendenti possono andare in bagno solo per motivi urgenti per evitare il continuo ‘apri e chiudi’ e si è rivolta così alle lavoratrici: “voi in bagno non ci andate più, fate appena quattro ore…. piuttosto fatevela addosso perché se continuate ad andare in bagno il punto vendite è ingestibile”.

Questa è la condizione che esiste in tantissimi posti di lavoro, centri commerciali, dove le lavoratrici vengono trattate in questa maniera, così come in tanti altri posti di lavoro.

Migranti, lavoratrici, giovani precari, operai della catena del sistema di sfruttamento ogni giorno vengono trattati in questa maniera e lo fanno nella maggior parte dei casi anche rischiando l'infortunio, la vita, il licenziamento. Questa è la condizione operaia e proletaria in questo paese! E sappiamo bene che questa condizione non si potrà cambiare se non saremo in grado di animare una rivolta generale degli operai, delle lavoratrici sui posti di lavoro. Se ogni volta che succedono non ci sarà la solidarietà degli altri lavoratori, se non ricostruiamo in questo paese un tessuto di organizzazione sindacale di classe che parta dall'effettiva condizione operaia e delle lavoratrici e l'aggredisca. Perché questi sindacati non ci sono, i sindacati confederali fanno parte del problema grazie alla loro linea, alla loro prassi, i lavoratori sono diventati sempre più senza alcuna tutela sui posti di lavoro.

Noi ci impegniamo molto nella denuncia di tutto questo e tutti sanno come ciò che pensa su questo lo Slai Cobas per il sindacato di classe, quanto impegno viene messo dalle nostre compagne lavoratrici laddove sono presenti, per fare proprio della condizione degli operai e delle sfruttate, delle immigrate, la condizione base di riferimento della lotta in tutto il movimento delle donne. In certi casi ci siamo anche riusciti ma siamo una goccia nel mare della condizione generale del mondo del lavoro, delle lavoratrici e dei migranti, dei precari e degli sfruttati.

Quello che vogliamo assolvere è un ruolo di essere una scintilla, un punto di riferimento, perché questo possiamo fare. E di inserire questa battaglia in una battaglia generale che non può limitarsi alla lotta sindacale, ma deve diventare lotta politica, perché senza rovesciare il potere politico i padroni hanno l'arma dello Stato, del governo, per imporre la loro legge, la legge dello sfruttamento, dello schiavismo e in molti casi della morte, del sessismo, dello sfruttamento delle lavoratrici.

Siamo di fronte a questo stato delle cose. Tutti abbiamo la necessità di fare la nostra parte, che non è un fatto individuale ma che richiede le forme organizzate che permettano ai lavoratori, alle lavoratrici e ai braccianti e ai migranti, a tutti, di potersi organizzare e di costruire la guerra di lunga durata necessaria a rovesciare i padroni che fanno della guerra su scala mondiale il loro impegno principale, guerra, economia di guerra e della guerra interna, della guerra contro i lavoratori il loro lavoro centrale all'interno del paese.

Ritorniamo a ciò che abbiamo detto nella con la denuncia di Satnam Singh.

Questa guerra deve cominciare, deve continuare, deve riprendere, deve trovare il modo di utilizzare le opportunità tragiche offerte dalla realtà per poterla realmente estendere e sviluppare.

Alla morte dell'operaio indiano di Latina, all'orribile situazione che ha messo in luce non solo sul posto di lavoro, ma in generale, occorre rispondere con lo sciopero, con l'impegno dei lavoratori e le organizzazioni sindacali di classe di base e di tutti coloro che non accettano questo stato delle cose. 

Lo Slai Cobas propone che ci sia una settimana di mobilitazione nazionale che possa in qualche maniera essere animata dagli scioperi, ovunque sia possibile. In questo senso è importante lo sciopero 25 giugno indetto da SiCobas per il settore della logistica. Sappiamo tutti che il settore logistica, la gran parte dei lavoratori sono immigrati e tanti di essi sono indiani o originari dei paesi del Sud, Asia, Bangladesh. Sri Lanka, ecc.

Le organizzazioni sindacali di base di classe, l'avanguardia dei lavoratori che lotta contro lo sfruttamento dei morti sul lavoro, il razzismo e lo schiavismo, deve dare una risposta comunque a questa vicenda. In particolare il 25 ma per l'intera settimana.

Così come portiamo avanti la denuncia che abbiamo fatto del regime indiano di Modi che, insieme al sistema imperialista, al modo di produzione capitalista, è la causa iniziale del ciclo dell'immigrazione dei lavoratori indiani che come Satman perdono la vita nel nostro paese, nei campi.

In questo senso indiciamo per il 1 luglio una giornata di mobilitazione, di informazione/controinformazione che lega la vicenda di questa ennesima morte sul lavoro alla denuncia del regime di Modi in India e di sostegno alla lotta che i proletari, le masse popolari che in India stanno facendo contro questo regime, contro questo imperialismo. Per fare questa lotta vengono sottoposti dal regime di Modi a massacri, arresti che anche lì, nei confronti dei settori più poveri, ha il carattere del genocidio.

Non vogliamo aggiungere altre parole, lo abbiamo fatto nei giorni scorsi, lo faremo nel corso della prossima settimana. Quello che diciamo a tutti è mobilitiamoci! laddove è possibile, scioperiamo, organizziamo presidi, iniziative, assemblee, iniziative di ogni genere, perché la vita di Satnam Sing non sia stata vana. E nello stesso tempo alziamo il tiro della lotta contro il governo in Italia e contro i governi nel caso del governo indiano che sono al fondamento di questa situazione nella giornata di azione del 1 luglio.

giovedì 20 giugno 2024

pc 20 giugno - Saied Tunisia - prima invitato al G7 poi non vi è andato - un commento/corrispondenza

Com'é ormai prassi consolidata degli ultimi anni, durante il G7, oltre ai leader delle principali potenze imperialiste occidentali e all'Unione Europea, sono invitati i rappresentanti di altri paesi in base alle priorità contingenti dell'imperialismo occidentale.

Quest'anno sono stati invitati Algeria, Argentina, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Giordania, India, Kenya, Mauritania, la Santa Sede, Tunisia e Turchia. Erano presenti inoltre i rappresenti di alcune organizzazioni internazionali politiche ed economico-finanziarie a partire dall'Onu, Banca Africana di Sviluppo, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Ocse.

Evidentemente il peso politico specifico di questi invitati é variabile, non é possibile in questa sede un approfondimento esauriente ma in breve:

l'India oltre ad essere attualmente il paese più popoloso del mondo e l'economia che presenta ritmi sostenuti di crescita, nella fase politica internazionale attuale rappresenta per l'imperialismo il principale baluardo contro l'asse Cina-Russia in sud Asia.

Argentina e Brasile sono le due principali economie del Sud America, inoltre la prima ha un regime ultra-liberista e ultra-conservatore che strizza l'occhio all'Occidente.

La Turchia, altro paese che sta attraversando profondi mutamenti economici e sociali, sta assumendo sempre più un ruolo autonomo e strategico in varie contese interimperialistiche e regionali (interventi militari diretti in Libia e Siria, mediatore nella crisi ucraina, attore strategico nella crisi tra Armenia e Azerbaijan puntando strategicamente a sostenere e a ricongiungersi con l'Azerbaijn verso il Mar Caspio ricco di gas e petrolio a spese della stessa esistenza dell'Armenia).

Gli Emirati Arabi Uniti e la Giordania in Medio Oriente, sono due tra i principali alleati occidentali (insieme all'Egitto) di fatto complici della politica dello Stato sionista di Israele e del genocidio in corso in Palestina.

Algeria, Kenya, Tunisia e Mauritania hanno per l'imperialismo occidentale un ruolo in comune e ruoli specifici separati allo stesso tempo. Tutti e quattro sono attori chiave nell'eseguire ed implementare le politiche imperialiste di contrasto ai movimenti migratori, "dalla fonte" a sud sino al Kenya nel Corno d'Africa, "alla foce" il Nord Africa (la Mauritania è stata invitata principalmente per il ruolo contingente di presidenza dell'Unione Africana).

Inoltre l'Algeria rappresenta oggi il principale rubinetto di gas per l'Italia in particolare, mentre la Tunisia fungerà da complemento di produzione di rinnovabili con la stessa funzione: essere un fornitore a basso costo di energia.

Entrando nel merito dell'invito alla Tunisia: era stato invitato a rappresentare il paese il presidente della

pc 20 giugno - ORE 12 Controinformazione Rossoperaia - L’inaccettabile morte del bracciante indiano a Latina - Sfruttamento e vessazioni sui posti di lavoro - Sciopero per Satnam e giornata di azione il 1° luglio

 

pc 20 giugno - A Fasano e per il 19 giugno la lotta contro la repressione e per la liberazione dei prigionieri politici in Italia e nel mondo, dalla Francia all'India del fascista Modi.

Al G7 in Puglia e in particolare alla grande manifestazione di Fasano non si è parlato solo della guerra ma abbiamo portato con grande forza la denuncia della repressione, di alcuni casi importanti, esemplari, denuncia interna alla situazione internazionale e nazionale del nostro paese.

Oggi (ieri) è il 19 giugno. Per il movimento di lotta a sostegno dei prigionieri politici contro la repressione è una giornata internazionale, una giornata storica che ricorda la strage di prigionieri politici nelle carceri peruviane, di 300 prigionieri massacrati nelle prigioni e questa data viene considerata una giornata internazionale a sostegno della lotta per i prigionieri, della lotta contro la repressione.

Al G7 l’intervento dal palco di una compagna di Soccorso Rosso Proletario ha portato con forza la situazione della prigionia di tre detenuti palestinesi accusati di terrorismo, colpevoli di essere dei combattenti della causa palestinese che il regime sionista israeliano rivuole, proprio perché Israele non è solo la terra del genocidio del popolo palestinese ma anche della prigionia di migliaia e migliaia di prigionieri politici.

A L'Aquila vi sono tre prigionieri politici che sono stati processati e uno fra essi Anan Yaeesh ha rivolto al G7 una lettera alla manifestazione e in particolare si è rivolto agli studenti che si stanno mobilitando nelle università ringraziandoli per quanto stanno facendo per il popolo palestinese, per il loro coraggio e per il conforto che questa dà alla lotta del popolo palestinese. Una lettera che ha colpito al cuore tutti i manifestanti e adesso ancora è più solido il legame che c'è tra chi lotta nel nostro paese - in particolare gli studenti nelle università – e la resistenza palestinese e i prigionieri politici appartenenti alla resistenza palestinese.

Siamo per la liberazione dei 3 prigionieri palestinesi nelle carceri italiane.

‘C'è un solo terrorismo e sono le bombe dell'imperialismo!’ I prigionieri che lottano in tutte le forme e accusati di aver lottato in tutte le forme, sono degli eroi, sono dei partigiani, dei resistenti che non è possibile tenere nelle carceri, è un crimine il fatto che siano nelle carceri e che vengono accusati di terrorismo.

Il 19 giugno è l'occasione per alzare forte e chiaro la richiesta di mettere fine alla repressione nei confronti delle lotte degli studenti e di tutti coloro che si oppongono a questo governo, alla guerra, l'imperialismo, al fascismo.


Il 19 giugno è anche la data per ricordare i prigionieri politici in tutte le carceri del mondo, in particolare George Ibrahim Abdallah, prigioniero rivoluzionario libanese, grande sostenitore della resistenza palestinese per il quale vi è stata una bella e forte manifestazione a Parigi proprio mentre in Puglia si manifestava contro il G7.

Il 19 giugno è l'occasione per ricordare la grande realtà dell'India, il regime di Modi che è venuto nel nostro paese, ha partecipato al G7 per sostenere l'imperialismo e il suo regime di stampo fascista nel suo paese, oppressore del suo popolo. L'India è diventata la prigione dei popoli e tanti sono in questa prigione. Il 19 giugno lanciamo una campagna internazionale perché si realizzi in Italia e nel maggior numero di paesi una giornata internazionale per la liberazione dei prigionieri politici in India, a sostegno della lotta di liberazione del popolo indiano contro l'infame operazione Kahaar, un'operazione repressiva di stampo genocida verso una parte delle popolazioni indiane in lotta.

Una compagna ha portato proprio nel cuore della manifestazione contro il G7 di Fasano la denuncia del regime di Modi, accompagnando con la sua voce i cartelli che erano stati messi nella piazza di Fasano, come al concentramento della manifestazione, cartelli accolti con grande interesse dai manifestanti e che hanno trovato un'eco nella stampa nazionale e internazionale.

mercoledì 19 giugno 2024

pc 19 giugno - 1° luglio Giornata di Internazionale di azione contro la “Operazione Kahaar”!

lanciata dal Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India - per l'Italia - 

info csgpindia@gmail.com

Mentre si perpetra il genocidio contro il popolo Palestinese per mano dei sionisti del regime di Israele, degli imperialisti americani e di diversi Stati che si definiscono “democratici”, in India, nella “più grande democrazia del mondo”, il primo ministro Modi, amico di Netanyahu e dei sionisti, continua nella sua strategia genocida contra gli Adivasis e il movimento rivoluzionario, oggi con la “Operación Kahaar”.

Dopo aver resistito valorosamente ed eroicamente alla operazione genocida Green Hunt e alle continue campagne genocide, il movimento rivoluzionario e i popoli indigeni dell’India affrontano una nuova offensiva del regime brahmanico Hindutva.

Le classi dominanti indiane, preoccupate dal movimento rivoluzionario popolare, magnificano tutto il loro macchinario armato per eliminare il movimento rivoluzionario affidandogli la missione di una “India libera dai maoisti” entro la fine del 2024.

Non possiamo restare indifferenti di fronte a questo nuovo assalto fascista del regime indiano per eliminare l’unica alternativa a questo sistema di sfruttamento e oppressione delle popolazioni.

Por questo L’ICSPWI fa appello a tutti i rivoluzionari e le loro organizzazioni, agli attivisti politici e alle masse rivoluzionarie a lottare e opporsi ai crimini del regime reazionario indiano e a denunciare questi crimini.

Facciamo appello a realizzare il prossimo 1o luglio azioni alle ambasciate, consolati, istituzioni e interessi dell’India nel mondo, secondo le condizioni nazionali e locali di ogni paese, ad essere un pugno di unità di solidarietà internazionalista per colpire con decisione il regime fascista y genocida de Modi la sua nuova operazione genocida Kahaar e per mostrare col pugno chiuso alzato il nostro sostegno incondizionato alle masse popolari dell’India, alla gloriosa guerra popolare e al partito che la dirige, in quanto parte inseparabile della rivoluzione proletaria mondiale.

STOP OPERATION KAHAAR!

MORTE AL REGIME FASCISTA E GENOCIDA DI MODI!