mercoledì 23 febbraio 2011

Libia: i padroni italiani hanno le mani sporche di sangue del popolo


Libia/ Marcegaglia: Governo prenda posizione e tuteli imprese
Intervista del presidente di Confindustria a Ballarò

Roma, 22 feb. (TMNews) - "Ribadisco adesso che importante è che il Governo italiano prenda una posizione, tuteli gli interessi delle imprese italiane là e però che si adoperi affinché questo genocidio smetta". Così il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia nel corso dell'intervista a Ballarò sulla guerra civile in corso in Libia.

Quanto ai timori e alle conseguenze per l'Italia di quanto sta accadendo, Marcegaglia ha osservato: "noi esportiamo in Libia circa 2,5 miliardi di euro e importiamo circa 10 miliardi di euro soprattutto di petrolio. Il 24% del nostro petrolio, 12% del gas. Abbiamo molte imprese che lavorano lì. Ovviamente alcune preoccupazioni ci sono se aumenta di dieci dollari il prezzo del petrolio abbiamo un costo aggiuntivo di tre mld. di euro, però per il momento dalle informazioni che abbiamo le forniture di petrolio e di gas non comportano particolari problemi quindi speriamo che rimanga così. Certamente - aggiunge - le scene che vediamo centinaia di morti, ci preoccupano molto, quindi speriamo e chiediamo anche al governo italiano di prendere una posizione di aiutare la cessazione di questo genocidio che certamente è drammatico".

"Quando Gheddafi è venuto in Italia un anno fa - ha aggiunto Marcegaglia - è venuto in Confindustria, ha parlato di possibilità per le imprese italiane di avere aree dedicate per fare impresa là, era molto interessato che noi portassimo là l'esempio della piccola e media impresa italiana, quindi lì l'ho visto per poche decine di minuti e ha fatto un discorso sostanzialmente economico. Mi è sembrata una persona molto sicura di sé, molto piena di sé. Questa è la percezione che ho avuto".

pc quotidiano 23 febbraio - Grecia, sciopero con scontri tra lavoratori e polizia

dalla bbc

Più di 30.000 manifestanti hanno marciato verso il parlamento greco

La polizia di Atene ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che lanciavano bombe molotov e pietre durante lo sciopero generale di 24 ore in Grecia.

La violenza è esplosa durante una manifestazione di oltre 30.000 lavoratori arrabbiati nei pressi del parlamento greco. L’obbiettivo sono i tagli di ampia portata al bilancio del governo.

Lo sciopero dei trasporti pubblici è stato paralizzato. Più di 100 voli sono stati cancellati.

Molte scuole sono chiuse e gli ospedali hanno ridotto i servizi. Le piccole imprese hanno aderito e molti negozi sono stati chiusi.

E’ la prima grande protesta in Grecia quest’anno, contro il governo che con l’austerità impone pesanti tagli richiesti dalla crisi internazionale…

pc quotidiano 23 febbraio - LIBIA, Bestiale mattanza, sarebbero 10.000 i morti

Tripoli, 23 feb. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Diecimila morti. Tante sarebbero le vittime in Libia dall'inizio delle proteste contro il leader Muammar Gheddafi. E' il tragico bilancio fornito da un esponente arabo del Tribunale Penale Internazionale (Tpi), interpellato dall'emittente satellitare al-Arabiya. Secondo la fonte,i feriti sarebbero oltre 50mila e sarebbe in corso una fuga di massa attraverso il confine con l'Algeria. L'esponente del Tpi ritiene che la situazione possa degenerare e arriva a ipotizzare che Gheddafi decida di usare armi chimiche per sedare la protesta.

pc quotidiano 23 febbraio: al fianco del popolo palestinese in lotta


Questa mattina alle ore 0810hrs incursione israeliana di 4 carri armati & 4 bulldozers c300m in territorio palestinese a Juhor Ad Dik , nel centro della Striscia.

I blindati israeliani si sono poi spostati verso il quartiere di Al Zaytuon, a est di Gaza city.

A Zaytoun la resistenza palestiense (brigate Al-Quds) ha cercato di respingere l'invasione e dopo uno scambio di fuoco verso le 12:50 carri armati israeliani hanno iniziato a bombardare.

Secondo fonti mediche 11 palestinesi sono rimasti feriti, 3 dei quali sono bambini.

2 feriti sono molto gravi.

stay human

Vik da Gaza city

pc quotidiano 23 febbraio - Libia, i piloti disertano e le masse continuano a combattere il macellaio Gheddafi


Tripoli, 23 feb. - (Adnkronos/Aki) - Avevano l'ordine di bombardare Bengasi ma i due piloti si sono rifiutati e dopo essersi lanciati fuori hanno lasciato precipitare l'aereo. E' accaduto stamattina a ovest della città libica di Adjabiya dove un caccia del tipo Sukhoi 22, di fabbricazione russa, è precipitato. Lo ha annunciato il sito del quotidiano libico 'Quryna', considerato vicino a Seifulislam Gheddafi.

Fonti militari hanno confermato la notizia al giornale, sostenendo che il velivolo era decollato da Tripoli con l'obiettivo di bombardare Bengasi. Un ufficiale dell'aviazione, che ha il grado di colonnello, ha spiegato che "i due piloti a bordo, Abdel Salam Atiya al-Abdali e Ali Omar Gheddafi, si sono rifiutati di eseguire l'ordine di bombardare la città e hanno fatto precipitare il velivolo dopo essersi lanciati con il paracadute".

Continuano anche sotto i bombardamenti degli aerei di Gheddafi le battaglie per la conquista delle varie città.

I manifestanti dicono di aver preso anche Misurata, la più grande nella metà occidentale del paese. Sei persone sarebbero state uccise e circa 200 ferite negli scontri.

La costa orientale dall’Egitto attraverso Tobruk e Bengasi fino a Ajdabiya è nelle mani degli insorti.

Il governo controllerebbe ancora Tripoli, nella quale si continuano a sentire spari, ma ha perso ormai la Cirenaica.

A Bengasi, il capoluogo della Cirenaica, le linee telefoniche e il servizio internet è interrotto, secondo un inviato del britannico Guardian. Fonti da Tripoli dicono che la città è ancora sotto il controllo del governo, ma la Cirenaica è ormai persa.

Vengono confermati da diverse fonti almeno 1000 morti.

pc quotidiano 23 febbraio - Milano, contro "Affittopoli" e la corruzione dilagante

Milano/Italia = Libia: Stessa corruzione, risposte molto simili

In questi giorni che vedono il Comune di Milano scosso dal “nuovo” scandalo di Affitopoli, con al centro il patrimonio immobiliare del Pio Albergo Trivulzio – del Policlinico – e Redaelli -, dove spiccano i nomi dei privilegiati (dirigenti della Questura, politici di centro destra e centrosinistra, giornalisti di “grido”, imprenditori, affiliati alla ‘ndrangheta, sindacalisti), con sempre più forza emergono risposte e prassi di questi governanti simili a quelle del loro amico Gheddafi. E’ un coro unico di “non essere dei privilegiati, ma ‘onesti’ cittadini che hanno partecipato ad Aste ‘Pubbliche’”. O di chi dice “che vogliono fare piazza pulita” ma poi si tengono ben stretta la poltrona. Chi minaccia querele contro la gogna mediatica, quando invece dovrebbe vergognarsi e quantomeno dimettersi. E udite udite chi rivendica “di aver operato in piena trasparenza”. Come non fare parallelismi col regime libico col quale hanno un rapporto amicale, ma principalmente, affaristico. Ma è nelle risposte che danno a chi una casa non la tiene o che gli viene negata anziché viene sgomberato perché costretto ad occuparla, perché emerga la stessa linea tra Italia e Libia. Certo ancora non siamo ai carri armati in piazza o ai bombardamenti sulla folla, ma c’è da scommettere che di questo passo ci si arriva anche qua. Infatti in questi giorni continuano gli sgomberi selvaggi di occupanti di case Aler, su sollecitazione dello “sceriffo” De Corato a cui “prontamente” rispondono le solerti forze del dis-ordine. Sgomberi che non rispettano nemmeno la dignità e i bisogni delle persone. Madri con bambini piccoli buttate per strada, precari con un reddito di 700 euro privati di un tetto, e via di questo passo. E, come loro prassi, non mancano criminalizzazione e repressione di chi sostiene e organizza la resistenza – la lotta – le iniziative della povera gente. Come proletari comunisti sosteniamo queste iniziative e ribadiamo che è necessario unirsi e seguire l’esempio delle masse arabe in rivolta per cacciare i nostri tiranni.

Circolo proletari comunisti Milano


di seguito il comunicato dell’iniziativa del Comitato abitanti San Siro e cs Cantiere contro il PAT

BLITZ AL CDA DEL PAT: VIA I PRIVILEGIATI, DENTRO GLI SFRATTATI

OGGI AL PAT, GIOVEDI' A PALAZZO MARINO!

Foto, video e altri materiali: http://www.cantiere.org/art-03129/blitz-al-cda-del-pio-albergo-trivulzio-que-se-vayan-todos.html

Questa mattina a Milano, in zona San Siro, Comune e Aler hanno dimostrato per l'ennesima volta l'efficacia delle politiche abitative di questa città. Nel pieno dello scandalo "affittopoli", mentre si allungano le liste di nomi noti che affittano e comprano case destinate ai bisognosi a bassissimo prezzo, pensano bene di sgomberare le famiglie che con moltissima fatica e sacrifici pagano all'Aler, quando riescono, 700 euro al mese.

E pensare che l'emergenza abitativa in cui Milano si trova da 20 anni sarebbe già risolta se tutte le case sfitte (e quelle requisite a chi non avrebbe alcun titolo di permanervi) di PAT, Aler, Policlinico venissero assegnate a chi ne ha realmente bisogno, attraverso graduatorie e con canoni in base al reddito, non regalate direttamente agli amici della cricca, pidiellini e mafiosi che si scambiano favori e si spartiscono i privilegi.

Per questo gli abitanti del quartiere San Siro hanno approfittato della riunione del CdA del Pio Albergo Trivulzio per andare a reclamare ciò che ci spetta, case per tutti, a partire dalla famiglia che è stata sgomberata questa mattina, a cui

Aler e Comune avevano offerto come alternativa la comunità, che al momento non ha posti, e che in ogni caso significherebbe la separazione del nucleo familiare.

Con uno striscione con scritto "VIA IL CDA DEL PAT, ORA DIMETTETEVI TUTTI - VIA I PRIVILEGIATI, DENTRO GLI SFRATTATI" abbiamo fatto irruzione nella palazzina in cui stava finendo di svolgersi il CdA. Ci si è presentato Fabio Nitti in persona, direttore generale del PAT a cui la giunta ha affidato immobili donati al patrimonio pubblico, il quale si è rifiutato di rispondere ed ha evaso ogni domanda riguardante tutti gli scandali peggiori di questi ultimi giorni. Si è pure permesso di prendere in giro la famiglia sfrattata questa mattina, impegnandosi con tanto di firma davanti a decine di

giornalisti e telecamere ad assegnargli un alloggio ad equo canone e poi rimangiandosi la parola solo cinque minuti dopo quando ha invitato la famiglia, in forma privata, a salire nei suoi uffici per siglare gli accordi.

Giovedì alle 17:00 sotto Palazzo Marino un presidio dei comitati dei quartieri popolari e dei giovani precari che non riescono a trovare casa chiederà:

- ora che i vertici del PAT sono commissariati, che se ne vadano pure la Moratti, la sua cricca e tutti i vertici Aler

- l'assegnazione attraverso graduatorie e con canoni in base al reddito di tutti gli immobili appartenenti a vario titolo a

enti pubblici

- il blocco immediato di sgomberi e sfratti e una sanatoria per tutti gli occupanti per necessità

Comitato degli

Abitanti di San Siro - CS Cantiere

pc quotidiano 23 febbraio - Ancora un operaio morto sul lavoro

22/02/2011

Operaio muore sul lavoro a Messina

MESSINA. Un operaio che lavorava all'esterno del capannone della ditta 'Nuova Cometra' di Giammoro (Me) è morto in un incidente. La vittima è l'autista Santo Fernandis, 52 anni. L'uomo sarebbe morto schiacciato da un muletto che stava sollevando un bancone frigorifero per posizionarlo in un camion. I carabinieri e il magistrato sono sul luogo dell'incidente.

pc quotidiano 23 febbraio - Piemonte: tagli alla sanità... e aiuti al movimento per la vita


PIEMONTE: LA SCURE SI ABBATTE SULLA SANITA'

L'assessore alla Sanità della Giunta regionale piemontese - retta dall'avvocato novarese legaiolo Roberto Cota - è l'esponente forzitaliota Caterina Ferrero.

La busjarda di mercoledì 23 febbraio, in un articolo di Alessandro Mondo, riferisce circa i tagli che il Governo regionale ha deciso, in questo settore, per il 2011: di seguito troverete le misure che porteranno un risparmio presunto di 120-122 milioni.

Blocco del turn-over: totale per il personale amministrativo, del cinquanta per cento per quello sanitario; risparmio previsto trenta milioni.

Taglio degli acquisti - effettuati tramite la Società di committenza regionale, nata nel 2007 per centralizzare gli appalti - di farmaci, protesi, ed altro; risparmio previsto dieci/dodici milioni.

Attraverso il vincolo, anche per gli ospedali, di attenersi alle prescrizioni degli specialisti in materia di uso dei farmaci, si prospetta un risparmio di trentacinque milioni.

Attraverso il contenimento nell'acquisto delle prestazioni da privati - quali ad esempio la diagnostica - un risparmio di quarantacinque milioni.

Tutto questo scempio del diritto alla salute dei cittadini avviene mentre, proprio per iniziativa della stessa assessora, la Giunta regionale butta via soldi pubblici per finanziare la presenza obbligatoria del sedicente movimento per la vita nei consultori e nelle Asl; così le donne sono incentivate a non abortire, ma i figli non avranno più l'assistenza sanitaria adeguata.

Non sono un medico, ma penso di poter dire che la signora Ferrero soffre di una grave patologia: la schizofrenia tipica della classe dirigente attuale; questa se ne frega della salute dei cittadini, ma contemporaneamente dispensa prebende a chi si piega ai voleri di uno Stato straniero, quale è la Città del Vaticano.

Torino, 23 febbraio 2011

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Torino

pc quotidiano 23 febbraio - Commemorare Pierre Overney, operaio maoista, riprendere la lotta rivoluzionaria


39 ANNI FA PIERRE OVERNEY OPERAIO MAOISTA

VENIVA UCCISO DAVANTI LA FABBRICA RENAULT

Venerdì 25 Febbraio, 1972, sono le 14.30. All’uscita del turno di mattina. Porta Zola, una dozzina di militanti maoisti, compresi ex operai Renault licenziati, distribuiscono volantini che invitano ad una manifestazione antifascista alle 18 h 30, metro Charonne. È organizzata per ricordare i manifestanti uccisi l’8 Febbraio 1962 presso la Metro Charonne dalla Squadra Mobile della polizia durante la manifestazione di protesta contro i crimini razzisti dei fascisti dell'OAS. Quella sera, 25 febbraio 1972, la polizia agirà con la stessa violenza. Per fortuna, non ci sono morti.

Pierre Overney è stato ucciso perché era maoista e i maoisti denunciavano i crimini razzisti (quasi 150) di cui erano vittime i lavoratori immigrati, ma anche perché gli immigrati e i maoisti organizzati nel Comitato di Lotta rifiutavano i licenziamenti che cominciavano alla Renault di Billancourt. 20 anni dopo, il sito sarà definitivamente chiuso e il personale licenziato.

Oggi, il razzismo e il fascismo non sono morti, e i licenziamenti neppure.

Il fascismo, già denunciato all'epoca, ora veste nuovi abiti, quelli del fascismo del nostro tempo: il moderno fascismo. Questo è possibile perché la borghesia non ha ancora bisogno del fascismo all’antica perché non ha più di fronte ad essa né l'Urss, né forti partiti comunisti. Oggi, la linea dei vecchi partiti comunisti è socialdemocratica, conciliatrice, come quella dei dirigenti sindacali. Già i maoisti dell’epoca denunciavano questo spirito di conciliazione con la borghesia, che ha portato alla situazione odierna.

La borghesia ha oggi bisogno del fascismo, che avanza nascosta sotto la maschera della "democrazia" borghese, per riprendersi ciò che i lavoratori le avevano strappato con la lotta. La borghesia sta attaccando tutte le conquiste del movimento operaio, pagate al prezzo di sangue e lacrime. Il fascismo avanza senza reale opposizione politica che contesti il sistema capitalista e abbia come progetto la sua distruzione.

Lo stato di polizia e militarizzato si rafforza, stimolato dalla mosca cocchiera del Fronte Nazionale, mentre nell'ombra si moltiplicano i gruppi neofascisti e neonazisti. I conciliatori frenano il movimento operaio, seminando la confusione politica e preparano la via al fascismo.

Di fronte a questa situazione che richiede la ripresa nelle proprie mani della lotta rivoluzionaria, i maoisti riprendono la bandiera rossa trascinata nel fango dalla borghesia e dai rinnegati. Le guerre popolari si sviluppano in Perù, India, Bangladesh, Filippine e i partiti maoisti si ricostruiscono in molti paesi dal Sud America all’Europa.

Celebrare la memoria di Pierre Overney significa assumere l'eredità del movimento operaio, della Comune di Parigi per le lotte attuali, il cui legame è così forte al cimitero Père Lachaise, dove i Comunardi furono fucilati e il nostro compagno Overney è sepolto.

LA CAUSA DEL POPOLO PER LA QUALE PIERRE OVERNEY E’ MORTO E’ ANCORA VIVA! LA COMUNE DI PARIGI NON E’ MORTA! RENDERE OMAGGIO A PIERRE OVERNEY SIGNIFICA CONTINUARE LA SUA LOTTA RIVOLUZIONARIA!

INCONTRO 26 FEBBRAIO 2011 ALLE 10

METRO PERE LACHAISE

DEPORREMO UNA CORONA DI FIORI SULLA SUA TOMBA

Firmatari: PC maoïste de France, la Cause du Peuple (journal), Front Révolutionnaire Anticapitaliste Antifasciste Populaire (FRAP)

MILANO PRIMA MOBILITAZIONE CONTRO IL DITTATORE LIBICO E IL SUO AMICO ITALIANO: “NOI VOGLIAMO DISTURBARLO






Contro il genocidio - Presidio, martedì mattina, di un gruppo di cittadini libici davanti al consolato di Tripoli a Milano. Fra i manifestanti anche Abdel Shaari, presidente del Centro islamico di viale Jenner, che ha parlato di «una protesta contro il genocidio messo in atto da Gheddafi». In via Baracchini, dove si trova il consolato, a pochi metri da piazza Duomo, si sono viste stamani, ha ricordato Shaari, anche alcune bandiere di Sinistra Ecologia e Libertà. Tra gli striscioni esibiti dai manifestanti per protestare contro il massacro di civili nello stato nordafricano, se ne leggeva uno: «Noi invece vogliamo disturbarlo», riferito alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha detto nei giorni scorsi, di non voler disturbare Gheddafi. I manifestanti chiedeno anche che venga tolta dalla finestra la bandiera che rappresenta il governo di Gheddafi.

Contro il genocidio - Presidio, martedì mattina, di un gruppo di cittadini libici davanti al consolato di Tripoli a Milano. Fra i manifestanti anche Abdel Shaari, presidente del Centro islamico di viale Jenner, che ha parlato di «una protesta contro il genocidio messo in atto da Gheddafi». In via Baracchini, dove si trova il consolato, a pochi metri da piazza Duomo, si sono viste stamani, ha ricordato Shaari, anche alcune bandiere di Sinistra Ecologia e Libertà. Tra gli striscioni esibiti dai manifestanti per protestare contro il massacro di civili nello stato nordafricano, se ne leggeva uno: «Noi invece vogliamo disturbarlo», riferito alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha detto nei giorni scorsi, di non voler disturbare Gheddafi. I manifestanti chiedendo anche che venga tolta dalla finestra la bandiera che rappresenta il governo di Gheddafi.

Dalla Palestina: “Get Out, Obama!"



Nei giorni scorsi, i palestinesi sono scesi in piazza a Ramallah, Nablus, Tulkarem, Jenin, nei villaggi della Cisgiordania, per protestare contro il veto che gli americani hanno imposto alla risoluzione ONU sull'illegalità delle colonie israeliane, definite "il principale ostacolo al raggiungimento di una pace giusta, duratura e completa". Non che le risoluzioni e il ruolo stesso dell'Onu abbiano mai fatto desistere Israele dall'occupazione delle terre palestinesi, se non altro confermano agli occhi del mondo che lo stato d'Israele, sostenuto da Usa ed Europa, è uno stato terrorista che mina la sicurezza dei popoli arabi.
Obama come Bush gode dell'apprezzamento del governo israeliano.
Ma anche l'Egitto ha avuto, ed ha ancora, un ruolo-chiave nella pacificazione imperialista del Medio Oriente così come nell'embargo a Gaza.
Mentre le masse oppresse palestinesi hanno salutato con gioia la rivolta popolare anti-Mubarak, il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak e il nuovo Capo del Consiglio militare egiziano, Hussein Tantawi, hanno avuto un colloquio sul rafforzamento della presenza israeliana nel sud del Sinai, sull'embargo a Gaza e sulle forniture di gas ad Israele.
I cani da guardia di Usa ed Europa in Medio Oriente devono essere schiacciati dalla furia popolare! E' tempo di una nuova rivolta in Palestina contro l'asse imperialista-nazisionista che porti fino in fondo il sentimento antiperialista, anticolonialista, dei popoli arabi.

ravros@libero.it

PADERNO DUGNANO: CONSIGLIO COMUNALE APERTO(?) PER DISCUTERE DELL’EURECO E SICUREZZA.

Una delegazione della Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro ha partecipato nella serata del 21-02-011 al Consiglio Comunale aperto al pubblico per discutere dello scoppio all’Eureco del 4 novembre 2010 e cose fare perché non accada più(?). Presenti alla serata oltre al consiglio comunale rappresentanti istituzionali, dal Senatore Roilo (Commissione Parlamentare d’inchiesta permanente) all’avvocato Dottoressa P. Trapani (Area Qualità e Ambiente, Provincia di Milano), dalla Dirigente ASL1 – Dottoressa M. Della Foglia - al rappresentante Vigili del Fuoco della Provincia di Milano, dal rappresentante del Comitato Paritetico –settore edilizia- di Milano Tiziano Cozzi al rappresentante nazionale dell’AIEA –Fulvio Aurora-, dall’Assessore provinciale Paolo del Nero al rappresentante Protezione Civile di Paderno Dugnano, a delegati e responsabili di Fiom (Barbanti Enrico)- Uil (Tamburelli)- Cisl (Mansolillo e Simonetta)- Cgil Camera del Lavoro Milano (Buriani) Dipartimento Salute e Sicurezza, e tra il pubblico, che sono intervenuti, Serato (RLS Clairsant, multinazionale settore chimico)- Ortolani (Filcams)- Taccone (cittadino di Paderno)- Morelli (Legambiente Paderno). Una serata che poteva rappresentare un punto di svolta, ma che, a nostro giudizio, invece è stata una sorta di autoassoluzione per tutti i partecipanti. Tante belle proposte e idee per “risolvere” gli infortuni e morti sul lavoro, che risultano, invece, le solite lacrime di coccodrillo quando avvengono le tragedie, ma anche lo scaricabarile di chi dice “io non c’ero” “io non sapevo” “stringiamoci tutti intorno ai familiari” “mettiamo insieme le nostre risorse per risolvere”. Insomma il gioco delle tre tavolette: Non Vedo, Non Sento, Non Parlo.

Come sarebbe andata la serata e quali gli scopi dei promotori erano chiari dall’editoriale del giornalino, “La Calderina”, edito dal Comune di Paderno. Uno comunicato (mezza paginetta scarna) dal titolo “Paderno non dimentica le vittime dell’Eureco”, dove il Sindaco, Alparone, parla della vicinanza della giunta e della cittadinanza ai famigliari delle vittime (nell’introduzione alla serata li chiamerà “martiri”) dicendo “sono testimone di molti gesti di umana solidarietà e so anche di anonime donazione anonime che hanno contribuito a non aggravare il momento di disagio che queste famiglie stanno vivendo. Questa città custodisce nel cuore la sua più grande ricchezza”. Che bella scoperta Sindaco Alparone! Cosa avete fatto voi. Avete dichiarato (quindi solo parole) la “vostra vicinanza” e, bontà vostra, “invitato” ad accogliere la richiesta di Rita (moglie di Leonard Shehu, il quarto operaio morto)di un aiuto ad affrontare le spese per il rientro della salma in Albania, chiedendo agli assessori e consiglieri a devolvere il gettone di presenza della seduta. Nell’editoriale, ma anche nell’introduzione, ha definito l’incidente all’Eureco “Un dramma di dimensioni devastanti per tutti noi. Quanto accaduto ci lascia un profondo vuoto e tanta rabbia per questi padri di famiglia che non hanno fatto più ritorno a casa. Non possiamo accettarlo e tutte le istituzioni devono fare in modo che questo non accada mai più, e non solo a Paderno. Su questa vicenda sono in corso delle indagini da parte dei Carabinieri e della Procura di Monza (Dott.ssa Massenz, ndr). La nostra comunità pretende che il lavoro degli inquirenti chiarisca cosa è successo e che vengano accertate le responsabilità di questa tragedia. Questa vicenda non cadrà nel dimenticatoio: la giustizia deve fare il suo corso fino in fondo.” Cosa si intende che il Comune si costituirà parte civile contro il “signor” Merlino, proprietario dell’Eureco? Che il Comune di Paderno, invertendo il trend acclarato di tutte le giunte –di destra e di sinistra-, non concederà più autorizzazioni ad aziende già coinvolte in casi di irregolarità sulla sicurezza (e l’Eureco e il suo padrone lo erano), andando contro il parere (interessato diciamo noi) della Regione Lombardia, che a fronte di palesi irregolarità ha concesso le autorizzazioni per il “signor” Merlino?. Non avete detto ciò e non pensiamo che intendiate mettere in pratica questo “minimo sindacale”, come si usa dire.

Ma altre cose da dire ci sono per gli altri soggetti che hanno partecipato alla serata. Al Senatore Roilo della Commissione Parlamentare, che sull’Eureco si è trincerato sul fatto che “sono ancora in corso gli accertamenti”, ma che ha sottolineato alcuni dati emersi nelle audizioni e controlli della Commissione quali: “Merlino aveva patteggiato analogo incidente del 2005” “la politica del subappalto che significa meno tutele per i lavoratori” “autorizzazioni date dalla Regione e ratificate dalla Provincia, con troppa leggerezza” – e rispondendo al quesito posto dal Sindaco Alparone “Cosa si può fare?” ha detto “Ci vuole maggiore attenzione. Ognuno deve fare la sua parte.” Ebbene Senatore con un passato da sindacalista nella Cgil, è chiedervi troppo che a fronte di quanto avete visto ed accertato vi schierate apertamente contro le politiche di questo governo che sta attaccando il Testo Unico 81/2008 in nome del profitto? O fare questo è un atto anticostituzionale (ci stanno provando a cancellare l’articolo 1 della Costituzione oltre al N° 41 e 42, ma sono ancora validi)?

Ai rappresentanti della Provincia e dell’ASL1 di Milano vorremmo dire tante cose, non piacevoli per loro, ne sottolineiamo alcune. Alla dirigente dell’ASL1 diciamo che non si può limitare a dire che il loro lavoro si concentra in particolare nel campo dell’Edilizia e che dal 4 novembre 2010 si sono accorti che esiste un problema di morti sul lavoro in altri settori. All’ASL1 li leggono i giornali, le statistiche, hanno mai sentito parlare della Thyssen o della Umbria Olii anziché del 29 giugno alla stazione di Viareggio? All’Avv. Trapani (area qualità e ambiente) che da un lato dice che loro possono parlare sulle nuove autorizzazioni da quando la normativa prevede la Delega dalle Regioni alla Provincia, e dall’altro affermare che l’Eureco non era codificata come Azienda a Rischio diciamo: da un lato voi dite “io non c’ero” e dall’altro vi proponete come continuatori delle stesse logiche, quindi siete consapevoli e complici allo stesso tempo.

Ai rappresentanti di Uil e Cisl diamo una risposta comune alla Cgil/Fiom a parte. Al signor Tamburello (Uil) che ha parlato di “all’Eureco si applicava il contratto del Commercio, con appalti e subappalti” “che i costi della salute e sicurezza devono essere parte integrante dell’appalto” “che occorrono organismi paritetici” e ai suoi compari della Cisl, Mansolillo e Simonetta, che hanno detto, tra l’altro, “la sicurezza si può fare con serate come questa, ma anche con spettacoli e altro” “che bisogna coinvolgere tutta la società civile” “che la cultura sulla sicurezza si può fare in diversi modi, con la formazione continua degli RLS e dei lavoratori, mettendo in Rete gli Rls” “chiedere che nei nuovi contratti vi siano delle ore supplementari di assemblea retribuita dedicate alla sicurezza”. Ebbene cari signori di Cisl e Uil che siete venuti a fare tanti bei discorsi due cose: 1) quando voi parlate di coinvolgere la società civile e quando parlate che la cultura sulla sicurezza si può fare in tanti altri modi, ebbene questo coinvolgimento e questo modo altro di diffondere Cultura sulla Sicurezza gli aderenti alla Rete Nazionale per la Sicurezza sui Posti di Lavoro l’hanno messo in pratica. Abbiamo messo in Rete addetti ai lavori (RLS e Ispettori del Lavoro- Associazioni Famigliari e artisti, giornalisti, studenti, lavoratori) che si sono unite per combattere la logica del profitto padronale che sta alla base delle morti sul lavoro e che le ha definite col termine più appropriato OMICIDI e non morti bianche. Abbiamo organizzato manifestazioni (dalla Thyssen all’Ilva di Taranto); convegni sulla Precarietà che Uccide; presenza costante ai processi (da quelli di Torino sulla Thyssen ed Eternit di Casale M., a quelli di Luca Vertullo morto al Porto di Ravenna a quello di A. Mingolla morto all’Ilva di Taranto) per sostenere i famigliari, colleghi di lavoro, nella loro Sete di Giustizia; abbiamo fatto campagne per la riassunzione di RLS licenziati per aver fatto il loro dovere (da Dante De Angelis a S. Palumbo operaio Fincantieri di Palermo); abbiamo organizzato, col contributo di artisti, spettacoli teatrali sul tema sicurezza, portandoli nelle piazze-nei teatri-davanti le fabbriche; insomma ci abbiamo “messo la faccia”. Una cosa non abbiamo fatto, e ce ne vantiamo, non abbiamo considerato “società civile” ne padroni ne il governo, perché sono loro la piaga/causa delle morti da e sul lavoro. Voi, Cisl e Uil, li considerate civili e di fatto siete loro servi e complici. 2) Quando parlate di richiedere che nei nuovi contratti siano previste ore in più dedicate alla sicurezza siete degli ipocriti e falsi. Vi ricordiamo l’ultimo dei vostri misfatti: la condivisione-la promozione-l’imposizione del piano Marchionne. Dove sono previsti: diminuzione delle pause-aumenti dei ritmi-aumento dello straordinario (praticamente si può lavorare sette giorni su sette per sei mesi)-ulteriore ridimensionamento del ruolo degli RLS, ecc.-, e si comprende bene che ciò significherà un aumento esponenziale degli incidenti. Tutto questo non è una proposta sensata per i lavoratori, è UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA.

Alla Cgil diciamo soltanto: da che parte state veramente? Quando come Rete vi abbiamo invitato a costruire insieme l’iniziativa qui a Paderno per il 4 dicembre, ad un mese dallo scoppio, non vi siete nemmeno degnati di risponderci. La risposta del perché vela diamo noi: voi siete quelli che in pubblico si professano come difensori dei lavoratori e poi, non tanto velatamente, vogliono le stesse cose che vogliono Cisl e Uil. Due esempi per tutti: la linea espressa dalla Camusso sulla vicenda referendum a Mirafiori “se non firma la Fiom lo fa la Cgil” e il tira e molla sull’indizione dello Sciopero Generale, come non lo volete indire su tutte le altre questioni men che meno lo volete fare sul tema della Salute e Sicurezza.

Al rappresentante della Protezione Civile di Paderno che ha fatto un discorso “fuori tendenza” dicendo che “il ruolo della Protezione civile dovrebbe essere quello di prevenire le calamità di diversa natura”, gli diciamo che è giusto ma che il ruolo “reale” della Protezione Civile, a guida Bertolaso, è diventato di militarizzazione del territorio. Ruolo emerso in tutta la sua portata nella vicenda del terremoto dell’Aquila.

Alle proposte di buon senso di Fulvio Aurora (AIEA) “istituire uno sportello amianto e ambiente nel Comune di Paderno” “luogo fisico permanente a cui il cittadino può rivolgersi” “monitoraggio rischi alla salute dei lavoratori” “che il Comune si costituisca parte civile, che potrebbe costituire un momento di maggiore coscienza della popolazione” e d di altri intervenuti, rispondiamo con le parole del cittadino di Paderno, il signor Taccone, un uomo che ha tenuto a sotto lineare che a casa sua “si mangia pane vangelo e costituzione” che ha detto: “sono 12 anni che chiedo alle istituzioni, politici, Asl (insomma a tutti,ndr) che si smaltiscano 150 metri di amianto posti sul tetto del mio condominio, e sono ancora qui che vi chiedo di darmi una mano”. Ogni commento è superfluo.

Rete nazionale sicurezza sui posti di lavoro Nodo Milano/Bergamo

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martedì 22 febbraio 2011

pc quotidiano 22 febbraio - Liberiamo Mumia Abu Jamal, "un prigioniero politico nel ventre della bestia"

dal Canada



Liberiamo Mumia!

"Potete mettere in galera un rivoluzionario, ma non potete imprigionare la rivoluzione ".

- Fred Hampton

In gioventù Mumia Abu-Jamal era responsabile dell'informazione per il Black Panther Party a Filadelfia. Giornalista, critica i leader politici e le forze di polizia della città. Il 9 dicembre 1981, vede suo fratello che si fa fermare da un poliziotto. Ne segue una fucilata a causa della quale l'agente muore. Mumia è stato condannato alla pena di morte per questo omicidio. Egli sostiene sempre la sua innocenza.

L'inchiesta affrettata e il processo venato di razzismo vengono contestati: a Mumia viene impedito di esercitare la propria difesa; il rapporto balistico è incoerente; testimonianze contraddittorie; testimoni che modificano le loro dichiarazioni a causa di pressioni della polizia; fatti nascosti alla giuria che riceve cattive informazioni e un giudice che "io contribuirò a far grigliare questo negro". Gli avvocati di Mumia quindi utilizzano tutte le vie legali possibili per impugnare il verdetto.

Nel 2001, un giudice federale annulla la condanna a morte, pur mantenendo l’accusa. Lo Stato della Pennsylvania si appella contro questa decisione. Così, il 9 novembre 2010, la Corte d'appello federale ha sentito le parti per decidere se mantenere o modificare la decisione. Farà conoscere la propria decisione molto presto. Il momento è molto difficile per Mumia Abu-Jamal, che ora più che mai ha bisogno di noi.

Mumia ei suoi avvocati vi invitano a firmare un petizione per chiedere a Obama di pronunciarsi contro la sua esecuzione e per una moratoria sulla pena di morte. Approfittiamo anche del 15 marzo, Giornata internazionale contro brutalità della polizia, per fare un appello alla formazione di un contingente per chiedere la liberazione di Mumia in occasione della manifestazione organizzata dal Collettivo contro la brutalità poliziesca. Inoltre, vi invitiamo a un veglia presso il consolato degli Stati Uniti per manifestare il nostro sostegno a Mumia.

Non dimentichiamo che è grazie alla enorme pressione popolare che si è espressa in una importante solidarietà internazionale che Mumia è stato salvato due volte dalla pena di morte nel 1995 e nel 1999. Il nostro sostegno continuerà fino a quando non sarà liberato.

Firmiamo la petizione online, come richiesto da Mumia e i suoi avvocati: www.mumialegal.org.

Formiamo un contingente per la liberazione di Mumia alla manifestazione contro la brutalità della polizia, Martedì 15 Marzo ore 17,00 - Place des Arts di Montreal.

Riuniamoci Sabato 19 marzo alle 14,00

Consolato degli Stati Uniti, presso l'intersezione di Via Saint-Alexandre e René-Lévesque, per

dimostrare il nostro sostegno a Mumia.

La nostra arma è la solidarietà!

Le nostre voci saranno ascoltate!

pc quotidiano 22 febbraio - Libia, bombardati i manifestanti, oltre mille morti e il razzista Bossi dice la sua...

Tripoli, oltre mille morti. Bossi: 'Gli immigrati? Mandiamoli in Germania'

22 febbraio, 16:28

TESTIMONI, OLTRE MILLE MORTI A TRIPOLI - Sono oltre mille i morti a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza per protestare contro il regime di Muammar Gheddafi. A riferirlo è il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma, con alcuni testimoni in Libia. "Manca l'energia elettrica e i medicinali negli ospedali", ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinché si mobiliti "per un aiuto economico e con l'invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore".

BOSSI,SBARCO IMMIGRATI? LI MANDIAMO IN GERMANIA - Gli immigrati in fuga dal Nord Africa "intanto non sono arrivati e speriamo che non arrivino. Se arrivano li mandiamo in Francia e Germania...". Umberto Bossi risponde così ai cronisti a Montecitorio che gli chiedono se la Lega Nord "é preoccupata per l'arrivo di immigrati in fuga dal Nord Africa". Quanto alla Libia, "aspettiamo ordini dall'Unione Europea", é la risposta del leader del Carroccio.

pc quotidiano 22 febbraio - La "verità" dei padroni per il sostegno all'assassino Gheddafi

Questo articolo del quotidiano Il sole 24 ore di oggi è un’autoaccusa dei padroni, una lucida analisi del perché succede quel che succede in Libia, e anche in altri paesi, dal quale si vede chiaramente quanto vero deliberato cinismo ci sia dietro gli affari e dietro le chiacchiere della Marcegaglia, per esempio, quando parla di “etica come fondamento dell’impresa”. Poi aggiunge però che “L’etica è un fondamento dell’impresa anche perché contribuisce a produrre migliori utili”. Infatti, costi quel che costi!

Il titolo dell’articolo, si capisce, tenta di sminuire le responsabilità dei padroni e dei loro rappresentanti politici e dei loro servizi segreti, dato che non è vero che l’“Occidente”, e cioè i paesi imperialisti, hanno tenuto gli occhi chiusi, anzi tutto questo non è che un limpido esempio delle politiche di saccheggio delle risorse dei popoli da parte dei padroni del mondo, dei paesi imperialisti tramite politici locali, che in altri termini si chiama borghesia compradora, di qualsiasi colore essa si vesta.

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Per troppo tempo occhi chiusi in Occidente

22 febbraio 2011

Il crollo della Libia ci coglie di sorpresa per un motivo semplice: l'assoluto appiattimento dei giudizi agli interessi predominanti che hanno impedito un'analisi anti-conformista e veritiera.

Anzi, forse qui si spera che con qualche centinaio di morti Gheddafi riesca a rimanere in sella, perché non c'è in vista una soluzione di ricambio conosciuta. Ieri mattina si svolgevano riunioni febbrili della nostra intelligence in cui ci si chiedeva pensosi chi erano i capi della rivolta. Per augurarsi, poi, che un deus ex machina con un putsch militare rimetta ordine per non sprofondare nell'anarchia.

Per anni ci hanno detto: Gheddafi non si tocca, ci dà il petrolio, ha quote nelle nostre imprese, quindi non se ne deve parlare troppo. In compenso abbiamo ospitato le indecorose carnevalate del Colonnello. La Libia non è l'Egitto o la Tunisia, dicevano in questi giorni a Tripoli e da noi lo hanno ripetuto come un mantra, finendo per crederci. È vero, Tripoli non è il Cairo né tanto meno Tunisi: è peggio, perché la Libia è uno di quegli stati semi-falliti che rischiano di disintegrarsi.

I governi europei hanno lisciato il pelo al Colonnello all'inverosimile per un leader responsabile di attentati come quello di Lockerbie (270 morti). L'Italia ha mollato 5 miliardi di euro perché tenesse a freno i clandestini, un'arma che il regime usa periodicamente per ricattarci. La Gran Bretagna ha riconsegnato ai libici uno degli attentatori al Pan Am 103 in cambio di sontuosi contratti petroliferi. La Francia, a cui Gheddafi negli anni 80 abbatté un volo dell'Uta (156 morti), ha accolto il variopinto corteo di Gheddafi per piazzare armamenti e centrali nucleari.

Gli americani non sono stati da meno. Appena Gheddafi si è riciclato, le major sono accorse a trivellare lo scatolone di sabbia. Per Reagan, che lo bombardò uccidendo una delle figlie adottive, Gheddafi era un «cane pazzo». Poi quando nel 2003 Saddam fu catturato nella buca di Tikrit, Gheddafi pensò che il prossimo bersaglio potesse essere lui, quindi rinunciò astutamente alle armi di distruzione di massa: Washington non aspettava altro per dare il benvenuto a un arabo che si era distinto per aver massacrato gli islamici. Questa era la carta di credito che il raìs esibiva a un Occidente in affanno tra Iraq e Afghanistan.

L'Italia ha dato a Gheddafi una visibilità da rock star. Gli abbiamo perdonato tutto, dall'attentato a Fiumicino del '73, (32 morti), ai missili su Lampedusa, ai finanziamenti al terrorismo. Nel 1971 gli salvammo la pelle facendo saltare il “piano Hilton” per sbalzarlo di sella. Anche lui però ha tollerato le nostre bufale, come quando gli abbiamo venduto 300 tank residuati bellici della Corea, riverniciati per l'occasione. Abbiamo vezzeggiato i figli, facendoli viaggiare in Ferrari, nella speranza che lo sostituissero. Uno lo abbiamo persino fatto giocare in serie A prima che lo beccassero all'anti-doping: per noi raffinate menti calcistiche doveva essere un presagio. Ci siamo insomma comportati in maniera paternalistica con “il beduino di famiglia”, facendolo sedere all'Aquila con Obama alla tavola del G-8. Il rapporto finora è stato, a ben vedere, umiliante per tutte e due le amate e tristi sponde. Speriamo che cambi.

A. N.

pc quotidiano 22 febbraio: ancora un operaio licenziato perchè chiedeva sicurezza in fabbrica

Riceviamo

da Marco Bazzoni Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori


Voglio girarvi la lettera pubblicata sul sito web Diritti Distorti, di un RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), licenziato solo perché ha fatto il suo dovere, cioè ha richiesto quello che è un suo sacrosanto diritto, cioè che in quell’ azienda si lavorasse in sicurezza, tanto da arrivare al punto da chiamare l’ ASL, perché le sue richieste sulla sicurezza sul lavoro rimanevano inascoltate.Questa lettera ci dimostra come gli RLS non siano tutelati per nulla.Forse “sulla carta" lo sono, ma nei fatti....NO !E quando sento che molti ci chiamano, anche (impropriamente) Responsabili dei lavoratori per la sicurezza, mi si rizzano i capelli.La figura del Responsabile dei lavoratori per la sicurezza NON ESISTE!!!Molte volte sono proprio i datori di lavoro che ci chiamano così, perché vorrebbero scaricare su di noi, la mancata sicurezza sul lavoro, ma noi non siamo responsabili, ma rappresentanti (c’ è una bella differenza).Noi RLS, non abbiamo potere decisionale, che è tutto nelle mani dei datori di lavoro.Siamo solo dei semplici rappresentanti, possiamo solo riportare al datore di lavoro i problemi per la sicurezza sul lavoro che ci sono nell’ azienda o che ci vengono segnalati dai lavoratori, ma non possiamo obbligarlo ad agire. L’ unica cosa che possiamo fare, se le nostre richieste per la sicurezza sul lavoro rimangono inascoltate, è quella di rivolgersi agli Organi di Vigilanza.Fare il Rappresentante per la sicurezza è una "missione", bisogna crederci profondamente, e molte volte paghiamo con il nostro posto di lavoro la nostra intransigenza per la sicurezza sul lavoro, come è successo a Vincenzo Labella.

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Ancora la storia di un delegato alla sicurezza licenziato.


"Mi chiamo Vincenzo Labella di Baragiano Scalo (PZ) ex operaio della Linea Legno Srl, azienda del posto che produce infissi in legno. Ex poiché sono stato licenziato a fine agosto 2009, poiché in qualità di RSU/RLS ho chiesto la messa in sicurezza delle aree più polverose della fabbrica, essendo prive del tutto delle aspirazioni.


Vi lascio immaginare quanta polvere si produce in un’ azienda che lavora il legno. Sono stato assunto nel 2001 come operaio qualificato e fino a quando non mi sono iscritto al sindacato (marzo 2008), ho lavorato nell’ area montaggio e assemblaggio infissi. Subito sono stato spostato nell’ area carteggiatura.


In seguito mi sono candidato per le elezioni e sono stato eletto nell’ aprile 2008 come RSU / RLS e da allora ho incominciato a fare le dovute richieste. Da allora è incominciato l’ incubo, ogni volta che facevo osservare la pericolosità di postazioni o lavorazioni, venivo perseguitato dal titolare o da chi per esso, avevo perso tutta la tranquillità, sia dal punto di vista lavorativo che da quello familiare.


Dopo un anno circa di richieste, per altro per iscritto tramite raccomandate o per fax, ho fatto intervenire l’ ASL di Potenza, la quale accertava tutte le inadempienze che da tempo segnalavo, intimando la messa in sicurezza e sanzionando l’ azienda. D


opo esattamente 2 settimane mi fecero recapitare la lettera di licenziamento con la motivazione: chiusura totale e definitiva dell’ area carteggiatura, guarda caso proprio dove ero stato spostato dopo essermi iscritto al sindacato !Il licenziamento è stato impugnato e purtroppo, anche in seguito a varie vicissitudini, il processo avrà inizio a fine maggio 2011.


L’ azienda ha fatto la DOMANDA RICONVENZIONALE e addirittura mi chiede un risarcimento danni di euro 70.000 solo perché in seguito al licenziamento è uscito un articoletto su qualche giornale, il quale avrebbe rovinato l’ immagine dell’ azienda.

Vi chiederete: e gli operai che ti hanno eletto cosa hanno fatto? Nulla, assolutamente nulla, non hanno speso una parola in mio favore per paura che l'azienda avrebbe chiuso e sarebbero rimasti tutti senza lavoro.Adesso sono senza lavoro con moglie e due figli di 11 anni e con un mutuo da pagare, ma soprattutto la cosa che più mi fa rabbia che non esista una legge che tutela il rappresentante sulla sicurezza dagli “squali padroni” che ogni giorno mettono a rischio la salute dei propri dipendenti.


Distinti saluti


Labella Vincenzo Domenico”

pc quotidiano 22 febbraio - un giovane operaio bengalese di una ditta dell'appalto della fincantieri di Monfalcone muore

la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro sostiere gli scioperi
in corso
e invita a fare del 1 marzo, giornata di lotta degli immigrati una giornata
di lotta contro le morti sul lavoro degli immigrati segue l'appello
nazionale

lo slai cobas per il sindacato di classe di marghera ha distribuito un volantino che riportiamo stralci

ieri mattina nel cantiere navale Fincantieri di Monfalcone,un operaio
originario del Bangladesh, dipendente di una ditta dell'appalto, e'
precipitato nel vuoto
ed ha perso la vita pochi minuti dopo lo schianto al suolo.
.

1° Marzo: basta morte di immigrati sul lavoro!





La Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro fa appello a portare, nello
sciopero e nelle mobilitazioni del 1 Marzo, la lotta per la difesa della
vita dei lavoratori immigrati.

Una battaglia necessaria, da costruire assieme ai lavoratori immigrati e
alle loro associazioni, ai comitati, al movimento antirazzista, per lanciare
una campagna nazionale e una manifestazione nazionale che dia visibilità
alle ragioni di chi si batte contro le morti sul lavoro dei nuovi schiavi
del profitto.

La lunga marcia dei diritti dei lavoratori immigrati sta avanzando nel
nostro paese, dalle rivolte di Rosarno, di via Padova a Milano, dalle
proteste sulle gru, contro il supersfruttamento, le leggi razziste a partire
dal pacchetto sicurezza, contro la bossi-fini, la repressione, la
sanatoria-truffa, la crisi economica che li trasforma in clandestini.

Ma la questione delle morti sul lavoro dei nostri fratelli immigrati ancora
non ha avuto una sua specifica mobilitazione, eppure è molto alto il tributo
di sangue dei proletari immigrati.

A Paderno Dugnano, a Ravenna come a Roma, la mobilitazione della Rete
nazionale per la sicurezza sul lavoro ha portato la necessità di intervenire
su questi temi, a partire dalla necessità di rendere giustizia agli operai
immigrati morti e a non lasciare sole le loro famiglie.

La rivolta dei popoli di Algeria, Tunisia, Marocco ha ridato dignità agli
sfruttati ed oppressi dai regimi-fantoccio al servizio degli interessi dei
padroni imperialisti. Queste rivolte ancora in corso dimostrano che solo con
la ribellione di massa è possibile riprendere nelle proprie mani la propria
vita, una vita che prima valeva meno di niente e che li ha portati ad
emigrare e chi è sopravvissuto nelle nuove tratte degli schiavi ha dovuto
subire supersfruttamento, morte, cie, polizia e razzismo di stato.



Lavoratori immigrati, con lo sciopero del 1 Marzo non avete bisogno di
dimostrare quanto profitto create in questo paese ma farlo diventare
giornata di lotta per affermare i vostri diritti di esseri umani, e tra
questi il diritto alla vita nei luoghi di lavoro.

E' ora di dire assieme che non siete più disposti ad essere merce per il
profitto dei padroni.


rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com

IERI UN ALTRO OPERAIO MORTO A MONFALCONE


La nostra Organizzazione Sindacale esprime cordoglio e dolore proletario verso il lavoratore del Bangla Desh, Ismail Miah di nemmeno 23 anni, morto per un misero salario alla Fincantieri di Monfalcone ieri 21 febbraio 2011. Stava lavorando in un condotto d’aerazione ed è precipitato per 20 metri. Questa morte ricorda quella di un operaio meridionale a Marghera, che precipitò all’interno di una conduttura.

Le condizioni di lavoro non rispettano le norme, lo SPISAL ha poteri di indagine ma raramente gli vengono segnalate le infrazioni sulla sicurezza dalle O.S., e non è vero che gli operai non le riferiscano alle O.S. stesse, il fatto è che all’interno degli stessi stabilimenti i diritti e doveri di RSU-RLS in materia, sono disattesi e violati dalla stessa Fincantieri.

E’ incredibile, la Fincantieri è un’azienda diretta all’interno dello Stato, e la vogliono pure privatizzare, per fare ancora “meglio” i loro interessi, altri morti, altro sangue, nessun rispetto di quanto si è ottenuto in sede legislativa e contrattuale, QUESTA E’ LA LINEA CASTRO-FIAT-SACCONI, questi sono i risultati, altro che “riduzione degli infortuni” !!!

Dipendente di una ditta Cozzolino che aveva lavori in subappalto da una ditta dal nome notissimo, “Carneval”, con l’aggiunta di un “Magic” che sa di beffa, di continua ed ignobile mancanza di responsabilità dei dirigenti di Fincantieri, dei responsabili della sicurezza e della produzione.

Le responsabilità ignobili di chi ancora continua e persevera nel sottopagare i lavoratori, nel ricattarli, nell’accampare false e pretestuose leggi contro il diritto alla malattia, nel nascondere gli infortuni e minacciare i testimoni, nel costruire una rete di connivenze cui partecipano spesso e volentieri i confederali stessi, una rete organizzata di controllo e repressione dei moti operai e delle forme di autorganizzazione.

Ieri a Monfalcone c’è stato l'immediato blocco del lavoro e oggi lo sciopero con blocco dei cancelli e una manifestazione sindacale dalla Fincantieri verso il centro cittadino.


OPERAI ORGANIZZIAMOCI NEL COBAS ! LOTTIAMO E DENUNCIAMO TUTTE LE MANCANZE E BUCHI NELLA SICUREZZA ! NO ALLA MORTE DA LAVORO !

Slai Cobas per il Sindacato di Classe Fincantieri Marghera

Aderente alla Rete Nazionale per la Sicurezza sui Posti di Lavoro bastamortesullavoro@domeus.it