giovedì 17 novembre 2011
pc 17 novembre - THYSSEN sentenza -mobilitazione nazionale della rete per la sicurezza sui posti di lavoro
sulla sentenza Thyssen
mobilitarsi per estendere e generalizzare questa sentenza nei processi per
morti sul lavoro
campagna di informazione e denuncia in tutte le città italiane
per adesioni, info, materiali
bastamortesullavoro@gmail.com
L'ad della Thyssen, l'amministratore delegato Harald Espenhahn, conosceva
cosa
rischiavano gli operai, cioè la loro stessa vita, ma ha scelto di
interessarsi
solo all'incremento del profitto che poteva ricavare dalla fabbrica in
dismissione, non intervenendo per la messa in sicurezza delle linee. Questo
hanno scritto i giudici di Torino nelle motivazioni della sentenza: "Il
quadro
complessivo induce la Corte a ritenere che certamente Espenhahn, cosi' come
contestato, si fosse 'rappresentata' la concreta possibilita', la
probabilita'
del verificarsi di un incendio, di un infortunio anche mortale sulla linea 5
di
Torino; e che, altrettanto certamente, omettendo qualsiasi intervento di
'fire
prevention' in tutto lo stabilimento e anche sulla linea 5 e anche nella
zona
di entrata della linea 5, ne avesse effettivamente accettato il rischio".
E ancora:"La Corte non riesce, nel caso di Espenhahn, a individuare alcun
fattore, alcun elemento, ripercorrendo l'intero quadro a disposizione
dell'imputato, in forza del quale egli potesse 'ragionevolmente' sperare che
non sarebbe capitato nulla, nessun incendio, nessun infortunio anche mortale
nello stabilimento di Torino, soprattutto sulle linee di trattamento,
soprattutto sulla linea 5, soprattutto dopo l'incendio di Krefeld,
soprattutto
non intervenendo in alcun modo in prevenzione e protezione, soprattutto
conoscendo le condizioni di lavoro di Torino, le condizioni di lavoro sulla
linea 5, soprattutto considerata e da lui conosciuta la frequenza degli
incendi
a Torino e sulla linea 5".
Per gli operai, per noi che lottiamo contro i padroni assassini le
motivazioni
di questa condanna, così come tutti i processi per le stragi di lavoratori,
confermano una sola verità, che i padroni sanno bene che i lavoratori
rischiano
la vita, si infortunano, subiscono mutilazioni spesso irreversibili nelle
fabbriche, ma per i piani padronali è un costo la sicurezza degli impianti e
non vogliono pensare a ridurre il profitto. Dalla loro parte hanno tutto un
sistema di controlli inesistenti o compiacenti, spesso di complicità con i
sindacati confederali, di impunità riguardo le leggi. Solo alla Thyssen sono
stati condannati per omicidio volontario ma perchè c'è stata una
mobilitazione
straordinaria di lavoratori e di masse popolari, di famigliari e operai
colleghi di coloro che sono stati ammazzati, di una manifestazione nazionale
organizzata dal basso dalla Rete per la sicurezza sul lavoro, di un presidio
sistematico davanti al Tribunale durante le udienze.
I padroni sono assassini criminali, tutto questo sistema si fonda sulla
violenza del potere padronale. Per la difesa della vita degli operai l'unica
strada non può che essere il rovesciamento di questo potere. A questo
continuiamo a lavorare come Rete nazionale.
Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro
pc 17 novembre - contro il clerico-fascismo donne in lotta a Urbino
ha ospitato il Cardinale Tarcisio Bertone per la presentazione del libro
“Gesù di Nazareth” di Papa J. Ratzinger. A tale proposito un gruppo di
studentesse appartenenti al collettivo femminista Drude, accampate in
Piazza della Repubblica da giovedì notte per rivendicare l'importanza
degli spazi autogestiti, ha deciso in assemblea di prendere parola in
merito a tale iniziativa. Le studentesse sono state impossibilitate a
partecipare all'iniziativa, aperta a tutta la cittadinanza. Appena
arrivate davanti a Palazzo Battiferri, le studentesse sono state
sottoposte piu' volte a controlli di generalità e a perquisizioni
forzate e ingiustificate. Ci chiediamo perchè lo stesso trattamento non
sia stato riservato agli altri studenti presenti nell'Aula Magna. Il
pretesto al quale si sono aggrappate le forze dell'ordine è stato la
mancanza di un invito scritto, non necessario ai fini della
partecipazione.
Denunciamo il trattamento riservatoci da Polizia e Carabinieri, che
oltre ad averci negato il diritto di partecipare ad un iniziativa
pubblica all'interno della nostra Università, ci hanno allontanate con
la forza: insulti,spintoni e calci! L'intenzione del collettivo era
quella di distribuire materiale informativo e di denuncia in merito alla
scelta del Rettore Stefano Pivato di invitare il Segretario della Curia
Romana. Quest'ultimo, piu' volte chiamato in causa in virtù della sua
carica ecclesiastica per rispondere dei reati di pedofilia commessi da
altri prelati, è stato accolto dalle istituzioni accademiche per
pubblicizzare l'evento come un'occasione straordinaria che "mette sotto
i riflettori del dibattito culturale" l'Università urbinate.
Abbiamo tentato di mantenere un clima sereno ed esporre le nostre
motivazioni in maniera pacata senza creare inutili tensioni, cercando
invano un dialogo con le forze dell'ordine. Il risultato è stato
solamente l'ennesima prova della repressione di stampo neofascista della
libertà d'espressione che giornalmente le studentesse e gli studenti
subiscono, persino all'interno degli spazi universitari.
L'accaduto non ci ha demoralizzate, ma ha alimentato ancora di più il
nostro interesse nel diffondere le istanze che abbiamo successivamente
ribadito durante l'assemblea pubblica tenutasi in Piazza della
Repubblica in occasione dell' Occupy Urbino.
Di seguito riportiamo il volantino in questione.
RIMETTI I NOSTRI DEBITI, RIMETTI L'8 PER MILLE. BERTONE, PAGA LE TASSE!
Oggi, 16 novembre 2011, l'Università degli studi di Urbino 'Carlo Bo'
ospita il Cardinale Tarcisio Bertone per la presentazione del libro
“Gesù di Nazareth” di Papa J. Ratzinger.
Come collettivo femminista e come studentesse sentiamo il bisogno di
contrastare e denunciare tale scelta da parte dei vertici accademici che
non rispecchia, e soprattutto non rispetta, il ruolo dell'Università
pubblica e laica.
Denunciamo la scelta del Rettore Stefano Pivato di “mettere
l'Università di Urbino sotto i riflettori del dibattito culturale”
tramite un'iniziativa che di culturale ha ben poco e di cui certamente
le studentesse e gli studenti non sentivano la necessità. In un periodo
di crisi economica, in cui l'istruzione universitaria e il diritto allo
studio stanno subendo un processo di dismissione a 360 gradi, denunciamo
chi decide di asservire la formazione del sapere a logiche
imprenditoriali e al potere ecclesiastico che in Italia regna sovrano ed
esente dal pagamento delle tasse, per non parlare della quantità di
denaro che il Vaticano percepisce dai cittadini tramite l'8 per mille!
Il Cardinale Bertone è una di quelle figure ecclesiastiche che ha
contribuito ad oscurare i gravi crimini di pedofilia commessi dalla
Chiesa. Nel 2001 Bertone e il futuro Papa Ratzinger firmano una lettera
di revisione del documento del 1962 (“Crimen sollicitationis”) che
stabiliva la procedura da seguire secondo il diritto canonico nelle
cause di violenza sessuale. Con quella firma, tali crimini dovranno
essere giudicati dalla Chiesa e soprattutto mantenuti segreti, pena la
scomunica. Ogni singolo caso di abuso sarà analizzato da tribunali
vaticani speciali, al cui interno tutte le cariche verranno ricoperte
esclusivamente da ecclesiastici.
In merito ai casi di pretopedofilia in Irlanda, il Cardinale Bertone ha
dichiarato che degli studi scientifici avrebbero affermato che la
pedofilia è collegata all'omosessualità, senza far riferimento ad alcuno
studio specifico.
Nel marzo 2010 il New York Times rende pubblica la corrispondenza
risalente alla fine degli anni '90 tra il Vaticano e l'arcidiocesi di
Milwaukee (USA) riguardo gli atti di pedofilia compiuti da padre Murphy
in un istituto per sordi dal 1950 al 1970. Nonostante il verbale di una
discussione in Curia in merito allo scandalo in questione abbia rivelato
che padre Murphy avesse abusato di circa 200 minori disabili, non è
mancato l'ennesimo tentativo di oscurantismo vaticano: Murphy non si
spoglia dell'abito talare e Bertone spinge affinchè venga evitata ogni
pubblicità riguardo a tale caso.
Oltre alla grave e ingiustificabile campagna di occultamento che
Bertone e Ratzinger portano avanti, c'è da sottolineare come la
condizione femminile è da sempre stata determinata dalla Chiesa. Tale
situazione, purtroppo, non si è fermata al Medioevo! Ancora oggi,
soprattutto nelle realtà di periferia e del meridione, le donne sono
sottomesse al pensiero cattolico. Il diritto all'aborto nel 2011 deve
fare i conti con una realtà cattolico-estremista che cerca di
distruggere la libertà di scelta delle donne. Ragazze, studentesse o
semplicemente donne che non hanno possibiltà di portare avanti una
gravidanza (soprattutto in questi tempi di recessione economica), sono
costrette a fare i conti con un sistema che si basa su devianze
cattoliche che si prendono il diritto di scegliere sulla vita altrui!
Le campagne fatte in Africa contro l'uso del preservativo, la pillola
anticoncezionale vista come una macchina omicida, i consultori assenti o
affidati alle mani di privati (vedi Legge Tarzia in Lazio), sono frutto
di un progetto etico-politico che la Chiesa cerca di attuare da secoli!
Come collettivo femminista, come donne, studentesse e soprattutto come
persone libere, diciamo no!
NO alla Chiesa o a qualsiasi altra istituzione che cerca di distruggere
la libertà personale!
NO all'Università che pubblicizza e sostiene chi commette crimini
contro l'umanità!
NO alle politiche sessiste,omofobe e xenofobe!
Collettivo Femminista Drude
mercoledì 16 novembre 2011
pc 16 novembre - un eloquest editoriale del corriere della sera su Monti
02 gennaio 2011
pc 16 novembre - palermo si trasforma ed estende l'organizzazzione dei giovani - nasce il collettivo pro-testa

Pochi giorni fa denunciavamo sul blog di RED BLOCK, l'autoritarismo dell'ormai noto preside Tripodi dell'Iti Volta di Palermo, reazionario d.o.c "all'avanguardia" nel capoluogo siciliano per l'utilizzo di sanzioni disciplinari e del voto in condotta a fini politici contro gli studenti in prima linea nella lotta per una scuola laica, pubblica e al di fuori delle logiche del profitto.
A fargli buona compagnia si aggiunge adesso il preside Francesco Fiordaliso del liceo classico di Castelvetrano, cittadina in provincia di Trapani, dove ad una delle prime mobilitazioni studentesche totalmente autorganizzata dagli studenti, ha minacciato 3 studenti di sospensione da 1 a 3 giorni per aver organizzato tale protesta.
Gli studenti non si sono fatti intimidire anzi hanno risposto con la lotta e la denuncia di tali atti repressivi da vero e proprio preside sceriffo, tra l'altro in linea con l'impostazione fascista della riforma Gelmini e si sono organizzati nel collettivo Pro-testa che oggi ha avuto il suo battesimo del fuoco con un primo volantinaggio che riportiamo qui sotto.
Agli studenti ribelli va tutta la nostra solidarietà attiva e di lotta!
Volantino distribuito in questi giorni nel liceo classico Giovanni Pantaleo di Castelvetrano (Trapani):
15 Ottobre, giorno di indignazione internazionale, un gruppo di studenti che vogliono cambiare lo stato di cose presenti decide di scendere in piazza, bloccare la città e di riappropriarsi dei propri spazi. Il corteo, svoltosi a Castelvetrano, vede come protagonisti circa 500 studenti indignati di fronte al degrado politico, alla crisi prodotta dal sistema capitalista che governo e padroni vogliono che a pagarla siano esclusivamente lavoratori, giovani e masse popolari.Ma lo scandalo più grosso, oltre a questo, è che lo stato intende far pagare tale crisi a noi studenti e alle classi più disagiate, quali lavoratori e operai. Durante lo svolgimento del corteo sono stati lanciati cori di resistenza e protesta contro realtà politiche sempre più neofasciste e mafiose. Questa nuova generazione ribelle, piena di ideali, che sogna una società migliore basata sull’uguaglianza e sulla dignità umana decide di bloccare la città, di fermarsi davanti le banche(strumento del capitale), di attaccare i palazzi del potere e di occupare le piazze. Dopo circa 3 ore di mobilitazione, l’indignazione studentesca si riversa contro i presidi, quest’ultimi in linea con la riforma Gelmini, autoritari e repressivi, che non permettono agli studenti di scendere in piazza. Tali padroni negano il diritto dello studente a manifestare, minacciandolo e reprimendolo con provvedimenti disciplinari; ci stroncano sul nascere. Ma, cosa più importante ancora è notare come ogni anno fascisti di ogni specie parlano di diritto allo studio cercando di far passare come fannulloni e buoni a nulla quegli studenti che per il diritto allo studio che viene loro negato lottano con tenacia e coraggio affrontando ogni rischio. Il diritto allo studio non esiste, sono gli studenti che devono conquistarlo. Pensiamo a tutto lo spreco di denaro per permettersi gli studi, dai libri alle tasse, è forse questo il diritto allo studio di cui tanto si parla? Alcuni ragazzi del liceo Classico, per l’appunto, hanno subito gravi provvedimenti disciplinari basati su false accuse. CONTRO OGNI FORMA DI REPRESSIONE, NON UN PASSO INDIETRO. NO SUBMISSION!
COLLETTIVO STUDENTESCO PRO-TESTA
pc 16 novembre - dagli studenti in lotta 17 novembre il no a Monti - napoli - non abbiamo governi amici, fateli voi i sacrifici !

17 novembre: non abbiamo governi amici... fateli voi i sacrifici!
Martedì 15 Novembre 2011 23:21 Collettivo Autorganizzato Universitario – CDUP Ingegneria – Coordinamento II Policlinico – Collettivo BreakOut Architettura . 17 novembre del ’73: erano gli anni della “Giunta” in Grecia e l’università di Atene, il Politecnico, era occupato dagli studenti che protestavano contro la dittatura dei colonnelli. Quel giorno, carri armati, polizia e forze paramilitari giunsero dinnanzi ai cancelli del Politecnico, gli studenti si arrampicarono su di essi per evitare l’avanzata dei “tank”, ma dopo poco Papadopoulos ordinò all’esercito di porre fine alla protesta: un carro armato Amx 30 abbatté i cancelli, travolgendo gli studenti che vi si erano arrampicati sopra. Furono circa 80 i morti e centinaia i feriti. Questo è i l tragico episodio che ha reso il 17 novembre la giornata internazionale dello studente.
Ora non si entra con i carri armati nelle università, ma continua ad essere difficile esprimere il proprio dissenso nei confronti di chi, in questo momento, sta distruggendo il mondo dell’istruzione pubblica e quello dei servizi sociali.
Basti pensare agli episodi del 3 novembre a Roma quando gli studenti, scesi in piazza per infrangere il divieto di manifestare imposto in seguito ai fatti del 15 ottobre, sono stati malmenati dalla polizia che, poco dopo, è addirittura entrata nelle scuole per identificare gli assenti di quel giorno. Episodi simili sono accaduti a Palermo, dove la digos, chiamata dal preside della facoltà ha impedito, minacciando lo sgombero e identificando alcuni studenti, che si svolgesse un' iniziativa nell'università e, diverso nelle modalità, ma uguale negli intenti è quello che è accaduto a Brescia ad un ricercatore di economia, minacciato di sospensione e ritiro dello stipendio per un anno dalle autorità accademiche, per aver pubblicamente espresso le sue idee politiche.
In una situazione difficile come quella che stiamo vivendo in questi giorni, che vede protagonista la BCE con le sue richieste (o meglio imposizioni) “lacrime e sangue”, la controparte cerca in ogni modo di chiudere spazi di agibilità politica, di confronto e condivisione di idee proprio per evitare che si alzi la testa, che si vengano ad unire le lotte di quei soggetti realmente colpiti dalla crisi, dagli studenti ai lavoratori, dai disoccupati ai pensionati. Nella legge di stabilità approvata qualche giorno fa a cavallo con le dimissioni di Berlusconi, non si parla solo di pensioni a 67 anni e di liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici, si entra nel merito anche di temi che riguardano più strettamente l’istruzione.
Sappiamo bene che in 2 anni sono stati tagliati a scuole e università circa 8 miliardi e 13 milioni di euro ebbene, nel maxi-emendamento si parla di nuovi finanziamenti all’istruzione… arrivano più di 200 milioni alle scuole PRIVATE e circa 20 milioni alle università, ovviamente PRIVATE! E mentre si continua a tagliare sui servizi pubblici, come i trasporti, si stanziano ben 700milioni di euro per le “missioni di pace” o sarebbe il caso di chiamarle guerre imperialiste.
E per chi crede ancora alla storiella dell’unità nazionale e che i sacrifici che ci chiedono tocchino tutti allo stesso modo, basta leggere come la lettera alla BCE, dell’ormai ex-governo italiano, metta a nudo ciò che noi studenti rappresenteremmo per loro, ossia prezioso “capitale umano” da promuovere e da valorizzare. Sempre nella stessa lettera troviamo scritto che si “amplieranno autonomia e competizione tra le Università” che nella lingua di noi comuni mortali significa una sola cosa, ossia che si smetterà di erogare fondi e ogni ateneo dovrà reperire autonomamente le proprie risorse, prostrandosi in tutto e per tutto alla volontà dei privati: quegli imprenditori-avvoltoi che sono sempre pronti a scaricare i costi di formazione dei lavoratori sul settore pubblico in rovina, anziché farsene carico nella propria azienda.
Il 17 novembre scenderemo in piazza per i nostri diritti, per l'istruzione, per i trasporti, per il lavoro, per la sanità... Non possiamo fare finta di niente non possiamo starcene a casa, non possiamo solo indignarci. Sappiamo bene chi sono i responsabili di questa crisi, chi ne deve pagare i costi e a chi chiedere sacrifici!
Collettivo Autorganizzato Universitario – CDUP Ingegneria – Coordinamento II Policlinico – Collettivo BreakOut Architettura
pc 16 novembre - dagli studenti la prima risposta a monti - milano assediamo la bocconi

MILANO||GIOVEDI 17 NOVEMBRE 2011
Né con Monti||Né con Tremonti
SAPERI E CULTURA CONTRO LA CRISI
TUTT* DAVANTI ALLA BOCCONI!!
Il 17 Novembre torneremo a riempire le strade di Milano.
Quello che è successo negli ultimi giorni e che sta accadendo in queste ore ci lascia stupefatti.Le dimissioni di Berlusconi e la nomina di formare un nuovo governo capeggiato da Mario Monti,Presidente dell'Università Bocconi di Milano,è l'ennesima riprova di un sistema finanziario economico che cerca di modellare a propria immagine le odierne società.
Mario Monti è dal 2010 è presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg.Inoltre dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen.È anche advisor della Coca Cola Company.
Non accettiamo che sessanta milioni di persone siano cancellate in nome degli umori dei mercati. Ci sembra ormai chiara l’insostenibilità della retorica propinataci dal circuito massmediatico, per la quale il bene del mercato coincide con il nostro bene. Non è così, e il nostro quotidiano lo testimonia: non possiamo accettare questo modo di imporre il pagamento del debito. Il rischio di default e la retorica del pareggio di bilancio a tutti i costi non possono essere la giustificazione per annientare i nostri diritti, per ridurre alla povertà le nostre vite: se questo deve essere il nostro futuro, diciamo che non vogliamo pagare questo debito, che è stato creato da soggetti privati e che non può essere scaricato sulle fasce più deboli della collettività.
Reclamiamo redditi e welfare,vogliamo un’università laica e accessibile a tutti,una scuola pubblica e di qualità.
Noi siamo quel 99% a cui le banche come Goldman Sachs vogliono far pagare la crisi.A Monti,il burattino dei banchieri,vogliamo portare la nostra indignazione, quella degli studenti, dei precari e degli universitari:è ora che ascolti noi,non i mercati!
MONTI stiamo arrivando..We are the 99%!
ASSEDIAMO L’UNIVERSITA’ BOCCONI DI MARIO MONTI!!!
pc 16 novembre - contro le lotte proletarie solo repressione - napoli.. perquisizioni a napoli contro i disoccupati precari-bros
Ancora criminalizzazione per i movimenti bros
Inserito il 16 novembre 2011 alle ore 11:50 da banchi nuovi
Stamattina alle 5 la Digos ha effettuato perquisizioni nelle case dei compagni più rappresentativi di tutti i movimenti precari Bros sia di Napoli che di Acerra. I compagni sono stati portati in questura o nei commissariati di zona dove gli è stato notificato il reato di associazione a delinquere finalizzata a turbare l’ordine pubblico, alla devastazione, all’incendio ed all’occupazione di uffici pubblici, ecc.. Al momento sono ancora trattenuti un paio di compagni mentre gli altri sono stati rilasciati. Nelle perquisizioni sono stati portati via computer, volantini e documenti inerenti la lotta ma anche documenti personali o di famiglia, come dichiarazioni dei redditi, documentazione bancaria ed atti notarili di componenti della famiglia estranei alla lotta.
Sono state perquisite anche le sedi del Centro sociale Banchi Nuovi in Via del Grande Archivio e del Centro Sociale “Carlo Giuliani” in Via Cesare Rosaroll. Durante lo svolgimento delle perquisizioni è stato impedito ai disoccupati di essere presenti.
Gli atti repressivi di stamattina sono la conseguenza dell’inchiesta avviata dal pool di magistrati che da oltre un anno indaga sulla lotta dei disoccupati per dimostrare teoremi senza fondamento.
Come al solito la magistratura esprime tutta la sua efficienza quando si tratta dei movimenti contro cui imbastire accuse infondate mentre i soggetti che ovunque, ma in particolare in questa regione, fanno clientele e gestiscono affari sporchi sulla pelle dei disoccupati e dei cittadini più in generale, continuano a dormire sonni tranquilli. L’accusa di associazione a delinquere, che rispediamo al mittente, andrebbe fatta a chi, colluso con la camorra, ha consentito gli scempi del territorio, da Chiaiano ad Acerra a Giugliano, e che si sta preparando a gestire altre nefandezze. Andrebbe usata contro chi sulla coscienza si porta i morti di Sarno o le tante morti bianche sul lavoro, frutto avvelenato di un mercato del lavoro che risponde solo alle regole dello sfruttamento.
Invece, ancora una volta, si è voluto colpire chi alza la testa e si organizza per rivendicare il proprio diritto al lavoro, con l’evidente obiettivo di sbarazzarsi di movimento che non si piega agli intrighi di palazzo e che può costituire un esempio per quanti provano a difendersi dagli attacchi di padroni e governo.
Chi saranno i prossimi? I lavoratori che lottano per avere lo stipendio? Gli operai che difendono il posto di lavoro?
Non saranno accuse così vergognose che fermeranno la lotta dei precari Bros. Continueremo a lottare alla luce del sole e con la determinazione necessaria fino a quando non avremo le risposte al nostro bisogno di lavoro e di salario.
Movimento di lotta Banchi Nuovi
ANCORA UN TENTATIVO DI CRIMINALIZZARE ED INFANGARE LA MOBILITAZIONE E GLI OBIETTIVI DI LOTTA DEI DISOCCUPATI E DEI PRECARI BROS.
Questa mattina (mercoledì 16) la polizia si è recata nelle case di 15 precari aderenti ai movimenti di lotta dei disoccupati e dei precari Bros nell’ambito di una inchiesta che configura il reato di “Associazione a delinquere”.
Sono state perquisite le sedi del Centro Sociale “Carlo Giuliani” in Via Cesare Rosaroll e la sede del Comitato Banchi Nuovi in Via del Grande Archivio.
E’ evidente il tentativo della Procura della Repubblica, attraverso questo tipo di inchiesta, di infangare, attraverso l’utilizzo di un articolo del codice penale che, di solito, viene utilizzato contro delinquenti e camorristi, la lotta e le Vertenza dei Precari Bros.
Mentre, a Napoli come altrove, cresce il numero dei disoccupati, mentre le politiche padronali e governative causano la chiusura di fabbriche, mentre le amministrazioni regionali e locali chiudono ospedali e tagliano i trasporti pubblici la Procura della Repubblica si accanisce contro chi si organizza e lotta per affermare il proprio sacrosanto diritto al lavoro.
Non è la prima volta che la Procura della Repubblica prova ad infangare la Vertenza Bros. Già negli anni passati una inchiesta simile si rivelò una vera e propria bufala giudiziaria.
Nel ribadire le ragioni e gli obiettivi della nostra Vertenza i Preacri Bros rilanciano l’allarme democratico circa il tentativo di criminalizzare e soffocare una protesta sociale che non si fermerà fino all’affermazione del diritto al reddito e al lavoro.
PRECARI BROS ORGANIZZATI
pc 16 novembre - contro le lotte dei lavoratori solo repressione - roma
A Roma i dipendenti pubblici che protestano contro i tagli e i licenziamenti bloccati dalla Polizia. Ma poi la Questura ha dovuto cedere. Iniziative in tutta Italia. Questa mattina i lavoratori del Pubblico Impiego stavano realizzando a Roma un “presidio itinerante” che, partito davanti al Ministero dell’Economia in Via XX Settembre, ha poi raggiunto quello del Lavoro in via Flavia dove però i manifestanti hanno trovato incredibilmente i portoni chiusi.
I dipendenti pubblici, con trolley, scatoloni con su scritto “Lavoratore in mobilità”, “Dipendente licenziato offresi”, “Perseguitate gli evasori, non i lavoratori”, stavano per raggiungere in pullman la sede INPS di via Amba Aradam ed il CUP dell’Ospedale San Giovanni, per congiungersi in seguito con i lavoratori della Ricerca, quando sono stati bloccati dalla Polizia.
Mentre i lavoratori rimanevano all’interno del pullman, su cui campeggiava lo striscione del “Pubblico Impiego incazzato”, fermo accanto al Ministero dell’Economia, alcuni dirigenti del sindacato sono stati 'invitati' a recarsi in Questura per concordare le modalità della protesta con i responsabili dell'Ordine Pubblico. I quali, naturalmente, hanno ribadito il diviato a manifestare in vigore ormai surrettiziamente in tutta la capitale da mesi. Di fronte alla determinazione e all'insistenza dei rappresentanti dei lavoratori però la Questura, dopo oltre un'ora di trattativa, ha dovuto cedere, accettando che l'iniziativa proseguisse sotto forma di presidio itinerante.
contropiano
martedì 15 novembre 2011
pc 15 novembre - padroni assassini - 500 pagine di condanna dei padroni della Tyssenkrupp

15/11/2011 - le motivazioni della sentenza
"Rogo Thyssen, l'ad dell'azienda non fece nulla per la sicurezza"
La ThyssenKrupp di corso Regina Margherita: nel rogo divampato nella notte tra il 6 e 7 dicembre 2007 persero la vita sette operai
In 500 pagine il perchè delle condanne per i sei imputati
«Espenhahn sapeva, ma accettò il rischio della tragedia»
alberto gaino
Torino
Sette mesi dopo il verdetto di condanna dell'amministratore delegato della
ThyssenKrupp Italia, Herald Espenhanhn, sono state depositate le corpose motivazioni del provvedimento: 504 pagine che pubblichiamo integralmente nel nostro sito.
Dopo le polemiche sulla severità della pena e della condanna per omicidio con dolo eventuale, i giudici della Corte d'Assise torinese chiariscono e scrivono che il manager tedesco era consapevole dei rischi che si correvano nello stabilimento di Torino, che non si aspettava potessero morirvi sette lavoratori in un incendio disastroso nella notte del 6 dicembre 2007, ma, precisano, con tutto ciò l'ad non aveva fatto nulla per prevenire le cause della grave insicurezza sul lavoro in una acciaieria in via di dismissione.
Aggiungono: merita tuttavia il minimo della pena, per aver risarcito i familiari delle vittime e per non aver negato in aula la propria responsabilità di non aver fatto realizzare alcun intervento di "fire prevention". In queste pagine c'è una storia dolorosa: chi abbia la pazienza di leggersela tutta può capire perché la Corte d'Assise è pervenuta ad un'inedita decisione di condanna per omicidio del vertice italiano di una multinazionale.
pc 15 novembre- attacco antislai cobas e contro la lotta per i diritti dei lavoratori al Policlinico di Palermo
Comunicato stampa
Palermo,15 novembre 2011
L'ing. La Rocca, ci prova ancora: con un odioso provvedimento il massimo dirigente del Policlinico, sospende per un mese senza retribuzione la delegata sindacale dello Slai Cobas per il
sindacato di classe!
Con una lettera pervenuta oggi, datata 10/11/11, a quasi 8 mesi!!! dal primo tentativo di "punire" la delegata sindacale del cobas del Policlinico, signora Domenica Sciortino, per la lotta, che insieme ad altri infermieri, amministrativi e operatori, sta guidando contro gli attacchi allo stipendio e ai diritti disconosciuti da anni, il dirigente del Policlinico ha deciso di "irrogare la sanzione della sospensione dal servizio senza retribuzione per mesi uno".
Quanto questo provvedimento sia vergognosamente odioso e pretestuoso per una lavoratrice che vive del solo stipendio, si legge nella stessa lettera dove si dice che "l'assenza di precedenti disciplinari nel biennio precedente ed il grado disservizio [sic] provocato, che nel caso in questione non è stato giudicato particolarmente rilevante…"
I mezzi di comunicazione sono già a conoscenza dell'opposizione che già per ben tre volte questo sindacato ha dovuto fare alle lettere di contestazione e alle quali non è stata data risposta; all'ultima contestazione si è risposto anche tramite il nostro ufficio legale.
Questo accanimento nei confronti della lavoratrice non ha altra spiegazione se non il fatto che il cobas con la sua lotta ha spinto altre lavoratrici e altri lavoratori che, intraprendendo la lotta e la vertenza legale, non si sono piegati ai diktat del Direttore, che è abituato a trattare "con i miei
sindacati" sue testuali parole dette davanti al sottoscritto e ai lavoratori di Italy Emergenza in occasione di un altro "incontro", durante il quale il Direttore minacciando a destra e a manca si è permesso di fotografare, "per denunciarla" con il suo telefonino un'altra dirigente dello Slai Cobas,
signora Donatella Anello, presente in quella occasione.
A tutela della nostra delegata saranno presi i dovuti provvedimenti: una campagna pubblica di denuncia dell'operato del Direttore generale del Policlinico oltre, naturalmente all'impugnazione immediata del provvedimento disciplinare per il quale il Direttore generale dovrà rispondere davanti a tutte le sedi competenti.
Slai Cobas per il sindacato di classe Palermo
pc 15 novembre - sul 15 ottobre una voce di dissenso all'interno del cobas confederazione
Per una critica di merito e di metodo
SUL DISSENSO
Partiamo dagli esiti: delle rare, quanto preziose, critiche ufficialmente espresse e fin qui giunteci dall' interno della Confederazione Cobas sui fatti del 15 che ci riguardano, e su ciò che ne è seguito, non sembrano, ad ora, potersi rintracciare effetti visibili, udibili all'esterno.
Delle due l'una: o davvero l'atteggiamento, tutto intero, avuto in quella giornata, e ciò che ne è seguito in termini di comunicati e interviste, sono condivisi dal corpo dei Cobas, o, se dissenso c'è, le difficoltà a farlo emergere sono tali da dover mettere in discussione la verticalità assunta da
questa organizzazione.
Quale che sia il caso tra i due, noi, preferendo mantenere una concezione organizzativa orizzontale e libertaria, lontana dall'idea di 'partito' che emerge perfino dalle pettorine da alcuni indossate nell'occasione, scegliamo di dire la nostra, e deliberatamente lo facciamo in modo pubblico.
SULLA DELAZIONE
“La Repubblica” ha messo a disposizione di zelanti cittadini il proprio sito, a che si possano rintracciare e punire i “teppisti” del 15 ottobre. Fin qui nulla di nuovo.
Osservare però che, da parte delle “pettorine Cobas”, a calci e pugni qualcuno dei “teppisti” sia stato fatto allontanare dal corteo, a rischio di farlo cadere in mano alle “forze dell'ordine”; o che dal microfono uscissero richieste quali “La polizia ci dica dove dobbiamo andare!” (taluno cui ci
sforziamo di non credere, ci ha riferito perfino un “Arrestateli!”); e riscontrare successivamente che in tutte le dichiarazioni provenienti dall' “ufficialità” della Confederazione i suddetti “teppisti” fossero indicati come “sfasciacarrozze, sfasciavetrine, sfascioni”, senza neppure sfiorarne
un'interpretazione sociale, o almeno generazionale, se non politica, e addebitando loro d'aver “violentato” tout court la manifestazione; riscontrare infine, da un lato l'assunzione acritica di comportamenti quanto meno discutibili: “il corteo ha reagito, si è ribellato...”, dall'altro, in
proposito del mancato intervento della polizia nella prima fase dei disordini, l'affermazione “nessuna traccia di loro in tutto il corteo...”, quasi a poterne con-dividere l'eventuale uso di manganello e manette..., beh... tutto ciò fa sì che le distinzioni circa il fenomeno largamente più
preoccupante emerso nella circostanza, quello cioè della delazione, dicesi delazione (interessante l'approfondimento in merito rintracciabile in Radioondadurto - O.S.), si facciano talmente sottili da divenire quasi trasparenti...
SULLE PETTORINE, SUI SERVIZI D'ORDINE
Solo perché ci appare calzante - non importa chi l'abbia usata in questi giorni, né lo conosciamo-, rubiamo la seguente espressione: “Nessuno pensa che assaltare qualche banca, bruciare qualche auto, perfino scontrarsi con la polizia in assetto di guerra sia “il preludio della rivoluzione sociale”,
ma il problema della violenza, del suo uso, della sua oggettiva necessità, è un problema che non può essere ignorato né, peggio, affrontato con la logica del questurino”.
Possono tuttavia essere di notevole interesse, anche in dialettico contrasto con l'idea appena espressa, le (poche) esperienze di non-violenza-attiva, ove queste non siano malintese, come perlopiù accade, e interpretate come legalità... Fondamentale la differenza.
In merito all'intero argomento non abbiamo pregiudizi, né vogliamo relegare alle “circostanze particolari”, si tratti d'Egitto o Tunisia, l'uso delle forme di lotta.
Ma poiché s'affaccia, nel dibattito tra chi ha organizzato il 15, la possibile costituzione di “servizi d'ordine”, e almeno in nuce ve n'è già stata una pratica, è bene ricordare che la lunga critica in merito trova sue significative ragioni e che, in ogni caso, nel passaggio alla “forza”, sarebbe etico considerare innanzitutto il nemico, non chi lo combatte, sia pure in forme che non si dovessero condividere.
SU PIAZZA SYNTAGMA E ALTRO
In uno dei comunicati della Confederazione v'è una presa di posizione netta contro “gli anarchici greci” e in favore del “servizio d'ordine del Partito comunista greco (KKE) che scaccia a bastonate dalla piazza 500 anarchici che attaccavano la polizia...”.
Noi non abbiamo la pretesa, a differenza di chi, a ragione o a torto, si ritiene all'altezza di poterlo fare, di giudicare con tanta sicumera quei fatti, conosciamo tuttavia, e propendiamo per altre versioni e letture, anche problematiche. Abbiamo in ogni modo chiara l'immagine di un servizio
d'ordine del KKE schierato a difesa del parlamento greco, già presidiato dalla polizia, e siamo tra i tanti che conservano buona memoria di servizi d'ordine di tal fatta a noi ostili, in passate circostanze e luoghi più vicini.
Non vorremmo essere mai partecipi di quanto - mal dissimulato, ma meglio sarebbe dire velleitariamente minacciato, nell'espressione “non crediamo affatto indispensabile l'uso di forze di dissuasione” - si profila all'orizzonte delle cosiddette “regole d'ingaggio”.
SU CIÒ CHE È STATO IGNORATO
Anche qui prendiamo in prestito, non importa da chi giacché siamo per un movimento senza nome e guardiamo al senso delle cose, un'espressione usata da altri, senz'altro aggiungere: “La novità vera è che i ragazzi delle periferie sono ricomparsi nel centro e non per fare lo shopping e lo faranno
sempre più spesso, insieme a tutti gli altri e le altre che desiderano la fine del vecchio mondo. Il “teppismo” di questi ragazzi è autodifesa, la loro furia è direttamente proporzionale al desiderio che hanno di trasformare la loro vita. La cecità di chi si ostina a non voler vedere la decomposizione sociale in corso, una disabilità mentale coadiuvata da una sorta di revisionismo storico applicato al presente che sfocia in feroce risentimento contro l'attualità, dimostra solo la lontananza del ceto
politico movimentista dalla verità del tempo e la sua esteriorità al movimento che trasforma lo stato di cose presenti”.
SULLA RAPPRESENTANZA
Posto che mai si dovrebbe dimenticare che i cobas stessi non sono nati su un'idea di rappresentanza, ma di movimento conflittuale, tanto meno si può pretendere di esportare, su una complessità sociale come quella attuale, un modello progressivamente trasformatosi e che mostra già le sue crepe.
L'esperienza può solo essere utilizzata al fine di mettere a disposizione, non tentando velleitariamente di egemonizzare, la propria intelligenza delle cose. La critica del “politico”, della “rappresentanza”, non solo quella istituzionale, è sempre più evidente, e resistere a questo può solo
rispondere a interessi, presunzioni e risentimenti di ceto politico.
Si fanno i conti con la realtà e si è anche costretti a prendere atto di necessità imposte, così si utilizza anche la forma-sindacato, ma guai a dimenticare la propria genesi e adattarsi ad accomodamenti in successione. L'attualità di Oakland ci dice che si può fare scioperi anche senza
sindacati e inamovibili leaders, quella di Roma, forse, che “Hessel non abita in Italia” (cfr.
http://senzasoste.it/speciali/hessel-non-abita-in-italia-la-crisi-permanente-della-forma-movimento-basata-sul-primato-dell-opinione-pubblica )
PER FINIRE
E' vero, singoli gesti -in singoli momenti non sempre- hanno forse messo a repentaglio il corteo; gesti non condivisibili, certo, ma se così è avvenuto, non c'è da fare la litania autocentrata delle lamentele, tanto meno c'è da rilasciare interviste. Se si ha l'intento di mettere a disposizione dei conflitti la propria intelligenza per spingerli in avanti, c'è piuttosto da chiedersi quale tipo di previsioni si sono fatte prima. C'è da chiedersi, noi tutti, beninteso, se si è stati in grado di capire cosa bolle nel sociale, nella classe frantumata, non nella cosiddetta “società civile” (che odiosa espressione!) e dentro la crisi. C'è da chiedersi in che misura si è stati incapaci di interpretare, intercettare, eventualmente indirizzare la rabbia, correggendone la mira.
Ci sarebbe da starne alla testa, non alla coda.
Nell'immediato ci sembrano urgenti due cose:
a.. si approfondisca e allarghi il confronto, che esso sia aperto e privo di timori sui temi, tutti, che il 15 ha posto in campo
b.. si dia piena solidarietà agli arrestati, si assuma il compito della loro assistenza legale e della loro liberazione.
Cobas Scuola Milano
Cobas Scuola Varese
pc 15 novembre -i l nuovo governo dei padroni deve essere contrastato sin da ora !
Le manifestazioni giuste e sacrosante per le dimissioni di Berlusconi, hanno creato un problema.. il passaggio condiviso e indolore voluto da Napolitano, dai principali partiti in parlamento ha avuto una battuta d'arresto.. il pdl e lo stesso Berlusconi hanno ora reagito e il voto di sostegno è ancora a rischio.. il pd si trova ad essere l'unico sostenitore solido di un governo tecnico a parole, da terzo polo nei fatti, e questo non poteva non creare problemi anche all'interno di questo partito.
Le reazioni isterico-reazionario dei leghisti e i maldipancia di Di pietro e Vendola ci stanno, ma non contano molto sull'esito della crisi.
Il problema è che un governo Monti al buio è un governicchio preelettorale e questo approfondisce la crisi invece che risolverla dal punto di vista di Merkozy e padroni.
Monti annuncia un governo della Bocconi e del Vaticano, con una serie di ministri che se sono sconosciuti per il popolo ma conosciuti per le loro funzioni e posizioni negli ambienti bene, a cui si aggiungono personaggi saggi volti a ribadire il carattere moderno fascista e da stato di polizia - stato di guerra del nuovo governo.. il socialfascista in guanti rosa Amato, il generale Mosca Moschin alla Difesa- sarebbe probabilmente la prima volta, pensiamo, nella storia post-resistenza che abbiamo un generale a capo della difesa - una cosa da manuale del golpe come la storia mondiale insegna, prefetti reazionari agli interni..
Questo governo finta 'a sinistra ' con una forma blanda di 'patrimoniale' forse, e marcia veloce e colpisce duro 'a sinistra'- dove per sinistra non vanno intesi i partiti della falsa sinistra in parlamento e fuori, ma gli operai, i proletari, le masse popolari:
aumento del'età pensionabile in particolare delle donne; licenziamenti, mobilità, cassaintegrazione,t agli dei salari a partire dagli statali; tassa sulla prima casa, tagli delle spese sociali e privatizzazzioni selvagge, in preparazione del bersaglio grosso: articolo18 e sistema Marchionne in fabbrica,ecc.
Ora il gioco, per quante parole sprechino su giornali e televisioni, con quante energie congiunte mettano in campo: partiti di destra di centro e di falsa sinistra, sindacati confederali, papi e monsignori, è troppo scoperto per ingannare qualcuno.
I padroni europei e italiani, le classi dominanti nel loro insieme hanno una ricetta sola: scaricare la crisi del capitale sulle masse, per ripristinare profitti e sistema finanziario... e se le masse non ci stanno stato di polizia, moderno fascismo, repressione.
A questa ricetta si può solo rispondere con la lotta, lo sciopero generale dal basso e prolungato, la rivolta proletaria e sociale... ma nella comprensione che per fare tutto questo serve organizzazione sindacale, sociale e politica, fuori e contro i partiti del parlamento e le direzioni sindacali confederali; autonoma dalla falsa sinistra che è fuori dal parlamento con i loro giullari Casarini, uniti per l'alternativa, Bernocchi cobas confederazione ecc.
Quindi gli appelli e i latrati per unità che vengono a diversi livelli da queste parti vanno respinti.. serve unità e fronte, si certo ma..
unità per il sindacato di classe,
unità per il fronte proletario e rivoluzionario,
unità per la rivolta proletaria e sociale,
unità per il partito della rivoluzione:
proletari comunisti- PCm Italia
15 novembre 2011
lunedì 14 novembre 2011
pc 14 novembre - ENI sotto accusa per la strage di Molfetta - il 29 novembre possibile la sentenza
a cura Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro - Taranto
Si e aperto oggi, 8 novembre, il processo con rito abbreviato nei confronti di sette alti dirigenti ENI e della società Eni S.p.A. quale responsabile civile per i noti fatti delittuosi avvenuti in Molfetta il 3 marzo 2008 e che portarono ai decessi presso la TRUCK CENTER di Molfetta di tre giovani operai delta stessa, dell’autista Sciancalepore Biagio e del titolare dell’azienda Altomare Vincenzo.
ll processo si è aperto con un j’accuse molto forte del P.M. dott. Giuseppe Maralfa che ha condotto le indagini, che si prodigato in una requisitoria durata ben oltre le tre ore, senza interruzioni, nel corso della quale, il dott. Maralfa ha ricostruito minuziosamente tutta la vicenda che poi ebbe tragico epilogo nei cinque decessi, e le pesanti responsabilità in capo agli odierni imputati.
Il punto focale della requisitoria verteva sulle complesse e articolate indagini esperite dalla Procura della Repubblica con l’ausilio dei propri tecnici incaricati, sia in relazione all’impianto Eni di Taranto, sia in relazione alle complesse comunicazioni di posta elettronica a vario titolo interscambiate tra gli odierni imputati ed altri soggetti di cui alcuni risultano essere indagati (ci riferiamo ai responsabili della Società Nuova Solmine), per i quali ultimi il GUP deciderà se procedere a rinvio a giudizio.
Sono emerse delle circostanze dalle quali si evince documentalmente - secondo quanto affermato in maniera decisa dai PM - che “Eni S.p.A. era a conoscenza sin dal dicembre 2006, che la raffineria Eni di Taranto produceva e vendeva alla nuova Solmine S.p.A. zolfo liquido con una percentuale molto elevata di acido solfidrico al suo interno. Eni S.p.A. era perfettamente a conoscenza della buona pratica industriale in forza delta quale la percentuale di acido solfidrico nello zolfo liquido non avrebbe dovuto superare le 10 parti per milione, quantità già potenzialmente letale per chi ne fosse venuto a contatto in un ambiente confinato quali erano le cisterne che vengono usate per il trasporto dello zolfo liquido dalla Eni S.p.A. di Taranto alla Nuova Solmine di Scarlino”.
E' emerso altresì dalle attività di indagine espletate dal Sostituto Procuratore della Repubblica che l’impianto di degrassaggio allocato presso gli stabilimenti di Taranto (che doveva servire ad abbattere la concentrazione di acido solfidrico nello zolfo liquido), era "fuori fase”, ovvero non funzionante.
In buona sostanza, Eni SpA, secondo le parole del PM, era perfettamente a conoscenza, da ben oltre un anno prima dal tragico evento delittuoso, che lo zolfo liquido che produceva e metteva in commercio, conteneva acido solfidrico almeno 10 volte superiore alla quantità (già di per se potenzialmente letale) di 10 parti per milione di acido solfidrico. Pur in presenza di tali conoscenze, secondo quanto perentoriamente affermato dal PM, Eni, e chi per essa, non aveva provveduto a redigere una scheda di sicurezza (per il trasporto del prodotto), conforme ai rischi del prodotto stesso. Tali “colpose" condotte, consistite nelle omesse comunicazioni e informazioni, hanno determinato quei concorso causale che ha portato poi al compimento della tragica vicenda.
Pensanti le condanne chieste dal PM, estrinsecate nella richiesta di anni 5 di reclusione per ciascuno degli imputati, ridotti, in forza del rito abbreviato, a anni 3 e mesi 4, nonché alla condanna dì sanzioni amministrative per poco meno di un milione di euro a carico dell’ENI
Le parti civili hanno depositato le loro conclusioni scritte e il processo è stato aggiornato all’udienza del 29/11/2011, alle ore 9, nel corso della quale si darà la parola ai difensori degli imputati.
pc 14 novembre - Alluvione Genova.. amministratori comunali che non conoscono nulla della città che amministrano
NON SANNO COSA C'E' NEL SOTTOSUOLO!
Genova, ad oltre una settimana dalla tragica alluvione di venerdì quattro novembre, è ancora in pina emergenza: non tanto per le attività produttive che, seppur tra grandi difficoltà, stanno riprendendo il loro normale andamento, quanto piuttosto per quanto attiene alla gestione del territorio.
E' proprio questo il lato sconcertante della politica genovese; nei giorni scorsi si è assistito ad assurde dichiarazioni di personaggi più o meno importanti dell'amministrazione locale, e non solo, che sembravano uscite dalla bocca di gente appena sbarcata a Genova da un altro pianeta: parole totalmente inaccettabili, perché pronunciate da chi avrebbe dovuto prevenire gli eventi e non ha mai fatto nulla in proposito.
Giovedì un Tir è caduto in una buca apertasi improvvisamente in una strada del quartiere di San Fruttuoso, precisamente in via Berno, e si è così scoperto - grazie alla confessione dell'assessore forzitaliota alla Manutenzione, Pasquale Ottonello, che ha candidamente ammesso: "non sappiamo che cosa c'è sottoterra" - che, tra le tante mancanze delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute per decenni, vi è quella di non aver effettuato una mappatura del sottosuolo cittadino.
Nonostante ciò, costruire e cementificare tutto sembra l'unico intento di questa gente che governa il capoluogo ligure; ultima in ordine di tempo è la partenza dei lavori per il Terzo Valico ferroviario dei Giovi: dopo la firma del contratto d'opera - venerdì undici novembre - dovrebbero iniziare il prossimo lunedì quattordici novembre.
Dopo le dichiarazioni di Ottonello aumentano i dubbi su quest'opera inutile e devastante: ora ci si chiede anche se il terreno sul quale dovrebbe poggiare la nuova tratta ferroviaria è abbastanza sicuro, o piuttosto le prime forti piogge porteranno a pericolosi smottamenti; chi può rassicurare gli ipotetici viaggiatori circa la tenuta idrogeologica del territorio, se neppure gli amministratori locali sono in grado di conoscerne la reale consistenza?
Genova, 12 novembre 2011
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
http://pennatagliente.wordpress.com
pc 14 novembre - mille in piazza a novara contro gli F 35

1000 persone in piazza a novara, ottimo intervento del movimento no tav, ottima accoglienza per la delegazione di Proletari comunisti presente
pubblichiamo volantino diffuso e intervento finale
Proletari comunisti aderisce alla manifestazione contro gli F35
perche siamo contro le guerre imperialiste di aggressione, contro gli stati e i governi imperialisti USA-Europa- italia che usano questi strumenti di morte per imporre ai popoli rapina sfruttamento,oppressione, repressione perchè come dice l'appello per la manifestazione del 12 novembre 2011 a Novara:
"Mentre si tagliano spese sociali, sanità, pensioni, scuola, ecc., si spendono venti miliardi di euro per produrre strumenti di morte e distruzione (131 sono i cacciabombardieri che saranno acquistati dall'Italia)"
Il settore degli armamenti non vanno mai in crisi , anzi l'industria bellica viene considerata uno strumento della ripresa. Non è vero che sul territorio producono benessere e occupazione producono, ma solo economia drogata e militarizzazione.
La lotta sul territorio deve assumere i caratteri popolari e di massa che ha assunto il movimento no tav ma anche le forme di lotta che questo movimento ha attuato, senza buoni e cattivi, costringendo il governo sulla difensiva e smascherando come polizia e militarizzazzione sono al servizio dei padroni e non dei bisogni ed
esigenze dei proletari e delle masse sul territorio
Governi di centro destra come di centro sinistra sono tutti d'accordo nello sviluppo basato sugli F35 e sostengono i profitti dell'industria bellicaper questo la lotta contro gli f35 è anche lotta politica e sociale contro questi governi, l'ampiezza del movimento va legata alla chiarezza.
Proletari comunisti è qui con una piccola delegazione, perchè considera questa battaglia come un pezzo importante della battaglia generale e nazionale
Proletari comunisti con simbolo
ro.red@libero.it
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Discorso di chiusura alla manifestazione NO F35 di Novara
Siamo giovani studenti o disoccupati, siamo lavoratori precari, siamo operai ed impiegati, siamo dipendenti pubblici da razionalizzare, siamo irriducibili antimilitaristi e disarmanti pacifisti, siamo riformisti e antagonisti, siamo cittadini di buon senso indignati ed esasperati.
Per l'ennesima volta siamo qui a manifestare. Dobbiamo ripeterci, dobbiamo insistere.
Quelli che hanno le chiavi del potere non sentono, sono sordi di fronte alle
nostre richieste.
Ma noi non demordiamo.
Noi insistiamo; non ci fermiamo.
Chi passi dalle parti dell'aeroporto militare di Cameri, a pochi chilometri
da qui, può vedere il loro capolavoro. Crescono gli hangar destinati ad ospitare la fabbrica della morte, la fabbrica per assemblare i cacciabombardieri F-35.
Ormai lo sanno tutti che cosa sono questi cacciabombardieri: armi d'attacco, micidiali macchine di morte per lo sterminio di massa.
I loro predecessori (Tornado e compagnia bella) li abbiamo visti recentemente in azione sui cieli della Libia.
O meglio: l'aeronautica militare riferisce che erano in azione e che hanno compiuto innumerevoli missioni al suolo.
Noi non abbiamo visto un bel niente.
Le guerre vengono nascoste agli occhi del mondo.
Si fanno vedere poche cose e si offrono immagini manipolate.
Ma l'aeronautica militare italiana non nasconde il suo orgoglio per la precisione conseguita nel raggiungimento dei loro target. Tradotto in italiano significa che si sono dichiarati orgogliosi di aver colpito ed ucciso.
Ecco: gli F-35 andranno a sostituire i cacciabombardieri attualmente in servizio.
Andranno a combattere le prossime guerre. Non resteranno certo ad arrugginire negli aeroporti militari. Non svolazzeranno certo per il divertimento di piloti simpatici ragazzini. Si alzeranno in volo, nelle prossime guerre, e sganceranno il loro carico di morte da quote irraggiungibili. Vigliaccamente nascosti tra le nuvole, andranno a colpire uomini e donne, vecchi e bambini, esseri umani ed animali.
Le guerre, già, le guerre.
Ormai l'Italia sta in guerra da vent'anni.
Ormai l'Italia è una vera e propria piattaforma di guerra.
Si parte da qui e si combatte dovunque.
Ora qui, ora lì: la prima guerra del Golfo, la Somalia, l'ex Jugoslavia ed il Kosovo, l'Afghanistan, l'Iraq, il Libano, la Libia.
Quante guerre per una nazione che crede di essere in pace.
Quante guerre per una repubblica che ha scritto, nella sua Costituzione, di ripudiare la guerra.
Quante violazioni della legalità costituzionale.
Quanto disprezzo per i diritti degli individui e dei popoli.
Quanta prepotenza.
Quanta sete di potere.
Quanta subordinazione alla volontà dei padroni del mondo, che tutto vogliono controllare: territori, risorse naturali, coscienze.
Si stravolge pure la verità dei fatti e si trasformano l'aggressione in legittima difesa, i prepotenti in timidi difensori dei diritti umani, i rapinatori di risorse in pensosi asceti tutti dediti al bene comune.
Certo: spendere, solo in Italia, più di venti miliardi di euro per costruire e per acquistare cacciabombardieri può sembrare a qualcuno un grande affare.
Certo: un grande affare, ma solo per qualcuno. Per i soliti noti pescecani delle industrie militari.
Prendono soldi pubblici sottratti alla spesa per i servizi sociali ed effettuano commesse per grandi imprese in cui prevale il capitale privato.
Si spendono soldi pubblici e si permette ad un numero ristretto di azionisti di accrescere i loro profitti.
Questo è il loro libero mercato: i costi addossati alla comunità, i profitti concentrati nelle mani dei soliti oligarchi.
E poi, nel silenzio politico-istituzionale, hanno già creato un nuovo modello di difesa: lo determinano le scelte economiche delle grandi imprese produttrici di armi. Nel nostro caso si tratta della statunitense Lockheed Martin e del suo partner italico, Finmeccanica, la società capogruppo di Alenia, che è appunto impegnata appunto nell'assemblaggio degli F-35.
Un modello di difesa che è pericoloso per la sicurezza internazionale e che corrompe le strutture dello Stato.
Un modello che ci porta diritti alla completa militarizzazione della società. L'abbiamo visto chiaramente di recente in Val di Susa: forze di polizia e militari che comprimono le libertà fondamentali in nome del profitto di poche imprese.
Ci dicono che la fabbrica camerese porterà chissà quanti posti di lavoro per i giovani delle nostre parti.
Anche se fosse, si tratterebbe di posti maledetti, creati sulla pelle dei poveri del mondo e delle vittime delle guerre. Una vergogna insopportabile: vogliono rendere i giovani complici della loro violenza, delle loro aggressioni, delle loro guerre.
Anche se fosse vero, anche se davvero potessero essere creati innumerevoli posti di lavoro, noi comunque ci opporremmo.
Ma in realtà non è neppure vero. I posti saranno pochi (e maledetti). Con gli enormi capitali impiegati si potrebbero creare, in qualsiasi settore civile, almeno il triplo dei posti di lavoro che stanno promettendo.
Ma noi non ci caschiamo: non vi dovete illudere.
Non siamo noi a cancellare il futuro dei giovani e le opportunità di lavoro.
Siete voi, carissimi politici ed industriali criminali, ad avere cancellato il futuro della stragrande maggioranza degli esseri umani.
Siete voi che ci volete regalare un destino da vittime bombardate o da servi della vostra cupidigia.
Noi comunque siamo qui a ribadire la nostra posizione ed a lottare per raggiungere i nostri obiettivi: la cancellazione del progetto F-35, il rifiuto di tutte le guerre, il taglio netto delle spese militari.
I tempi ormai sono maturi, ormai è ora di gridare a gran voce che non possiamo sopportare che, in un solo anno, vengano impiegati 27 miliardi dei nostri soldi per il mantenimento di un apparato militare pletorico e per la partecipazione a guerre d'aggressione.
Ora basta.
Non possiamo vedere sprecare vite, denaro, risorse nelle guerre, mentre dobbiamo sopportare il taglio dei salari reali e la riduzione di servizi sociali d'ogni genere (dalla scuola alla sanità).
Otto miliardi di tagli alla scuola pubblica: tanto per fare un esempio. Ma per le armi i soldi ci sono. Per le guerre i soldi ci sono. Per gli F-35 non si gioca al risparmio.
Ma noi resistiamo. Non li lasceremo in pace.
Daremo loro fastidio in ogni modo lecito possibile.
Non lasceremo in pace chi vuol fare la guerra.
Movimento NO F35
www.noeffe35.org
pc 14 novembre - come Berlusconi ...ANCHE STRAUSS-KAHN AVEVA IL SUO MAGNACCIA DI FIDUCIA
PASZKOWSKI - SUL CONTO DEL "GIAMPI" D’OLTRALPE MIGLIAIA DI EURO - COINVOLTI
NEL GIRO DI ESCORT, ORGE E FESTINI ANCHE AVVOCATI, BANCHIERI, POLIZIOTTI E
ALTRI POLITICI DEL PARTITO SOCIALISTA
11 novembre 2011
Strauss-Khan conivolto in un giro di prostituzione tra Washington e Lille.
PARIGI - L'ex capo del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn
ha chiesto nuovamente di esser interrogato in merito al proprio coinvolgimento
in un'indagine su un giro di prostituzione. Lamentando di essere vittima di un
"linciaggio mediatico", Strauss-Kahn ha negato di aver partecipato a orge
organizzate tra Washington e Lille, in Francia. La stampa d'oltralpe aveva
pubblicato ieri il contenuto di una serie di sms che l'ex banchiere avrebbe
inviato a partire dal giugno 2009 a Fabrice Paszkowski, incriminato nella
stessa inchiesta .
mfpr
domenica 13 novembre 2011
pc 12-13 novembre: la politica "del riscatto" di Monti con il beneplacito di Napolitano
A seguire l'articolo di proletari comunisti del'11 novembre
Monti: "ci vuole un'altra politica"… "impopolare"… “un lavoro enorme da fare”!
E ti pareva! Il prossimo capo del governo si è presentato bene! Mentre il suo nome circolava appena, lui preparava già il programma che prevede di "passare da una politica ad un'altra politica" perché, dice, «quando ci sono i problemi è necessario riconoscere la loro esistenza guardando se possibile avanti, anche se è tendenza naturale dell'uomo politico negare la realtà».
E quale è la realtà che negano i politici e nega il signor Monti stesso? La realtà vissuta da milioni di italiani, lavoratori, pensionati, giovani e donne disoccupati, innanzi tutto, e descritta oramai anche in tutte le statistiche ufficiali, e cioè di un impoverimento crescente sia direttamente economico che indirettamente dato che i servizi sociali, la salute, ecc. vengono sempre più negati… La sua stessa frase, quindi, gli si adatta a pennello!
Ma il signor Monti, 68 anni, già commissario europeo prima con delega al Mercato interno e ai servizi finanziari ('94-'99) poi alla Concorrenza ('99-2004), Presidente dell’Università Bocconi, quella dove si “alleva” la “classe dirigente” di questo paese, non si ferma qui: per far passare il nuovo programma, che di nuovo ha solo il grado di approfondimento della "macelleria sociale" deve «convincere tutte le categorie che il futuro sarà migliore se per qualche periodo ci rassegniamo tutti a fare qualche sacrificio» con «formule di governo dell'economia che consentano di mettere tutte le forze politiche a contribuire a sforzi impopolari nel breve periodo».
Scelte impopolari? Ma quando le scelte del governo sono state popolari? Nel senso che hanno apportato qualche beneficio alle masse popolari? E poi questo anziano nuovo candidato dei padroni fa finta di non sapere che tutte le forze politiche (e sindacali), ognuno a proprio modo, hanno già contribuito, eccome, ad attaccare salari, salute e diritti…
''La crescita [dei profitti dei padroni, intende Monti] necessita di riforme strutturali per togliere i privilegi di quasi tutte le categorie sociali" ed è per questo, aggiunge, se non l’avessimo ancora capito, che “Il Paese ha un lavoro enorme da fare.”
Sì, effettivamente ci vuole un'altra politica, il Paese ha un enorme lavoro da fare: organizzare la rivolta proletaria e popolare per spazzare via i privilegi dei padroni e dei loro servi politici una volta e per tutte!
pc 12-13 novembre - CONTRO I PRESIDI FASCISTI, LOTTA E ORGANIZZAZIONE!
Al preside del Liceo Classico Giovanni Pantaleo
Oggetto: Sanzioni disciplinari verso gli studenti partecipanti alla manifestazione studentesca del 15 ottobre c.a.
In merito ai fatti antecedenti e successivi il 15 ottobre avvenuti nel suo istituto, dove gli studenti e le studentesse hanno esercitato il loro diritto legittimo di espressione (art. 25 Costituzione),
riteniamo sia inaccettabile che si cerchi di impedire o limitare loro tale diritto da parte della S.V. o di organi quali il Consiglio d’Istituto, paventando l’esecuzione di sanzioni disciplinari quali l’espulsione/sospensione dalle lezioni o l’utilizzo del voto in condotta come vera e propria arma di ricatto.
Riteniamo altresì che nei giorni antecedenti il 15 Ottobre (giorno in cui ha avuto luogo una mobilitazione studentesca a cui i suoi studenti hanno partecipato), impedire e/o ostacolare l'informazione e la promozione di tale mobilitazione all'interno dell'istituto tramite gli strumenti disciplinari suddetti sia inappropriato nonché illegittimo.
Infine la nostra O.S. ritiene inoltre che paventare sanzioni disciplinari ed eseguirle verso studenti del Suo istituto al fine di impedire l’esercizio legittimo di un diritto costituzionalmente garantito, come quello di manifestare il proprio pensiero e dissenso, la partecipazione a forme di proteste quali cortei studenteschi, sit-in, esprimere il proprio pensiero in forma scritta, orale ecc. (art. 25 Costituzione) è un atto gravissimo che denota un evidente abuso di potere dovuto alla propria posizione di dirigente scolastico.
Gli studenti oggetto dell’eventuale provvedimento disciplinare ingiustificato hanno il pieno appoggio della nostra O.S. e qualora si concretizzasse tale atto da parte vostra o del consiglio d’istituto, la nostra O.S. si riserva di agire di conseguenza per vie legali al fine di tutelare gli studenti in quanto parte lesa.
Teniamo a ricordarle che in quanto pubblico ufficiale all’interno della scuola la S.V. è tenuta a garantire e far rispettare la legge, in primis la Costituzione Italiana e, in particolare in riferimento all’oggetto della nostra missiva, circa l’art. 25 della Costituzione italiana.
Con la presente cogliamo l’occasione per porgerle
Distinti saluti.
Palermo 10/11/2011

