giovedì 4 maggio 2017

pc 4 maggio - APPELLO AD AVVOCATI, GIURISTI... SUGLI 11 LICENZIAMENTI DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA SLAI COBAS SC DI BRIGNANO

APPELLO AD AVVOCATI, GIURISTI, GIORNALISTI, DEMOCRATICI
ALLE REALTA' SOLIDALI COI LAVORATORI


11 lavoratori della logistica della Kamila di Brignano (BG) sono stati licenziati, tra cui 4 delegati dello Slai cobas per il sindacato di classe.
Essi erano e sono alla testa di una lunga lotta degli operai della logistica di Brignano per i diritti lavorativi e sindacali, per la dignità, contro un sistema delle cooperative che viola il rispetto delle condizioni contrattuali di lavoro, la sicurezza e porta avanti discriminazioni, fino ad introdurre metodi da caporalato per scegliere quanti e quando gli operai devono lavorare, facendo agire anche un pesante ricatto in un settore in cui il 99% sono migranti che, senza lavoro, rischiano di vedersi togliere il permesso di soggiorno.

Oggi, il fatto nuovo, è che viene portato avanti un intreccio tra questi attacchi alle condizioni di lavoro e i licenziamenti repressivi, per cercare di soffocare una grande ed estesa lotta che i lavoratori della logistica stanno portando avanti da tempo, con coraggio, dignità; una lotta indomabile, resistendo anche di fronte a pesanti aggressioni fisiche, morti, provocazioni, e diventando un esempio anche per altri settori di lavoratori.

In questo gli 11 licenziamenti di Brignano sono una realtà emblematica.
Questi licenziamenti rappresentano un salto di qualità, che chiunque si batte, con i suoi mezzi e le sue forme, per la difesa dei diritti dei lavoratori, non può non comprendere e rispondere.
- Da un lato, si tratta di licenziamenti volti a colpire l’organizzazione sindacale dei lavoratori, la loro

pc 4 maggio - Quello che abbiamo visto il primo maggio a Torino

Cronaca di uno scontro annunciato (di Antonio Paolacci e Paola Ronco)



Quello che abbiamo visto il primo maggio a Torino è molto semplice, ma vale la pena spiegarlo per bene. Oggi che il clamore si è calmato e la notizia rischia di andare nel solito dimenticatoio, vorremmo provare a mettere i fatti in fila, vorremmo tentare un piccolo ragionamento.
Arriviamo in via Po verso le nove e un quarto; abbiamo con noi nostro figlio che ha meno di due anni, e piove a dirotto, per cui decidiamo di restare sotto i portici. È la prima volta che sfiliamo in questa modalità, non è affatto la prima volta che partecipiamo al primo maggio torinese, né a manifestazioni d’altro tipo. In due ne abbiamo visti tanti, di scontri tra polizia e manifestanti, ben prima dei fatti del 2001 a Genova. Abbiamo visto i tafferugli del 1999, con una carica molto violenta della polizia. Abbiamo visto, a Bologna, le forze dell'ordine ribaltare cassonetti e scooter parcheggiati, creando danni che poi sarebbero stati imputati agli studenti che manifestavano. Abbiamo insomma assistito a molte prove generali, prima di Genova. E ci teniamo a specificarlo, non facciamo parte di alcun movimento antagonista, non siamo simpatizzanti dei centri sociali per partito preso, non siamo iscritti a partiti politici; siamo semplici cittadini, certamente con un'opinione precisa, ma non inquadrati o inquadrabili in qualche schieramento o movimento. Non abitiamo nemmeno a Torino, ma a Genova; ci troviamo lì in visita ai parenti di Paola.
Sappiamo però riconoscere le situazioni, le persone e i loro ruoli durante le manifestazioni. Forti di questo, comunque, come vedrete abbiamo previsto i fatti poco prima che avvenissero Ma andiamo per gradi.
Verso piazza Vittorio ci rendiamo conto molto velocemente che il clima è teso, ma solo tra i poliziotti. Le persone che partecipano alla manifestazione sono allegre nonostante la pioggia o comunque molto tranquille. Sono anche molto poche rispetto al solito. Ma i poliziotti in tenuta antisommossa sono agitati più del dovuto. Si badi bene: non sono semplicemente attenti a cosa succede, sono proprio agitati. Anzi, il corteo non lo guardano nemmeno: è tra loro che si guardano, si spostano da un piede all’altro, aspettano nervosi. Sono fermi accanto a noi sotto il portico e aspettano ordini, evidentemente, mentre il corteo sfila pacifico e colorato. 
Ci troviamo all’altezza del caffè Vittorio Veneto quando vediamo un gruppo di poliziotti con accanto un gruppetto di persone con i volti coperti. Sappiamo che in questi casi ci sono molti poliziotti in borghese e/o funzionari di polizia che comunicano con gli auricolari. Chiunque abbia esperienza di manifestazioni sa che ci sono e li riconosce in fretta; uno di questi, lo vediamo chiaramente, si avvicina ai giovani a volto coperto e

pc 4 maggio - La manifestazione del 1° Maggio ad Amburgo lancia la preparazione per il G20 di luglio

mercoledì 3 maggio 2017

pc 3 maggio - I rastrellamenti di Minniti causano la morte a Roma di un lavoratore senegalese - da infoaut

2017 05 03In mattinata a Trastevere degli agenti della guardia di finanza, con il pretesto di comprare un paio di scarpe da alcuni venditori ambulanti, avevano dato avvio a un'operazione contro gli abusivi della zona. Commercianti ma soprattutto persone abusive. La retata si è presto trasformata in caccia all'uomo per Trastevere, un altro rastrellamento come quello che ieri ha interessato la stazione centrale di Milano, voluto, preparato e organizzato dalla regia politica del ministero degli Interni e dai dispositivi da questo predisposti con le leggi Minniti-Orlando.
Nel primo pomeriggio Magat, un lavoratore senegalese di 53 anni, preso dal panico, si è dato alla fuga - secondo una informazione. 
Braccato da alcuni agenti della polizia di Roma Capitale è stato da questi raggiunto, sgambettato, e fatto rovinare al suolo. Cadendo Magat ha battuto la testa è morto in una pozza di sangue in via Beatrice Cenci come raccontano i suoi amici. Dopo poche ore la rabbia dei lavoratori senegalesi è cresciuta.  il lungotevere è stato bloccato all'altezza di via Arenula da una cinquantina di ragazzi, fratelli di Magat, lavoratori oggetto del rastrellamento. 

pc 3 maggio - Il primo morto del “decreto Minniti” è un ambulante senegalese - da Contropiano

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Bisognava soltanto attendere. La logica omicida che sta dietro ogni ondata securitaria si infrange sempre, per prima cosa, sulle persone più deboli. E i più deboli in assoluto, in questo momento, sono i migranti. Peggio ancora per i più anziani di loro, che debbono sommare alla debolezza dei diritti e al colore della pelle (che facilita l'individuazione come bersaglio) anche la debolezza dell'età.
Roma, ambulante senegalese morto durante fuga a Lungotevere de Cenci
Il giorno dopo il "pattuglione" stile Scelba messo in scena alla stazione di Milano a beneficio di Salvini in astinensa da selfie, a Roma un'insolito squadrone di vigili urbani è stato inviato

pc 3 maggio - Immigrato morto a Roma - Verità e Giustizia - chiede la comunità senegalese

Roma, ambulante fugge durante i controlli 
Roma, ambulante fugge durante i controlli e muore dopo caduta. “Investito dai vigili”. “No, è stato un malore”Sono stati proprio alcuni ambulanti a raccontare di un inseguimento finito male, indicando anche una macchia sull’asfalto del marciapiede, all’angolo con il lungotevere: “Quello è il sangue di Nian”. Il comando della polizia locale, tuttavia, esclude l’inseguimento e fa sapere che “non esiste coinvolgimento diretto tra l’operazione antiabusivismo avvenuta stamattina e il decesso del cittadino senegalese, avvenuto a circa 500 metri di distanza”.

pc 3 maggio - MORTO IMMIGRATO a Roma per i controlli vessatori di vigili e polizia - CENTINAIA DI SENEGALESI STANNO ACCORRENDO SUL POSTO...


pc 3 maggio - La situazione politica - primarie/decreto Minniti - editoriale di proletari comunisti/PCm Italia

La farsa delle primarie si è finalmente conclusa con il plebiscito a Renzi e Orlando ed Emiliano a fare da utili partecipanti al teatrino e inutili strumenti di opposizione alla marcia neofascista in doppio petto di Renzi.
La sconfitta al referendum del 4 dicembre è servita alla manovra tattica di Renzi di fare un passo indietro per farne poi due avanti. E qui, ancora una volta, i “giulivi cantanti vincitori” del referendum, dell'esaltazione del risultato del “No”, come apertura della strada per rovesciare lo stato di cose esistenti, hanno proseguito nel legalismo e nella via elettorale con tutti i suoi limiti; non hanno fatto nulla tranne che parole per imporre elezioni subito; sono tutti caduti nel circolo viziato e vizioso di attendere il pronunciamento della Consulta, attendere le primarie, attendere, attendere... Risultato: gli oppositori referendari sono disgregati e divisi, il PD ha proseguito nel controllo del governo tramite la controfigura Gentiloni e Renzi ha guadagnato il tempo necessario per tornare a galla e per riprendere la marcia moderno fascista.
Certo qualcosa ha perso lungo la strada, quella parte del ceto politico squalificato che all'interno, ora in nome della democrazia ora in nome delle poltrone, ha cercato di fermarlo, ma non poteva che finire nel nulla. E che sia finito nel nulla è dimostrato proprio dalle primarie, che nonostante la crisi, la divisione profonda del PD, hanno comunque tenuto nei numeri e alla fine anche nella funzione di rilancio mediatico per occupare e monopolizzare la scena. Perfino gli oppositori di destra più radicali, come Salvini, e della destra a suo modo di Grillo, proprio nel mese delle primarie non hanno più disturbato il manovratore. A Salvini sono rimasti gli strilli razzisti, mentre Grillo ha fatto di peggio, tramite il suo uomo Di Maio non ha fatto altro che lanciare ami a Renzi, un giorno sì e uno no, sulla legge elettorale e su tutto il resto.

Si voglia o no, una crisi politica che poteva essere significativa si è chiusa a costo zero per la borghesia e i suoi uomini, il governo tiene e i suoi programmi vanno avanti più che mai, l'opposizione aspetta, con qualche strillo momentaneo, la conclusione della legislatura che assicura al “parco buoi” dei parlamentari laute prebende presenti e future e, per una parte di essi, una serena rielezione all'ombra della cosiddetta “nuova legge elettorale”, qualunque essa sia.

Se manca la lotta politica, quella vera, se manca la rivolta operaia e popolare, se manca la minaccia virtuale o reale della rivoluzione, la borghesia e il suo potere politico sono più stabili che mai, con buona pace di riformisti ed estremisti elettorali.

I comunisti non possono però limitarsi a registrare i fatti, devono e possono trovare la forma per rompere i giochi e per inserire nel copione già scritto, intanto qualche battuta fuori posto, e, a seguire, un'interruzione della rappresentazione.
Tutto questo si fonda sulla lotta, sociale e politica. Ma non quella ordinaria, ma quella straordinaria che ha al suo centro l'esercizio della giusta violenza di massa per imporre la difesa dagli attacchi, ma soprattutto per cambiare l'agenda dello scontro di classe e della prospettiva politica.

La borghesia, mentre il teatrino prosegue, è più consapevole dei suoi rappresentanti politici di questa possibilità. Il piano Minniti risponde non all'esigenza di questo o quel partito di governo o di opposizione, ma all'interesse necessario della classe dominante di blindarsi, usando cinicamente e vigliaccamente la questione dei migranti, per agire da Stato di polizia, moderno fascista, aggressivo, prepotente e persino illegale.

Questo ci mette di fronte ad un bivio, come comunisti, rivoluzionari, movimenti proletari e popolari di opposizione reale: o fronteggiamo questa situazione e ci attrezziamo ideologicamente, politicamente, teoricamente e organizzativamente per fronteggiarla con l'obiettivo di cambiare l'agenda generale oppure vinceranno loro, almeno tatticamente.
In crisi sono loro e noi comunque non abbiamo nulla da perdere che le nostre catene, e i passi necessari si possono e si devono fare. 


proletari comunisti/PCm Italia
maggio 2017

pc 3 maggio - La questione Alitalia - la posizione di proletari comunisti / PCm Italia

La questione Alitalia è importante per tutto il movimento dei lavoratori, tutto il movimento sindacale. Ma in che senso e con quale obiettivo, è importante discuterne.

L'Alitalia è in crisi perchè nei cieli, come in terra si sviluppa una guerra commerciale acuta che si contende un mercato mondiale, comunque in sviluppo. Chi taglia i costi, chi ha i governi dietro, vince questa guerra, e i gruppi monopolistici più piccoli soccombono.
Questa è una legge del capitale che nel sistema imperialista diventa più acuta e più stringente che mai.
Gli operai e i lavoratori che vogliono difendere i loro interessi di classe, devono partire dalla difesa non del proprio padrone o del proprio gruppo monopolistico in questa contesa, ma dai propri interessi di classe, senza sconti per nessuno.

In Alitalia padroni e governo insieme hanno cercato da sempre di scaricare la crisi sui lavoratori e, come si dice, “continuare a volare lasciando a terra chi lavora”.
Berlusconi costruì la cordata dei “padroni patrioti” al cui interno vi era anche l'assassino Riva che ci mise pure bei soldi; poi sono cominciate le cordate dei manager e dei commissari, degli “apprendisti stregoni”, grand commis del capitale, i cui piani di sviluppo erano e sono aria fritta, ma il cui unico esercizio effettivo è vedere come tagliare lavoratori, diritti e salari; e qui non si tratta solo dei piloti ma della dimensione complessiva dei lavoratori del trasporto aereo, comprensivo dell'indotto, dove vi sono lavoratori precari e sfruttati da sempre.

Tutti i piani di padroni e governo sono stati condivisi dai sindacati confederali, veri “servi dei servi”, veri agenti del ricatto occupazionale.

I lavoratori hanno cercato, con la lotta e con il loro NO all'accordo, di resistere, di limitare i danni, di prolungare, nell'interesse di mantenere il lavoro, l'agonia della Compagnia.
Con l'ultimo referendum si è giunti alla penultima pagina di questa vicenda. Ce l'hanno messa tutta, l'alleanza infame, per far passare con le buone o con le cattive l'accordo, ma lo spiraglio del referendum che hanno lasciato, i lavoratori lo hanno utilizzato e gli hanno risposto con un sonoro NO, maggioritario, giusto e necessario.
Governo e padroni sono entrati nel panico, per poche ore, poi hanno ripreso a tessere la tela secondo uno stesso copione. Niente di strano, nel conflitto di classe fanno la loro guerra di classe.
I sindacati, per bocca dei loro dirigenti, hanno fatto peggio dei padroni, riempiono le pagine dei giornali con dichiarazioni fasciste e arroganti: “il referendum non si doveva fare”, perchè per loro i referendum valgono solo se sono truccati o vincono loro.

Bene, ora in questa vicenda, però, tutti devono ragionare in termini di guerra di classe.
I lavoratori non possono accontentarsi della resistenza, necessaria, quotidiana; il problema del sindacato come strumento dei lavoratori va risolto. I vermi del sindacalismo padronal-governativo, i loro prezzolati e privilegiati agenti tra i lavoratori, non possono continuare a stare tra le fila dei lavoratori. Per vincere la guerra di classe con padroni e governo serve la guerra civile nelle fila dei lavoratori.
La maggioranza che ha detto NO deve essere unita in una sorta di sindacato unico che non rispetti le divisioni di sigle, a cui anche il sindacalismo di base contribuisce, e deve imporsi come soggetto unico di lotta e di trattativa, usando tutti i mezzi perchè i sindacati confederali non abbiano più voce in capitolo e né tornino, in nessuna forma, a galla.
E' questa la condizione principale perchè la resistenza vinca e imponga ai padroni, chiunque essi siano e da qualunque paese vengano, la difesa del lavoro e del salario, delle condizioni di lavoro e dei diritti.

Proletari comunisti – PCm Italia
maggio 2017

pc 3 maggio - DIETRO LA GUERRA PROFITTI... DELL'ENI

L'imperialismo italiano interviene più o meno intensamente su tutti gli scacchieri del mondo, ora al servizio ora in alleanza dell'imperialismo Usa e della Nato, sempre per tutelare in proprio i propri interessi economici, diplomatici e militari. Gli interessi principali sono quelli dell'Eni.
E' al servizio dell'Eni e della sua presenza in Libia che da mesi i governi, Renzi e Gentiloni, insistono per capitanare ufficialmente una missione militare che, col pretesto dei migranti, prevede un'occupazione militare della Libia a sostegno dei signori della guerra e a tutela degli interessi petroliferi dell'Eni.
E' per gli interessi dell'Eni, del cimento di Zohr che si copre la dittatura militare assassina di Regeni dell'Egitto di Al-sisi.
Ed è sempre nell'interesse dell'Eni, insieme a quelli di altri padroni imperialisti italiani, che si partecipa all'aggressione militare in Iraq, nella zona di Mossul, che si sostiene l'aggressione imperialista alla Siria, che ci si lega mani e piedi alla Turchia della dittatura fascista di Erdogan – in Turchia, però, sono tutti i padroni italiani che sono in prima fila.
Ed è di questi giorni la notizia che l'Eni fornirà gas naturale liquefatto per i prossimi 15 anni al Pakistan; questa fornitura corrisponde al 25% delle importazioni del Pakistan. Dire Pakistan significa Afghanistan, a dimostrazione che anche lì sono gli interessi e i profitti dei nostri padroni che spiegano la presenza infinita delle nostre truppe.
E che dire dei nuovi contratti in Mozambico, in America Latina? Un elenco infinito, su cui tutti tacciano e tutti i governi, partiti parlamentari, sindacati confederali sono d'accordo.

Anche in Italia, l'imperialismo è guerra! Anche in Italia lottare contro la guerra, i profitti della grandi multinazionali, senza lottare contro gli opportunisti che coprono l'imperialismo è una falsa lotta o una lotta spuntata.
Quando si parla di “movimento contro la guerra”, quando si parla di “opposizione al G7”, quello economico di Bari o quello generale con Trump di Taormina, occorre partire da questo dato di fondo e da questo impegno principale:
lottare contro il sistema imperialista, il proprio imperialismo, i propri governi e Stati, finalizzando ogni lotta e ogni movimento al loro rovesciamento, che non può mai essere pacifico.
Tuttora non ci sono ancora le condizioni per questo rovesciamento. Serve il Partito, il fronte unito, la forza combattente, ma per costruirli occorre che ogni movimento, ogni lotta su questo tema, ogni scadenza serva a questo obiettivo.
Non bastano campagne, serve unità organica e continuata per una lotta prolungata che prepari una guerra di popolo prolungata.

Proletari comunisti – PCm Italia
maggio 2017

Maggio 2017 

pc 3 maggio - 4 MAGGIO A TARANTO SI PROCESSA CHI MANIFESTO' CONTRO RIVA E IL GOVERNO NEL 30 MARZO 2012

Riva patteggia e lavoratori, donne, giovani vengono condannati


32 tra lavoratori, militanti dello Slai cobas sc, tra cui i suoi coordinatori, giovani, compagni saranno domani, giovedì 4 maggio, sul banco degli imputati, per respingere una condanna al pagamento di quasi 4mila euro ciascuno per aver legittimamente manifestato il 30 marzo 2012 al Tribunale, mentre Riva e i capi avevano contemporaneamente organizzato una marcia sediziosa, organizzata con sistemi illegali. Nè allora Riva e i capi subirono alcun provvedimento giudiziario, nonostante un'esposto presentato proprio quel giorno dallo Slai cobas; nè ora, nel processo Ilva, rischiano reali e pesanti condanne e sanzioni pecuniare (anzi, è in pieno corso l'accettazione del patteggiamento per fare uscire i Riva dal processo); INVECE LAVORATORI, GIOVANI, DONNE CHE LOTTAVANO E LOTTANO CONTRO PADRONI E GOVERNO, PER I DIRITTI ALLA SALUTE, AL LAVORO VENGONO REPRESSI...
Per capire bene cosa accadde realmente quel giorno, riportiamo dal libro "Ilva la tempesta perfetta", stralci della cronaca commentata di quel giorno.
 
DAL LIBRO: ILVA LA TEMPESTA PERFETTA
"...Quanto è accaduto a Taranto venerdì 30 marzo, è una scesa in campo aperto del fascismo padronale che usa mezzi eversivi per imporre i suoi interessi e la sua politica. 
Partiamo dai fatti. Venerdì 30 i dirigenti e i capi dell'Ilva si trasformano in attivisti/squadristi. Girano tra i lavoratori dicendo che il 30 devono TUTTI andare alla manifestazione sotto il tribunale, diffondono allarmismo affermando che se il giudice va avanti in questa inchiesta l’Ilva può chiudere;

pc 3 maggio - Venti di guerra: gli Usa continuano a riempire di armamenti la Corea del sud, il Giappone ne approfitta per cambiare la Costituzione e “far ripartire l’economia”...

Caccia americani in volo su Corea, Pyongyang: "Guerra nucleare a un passo"
ESTERI
Pubblicato il: 02/05/2017 08:05
Pyongyang ha accusato gli Stati Uniti di spingere la penisola coreana sull'orlo della guerra nucleare dopo che bombardieri strategici B-1B hanno condotto voli di addestramento nella zona assieme alle forze aeree giapponesi e sudcoreane. Il sorvolo da parte dei bombardieri strategici americani è arrivato dopo l'apertura di Donald Trump, che si è detto disponibile a un incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un nelle circostanze opportune.
Il portavoce del ministero della Difesa di Seul ha intanto spiegato che le esercitazioni congiunte sono state condotte a scopo di deterrenza nei confronti delle provocazioni di cui si è resa protagonista la Corea del nord e per mettere alla prova la prontezza di risposta ad un eventuale nuovo test nucleare.
Anche il sistema antimissile americano Thaad dispiegato in Corea del Sud per rispondere alle minacce nordcoreane è "operativo". Lo ha reso noto il

pc 3 maggio - Guerra popolare in India: i maoisti attaccano a Sukma, nello stato del Chhattisgarh, "il 70 per cento erano donne"

Chhattisgarh, 25 aprile: Un soldato della CRPF (Forza centrale di riserva della polizia), ferito durante uno scontro a fuoco con i maoisti nella zona Kalapathar del quartiere sud di Bastar del Chhattisgarh, ha detto che il 70 per cento dei Maoisti erano donne.
Un soldato che ha rifiutato di dare il suo nome ha detto che le donne maoiste erano più rispetto agli uomini che hanno attaccato i soldati con gli AK-47.
Un altro soldato ha detto che dopo aver ucciso i soldati le donne hanno rubato le armi e sono andate via.
Almeno 26 soldati della CRPF hanno perso la vita e sei sono stati feriti il 24 aprile durante un feroce scontro a fuoco con i maoisti nella zona di Kalapathar del quartiere sud di Bastar del Chhattisgarh.
Lo scontro è avvenuto intorno alle 12.25 di lunedì, quando le truppe della CRPF appartenenti al 74° battaglione fornivano la sicurezza per i lavori di costruzione stradale.
Il Ministro dell’interno Rajnath Singh e il direttore generale aggiunto della CRPF, Sudeep Lakhtakia, è arrivato martedì a Raipur alle 10.30 e si è recato direttamente verso la sede del 4° battaglione della Forza Armata del Chhattisgarh nell'area del campo di Mana dove si è svolta la cerimonia di deposizione delle corone.

pc 3 maggio - SULLA STORICA GIORNATA DELLO SCIOPERO DELLE DONNE - DOSSIER:"TANTEDIPIU'" - con tanti materiali, documentazione, posizioni...

DALL'EDITORIALE:

"...Centinaia di migliaia sono le donne che hanno scioperato e manifestato l'8 marzo nello sciopero globale delle donne. In Italia questo sciopero è stato innescato dalla manifestazione del 26 novembre a Roma di 200mila donne, dall'assedio ai Palazzi del potere, al parlamento fatto il 25 novembre dalle lavoratrici, e dall'eco dello Sciopero delle donne, dall'Argentina, alla Polonia, alla Francia, ecc.
E' stato un evento storico, preparato dall'onda lunga dello sciopero delle donne proletarie lanciato e promosso dal Movimento femminista proletario rivoluzionario il 25 novembre 2013 e l'8 marzo del 2016.
Uno sciopero delle donne contro padroni, governo, i miserabili sindacati confederali, la stampa borghese, gli uomini che odiano le donne; così come contro le donne borghesi, le donne al potere in governi, istituzioni, partiti parlamentari - che sono nostre nemiche giurate.

In questo sciopero delle donne, sono state le operaie, le lavoratrici, le tantissime precarie, a rendere la parola d'ordine un VERO sciopero, con coraggio, orgoglio, dignità, rischiando in prima persona (dai dati ufficiali che ci giungono – che però non ci restituiscono il quadro reale delle fabbriche, dei servizi, dei tanti posti di lavoro privati medi e piccoli - siamo a più di 40mila donne in sciopero).
Anche se nel panorama delle tantissime donne, ragazze, scese in piazza in tutt'Italia, sono ancora una “entusiasmante-pesante” minoranza, nel loro impatto di rottura con questo sistema del capitale, del suo “ordine sociale costituito”, fatto di oppressione, discriminazione verso le donne, e spesso accettato anche nel movimento sindacale, negli stessi lavoratori, nelle famiglie, hanno portato la voce di ribellione più forte delle donne, hanno rappresentato la maggioranza delle donne, l'insieme dei bi/sogni delle donne (espressa dalla piattaforma costruita nelle lotte dal Mfpr), e hanno portato la “marcia in più”, quella “indomabile”, “inconciliabile”, che non si può fermare, con qualche legge, intervento del governo (tra l'altro oggi, nella fase di moderno fascismo, sempre più impossibili: Minniti usa i fondi sociali per finanziare non certo i centri antiviolenza ma le loro politiche razziste e imperialiste antimmigrati, di interventi militari)..."

pc 3 maggio - Milano: il decreto Minniti in azione. Ovvero scene di un rastrellamento di migranti (per ora...)

E il tutto "stranamente?" dopo un 1° Maggio che ha visto questa città attraversata da due cortei fatti da lavoratori della logistica in lotta contro lo schiavismo delle cooperative e la repressione; da chi lotta per il diritto all'abitare; contro il razzismo del governo e le politiche di guerra.
Una prova muscolare in grande stile ben "diretta e preparata" che ha visto "stranamente" essere pronti ad immortalare una pletora di giornalisti e fotoreporter e il fascio/leghista Salvini
giustamente contestato da un mediatore culturale, che alle provocazioni dei legaioli ha risposto che "l'unico posto per razzisti e fascisti è Piazzale Loreto"
Un'operazione esaltata a destra e manca, dal PD (al di la dei "distinguo" tra esponenti della giunta Sala) al centro destra, dalla Lega al M5S, come si evince dalle varie dichiarazioni.
Un segnale da analizzare, comprendere e contrastare


Assediata la Stazione Centrale. Il blitz con 300 uomini spacca il Pd
Il bilancio del maxi controllo è in chiaroscuro: 52 immigrati portati in Questura per verifiche sui documenti, ma nessuna denuncia. I dubbi di Majorino: «Meglio la cultura degli interventi mirati». Rozza: bene così. Salvini: che bello, la cavalleria
Le serrande della metropolitana sono state chiuse poco prima delle 14.30. Poi è toccato ai cancelli dei varchi che permettono d’accedere alla Galleria delle carrozze, sbarrati alla chetichella dai vigilantes delle ferrovie. L’ultimo segnale è stato il blindato dell’Esercito che ha abbandonato piazza Duca

pc 3 maggio - Via i fascisti da Firenze - 5 maggio Presidio ore 17 via Cavour 4

Fuori i Nazifascisti di Lealtà Azione /Progetto Dinamo da Firenze!

Ci risiamo: venerdì 5 maggio il Consiglio Regionale ospita in via Cavour 4 l’ennesima iniziativa pseudoculturale sponsorizzata da Jacopo Alberti della Lega Nord, in collaborazione con Progetto Firenze Dinamo e il suo presidente Domenico Del Nero. A questi si aggiunge per l’occasione Identità Europea, sigla promossa da Franco Cardini “affinché la civiltà cristiana torni ad essere riconosciuta come la fondamentale base della civiltà e della vita associata del nostro continente”.
L’apparente neutralità dell’iniziativa e le presenze “prestigiose” non ci traggono certo in inganno

pc 3 maggio - Sulla questione di Stalin - nel quadro del Centenario della Rivoluzione d'Ottobre in uscita a breve la riedizione dell'opuscolo di Mao/PCC, con un'ampia prefazione di proletari comunisti'/PCm Italia

pc 3 maggio - La strage di Viareggio in un film e in due testimonianze: non dimenticare - continuare la lotta contro il licenziamento di Riccardo Antonini


INCHIESTA SU VIAREGGIO DEL MANIFESTO

Carissimi.
Vi giro l’inchiesta sulla Strage di Viareggio pubblicata sul Manifesto di ieri (alcuni di voi l’avranno già letta) e l’aggiunta doverosa che ho inviato al giornale sul ruolo di Medicina Democratica.
Saluti a tutte/i
Gino Carpentiero

* * * * *
LO “SPIACEVOLE INCIDENTE” E DOPO SETTE ANNI NON E’ FINITA
Viareggio. Le tappe della lotta per la verità dei famigliari delle 32 vittime della strage.
Come per il rogo della Thyssen-Krupp, i morti per eternit a Casale Monferrato, quelli uccisi dall’amianto di Stato a Monfalcone, gli operai dell’Isochimica di Avellino, quelli della Moby Prince, così come per le vittime della motonave Elisabetta Montanari a Ravenna, anche per i famigliari delle vittime della strage di Viareggio il rapporto tra mobilitazione popolare, conflitto e attività processuale, è stato molto forte.
A sei mesi dalla tragedia, il 29 dicembre 2009 l’associazione dei parenti delle vittime insieme a molti

pc 3 maggio - La condizione dei lavoratori nelle cooperative sociali

Bassi salari, rapporti autoritari e poco cooperativistici, assenza di democrazia interna, contratti disattesi, professionalità e lauree sottomesse al “siamo tutti sulla stessa barca” e alle sempre reclamate difficoltà economiche in cui tutte le cooperative sociali dichiarano di trovarsi da Cuneo a Roma, da Napoli a Palermo.
Lavorare oggi nelle cooperative sociali per chi vi lavora dai primi anni ‘80 è sempre la stessa storia: le cooperative sono sociali solamente per chi le gestisce e le amministra, mentre per chi le rende possibili con il proprio lavoro sono fonte di impoverimento economico e frustrazione emotiva.

una testimonianza 

Da quando lavoro ho sempre lavorato nel sociale, ed anche adesso che sono un effettivo del Ministero della Pubblica Istruzione dislocato ai confini della periferia, intercettando un’utenza tendenzialmente deprivata culturalmente, non faccio fatica a leggere il mio intervento come il tentativo (generoso, inconcludente, illusorio, dovuto... insomma scegliete voi l’aggettivo!) di alleviare il disagio sociale offrendo una via culturale.
Avendo allungato il mio percorso universitario oltre la misura e terminati gli obblighi di leva, mi

pc 3 maggio - Un articolo interessante su operai e elezioni in Francia: "Dare un calcio alla società “liquida”'

di Enzo Pellegrin

Tra le immagini dei giorni vicini al Primo Maggio, balza all’attenzione quella di Marine Le Pen, tra i sorridenti operai dello stabilimento Whirlpool di Amiens, nel nord della Francia, dipartimento della Somme, regione dell’Haute France, passata roccaforte della sinistra e del PCF.
Questa porzione geografica del paese transalpino ha già subito una drastica riduzione dei posti di lavoro in seguito a delocalizzazioni produttive motivate dalla ricerca di un minor costo per la mano d’opera. Così avviene anche per lo stabilimento Whirlpool. L’azienda non è affatto in crisi, ma sposterà l’unità produttiva in Polonia giovandosi del basso costo del lavoro del far west polacco postcomunista. A rischio sono 600 posti di lavoro. 
Anche il candidato Macron, l’uomo nuovo, “né di destra né di sinistra”, ma saldamente ancorato ai potentati economici europei, si è interfacciato con gli operai di Amiens. Ha cercato di convincerli che opporsi alla società aperta e globalizzata è una battaglia di retroguardia che porta ad un’inevitabile sconfitta. 
Marine Le Pen ha invece messo mano all’armamentario propagandistico, tirando fuori dall’armadio parole che la sinistra, spesso utile idiota della globalizzazione capitalista, vi aveva ormai rinchiuso come vecchiume: nazionalizzazione, opposizione al comitato d’affari dell’Unione Europea. Vi ha aggiunto l’armamentario demagogico del populismo di destra: protezionismo e blocco dell’immigrazione.
Mentre nell’area mainstream, da sempre fedele al blocco europeo, si è sciorinata la solita retorica della società aperta come patria delle future opportunità, il chiacchiericcio a sinistra si è subito verniciato di retorica mobilitazione antifascista, sollecitando il “voto utile” il “meno peggio” per “sbarrare la strada a Hitler”. 
Spesso si dimentica come il peggio vissuto sinora dalla classe lavoratrice francese proviene dalle azioni e dagli editti di Bruxelles. La società aperta dell’UE ha finora fruttato alla Francia lavoratrice