giovedì 13 aprile 2017

pc 13 aprile - DECRETO MINNITI: IL MIRINO SUGLI EMARGINATI PER SILENZIARE ANCHE IL CONFLITTO SOCIALE

di Enzo Pellegrin

Il recente decreto Minniti sulla sicurezza urbana ha suscitato una levata di scudi nei più diversi ambienti progressisti, in particolare perché aderente ad un’idea di sicurezza che “considera la marginalità sociale presente nello spazio pubblico come elemento deturpatore del decoro, della quiete pubblica e finanche della moralità.”
Pur condividendo lo spregio nei confronti di un’agenda securitaria che considera l’emergenza del Paese quella di provvedere ad un armamentario di sanzioni amministrative nei confronti dei soggetti vulnerabili e svantaggiati che popolano lo spazio urbano, in completa continuità con le grida del vecchio decreto Maroni che promuovevano la figura del sindaco-sceriffo, già ho avuto modo di commentare come la preoccupazione umanitaria per clochard, venditori ambulanti di borse contraffatte (altra priorità sociale…) ed altre figure simbolo della vulgata di regime sulla marginalità, sia una prospettiva nobile e pienamente condivisibile, ma insufficiente.
Il decreto Minniti fonda un’architettura legislativa che consente poteri enormi ad autorità amministrative come il Sindaco o il Prefetto, norme che incidono sulla libertà fondamentale di circolazione, ed indirettamente, diciamo noi, anche sulla libertà di manifestazione del pensiero e sulle libertà politiche.
Con la scusa della sicurezza urbana “integrata”, si prevedono ad esempio poteri ampi di interdizione nei confronti delle occupazioni arbitrarie di immobili, oppure nei confronti di “turbative” dell’uso di spazi pubblici.
L’articolo 5 del decreto prevede la possibilità per prefetti e sindaci di concludere patti di attuazione della sicurezza urbana, con l’obiettivo, tra gli altri, di «promozione del rispetto della legalita’, anche mediante mirate iniziative di dissuasione di ogni forma di condotta illecita, comprese l’occupazione arbitraria di immobili e lo smercio di beni contraffatti o falsificati, nonche’ la prevenzione di altri fenomeni che comunque comportino turbativa del libero utilizzo degli spazi pubblici».

Non v’è chi non veda come una concezione del genere non solamente possa essere utilizzata contro i clochard che recano fastidio nelle stazioni alla pulizia classista del veteroborghese, ma anche ai manifestanti che abbiano deciso di occupare per protesta i locali od i binari di una stazione o magari gli scioperanti del settore logistica che abbiano programmato un picchetto nelle strutture di un Centro Agroalimentare, oppure anche solo in una pubblica strada.

Ciò sembra confermato altresì dal testo dell’art. 9 stesso decreto, il quale, sotto la rubrica “Misure a tutela del decoro (sic!) di particolari luoghi”, dispone che «Fatto salvo quanto previsto dalla vigente normativa a tutela delle aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze, chiunque ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione delle predette infrastrutture, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi ivi previsti, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 100 a euro 300. Contestualmente alla rilevazione della condotta illecita, al trasgressore viene ordinato, nelle forme e con le modalità di cui all’articolo 10, l’allontanamento dal luogo in cui è stato commesso il fatto».
Nulla, nell’eccessiva formulazione di questa norma, vieta che la sanzione e il conseguente ordine di allontanamento non possano essere applicati anche al picchetto od alla manifestazione in stazione, in aeroporto od al deposito tramviario o marittimo. Basta un cartello di divieto o le normali norme del Codice della Strada.

Le sanzioni possono apparire mera questione amministrativo-pecuniaria, ma in realtà rivestono importanza cruciale, poiché l’ordine di allontanamento, contestualmente notificato al momento della rilevazione della sanzione, consente al questore, in caso di reiterazione delle condotte di turbativa, ai sensi dell’art. 10, di disporre il per un periodo non superiore a sei mesi, il «divieto di accesso ad una o più delle aree di cui all’articolo 9, espressamente specificate nel provvedimento, individuando, altresì, modalita’ applicative del divieto compatibili con le esigenze di mobilità, salute e lavoro del destinatario dell’atto». Qualora la persona sia stata condannata con sentenza in via definitiva o anche non definitiva ma confermata in grado di appello (in barba alla presunzione d’innocenza che vale anche in Cassazione) per reati contro la persona o il patrimonio, il divieto di accesso non è inferiore a sei mesi e può estendersi fino a due anni! In sede poi di condanna per reati contro la persona od il patrimonio commessi nei luoghi di cui sopra, la sospensione condizionale della pena può essere subordinata all’imposizione del divieto di accedere a luoghi od aree specificatamente individuati, con ulteriore limitazione della libertà di circolazione.
Come sopra analizzato, nulla vieta che questa norma colpisca il manifestante che ha partecipato al picchetto, impedendogli in futuro di avvicinarsi al luogo della protesta o di esercizio del diritto di sciopero.
Paradigmatico anche l’art. 11, il quale prevede l’estensione dei poteri repressivi in programmate operazioni di sgombero di immobili a mezzo della forza pubblica. In un paese in cui il problema della casa ha assunto dimensioni emergenziali, mentre proliferano immobili lasciati sfitti per speculazione ed affitti estorsivi, nulla vieta che questa norma contribuisca soprattutto ad affilare le armi contro le occupazioni popolari, in difesa dei “diritti dei proprietari degli immobili” che il decreto indica come elementi di tutela prioritaria insieme alla salute e incolumità pubblica. Un ribaltamento dei principi costituzionali, i quali indicano chiaramente all’art. 41 Cost. che è la proprietà privata che dovrebbe segnare il passo di fronte all’emergenza sociale (la casa lo è): «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Di fronte agli sgomberi chiesti dai signori delle stamberghe affittate a prezzi estorsivi ai precari della società, di fronte all’insufficienza dell’edilizia popolare, dovrebbe valere la regola dell’esproprio per le sacrosante ragioni di emergenza abitativa, non la tutela delle ragioni di rendita proprietaria di speculatori immobiliaristi.
Il lato tragicomico della vicenda riguarda l’uso del decreto legge per ragioni di necessità ed urgenza, in un paese in cui – per ammissione dello stesso Ministro – i reati sono in calo di più del dieci per cento. Il responsabile del dicastero ha però rimarcato che, anche se i reati sono in calo, la “percezione” di essi è aumentata.
La “percezione” – come già notato in altri interventi e non solo da chi scrive – è l’orecchio al ventre molle del paese, adeguatamente concimato dall’isteria securitaria di media di regime, i quali montano – chi in modo spudorato, chi in modo subliminale – campagne d’odio etnico, razziale, religioso e paura della marginalità sociale. Vi sono trasmissioni di emittenti nazionali che sono giunte a pagare membri di comunità nomadi per dire falsamente in televisione che truffavano migliaia di euro al giorno facendola franca, o sedicenti credenti nella religione islamica pagati per affermare sullo schermo odio verso i cristiani (Munafo’, La macchina dell’odio, L’Espresso, 13.5.2016).
Questa roba qui, la “percezione”, viene contrabbandata come una ragione di necessità ed urgenza. Tanto da legittimare un decreto-legge securitario in un paese in cui le trasgressioni alla legge diminuiscono.
Forse per necessità ed urgenza si intende l’esigenza del regime al potere di contendere il terreno elettorale ai seminatori delle campagne d’odio etnico e razziale che imperversano nelle loro provocazioni?
Come sopra detto, non è tutto qui, o non è solo questo.
Specialmente se questa rincorsa ai voti dell’isteria permette anche di emanare norme che tornino utili per silenziare o criminalizzare il conflitto sociale, utili magari in occasione delle prossime annunciate manifestazioni per l’anniversario dei Trattati di Roma.
Di certe brutture – come la criminalizzazione degli emarginati – non solo non si butta via niente, ma tornano utili anche per liberarsi della lotta dei proletari.

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.” (Bertolt Brecht).

pc 13 aprile - India - 30 aprile - manifestazione per la libertà di SAIBABA

pc 13 aprile - L’Electrolux attacca l’Otto Marzo e il diritto di sciopero


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All’Electrolux di Solaro l’azienda ha contestato a 26 lavoratrici e lavoratori l’adesione allo sciopero dell’8 marzo ...
Non sappiamo ancora l’entità del provvedimento, che illecitamente l’azienda ha inflitto o intende infliggere agli scioperanti. Sappiamo però che si tratta di una provocazione grave, che fuori da qualsiasi base giuridica attacca il diritto di sciopero. Tanto per la cronaca lo sciopero dell’otto marzo era stato comunicato a tutte le associazioni imprenditoriali,

mercoledì 12 aprile 2017

pc 12 aprile - Il governo vara nuovi provvedimenti antioperai e antipopolari - unire il sindacalismo di base e di classe - unire le lotte - difendere gli interessi operai e popolari - rovesciare il governo - proletari comunisti/PCm Italia

pc 12 aprile - Aggressione alla Siria - minacce alla Corea del Nord - l'imperialismo USA alza il tiro e alimenta la tendenza alla guerra - La guerra imperialista si può fermare, in Syria come ovunque, solo se avanza la guerra popolare - proletari comunisti/ PCm Italia

pc 12 aprile - India - repressione contro gli studenti in lotta - condanna all'ergastolo per Saibaba - attacchi a ogni forma di lotta e organizzazione - info e sostegno csgpindia@gmail.com



సాయిబాబాను చంపేస్తారేమో !

నాగ్ పూర్ లో జైలు శిక్ష అనుభవిస్తున్న ప్రొఫెసర్ సాయిబాబా సహచరి వసంత రాసిన బహిరంగ లేఖ‌

Do You Still Believe This is Democracy?


pc 12 aprile - Solidarietà e sostegno alla lotta degli operai della Maruti Suzuki - India - info slaicobasta@gmail.com - csgpindia@gmail.com

pc 12 aprile - Genova - poliziotto stupratore di 4 donne e torturatore a Bolzaneto

Genova, aveva torturato una persona, divaricandogli le dita della mano fino a lacerare la carne. La vittima, Giuseppe Azzolina, venne poi suturato nel centro medico di Bolzaneto con 25 punti, senza alcuna anestesia, e ha riportato un’invalidità permanente... ma lo vogliamo capire o no che non basta dire "esistono le mele marce"? Lo vogliamo capire che in questo paese, con queste storie alle spalle, sarebbe civile adottare leggi contro la tortura? Norme che contrastino gli abusi di potere? È normale che da anni non si riesca ad approvare una norma che preveda numeri identificativi sui caschi degli agenti? Lamentarsi dopo non ci servirà a nulla!

Stupratore di 4 donne e torturatore a Bolzaneto: è Massimo Pigozzi, poliziotto

Una sentenza di Cassazione, a conferma dei due precedenti gradi di giudizio, che condanna il poliziotto Massimo Pigozzi a dodici e anni e mezzo di reclusione per lo stupro di ben 4 donne. Stupri che il Picozzi compieva durante l’espletamento delle sue mansioni lavorative, quindi all’interno delle camere di sicurezza della Questura di Genova ai danni di donne in stati di fermo.
Massimo Pigozzi però noi lo conosciamo già, il suo nome, prima degli stupri “in divisa” era già noto alla magistratura, ma soprattutto a noi che eravamo per quelle strade in quei giorni indimenticabili; non un poliziotto qualunque, un playmobil tra i troppi che ce ne sono…
Massimo Pigozzi - mi piace ripetere il suo nome tipo nenia, così che il tempo lo lasci comunque indelebile nella memoria-  era ben noto come torturatore, e per questo già condannato a tre anni e due mesi, per aver … non so trovare il verbo adatto…  divaricato le dita delle mani di un manifestante fino a spaccargli la mano (dopo Giuseppe Azzolina fu suturato con 25 punti e ha riportato una lesione permanente ) .
Insomma, Massimo Pigozzi è un uomo di Stato e in quanto tale è stato condannato per aver compiuto tortura su un uomo in stato di fermo,
e in quanto tale ha stuprato ben 4 donne dentro una Questura anche loro in stato di fermo, quindi in una condizione di debolezza totale.
La corte di Cassazione ha per questo stabilito che il risarcimento venga pagato dallo Stato, dal Viminale per essere precisi, perchè se stupro c’è stato,
dice senza troppi giri di parola la sentenza depositata oggi – e c’è stato per ben 4 volte- è stato possibile per volere dello Stato, che dopo la condanna per i fatti di Bolzaneto ha pensato bene di mantenere quel personaggio a svolgere il suo lavoro,
avendo oltretutto modo di avvicinare e poter rimanere solo con persone in stato di fermo.
Dopo i giorni di Genova ha continuato a fare il suo mestiere,
Dopo la condanna a tre anni e due mesi per i fatti di Bolzaneto, ha continuato a fare il suo mestiere,
Dopo uno stupro e poi un altro e poi un altro e poi un altro, tutti avvenuti in caserma mentre continuava a fare il suo mestiere.
Oggi il terzo grado di giudizio: il fatto che sia la magistratura a toglier dalle caserme questi personaggi e non il “furor di popolo” mette un po’ di tristezza, ma tant’è.
Son sentenze che però andrebbero lette e rilette in faccia a chi diceva che a Genova in quei giorni c’è stata la “sospensione della democrazia”, o a chi parla di “mele marce” quando avvengono certi fatti in caserma.
1.3.1.2.
ACAB

pc 12 aprile - Il decreto Minniti passa alla camera - un decreto razzista e moderno fascista che va denunciato e combattuto

La Camera ha dato la fiducia al governo sul decreto Orlando-Minniti sull’immigrazione.
I voti favorevoli sono stati 330, i contrari 161, un astenuto. Tra le misure contenute nella legge ci sono l’abolizione del secondo grado di giudizio per i ricorsi sui dinieghi, l’estensione della rete dei centri di detenzione per i migranti irregolari e la specializzazione dei giudici. La votazione finale sul decreto è in programma il 12 aprile. 

pc 12 aprile - elezioni in Francia - boicottaggio e nessuna illusione a 'sinistra' - Nous ne signerons pas l'appel des syndicalistes à soutenir Mélenchon



Une pétition datant de quelques mois vient d’être relancée parmi les syndicalistes (beaucoup de cheminots, de Marseillais) pour appeler à voter Mélenchon.

Des positions, plus "nationales" que de classe !

* JLM dénonce l'escroquerie du compte pénibilité, mais ne propose rien sur le sujet.
* JLM ne revendique pas la liberté de circulation et la régularisation des sans-papiers
* JLM n’est pas clair sur les travailleurs détachés (qui « volent » le travail des français)
* JLM ne parle pas de crise capitaliste mondialisée, mais de mauvaise gestion financière et de la faute à l’Europe.
* JLM ne se place pas du point de vue des travailleurs, mais des citoyens en général, des insoumis, toutes catégories sociales mélangées, y compris les cadres, artisans,  paysans… Il s’adresse même aux patrons !
* JLM est très pote avec Dassault
* JLM ne se positionne pas d’un point de vue de classe, mais d’un point de vue patriote et national. Il veut rendre « la France aux Français » contre l’oligarchie, tout un programme.
* JLM distribue des drapeaux BBR et des bonnets phrygiens à tout va, mais on ne voit pas beaucoup de drapeaux rouges.
* JLM soumet les revendications des travailleurs à savoir si c’est « possible » pour le capitalisme français : retraite à 60 ans ou 32h, pour lui c’est l’un ou c’est l’autre !
* JLM défend la soumission de l’éducation à l’économie capitaliste (le lycée des Métiers)
* JLM continue à soutenir Tsipras et Syriza qui ont fait la preuve de leur échec en Grèce
* JLM défend farouchement les eaux territoriales françaises, on peut imaginer ce qu’il pense de la domination des colonies (« la Guyane, c’est la France » vient-il de clamer !).
* JLM a défendu l’intervention militaire en Libye, aujourd’hui il soutient de fait le gouvernement syrien
* JLM soutien Poutine, l’annexion de la Crimée et du Donbass
etc.
Cet appel est affligeant.
Ca commence par un consensus qui ne mange pas de pain (critique de la droite réactionnaire, du gouvernement Hollande depuis 2012, espoir d’une transformation alternative). Ceux qui sont contre, levez le doigt.


Ensuite, soutien à Mélenchon et à son programme, sans aucun détail, aucune formulation, aucune priorité; par exemple on aurait pu imaginer quelques références à l’emploi, la précarité, la pénibilité, la régularisation des sans-papiers ou autre. Non, rien. Ce qui permet soi-dit en passant d’escamoter tous les sujets qui fâchent comme le nucléaire qui fait plus que tousser à la CGT (et là, pour le coup, nous on est plutôt du côté de JLM !). Mais camarades signataires, franchement, ça ne vous gêne pas de signer un truc pareil, aussi confus et flou ?
Ah, ouf, « pas de chèque en blanc », et « mobilisations populaires et luttes syndicales toujours d’actualité ». Et c’est tout.
Voilà, vous signez, c’est bon.

Mais c’est quoi ça ??? Camarades, quitte à voter pour empêcher la droite et l’extrême droite, soyez cohérents, allez-y, votez Macron !!! Vraiment, c’est n’importe quoi, et c’est quand même triste de voir à quoi sont réduits des syndicalistes qui pourtant s’intéressent à la politique…
Voilà des années que nous disons que l’heure est à la confusion. Et que donc la tâche des syndicalistes de classe est de mener le débat, de défendre des positions clairement anticapitalistes, sans concession. D’oser être à contre-courant et de dire la vérité.
Dans ce contexte, l’encadré ci-contre fait une liste vite-fait de toutes les raisons pour lesquelles il n’est vraiment pas possible de voter pour Mélenchon et son programme… Tout cela est vite dit, mais facilement vérifiable, pour qui est un tant soit peu honnête… Alors si c'est pour cela que vous signez, dites-le clairement !


Mais là franchement, cette pétition ne fait qu’illustrer la régression politique dans nos équipes syndicales… De quoi se faire du souci pour l’avenir !

martedì 11 aprile 2017

pc 11 aprile - solidarietà tra le masse della America Latina colpite dal terremoto e disastri naturali

SOLIDARIDAD CON LAS MASAS DEL PERÚ Y COLOMBIA
Si bien es cierto nuestro pueblo confronta la ofensiva de la gran burguesía y los grandes terratenientes que arremeten desde el aparataje electoral, de ninguna manera se desentiende de la crítica situación por la que está atravesando las masas pobres del Perú y Colombia.
Desde luego que en el Perú, al igual que en Colombia y otros países, el invierto embiste fuertemente. Y es que eso no hay que verlo básicamente como un efecto climático, natural, es obvia la responsabilidad que tiene el imperialismo y el capitalismo en toda esta desgracia, puesto que su propia naturaleza es depredadora, destructiva, contaminante, y los efectos se ven en los inusuales y desproporcionadas comportamientos que tiene la naturaleza como respuesta lógica a tanta agresión. En ese sentido, pretender endosar –básicamente- a la naturaleza la destrucción, muerte y angustia que abordan a las masas empobrecidas cada vez que hay un desate natural es cosa de bribones.
Los causante de tanta miseria y dolor están ahí, bien identificados: Industria irresponsable; minería, explotación petrolífera, empresas madereras, producción semifeudal, no importa el daño que se haga, lo que cuenta es el enriquecimiento que dicho sea de paso no es reinvertido en infraestructura social, que atienda los más elementales requerimientos de vida que demanda el pueblo, sino que fortalece los sistemas de acumulación de la gran burguesía y los grandes terratenientes al servicio del imperialismo.
En el Perú, más de un centenar de víctimas mortales y cerca de 700 mil viviendas afectadas.
En Colombia, Mocoa, un alud acaba de quitar la vida a cerca de 190 personas, igual número de heridos, otro tanto de desaparecidos. ¡Cuánto dolor para nuestro pueblo!
Esa es la violencia que quiere ser invisibilizada, o disimulada con la “catástrofe natural”.
La responsabilidad del viejo estado en el Perú es por demás evidente. Masas empobrecidas, sin los más elementales servicios de alcantarillado, infraestructura vial, miseria, es decir, todo el cuadro infraestructural para que cualquier manifestación de la naturaleza cause destrozos y muerte.
La responsabilidad del estado y régimen narcoparamilitar de Santos en Colombia es igual. Y hay que decirlo, la responsabilidad que tiene el oportunismo y el revisionismo armado que capitula en nombre de la paz ante el imperialismo y las FFAA de Colombia es enorme, porque empujan a las masas a mirar al otro lado, aquel que lo distrae de la lucha por eliminar todo lo que genera explotación, opresión, dolor y muerte para el pueblo. Esa es la paz que negocia Santos y las FARC para nuestro pueblo, no la que se ve alterada por el ruido de los fusiles, sino aquella que les permite seguir detentando a la gran burguesía el Poder. Quieren perpetuar la paz que se sustenta en las urnas, en el régimen explotación, en la paz de los sepulcros.
Son las condiciones de vida material a la que ha sumido el viejo Poder de nuestros países a las grandes mayorías, a las masas pobres, explotadas y oprimidas, las verdaderas razones del por qué esos pueblos son los que ponen la cuota de muerte, dolor, desolación y angustia ante cualquier fenómeno natural.
Nos solidarizamos con el hermano pueblo de Colombia, del Perú, sumergidos en la destrucción y la angustia. Pero también nos solidarizamos militantemente en sus luchas, en ese esfuerzo del proletariado por reorganizar el Partido en medio de la guerra popular en el Perú, cuyo inevitable triunfo con la revolución de Nueva Democracia y su tránsito al socialismo eliminará no solo el viejo poder burgués-terrateniente, las condiciones de explotación de las masas, las precarias condiciones de vida que tienen ahora los pobres, sino las odiosas y viejas relaciones de producción que atentan contra la naturaleza, la vida de los pueblos y el futuro de nuestros hijos.
Nos solidarizamos militantemente con los trabajadores y demás masas oprimidas de Colombia, pero también nos solidarizamos con sus luchas, por el importante compromiso de la clase por construir los instrumentos para la revolución, por su permanente brega contra el viejo poder, el viejo estado, por su incansable lucha por desenmascarar a las fistulas del revisionismo y oportunismo, por su incansable decisión de sobrevivir mientras avanza en sus propósitos.
La hora más oscura es la más próxima al amanecer. Pueblo del Perú, de Colombia, hay que resistir ante la arremetida de la naturaleza, pero también hay que persistir en la lucha contra el imperialismo, contra el viejo Estado, hay que avanzar en el único propósito que debe mover nuestra voluntad de lucha: conquistar el Poder con la revolución, con guerra popular, única garantía que nos permitirá eliminar todas las condiciones económicas, sociales, políticas, filosóficas que no tienen capacidad de interactuar con la naturaleza y que hoy nos causan dolor, explotación, opresión y angustia.

PUEBLO DEL PERÚ Y COLOMBIA, LOS PUEBLOS OPRIMIDOS DEL MUNDO ESTAMOS CON USTEDES.
IMPERIALISMO, CAPITALISMO, CAPITALISMO BUROCRÁTICO, VERDADEROS RESPONSABLES DE LA ANGUSTIA Y DOLOR DE LOS PUEBLOS OPRIMIDOS DEL MUNDO.
SOLO DESTRUYENDO LA VIEJA SOCIEDAD, EL VIEJO PODER, PODREMOS CREAR LAS CONDICIONES DE VIDA MATERIAL DIGNAS PARA NUESTRO PUEBLO.

SALUDOS DE CLASE NOS AYUDAN DIFUNDIENDO  ESTE DOCUMENTO.
ATENTAMENTE
FDLP-ECUADOR




pc 11 aprile - Nei blog internazionali il comunicato di proletari comunisti/PCm Italia sulla Syria

ITALIA: Il fascio imperialismo di Trump attacca la Siria e aggiunge Morte a morte - comunicato PCm Italia.

L’imperialismo USA del fascio imperialista Trump bombarda la Siria, con il pretesto degli attacchi con armi chimiche di incerta attribuzione.
Gli USA aggiungono morte a morte.
È questo il terrorismo, quello vero!
È per il controllo del petrolio, per i profitti dell’industria bellica, che questa guerra è cominciata e ha provocato centinaia di migliaia di vittime e milioni di migranti in fuga. Via via in questa guerra sono state trascinate tutte le potenze imperialiste. Tutti i regimi reazionari della zona, dalla Turchia all’Arabia Saudita all’Iran sono stati coinvolti e le masse siriane sono sono state e sono vittime di una carneficina.
Era ed è giusto ribellarsi al regime reazionario di Assad.
Era ed è giusto che le masse curde siano scese in campo contro i reazionari dell’ISIS, i regimi della regione e le potenze imperialiste che li sostenevano.
È ora guerra generale, minaccia possibile di un conflitto mondiale, diretto o per interposta persona.
È ora che tutti quelli che hanno a cuore gli interessi dei popoli, un pace fondata sull’eliminazione dell’imperialismo, scendano in campo contro i bombardamenti USA, contro le truppe imperialiste russe sul suolo siriano, contro tutte le fazioni legate all’uno o all’altro imperialismo, a sostegno delle masse arabe che resistono e si oppongono, a sostegno della masse curde.
Il governo italiano, prima con Renzi, ora con le sue controfigure Gentiloni, Pinotti ecc., dicono sì ai bombardamenti e partecipano a questa guerra sporca.
Sono lì per gli interessi dell’Eni e delle multinazionali italiane e trascinano il nostro paese nell’incendio mondiale in corso.

Basta bombardamenti USA sulla Siria e le popolazioni civili!
Via tutte le truppe di ogni imperialismo dalla Siria e tutto il mondo arabo!
Via le truppe italiane di ogni genere dalla zona!
Via il governo della guerra!
Non vogliamo il G7 a Taormina!
Non vogliamo Trump in Italia!

Esprimiamo in tutte le forme possibili - manifestazioni, petizioni - il NO! di tutti alla guerra in Siria e alla guerra imperialista.

proletari comunisti PCm Italia, 7 aprile 2017

pc 11 aprile - a Lucca video - la vetrina del G7 di guerra è stata infranta .. lavoriamo perchè avvenga al G7 di Taormina






pc 11 aprile - FCA: BUONI INVECE CHE SALARIO - LA NUOVA VIA DEL CAPITALE DI TAGLIO DEI SALARI, CON ACCORDO DEI SINDACATI CONFEDERALI

(Dalla stampa) - Controlli medici, spese per la scuola, badanti, abbonamenti in palestra, biglietti dei musei, buoni per fare shopping, previdenza complementare. Questo è a grandi linee il pacchetto di benefici che Fca ha messo sul piatto per i suoi lavoratori. Il progetto si chiama “Conto welfare” e l’azienda ha appena aperto le adesioni, che potranno essere formalizzate fino al 7 maggio. La questione interessa 65 mila dipendenti italiani del gruppo automobilistico, tra cui ci sono 28 mila piemontesi. L’obiettivo di Fca è duplice: migliorare la vita dei lavoratori (COSA FALSA - ndr) e al tempo stesso risparmiare sulle tasse (QUESTO SI' - ndr)..
Tutto ruota attorno all’incentivo di produttività che operai, impiegati e quadri riceveranno quest’anno. Oscilla tra i 700 e gli 800 euro lordi, a seconda dell'inquadramento, e di solito questi soldi finiscono in busta paga. Da quest’anno, però, Fca (come del resto molte altre imprese) ha deciso di puntare forte sulle possibilità offerte dall’ultima legge finanziaria, che garantisce una consistente detassazione alle aziende che promuovono forme di welfare.
Il risultato è che oggi i 28 mila lavoratori piemontesi di Fca si trovano di fronte a un bivio. Possono scegliere di prendere il premio in contanti e di ricevere quindi una somma decurtata di tasse e contributi. Su un ipotetico incentivo da 700 euro lordi, significa vederne 540 in busta paga, da spendere come si preferisce. Altrimenti i dipendenti possono aderire al “Conto welfare”. In questo caso l’azienda aggiunge un 5 per cento di tasca propria, dunque gli ipotetici 700 euro diventano 735, che vengono destinati al lavoratore per intero, però sotto forma di beni e servizi per sé o per i propri familiari.
Operai, impiegati e quadri con meno di 80 mila euro di reddito lordo annuo possono dunque scegliere

pc 11 aprile - Conoscere la rivoluzione naxalita - verso il 50° anniversario

Partido Comunista da Índia (Maoísta) - 


pc 11 aprile - Minniti al bando a La Spezia!

La Spezia, striscione contro i ministri Minniti e Orlando

Lo striscione (foto Ansa)

La Spezia - Uno striscione contro i ministri Orlando e Minniti, firmatari dei decreti sulla sicurezza e sull’immigrazione, è stato esposto poco dopo le 17.30 alla Spezia in piazza Europa a pochi passi da Palazzo Civico. Lo striscione è firmato dai Giovani Comunisti della Spezia che oggi hanno aderito alla giornata di mobilitazione nazionale lanciata dalla Rete delle Città in Comune, contro i decreti sui respingimenti.
«Un provvedimento che incentiva la logica razzista che fomenta la “guerra tra poveri”, basato su una visione della società che punta ad espellere chi viene dalla guerra o scappa dalla povertà, promuovendo una visione autoritaria e militarizzata delle città italiane» si legge in una nota dei Gc sulla mobilitazione nazionale di oggi.

Una mobilitazione anche contro il daspo urbano. Sullo striscione, affisso nella città del guardasigilli Orlando, si legge “Minniti Orlando vi mettiamo al bando” scritto con spray rosso.

pc 11 aprile - Operai intossicati alla Zincoplating di Moncalieri Torino

Moncalieri, intossicati nella cisterna di acido cloridrico

Moncalieri, intossicati nella cisterna  di acido cloridrico: grave operaio e l'ad
E' accaduto in mattinata alla Zincoplating, una delle vittime in fin di vita

Due lavoratori sono rimasti vittime di un grave infortunio in una cisterna a Moncalieri in via Vittime del Vajont. La vasca, profonda circa due metri, era vuota, ma sul fondo erano rimasti residui di acido cloridrico. Un operaio di 53 anni di Leinì, Riccardo Pergola, stava pulendo la cisterna e si è sentito male respirando i fumi. Il responsabile della sicurezza, Fabrizio Dicosta, 45 anni, accortosi dell'accaduto, è intervenuto per aiutarlo ed è rimasto intossicato anche lui.La ditta è la ZincoPlating al civico 17, nella zona industriale di Vadò, alle porte della città. I vigili del fuoco sono sul posto con le squadre Saf per soccorrere i due uomini che sono stati recuperati e affidati alle cure del 118 che stanno cercando di rianimarne uno. Delle due vittime dell'infortunio, l'operaio appare in fin di vita ed è stato portato al Cto di Torino,

pc 11 aprile - Morte/Assassinio frutto dei tagli alla Sanità della regione Lombardia

Morta incinta di gemelle: "L’emorragia la stava uccidendo ma i medici le curavano l’ansia"
Il duro "j’accuse" della Procura sul caso della Mangiagalli. Nessuno si accorse che Claudia Bordoni, incinta di due gemelline, stava sviluppando un’emorragia interna che l’avrebbe condotta alla morte
di MARIO CONSANI 

Milano, 11 aprile 2017 - La presero per una mezza matta, invece stava morendo. La mattina in cui Claudia se ne andò, medici e sanitari pensavano ancora che fosse solo una «paziente ansiosa». Si preoccuparono di quello, somministrandole un calmante. E nessuno si accorse che quella donna incinta di due gemelline stava sviluppando dentro di sé un’emorragia che nel giro di poche ore l’avrebbe condotta alla fine. «Ed è proprio perché l’attenzione è concentrata sull’ansia e sulla necessità di curare (solo) l’ansia, che incredibilmente operatori sanitari di grande esperienza in una

pc 11 aprile - Gli incidenti e le morti sul lavoro non sono né accidentali né colpa della "superficialità" dei Lavoratori. Sono il frutto della logica del profitto e delle politiche conniventi del governo. Una denuncia dall'Osservatorio di Bologna

venerdì 7 aprile 2017
Torino 7 aprile 2017. E' morto Simone Canepa alla Galleria del Vento Pininfarina a Grugliasco  mentre stava effettuando prove di dinamica su un modello di auto.
LA VITTIMA E’ SIMONE CANEPA, 42 ANNI.  Canepa avrebbe inavvertitamente calpestato i tapi roulantche in quel momento erano in azione (servono per simulare la strada), venendo trascinato

pc 10 aprile - BREVE REPORT SULL'ASSEMBLEA UNITARIA SULLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA LOGISTICA DI BRIGNANO - PIANO DI INIZIATIVE

L'assemblea sui licenziamenti repressivi dei lavoratori della logistica di Brignano, di domenica 9 aprile a Milano presso il CS Transiti, indetta dallo Slai cobas per il sindacato di classe con una lettera aperta al sindacalismo di base e alle realtà sociali, puntando essenzialmente su quelle presenti a Milano e in Lombardia, ha avuto una buona riuscita, sia per le presenze dirette che per quelle che hanno dato il sostegno senza potervi essere (in contemporanea vi era un'assemblea di tipo nazionale del Si.cobas e altre iniziative).
Erano presenti una folta delegazione dei lavoratori della logistica dì Bergamo in lotta, tra cui alcuni operai e delegati licenziati, i compagni dello Slai cobas sc di Milano, l'Usb Lombardia, Usi, lavoratori del Si.Cobas, Clash city worker, compagni di Transiti.

All'inizio il responsabile dello Slai cobas sc di Bergamo ha fatto il punto sulla lotta, il suo lungo percorso con momenti duri nel recente passato, di proteste ma anche di attacchi squadristi da parte di capi, padroncini e gente delle cooperative. Quindi i rappresentanti del coordinamento nazionale dello Slai cobas sc, nel rilanciare i contenuti della lettera aperta, si sono soffermati sulle caratteristiche di questa repressione, che non è semplicemente una operazione di licenziamento dei lavoratori più attivi nella lotta, ma contiene nelle sue motivazioni un salto di qualità politico che vuole cancellare le lotte dei lavoratori, il sindacato di classe, colpendo anche penalmente con l'accusa di “sabotaggio”. Questo carattere è presente anche nell'attacco al Si.cobas a Milani, nella lotta a Nogara-Coca cola, nel piano Minniti, visto all'opera contro i migranti e a Roma con la manifestazione del 25 marzo; quindi è stato analizzata la fase dello scontro in corso a Brignano, ma non solo, secondo le “leggi della guerra di classe”, per chiarire che attualmente siamo nella difensiva strategica e l'obiettivo immediato è quello di arrivare all'equilibrio strategico.
E' stato proposto e lanciato un piano di iniziative, su cui poi l'assemblea convergerà - e che sintetizziamo alla fine.

Molto risalto è stato dato in tutti gli interventi sulla centralità attuale della lotta della logistica e sulla necessità dell'unità delle lotte, dei lavoratori e del sindacalismo di base e di classe.
In particolare, il rappresentante dell'Usb Lombardia, nel confermare il sostegno alla lotta dei lavoratori di Brignano, ha allargato l'analisi della fase e ha auspicato che le organizzazioni sindacali di base si uniscano in questa battaglia, anche facendo i necessari passi indietro di “bandiera” e non restando confinati nella propria vertenza, nel proprio territorio. Su questa base ha invitato a guardare al 1° Maggio, proponendo che le realtà della logistica in lotta e colpite aprano il corteo.

Una compagna del Si.cobas Poste, portando tutta la solidarietà personale e di struttura, ha evidenziato come l'attacco sia generale e ha condiviso la decisione di lavorare insieme, dando in questo il proprio contributo.

L'Usi Milano, nel riaffermare la sua disponibilità ad iniziative, percorsi che potevano essere decisi,  ha fatto una similitudine tra le lotte della logistica e le lotte delle ditte di pulizia dove vi sono condizioni di precarietà, di schiavismo e uguale presenza di tanti lavoratori migranti. Poi ha ripreso il tema dell'unità, però criticando e facendo appello a superare certi atteggiamenti di forze che partecipano a lotte unitarie ma poi cercano di appropriarsi delle deleghe dei lavoratori, e nelle iniziative unitarie, non le si concorda e si cerca solo l'egemonia. 

Il CCW che recentemente si è insediato sia a Milano che a Bergamo, prevalentemente con compagne e compagni provenienti dall'esperienza napoletana, ha presentato il suo lavoro e la sua disponibilità a sostenere le iniziative sia a Milano che a Bergamo, e a dare un contributo nell'informazione nazionale sulla lotta e repressione nella logistica.

Dopo questi interventi, con altri interventi, si è passati a proporre e concordare delle iniziative.

Lo Slai cobas sc ha innanzitutto invitato i compagni a dare un messaggio positivo, quindi a far prevalere lo spirito unitario. 
In questo ha assunto la data del 1° Maggio che veniva proposta; così come la decisione che probabilmente sarebbe venuta dall'assemblea nazionale Si.cobas di uno sciopero generale nella logistica; quindi ha invitato tutti a partecipare e costruire insieme le ulteriori proposte:
- una manifestazione di rilievo nazionale, soprattutto nord, a Bergamo con presidio/assedio alla prefettura - Il delegato dei lavoratori della logistica, uno dei licenziati, ha insistito perchè questa manifestazione a Bergamo sia del genere di quella di Piacenza in occasione dell'uccisione di Abd Elsalam, mettendo in rilievo anche l'urgenza di ottenere subito dei risultati, a fronte alla condizione dei lavoratori licenziati e delle loro famiglie;
- la preparazione di un appello a sostegno della battaglia legale anche verso avvocati, democratici, per smantellare l'attacco politico che viene fatto a Bergamo con i licenziamenti giustificati come “sabotaggio”;
- portare questa vertenza a Roma al Ministero del Lavoro con un presidio/manifestazione, da realizzarsi indicativamente intorno al 19 maggio.

L'assemblea di Milano, ha discusso brevemente anche sulla repressione a Taranto. 
Ha, infine, raccolto l'appello a sostenere la campagna per gli operai indiani della Maruti, condannati all'ergastolo per la loro lotta.

L'assemblea si è chiusa con i successivi appuntamenti di riunioni a Bergamo, e con la decisione dei lavoratori Slai cobas sc della logistica di andare in delegazione sia all'assemblea nazionale in corso al CS Vittoria del Si.cobas, sia all'assemblea pomeridiana della "rete solidale" sul 1° Maggio.