Essere bambini in Palestina:
Continuano gli abusi da parte israeliana contro l’infanzia palestinese. Bombardamenti, arresti, torture e violenze sono all’ordine del giorno. Nessuna misura internazionale in difesa dei bambini di Cisgiordania e Gaza.
di Eleonora Pochi
Roma,
7 gennaio 2015, Nena News – Oltre 1.200 minori sono stati arrestati dall’esercito di Netanyahu, la maggior parte di loro nella seconda metà dell’anno, dopo il rapimento dei tre ragazzi israeliani. Secondo Abdul-Nasser Ferwana, direttore dello Statistics Department in the Commission of Detainees and Ex-Detainees Affairs in Cisgiordania, “il numero di arresti nel 2014 ha è aumentato del 36% rispetto al 2013, e del 43,7% rispetto al 2012″. Come ripetutamente denunciato dalle Nazioni Unite, Israele è l’unico Paese al mondo in cui i minori sono sistematicamente perseguiti e processati nei tribunali militari. La quasi totalità subisce torture in carcere, abusi fisici e/o psicologici.
mercoledì 7 gennaio 2015
pc 7 gennaio - UNA "GUERRA" INTERIMPERIALISTA FATTA COL PETROLIO
E' in atto sulla scena internazionale una "guerra" economica, politica, strategica che ha come principali protagonisti l'imperialismo Usa e l'imperialismo russo, fatta in questo caso non con le armi, ma con il petrolio, usato dagli Usa per approfondire la crisi della Russia e affermare la sua egemonia economica, e chiaramente non solo, a livello internazionale.
Questa guerra viene fatta con un gioco al ribasso del prezzo del petrolio frutto essenzialmente del mantenimento di una sovrapproduzione del greggio (30 milioni di barili al giorno i sauditi), mentre vi è una domanda e consumi in calo frutto della crisi.
pc 7 gennaio - Nemici e mai lavoratori . . . da Pillole comuniste!
L'esercito, in tutte le sue forme, non è e non puoi considerarlo nemmeno una sottoclasse di lavoratori . . . esso è sempre contro la classe operaia, quando opera in un sistema borghese-capitalista-imperialista.
Le forze armate della borghesia sono l'ultimo e più decisivo baluardo antiproletario, per questo la classe dominante ne mantiene un saldo controllo. Per il proletariato non c'è altra strada che combatterle.
...da Pillole comuniste 2 del 4/11/2013
martedì 6 gennaio 2015
pc 6 gennaio - LA POSIZIONE DELLO SLAI COBAS SC SULLA QUESTIONE VIGILI-ASSENTEISMO
1
Lo Slai cobas per il sindacato di classe è contro la strumentale campagna di governo Renzi, stampa sui 'vigili assenteisti a Roma usata per attaccare tutti i lavoratori del Pubblico Impiego e avvalorare, con questo, l'estensione del Jobs act in questo settore e mettere in sordina il blocco dei contratti, e quindi del salario, che dura da anni, così come l'attacco sulle pensioni, la permanenza proprio nel PI di forme estese di precarietà, il peggioramento sulla malattia, il taglio di varie indennità, ecc. (su questo sono stati spesso i lavoratori del PI a fare da apripista all'attacco verso tutti gli altri settori di lavoratori del privato).
Lo Slai cobas per il sindacato di classe è contro la strumentale campagna di governo Renzi, stampa sui 'vigili assenteisti a Roma usata per attaccare tutti i lavoratori del Pubblico Impiego e avvalorare, con questo, l'estensione del Jobs act in questo settore e mettere in sordina il blocco dei contratti, e quindi del salario, che dura da anni, così come l'attacco sulle pensioni, la permanenza proprio nel PI di forme estese di precarietà, il peggioramento sulla malattia, il taglio di varie indennità, ecc. (su questo sono stati spesso i lavoratori del PI a fare da apripista all'attacco verso tutti gli altri settori di lavoratori del privato).
Lo
Slai cobas per il sindacato di classe è contro la caccia alle
streghe e la messa nello stesso sacco di tutti i vigili che sono in tanta parte, a Roma e non solo, dei profittatori di clientelismo e legami con sindaci, assessori e amministrazioni e i
lavoratori, precari del PI ammalati, in 104, ecc., che spesso fanno i
lavori più disagiati, più a rischio salute, in mezzo alla strada
con ogni tempo, che devono dare “disponibilità” in cambio di
niente o peggio di tagli, per non parlare dei precari che lavorano
sempre con la “spada di Damocle” sulla testa su continuità del
loro posto di lavoro e del salario.
Contro
il peggioramento delle condizioni di lavoro e salariali, occorre
sicuramente una mobilitazione dei lavoratori del PI – che
è tutt'altra cosa della manifestazione una tantum di cgil, cisl, uil
che hanno finora ampiamente accettato e condiviso il blocco dei
contratti, le pensioni, ecc. – per i contratti, contro i tagli al salario e al lavoro,
contro la precarietà, contro il jobs act; una mobilitazione che deve
comprendere necessariamente iniziative combattive e incisive anche
sui posti di lavoro e sui servizi; ma chiara, unitaria di tutti i
lavoratori, coinvolgendo le stesse masse che usufruiscono di servizi
che vanno sempre peggio per colpa di questi governi e di queste
Istituzioni che tagliano fondi per i servizi pubblici mentre regalano
miliardi ai padroni.
2
Detto questo, lo Slai cobas per il sindacato di classe, in nessuna maniera avalla un atteggiamento di difesa corporativo.
Detto questo, lo Slai cobas per il sindacato di classe, in nessuna maniera avalla un atteggiamento di difesa corporativo.
pc 6 gennaio - Contro la borghesia e tutti i suoi lacchè dall'8 gennaio riprende la formazione operaia
Giovedì 8 riparte la Formazione operaia online sul Capitale di Marx
Contro la borghesia che dice che questo sistema sociale, il capitalismo, è eterno e non può essere cambiato.
Contro la borghesia e tutti coloro che dicono agli sfruttati e agli oppressi che si deve avere pazienza e a poco a poco le cose cambieranno.
Per il proletariato affinché abbia nelle mani l'arma teorica affilata per la comprensione, lo smascheramento e il rovesciamento del sistema del Capitale.
pc 6 gennaio - NORMA SALVA-BERLUSCONI: MAMMA GATTONA NON FU.... E CHI FU...?
Renzi ammette ma non svela il nome di chi l’ha scritta
Renzi: “La norma l’ho fatta inserire io“. Ancora Renzi: “Quell’articolo l’hanno scritto quelli del ministero dell’Economia”. Palazzo Chigi: “La norma tornerà in Cdm“. Il premier: “Cambieremo la legge”. Lo stesso premier: “La ripresenteremo in Parlamento” così com’è. C’è un discreto grado di confusione nelle dichiarazioni incrociate di premier e presidenza del Consiglio dei ministri sulla genesi e sul futuro della cosiddetta norma salva Berlusconi infilata alla vigilia di Natale nel decreto di attuazione della delega fiscale. Perché sul famigerato articolo 19 bis che ha scatenato un vespaio di polemiche sul governo il premier ha prima fatto finta di cadere dal pero e poi ne ha rivendicato la paternità, senza però arrivare al grado di chiarezza necessario a fare luce su una vicenda che getta la propria ombra sul cammino delle riforme. Le quattro righe incriminate appaiono per la prima volta nel testo licenziato dal Cdm del 24 dicembre, con l’opinione pubblica concentrata soltanto sull’inizio della tre giorni di festeggiamenti natalizi. “Non credo sia così, ma se così fosse sono pronto a bloccare la legge e a cambiarla“, è la prima reazione del premier il 4 gennaio, giorno in cui sulle prime pagine dei quotidiani campeggiava la notizia della norma salva-Berlusconi. Di lì a poco Palazzo Chigi spiegava che il premier “ha chiesto questa mattina agli uffici di non procedere alla formale trasmissione alla Camera del testo approvato in Consiglio dei Ministri. La proposta tornerà prima in Consiglio dei Ministri, poi alle Commissioni, quindi di nuovo in Consiglio per l’approvazione definitiva”. Presupponendo la possibilità che il testo possa essere modificato. Invece davanti alle telecamere del Tg5, poco dopo, Renzi dice un’altra cosa: “Noi ci fermiamo, questa norma la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l’elezione del Quirinale, dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo a Cesano Boscone e dimostreremo che non c’è nessun inciucio strano”.
pc 6 Gennaio- La "nuova" Tunisia anti-popolare di Nidaa Tounes stringe accordi con l'imperialismo americano e italiano e dichiara guerra ai migranti.
rigiriamo dal blog di Antonio Mazzeo:
Tunisia roccaforte Usa nel Mediterraneo
A quattro anni dalla primavera araba, le forze armate Usa rafforzano la partnership con uno storico alleato nordafricano per contrastare la penetrazione del “terrorismo” islamico-radicale nel Mediterraneo. Si tratta della Tunisia, paese al centro di una lunga e grave crisi sociale ed economica che, grazie a Washington, ha però varato un dispendiosissimo programma di riarmo e potenziamento del dispositivo bellico. Nei giorni scorsi, la Defense Security Cooperation Agency – agenzia statunitense per la cooperazione alla difesa e alla sicurezza - ha approvato la vendita al governo tunisino di dodici elicotteri da combattimento e trasporto tattico Sikorsky UH-60M “Black Hawk”, per una spesa di 700 milioni di dollari che include il supporto addestrativo e tecnico-logistico del personale tunisino. I velivoli potranno trasportare sino a undici militari alla volta e saranno armati con mitragliatrici M134 7.62 da 51 mm e GAU-19.50 BMG 12.7 da 99 mm, razzi a guida laser, missili “Hellfire”. La Tunisia ha anche chiesto a Washington una serie di apparecchiature per i “Black Hawk” come motori, sistemi di posizionamento globale e per la pianificazione delle missioni aeree, sistemi radio VHF (Very High Frequency), UHF (Ultra High Frequency) e per la trasmissione ai satelliti, apparecchiature e sistemi di rilevamento anti-missile, ecc.
pc 6 gennaio - L'EXPO E LA FAMIGLIA - 17 GENNAIO MOBILITAZIONE CONTRO IL CONVEGNO DEGLI INTEGRALISTI PROMOSSO DALLA REGIONE LOMBARDIA
(da tavolo 4)
Le pagine
milanesi dei giornali stanno dedicando, in questi giorni, ampio
spazio alla
notizia e al dibattito in merito a un convegno che si terrà a
Milano nel
Palazzo Lombardia il 17 gennaio prossimo dal titolo “Difendere
la famiglia per
difendere la comunità”.
I riflettori
sono puntati, da un lato, su un mal celato attacco ai gay e ai
matrimoni gay -
visto l’elenco dei promotori e partecipanti al convegno stesso -,
dall’altro, sull’uso strumentale del logo di Expo.
Riportiamo dalla
stampa un trafiletto:”"Difendere la famiglia per difendere la
comunità". È questo il tema di un convegno che si terrà a Milano
il 17
gennaio prossimo. Che quella da difendere non sia la famiglia
nella sua
accezione più ampia e inclusiva, risulta subito evidente
dall'immagine usata
come sfondo della locandina, quella più usata dalle campagne di
comunicazione
di Manif pour Tous, per capirci. Un incontro a cui partecipano
alcuni nomi noti
delle battaglie contro i diritti delle famiglie e
delle persone
lgbt e ideologi
di organizzazioni quali le Sentinelle in Piedi e, appunto, Manif
pour Tous.
Parliamo di Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Massimo
Introvigne, Padre
Maurizio Botta, il direttore di Tempi Luigi Amicone e Marco
Schicchitano. Non
mancano, poi, i fautori delle cosiddette terapie riparative,
come
"Obiettivo Chaire". Ma quello che salta di più all'occhio, di
questa
locandina, sono i saluti iniziali dell'assessora regionale alle
Culture,
Identità e Autonomie, Cristina Cappellini, e le conclusioni del
presidente
della Regione Lombardia Roberto Maroni e del consigliere
regionale primo
firmatario della mozione che istituisce la "Festa della
famiglia".
Spicca, in fondo alla locandina, il logo dell'Expo 2015. Quale
sia il nesso tra
l'Expo, il cui tema è l'alimentazione, e la tutela della
famiglia rimane un
mistero. A meno che non si voglia che un evento di portata
mondiale, come
l'Expo appunto, faccia del suo secondo motto il contrasto ai
diritti delle
persone lgbt, naturalmente.”
Noi crediamo
che il punto centrale sia proprio la questione della “Festa
della famiglia” e
del ruolo in essa delle donne, “famiglia naturale”, che,
naturalmente, esclude
le coppie gay: non è un caso che, in una sua nota l’assessore
alle
Culture, Cristina Cappellini, afferma: “Il convegno
promosso
legittimamente e convintamente da Regione Lombardia ha come
unico scopo quello
di riflettere sul valore e sul futuro della famiglia naturale,
che per noi
rappresenta il modello cardine di famiglia”, scrive Cappellini.
“Il tema -
continua l’assessore - e’ di grande importanza e di forte
attualita’ perche’
la famiglia rappresenta da sempre il nucleo principale e la
base fondante delle
nostre comunita’. Abbiamo il diritto e il dovere, come
cittadini e
rappresentanti delle istituzioni, di promuovere il modello di
famiglia e di
societa’ in cui crediamo, senza intenti discriminatori”.
pc 6 gennaio - importante coordinamento nazionale dello slai cobas per il sindacato di classe sabato 10 gennaio
Il 2015 sia l'anno della effettiva ripresa del movimento sindacale di classe contro padroni e il governo dei padroni di Renzi che sviluppano una azione e una politica antiopeaia e antipopolare distruggendo lavoro, diritti, salari e condizioni di lavoro
Organizziamo dal basso un nuovo sciopero generale a marzo che unisca il sindacalismo di base e di classe con le espressioni critiche di base nel sindacalismo confederale che abbia l'obiettivo diretto ed esplicito del rovesciamento di massa del governo Renzi.
Lo sciopero generale deve avere le caratteristiche di blocco effettivo e prolungato delle fabbriche, posti, di lavoro, con blocchi stradali e ferroviari e occupazione delle piazze nel maggior numero di città e paesi che siano e diventino le sedi di univficazione delle proteste popolari in tutti i campi, casa,sanità,trasporti,scuole,servizi sociali.
Solo attraverso la lotta e lo sciopero generale è possibile dare base di massa all'unità sindacale di classe e di massa necessaria al movimento operaio e popolare di difendersi ed attaccare.
Partire dall'Ilva e da Taranto - che con il decreto Renzi diventa questione nazionale più importante ed esemplare- e toccare in questi mesi tutte le principali fabbriche e posti di lavoro - importante sono i settori dei lavoratori della logistica - i centri della precarietà e della disoccupazione in una campagna prolungata che porti allo sciopero generale.
Su questo il coordinamento nazionale dello slai cobas per il sindacato di classe si riunisce il 10 gennaio per elaborare proposte, piani e metodi che servano questo scopo.
coordinamento nazionale dello slai cobas per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com
Organizziamo dal basso un nuovo sciopero generale a marzo che unisca il sindacalismo di base e di classe con le espressioni critiche di base nel sindacalismo confederale che abbia l'obiettivo diretto ed esplicito del rovesciamento di massa del governo Renzi.
Lo sciopero generale deve avere le caratteristiche di blocco effettivo e prolungato delle fabbriche, posti, di lavoro, con blocchi stradali e ferroviari e occupazione delle piazze nel maggior numero di città e paesi che siano e diventino le sedi di univficazione delle proteste popolari in tutti i campi, casa,sanità,trasporti,scuole,servizi sociali.
Solo attraverso la lotta e lo sciopero generale è possibile dare base di massa all'unità sindacale di classe e di massa necessaria al movimento operaio e popolare di difendersi ed attaccare.
Partire dall'Ilva e da Taranto - che con il decreto Renzi diventa questione nazionale più importante ed esemplare- e toccare in questi mesi tutte le principali fabbriche e posti di lavoro - importante sono i settori dei lavoratori della logistica - i centri della precarietà e della disoccupazione in una campagna prolungata che porti allo sciopero generale.
Su questo il coordinamento nazionale dello slai cobas per il sindacato di classe si riunisce il 10 gennaio per elaborare proposte, piani e metodi che servano questo scopo.
coordinamento nazionale dello slai cobas per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com
pc 6 gennaio - La guerra contro il popolo del regime indiano del fascista indu MODI - mobilitazionale internazionale e internazionalista anche in italia
La guerra del regime di MODI contro il popolo vuole cancellare le organizzazioni di massa popolari e democratiche
Sviluppiamo anche in italia le campagne di denuncia e azione di massa democratiche e antimperialiste
Sosteniamo la organizzazione di una delegazione internazionale in India
Sosteniamo le tre giornate internazionali di sostegno il 29 -30-31 gennaio
Sviluppiamo anche in italia le campagne di denuncia e azione di massa democratiche e antimperialiste
Sosteniamo la organizzazione di una delegazione internazionale in India
Sosteniamo le tre giornate internazionali di sostegno il 29 -30-31 gennaio
dalla stampa indiana
La guerra al 'terrorismo rosso' non si
limita più alle giungle dei distretti più remoti, dato che maoisti
nelle città sono diventati un pericolo visibile e presente. Da
diversi anni le organizzazioni maoiste di fronte che operano lontano
dalle loro roccaforti nella giungla dell'India centrale, sono
riuscite a penetrare nell’India urbana, sfuggendo alle agenzie di
intelligence.
Contro di esse il governo sta ora pianificando un giro
di vite. Nella nuova politica adottata dal Ministero degli Interni
per la lotta al 'terrorismo rosso' si parla anche della minaccia
rappresentata da queste organizzazioni, che occorre contrastare con
forza.
In una nota di indirizzo del ministero, si dice che
"organizzazioni di fronte" del Partito Comunista dell’India
(maoista) sono attive in 21 stati del paese.
Fonti dicono che il Ministero
dell’Interno dell’Unione ha ordinato alle agenzie di intelligence
di questi Stati, oltre che alle agenzie di intelligence centrali, di
sorvegliare strettamente le attività di queste organizzazioni e
raccogliere le prove contro di loro. Sono 128 le organizzazioni nei
radar dei servizi segreti per i loro legami con i ribelli. "Queste organizzazioni svolgono apertamente attività di agitazione, nel
tentativo di ampliare la base di massa del partito e preparare il
terreno per l’insurrezione armata", prosegue la nota.
Funzionari del ministero dicono che un giro di vite contro queste
organizzazioni è una priorità. Rapporti intelligence indicano che
molte di queste organizzazioni di fronte hanno sede in centri urbani
e forniscono supporto logistico al movimento, garantendo fusione tra
attività pubbliche e attività clandestine.
pc 6 gennaio - Per il candidato sindaco di Verona Vanessa e Greta possono anche crepare; ma sarete voi a crepare fascisti di merda! Una corrispondenza e un commento di una lavoratrice
Vanessa e Greta rapite, ex assessore Legnago: “Non rompano i coglioni”
fonte: Il Fatto Quotidiano
“Perché dovremmo pagare per queste amiche dei terroristi? Che se ne stiano nel loro habitat e non rompano più i coglioni”.
È intervenuto così Paolo Longhi, ex An ed ex consigliere e assessore del Comune di Legnago (Verona), sulla vicenda delle due cooperanti rapite in Siria, Vanessa Marzullo (21 anni) e Greta Ramelli (20 anni). Frase scritta sul proprio profilo Facebook (riscuotendo circa 150 “mi piace” e numerose condivisioni) e che ha scatenato le polemiche della rete, dopo il video pubblicato dai miliziani di Al Nusra, ribelli siriani legati ad Al Qaeda, che hanno rivendicato il rapimento delle due ragazze.
fonte: Il Fatto Quotidiano
“Perché dovremmo pagare per queste amiche dei terroristi? Che se ne stiano nel loro habitat e non rompano più i coglioni”.
È intervenuto così Paolo Longhi, ex An ed ex consigliere e assessore del Comune di Legnago (Verona), sulla vicenda delle due cooperanti rapite in Siria, Vanessa Marzullo (21 anni) e Greta Ramelli (20 anni). Frase scritta sul proprio profilo Facebook (riscuotendo circa 150 “mi piace” e numerose condivisioni) e che ha scatenato le polemiche della rete, dopo il video pubblicato dai miliziani di Al Nusra, ribelli siriani legati ad Al Qaeda, che hanno rivendicato il rapimento delle due ragazze.
pc.6 gennaio - Il governo nazisionista israeliano non vuole essere denunciato e processato per crimini contro l'umanità contro il popolo palestinese
(da contropiano)
Reazione del governo israeliano alla richiesta ufficiale dell’Anp di aderire al Trattato di Roma che dà accesso alla Corte penale internazionale, e quindi alla possibilità di chiedere un’indagine sui crimini di guerra israeliani contro la popolazione di Gaza, ad esempio.
il capo del governo occupante, Netanyahu, ha ordinato di congelare il trasferimento all’Autorità nazionale palestinese di circa 127 milioni di euro di dazi doganali raccolti per conto delle autorità palestinesi. In base ad accordi bilaterali, Israele raccoglie di norma dazi doganali per conto dell'Anp e ne versa l'importo complessivo a Ramallah una volta al mese. La decisione del congelamento dei fondi è stata presa venerdì in un vertice fra il premier Benyamin Netanyahu, il ministro della Difesa Moshe Yaalon e il ministro per le Questioni strategiche Yuval Steinitz.
Dura la reazione di Saeb Erekat, il capo negoziatore palestinese: «sono soldi palestinesi e quindi la decisione è contraria alla legge internazionale. È un crimine di guerra che va ad aggiungersi ai crimini commessi da Israele contro il popolo palestinese». Se Israele non annullerà il congelamento di dazi doganali destinati all'Anp, ha detto ancora Erekat, potrebbe essere annunciato nel prossimo futuro lo scioglimento dell'Autorità nazionale palestinese.
Reazione del governo israeliano alla richiesta ufficiale dell’Anp di aderire al Trattato di Roma che dà accesso alla Corte penale internazionale, e quindi alla possibilità di chiedere un’indagine sui crimini di guerra israeliani contro la popolazione di Gaza, ad esempio.
il capo del governo occupante, Netanyahu, ha ordinato di congelare il trasferimento all’Autorità nazionale palestinese di circa 127 milioni di euro di dazi doganali raccolti per conto delle autorità palestinesi. In base ad accordi bilaterali, Israele raccoglie di norma dazi doganali per conto dell'Anp e ne versa l'importo complessivo a Ramallah una volta al mese. La decisione del congelamento dei fondi è stata presa venerdì in un vertice fra il premier Benyamin Netanyahu, il ministro della Difesa Moshe Yaalon e il ministro per le Questioni strategiche Yuval Steinitz.
Dura la reazione di Saeb Erekat, il capo negoziatore palestinese: «sono soldi palestinesi e quindi la decisione è contraria alla legge internazionale. È un crimine di guerra che va ad aggiungersi ai crimini commessi da Israele contro il popolo palestinese». Se Israele non annullerà il congelamento di dazi doganali destinati all'Anp, ha detto ancora Erekat, potrebbe essere annunciato nel prossimo futuro lo scioglimento dell'Autorità nazionale palestinese.
lunedì 5 gennaio 2015
pc 5 gennaio - Da ricordare... da Pillole comuniste
Non dimenticare mai la lotta di classe
Non dimenticare mai che 'senza partito niente rivoluzione'
da Pillole comuniste - 2 -
22-10-2013
Non dimenticare mai che 'senza partito niente rivoluzione'
da Pillole comuniste - 2 -
22-10-2013
pc 5 Gennaio - TUNISIA, FORMAZIONE DEL NUOVO GOVERNO: L'ANCIEN REGIME USCITO DALLA PORTA RIENTRA DALLA FINESTRA.
libera traduzione
Un alto ufficiale di sicurezza del deposto dittatore Zine El Abidine Ben Ali sta per essere nominato come primo ministro designato dopo le prime elezioni presidenziali e legislative libere della Tunisia, ha detto Lunedi il suo partito
Habib Essid sarà formalmente incaricato di formare un governo dopo Lunedi dal Presidente Beji Caid Essebsi, ha dettoil partito Nidaa Tounes .
Egli avrà quindi un mese, rinnovabile una volta, per ottenere l'approvazione per la sua squadra in parlamento, in cui il partito contiene solo 86 dei 217 seggi dopo le storiche elezioni di ottobre.
Essid, 65, è stato un alto funzionario del ministero degli interni sotto il regime dal pugno di ferro di Ben Ali, ma è stato mantenuto dopo la rivoluzione del 2011 che ha ispirato la primavera araba. Poi è diventato ministro degli interni dopo che il dittatore della Tunisia è stato estromesso.
"Dopo le consultazioni, sia all'interno del partito e con le altre parti, vi è un consenso attorno al nome di Habib Essid come candidato per il posto di capo del governo," ha detto ai giornalisti Mohammed Ennaceur vice presidente di Nidaa Tounes.
"E 'una figura indipendente, ... che ha capacità ed esperienza", ha detto Ennaceur, individuando la sua "conoscenza delle questioni di sicurezza."
All'inizio di dicembre, Essebsi, anch'egli un ex funzionario regime, ha vinto le prime elezioni presidenziali libere della Tunisia.
Un alto ufficiale di sicurezza del deposto dittatore Zine El Abidine Ben Ali sta per essere nominato come primo ministro designato dopo le prime elezioni presidenziali e legislative libere della Tunisia, ha detto Lunedi il suo partito
Habib Essid sarà formalmente incaricato di formare un governo dopo Lunedi dal Presidente Beji Caid Essebsi, ha dettoil partito Nidaa Tounes .
Egli avrà quindi un mese, rinnovabile una volta, per ottenere l'approvazione per la sua squadra in parlamento, in cui il partito contiene solo 86 dei 217 seggi dopo le storiche elezioni di ottobre.
Essid, 65, è stato un alto funzionario del ministero degli interni sotto il regime dal pugno di ferro di Ben Ali, ma è stato mantenuto dopo la rivoluzione del 2011 che ha ispirato la primavera araba. Poi è diventato ministro degli interni dopo che il dittatore della Tunisia è stato estromesso.
"Dopo le consultazioni, sia all'interno del partito e con le altre parti, vi è un consenso attorno al nome di Habib Essid come candidato per il posto di capo del governo," ha detto ai giornalisti Mohammed Ennaceur vice presidente di Nidaa Tounes.
"E 'una figura indipendente, ... che ha capacità ed esperienza", ha detto Ennaceur, individuando la sua "conoscenza delle questioni di sicurezza."
All'inizio di dicembre, Essebsi, anch'egli un ex funzionario regime, ha vinto le prime elezioni presidenziali libere della Tunisia.
pc 5 gennaio - L'Expo a tutti i costi. Ovvero la scusa per continuare nella distruzione della scuola pubblica
Classi inagibili e degrado
I presidi: «A rischio la sicurezza»
I presidi: «A rischio la sicurezza»
Niente fondi e lavori fermi dopo l’addio della
Provincia
di Federica Cavadini
Nella città di Expo è un istituto alberghiero, il
Vespucci, una delle scuole più malmesse, in attesa di interventi urgenti e
massicci. Nell’istituto in zona Lambrate, 1.400 studenti e lista d’attesa per
entrare, «metà delle aule sono inagibili, nelle altre piove dentro, la scala
non si può usare, si infila la giacca e si passa da quella esterna», raccontano
i ragazzi. E lo raccontano ormai da anni.
L’inizio lavori al Vespucci aveva come ultima scadenza gennaio 2015, cioè adesso. I tecnici dell’ormai ex assessorato all’Edilizia scolastica confermano: «A fine mese sarebbero previste la gare per i lavori dei due prefabbricati, con cucine e aule». Ma per tutti è scattato il condizionale, adesso che la Provincia, che aveva competenza sulle scuole superiori, non esiste più. L’interregno preoccupa presidi, professori e studenti di più scuole. L’elenco degli istituti in attesa di ristrutturazioni importanti è lungo, a Milano si va dal Boccioni, all’Agnesi, dal Kandinsky al Tenca al Severi Correnti al Leonardo. Nella lista licei, istituti tecnici e professionali, scuole del centro e delle periferie. Sono centodieci le scuole superiori di Milano e provincia e occupano centosessanta sedi: «Nella maggioranza serve manutenzione ordinaria e straordinaria perché negli ultimi anni c’erano appena le risorse per le emergenze», racconta Bruna Sinnone, ex preside e consulente dell’assessorato cancellato da due giorni.
L’inizio lavori al Vespucci aveva come ultima scadenza gennaio 2015, cioè adesso. I tecnici dell’ormai ex assessorato all’Edilizia scolastica confermano: «A fine mese sarebbero previste la gare per i lavori dei due prefabbricati, con cucine e aule». Ma per tutti è scattato il condizionale, adesso che la Provincia, che aveva competenza sulle scuole superiori, non esiste più. L’interregno preoccupa presidi, professori e studenti di più scuole. L’elenco degli istituti in attesa di ristrutturazioni importanti è lungo, a Milano si va dal Boccioni, all’Agnesi, dal Kandinsky al Tenca al Severi Correnti al Leonardo. Nella lista licei, istituti tecnici e professionali, scuole del centro e delle periferie. Sono centodieci le scuole superiori di Milano e provincia e occupano centosessanta sedi: «Nella maggioranza serve manutenzione ordinaria e straordinaria perché negli ultimi anni c’erano appena le risorse per le emergenze», racconta Bruna Sinnone, ex preside e consulente dell’assessorato cancellato da due giorni.
Il tema delle risorse è noto. Soprattutto tagli negli
ultimi anni. Dal 2009 il fondo era sceso da quaranta a sette milioni di euro,
che dovevano servire per tutto, soltanto il riscaldamento era a parte ed era in
rosso pure quello, tanto che due anni fa era scattato l’appello della Provincia
ai presidi: «Niente lezioni il sabato, perché i soldi per riscaldare le scuole
sei giorni non ci sono». Adesso si riparte. Con le stesse emergenze da gestire.
Il preside Pietro Calascibetta, da un anno e mezzo alla guida dell’artistico
Boccioni, parla di «situazione indegna di un Paese civile». «Non c’è sicurezza
né qualità - spiega -. Il degrado è da terzo mondo per infissi, bagni, cortile.
In un istituto dove vivono 1.300 studenti, oltre a insegnanti e personale». C’era
un progetto di ristrutturazione del 2008, racconta il preside, per due milioni
e mezzo di euro, con inizio lavori nel 2010. Tutto fermo. E sono passati altri
quattro anni. «I piccoli interventi fatti sull’emergenza costano alla fine più
del rifacimento completo - dice Calascibetta -. E adesso poi c’è l’incertezza
della nuova gestione. Non sappiamo nemmeno se chi arriverà confermerà il fondo
di cinquemila euro assegnato a ogni scuola per i piccoli lavori urgenti. Per
noi presidi è una risorsa importante».
Il personale dell’assessorato, cento persone fra
tecnici e funzionari, nei giorni scorsi ha fatto il punto con l’ex assessore
Marina Lazzati sui lavori più e meno urgenti. Priorità all’edilizia scolastica,
era la linea. «Anche se i fondi in realtà dovrebbero servire anche per altri
servizi importanti come il trasporto degli alunni disabili, i corsi di italiano
per stranieri, l’orientamento, le iniziative contro il bullismo, la
dispersione, la programmazione scolastica, i viaggi della memoria. Tutto in attesa
di conferma».
3 gennaio
2015 | 10:20
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