martedì 4 aprile 2023

pc 4 aprile - Immagini dalla rivolta in Francia

 prese da Nouvelle Epoque

Grandes révoltes en France

Depuis l’utilisation du 49.3 par le gouvernement réactionnaire d’Emmanuel Macron, la lutte contre la réforme des retraites s’intensifie. Voici un reportage-photo et vidéo qui recense des photographies de manifestations sauvages et autres actions déterminées dans toute la France envoyées par nos correspondants sur place, qui sera actualisé au fur et à mesure.

Saint-Etienne

Les manifestants s’en prennent à la permanence de Quentin Bataillon, député de la majorité ayant voté contre la motion de censure et soutien de la réforme
Les rues du centre-ville après le passage de la manifestation
La police intervient alors que des manifestants avaient réussi à briser la porte de la permanence de l’élu Quentin Bataillon

Face au MEDEF

Blocage de la fac de Saint-Etienne

Lyon

Face au MEDEF

Blocage historique de la fac Lyon 3

Grenoble

Toulouse

Paris – Ile de France

Blocage de la fac de Clignancourt

pc 4 aprile - Sulla grande lotta in Francia - la posizione dei compagni marxisti-leninisti-maoisti francesi - per il dibattito

 invia di traduzione -estratti

Drapeau Rouge : Sur la grande lutte de classes en France

Ce communiqué est publié au nom de la rédaction du Drapeau Rouge et traite du grand mouvement de lutte de classes qui a lieu en France.

Depuis le 19 Janvier, une dure lutte de classes a pris la place centrale des préoccupations en France.

Elle a commencé autour du projet de réforme du système de retraites par le gouvernement. Cette nouvelle loi vise à intensifier l’exploitation du prolétariat en rallongeant la durée de travail en fin de carrière, de la même façon que Macron a développé depuis 2017 l’apprentissage pour le même objectif en début de carrière. Les prolétaires de France doivent travailler de 14 à 64 ans (et plus !). Les retraites sont un fond important de plusieurs centaines de milliards d’euros par an, sur lequel la bourgeoisie veut absolument rogner.

Cette nouvelle loi anti-populaire, qui se place dans la lignée des réformes menées depuis plusieurs dizaines d’années par les gouvernements successifs (droite, gauche) rencontre une opposition massive. 90 % des actifs sont contre, et une large majorité de la population en général. Cela signifie une opposition des masses populaires dans toutes leurs composantes, le prolétariat évidemment, mais aussi derrière lui la petite bourgeoisie : comme le prouvent la participation de syndicats de cadres ainsi que la popularité des manifestations auprès des intellectuels ou du monde de la culture.

Ainsi, des millions de personnes ont pris les rues, culminant dans l’appel du 7 mars, suivi par le plus grand nombre et rassemblant jusqu’à 3,5 millions dans les manifestations, sans parler des blocages et occupations. Le 16 mars, l’annonce du recours au 49.3 par Elisabeth Borne a mis le feu aux poudres. Pendant plusieurs jours, ont eu lieu des révoltes continues dans les principales grandes villes françaises, et des manifestations sauvages dans beaucoup de villes moyennes et petites. Le 23 mars, la mobilisation a atteint à nouveau les sommets du 7 mars, c’est-à-dire le mouvement social le plus important depuis 30 ans en France.

Pour comprendre ce mouvement, il faut distinguer les « deux collines », c’est-à-dire les deux camps : la révolution et la contre-révolution. Il faut distinguer les amis et les ennemis.

Qui dirige le mouvement et contre qui ?

a) L’intersyndicale

Depuis le 19 janvier, et au moins jusqu’au 16 mars, la mobilisation était entièrement entre les mains de

lunedì 3 aprile 2023

pc 3 aprile - Contro il governo reazionario, antioperaio e antipopolare in marcia verso un moderno fascismo - mille ragioni per scendere in piazza ora e sempre



pc 3 aprile - iniziativa a Viterbo Sanità e guerra


 

pc 3 aprile - La rivolta della terra - l'altra rivolta in Francia - info

Cari amici,

Lo scorso fine settimana, 30.000 persone si sono riunite nella campagna francese per protestare contro una «megabassine» – un’enorme riserva idrica a cielo aperto utilizzata per sostenere l’agricoltura industriale e che si è rivelata un disastro per le falde acquifere e, più in generale, per l’ambiente. L’iniziativa faceva parte di una giornata di azione organizzata dal collettivo “Les Soulèvements de la Terre” (le rivolte della Terra).

Lo Stato ha schierato più di 3.200 agenti di polizia armati di armi da guerra. Più di 4.000 granate sono state lanciate contro i manifestanti, ferendone innumerevoli. Due persone sono ancora in coma e lottano per la loro vita.

Da allora, è stato provato che le forze di polizia hanno impedito attivamente ai soccorsi di venire in aiuto alle vittime. Il Ministro degli Interni ha avviato una procedura per sciogliere “Les Soulèvements de la Terre” come forma di repressione legale.

Il nostro messaggio è un appello alla solidarietà e ci auguriamo che lo sottoscrivate e lo condividiate ampiamente.

Riconosciamo che alcuni di voi vivono questo tipo di oppressione quotidianamente, sotto regimi che possono essere anche più brutali. Riconosciamo anche che questo tipo di armi e di artifici legali sono stati utilizzati in Francia soprattutto per colpire le persone di colore. Non fingiamo che ciò che stiamo affrontando sia unico: fa parte di un sistema più ampio di violenza, dominio, estrazione e razzismo contro cui siamo impegnati a lottare, oggi più che mai.

Con amore, rabbia e cuore pesante,

Siamo la Rivolta della Terra

Martedì 28 marzo, mentre le manifestazioni contro la riforma delle pensioni erano in pieno svolgimento in tutta la Francia, con gesti di solidarietà per i feriti della repressione a Sainte Soline, Darmanin ha annunciato l’avvio di una procedura per lo scioglimento de “Les Soulèvements de la Terre”. La procedura è stata avviata il 29 marzo.

pc 3 aprile: Il blog femminismorivoluzionario. Tutti gli articoli di marzo

domenica 2 aprile 2023

pc 2 aprile - MILANO: 1° APRILE PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ COL POPOLO PALESTINESE. report dei compagni di proletari comunisti

Ieri in non molti, purtroppo, hanno partecipato al presidio che ricordava il Giorno della Terra  e del Diritto al Ritorno del 1976, quando migliaia di palestinesi scesero in piazza per protestare contro le ulteriori restrizioni e confisca di territorio, perpetrati dallo stato sionista di Israele. Una ricorrenza molto sentita non solo tra i palestinesi ma anche tra le organizzazioni comuniste, rivoluzionarie e in solidarietà e che negli scorsi hanno ha visto manifestazioni molto partecipate e con tantissime bandiere palestinesi. 

Il volantino di proletari comunisti

Il presidio si è aperto con gli interventi dei rappresentanti dall'API che hanno fatto un escursus storico del 30 marzo 1976, con richiami al 1948, inizio del colonialismo dello stato sionista, per arrivare ai nostri giorni dove, in particolare, col governo Netahnyahu si è dato impulso all'esproprio dei coloni, dove aumentano quasi quotidianamente assassinii dei palestinesi, arresti, torture dei prigionieri politici, gli arresti arbitrari anche di bambini e lo sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi. Il tutto coperto dalla comunità internazionale, dagli Usa all'Europa, ai paesi arabi, 

Nel frattempo è arrivato Moni Ovadia che è intervenuto con un bell'intervento. Innanzitutto a sottolineato che non poteva non esserci perché è da sempre al fianco del popolo oppresso. Tra le cose dette, ha dato nome e cognome a Netanyahu, chiamandolo fascista; ha denunciato la comunità europea che manda milioni di armi all'Ucraina contro l'aggressione e non manda armi al popolo palestinese aggredito da più di 70; che non ci potrà essere mai pace ne in Palestina ne altrove finchè il popolo palestinese sarà oppresso; ha denunciato le ipocrite manifestazioni in Israele contro il governo, dove tutti impugnano la bandiera di Israele, ma nessuno che impugni la bandiera palestinese

Poi sono intervenuti i compagni del Vittoria che hanno denunciato la "scusa" da parte dei sionisti di utilizzare l'olocausto perpetrato dal nazismo per agire da nazi/sionista contro il popolo palestinese; e oggi la realtà ci dice che la resistenza del popolo palestinese non deve fermarsi alle pietre, ma deve essere una resistenza armata.

Poi F. Giordano ha denunciato la Detenzione Amministrativa che il regime israeliano applica arrestando centinaia di palestinesi senza nessuna accusa tenendoli nelle prigioni per 6 mesi, rinnovabili, e in tanti casi diventano anni; ha concluso ricordando che il mese di aprile è pieno di date care alla causa palestinese e in particolare l'11 aprile quando fu ucciso Vittorio Arrigoni.

Infine sono intervenuti due compagni di proletari comunisti, che avevano portato uno striscione e distribuito un volantino

Nel primo intervento il compagno ha detto che eravamo in piazza per solidarizzare col popolo palestinese, come è giusto che fosse; riprendo due spunti dagli interventi dagli che mi hanno preceduto: il primo quello di Moni che ha dato nome e cognome, ma che abbiamo scritto in questo striscione, che Netanyahu è un fascista; la seconda questione è la questione è che siamo in guerra e non solo purtroppo in Palestina, ma andiamo incontro ad un escalation mondiale con opzione nucleare che avanza giorno x giorno; da questo punto di vista diciamo chiare,chi manda le armi e l'Italia, io sono nato in questo paese, l'Italia è al primo posto per proporzioni al mandare le armi per la guerra in Ucraina, non è diverso il governo che tra l'altro 

pc 2 aprile - Lavoratori e lavoratrici discutono di lotta in Francia, governo nero Meloni, repressione delle lotte... "la rivolta francese dà coraggio e speranza... occorre fare la nostra parte..."

Stralci della discussione che si è sviluppata presso la sede dello Slai Cobas per il sc a Palermo nell'assemblea di lavoratori e precari del 29 marzo scorso ... verso la giornata di azione in solidarietà dei lavoratori in rivolta in Francia del 6 aprile 

Locandina diffusa in diversi posti di 
lavoro a Palermo
Per quanto riguarda il mondo della scuola, ma alcuni di noi potrebbero raccontare questi anni di lotta in cui abbiamo in parte capito che cosa significa essere governati da pezzi di merda borghesi, da maledetti che non avrebbero neanche il diritto di vivere… portando avanti la lotta in difesa del nostro lavoro, abbiamo sempre fatto in questo sindacato l'analisi fondamentale della fase che vivevamo ogni volta, e di chi è più forte in termini di rapporti di forza appunto di fase, al fine di organizzarci di conseguenza nella lotta. In questo momento a mio avviso il governo attuale esercita una forza innanzitutto ideologica in ogni campo che incide a livello di massa… diversi sul posto di lavoro ti dicono: "eh ma questo governo è così, non c'è niente da fare…"; questi oggi al governo sono fascisti che vogliono soffocare ogni respiro di ribellione a partire dal lavaggio del cervello che mettono in atto ogni giorno su ogni tema che ci investe… In ognuno di noi lavoratori, lavoratrici, precari c’è forse naturalmente un minimo di ribellione contro le cose sbagliate, illegittime, ingiuste socialmente, se ti toccano nel profondo, comunque tu scatti nelle cose che ti possono succedere ogni giorno in famiglia, al lavoro, ecc. Però in questo momento siamo in una fase in questo paese in cui siamo, diciamo, in perdita come lavoratori. Abbiamo detto che questi governi, questa borghesia al potere è come un gigante dai piedi d'argilla che soccombera', ma ora è come se tentano in tutti i modi di reggersi su questi piedi di argilla… si può anche arrivare a toccare il baratro. Viviamo con una cappa sempre più pesante, ma poi può scattare quella molla che invece ci fa riemergere molto più di prima e con una forza maggiore
Se guardiamo alla Francia e a quello che sta accadendo, la lotta da giorni di milioni di lavoratori, donne,

pc 2 aprile - Piena solidarietà ai 29 attivisti No Muos processati

Giovedì 30 marzo è iniziato al tribunale di Gela il procedimento contro 29 attiviste/i NO MUOS, un nuovo processo di questo Stato borghese, che si unisce ad altri  procedimenti giudiziari in corso, denunce contro attivisti, militanti sociali e politici,  che lottano da anni contro le basi militari e tutti gli strumenti di morte e di distruzione al servizio della guerra imperialista che oggi, nella fase del nero governo Meloni, sono ancora più che in azione, vedi proprio il Muos di Niscemi al servizio della guerra in Ucraina. 

Esprimiamo piena solidarietà di classe ai compagni processati!

La lotta contro la guerra imperialista e i suoi strumenti di morte come il Muos, contro i governi che si sono succeduti, e oggi contro il guerrafondaio e fascista  governo Meloni al servizio del Capitale, per cui conta sempre più spendere miliardi di euro per le spese militari e per la guerra imperialista è più che giusta e non si ferma, neanche nelle aule dei tribunali.

Diventa necessario  e urgente costruire un fronte unico di classe e contribuire alla battaglia nazionale contro i padroni, questo nero governo  dei padroni, questo Stato borghese al servizio del Capitale, della guerra imperialista e della repressione delle lotte.

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La guerra un “servizio pubblico”? No Muos a Processo

Si è conclusa la fase delle indagini preliminari e il 30 marzo ci sarà la prima udienza in tribunale a Gela contro 29 attiviste e attivisti NO MUOS.
Si tratta dell’ennesimo processo in cui il tentativo è quello di criminalizzare un movimento antimilitarista, antimperialista e internazionalista che da anni si oppone alla nocività di una delle più grandi basi militari statunitensi, la base M. U. O. S. (Mobile User Objective Sistem): abusiva, situata in Sicilia nella sughereta di Niscemi, serve a coordinare le guerre agite dai più potenti governi mondiali mediante i droni che partono da Sigonella e, come se non bastasse, per via delle enormi emissioni elettromagnetiche emanate, arreca quotidianamente danni gravi alle terre e alla salute di chi abita nei pressi del largo raggio d’azione (di almeno 180 km) in Sud Italia.
Prima che le 3 megaparabole venissero installate all’interno della base NRTF, in cui dagli anni ’90 sorgevano 46 antenne già di per sé nocive e mortifere, le mobilitazioni riuscirono, occupando la base militare, a bloccarne il funzionamento: le accuse che ci venivano rivolte erano di “interruzione di pubblico servizio, per aver impedito le comunicazioni belliche tra 4 continenti”.
Ribadiamo che per noi la guerra non è un pubblico servizio bensì un crimine e continuiamo ad avanzare a testa alta la nostra contrarietà alle politiche belliciste di cui l’Italia si fa promotrice attraverso la produzione e lo spaccio di armi e munizioni, ultima in Ucraina.
Oggi ancor più vediamo gli effetti prodotti da basi militari come quella di Niscemi nelle guerre che la NATO e i governi imperialisti stanno portando avanti nel mondo. Attualmente 59 i conflitti: un circolo vizioso in cui sono condannate alla fuga, nella migliore delle ipotesi, intere popolazioni che respinte alle frontiere rischiano la morte in mare come è successo a Cutro, e, se riescono a sbarcare, vengono criminalizzate e costrette alla clandestinità per essere sfruttate bestialmente al limite della schiavitù.
Inoltre siamo consapevoli di quanto le guerre combattute abbiano un immediato riflesso anche sulla nostra vita con la guerra che i governi al servizio delle multinazionali ci fanno attraverso la dismissione e la svalutazione di servizi pubblici essenziali come sanità e formazione e portando avanti politiche economiche basate sull’estrattivismo, sullo sgretolamento del tessuto sociale e la criminalizzazione del dissenso.
Respingiamo le accuse false e pretestuose che ci vengono dirette ancora una volta in questa circostanza e rivendichiamo con forza la nostra presenza in quel territorio, per lo smantellamento del Muostro e di tutte le basi militari, per una società senza guerre e senza sfruttamento, per la liberazione da tutte le oppressioni.
NO MUOS FINO ALLA VITTORIA!

pc 2 aprile - Scritte nei quartieri proletari e fabbriche in Cina dei comunisti maoisti contro il regime capitalista/imperialista di XI_PING

pc 2 aprile - Tunisia: Ancora sull'attivismo del governo italiano in Tunisia e in Nord Africa - Aggiornamento

Vedi i recenti e precedenti articoli pubblicati su questo blog

Mentre la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo il 30 marzo condannava l'Italia al risarcimento delle spese processuali (per decine di migliaia di euro) a quattro migranti tunisini "trattati in maniera disumana" nell'hotspot/lager di Lampedusa e poi espulsi nel 2017, e ad una settimana dalla morte "misteriosa" di un tunisino nel carcere di Messina su cui il consolato tunisino di Palermo afferma di aver aperto un'inchiesta, il duo Piantedosi/Tajani tra mercoledì e giovedì scorsi intensificava la propria attività di pressione politica verso la sponda sud del Mediterraneo inerentemente al "dossier Tunisia".

Giovedì 30 marzo, Piantedosi ed il suo omologo Fekih convenivano telefonicamente che l'aumento del flusso dei migranti transitanti dalla Tunisia verso l'Italia "è diventato un pesante fardello per entrambi i paesi" con l'annuncio di una visita di Piantedosi in Tunisia per metà aprile; il giorno prima invece Tajani ha alzato la cornetta per rivolgersi al suo omologo algerino Attaf, esortandolo a coordinare gli sforzi per "sostenere la Tunisia" e chiedendo quindi all'Algeria (con cui è stato concluso un accordo miliardario di fornitura di gas) di assumere un ruolo di primo piano per contribuire alla stabilità della Libia e dell'intera regione regione del Sahel.

II governo Meloni è quantomai attivo in Nord Africa ed in Tunisia in particolare, soprattutto per quanto concerne il dossier migranti e quello delle forniture energetiche, intanto dal paese continuano ad arrivare dati preoccupanti: sempre nelle ultime ore uno studio della Banca Mondiale ha reso noto che il paese attualmente importa circa il 50% del proprio fabbisogno energetico (ed evidentemente tale dato si aggraverà esportando la nuova produzione di energia solare verso l'Italia) mentre si prevede che il prossimo raccolto di grano coprirà solo il 5% del fabbisogno nazionale complice l'attuale siccità (l'azienda nazionale di distribuzione dell'acqua Sonede, ha incominciato a razionare l'acqua che viene staccata dalle 23 alle 5 del mattino per l'uso privato, e prevede di proseguire così almeno sino a settembre!) l'andamento della guerra interimperialista in Ucraina non fa promettere bene su questo versante.

pc 2 aprile - In 16 anni raddoppiati i nuclei familiari in povertà assoluta… dalla “massima ricchezza alla massima povertà”

Perché? Solo l’analisi scientifica marxista lo può spiegare… e dare le soluzioni

Questa cifra, in Italia, arriva a quasi 5 milioni di persone tra proletari e masse popolari. Un processo in realtà mondiale perché “il proletariato non ha nazione”!

“A scattare la fotografia è il primo rapporto della Fondazione Cariplo proprio sulle diseguaglianze e che evidenzia come nel 2021 circa due milioni di famiglie si trovavano in una situazione di povertà assoluta, ossia più del doppio rispetto al 2005.” (Gds 29/3)

Praticamente “1 su 12”, ma a questi bisogna aggiungere quelli “a rischio povertà” che secondo l’Ocse sono 1 su 5. 

Aumento della povertà nello stesso momento in cui la ricchezza prodotta dalla classe operaia di tutto il mondo è aumentata in maniera esponenziale concentrandosi sempre più nelle mani di un piccolo gruppo di capitalisti.

Questi della Fondazione bancaria insieme ad altri rappresentanti della ricca borghesia italiana denunciano l’indifferenza delle “istituzioni” come “il numero uno di Intesa Sanpaolo” che “ricorda che il gruppo da lui guidato ha ‘lanciato il più grande progetto per la povertà, per dare da mangiare alle persone, dare posti letto, dare medicine e dare vestiti ai poveri’” e che è necessario, dicono, che “qualcosa venga fatto a livello di governo e di pubblico”; “Serve una presa di consapevolezza di sistema”…

La borghesia “vede” la povertà, la considera normale, al massimo “si deve fare qualcosa” per attenuarla, e si è abituata perfino a differenziarne i vari tipi: povertà educativa, povertà alimentare, povertà sanitaria, povertà lavorativa, povertà urbana… e le “sfugge” forse che la povertà è povertà e che è proprio il suo “sistema”, capitalista imperialista, a generarla, quello in cui “la massima ricchezza

pc 2 aprile - Manifesto nazionale di denuncia di proletari comunisti - ovunque in tutte le forme

 

pc 2 aprile - L'imperialismo USA/NATO grida alla minaccia atomica russa - ostentata dall'imperialismo russo - Ma intanto... la Gran Bretagna ha deciso di inviare proiettili all’uranio impoverito all’Ucraina

Da La citta' futura

Abbiamo appreso che la Gran Bretagna ha deciso di inviare proiettili all’uranio impoverito all’Ucraina, materiale che costituisce il residuo del processo di arricchimento dell’uranio. Si tratta di un materiale molto resistente usato sia in campo civile che militare, nel cui ambito è impiegato per la produzione di munizioni perforanti e incendiarie, che dopo l’esplosione lasciano nell’ambiente residui radioattivi, i quali entrano negli organismi tramite ingestione e contaminazione delle acque e della terra. Sarebbero responsabili di gravi malattie come il cancro e di malformazioni nei feti.

Su questo tema abbiamo intervistato la Prof.ssa Antonietta M. Gatti, fisica, specializzata in Bioingegneria, consulente dell’ European Science Foundation e membro di tutte e quattro le commissioni parlamentari che si sono occupate dei numerosi casi di militari italiani ammalatisi dopo aver partecipato alle “missioni di pace” nei Balcani o lavorato presso i poligoni di tiro in Italia (Sardegna).

La Prof.ssa Gatti ci comunica che questi proiettili sono stati usati nelle due guerre in Iraq, in Afganistan e nell’attacco del 1999 alla Serbia. Dalle sue ricerche risulta che i residui radioattivi entrano nel corpo umano e si vanno a depositare nei vari organi (fegato, reni etc.), provocando l’insorgenza di tumori e finora non è risultato possibile individuare un metodo per eliminarli.

Secondo l’Associazione delle vittime Uranio impoverito i soldati italiani ammalatisi sarebbero 500 (ma forse di più), di cui 50 sarebbero morti. Tra questi ricordo Paolo Mucelli deceduto nel 2011 a causa di una leucemia fulminante. E’ stato riconosciuto “vittima del dovere” e la sua famiglia è stata risarcita dallo Stato.

pc 2 aprile - Iniziativa contro la militarizzazione del territorio e delle scuole a Pisa -info

Iniziativa contro la militarizzazione del territorio e delle scuole

Anche a Pisa una pesante intromissione delle forze armate nelle scuole. Da un presidio organizzato dall'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e partecipato da diverse realtà associative, politiche e sindacali è scaturito questo appello.

Iniziativa contro la militarizzazione del territorio e delle scuole

Scuola e Aeroporto Militare: una questione di incompatibilità, con questa parola d'ordine l'osservatorio contro la militarizzazione delle scuole ha organizzato un presidio davanti all'ufficio provinciale scolastico di Pisa. Hanno aderito varie realtà politiche (Città in comune, Rifondazione), realtà pacifiste (Un ponte per e No base a Coltano e altrove), realtà antimperialistiche (No Camp Darby) , studentesche (Cambiare Rotta) e sindacati (Cobas scuola e Cub Pisa). Un presidio partecipato conclusosi con una conferenza stampa e l'incontro con il Provveditorato agli studi.

A seguire la nota delle realtà presenti.

“Arriva anche a Pisa l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e si presenta sotto l’Ufficio Scolastico Provinciale per chiedere conto della promozione della cultura militare nelle scuole della città e provincia.

Il fenomeno è purtroppo diffuso in tutta Italia come denunciato nei giorni scorsi. A Pisa le scuole sono

pc 2 aprile – Primo festival di letteratura Workin class - info


E' in corso il 𝐅𝐄𝐒𝐓𝐈𝐕𝐀𝐋 𝐃𝐈 𝐋𝐄𝐓𝐓𝐄𝐑𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐖𝐎𝐑𝐊𝐈𝐍𝐆 𝐂𝐋𝐀𝐒𝐒, 𝟑𝟏 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 – 𝟐 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 

Organizzato da Edizioni Alegre e dal Collettivo di fabbrica Gkn in collaborazione con Arci Firenze

presso presidio Gkn, via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio (Fi)

Dalla presentazione del Collettivo della Gkn:
"Ci siamo messi in testa di fare il primo Festival italiano di letteratura working class. Non nel centro storico di una grande città ma insieme a dei lavoratori e lavoratrici in lotta. Grazie al sostegno di oltre 300 sostenitori e sostenitrici ci siamo riusciti.

A livello globale c’è stata finora una sola esperienza simile: il Working Class Writers Festival tenutosi a Bristol, nel Regno Unito, nell’ottobre del 2021.

A lungo liquidata come un’anticaglia del passato, negli ultimi anni la classe è tornata come categoria che attraversa la letteratura, dai memoir ai romanzi di fiction, intersecandosi con le tematiche di genere e razza. Nonostante questo l’editoria e la critica letteraria mainstream continua a non dare alle autrici e autori working class lo spazio e la dignità culturale che meritano. Ogni anno si parla delle persone che non comprano libri in Italia. Ma siamo sicuri che l’industria editoriale pubblichi libri in grado di parlare a queste persone facilmente denigrate come ignoranti? 

Lo scopo del nostro festival è contribuire a creare un nuovo immaginario di classe e a dare il giusto peso culturale ad autori e autrici che hanno trattato temi come la provenienza e le ferite di classe, il lavoro oppresso e le sue lotte, gli infortuni professionali, l’orgoglio di essere nati in famiglie operaie. E al contempo sostenere concretamente la cassa di resistenza del Collettivo di Gkn. 

PER VEDERE IL 𝐏𝐑𝐎𝐆𝐑𝐀𝐌𝐌𝐀

https://edizionialegre.it/notizie/festival-di-letteratura-working-class-il-programma/