venerdì 21 novembre 2014

pc 21 novembre - Amore e Rivoluzione….

Amore e rivoluzione non sono un connubio romantico, un esistenzialismo trasgressivo, un modo per autosantificarsi, ma dialettica materialista e concezione proletaria del mondo applicate.

pillole comuniste - 1
8.5.2013

pc 21 novembre - PRESIDIO A SOSTEGNO DELLA RESISTENZA PALESTINESE A TORINO sabato

Ben due provocazioni sioniste hanno avuto luogo questa settimana a Torino, una docente della facoltà di Lingue dell'Università di Torino, Daniela Santus, si è rifiutata di presiedere la seduta di laurea di due studentesse che presentavano una tesi sulla Palestina, e la "comunità ebraica" (leggi sionista) ha protestato contro l'organizzazione di una mostra sui rifugiati palestinesi organizzata dall'Unrwa (agenzia delle nazioni unite per i rifugiati politici, difficilmente tacciabile di essere un'organizzazione anti-israeliana) accusandola di essere una "manifestazione ostile a Israele".
Il movimento torinese risponde a queste provocazioni con la mobilitazione.

Riceviamo e rigiriamo:

A Torino sabato 22 Novembre ore 10.30 presidio in solidarietà con la resistenza palestinese.
"In merito alla polemica sollevata da alcuni esponenti della comunità ebraica di Torino contro la mostra sui rifugiati palestinesi esposta al Museo della Resistenza, si invita tutti/e a un

SIT-IN DI SOLIDARIETA' CON LA RESISTENZA PALESTINESE

SABATO 22 NOVEMBRE ORE 10,30
PIAZZETTA PRIMO LEVI - TORINO

(ps. sabato 22 novembre alle 14,30 banchetto per la Palestina in piazza Castello, prima del corteo No Tav).

pc 21 novembre - Messico - grande manifestazione e nuovi assalti ai palazzi governativi

Verità e giustizia per i 43 di Iguala: la rabbia invade Città del Messico, scontri

Verità e giustizia per i 43 di Iguala: la rabbia invade Città del Messico,

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Giornata campale ieri in tutto il Messico, ed in particolare nella capitale federale nel cui centro si sono ricongiunte le tre carovane organizzate dai familiari e dai compagni delle vittime della strage di Iguala dello scorso 26 settembre, giorno in cui sei persone morirono sotto i colpi d’arma da fuoco dei poliziotti e dei narcos e 43 studenti della scuola Normal di Ayotzinapa scomparvero nel nulla.
Ieri, in occasione dell'anniversario dello scoppio della rivoluzione del 1910, un'enorme marcia ha sfilato nel centro di Città del Messico per chiedere verità e giustizia sui 43 desaparecidos e per ricevere i tre convogli partiti una settimana fa dallo stato del Guerrero e reduci da un tour di iniziative nel resto del territorio messicano dove sopravvissuti alla strage e parenti delle vittime hanno potuto toccare con mano non solo  l’ampia solidarietà popolare e la profonda indignazione della società messicana nei confronti della classe politica e delle sue connivenze con la criminalità e gli squadroni della morte, ma anche la gravità della situazione. Non c’è uno stato, un territorio del Messico – hanno raccontato i promotori delle tre carovane – dove non sia stata trovata una fossa comune dove i cartelli della droga, coperti dalla complicità delle autorità politiche e di sicurezza, non abbiano nascosto le vittime delle loro stragi. A manifestare con le delegazioni arrivate dal Guerrero si sono ritrovati insieme non solo i coordinamenti studenteschi che contestano la riforma elitista del sistema d’istruzione e i sindacati degli insegnanti protagonisti negli ultimi mesi di forti conflitti, ma anche organizzazioni popolari di vario tipo, partiti di sinistra, attivisti di una vasta rete di gruppi sociali che sta di fatto trasformando la denuncia di quanto accaduto ad Iguala in un movimento globale contro un sistema ingiusto e corrotto e di denuncia del terrorismo di stato che ogni anno produce migliaia di vittime.
Nel quadro della enorme manifestazione realizzata allo Zocalo consistenti gruppi di dimostranti si sono scontrati con i reparti antisommossa della polizia nel centro della capitale federale. I cordoni di agenti hanno impiegato lacrimogeni, manganelli e idranti contro i gruppi di manifestanti che hanno assaltato il Palacio Nacional, sede del Ministero delle Finanze e di alcune delle attività del governo presieduto da Enrique Peña Nieto, al grido di "Assassini". Poco prima alcuni dimostranti avevano dato fuoco all'effigie del presidente e lanciato fuochi artificiali attraverso l'inferriata dello storico palazzo.
Contro i poliziotti i manifestanti hanno scagliato non solo pietre e bastoni ma anche bottiglie molotov. Dopo i primi scontri le forze dell’ordine hanno di fatto sgomberato con la forza l’intero Zocalo, spingendo via dalla piazza decine di migliaia di dimostranti. 
Qualche ora prima, circa 500 giovani con il volto coperto avevano bloccato le strade di accesso all’Aeroporto Internazionale di Città del Messico. Gli studenti, provenienti dall’Università Autonoma di Città del Messico, dall’Università Nazionale Autonoma, dall’Università Autonoma Metropolitana e dall’Istituto Politecnico Nazionale, esponevano striscioni che recitavano, tra le altre cose: "Ni adicto, ni delincuente, somos estudiantes conscientes!" (Né drogati né delinquenti ma studenti coscienti) e "Ayotzinapa aguanta, el pueblo se levanta" (Ayotzinapa non si arrende, il popolo si ribella).
Quando i reparti antisommossa della polizia sono intervenuti per impedire che i dimostranti penetrassero all’interno dello scalo e bloccassero le operazioni di volo come avvenuto alcuni giorni fa ad Acapulco sono iniziati scontri durati per circa mezzora (e si sono conclusi con alcuni feriti e 15 fermati), al termine del quale i manifestanti hanno deciso di ritirarsi verso Piazza delle Tre Culture dove stava per partire uno dei cortei poi confluiti allo Zocalo.
Ieri manifestazioni si sono svolte anche negli stati di Guerrero, Morelos, Puebla, Guanajuato e Tamaulipas, con scontri violenti a San Cristobal de las Casas, nel Chiapas.
Intanto mentre la mobilitazione prevede già nuove tappe e continua ad estendersi in tutto lo stato, i genitori dei 43 desaparecidos hanno ribadito la loro completa sfiducia nei confronti della Procura generale incaricata di indagare sui fatti e del tentativo da parte degli inquirenti di chiudere la faccenda in maniera sbrigativa dopo la confessione di tre killer della banda dei Guerreros Unidos secondo i quali gli studenti sarebbero stati tutti uccisi e i loro corpi bruciati. Ma i corpi dei giovani non si trovano e continua quindi la mobilitazione affinché tornino a casa vivi oltre che per la punizione dei responsabili politici del massacro, oltre che degli esecutori.

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pc 21 settembre - Mentre in tutta italia quando arriva Renzi lo si contesta e combatte, a Taranto ILVA l'USB gli scrive lettere, ne scimmiotta argomenti e gli tira la volata in fabbrica.

Ilva - l'USB sciopera... per mandare lettere aperte a Renzi.

ILVA: IN FABBRICA S'INCONTRANO FERRANTE-SINDACATI
Il rapporto USB ILVA e Renzi è abbastanza equivoco - già in occasione della venuta  toccata e fuga di Renzi a Taranto, mentre slai cobas,  ambientalisti, operai liberi e pensanti lo contestavano e lo per così dire inseguirono con momenti di forte tensione con la polizia
Rizzo e USB in giacca e cravatta si smarcavano dalla protesta e lo incontravano e poi se ne vantavano
in fabbrica.
Così oggi, si dichiarano 24 ore di sciopero, sapendo che per il contemporaneo sciopero della Fiom , non sono verificabili, vanno in Prefettura, incontrano il Prefetto e gli consegnano una lettera da mandare a Renzi, una lettera che sembra, a parte lo scontro Jobs act, riprendere gli argomenti di Renzi stesso

"Usb ha pertanto chiesto al prefetto di Taranto, Umberto Guidato, di inviare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una “lettera aperta” in cui spiega l’attuale situazione in cui si trovano i lavoratori, della quale riportiamo il testo:
Venerdì 21 novembre, l’Unione Sindacale di Base ha proclamato 24 ore di sciopero, allo stabilimento Ilva di Taranto, per protestare contro il Jobs Act e le pesanti modifiche all’articolo 18 (che di fatto viene quasi completamente abrogato).
Se pensiamo alle situazioni di Terni, Taranto e Piombino e diamo un’occhiata al Jobs Act, nulla ci sembra casuale. Parti del provvedimento sono in continuità con la politica adottata dal Governo sui tre siti industriali.
“Le aziende straniere non investono in Italia per colpa dell’articolo 18”, questo è lo slogan che Lei presidente Renzi ci ripete come un mantra…
Noi abbiamo seri dubbi… lotta all’evasione fiscale, corruzione e burocrazia, questi sono i veri problemi del Paese!
L’assenza di una politica industriale vera, da qui a pochi mesi porterà, probabilmente, a far sì che lo stabilimento Ilva di Taranto sarà regalato a qualche zelante capitalista straniero, come Mittal, per quattro soldi. Se ciò fosse vero, costerebbe meno acquistare Ilva di Taranto che il “Santiago Bernabeu”!
Sul fronte Ilva, tanti lavoratori ci chiedono come mai il Governo non viene a Taranto a spiegare cosa intende fare, realmente, per l’Ilva e la città.
Noi Le proponiamo un confronto vero su “Jobs act” e “futuro dell’acciaio in Italia”, mettendo da parte slogan, bandiere, e lotta politica.
Presidente oggi, attraverso gli Uffici Territoriali del Governo, La invitiamo a venire all’Ilva a parlare con noi, con i lavoratori, con i cittadini ionici delle politiche del lavoro e della nazionalizzazione del Ilva.
Perché? Perché siamo convinti che il “Jobs Act” non serva, che a Taranto e all’Ilva l’unica soluzione è ambientalizzare e nazionalizzare e, contestualmente, predisporre un progetto politico di de-industrializzazione e riqualificazione del territorio a medio termine.
Siamo sicuri che accoglierà il nostro invito e vorrà “visitare” una fabbrica vera.

Un saluto
Usb Lavoro Privato – Ilva Taranto
Francesco Rizzo
Le Rsu/Usb Ilva Taranto

pc 21 novembre - Il governo Renzi rappresenta il peggio dello schifo di questo sistema dei padroni…

……DOVE OGNI GIORNO VENGONO ATTACCATI E DISPREZZATI GLI OPERAI, DOVE TUTTO QUELLO CHE SI MUOVE CONTRO QUESTO STATO DI COSE, STUDENTI, MOVIMENTI, OPERAI, VIENE CARICATO DALLA POLIZIA, DOVE I PADRONI ASSASSINI VENGONO ASSOLTI PER LE STRAGI SUL LAVORO, DOVE IL GOVERNO PROSEGUE PER AZZERARE NON SOLO I POCHI DIRITTI MA PER PORTARCI AD ESSERE SCHIAVI ELIMINANDO L'IDEA STESSA DELLA LOTTA.

PER GLI OPERAI E TUTTI GLI SFRUTTATI, NON SOLO SERVE CONTINUARE LA LOTTA, MA SERVE PRENDERE COSCIENZA CHE QUESTO SIGNIFICA INDIGNAZIONE E RIBELLIONE CHE DEVE CRESCERE CONTRO L'INTERO SISTEMA IMPERIALISTA
CHE GENERA I PROBLEMI AI PROLETARI (CASA, LAVORO, RAZZISMO),

PERCHE' NELLA CRISI I PADRONI DISTRUGGENDO FORZA LAVORO CONTINUANO A MANTENERE I PROFITTI COSI CHE NELLA CRISI DIVENTANO SEMPRE PIU' RICCHI…
… 

pc 21 novembre - Cosa è e come lavora una direzione maoista... da Pillole comuniste

Affermare uno stile di lavoro marxista-leninista-maoista è il primo compito della direzione di un partito mlm.
Esso richiede lotta ideologica attiva e critica autocritica.
Nello stile di lavoro mlm fondamentale è lo spirito di dura lotta, il costante odio di classe e la semplicità del curare teoria, politica, efficienza organizzativa

da Pillole comuniste - 2 -
15-9-2013

pc 21 novembre - Cosa è, cosa contiene e a che cosa serve il nuovo numero di 'proletari comunisti' oggi giornale del Partito Comunista maoista - Italia. Richiedilo a pcro.red@gmail.com

Dopo un periodo non breve di uscita non periodica del giornale “proletari comunisti”, durante il quale sono stati usati altri strumenti, prima di tutto il blog e alcuni numeri di fogli di intervento per far conoscere le nostre posizioni, per orientare e intervenire politicamente nella lotta di classe, per documentare lotte proletarie, campagne nazionali e internazionaliste di cui siamo stati promotori, organizzatori, partecipanti attivi, riteniamo, dopo le scuole quadri, gli attivi, seminari nazionali, che è giunto il momento di ridare vita a un giornale politico nazionale, periodicamente stabile e pianificato nella sua redazione e diffusione.
Questo lo richiede innanzitutto un fatto. Proletari comunisti è e lavora alla costruzione nel nostro paese di un nuovo partito rivoluzionario, il partito comunista marxista-leninista-maoista. Il primo nucleo di questo partito, PCm, opera da anni nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse. Questo primo nucleo è impegnato da tempo nel lavoro ideologico, teorico, politico e organizzativo per definire in forma chiara le sue Tesi, il suo programma e per affermarli con la lotta teorico-politica e l’azione rivoluzionaria nel movimento operaio e comunista del nostro paese. Pensiamo e lavoriamo per concludere questa fase del nostro lavoro in un congresso nei mesi a venire.
Abbiamo sempre inteso questo lavoro combinato con l’azione quotidiana e permanente nella lotta di classe.
Il giornale che torna ad uscire ha principalmente ora lo scopo di rendere organica, sistematica, netta e chiara questa azione.1. C’è da partecipare, orientare e dirigere la lotta contro il governo Renzi e contro ogni governo dei padroni. 2. C’è da organizzare la lotta proletaria a livello di massa sui bisogni ed esigenze della classe operaia e delle masse popolari, per ricostruire gli organismi di massa, in primis il sindacato di classe, e farne una scuola della guerra di classe. 3. C’è da appoggiare e sostenere tutti i movimenti di massa del nostro paese che si oppongono ai governi e allo Stato del capitale su tutti i fronti di lotta creati dalle leggi del capitale e dagli effetti della crisi. 4. C’è da creare organismi di fronte unito sui terreni della repressione, della lotta antifascista, antirazzista e antimperialista.

Il PCm si costituisce e opera come parte del movimento comunista internazionale e delle sue forme organizzate in questa fase storica; e quindi opera in legame ideologico con i partiti comunisti marxisti-leninisti-maoisti nel mondo; costruisce organismi e campagne congiunte con queste forze e con tutte le forze autenticamente rivoluzionarie e antimperialiste a livello internazionale.
Il PCm dà vita e contribuisce allo sviluppo del movimento femminista proletario rivoluzionario e lavora, dopo l’esperienza di Red Block per una nuova organizzazione rivoluzionaria della gioventù.
In questa fase della sua costituzione-costruzione, consideriamo la formazione dei quadri e la formazione di base – una vera “alfabetizzazione” - delle avanguardie operaie e di lotta, dei giovani, dei nuovi militanti, come compito primario e indispensabile.

Il giornale serve ad assolvere, a guidare, centralizzare queste attività. In questo esso è un giornale di tipo leninista con la funzione di essere propagandista, agitatore e organizzatore collettivo.

pc 21 novembre - La ripresa odierna del processo Ilva, dopo la sentenza Eternit, avvalora le nostre tesi

Il processo a Padron Riva e complici è un processo politico, al sistema padronale, alla legge del capitale che sempre realizza i profitti sullo sfruttamento, e lì dove è necessario sull’uso a suo esclusivo vantaggio dell’ambiente, sullo spazzare via ogni diritto, sia in termini di condizioni di lavoro sia di salute e sicurezza, che diventi ostacolo alla sua esclusiva voracità. 
E’ un processo al sistema politico, istituzionale che nella società borghese è per sua costituzione e programma generale al servizio del capitale, e di cui Taranto è un esempio chiaro.
Nel processo lo scontro con i Riva e i suoi complici istituzionali non può essere delegato agli avvocati e ai magistrati, nè leggi, codicilli, nè più o meno abilità tecnico-legali, devono essere il centro o l’unica voce. 
In questo processo deve emergere lo scontro vero con i Riva e i suoi complici – politici,istituzioni,sindacalisti, anche con il governo- oggi Renzi - che anche sulla questione del trasferimento del processo daTaranto è stato dalla parte dei padroni.
A Taranto la voce politica rivoluzionaria e di classe in questa vicenda è rappresentata da  Proletari Comunisti - PCm Italia. Questo è impegno e garanzia che non sarà un processo normale, nè solo la madre di tutti i processi di questo genere, ma una battaglia politica esemplare che dovrà essere riconosciuta e sostenuta da tutti i comunisti autentici, i rivoluzionari, le avanguardie proletarie e i movimenti.
Lo vogliano... o no!

*****
Fallita la manovra padronale di trasferire il processo da Taranto, all’udienza preliminare del 16 ottobre massiccia presenza di parti civili; la parte più significativa, circa 100 operai Ilva, lavoratori cimitero, abitanti dei tamburi, è stata autorganizzata e presentata dallo Slai cobas per il sindacato di classe, sulla linea del processo Eternit, rappresentata dall’Avv. Bonetto di Torino.
Si sono costituiti anche diversi familiari con i ritratti dei loro morti.
Però abbiamo avuto cose vergognose nella costituzioni delle parti civili, come una serie di associazioni di parassiti, tinte di ambientalismo, che cercano visibilità; i sindacati confederali complici di Riva, che invece che imputati tentano di presentarsi come parti civili; il Comune di Taranto il cui sindaco è colluso, insieme a Vendola, che pretende di rappresentare la città offesa, ecc.
Slai cobas e la Rete nazionale per la sicurezza e salute stanno organizzando costantemente manifestazioni anche esterne, con crescente interesse e partecipazione.

giovedì 20 novembre 2014

pc 21 novembre - verso il 25 novembre a Taranto

pc 20 novembre - "Dopo la sentenza su Eternit, come facciamo a fidarci della giustizia in Italia?" "Il governo ha una responsabilità politica"

"La giustizia, se è di questo mondo, non verrà dai tribunali, insomma. Quel che conta è l’attivismo dei comitati, il fatto che le vedove di quei morti, invece di stare a casa a guardare la tv, hanno socializzato il loro lutto e ora hanno una grande famiglia costituita dagli attivisti di Casale Monferrato, mentre le loro istanze si uniscono a quelle di tanti comitati italiani, ai gruppi contro l’amianto francesi, spagnoli, belgi, inglesi. La gente a Casale muore coi volantini in tasca. Cioè vive fino all’ultimo una vita piena, lottando contro la multinazionale dell’Eternit, creando una comunità in lotta."

Ecco, di una sola cosa siamo convinti questa notte: per noi non finisce qua, ci potete scommettere...


20 novembre
Chiara Organtini
"Dopo la sentenza su Eternit, come facciamo a fidarci della giustizia in Italia?"

Le voci dei parenti delle vittime dopo l'annullamento della condanna in secondo grado per Stephan Schmidheiny. "Il governo ha una responsabilità politica" dice Felice Casson a pagina99. E a Casale il sindaco indice il lutto cittadino

“Noi non perdiamo la speranza, non volteremo lo sguardo da un’altra parte come sta facendo lo Stato che garantisce l’imputato ma non protegge le vittime. Questa sentenza sembra il risultato di una dottrina ottocentesca. L’Italia non è pronta, non sarà mai pronta, a dare giustizia. Siamo dei dilettanti in confronto a magistrati e miliardari, la nostra capacità di organizzazione passa tutta per il volontariato. E per il balsamo e l’abbraccio dei compagni di lotta provenienti da tutto il mondo che domani, a Casale Monferrato, parteciperanno all’assemblea cittadina”. La voce di Bruno Pesce, presidente dell’associazione familiari e vittime dell’amianto, si interrompe, è rotta dal pianto ma non è piegata nella sua tenacia.

La sentenza della Cassazione di Roma, ha prescritto il reato di disastro ambientale nel processo Eternit rivolto all’unico imputato rimasto, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny – Louis De Cartier è morto prima della sentenza d’appello.

 I giudici della corte hanno infatti annullato (senza rinvio) la condanna inflitta nel secondo grado – 18 anni per Schmidheiny – ribaltando quello che tutto il mondo attendeva come un verdetto storico: il disastro ambientale, come aveva preannunciato il procuratore generale Iacoviello nella requisitoria della mattinata, è da ricondurre ad una condotta. Una volta che la condotta è conclusa, cessa l’effetto del disastro. Il pg aveva richiamato il diritto, non la giustizia. L’Eternit dello svizzero ha chiuso i battenti nel 1986 a Casale, ma l’esposizione all’amianto senza protezione, a cui ha sottoposto i lavoratori e i cittadini di Casale Monferrato, Rubiera, Cavagnolo e Bagnoli, ha fatto 3000 vittime e il suo conto non s’arresta: secondo gli epidemiologi, il picco delle morti arriverà tra il 2020 e il 2025. Nel 1986, quando la fabbrica di Schmidheiny ha chiuso a Casale, è nata una ragazza che non ha mai lavorato all’Eternit ma che, a causa del tumore da amianto (il mesotelioma), è morta la settimana scorsa.

 “E’ come se decidessi di mettere una bomba con uno scoppio ritardato a 40 anni – racconta Pesce. Quando scoppierà e farà vittime, io non sarò più perseguibile; il disastro non ci sarà”. “Eppure – spiega l’avvocato Davide Petrini che ha difeso le parti civili nel I e II grado del processo e che ora è tornato a fare il Professore di diritto penale del lavoro a Torino, le morti sono la prova che il disastro ancora esiste. Questa sentenza, anche se dobbiamo aspettarne le motivazioni, è un paradosso, ma d’altronde la legge sul reato ambientale risale al 1930. Come potevano immaginare i nostri avi che ci sarebbe stato un disastro lungo oltre 40 anni?”

Le motivazioni della Corte però, potranno discostarsi dalla sua stessa pronuncia. “E già ora abbiamo la conferma che le morti non sono smentite dalla Corte" incalza Sergio Bonetto, legale delle parti civili in quest’ultimo grado di giudizio. “Quel che sembra confermato dalla Cassazione è l’errore della Procura della Repubblica fin dal principio dell’istruttoria, quando decise di procedere per disastro anziché per omicidio. E noi infatti procederemo ora con un processo per omicidio”.

Il problema però resta e anzi, si aggrava. Ed è anche la politica ad aver inferto il colpo più lacerante. “Con questa sentenza – ricorda ancora il Professor Petrini – non si potrà più celebrare alcun processo per amianto in Italia”. E sarà altrettanto difficile se non impossibile, recuperare il risarcimento del danno per le vittime e gli eredi.

“La prescrizione del reato inibisce il danno alle parti civili nei primi gradi di giudizio – spiega La Peccerella, l’avvocato dell’Inail che ha seguito il processo, fino a qualche settimana fa.
“Il nostro presidente del Consiglio aveva detto largo ai giovani, così io trattenuto in servizio, sono stato destinato alla pensione alla fine di ottobre. Dopo di me però, nessun giovane, né tanto meno un’assunzione”. La Peccerella aveva fatto da apripista nel recupero delle provvisionali imposte a Schmidheiny, anche fuori dal perimetro di competenza dell’ente: centinaia di milioni che lo svizzero avrebbe dovuto versare a titolo di risarcimento alle parti civili, ma che non ha mai fatto. Il lavoro dell’Inail, nel recupero fatto da La Peccerella, si è dovuto così fermare.

“I 280 milioni di risarcimento negati all’Inail potrebbero non essere annullati in sede civile e comunque occorre aspettare le motivazioni della sentenza. Quel che è più grave, però, è il segreto bancario svizzero che ci impedisce di aggredire le proprietà del magnate dell’Eternit: sappiamo che le risorse per coprire gli oltre 300 milioni di provvisionali ci sono nelle tasche di Schmidheiny. Ha ancora fabbriche in Cina e in Russia. Ma pur avendo la Svizzera aderito al sistema di omologazione delle sentenze (dal prossimo gennaio), rischiamo di non recuperare alcun centesimo. E poi, certamente, rimane l’immane problema della prescrizione: in sede penale non basta portare a processo qualcuno per interromperne il decorso. Con il penale criminale potremmo riempire le carceri, ma con quello finanziario, su cui urge una modifica legislativa, l’Italia è uno dei pochi paesi – nell’elenco di quelli con un sistema politico meno democratico del nostro – dove non conta niente.”

Intanto a Casale, il primo sindaco donna, Titti Palazzetti, ha indetto per oggi il lutto cittadino. “Sono addoloratissima, la sentenza tradisce il lavoro fatto in tutti questi anni, anche se il reato è stato riconosciuto”. Dopo oltre due anni dalla decisione, finalmente, sono stati sbloccati i 18 milioni di euro che il governo aveva destinato a Casale Monferrato per le bonifiche. “Sono ancora in Regione, ma stavolta abbiamo speranza di vederli – spiega Palazzetti – perché li hanno tolti dal Patto di stabilità 2015. Sebbene l’ex sindaco di Casale Demezzi stava per cadere nella tentazione di prendere i soldi offerti da Schmidheiny, abbiamo fatto bene a non prendere un centesimo da lui. Ora però spetta al governo fare la sua parte: chiediamo di essere ricevuti dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, di colmare le lacune legislative in tema di amianto. Basta discutere di premi di maggioranza per la legge elettorale! Sarà battaglia!”.

Il Senatore Felice Casson, che in più occasioni si è occupato e ha dato battaglia in Parlamento sul tema dell’amianto e la relativa legislazione, aveva proposto un disegno di legge in commissione giustizia per interrompere la prescrizione almeno al I° grado di giudizio in sede penale – dando così una buona mano al processo Eternit in corso e non solo a lui. “Avevamo raccolto il sostegno di parlamentari di quasi tutti gli schieramenti politici ma il governo ci impose un alt: l’esecutivo disse di star lavorando a una proposta più ampia su anticorruzione e anticoncussione. E quindi avevamo l’obbligo di fermare tutto, sapendo che dopo 30 giorni il governo avrebbe dovuto presentare la sua proposta anche sulla prescrizione. Era giugno e, da allora, sono ampiamente passati i 30 giorni. Questa sentenza ci ha posto di fronte al quel problema irrisolto con drammaticità: non era dovuta quell’interpretazione e non ne convidido l’impianto giuridico. La responsabilità però resta tutta politica”.

“Abbiamo pianto tutta la notte, la maggior parte di noi ha perso fiducia nella giustizia – racconta esausto Pesce. “Dicono che l’amianto non ha commesso un disastro, ma noi diciamo che non vogliamo vedere più nessuno morire per colpa dell’amianto.”

Anche i Tribunali dei padroni devono essere terreno di scontro di classe

Eternit, il calpestabile dolore

Alessandro Robecchi

Cacciare il Novecento dalle nostre vite, immaginare di superare quelle divisioni tanto radicate in secoli di storia, prima tra tutte quella tra capitale e forza lavoro, accettare il mood furbetto del “tutti sulla stessa barca” che tralascia di dire chi rema nelle stive e chi brinda nel salone delle feste. Ecco. Anche a volerci provare, anche a volerci credere, quando si torna coi piedi per terra si rischia di farsi un po’ male. Chi ha visto le immagini della lettura della sentenza Eternit, ieri in Cassazione a Roma, può capire.

Da una parte l’impunibile profitto a spese dei lavoratori e degli abitanti, dall’altra il calpestabile dolore delle vittime. Dicano esperti e giuristi della correttezza tecnica della sentenza. Qui non interessa. Quel che si vede da qui sono i più di tremila morti da una parte e l’arroganza impunita dall’altra, una città martire (Casale Monferrato) e un padronato che sguscia via dalla giustizia. Tutto finito, tutto prescritto. Tranne il dolore. E il Novecento.

pc 20 novembre - ART. 18 - SACCONI: "COMPLETATO IL PERCORSO INIZIATO DA M. BIAGI" - ANCHE IL PROLETARIATO LO DEVE COMPLETARE...


La Commissione lavoro di Montecitorio ha confermato la volontà del governo di cancellare l'art. 18 non solo per i nuovi assunti ma per tutti i lavoratori. 
Il PD parla di miglioramento del testo, grazie all'emendamento sui licenziamenti disciplinari, e plaude alla vittoria; lo stesso fanno quelli del nuovo centro destra perchè dice che il testo di attacco all'art. 18 è in realtà pienamente confermato. Per una volta dobbiamo dare ragione a questi. 

Il diritto al reintegro sul posto di lavoro non c'è più. Perchè pur restando per i licenziamenti discriminatori e, in qualche caso (rarissimo come vedremo) per i licenziamenti disciplinari, nessun padrone, avendo ora la possibilità di licenziare senza giustificato motivo, si metterà "sotto scopa", licenziando per motivi discriminatori o disciplinari.

Per il licenziamento disciplinare, introdotto, siamo poi al "teatro dell'assurdo". 
Prima di tutto la materia è ancora tutta da definire con futuri decreti delegati, ma la sostanza è che, poichè questi licenziamenti dovranno essere legati a gravi reati penali (come dice Sacconi:"una fattispecie di licenziamenti disciplinari estrema"); siamo alla serie che il padrone ti deve accusare ingiustamente di avergli ucciso la madre (Sacconi parla di "licenziamenti disciplinari particolarmente infamanti"), per poter sperare nel "reintegro" - altrimenti anche qui, al massimo di indennità si tratta.

Per tutti gli altri licenziamenti, quelli economici, senza giusta causa o giustificato motivo, che sono la stragrande maggioranza, vi sarà solo un indennizzo economico commisurato all’anzianità di servizio.

In pratica una volta licenziato, il lavoratore va a casa. Con in tasca qualche mensilità di stipendio. 

pc 20 novembre - FORMAZIONE OPERAIA su "IL CAPITALE" di KARL MARX

… un fascio di luce nell'oscurità…
(Engels)
 

(Seguiamo la versione pubblicata dagli Editori Riuniti in tre volumi. Le parole e le frasi in grassetto sono nostre).


Marx, che in questa opera indaga le LEGGI che regolano la produzione capitalistica, quelle che permettono di capirne il funzionamento, ha voluto fare delle premesse per dare delle indicazioni iniziali e al tempo stesso un incoraggiamento alla classe operaia a non fermarsi alle difficoltà che si possono incontrare nella comprensione di alcuni passaggi dato che si tratta di una SCIENZA.

Su queste difficoltà, Marx dice:
"Il detto « ogni inizio è difficile » vale per tutte le scienze. Perciò la comprensione del primo capitolo e specialmente della sezione che contiene l'analisi della merce presenterà maggior difficoltà degli altri. Però ho svolto nella maniera più divulgativa possibile ciò che riguarda più da vicino l'analisi della sostanza di valore e della grandezza di valore. La forma di valore, della quale la forma di denaro è la figura perfetta, è poverissima di contenuto e semplicissima. Tuttavia, invano l'umanità da più di duemila anni ha cercato di scandagliarla a fondo, mentre d'altra parte l'analisi di forme molto più ricche di contenuto e molto più complicate è riuscita per lo meno approssimativamente. Perché? Perché il corpo già formato è più facile da studiare che la cellula del corpo. Inoltre, all'analisi delle forme economiche non possono servire né il microscopio né i reagenti chimici: l'uno e gli altri debbono essere sostituiti dalla forza d'astrazione. Ma per quanto riguarda la società borghese la forma di merce del prodotto del lavoro, ossia la forma di valore della merce, è proprio la forma economica corrispondente alla forma di cellula.
"Alla persona incolta, l'analisi di tale forma sembra aggirarsi fra pure e semplici sottigliezze: e di fatto si tratta di sottigliezze, soltanto che si tratta di sottigliezze come quelle dell'anatomia microscopica.
"Quindi, eccezion fatta per la sezione sulla forma di valore, non si potrà accusare questo libro d'esser di difficile comprensione. Presuppongo naturalmente lettori che vogliano imparare qualcosa di nuovo e che quindi vogliano anche pensare da sé."
(dalla prefazione alla prima edizione-1867)

Agli operai francesi: "… avvertire e premunire i lettori che cercano il vero. Per la scienza non c'è via maestra, e hanno probabilità di arrivare alle sue cime luminose soltanto coloro che non temono di stancarsi a salire i suoi ripidi sentieri."
(dalla prefazione e poscritto all'edizione francese - 1875)

"La comprensione che il Capitale ha trovato rapidamente in vaste sfere della classe operaia tedesca è la miglior ricompensa del mio lavoro."
(dal poscritto alla seconda edizione – 1873)

La classe operaia è, dunque, al centro dell'attenzione di Marx e "Il Capitale - Critica dell'economia politica" è, infatti, uno strumento potente, un'arma nelle mani del proletariato, piazzato nel bel mezzo della lotta di classe che ribalta la legittimità a dominare la società di cui si ammanta la borghesia, ne svela l'immoralità e dice al capitalista che non ha ragione di esistere. Sono le ragioni del proletariato che portano alla necessità del rovesciamento di questo sistema sociale.

Nel seguire passo dopo passo i prossimi capitoli a cominciare da quello su Merce e denaro, impareremo a familiarizzarci anche con il metodo usato da Marx nell'analisi, e cioè con il METODO DIALETTICO, un metodo esso stesso rivoluzionario che è  "scandalo e orrore per la borghesia".

Dice, infatti Marx: "la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e per i suoi corifei dottrinari, perché nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza.

(continua giovedì prossimo)

pc 20 novembre - La sentenza Eternit richiede un cambiamento radicale alla battaglia su questo fronte e uno dei terreni su cui esercitarla è 'la madre di tutti i processi ' il processo di Taranto a Padron Riva e complici

La sentenza Eternit mostra senza ombra di dubbio che lo Stato borghese prima o poi assolve i suoi padroni assassini. Le Corti d'appello, la Cassazione sono le fogne a cielo aperto in cui si consuma il più grave dei crimini, quello di rendere legale, legittimi e impuniti le morti sul lavoro, da lavoro, da disastro ambientale per il profitto dei padroni.

La sentenza Eternit dice che il reato di disastro ambientale “non è perseguibile”; così come alla fine con la stessa logica non sono perseguibili le stragi, gli assassini sul lavoro ecc..

I governi dei padroni , oggi Renzi, con pacchetti di legge rimuovono via via anche l'obbligo dell'osservanza delle norme di sicurezza.

La Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territorio, ha sempre cercato di essere avanguardia e sostegno di tutti coloro che hanno richiesto giustizia, risarcimenti,nei processi ma ha sempre detto, fin dal primo giorno in cui è nata, che lo Stato del capitale, i suoi Tribunali e i suoi giudici - anche quelli più impegnati e volenterosi -  non erano in grado di dare giustizia e che quindi i Tribunali non potevano essere teatro di semplice contesa legale, ma occasione di denuncia e scontro, uno dei terreni, non il principale, della lotta di classe; perchè solo una rivoluzione politica e di massa poteva e può mettere fine ad un sistema che mette il profitto al primo posto ai danni della vita degli operai, delle popolazioni nei territori.

Questa battaglia alla luce di questo processo va ripresa esplicitamente dalla fine e per questo fine.

Lavorare perchè  anche  i tribunali siano terreno di scontro tra masse e stato, lavorare perchè ogni processo diventi un processo popolare, lavorare perchè ogni occasione come questa dell'Eternit serva il lavoro per la rivoluzione.

Il processo Eternit quindi è e deve essere uno spartiacque. 
Alle forze che hanno guardato alla Rete facciamo appello ad entrare in questa nuova logica, affinchè si costruisca insieme questa nuova fase della battaglia.

 

Per condurre adeguatamente questa battaglia occorre anche scegliere il terreno su cui questo costituisca un fatto reale e un nuovo segnale. 
E' evidente a tutti che il processo a Padron Riva e complici a Taranto è una sorta di “madre” di tutti i processi di questo genere e che la sentenza Eternit è un'indicazione che lo Stato dei padroni, attraverso la Cassazione, dà a tutti i processi di questo genere e al processo Ilva in particolare.

 

Come quindi affrontiamo questo processo , che non è certo una questione che si limita a Taranto, nè tantomeno una questione dei 'compagni di Taranto'?

Serve la mobilitazione nazionale intorno a questo processo. 
Ma questa mobilitazione non può essere come quella che già c'è stata, pur ampia, per l'Eternit, né nei metodi né nei contenuti. 

Serve una riunione nazionale a Taranto nel futuro possibile  e 
tocca a noi che la Rete l'abbiamo proposta, animata in questi anni convocarla anche eventualmente per dichiarare conclusa questa esperienza nelle forme attuali e costruire insieme lo sviluppo di questa battaglia.

rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio
sede di taranto
bastamortesullavoro@gmail.com
20 novembre 2014


 

pc 20 novembre - Lo Stato borghese annulla le sentenze di condanne per i padroni assassini della Eternit - Bene! Vuol dire che non saranno i tribunali a fare processi e ad emanare sentenze e ad eseguire condanner!

Eternit, la Cassazione ribalta la sentenza: “Reato prescritto, Schmidheiny assolto”

Il magnate svizzero in Appello era stato condannato a 18 anni per disastro doloso ambientale. I parenti delle vittime: «Vergogna». Sfumano anche i risarcimenti
ANSA
«Vergogna, vergogna!», «Siete servi dei padroni», è ancora tanta rabbia che si scioglie in lacrime di indignazione. Inevitabile la reazione dei parenti delle vittime dell’Eternit all’assoluzione definitiva per prescrizione del reato del miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, unico imputato per disastro ambientale dopo la morte del barone belga Louis De Cartier.

In Cassazione è arrivata una sentenza choc: la corte presieduta da Arturo Cortese ha annullato senza rinvio, dichiarando prescritto il reato, la sentenza di condanna per il magnate svizzero nel maxiprocesso Eternit. Sono stati annullati anche i risarcimenti per le vittime. La prescrizione è maturata al termine del primo grado.

La richiesta era stata peraltro avvallata proprio dal sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello. «Non essendo stati contestati gli omicidi, non si può legare il disastro ambientale alle vittime - aveva spiegato il pg -, il disastro è prescritto per la chiusura degli stabilimenti nell’86 e pertanto la condanna va annullata».

E se gli avvocati difensori Coppi e Alleva plaudono alla sentenza della Suprema Corte «perché segue le norme del diritto», quelli di parte civile proseguiranno la battaglia nell’atteso processo Eternit bis che riguarda appunto l’omicidio. Il pm di Torino Raffaele Guariniello non ha ancora definito esattamente il tipo di omicidio. «Non bisogna demordere. Non è una assoluzione. Il reato c’è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi».

«Evidentemente per stabilire se contestare il colposo o il doloso o anche il volontario aspettava questo verdetto della Cassazione - commenta più di un avvocato civile - ma forse sarebbe stato meglio se invece di procedere per disastro avesse proceduto per omicidio. Ora forse non ci troveremmo con questa prescrizione».

LA SVOLTA DELL’ACCUSA
Secondo il procuratore generale della Cassazione, Francesco Iacoviello è stato un errore contestare il reato di disastro perché questo tipo di accusa non è sostenuto dal diritto. Per spiegare le caratteristiche del reato di disastro ha fatto l’esempio del crollo di una casa, mentre nel caso del disastro che causa morti a distanza di decenni (per via della lunghissima latenza del mesotelioma maligno che si manifesta dopo parecchi anni dalla silente e subdola contaminazione) non si riesce a prevedere la permanenza. «Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice - ha avvertito il pm Iacoviello rivolto alla Corte - tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto».

LA RABBIA DEI FAMILIARI DELLE VITTIME
Tra i parenti delle vittime e le persone presenti l’amarezza aveva iniziato a diffondersi già nel pomeriggio: «Con questa premessa, non si potrà mai incriminare nessuno per disastro per le morti di amianto, perché le malattie si manifestano a distanza di molto tempo. Ed è questa latenza che protegge chi ha commesso questo crimine di cui qui noi rappresentiamo il segno più evidente della sofferenza».

GLI AVVOCATI DEI FAMIGLIARI
Poi la parola è passata ai legali delle parti civili. «L’amianto continua ad uccidere: il picco delle morti è previsto per il 2025, quindi il reato di disastro ambientale doloso è ancora in corso e non si è affatto prescritto» ha detto nel corso della sua arringa l’avvocato Sergio Bonetto che difende i familiari di 400 parti lese. Quanto alla prescrizione Bonetto ha spiegato che in quel modo «non si tiene conto del fatto che tutti i cancerogeni hanno un tempo di latenza molto lungo, e quello dell’amianto varia dai 25 fino ai 40 anni».

pc 20 novembre - una sola opposizione . . . da pillole comuniste

Contro la guerra imperialista, l'opposizione vera non può essere pacifista, anche se quest'ultima gioca un ruolo, ma è l'opposizione classista, rivoluzionaria, antimperialista e internazionalista che detta tempi e possibilità effettive 
di combattere la guerra.

da pillole comuniste 2  - 1.9.2013


Chiunque sostenga che sotto la bandiera del pacifismo, si possa cambiare questa società che in ogni caso ci combatte con armi da guerra, è in errore.
Vero è che il movimento pacifista smuove una buona parte di masse ma senza una "guerra di classe", una sana e vera opposizione rivoluzionaria, non c'è possibilità di vittoria!

mercoledì 19 novembre 2014

pc 19 novembre - Ma la Cassazione deve sempre essere una fogna per i padroni assassini? Vogliono il colpo di spugna sulle condanne

Padroni, giudici: il vostro diritto, le vostre leggi sono la negazione della giustizia vera! 
L'unica giustizia è quella proletaria!
«Anche se oggi qui si viene a chiedere giustizia, un giudice - ha avvertito il pm Iacoviello rivolto alla Corte - tra diritto e giustizia deve scegliere il diritto».  Cioè il diritto borghese , il diritto dei padroni...  


 da il Monferrato:


Ore 17,27 - L'avvocato Enrico Dagna intervenuto per Casale e Villanova ha evidenziato i danni "oggettivi e acclarati" subiti da Casale e dal territorio circostante la previsione di spesa per la bonifica del'amianto compatto e friabile ammonta a circa 62 milioni di euro e che la provvisionale riconosciuta è di soli 30 milioni. Si prevedono altri 27 milioni di euro di costi.
Ha anche fornito i dati del censimento chiuso nel novembre 2014: "Rispetto ai siti già accertati sono emersi ulteriori 6831 nuovi siti per circa 900mila meri quadrati di superfici o come matrice compatta o polverino sono da aggiungere a quelli già monitorati".

Ore 16,22 - L’avvocato di parte civile Sergio Bonetto ha evidenziato che «se quando è stato formulato il codice penale non si conoscevano i cancerogeni e il fatto che agiscono a distanza di decenni, non per questo il diritto può ignorarne gli effetti e rinunciare a fare i processi che riguardano i danni alla salute che ne derivano».
«Non vorrei - prosegue Bonetto - che dopo il delitto perfetto si configurasse da oggi in poi il disastro perfetto, che non trova cioè alcuna sanzione», ha detto l'avvocato Sergio Bonetto, difensore delle vittime, che ha accusato il PG Francesco Iacoviello di essere giunto a conclusioni palesemente illogiche e non il linea con dettato di aderenza Costituzionale, a partire dal ritto alla salute.

Ore 15 - Sgomento fra le vittime e incredulità, incredulità che supera persino la rabbia. Una richiesta difficile da capire, più ancora da accettare.
Annullamento senza rinvio. Perché ha sostenuto il Procuratore Generale della Cassazione Francesco Iacoviello, intervenuto dopo il Giudice Istruttore che ha illustrato il lungo iter del Processo Eternit: non si poteva e non si doveva fare - secondo lui - per disastro ma solo per le morti, colpose o dolose che siano, spiega l'avvocato del Comune di Casale Enrico Dagna.
Pur assumendo che è pacifico che c'è stata una diffusione di fibre nell'ambiente e che la responsabilità della conduzione dello stabilimento è in capo all'imputato Stephan Schmidheiny condannato in Appello a 18 anni di carcere, il magistrato ha ritenuto fondamentale garantire la correttezza della Procedura e la salvaguardia del diritto, anche a costo di sacrificare la giustizia.
L'opposizione fra diritto e giustizia è stata proprio la conclusione della requisitoria di Iacoviello.

Indignato il sindaco di Casale Titti Palazzetti: "Non si può scindere il diritto dalla giustizia. Non si può dire che il diritto non fa giustizia. Mi auguro che il diritto faccia giustizia, non che avvenga il contrario, altrimenti la fiducia nella magistratura non è perseguibile. Mi auguro che la Corte sia più attenta".
Indignato il coordinatore del Comitato vertenza amianto Bruno Pesce: "Significa che anche se si provocasse un milione di morti l'amianto non si può provocare disastro, secondo lui".
La posizione della Procura ha colto di sorpresa anche i legali che rappresentano le parti lese, le migliaia di vittime provocate dall'amianto, a cui passerà la parola alle 15, quando è stata fissata la ripresa dell'udienza.

Ore 14,14 - Doccia fredda per il Processo Eternit. Il procuratore generale ha chiesto una pausa per riflettere sull'annullamento della sentenza senza rinvio. Questo significherebbe che tutto l'iter processuale verrebbe cancellato con un colpo di spugna. Ma il fatto clamoroso è che questo è stato richiesto dalla pubblica accusa: a fine requisitoria il pm ha sottolineato che "di fronte al dilemma tra giustizia e diritto, il giudice deve scegliere il diritto".

Ore 13,30 - "Se voglio ammazzare una persona e devo ammazzare la scorta il dolo è eventuale rispetto alla scorta? No! È sempre dolo intenzionale. Non c'è distinzione fra eventi intermedi dell'azione criminosa. Se l'imputato era mosso con dolo al profitto che poteva realizzarsi solo con quelle condotte come si può distinguere?"
È uno dei passaggi della relazione del procuratore generale che sta svolgendo la sua relazione in questo momento.
"Dolo che oltretutto (quello dell'Eternit) mirava un disastro silente che riaffiora dopo decine di anni".
È quanto al disastro sottolinea "l'elemento della violenza, cioè "l'immissione nell'ambiente di fibre di amianto, immissione che è violenza perché modifica l'ambiente".
Come nel caso di "agenti patogeni. Mi dite - ha aggiunto rivolto alla Corte - cosa sono le fibre se non agenti patogeni?".

Ore 11,40 - È in corso l'udienza di Cassazione del Processo Etenit.
Il dibattimento si è aperto con la reazione del giudice istruttore della Cassazione che sta illustrando la vicenda processuale, esaminando le posizioni assunte dai giudici di primo grado e della Corte di Spello di Torino. Sentenza che sono in parte diversificate, per esempio rispetto alla estinzione del reato di disastro a Bagnoli e Rubiera, bonificato sì ma ancora soggette agli effetti l'inquinamento causato da Eternit nei decenni precedenti.
Tra i passaggi citati dal giudice illustrando la sentenza di Appello Il fatto che l'imputato Schmidheny "aveva avuto piena consapevolezza del processo causale innescato dal belga".
Dolo diretto - dunque - perché il fine era conservare e rafforzare le posizioni sul mercato "a ogni costo", compreso il rischio per la salute. Ora inizia l'illustrazione dei ricorsi.

Ore 10 - "Ho ritrovato tutta la rabbia dei primi giorni e mi amareggia molto che oggi non si possa arrivare alla sentenza". Romana Blasotti Pavesi, presidente dell'Afeva e simbolo della lotta all'amianto in tutto il mondo, è a Roma per la sentenza della Corte di Cassazione.
"Non pensano - dice riferendosi agli imputati - alla tragedia che hanno procurato a Casale e che ha fatto nascere la voglia di eliminare l'amianto in tutto il mondo.
la giustizia è una cosa che pretendiamo. Non possiamo più continuare a piangere. Le vittime sono tante e continuano a esserci. Vogliamo che il nostro caso sia di esempio e che aiuti gli altri a difendersi e a pretendere che cos'è di questo genere non succedano più. Vorrei incontrare Stephan Schmidheiny - dice ancora Romana Blasotti - visto che lui continua a dire che è innocente e che si sente sereno. Noi dopo tanti anni dalla morte dei nostri cari non siamo sereni. Vorrei che Stephan Schmidheiny avesse il coraggio di guardare una moglie che ha perso il marito negli occhi , o una mamma il figlio o dei bimbi piccoli che hanno perso il padre. Abbia il coraggio di guardaci negli occhi e di sentirsi innocente... ".

Ore 9,26 - L'udienza di oggi sarà con tutta probabilità dedicata solo alla relazione del presidente della Corte di Cassazione, che secondo indiscrezioni dovrebbe impegnare circa sei ore. L'intervento della Procura Generale slitterebbe quindi a lunedì 24, data in cui dovrebbero essere sentite anche le parti offese.
Alla difesa degli imputati sarebbe dunque dedicata l'ultima udienza che verosimilmente si svolgerà dunque il 26 ottobre, mercoledì. Per ora il dibattimento non è ancora iniziato e quello relativo all'Eternit non sarà il primo, ad essere aperto perché la Corte affronterà prima tutta una serie (una dozzina, pare) di casi minori che si prevede vengano sbrigati in breve tempo.
L'udienza di Cassazione per il processo Eternit che si apre questa mattina, mercoledì secondo le voci circolate nelle aule giudiziarie non si concluderà probabilmente oggi come invece auspicavano in molti. Secondo le indiscrezioni circolate nel tardo pomeriggio di ieri, martedì, occorreranno invece tutte e tre le udienze fissate dalla presidenza per ultimare l'ultimo grado di giudizio, quello definitivo inappellabile.

La prima, oggi, ma anche quelle già fissate per il 24 e il 26 ottobre. Secondo quanto si è appreso interverranno infatti il giudice della suprema Corte che illustrerà con una relazione l'iter giudiziario svoltosi finora e - subito dopo - la pubblica accusa. E si prospetta una udienza lunghissima, si parla addirittura di 12 ore di dibattimento, dopodiché ci si aggiornerà al 24 ottobre quando toccherà ai difensori dell'imputato lo svizzero Stephan Schmidheiny condannato in primo grado a 16 anni il giudizio, pena inasprita in appello a 18anni di carcere.
Il 26 ottobre infine si tornerà in aula per ascoltare gli interventi dei legali delle parti offese e attendere la sentenza.

Una dilazione dei tempi che alla vigilia era inattesa, tant'è che si riteneva che la sentenza potesse già essere pronunciata dopo la prima giornata di dibattimento.
Del resto non si può dimenticare la complessità della vicenda e del processo che - lo ricordiamo - all'apertura del dibattimento di primo grado poggiava su una istruttoria che contava ben 220.000 pagine, coinvolgendo oltre 6000 parti civili, e affrontava il tema grave di una strage obiettivamemte senza precedenti, con numeri drammaticamente eccezionali: un disastro doloso che ha causato e continua a causare migliaia di morti, tra i lavoratori di ieri e tra i cittadini di oggi. Senza contare il rischio a cui ancora oggi sono esposti tutti coloro che vengono in contatto con l'amianto anche proprio per ragioni professionali, come per esempio chi effettua le bonifiche, ho tutti coloro che si trovano a venire a contatto con l'amianto largamente utilizzato settore delle delizia e molti altri.

Di qui - probabilmente - lo scrupolo dei magistrati su cui ricade la responsabilità di dire l'ultima parola, la verità dal punto di vista squisitamente giuridico, su questa vicenda che investe non soltanto la storia delle comunità nelle località in cui in passato si è lavorato l'amianto in Italia, ma per la risonanza internazionale, globale, che ha questo processo anche per il destino di molte c'entra di migliaia di uomini e donne in tutto il mondo, nelle tante località in cui l'amianto è ancora in pericolo mortale.

Massimiliano Francia

Casale Monferrato | 19/11/2014 — Sara Panelli e Gianfranco Colace i due pm che con Raffaele Guariniello hanno guidato l’inchiesta Eternit sono cauti su quanto sta accadendo in Cassazione a Roma. Entrambi mantengono una posizione attendista. La richiesta di annullamento del Processo Eternit avanzata dal Procuratore Generale Francesco Iacoviello non è la sentenza.

«La richiesta di annullamento di tutte le condanne - dice l’onorevole Fabio Lavagno - rispetto ai primi due gradi del Processo Eternit compiuta oggi in Cassazione dal Procuratore Generale Iacoviello, rappresenta uno schiaffo ai famigliari e alle vittime dell'amianto. Si tratta anche di umiliare la storia di una lunga battaglia sindacale, politica e civile partita da Casale Monferrato, portata avanti per decenni e che ha assunto un risalto internazionale. Lo stesso procuratore, dichiarando che tra giustizia e diritto sceglie il secondo, e quindi un'interpretazione rischia di vanificare il carattere innovatore delle sentenze precedenti che prevedevano il disastro ambientale permanente».

pc 19 novembre - Dal presidio in Cassazione per la sentenza del processo Eternit...

Le attese dei partecipanti alla manifestazione

Bruno Pesce (AFEVA): "Se siamo arrivati a questo punto e grazie alla lunga lotta delle vittime italia e alla solidarietà internazionale. E' un momento storico. Una conferma della condanna da parte della Corte di Cassazione sarà un messaggio di speranza per le vittime del mondo intero"

Una mobilitazione internazionale si è data appuntamento a Roma davanti alla Cassazione per chiedere la conferma della condanna a Schmidheiny, l'arrogante padrone dell'amianto Eternit che non ha ancora fatto una sola giornata di prigione e non ha pagato nemmeno l'indennizzo alle parti civili.
La delegazione di Casale è stata la prima ad arrivare in Tribunale con l'AEA e l'associazione Voci della memoria, e le varie realtà si sono via via posizionate con i propri striscioni, la delegazione svizzera CAOVA che ha diffuso un volantino dal titolo "Non facciamo i furbi", dove si ricorda che si sta istituendo un Fondo nazionale d'indennizzo delle vittime e l'associazione si batte perchè a finanziarla siano i padroni criminali stessi e che, sempre la Svizzera, è stata per sessant'anni la centrale di comando del cartello mondiale dell'amianto (il cui embrione venne costituito a Zurigo nel 1929 su iniziativa degli stessi Schmidheiny) che, a partire dagli anni '50 ha occultato le evidenze scientifiche sulla nocività della fibra, deleggittimando studiosi, corrompendo gli scienziati, organizzando la disinformazione per i lavoratori, spiando le associazioni delle vittime e i giornalisti a lui scomodi e perfino magistrati. Altre delegazioni dal Brasile all'Inghilterra con la presenza degli edili dell' UCATT (Union of Construction, Allied Trades and Technicians) che hanno condotto campagne internazionali importanti, denunciando e mobilitandosi per le condizioni di brutale sfruttamento e di mancanza di sicurezza dei lavoratori nepalesi ed indiani nella costruzione degli stadi per la coppa del mondo in Qatar o contro le condizioni di schiavitù nelle fabbriche di mattoni in India, una deportazione vera e propria per costringerli ai lavori forzati, dove l'alternativa è nella scelta se perdere la vita, una gamba o una mano. Poi delegazioni dalla Sardegna, da Bari, l'associazione di Turbig(MI) che hanno portato i vertici Enel a giudizio, il Comitato Esposti Amianto del Lazio, Medicina Democratica, delegazioni sindacali da Bologna (officine grandi riparazioni), da Reggio emilia, da Napoli. La Rete nazionale era presente col manifesto nazionale e l'appello diffuso come volantino ai presenti assieme al Comitato 5 aprile di Roma e all'Usi. Nelle dichiarazioni alla stampa la Rete ha insistito sul tema dell'importanza delle mobilitazioni, sulla giustizia che vuol dire pesanti condanne e bonifiche a spese dei padroni criminali, sull'unità delle energie che si battono per la sicurezza e contro la nocività dei padroni.

Se la giustizia dei padroni sarà per i padroni, noi lo ribadiamo, ora e sempre, che l'unica giustizia è quella proletaria!

Un compagno della Rete presente al presidio

pc 19 novembre - IL SINDACO MARINO FA UN COLPO AL CERCHIO MA SOPRATTUTTO ALLA "BOTTE"...

Nell'incontro tra il sindaco di Roma, Marino e rappresentanti di cittadini di Tor Sapienza è uscito un accordo che prevede "la riconversione del centro di accoglienza in struttura dedicata a madri e famiglie; poi... contrasto alla prostituzione; pattugliamento del campo nomadi di via Salviati e di altri insediamenti rom; e un più generico “censimento” degli abusivi di viale Morandi, molti dei quali italiani e organici alla protesta".

Si tratta di un'accordo che, dopo aver fatto vincere chi voleva cacciare gli immigrati,  ora va anche oltre, andando incontro a posizioni e azioni di destra e razziste.

Primo. La riconversione del centro è fortemente discriminatoria e in un'aperta logica familistica. Perchè i giovani, le donne sole e senza figli non possono starci?

Secondo. Si avvia un'attacco, questa volta istituzionale, alle prostitute, definendole tout court il "male" (A proposito di "censimento"... perchè non si vede quanti "bravi" cittadini italiani abitanti di Tor Sapienza vanno dalle prostitute?).

Terzo. Questo accordo servirà a rafforzare ed estendere un controllo repressivo sugli altri campi di immigrati.

Quarto. Questo accordo verrà usato per sgomberi delle case, con le gravi scene già viste in questi giorni, ore a Milano. E qui la polizia debole con i fascisti e razzisti, la vedremo forte con gli occupanti di case. 

pc 19 novembre - L'ORDA NERA ORA VUOLE "RIPULIRE" L'INFERNETTO - C'E' UN PRECISO PIANO FASCISTA IN "MARCIA" (CHE SI PREPARA ANCHE IN QUESTO MODO ALLE ELEZIONI), CON IL GOVERNO, IL PD E ALFANO CHE NE VOGLIONO TRARRE VANTAGGIO

(dalla stampa) - "Ci saremo anche noi sabato 22 novembre in via Salorno alla manifestazione cittadina contro il centro profughi ed invitiamo i nostri iscritti a partecipare". Lo comunica in una nota CasaPound Italia litorale romano in riferimento alla protesta che si svolgerà il 22 novembre, alle 16, in via Salorno dove sono stati trasferiti alcuni immigrati provenienti dal centro di accoglienza di Tor Sapienza...
Alessio Schiesari Da Tor Sapienza a Ostia, dall’Esqulino all’Eur. La destra radicale romana, con Casa Pound al timone, sente aria di elezioni e si mobilita per riconquistare spazi e visibilità perduti dopo l’uscita dal Campidoglio di Gianni Alemanno. I temi da cavalcare sono gli stessi di sempre: sicurezza, immigrazione, prostituzione, degrado. Gli slogan pure: “prima gli italiani”, “via gli immigrati”. A cambiare è la strategia: come dimostrato sabato alla manifestazione dell’Esquilino, quartiere multietnico accanto alla stazione Termini, i vessilli riconducibili alle sigle più note restano nascosti, mentre si esibiscono tricolori e sigle di neonati comitati di quartiere che si definiscono apolitici, apartitici, ma in realtà sono guidati dai volti noti della destra radicale romana...

I cittadini (all'infernetto) sono divisi: alcuni sono pronti ad ospitare i minori nelle loro case a Natale, altri hanno protestato vivacemente. L’incontro è stato attaccato dal rappresentante di zona di Casa Pound, Luca Marsella. L’obiettivo della formazione è cavalcare i malumori di parte dei residenti e coalizzarli nel corteo che transiterà sabato davanti al centro profughi di via Salorno. La comunicazione dell’evento è un manuale di come agisce la nuova destra: a chi chiede informazioni sui social network, i responsabili di Casa Pound Litorale Romano rispondono di consultare la pagina Facebook del Comitato difesa Municipio X. Qui nessun simbolo rimanda a Casa Pound, solo appelli ai “cittadini” e tricolori: la stessa tecnica utilizzata sabato scorso all’Esquilino...
Venerdì è in programma un altro corteo contro “degrado, prostituzione abusivismo e spaccio”. All’Eur, un tempo feudo dell’ex Avanguardia Nazionale Riccardo Mancini potentissimo sotto Alemanno, la protesta è affidata a tre sigle. Tra queste anche il Fronte Romano Riscatto Popolare, una piccola formazione spesso apparentata a Casa Pound che sul proprio sito pubblica immagini di militanti impegnati nel saluto romano. Sono attesi anche i militanti di Popolo di Roma, storica costola di Casa Pound nel quartiere...
Quattro su nove: tanti sono i candidati alle ultime Comunali di Viterbo nelle liste di Casa Pound arrestati per avere pestato a sangue un gruppo di tifosi di sinistra dell’Ardita, una squadra di Terza categoria, domenica a Magliano Romano. Tra loro anche Diego Gaglini, candidato sindaco che, al secondo turno, ha sostenuto il centrodestra. Nome noto anche quello di Ervin Di Maulo, militante di Casa Pound famoso per la prestanza come picchiatore...". 

pc 19 novembre - GLI OPERAI: DA MERCE A BECCHINO DEL SISTEMA DEL CAPITALE - LA FORMAZIONE OPERAIA FATTA FINORA...

Uno striscione alla manifestazione del 25 ottobre a Roma
Diciamo ai lavoratori di Fiano che nel sistema del capitale la forza-lavoro, gli operai, sono effettivamente considerati solo una merce, anche se "speciale" perchè produce plusvalore per il capitale, e che il lavoro è considerato solo fonte di profitto per i padroni e non un diritto e una ricchezza sociale. 

Questo gli operai lo devono comprendere per attrezzarsi a rovesciare il capitalismo e tutto il suo sistema economico, politico, Stato, governi al suo servizio, e per non essere più "merce".
Attrezzarsi anche teoricamente...

Questo è stato lo scopo, e continuerà ad essere l'obiettivo del prossimo corso di "formazione operaia".

*****
Cosa abbiamo fatto finora. Abbiamo riportato una sintesi dell'importante testo di Marx "Lavoro salariato e capitale", e utilizzato un testo che riporta stralci di scritti di Marx sulla crisi.

Con "lavoro salariato e capitale" abbiamo visto che il cuore del sistema sociale in cui viviamo è nel rapporto lavoro salariato e capitale; che questo rapporto se è la vera fonte delle rovinose condizioni di esistenza della classe operaia, di tutti i lavoratori e della maggioranze della popolazione, costituisce nello stesso tempo per i capitalisti la causa della loro rovinosa fine, ma che questa fine non può avvenire spontaneamente ma solo per opera dei "becchini" del capitale, gli operai. 

Marx spiega in maniera chiarissima e sintetica su cosa si base lo sfruttamento dell’operaio e perchè esso è la fonte del profitto capitalista. 
Abbiamo visto che l'operaio non vende al capitale il lavoro, ma la sua forza-lavoro che per il capitalista è al pari di una merce, ma particolare, perchè produce valore, lavoro gratis per il capitale. Il capitalista non paga all'operaio il prezzo del suo lavoro e del prodotto del suo lavoro, ma un salario che corrisponde al prezzo della forza-lavoro, determinato, come qualsiasi merce, dai costi della sua produzione, vale a dire dal tempo di produzione di quei beni che all'operaio servono per andare il giorno dopo a lavorare, a rifarsi sfruttare.
Più i padroni fanno profitti e più si impoverisce l'operaio.

Ma nello stesso tempo, Marx ed Engels spiegano come proprio dal conflitto: produzione di enormi ricchezze nelle mani di pochi borghesi e impoverimento degli operai e della maggioranza della popolazione nasce la possibilità, necessità di un “nuovo ordine sociale”.


In "Marx e la crisi", abbiamo visto cos'è la crisi, che sono le stesse leggi del capitale che provocano le crisi, perchè nelle crisi c'è chi ci perde e chi ci guadagna... Perchè l'unica vera risposta alla crisi non è trovare "soluzioni" per superarle, ma rovesciare il sistema capitalistico che le produce...
Abbiamo visto come il capitale mette in opera una serie di fattori di controtendenza che impediscono che la diminuzione del profitto si trasformi in un suo definitivo crollo. Le conseguenze di questi interventi, se salvano i capitalisti più forti, significano peggioramento per gli operai, attraverso principalmente l'aumento del grado di sfruttamento del lavoro (prolungando l'orario di lavoro e/o intensificando il lavoro) la diminuzione del salario e i licenziamenti


Abbiamo visto come i governi, lo Stato, le banche, mentre peggiorano le condizioni dei lavoratori e delle masse popolari, danno continue "stampelle" ai padroni per rispondere alla (loro) crisi. 
Come aumenta il peso del capitale finanziario rispetto al capitale industriale; e che la finanziarizzazione non è la "malattia", ma il sintomo della malattia (la crisi del capitale) e al tempo stesso la droga che permette di non avvertirla e momentaneamente superarla... Ma inevitabilmente tutto questo porta ad una crisi ancora peggiore e più vasta.

Ma che come spiega Marx nelle conclusioni, è compito proprio dei "produttori della ricchezza sociale" - gli operai - perseguire l'unica vera "soluzione" alla crisi: superare il sistema capitalistico.