lunedì 21 marzo 2011

pc 21 marzo - Migranti tunisini e cittadini di Lampedusa contestano il comizio di Forza Nuova sull’isola

Migranti tunisini e cittadini di Lampedusa contestano il comizio di Forza Nuova sull’isola

Circa duecento tra migranti tunisini e cittadini di Lampedusa hanno oggi contestato il comizio di alcuni militanti di Forza Nuova giunti da Palermo.

Obiettivo di Forza Nuova era quello di cavalcare l’onda di esasperazione diffusa tra la popolazione di Lampedusa, completamente abbandonata a sè stessa dal governo italiano, attraverso la rappresentazione di clichè di intolleranza e paventando assurdi scontri tra civiltà.

Alle invettive che provenivano dal palco da parte dei militanti di Forza Nuova i migranti tunisini rispondevano cantando l’inno tunisino e gridando “libertà” e “basta razzismo”.

E la stessa libertà che i tunisini che sono arrivati a Lampedusa chiedono per non rimanere prigionieri di quella che sta diventando di fatto un vero e proprio carcere a cielo aperto.

pc 21 marzo - nuove cariche e 4 arresti contro i disoccupati e precari bros Napoli

massima solidarietà da parte di proletari comunisti

La repressione si abbatte ancora una volta sui disoccupati

una manifestazione al Vomero dei precari Bros è stata duramente caricata per impedirne la partenza. La solita caccia all’uomo ha portato al fermo di sette disoccupati tra cui i compagni Salvatore e Cuono. Sembra quasi certo che per tutti i compagni ci saranno denunce e forse l’arresto. In questo momento i disoccupati sono riuniti a piazza Dante per ricomporre il corteo e spostarsi poi sotto la questura. Cambia il questore ma la musica è sempre la stessa: di fronte alla richiesta di risposte lavorative concrete al bacino dei Precari Bros, istituzioni e questura rispondono con la repressione non potendo nascondere che dietro il tanto decantato successo del piano per il lavoro, nulla di sicuro si profila per i disoccupati di lunga durata in piazza da oltre 10 anni.

da Repubblica 'In via Suarez al Vomero, vicino piazza Medaglie d'oro, i dimostranti hanno reagito alla polizia che intimava loro di sciogliere l'assembramento
Corteo non autorizzato dei precari Bros stamattina al Vomero, concluso con qualche cassonetto rovesciato e quattro arresti. Secondo la Questura, i dimostranti avevano organizzato un corteo privo delle necessarie autorizzazioni.

Gli animi dei dimostranti si sono surriscaldati quando le forze dell'ordine hanno comunicato ai Bros che la manifestazione non poteva avere luogo.
Per protesta un gruppo di manifestanti, in via Eduardo Suarez, nei pressi di piazza Medaglie d'Oro, ha iniziato a rovesciare i cassonetti dei rifiuti e sono stati bloccati dai poliziotti. Quattro dimostranti sono stati portati in Questura e poi arrestati.'

Facciamo appello a tutti i movimenti, a tutti i compagni, a supportare la lotta dei Precari Bros e a raggiungerli sotto la questura per chiedere l’immediato rilascio dei disoccupati.

Il Movimento unitario dei Precari Bros

pc 21 marzo - mobilitazione permanente contro la guerra a Milano

CONTINUANO LE MOBILITAZIONI CONTRO I BOMBARDAMENTI "UMANITARI" MARTEDI 22 ORE 18.00 largo DONEGANI MILANO
Indymedia Lombardia , 20.03.2011 18:03




Continua la mobilitazione contro l'aggressione "umanitaria" dopo il corteo di Sabato 19 e la risposta immediata ai bombardamenti di domenica 20 con un presidio che si è trasformato in corteo che ha atrraversato piazza Duomo.

Martedi 22 ore 18.00 appuntamento in largo Donegani davanti i consolati statunitense e francese, per denunciare i raid e l'attacco missilistico che stanno devastando la popolazione e territorio libico.

Mercoledi 23 riunione cittadina in via Pichi 1 per decidere le prossime mobilitazioni contro la guerra, per denunciare la coalizione e la complicità del centro destra e centro sinistra.

Sostengno alle lotte popolari
no ai bombardamenti umanitari

TUTTI E TUTTE IN PIAZZA CONTRO LE AGGRESSIONI IMPERIALISTE

movimento permanente contro la guerra

pc 21 marzo - Liberare Oscar

Oscar, il compagno arrestato sabato pomeriggio durante il corteo a Saronno, si trova nel carcere di Busto Arsizio. L'arresto è stato confermato dalla pm Roberta Colangelo del tribunale di Busto. Né l'avvocato, in attesa della conferma della nomina, né i familiari che chiederanno domani l'autorizzazione ai colloqui, l'hanno ancora potuto vedere. Perciò non è ancora ufficialmente confermato il luogo di detenzione né è stato possibile consegnare il primo pacco, perché secondo le nuove normative carcerarie lo può fare solo chi è autorizzato ai colloqui. Nel frattempo consigliamo lo stesso di scrivergli all'indirizzo che riportiamo sotto. Vi terremo informati sugli sviluppi della vicenda e su eventuali iniziative. Manca uno di noi! solidarietà ad Oscar e ai suoi familiari! Oscar Lorenzo Olasagarre Azurmendi casa circondariale di Busto Arsizio Via per Cassano Magnago 102 21052 (VA)

Compagne e compagni della provincia di Varese

il corteo di saronno

Penso circa 400-500 manifestanti.
Molti cori e alcuni interventi.
Striscioni contro la repressione e contro il nucleare.
Tanti cartelloni.

Durante il percorso varie azioni di comunicazione: scritte, stancils, attacchinaggio di manifesti, murale sulla vecchia occupazione sgomberata di Via Concordia.
Imbrattata qualche banca e agenzia di lavoro interinale, oscurata qualche telecamera.
Verso metà del percorso ha cominciato a piovere di brutto, ma il corteo è andato avanti ancora più determinato e rumoroso.

Dopo una deviazione dal percorso "non prevista dalla questura" (centro-zona pedonale), gli sbirri si sono fatti pressanti in fondo al corteo, finchè hanno attaccato i cordoni di chiusura con una prima e poi una seconda carica.

Qualcuno si è fatto male. Pare nessun fermo, almeno non dei conosciuti.

Personalmente la mia idea è che volessero assicurarsi che ci togliessimo dalle palle dal centro pedonale in breve tempo. La deviazione era stata "comunicata" ai funzionari della questura, che non hanno avuto da ridire, nè si sono opposti.
La carica è avvenuta infatti alle spalle del corteo, dopo che la deviazione era stata già intrapresa da un po' e senza che ci fosse stata nessuna provocazione da parte del corteo

da oggi è soppressa la parola quotidiano nei pezzi messi nel blog

pc quotidiano 21 marzo - anche negli USA di Obama .. no all'intervento imperilista in libia

LIBIA. Como Estados Unidos otra vez está participando
en ataques militares contra otro país más, pregúntese:
En el mundo, ¿cuál país, desde su formación hasta
la actualidad, tiene la historia más sanguinaria de
genocidio, esclavitud, invasiones, golpes de estado, la
instauración y apuntalamiento de regímenes brutales,
bombardeos, masacres y destrucción en masa, incluido
el uso de armas nucleares? Y ¿cuál gobierno mete a la
cárcel a las personas y en particular a las minorías en
su propio territorio al mayor ritmo en todo el mundo?
Ninguna clase de intervención imperialista
estadounidense nunca podría tener nada de bueno.

Partido Comunista Revolucionario, Estados Unidos

pc quotidiano 21 marzo - l'intervento umanitario dell'imperialismo -italiani compresi in Libia

pc quotidiano 21 marzo - il PC delle Filippine contro l'intervento imperialista in Libia



in spagnolo in via di traduzione

COMUNICADO DE PRENSA
Oficina de Información
Partido Comunista de las Filipinas
20 de marzo 2011

El Partido Comunista de Filipinas (PCF) denunció hoy la coalición de las fuerzas imperialistas liderada por Estados Unidos para el lanzamiento de ataques con misiles contra el pueblo y el gobierno de Libia, que calificó de "un acto descarado de intervención armada contra un país soberano."

A raíz de una resolución del Consejo de Seguridad de la ONU para imponer una "zona de no vuelo" sobre el espacio aéreo de Libia, los países imperialistas, con el Reino Unido, Francia y EE.UU. a la cabeza lanzaron misiles contra Libia con el objetivo de paralizar la fuerza militar del gobierno libio de Mohamar Gadaffi. Los ataques se llevaron a cabo contra el gobierno de Libia, en un esfuerzo para ayudar a los rebeldes armados apoyados por Estados Unidos, que puso en marcha levantamientos armados en las últimas semanas de febrero.

"Los imperialistas son arrogantes imponiendo su voluntad contra un gobierno que se ha destacado por la defensa del derecho de su pueblo a la libre determinación", dijo el PCF.

"El gobierno de Gaddafi ha sido un blanco de los ataques de EE.UU. desde la década de 1980", señaló el PCF. En 1982, los EE.UU. impuso un embargo económico contra Libia, en un esfuerzo para forzar el derrocamiento del gobierno. Esto fue seguido por un ataque asesinato contra Gaddafi en 1984 y el bombardeo aéreo de las ciudades de Trípoli y Bengasi en 1986. Las sanciones económicas se impusieron por la ONU en 1992 y se han suavizado sólo alrededor de 2004 después de que Libia cumpliera con las condiciones de la ONU sobre control de armamentos y la entrega de los sospechosos en el atentado de 1997 a un avión comercial en Escocia.

"Los imperialistas de EE.UU. desde hace mucho tiempo querían derrocar al gobierno de Gaddafi, ya que llevó a cabo la nacionalización de los bancos y la industria petrolera", dijo el PCF. "El gobierno de Gaddafi firmemente se opuso a la política imperialista de la globalización neoliberal y llevo a cabo políticas populistas para garantizar el bienestar del pueblo libio".

El PCF denuncia la "hipocresía" del presidente Obama de EE.UU. que lanza ahora una guerra a gran escala contra Libia después de meras declaraciones contra sus otros aliados Egipto y Tunez. Sin embargo, Obama y su camarilla imperialista nunca movieron un dedo en enero, incluso después de su títere egipcio Mubarak atacara a manifestantes pacíficos con matones armados y el personal de la policía estatal. "

"Los ataques armados contra Libia están obligados a explotar en la cara de las fuerzas imperialistas, lideradas por Estados Unidos", dijo el PCF. "El bombardeo estadounidense a Libia sólo puede tener éxito en inflamar las aspiraciones patrióticas del pueblo libio y en unirse para defender el derecho de su país a la libre determinación."

"La mayoría del pueblo estadounidense no aceptará otra guerra intervencionista", dijo el PCF. "Al igual que sus guerras contra Irak y Afganistán, los imperialistas, liderados por Estados Unidos están arriesgando su participación en otra guerra prolongada de intervención que nunca pueden ganar".

pc quotidiano 21 marzo - mobilitazione antifascista a palermo

domenica 20 marzo 2011

pc quotidiano 20 marzo - migranti e abitanti di Lampedusa contro i fascisti di Forza Nuova

Sosteniamo la giusta protesta dei migranti insieme ad abitanti di Lampedusa

Nessuna parola ai ratti fascisti

da indymedia Napoli

Migranti tunisini e cittadini di Lampedusa contestano il comizio di Forza Nuova sull’isola - 20 marzo 2011

Circa duecento tra migranti tunisini e cittadini di Lampedusa hanno oggi contestato il comizio di alcuni militanti di Forza Nuova giunti da Palermo.

Obiettivo di Forza Nuova era quello di cavalcare l’onda di esasperazione diffusa tra la popolazione di Lampedusa, completamente abbandonata a sè stessa dal governo italiano, attraverso la rappresentazione di clichè di intolleranza e paventando assurdi scontri tra civiltà.

Alle invettive che provenivano dal palco da parte dei militanti di Forza Nuova i migranti tunisini rispondevano cantando l’inno tunisino e gridando “libertà” e “basta razzismo”.

E la stessa libertà che i tunisini che sono arrivati a Lampedusa chiedono per non rimanere prigionieri di quella che sta diventando di fatto un vero e proprio carcere a cielo aperto.

http://napoli.indymedia.org/2011/03/20/migranti-tunisini-e-cittadini-di-lampedusa-contestano-il-comizio-di-forza-nuova-sullisola/

pc quotidiano 20 marzo - i fascisti celebrano l'unità d'Italia con Moratti e La Russa

Il moderno fascismo del governo Berlusconi, i suoi ministri e i suoi sindaci è il centro di raccolta dei vecchi fascisti, in parlamento e nel paese.
Antifascismo militante vuol dire oggi attaccare e rovesciare questo governo e questo regime in formazione

proletari comunisti
20 marzo 2011

Le insegne della Decima Mas in piazza Scala durante l'InnoLe insegne della brigata fascista presenti al convegno organizzato per i 150 anni dell'Unità d'Italia cui hanno partecipato il sindaco Moratti e il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Svetta il labaro della Flottiglia Decima Mas in piazza della Scala durante l'esecuzione dell'inno di Mameli. I rappresentanti dell'unità speciale hanno partecipato con la loro insegna al convegno organizzato oggi a Palazzo Marino dal consigliere comunale del Pdl, Stefano Di Martino, sul tema "150esimo dell'Unità d'Italia dal Risorgimento alle Missioni di pace".

Uniformi e simboli fascisti in piazza Scala
All'incontro, a cui hanno preso parte anche tutte le altre associazioni di combattenti, sono intervenuti il sindaco, Letizia Moratti, e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Al primo cittadino è stato consegnato lo storico tricolore rinvenuto nel 1942 durante la campagna di Russia e riportato da un combattente in Italia l'anno successivo, oltre a una targa dell'associazione degli artiglieri.
Sottolineando la necessità di una pacificazione nazionale, il ministro La Russa nel corso del convegno ha citato una massima di Giorgio Almirante, lo storico segretario dell' Msi: "Quando vedi la tua verità fiorire sulle labbra del tuo nemico, devi gioire, perché questo è il segno della vittoria", citazione che è stata accolta da un grande applauso della platea.
Decisamente critica la posizione del centrosinistra che parla di una grave ferita provocata alla città a poche settimane dalla ricorrenza del 25 aprile. Il numero due del Pd in consiglio provinciale Caputo dichiara : "Il sindaco di Milano, città medaglia d'oro della Resistenza che tanti martiri ha donato per la liberazione del nostro Paese dalla dominazione nazi-fascista, prima tace e non si oppone alla decisione del Consiglio di Zona 8 di dedicare una lapide all'attrice del ventennio Ferida, coinvolta nelle agghiaccianti vicende di Villa Triste, e oggi partecipa ad un convegno a Palazzo Marino in cui sono rappresentati i reduci della Decima Mas e della Repubblica Sociale Italiana.". Proteste anche dall'Anpi, l'associazione nazionale partigiani che nei giorni scorsi aveva preso pubblicamente posizione in particolare contro l'ipotesi di dedicare una lapide alla Ferida.

pc 20 marzo - il governo fa di Napoli il quartier generale dell'attacco alla Libia- facciamo di Napoli il quartier gener.dell'opposizione alla guerra

Berlusconi: "Partirà da Napoli
il coordinamento delle operazioni"La conferma da Parigi. Il premier ha annunciato che l'Italia mette a disposizione sette basi aeree e che il coordinamento partirà dalla base Nato partenopea La pista di Capodichino
Il coordinamento delle operazioni per fronteggiare la crisi libica "credo sarà fissato a Napoli". Lo ha detto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, dopo il vertice di Parigi.

pc quotidiano 20 marzo - Marco Biagi .. capostipite dei tecnici al servizio del fascismo padronale

padroni, governo e loro servi ricordano Marco Biagi
"Da lui una lezione morale"
quale morale sancire per legge precarietà e strapotere padronale ?
quale morale provocare con le sue leggi più sfruttamento, attacco ai diritti, alla dignità al futuro dei lavoratori

Il ministro Roberto Maroni ricorda "con grande partecipazione la sua capacità di modernizzare, la sua voglia di innovare, in qualunque settore". "Quindi fare le riforme- aggiunge- perché non ci sono totem intoccabili. Come lo statuto dei lavoratori, di cui Biagi aveva previsto una revisione in positivo, attualizzandola con l'evoluzione del mercato del lavoro nello statuto dei lavori. Ecco, questo metodo è il lascito più importante di Marco Biagi".

il biagi capostitipe dell'attacco allo statuto dei lavoratori ha scritto una pagina nera nella storia del nostro paese

Sacconi: "Mirafiori e Pomigliano nel suo solco". Presente anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che al termine della cerimonia si è fermato a parlare a lungo proprio con Lorenzo. "Marco è certamente vivo, perchè eventi recenti sono nel suo segno - aveva commentato in mattinata a Modena Sacconi -Egli aveva una visione delle relazioni sindacali molto naturale, rifiutava il sovraccarico ideologico che si era prodotto, chiedeva collaborazione tra le parti sociali, non il conflitto quasi ideologicamente teorizzato", e "accordi come Pomigliano e Mirafiori si muovono nel suo segno". La lezione del professor Biagi, aggiunge Sacconi, è quella di uno "scambio naturale che si libera dell'ideologia che voleva il controllo sociale sulla produzione, mortificando sia produttività che salari".

Noi non riteniamo che la morte di un Biagi cambi la storia, non crediamo che colpendo i singoli autori di leggi infami si rafforzi la lotta di classe.
Dopo i Biagi vengono gli Ichino, i Sacconi ecc., servi e mostri al servizio del capitale.
Ma la rivoluzione proletaria è basta sulla guerra della classe e delle masse per rovesciare l'intero sistema capitalistico.

proletari comunisti
20 marzo 2011

pc quotidiano 20 marzo - continua la strage nelle carceri italiane

.Pescara, detenuto suicida
nel carcere di San Donato
Con la morte del detenuto di Lanciano salgono a 32 i decessi avvenuti nelle carceri italiane dall'inizio dell'anno, di cui 13 suicidi
PESCARA. Questa mattina un detenuto del carcere di Pescara si e' suicidato. Si tratta di un italiano di 35 anni. Il magistrato di turno, Silvia Santoro, ha disposto l'autopsia.

Il detenuto, M.D.F., di Lanciano (Chieti), si è impiccato legando un lenzuolo alle sbarre mentre gli altri carcerati erano fuori dalle celle per l'ora d'aria. L'uomo era rinchiuso nella casa circondariale di Pescara dai primi giorni dell'anno a seguito di un aggravamento della misura cautelare. Prima, dal mese di ottobre, era agli arresti domiciliari.

Oltre al medico del carcere è intervenuto anche il 118, ma l'uomo era già morto. Con la morte di M.D.F. salgono a 32 i decessi avvenuti nelle carceri italiane dall'inizio dell'anno, di cui 13 suicidi.

pc quotidiano 20 marzo - Gino Strada denuncia Don verzè... ma Vendola lo sponsorizza in Puglia con il sindaco Stefano per nuova struttura a Taranto

Gino Strada contro
don Verzè: l'ospedale a
Taranto? Una schifezza

Applausi. Tanti. Spontanei, fragorosi. Come quando Strada si scaglia contro don Verzè e il progetto di Taranto dell’ospedale San Raffaele del Mediterraneo: «È una schifezza, una inutile macchina mangia soldi».



BITRITTO - Gino Strada, il chirurgo fondatore di Emergency approda a Bitritto, nel Palatour zeppo come se ci fosse una rockstar internazionale, il tour nazionale per presentare il programma «Il mondo che vogliamo» e il nuovo mensile «E», curato da Gianni Mura e Maso Notarianni. La Puglia di Emergency è una piccola isola felice: undici i gruppi impegnati nella Regione, 30mila gli euro raccolti per l’associazione nell’ultimo anno, un centinaio gli iscritti. Ma per ascoltare il verbo del guru, contro la crisi dei partiti tradizionali, della rappresentanza e della politica democratica, sono arrivati anche in pullman.

E Gino Strada non ha deluso le aspettative. Ha parlato di quello che definisce «un programma politico», ma ha toccato gli argomenti di cronaca più attuali, dalla crisi libica all’emergenza nucleare, senza dimenticare la sanità, in una regione scossa da scandali e buchi neri. La premessa è che viviamo in un mondo ingiusto, da cambiare ricorrendo ai diritti umani. «Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli Stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un'equa distribuzione delle risorse».
Il papà di Emergency ha le idee chiare sul nucleare: «C’è stato un referendum il cui risultato va rispettato. L’atomo è un giocattolo troppo pericoloso che non sappiamo controllare tecnologicamente». Il chirurgo-pensatore condanna qualsiasi «guerra umanitaria» e sulla Libia dice: « L’unica verità della guerra è la sofferenza umana. Speriamo in un rapido cessate il fuoco. Mi vergogno di essere cittadino di un Paese che continua a calpestare il principio costituzionale del ripudio della guerra».

pc quotidiano 20 marzo- Perù: massacri del regime impuniti - Sostegno alla guerra popolare




Il 2 aprile elezioni farsa del regime in Perù
Campagna di boicottaggio della guerra popolare
(testo già pubblicato nel blog)

testo che segue in spagnolo facilmente comprensibile
Un'orgnaizzazione di difesa dei diritti umani venerdì ha criticato le sentenze di pena sospesa a due generali della polizia e a uno dell'esercito che nel 2009 avevano diretto le operazioni di repressione di una protesta indigena nella selva conclusesi 33 morti.
I generali di polizia, Luis Muguruza e Luis Uribe e il generale dell'esercito, Raúl Silva sono stati condannati della magistratura militare a pene tra i 12 e 36 mesi di carcere, con sospensione della pena, cosa che prodotto profonda indignazione tra i familiari degli indigeni.
"Una preoccupante, che potrà essere usata per evitare che i tutti i responsabili dei ferimenti e uccisioni commessi il 5 giugno 2009 siano puniti" ha dichiarato in conferenza stampa l'avvocato Juan Quispe, difensore di parte civile.
Rocío Silva Santisteban, segretaria esecutiva della Coordinadora Nacional de Derechos Humanos (CNDDHH), ha dichiarato che la stessa non celebrazione del processo in un tribunale comune dimostra "una spudorata ricerca di impunità".
Jhon Estela, che ha perso una gamba per le conseguenze delle ferite provocate dai proiettili sparati dalla polizia, ha dichiarato che molte persone come lui, ferite durante gli scontri "hanno paura di una possibile repressione politica"
I fatti sono avvenuti nella città di Bagua, quando la polizia tentò sgomberare una strada bloccata da migliaia di nativi amazzonici che protestavano contro i decreti che facilitavano la vendita dei loro territori ancestrali per favorire imprese minerarie e petrolifere.
L'azione della polizia scatenò la reazione degli indigene, provocando scontri violentissimi che provocarono la morte di 23 poliziotti, più un disperso, e 10 vittime tra i civili.
I fatti di Bagua sono l'episodio di violenza tra polizia e civili con i maggiori costi sociali della storia recente del Perú.

pc quotidiano 20 marzo - ancora una morte sul lavoro di un operaio immigrato

proletari comunisti fa appello a mobilitarsi su scala nazionale per le morti sul lavoro degli immigrati con una iniziativa a roma in primavera
morti sul lavoro per effetto di precarietà e mancanza di diritto di cittadinanza battaglia che da tempo è sviluppata dalla rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
in particolare a roma dopo la morte di un operaio immigrato alla sapienza a dicembre


LANCIANO. Per sapere come è morto Haralambe Ciuboteriu saranno necessari
ulteriori accertamenti, ma dalle indagini della polizia emergono novità
sulle 'circostanze' del decesso.


haralambe ciubuteriu, operaio di 44 anni è morto in un cantiere di Lanciano
lavorava in nero

Intanto sono state accertate diverse irregolarità al cantiere, e tra queste
anche l'impianto elettrico non a norma. La polizia ha inoltre verificato che
l'operaio non era assunto e la ditta per cui lavorava ha cercato di
regolarizzarlo solo dopo la morte. Qualche dubbio sulla regolarità del
cantiere alla Polizia era venuto da subito, tanto che, a seguito della morte
dell'operaio rumeno, ha posto sotto sequestro il locale e avviato vari
accertamenti. Ora sono arrivati i primi risultati. Intanto gli agenti del
commissariato di Lanciano hanno riscontrato che l'impianto elettrico non
rispondeva alla normativa in materia di salute e sicurezza sul luogo di
lavoro, con un evidente rischio elettrico. Per questo le due ditte edili che
lavoravano all'interno del fondaco sono state denunciate. I due operai
impiegati, infatti, lavoravano ognuno per una ditta per cui entrambe sono
state segnalate per non aver rispettato la normativa di riferimento,
l'articolo
8 della legge sul lavoro.

Ai datori di lavoro, in particolare, è contestato il fatto di «non aver
preso tutte le misure necessarie - tecniche, organizzative e procedurali -
affinché i lavoratori siano salvaguardati dai rischi di natura elettrica.».
Dal sopralluogo, inoltre, sono state evidenziate alcune inadempienze in
materia di sicurezza su alcuni dei materiali utilizzati (in particolare un
ponte su ruote) per le quali verranno applicate le relative sanzioni. I
risultati dei controlli dei tecnici della Asl, in questo senso, saranno
determinanti per individuare tutte le irregolarità del cantiere e procedere
con le sanzioni amministrative e, probabilmente, con altri provvedimenti di
carattere giudiziario.

Ma per l'impresa per la quale lavorava l'operaio deceduto i rischi sono
anche altri. Da una verifica, infatti, è emerso che il lavoratore deceduto
non era stato assunto regolarmente. Il datore di lavoro, ritenendo di non
essere scoperto, lo aveva assunto lo stesso giorno del decesso, il 14 marzo.
Ma è bastato un semplice accertamento da parte del personale del
Commissariato dal quale è emerso che le relative pratiche di assunzione
erano state effettuate in ore successive al decesso del rumeno. Anche per
questo il datore di lavoro sarà sanzionato.

Le novità emerse sulle irregolarità del cantiere non possono, ovviamente,
non pesare sulle indagini relative alla morte dell'operaio, anche se per la
Polizia restano comunque due situazioni indipendenti.

L'autopsia sul cadavere del 44enne, effettuata dall'anatomopatologo Ivan
Melasecca su incarico della procura della Repubblica di Lanciano, infatti,
ha accertato che la morte è avvenuta per arresto cardiaco, ma non ha
chiarito per quale motivo. Due le ipotesi plausibili: la morte naturale,
probabilmente a seguito di un infarto; oppure la morte causata da
folgoramento. In questo senso è fondamentale effettuare nuovi accertamenti
sull'irregolarità dell'impianto elettrico perché proprio questo potrebbe
aver causato una scarica elettrica fatale per il manovale.

La verità sulla morte del rumeno, tuttavia, sarà accertata soltanto quando
saranno resi noti i risultati definitivi dell'autopsia, e a seguito di
ulteriori esami istologici a cui il corpo del 44enne sarà sottoposto.

ddc 18/03/2011

pc quotidiano 20 marzo - torino mobilitazione immediata a porta palazzo

un centinaio di persone di varie realtà, in maggioranza italiani, ha partecipato nel pomeriggio al presidio di sostegno alle rivolte e rivoluzioni in Africa e Medioriente, organizzato a Torino raccogliendo l'appello del World Social Forum per una giornata mondiale di mobilitazione




l'iniziativa si è tenuta mentre si prepara l'intervento militare imperialista in Libia, con in prima fila la Francia di Sarkozy (nella foto in una recente, amichevole stretta di mano con Gheddafi quando questi era un interlocutore valido per fare affari)

molti paesi del mondo arabo sono attraversati da questo vento rivoluzionario, soltanto di ieri è il massacro di 70 manifestanti yemeniti

al presidio è intervenuto anche Omar El Shafei, attivista anticapitalista egiziano residente in Francia, che ha brevemente illustrato la situazione egiziana dopo la caduta di Mubarak sottolineando come nonostante la straordinarietà di quanto fatto finora, il processo di cambiamento sia solo agli inizi, e dipenda da tutti noi come proseguirà

al presidio sono state esposte numerose bandiere palestinesi, lo striscione VIVA LE RIVOLTE DEI POPOLI ARABI - FUORI U.S.A. E U.E. DAL NORDAFRICA, e allestito un banchetto informativo sulla Freedom Flotilla 2

durante il presidio una performance della samba band ha richiamato l'attenzione di numerosi passanti, in maggioranza immigrati

la zona di Porta Palazzo era fortemente militarizzata per la presenza del patriota

pc quotidiano 20 marzo - Milano mobilitazione ..condannare l'intervento occidentale e a schierarsi in maniera chiara per la sua sconfitta

L'attacco alla Libia cela a fatica il vero obiettivo della missione militare intrapresa poche ore fa da una coalizione imperialista di cui l'Italia fa pienamente parte: quello di aggredire l'insorgenza nordafricana e di mantenere posizioni strategiche in un territorio la cui importanza non sfugge a nessuno.

Abbiamo sostenuto, e stiamo tuttora sostenendo, la rivolta libica per la cacciata di Gheddafi, ritenendolo un uleriore fondamentale passaggio all'interno del processo rivoluzionario che sta attraversando il Mediterraneo, per la conquista di una piena libertà per le popolazioni in lotta, e, più in generale come contributo alla battaglia dell'intero proletariato.


Ed è proprio in ragione di questa prospettiva, e non di un "semplice" cambio di regime, che oggi non bisogna esitare a condannare l'intervento occidentale e a schierarsi in maniera chiara per la sua sconfitta. Se da una parte i ribelli di Bengasi possono esultare, anche comprensibilmente, per l'inizio di operazioni militari che potrebbero ostacolare i piani del raìs libico nei loro confronti, dall'altra non vi è alcun dubbio che, anche in caso di vittoria dei ribelli, questa avverrebbe in uno scenario del tutto differente da quello in cui tale ribellione è sorta, e cioè sotto il tallone di ferro imperialista. Non vi sarebbe quindi alcuna libertà, nè economica, nè politica, se le truppe imperialiste trovassero il modo di penetrare direttamente nell'area, e , soprattutto, anche tutte le altre rivolte ancora in corso verrebbero direttamente minacciate.

Appuntamenti per cominciare a dare una risposta immediata:
domenica 20 marzo
ore 15 - Piazza Loreto
ore 16 - P.za S.Babila

pc quotidiano 20 marzo - Napoli mobilitazione all'istituto orientale .CONTRO LA NUOVA "GUERRA UMANITARIA"!

Domenica e Lunedì: presidio e assemblea contro la nuova "guerra umanitaria" in Libia
Sabato 19 Marzo 2011 20:00 cau
Sabato 19 marzo 2011, ore 17:45: dal cielo della Libia vengono lanciate le prime bombe dagli aerei francesi della NATO. Il via libera alla nuova "guerra umanitaria" è stato dato dal consiglio di Sicurezza dell'ONU e si è perfezionato nel pomeriggio di sabato in un vertice dei capi di stato all'Eliseo. Pochi minuti dopo l'intervento del presidente Sarkozy l'aviazione comincia i bombardamenti.

Obbiettivo dichiarato? Il solito.
Come fu per l'Iraq, com'è avvenuto in Kosovo, la strategia è semplice: trovare un "nemico", magari che fino a ieri era il tuo "miglior amico" (vedi Gheddafi fino a ieri accolto con tutti gli onori dal nostro premier), dichiarare che la guerra è in favore delle "popolazioni libiche" (che probabilmente ricordano ancora chi ha messo lì Gheddafi...) e procedere, nel silenzio assoluto dei media e di tutto lo schieramento parlamentare, da La Russa a Vendola.

Ma esiste un altro modo di raccontare questa ennesima storia di guerra e violenza.

Ad otto anni dall'entrata in guerra contro l'Iraq, siamo di fronte ad una nuova escalation di violenza in Medio-Oriente, ed è evidente che la posta in gioco, tanto per gli Stati Uniti che per le potenze europee, non siano affatto i diritti del popolo libico quanto gli abbondanti giacimenti e rifornimenti di petrolio e di gas. Un obiettivo questo ritenuto a maggior ragione strategico di fronte all’acutizzazione della crisi economica internazionale.

Anche l'Italia guidata dalla paura di perdere i contratti petroliferi stipulati con Gheddafi, si è imbarcata in una nuova avventura, dichiarando "di voler stare in prima linea”, una nuova avventura che porterà altri morti fra i civili, altri lutti, altre spese militari, proprio mentre ci dicono che non ci sono soldi per la scuola, la sanità, i servizi sociali...

Proprio da Napoli, con tutta probabilità, verranno coordinate le azioni di guerra, non possiamo restare in silenzio, non possiamo renderci complici. Rilanciamo la mobilitazione contro la guerra e contro la presenza, sul nostro territorio, della base NATO più importante del sud Europa!

Fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia!

DOMENICA 20 MARZO

PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE

DALLE ORE 10:30 - PIAZZA DANTE



LUNEDI 21 MARZO

ASSEMBLEA PUBBLICA - ORE 17

PALAZZO GIUSSO - UNIVERSITA' ORIENTALE