giovedì 23 luglio 2026

Bologna - contro i benpensanti a difesa della protesta di piazza in tutte le forme contro sbirri assassini, stato di polizia, Governo Meloni



Sergio Fabretti Scorza

16 h 
Dopo che a Bologna la polizia ha attaccato con idranti e lacrimogeni una piazza che protestava con veemenza ma senza violenza per l’assassinio di Fakir Abderrahim, provocandone la reazione, ecco che partono le pavloviane lamentele dei benpensanti borghesi sedicenti sinistri che si scagliano senza se e senza ma contro “quei quattro cretini che sanno solo fare casino”, che “sfruttano cinicamente la morte di Fakir per sfogare i loro bassi istinti” e che “rovinano la grande giornata di protesta civile facendo il gioco delle destre”, senza farsi mancare l’intramontabile “saranno sicuramente degli infiltrati”.
Viviamo in un pianeta che sta andando letteralmente arrosto a causa della smania di ricchezza e di potere di una ristretta cerchia di criminali protetti a suon di manganellate dalla stessa polizia che ha ammazzato Fakir. Un mondo nel quale milioni di giovani delle nuove generazioni sono figli di genitori sfruttati fino all’osso da un sistema in cui tutele e i diritti minimi faticosamente conquistati con lotte decennali sono stati abbattuti uno dopo l’altro.
Ieri ho parlato con una donna albanese che mi ha raccontato che lavora nel settore della lavorazione carni: undici ore di lavoro al giorno, per sei giorni alla settimana per milletrecento euro al mese, con dieci giorni di vacanza all’anno. Suo marito è muratore, costruisce i muri a secco che abbelliscono le case di gente che spende ogni giorno quello che lui guadagna in una settimana, ha più di cinquant’anni e lavora sotto il sole a picco anche a giugno, luglio e agosto. Mi ha detto che non ce la fa più; quando è venuto in Italia pensava che in dieci anni di sacrifici totali sarebbe riuscito a risparmiare abbastanza da tornare a casa e aprire una piccola pizzeria, ma che ormai ha capito che non ce la farà mai e che per sopravvivere è condannato a cuocere sotto il sole per pochi euro fino alla vecchiaia, sempre se ci arriverà. Nella loro condizione ci sono ovviamente anche tante famiglie italianissime, perché lo sfruttamento è trasversale: non guarda solo al luogo di nascita, ma anche al ceto di provenienza.
Quante famiglie così ci sono in Italia? Quantə sono lə giovani che sono natə e cresciutə in famiglie così, che vivono in case microscopiche e senza aria condizionata, in periferie cementificate, desolate e prive di servizi, e che sono lucidamente consapevoli che l’unico futuro che si prospetta per loro è fatto di catastrofe climatica, guerra tra poveri, precarietà strutturale e sfruttamento estremo? Quante volte abbiamo visto che ogni protesta civile per cambiare radicalmente lo status quo è destinata ad essere inascoltata o ferocemente repressa, e che una vita può essere spezzata in un istante se si cede fisicamente al peso e alla disperazione dell’esistenza e ci si ritrova in mano a poliziotti noncuranti dell’unicità e della sacralità della vita umana? Cosa possono provare, i milioni di senza futuro, di fronte all’ennesima dimostrazione che la loro vita e quella dei loro cari non vale mezzo soldo bucato? Quali emozioni può suscitare in loro il governo del loro paese, che invoca la grazia per un pluriassassino pregiudicato solo perché faceva di mestiere il gioielliere e che invece assolve senza se e senza ma gli assassini di Fakir nonostante il video della sua morte abbia sconvolto tuttə coloro che hanno ancora un cuore? Cosa possono provare di fronte alla segreteria del più grande partito di opposizione che aspetta due giorni prima di spiccicare poche e insufficienti parole di circostanza sull’assassinio di Fakir ma che dedica il cuore del suo intervento proprio alla condanna “senza se e senza ma” di chi ha reagito a idranti, lacrimogeni e manganelli?
Eppure, a tutto questo i benpensanti di sinistra non pensano, semplicemente perché se ne fregano in toto di tutto il resto del mondo. Per loro, l’assassinio di Fakir è solo una buona scusa per posizionarsi, per dimostrare la loro presunta superiorità intellettuale rispetto alle masse acefale alla loro destra e alla loro sinistra: signora mia, come siamo messi male noi saggi in mezzo a tutti questi buzzurri. Gente che si rifà in continuazione all’Illuminismo e alla “ragione’ degli aristocratici per delegittimare e bollare ogni reazione umana alla ferocia del sistema come l’atto di imbecilli autolesionisti, gente che se ne frega totalmente della condizione di milioni di persone che sopravvivono al presente in condizioni inumane e senza redenzioni possibili. Gente che magari si straccia pure le vesti per il genocidio a Gaza (tanto i palestinesi sono lontani), ma che scelgono di non vedere gli evidenti parallelismi tra un esercito israeliano imbevuto di suprematismo omicida e le forze dell’ordine nostrane, tra le quali (a giudicare dal posizionamento dei sindacati di polizia) le tesi razziste di Vannacci e Salvini riscuotono un consenso maggioritario.
L’egoismo e l’autoreferenzialità di questa gente purtroppo non conosce confini, quindi stiamone pur certi: quando il malcontento e la disperazione dei ceti emarginati salirà inevitabilmente di intensità, questo ceto di benpensanti di merda smetterà la posa astrattamente antifascista che la caratterizza e invocherà compattamente la repressione più dura, per tutelare il suo immeritatissimo benessere da ogni ipotesi di redistribuzione e condivisione sociale.
Quando i partiti che rappresentano questa feccia invocheranno il voto utile contro “le destre”, ricordiamoci che nessun regime fascista è mai stato abbattuto con un semplice voto, tantomeno per partiti che si accontentano di verniciare le disuguaglianze sociali con una patina di ipocrisia caritatevole.
Solo la lotta sul territorio, l’organizzazione delle istanze degli sfruttati e il movimento dal basso possono spezzare la cappa conservatrice imposta questa coalizione di privilegiati benpensanti di destra e di “sinistra” e restituire un futuro al pianeta e al genere umano, alla faccia di questi stupidi e arroganti soloni che credono di vedere meglio e più lontano degli altri ma che riescono a mettere a fuoco solo il loro ombelico.

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