venerdì 14 novembre 2014

pc 14 novembre - RIGETTATO L'ESPOSTO DELL'IST. TUMORI CONTRO LO SLAI COBAS SC: LO STRISCIONE DEVE RESTARE!


I DIRITTI SI DIFENDONO CON LA LOTTA! I DIRITTI SI CONQUISTANO!

Il Giudice del Tribunale di Milano ha rigettato l’esposto avanzato dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano contro lo Slai COBAS per il sindacato di Classe per l’esposizione dello striscione “BASTA CON GLI STRAORDINARI ILLEGALI ALL’ISTITUTO TUMORI!! PER LA SICUREZZA SUL LAVORO E CONTRO LA PRECARIETA’: VOGLIAMO NUOVE ASSUNZIONI!! SLAI COBAS “INT” per il sindacato di classe”

Nell’esposto la Fondazione lamentava il danno all’immagine e alla reputazione, in realtà, come ben rappresentato al Giudice durante l’udienza del 30 ottobre scorso, si tratta di un tentativo di zittire ogni diritto di critica che non può essere visibile sulle mura dell’ INT e di libertà di scelta e di organizzazione dei lavoratori. Infatti, l’ Amministrazione non ha mai preso in considerazione quanto denunciato dallo Slai COBAS.
VOLEVANO ZITTIRCI E NON CI SONO RIUSCITI! 

Ora si apre una nuova fase che deve incoraggiare i lavoratori a scendere in campo a difesa dei propri diritti, a sostenere questa battaglia di libertà e dignità che è per tutti. Chiamiamo anche delegati, OOSS a schierarsi pubblicamente e apertamente.
Ora la battaglia contro straordinari illegali, la precarietà, per la sicurezza sul lavoro e nuove assunzioni deve essere portata sino in fondo!
Scrivevamo nel comunicato del 30 ottobre, dopo l’ Udienza davanti al Giudice:” Tutto ciò non solo è lesivo del diritto di critica per qualsiasi sindacato, non solo dello Slai Cobas sc, ma anche per ogni lavoratore che voglia far valere i propri diritti. 
Noi consideriamo questo atteggiamento intimidatorio, e tale e quale l’atteggiamento e l’agire del governo Renzi, che attraverso le sue decisioni attacca e vuole zittire qualsiasi dissenso e lotta.”

Slai COBAS “INT” per il sindacato di classe cobasint@tiscali.it


Milano 14-11-2014

pc 14 novembre - NO TAV - La santa Inquisizione al servizio del profitto, della speculazione, della devastazione ambientale - non avremo pace finchè non ci restituite liberi i compagni!

No Tav, pm chiedono 9 anni e mezzo per 4 anarchici accusati di terrorismo

No Tav, pm chiedono 9 anni e mezzo per 4 anarchici accusati di terrorismo

La Procura di Torino chiede la condanna a nove anni e mezzo di carcere per vari reati, fra cui l’atto terroristici per i quattro anarchici No Tav imputati per l’attacco al cantiere Tav di Chiomonte del 14 maggio 2013. Il processo è in corso nell’aula bunker del carcere delle Vallette. Gli imputati sono Claudio Alberto, Nicolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi, quattro anarchici che sono in carcere dallo scorso 9 dicembre per avere preso parte, insieme a circa venticinque compagni, a un attacco portato avanti anche con bombe molotov. I quattro, nel corso del processo, hanno rivendicato l’azione.L’assalto notturno al cantiere della Tav di Chiomonte nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2013, secondo il pm Antonio Rinaudo, fu “un atto di guerra e punitivo verso lo Stato, un atto che si inserisce nell’antagonismo estremo. Un atto che doveva essere punitivo per condannare le scelte di politica economica e condizionare lo Stato nelle scelte future, perché ogni punizione deve avere un valore dissuasivo”. “Il più rilevante danno commesso”, ha continuato il pm, “è la lesione di beni tutelati a rango costituzionale. Fu un atto di terrorismo. Si è bruciato un compressore, dicono, ma si è posta in pericolo l’incolumità di più persone. Colpire l’incolumità individuale in quel contesto integra quel grave danno che non è solo l’integrità fisica. Colpire Chiomonte è colpire una scelta strategica dello Stato. La grande opera della Tav non è niente altro che espressione di una scelta politica ed economica fatta dallo Stato e demonizzata da coloro che si oppongono. E il gesto chiamato sabotaggio viene rivendicato comne parte di un più articolato disegno. Non è un episodio isolato“.

Mentre in aula regna il silenzio, su Twitter si scatenano le polemiche dei No Tav. “Per l’incendio di 1 compressore i pm chiedono 9 anni e 6 mesi per ogni imputato”, “non è un processo, è una caccia alle streghe”, sono alcuni dei commenti. L’avvocato Mauro Prinzivalli, legale della presidenza del consiglio dei ministri, ha preso la parola dopo i pm chiedendo che allo Stato, che è parte lesa, vengano risarciti i danni, rimettendo alla Corte la quantifica. Intanto il movimento No Tav si è dato appuntamento per questo pomeriggio a Chiomonte “per farci sentire e per rinnovare ancora una volta – spiegano in un comunicato sul web – una promessa di lotta che non si può fermare con sbarre, prigioni, aule dei tribunali o con il filo spinato di un cantiere”. L’appuntamento è per le 17 al cancello della centrale di Chiomonte: “Portiamo cibi, piatti e bicchieri, cibo da condividere, strumenti musicali, fischietti, coperchi, e tanta voglia di lottare e farci sentire” scrivono nell’invito.

pc 14 novembre - I ministri degli ultimi governi, una galleria di mostri... e ancor più chi li ha nominati, con beneplacito di Napolitano, chi li ha votati in parlamento - Clini, quanti soldi avrà preso poi da RIVA ILVA prima o poi lo sapremo

Corruzione, giudizio immediato per l’ex ministro Corrado Clini

Corruzione, giudizio immediato per l’ex ministro Corrado Clini


Processo anche per l’imprenditore Augusto Calore Pretner di Ferrara. La Procura di Roma contesta a Clini di aver ricevuto una mazzetta per oltre un milione di euro e a Pretner una somma di denaro di 2 milioni e 30mila euro



Giudizio immediato per l’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini accusato dalla Procura di Roma di corruzione per un finanziamento da 54 milioni di euro finanziato dal dicastero per il progetto New Eden che riguardava la riqualificazione di una zona dell’Iraq. Il processo fissato per il prossimo 12 marzo davanti la II sezione penale. L’ex ministro era stato arrestato lo scorso 26 maggio su ordine dell’autorità giudiziaria di Ferrara. Ai domiciliari era finito anche l’imprenditore Augusto Calore Pretner di Ferrara, anche lui rinviato a giudizio.
La Procura della Repubblica contesta a Clini di aver ricevuto una mazzetta per oltre un milione di euro e a Pretner una somma di denaro di 2 milioni e 30mila euro, il tutto derivato dalla percentuale lucrata su un finanziamento erogato dal ministero dell’Ambiente ad una società irachena per un progetto di bonifica ambientale. Il processo richiesto dal pubblico ministero Alberto Galanti è stato disposto dal gup Massimo Battistini. econdo le conclusioni del magistrato l’erogazione delle somme sarebbe avvenuta tra l’ottobre del 2010 e il giugno del 2011 quando Clini era direttore generale del ministero dell’Ambiente del quale poi divenne ministro.
Quando furono arrestati a Clini e Pretner venne contestata la sottrazione di 3 milioni e 400mila euro da un finanziamento ministeriale di 54 milioni destinato al progetto volto appunto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzare in Iraq e finanziato con il sostegno internazionale. Clini risultava indagato già dall’ottobre 2013 in qualità di direttore generale del ministero dell’Ambiente.
Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Ferrara, erano partite dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società cartiera con sede in Olanda, a favore della Med Ingegneria srl, studio ferrarese i cui vertici risultano indagati per una frode fiscale da un milione e mezzo di euro. Le fatture di Med Ingegneria facevano capo a due organizzazioni non governative con sede negli Stati Uniti, la Nature Iraq (cui partecipava lo Studio Galli Ingegneria di Padova di cui è socio Pretner) e Iraq Foundation. Sono le due ong che nel 2003 stipularono un accordo bilaterale con gli uffici del ministero dell’Ambiente, poi rinnovato nel 2008 per altri cinque anni. Obiettivi del programma di cooperazione erano il ripristino ambientale e il controllo dei fenomeni di piena e gestione integrata dei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate. Di quella attività però il Nucleo di polizia tributaria non trovarono alcun riscontro. Per quel progetto le due ong chiesero 57 milioni all’Ambiente, ottenendone 54.
Tra settembre 2007 e gennaio 2011 parte di quelle somme finirono, secondo gli inquirenti, in conti “direttamente riconducibili ai due arrestati”. Una parte dei soldi del ministero, incassati da Nature Iraq, erano stati accreditati su un conto ad Amman in Giordania, per poi partire in direzione dell’Olanda, verso la società Gbc con fatturazioni per operazioni inesistenti. Questa tratteneva una commissione del 5% per poi girarli neiparadisi fiscali delle Isole Vergini e dei Caraibi. Da qui il malloppo, decurtato di un altro 2%, ripartiva per la Svizzera per essere depositato “in conti correnti di prestanome direttamente riconducibili agli indagati”.

pc 14 novembre - i padroni reazionari o lluminati che siano hanno trovato il pupazzo o il giocattolo.. non si illudano glielo romperemo...

De Benedetti: “Renzi? Un vero fuoriclasse: empatico come Fanfani, abile come Craxi”
De Benedetti: “Renzi? Un vero fuoriclasse: empatico come Fanfani, abile come Craxi”


In un'intervista al Corriere della Sera il presidente del Gruppo L'Espresso tesse le lodi del presidente del consiglio.
“Mi sono ricreduto. Renzi è un fuoriclasse. Per quattro motivi. Innanzitutto, è molto intelligente” mentre “Berlusconi è furbo”. Carlo de Benedetti, in una intervista a tutto campo al Corriere della Sera pubblicata nel giorno del suo 80° compleanno, elenca anche altri motivi per cui apprezza il presidente del Consiglio: “L’energia: non ne ho mai vista tanta in un politico. Forse si può fare un paragone con il Fanfani degli Anni ’50. L’empatia. Dicono che Renzi ricordi Craxi, per decisionismo e abilità politica; Craxi però era antipatico. E poi Renzi è una spugna. Di economia non sa molto; ma in un attimo assorbe tutto. È veloce e spregiudicato”.
Tanto veloce e spregiudicato da stringere con Silvio Berlusconi un patto, quello del Nazareno, per dare vita alla nuova leggere elettorale e riformare la Costituzione. “Il premier ha fatto benissimo a stringerlo – commenta il presidente del Gruppo L’Espresso – e Berlusconi per sopravvivere non poteva fare altro. E’ innamorato di Renzi e disgustato dal suo partito”. Cosa farà l’ex Cavaliere? “Penso venderà tutto a uno straniero e per farlo non può avere il governo contro. In Italia non c’è nessuno disposto a comprare le sue aziende”.

come il fanfani del fanfascismo gollista, come il craxi socialfascista antioperaio dell'attacco alla scala mobile e antisinistra, dei nani e ballerine,,,

E’ un De Benedetti a tutto campo, quello che dialoga con il Corriere. “Questa manovra non è risolutiva – osserva l’imprenditore – il vincolo del 3% è incompatibile con riforme vere. E le riforme senza soldi non si fanno. Il premier dovrebbe fare come Gerhard Schröder, quando ottenne di sforare i parametri per tre anni. Oggi Renzi non se la sente; ma sono certo che, quando avrà avviato le riforme, lo farà. Fino ad allora, l’Italia non uscirà da recessione e deflazione”. Neanche la situazione economica dell’Unione europea De Benedetti vede rosea. Anzi: “Sono pessimista sulla tenuta tenuta economica europea. E condivido quanto sostiene Larry Summers: ci attende una stagnazione secolare – è la previsione – la distruzione del ceto medio creerà una società con pochi ricchi, molti poveri e molti eroi che cercheranno di costruire una famiglia con 1.500 euro al mese”. Che arrivano a 1580 con gli 80 euro di bonus “inventato” dal premier: “Gli 80 euro sono stati un brillane spot elettorale. Ma è difficile pensare che rimettano in moto l’economia. Detto qusto, Renzi è l’unico che possa riportare l’Italia al suo standard”.
Quando si vota, domanda il giornalista. “Nella primavera 2015. Dopo che il 31 dicembre Napolitano si sarà dimesso”. Su chi sarà il nuovo presidente della Repubblica, l’Ingegnere afferma: “Posso dire quali connotati dovrà avere, coniugando realismo e aspirazione. Renzi non lascerà che sia eletto qualcuno che distragga l’attenzione da lui. Ma il presidente dovrà essere un politico dal grande profilo istituzionale, che conosca a fondo il funzionamento delle Camere.

pc 14 novembre - TOR SAPIENZA: NO ALLA RETORICA DELLA GUERRA TRA POVERI

La retorica della guerra tra poveri

—  Anna Maria Rivera, 13.11.2014

Razzismo e periferie. Dilaga la caccia, simbolica o reale, ai capri espiatori di sempre: rom e sinti, migranti e rifugiati. Il paradigma Roma

Pur variando luo­ghi e per­so­naggi, comune è lo schema nar­ra­tivo, aval­lato anche da quo­ti­diani main­stream. A giu­sti­fi­care o smi­nuire la vio­lenza dei «resi­denti» e dei «cit­ta­dini comuni» si pro­pa­lano spesso leg­gende e false noti­zie, spac­ciate come vere anche da organi di stampa prestigiosi.
Ciò che è acca­duto nella bor­gata romana di Tor Sapienza costi­tui­sce un pre­ce­dente assai grave. Mi rife­ri­sco allo svuo­ta­mento for­zoso, a furor di assalti raz­zi­sti, del Cen­tro di acco­glienza che ospi­tava abi­tual­mente i più vul­ne­ra­bili tra i rifu­giati, soprat­tutto minori. I faci­no­rosi che, incap­puc­ciati e al grido di «bru­cia­moli tutti!», a più riprese hanno attac­cato il Cen­tro, con lanci di pie­tre e petardi, per alcuni giorni sono stati rap­pre­sen­tati, anche dalla grande stampa, come poveri «cit­ta­dini esasperati».
E le dice­rie a pro­po­sito di scippi e aggres­sioni subite, ten­tati stu­pri — dei quali non v’è trac­cia di prova né denunce for­mali — sono state pun­tual­mente riprese senza alcuna verifica...

A stru­men­ta­liz­zare il disa­gio eco­no­mico e sociale, dirot­tan­dolo verso gli alieni, v’è la pre­senza di «gruppi neo­fa­sci­sti e figure, vec­chie e nuove, dell’estrema destra», dichia­rava al Redat­tore Gian­luca Peciola, capo­gruppo di Sel in Campidoglio.
Pochi, fra i com­men­ta­tori che hanno insi­stito – con qual­che ragione, certo - sul sen­ti­mento col­let­tivo di abban­dono e insi­cu­rezza che vivono i resi­denti, si sono sof­fer­mati a con­si­de­rare le bio­gra­fie, la con­di­zione, i sen­ti­menti dei capri espia­tori: in gran parte gio­vani, fug­giti da povertà, per­se­cu­zioni e vio­lenze, appro­dati rischio­sa­mente in Europa dopo viaggi da incubo, costretti a una vita alie­nante e oggi, di nuovo, rifiu­tati, minac­ciati, terrorizzati.
Lo schema di cui ho detto s’intreccia con un’altra reto­rica abu­sata: quella, in appa­renza non-razzista, della «guerra tra poveri», secondo la quale aggres­sori e aggre­diti sareb­bero vit­time simmetriche.
Esem­plare in tal senso è ciò che è acca­duto alla Mar­ra­nella, quar­tiere romano del Pigneto-Tor Pignat­tara, dopo l’assassinio di Muham­mad Sha­h­zad Khan, il paki­stano di ven­totto anni mas­sa­crato a calci e pugni da un dicias­set­tenne romano, la notte del 18 set­tem­bre scorso. Subito dopo, un cen­ti­naio di per­sone improv­vi­sa­rono un cor­teo di soli­da­rietà verso il gio­vane arre­stato, non senza qual­che accento di ram­ma­rico per «que­sta guerra tra poveri», insieme con car­telli e slo­gan quali «Viva il duce» e «I negri se ne devono andare». Più tardi, per­fino qual­che sog­getto poli­tico deci­sa­mente di sini­stra si è spinto ad affer­mare che i due sareb­bero vit­time dello stesso dramma della povertà e del degrado. Come se il livello di potere, la posi­zione sociale, la respon­sa­bi­lità morale fos­sero i mede­simi, tra il bullo di quar­tiere che uccide, isti­gato e spal­leg­giato dal geni­tore fasci­sta (poi arre­stato anch’egli), e la sua vit­tima inerme: già annien­tata dalla soli­tu­dine, dalla per­dita del lavoro e dell’alloggio, dal ter­rore di per­dere pure il per­messo di sog­giorno, dalla lon­ta­nanza dalla moglie e da un figlio di tre mesi che mai aveva potuto vedere. Una per­fetta illu­stra­zione, quel delitto, di guerra con­tro i più inermi tra i poveri.
Certo, Roma è para­dig­ma­tica per le cat­tive poli­ti­che che nel corso degli anni hanno pro­dotto ghet­tiz­za­zione e degrado urbano di tanta parte dell’hinterland. E, si sa, più che mai in tempi di crisi, il disa­gio eco­no­mico e sociale e il senso di abban­dono ali­men­tano risen­ti­mento e ricerca del capro espiatorio.
Ma a socia­liz­zare, mani­po­lare, deviare il ran­core col­let­tivo c’è sem­pre qual­che attore poli­tico: di destra e di estrema destra, soli­ta­mente e in par­ti­co­lare Casa Pound e la Lega di Sal­vini e Bor­ghe­zio...

pc 14 novembre - LE CAMICETTE NEI LUCCICANTI NEGOZI CHE GRONDANO DI SUDORE

Nella regione di Petrich salari da fame nell’industria tessile: 129 euro al mese. A Batman, in Turchia, donne kurde e siriane al lavoro dalle 9 alle 24. La denuncia di Clean Clothes: aziende che producono per Adidas, H&M, Hugo Boss e Zara
La  regione di Petrich, nella Bul­ga­ria sudo­rien­tale... si cal­cola che metà della popo­la­zione lavori (in fab­bri­che di grandi dimen­sioni, in scan­ti­nati o a domi­ci­lio) per conto di agenti greci che a loro volta ope­rano per conto di grandi mar­chi e distri­bu­tori...
Una lavo­ra­trice, occu­pata da 18 anni in una fab­brica che pro­duce per Tom Tai­lor e Zara, ha rife­rito ai ricer­ca­tori della cam­pa­gna Clean Clo­thes di gua­da­gnare 179 euro netti, com­prese cin­que ore di straor­di­na­rio medie al giorno. Un’altra ha rac­con­tato di cucire a domi­ci­lio per­line sulle cami­cette di Benet­ton o Max Mara e di rice­vere non più di un euro e mezzo per un’ora e mezza di lavoro. Una donna slo­vacca ha spie­gato ai ricer­ca­tori che il suo sala­rio è stato ridotto da 430 euro a 330...
in molti casi i com­mit­tenti sono, col solito mec­ca­ni­smo del lavoro in subap­palto, mul­ti­na­zio­nali dell’abbigliamento...
Quello che emerge dal dos­sier è che i paesi post-socialisti fun­zio­nano come bacino di lavoro a buon mer­cato per i mar­chi e i distri­bu­tori occi­den­tali della moda. A essere impie­gate sono nella stra­grande mag­gio­ranza donne (in Tur­chia addi­rit­tura il 90 per cento) che, come rac­conta una ricer­ca­trice geor­giana, «sono retri­buite per quan­tità di pro­dotto rea­liz­zato e le loro paghe non supe­rano i 104–124 euro al mese», men­tre gli uomini lavo­rano «pre­va­len­te­mente nel taglio e nella logi­stica e hanno un sala­rio fisso di 124–145 euro mensili»...

a gua­da­gnarci, in que­sti anni, sono state solo le mul­ti­na­zio­nali che hanno spo­stato la pro­du­zione dove il lavoro costa meno, i sin­da­cati sono più deboli e i con­trolli meno strin­genti. I ricer­ca­tori met­tono in evi­denza come i più noti mar­chi della moda siano riu­sciti a gua­da­gnare dalla crisi eco­no­mica. I pro­fitti per le big com­pa­nies sono schiz­zati alle stelle: dagli 11,8 miliardi di fat­tu­rato del 2008 ai 16,98 del 2013 per H&M; da 10,41 miliardi del 2008 a 16,72 per Adi­das, i cui lavo­ra­tori rice­vono nove euro al giorno (per dieci ore di lavoro) in Bosnia e cin­que (per otto ore di lavoro) in Geor­gia...

Fra il mag­gio 2013 e il gen­naio 2014 sono state inter­vi­state 40 lavo­ra­trici in diverse aziende croate e tur­che che pro­du­cono vestia­rio per conto del mar­chio Hugo Boss. Le denunce riguar­dano i salari da fame, l’abuso degli straor­di­nari, la libertà di asso­cia­zione negata e l’assenza di con­trat­ta­zione col­let­tiva, la repres­sione dell’attività sin­da­cale, con mole­stie, atti inti­mi­da­tori e ten­ta­tivi di cor­ru­zione, l’obbligo per le donne di non avere gra­vi­danze. I ricer­ca­tori sono andati nella città turca di Bat­man, dove esi­ste un sistema di sub­for­ni­tura simile a quello bul­garo di Petrich. In un pic­colo labo­ra­to­rio che impiega una ven­tina di donne kurde e alcune siriane hanno sco­perto con­di­zioni di lavoro al limite della schia­vitù: dalle 9 di mat­tina fino a mez­za­notte, senza straor­di­nari e, in caso di ordini urgenti, fino al mat­tino suc­ces­sivo. Al nero e per 130 euro al mese... (da Il Manifesto)

pc 14 novembre - Prime cronache dallo sciopero generale del 14 novembre

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La piazza dello sciopero sociale
Napoli, 13.00 - Occupata la Tangenziale!
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Milano, 12.30  - cariche in piazza Duomo, dove la polizia tentava di bloccare l'ingresso del corteo di studenti e precari
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Roma, 12-15 -  il movimento per il diritto all’abitare ha raggiunto il corteo degli studenti medi in san giovanni e prosegue verso porta maggiore per congiungersi con il corteo strike meeting. Nel pomeriggio prosegue la mobilitazione.

Massa, 11.50 - Occupato stabile della provincia abbandonato.
Roma, 11.30 - Sanzionata l'ambasciata tedesca
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Padova, 11.15 - la polizia carica chi vuole riprendersi la propria città, manganellando anche chi fa foto. Nonostnte le cariche il corteo è ripartito e sta attraversando il centro della città come ci racconta  Bruna, laboratorio per lo sciopero sociale (radio onda d'urto)

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Roma, 11.15 - Il corteo dello sanziona il ministero dell'economia con uova e vernice responsabile delle politiche di austerità
Torino, 11.10 studenti; precari solidali con i lavoratori del Caat in presidio sotto il Comune: #lapagaminima #almeno8euro
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Pisa, 11.10 - All'aeroporto  la dirigenza SAT temporeggia. paralizza le partenze. Polizia alza gli scudi..
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Pisa, h 11 - Studenti medi caricati sotto la Provincia, ma riescono ad ottenere un incontro per ribadire la situazione disastrata delle strutture scolastiche.
Milano, h 11 - 10.000 gli studenti in corteo
Napoli, 10.55 - Un fiume di persone inonda e blocca il c.so Umberto I movimenti della campagna magnammoce o’pesone hanno occupato l’ufficio anagrafe, di piazza Dante contro il piano casa che nega il diritto di residenza.

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Brescia, 10.52 - il corteo arriva in corso zanardelli, la via della B "bene"
,10.50 lavoratori della logistica, , lavoratori delle poste e lavoratori della scuola tutti in corteo, con gli studenti.
Torino, 10.45 - Parte il corteo da piazza Arbarello. Diverse migliaia di student*, precar*, lavorator*. Impressionante la presenza delle forze dell'ordine.
Oristano, 10.30 - tanti studenti in piazza per lo SCIOPERO SOCIALE: Dopo essere passati davanti alla sede dell' ARST di via Cagliari per manifestare contro la vergogna del caro trasporti, i ragazzi si sono riuniti in assemblea in piazza Eleonora.
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Firenze, 10.35 - una diretta di radio blackout con Lorenzo dei Clash City Workers, dal corteo studentesco e sul picchetto a Eataly
Bologna, 10.30 - centinaia di studenti medi antagonisti bloccano i viali mandando il traffico in tilt, contro la BuonaScuola
Napoli, h 10.30 - 4000 persone al concentramento di piazza del Gesù diretto a Confindustria. In apertura cassintegrati di Pomigliano, caschetti blu di Terni.. si segnala grande nervosismo delle forze dell'ordine.
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Bergamo, 10.20 - il corteo partito dalla stazione dei treni e composto soprattutto da studenti e studentesse, che hanno occupato la sede del Pd.
Olbia, 10.20 - studenti medi antagonisti bloccano la ss125, una delle arterie della circolazione più importanti della Sardegna, per ricongiungersi con i dipendenti della Meridiana in lotta. Ad inizio corteo sanzionato il Palazzo della Provincia
Roma, h 10.15 -  2000 studenti, precari partono dalla Sapienza.
Firenze, h 10 - Il movimento di lotta per la casa ha bloccato il traffico in piazza Dalmazia contro il job act, l’art 5 e il piano casa di Renzi. “Casa lavoro e diritti incrociamo le lotte contro sfruttamento e speculazione”, lo striscione che apriva il corteo.

Torino, 9.30 - Al concentramento studentesco in piazza Arbarello la Polizia, nervosa, irrompe nel furgone degli studenti medi e sequestra tutto il materiale (pericolosissimi cartelli, colla da attacchinaggio, striscioni...ecc)
Pisa, h 9.30 - Occupato l'aeroporto a Pisa. Gli studenti medi in più spezzoni paralizzano la zona della fortezza..

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Napoli, h 9.15 - occupato l’ufficio anagrafe, di piazza Dante contro il piano casa che nega il diritto di residenza. Occupata anche la facoltà di Lettere.
Roma, h 9 - Protesta davanti sede Acea contro i distacchi luce e acqua
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Napoli, h9 - Bloccate attività didattiche e amministrative alla Federico II, con la solidarietà dal personale.
Roma, h 8.30 - La Facoltà di Lettere bloccata alla Sapienza. Picchetto davanti acea per dire acqua bene comune.
Pisa, 5.30 - inizia lo e  all'AVR a Ospedaletto contro nuovi contratti.
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da contropiano
Ore 13 Padova La polizia ha caricato i manifestanti davanti all'Università, quando il corteo ha tentato di portarsi verso la sede del Pd. Ma come sempre sono i polizotti a dichiararsi feriti; tra loro anche il capo della squadra Mobile. Circa un migliaio di persone aveva sfilato contro JobsAct e precariato. Alle 19 quando i manifestanti torneranno in piazza per protestare contro le ordinanze del sindaco Massimo Bitonci.
Anche a Milano la polizia ha attaccato gli studenti in piazza Santo Stefano, a due passi da piazza Fontana. Nutrito il lancio di lacrimogeni; gli studenti hanno risposto scagliando bottiglie e petardi.
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57b3e0dd592791bbd340852635e3c468-kHII-U1040477109406ZaB-640x320LaStampa.itIl corteo romano -  si è mosso intorno alle 11, dirigendosi verso il ministero dell'economia, contro cui cui sono state scagliate un po' di uova, mentre venivano accesi alcuni fumogeni.
La piazza offre un buon colpo d'occhio; almeno diecimila persone per questo che è solo uno degli appuntamenti della giornata romana. In testa gli studenti universitari, poi i sindacati di base e i movimenti politici, poi gli studenti medi e altri raggruppamenti. Rilevante la presenza della Coalizione Internazionale dei Sans Papiers Migranti Rifugiati e Richiedenti Asilo, con delegazioni da 8 paesi europei e dalla Tunisia, che sta sfilando dietro lo striscione LIBERTÀ DI LAVORO E RESIDENZA IN EUROPA ed  alle 14.00 andrà a manifestare sotto al Parlamento.
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In mattinata un folto gruppo di precari e disoccupati è entrato nel Centro per l'impiego di via Vignali, nel settimo Municipio, con striscioni e fumogeni, lanciano slogan contro il governo Renzi, le politiche di austerità, il jobs act e la precarizzazione universale del lavoro dipendente.
Prima del corteo stamani tanti "Super Mario", il celebre idraulico della saga di videogames, hanno occupato l'atrio dell'Acea, l'azienda comunale che si occupa di acqua e energia elettrica, per protestare contro "privatizzazioni e i distacchi". Con caschetto rosso e chiavi inglesi, alcuni manifestanti sono entrati nell'atrio nella sede della municipalizzata al grido di "l'acqua è vita non si stacca" e "acqua bene comune".
IMG-20141114-WA0001Decine di rappresentanti dei Movimenti per al casa hanno invece occupato un'ex sede della Bnl, mostrando striscioni con su scritto "Casa reddito dignità".
Oggi pomeriggio, Cinecittà verrà attraversata da una manifestazione promossa dalle liste territoriali dei disoccupati ed altre strutture di movimento.

Cifre leggermente inferiori a Milano, per il corteo delle realtà antagoniste dei sidacati di base. ''Non c'è futuro nella precarietà, sciopero sociale'', nello striscione d'apertura. Tra i temi più gridati la ''lotta alle scelte economiche del governo'' la ''difesa della scuola pubblica'' e l'opposizione al progetto Expo sintetizzata in striscione con la scritta ''Io non lavoro gratis per Expo".
Sempre a Milano è in corso la manifestazione della Fiom, con corteo da Porta Venezia a Piazza Duomo, doveci sarà il comizio conclusivo del segretario generale dei metalmeccanici, Maurizio Landini, e del segretario generale della Cgil Susanna Camusso.
Da Napoli dove pure è in strada un corteo molto grande, ci arrivano intanto queste foto:
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Il corteo, intanto, era arrivato sulla tangenziale, entrando da Corso Malta, dove ha deciso di fermarsi, bloccandola. Oltre cinquemila manifestanti stanno partecipando alla manifestazione, che riunisce sindacati di base, studenti, precari, disoccupati e occupanti di case.
A Genova sono per strada ben cinque cortei diversi. Dalla protesta sono esclusi la zona del Tigullio, alluvionata, e il settore trasporti. In piazza Caricamento, al Porto antico, si terrà il comizio finale. Quattro cortei sono organizzati dalla Cgil, uno da studenti, precari e sindacati di base.
A Torino un corteo di circa 2.000 manifestanti, con studenti, strutture antagoniste e sindacati di base. La Digos afferma di aver sequestrato mazze, bastoni, fumogeni e petardi su un furgone che sarebbe statoa  disposizione - secondo questa versione -  del Gruppo Studenti indipendenti.In precedenza un gruppo di studenti ha affisso manifesti sulla sede del rettorato contro il caro università e sulle vetrine di una agenzia interinale.
A Palermo centinaia di studenti sono in "corteo selvaggio", provenienti da tutte le scuole in direzione del concentramento in piazza Castelnuovo. Effettuati anche blocchi stradali agli incroci. Una scelta radicale per esprimere il proprio dissenso alle scelte dal governo nazionale e contro la riforma scolastica. «Il jobs act e il lavoro precario, il decreto Lupi, la riforma Giannini e le sempre più ingenti spese cui devono incorrere gli studenti e le loro famiglie, rappresentano diverse facce di un disegno complessivo di precarizzazione del lavoro e di impoverimento della società»,A Catania  invece è in viale Regina Margherita, contro "l'impoverimento e la precarizzazione della società" e "la riforma scolastica espressa nella Buona Scuola di Renzi". Una cinquantina di aderenti al sindacato stanno manifestando, invece, con un presidio davanti la sede della prefettura.
Bologna. lI primo corteo a muoversi è stato quello degli studenti medi. Diretti verso il centro, hanno attaccato uno striscione sul portone dell’ufficio scolastico regionale di via de’ Castagnoli. Poco prima delle 11, i ragazzi hanno bloccato l’autostazione per circa 40 minuti.
Il corteo principale è però quello dei sindacati di base, partito da piazza Nettuno, cui si sono uniti anche gli studenti. Il Cua, il collettivo universitario autonomo, invece ha annunciato «blocchi itineranti» a partire dalle 11 in via Zamboni 38. Due scioperi generali riguardano invece la sanità cittadina.
Firenze. Centinaia di persone partecipano alla manifestazione partita da diversi punti della città e riunitasi poi sui viali di circonvallazione. In piazza Puccini si è ritrovato il corteo organizzato da sindacati di base e sigle della sinistra antagonista. "Matteo Renzi pezzo di m..." uno degli slogan più gridati. Lì lo conoscono bene... Qui di seguito la cronaca dal capoluogo toscano, redatta dai compagni di CortoCircuito:
B2ZeXZlIYAABzUM.jpg-largeCentinaia di studenti si sono radunati in Piazza San Marco stamattina per aderire allo sciopero sociale che coinvolgeva tutte le città di Italia. Presenti molte scuole di Firenze e dei comuni vicini, come Scandicci e la zona del Mugello, oltre che vari studenti universitari, scesi anche loro in piazza contro la Buona Scuola, il Jobs Act e tutte le riforme che stanno portando verso un’aspettativa di futuro sempre più precaria.
Il corteo degli studenti, parito verso le 9:40 da Piazza San Marco, ha attraversato le vie del centro, con lo scopo di ricongiungersi con il corteo dei lavoratori che partiva da Piazza Puccini. In Via Cavour è stato calato da un’impalcatura uno striscione in solidarietà a Remì Fraisse, mentre dal camioncino un’intervento rilanciava la lotta contro la repressione e la solidarietà al movimento francese.
Presenti in Via Cavour anche i lavoratori di Eataly, verso cui il corteo ha espresso solidarietà passando proprio davanti al negozio.
B2ZDuRjCEAEHW34.jpg-largeIl corteo è poi passato dalle piazze principali del centro, come Piazza San Giovanni e Piazza Santa Maria Novella. Da lì si è diretto in Via della Scala dove un intervento contro la repressione è stato accompagnato dal lancio di uova contro il tribunale dei minori.
A Porta a Prato, snodo di traffico centrale per la città, il corteo si è fermato davanti a “Obbiettivo Lavoro” per riaffermare “no a sfruttamento e precarietà”. Una volta avanzato da lì si è riunito con il corteo di lavoratori al coro “contro Renzi, Governo e padroni, studenti uniti con i lavoratori!”
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Intanto stamattina un altro corteo è partito da Piazza Dalmazia coinvolgendo centinaia di militanti del Movimento di Lotta per la Casa e bloccando il traffico nella zona Nord della città, passando per importanti snodi come Viale Redi, per poi arrivare in Piazza Puccini e riunirsi con i lavoratori. Tanti gli striscioni nel corteo, contro gli sfratti e per rivendicare casa e lavoro per tutti. Da Piazza Puccini il corteo di lavoratori, lanciato dai sindacati di base, è partito facendo una prima sosta all’Arpat (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) per denunciare omissioni da parte dell’agenzia rispetto ai dati sulle grandi opere in costruzione in Toscana.
I cortei di studenti e lavoratori, riuniti all’altezza di Porta a Prato, si sotto diretti vero i Viali di Circonvallazione della città, per poi terminare la manifestazione alla Fortezza.

pc 14 novembre - NOTAV provocazioni, imprenditori malavitosi e lotta contro la repressione... inizia oggi la mobilitazione 14-22

Arrogante e maldestra provocazione di Ltf, risponde Nicoletta Dosio
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Ad una missiva che ho ricevuto soltanto per conoscenza, anche se in prima persona sono l’oggetto del contendere, oppongo  alcune, brevi, sentite considerazioni.
Il senso della comunicazione è chiarissimo: un’arrogante, maldestra provocazione.
Ltf, annessi e connessi non sono i padroni, ma gli indebiti occupanti ed autori di una devastazione ambientale e sociale che stanno portando avanti a suon di miliardi di denaro pubblico
Dunque “visitare il sito” non è una gentile concessione di LTF, ma un diritto, anzi un dovere, uno strumento in più per documentarsi e non certo ai fini di “superare l’opposizione al cantiere”, ma per organizzare l’opposizione ad un’opera che è obbligo morale fermare, prima che sia troppo tardi.
A chi ha conosciuto e amato quei luoghi com’erano prima  e ne ricorda la stradina tra le vigne, i boschi di betulle, i castagni centenari, percorrerli ora provoca  un’invincibile rabbia, non attenuata certo da quattro piantine di viole del pensiero che, dalla soglia di un prefabbricato, guardano smarrite il deserto.
Quanto alla minaccia di “agire in sede civile al fine di ottenere il risarcimento dei danni tutti subiti”, e non solo nei miei confronti (io sola mi sono ammanettata), ma contro tutti gli accompagnatori (evidentemente LTF conosce e applica lo slogan NO TAV “si parte e si torna insieme” ), un’ultima semplice considerazione: è davvero capovolto il mondo in cui i danneggiatori chiedono il risarcimento ai danneggiati.
Tanta arroganza merita una sola risposta: il conflitto generoso, collettivo, contro la logica del profitto e del potere, per la liberazione dell’uomo e della natura.
Nicoletta Dosio


lazzaro
"Arrestato stamattina dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Torino per turbativa degli incanti Ferdinando Giosuè Lazzaro uno degli ex titolari dell’Italcoge, l’azienda della Val di Susa finita nell’inchiesta sull’infiltrazione della ’ndrangheta nei lavori propedeutici dell’Alta Velocità.  “
“E’ accusato di aver sottoscritto una fidejussione falsa da 250 mila euro per consentire alla Italcostruzioni di acquistare la Italcoge, azienda fallita impegnata in passato anche nei lavori della Torino-Lione. Indagato anche uno dei curatori fallimentari della Italcoge.”
Così le agenzie battono l’arresto di uno dei nomi più noti della vicenda tav in Valle di Susa. A dire il vero non solo per la vicenda tav, ma anche per le inchieste sull’ ndrangheta, dove Lazzaro con la ditta Italcoge aveva ottenuto i primi lavori di fortificazione di quello che diventerà il cantiere tav, e aveva introdotto Giovanni Toro, una delle figure centrali dell’indagine di qualche mese fa.
Una storia mai pulita, l’Italcoge è fallita e come tutte le ditte tav della val susa era intestata a familiari. Ci ricordiamo di quando Lazzaro veniva difeso dai politici della lobby del tav, andava in tv a piangere, e tante altre belle cose.

colpevolidiresistere


pc 13 novembre - Tor Sapienza Roma, lo Stato borghese invece di reprimere i fascio-razzisti, ne fa le veci sgomberando gli immigrati!

A Tor Sapienza una barbara mobilitazione fascio-razzista - che ha coinvolto strati sottoproletari e piccole fasce di popolazione idiotizzata - ma pur sempre 4 gatti, fatti passare per i cittadini del quartiere - si sviluppa da giorni con aggressioni, violenze, assedi alle abitazioni di immigrati, dove vi sono minori, donne e bambini.
La stampa borghese e la tv hanno alimentato al massimo questa mobilitazione dando spazio a loschi figuri fascio-razzisti e a 'cittadini' che danno libero sfogo alla loro ignoranza stupidità e malafede e che coprono questioni di vera criminalità che nel quartiere prosperano ampiamente.
Lo stato borghese, il Ministero degli interni, Prefetto, Questore, Polizia, Magistrati invece di reprimere questa mobilitazione che si rende protagonista di crimini e violenze,
- proletari comunisti è sempre per la massima repressione di ogni iniziativa fascio-razzista-leghista comunque travestita e qualunque sia la base di appoggio che goda -
l'asseconda trasferendo e deportando gli immigrati; dandogliela vinta a fascio-razzisti.
Così lo stato borghese gli dà spazio, li incoraggia e ne fa un riferimento per tutto quello che c'è di feccia reazionaria nella popolazione e quindi nei prossimi giorni vedremo dilagare a Roma e non solo questo tipo di manifestazioni con tanto di Borghezio, Salvini, Casa Pound e altre canaglie simili in testa

E' lo stesso Stato borghese, prefetti, questori, poliziotti, magistrati che sono solerti nel colpire chi contesta a Bologna e altrove i leghisti razzisti e i fascisti e ogni forma di manifestazione antimmigrati o chi lotta per la casa a Roma e altrove

E' il 'moderno fascismo' del capitale, del suo Stato e del suo governo e dei suoi uomini!
Sì, ma proprio per questo bisogna contrastarlo con la mobilitazione proletaria e popolare, con i movimenti antifascisti e razzisti che devono usare tutti i mezzi per contrastare  le orde nere.. comunque si denominino e si travestano, a Roma come ovunque

proletari comunisti - PCm Italia
14-11-2014

pc 14 novembre - Nello sciopero generale del sindacalismo di base e di classe di oggi, nella situazione attuale


pc 14 novembre - Donne e partito... da Pillole comuniste

Nella odierna società imperialista, le donne sia nel campo delle lotte sia nell'impegno personale e delle idee hanno una marcia in più, mostrano ogni giorno che sono sempre di più una forza poderosa che tutti devono contribuire a scatenare in particolare nelle organizzazioni di classe e nelle organizzazioni rivoluzionarie.
Il partito comunista di tipo nuovo maoista in questo è il principale strumento e bersaglio.

Pillole comuniste -1
20.6.2013

giovedì 13 novembre 2014

pc 13 Novembre - Dal sito PALESTINAROSSA

COMUNICATO DEL FRONTE POPOLARE PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA CONTRO IL COLLABORAZIONISMO DI FATAH. MA ANCHE IL FRONTE NON HA FUTURO SE NON SI INTRAPRENDE LA VIA DELLA GUERRA POPOLARE

FPLP: la leadership ufficiale palestinese sta violando i suoi obblighi in difesa di Gerusalemme e della sua gente

“L'Autorità palestinese e la sua leadership mancano nell'osservanza delle loro responsabilità e dei loro doveri di confrontarsi con gli attacchi dell'occupazione di Al-Aqsa e della città occupata di Gerusalemme”, ha dichiarato ad Al-Quds TV lo scorso 7 novembre il compagno Abdel-Alim Da'na, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

"In un momento in cui gli abitanti di Gerusalemme sono continuamente attaccati dall'occupazione con la scusa della difesa di Gerusalemme, il capo negoziatore palestinese è ad un incontro con il Segretario di Stato John Kerry per discutere la ripresa dei negoziati con l'occupazione sionista", ha proseguito poi Da'na, definendo ormai inaccettabile la linea del presidente dell'ANP Mahmoud Abbas che continua a prestarsi ai negoziati che hanno portato al disastro per il popolo palestinese.
Da'na ha affermato che “è una vergogna per l'Autorità Palestinese voler tornare alla via dei negoziati, mentre le violazioni contro al-Aqsa e i luoghi sacri di Gerusalemme continua a degenerare”. Il compagno ha anche fatto notare che la Cisgiordania sta vivendo un periodo di rivolta contro l'occupazione, sostenendo che “i palestinesi in tutto il mondo respingono le pratiche di assassinio, la repressione ed il silenzio dell'occupazione”.
Il compagno Zaher Shishtary, in accordo con Da'na afferma che "la continua dipendenza dal governo degli Stati Uniti da parte della leadership dell'Autorità Palestinese porterà solo ad un ulteriore degrado della causa nazionale. Vi è un crescente movimento popolare di massa in Palestina, in esilio e in diaspora, tutti i tentativi di stroncare questa sollevazione popolare devono essere affrontati. E' chiaro che la leadership palestinese non voglia che emerga una lotta di massa, il suo interesse è quello di mantenere lo status quo. Continua a scommettere sui negoziati nonostante abbiano ormai rilevato di essere un fallimento".
Shishtary ha osservato che la questione della risoluzione alle Nazioni Unite si concluderà con un visto degli Stati Uniti, mentre “la leadership palestinese dovrebbe concentrarsi sull'adesione alle istituzioni internazionali, in particolare alla Corte penale internazionale, per mettere l'occupazione sotto processo per i crimini commessi contro il nostro popolo”.
Inoltre, ha denunciato l'immobilismo arabo istituzionale di Gerusalemme, notando che si è limitato a denunce e dichiarazioni verbali che sono arrivate troppo tardi e che non saranno di beneficio per nessuno.

pc 13 novembre - I padroni dell'amianto devono pagare caro, pagare tutto. Giustizia/risarcimenti/bonifiche a spese dei padroni. Il processo Isochimica

Isochimica di Avellino: padroni/sindaci/funzionari delle ferrovie/Asl e Inail hanno messo a rischio la salute dei lavoratori e delle popolazioni e sono accusati di disastro doloso, disastro colposo, omicidio plurimo colposo, disastro ambientale, lesioni, falso in atto pubblico e abuso d'ufficio
Ancora una volta la realtà dimostra che è tutto il sistema dei padroni che dev'essere rovesciato

La fabbrica dei veleni


E' un'inchiesta destinata a far tremare ancora i palazzi quella sulla ex Isochimica. Dopo gli avvisi di conclusione indagini arrivati a 29 indagati, accusati, a vario titolo, dei reati di disastro doloso, disastro colposo, omicidio plurimo colposo, disastro ambientale, lesioni, falso in atto pubblico e abuso d'ufficio, nuovi sviluppi si attendono sugli altri stralci dell'inchiesta. Se per ora le 237 parti offese sono state individuate esclusivamente tra gli ex operai della fabbrica, con il riconoscimento di almeno cinque decessi causati dall'amianto inalato in azienda, resta da capire quali e quanti danni abbiano subito i residenti di Borgo Ferrovia. Un aspetto che rischia di far lievitare notevolmente sia il numero di indagati che quello delle parti offese. Numerose le denunce arrivate sulle scrivanie della Procura da parte dei cittadini residenti nel borgo dove sorge il mostro di amianto. Patologie e decessi che solo di recente sono stati ricondotti alla presenza della fabbrica. Tra i casi noti alle cronache quello di Vittorio Esposito, levigatore di pavimenti che operava nella stazione ferroviaria quando, prima che Graziano aprisse i cancelli della fabbrica, le attività di scoibentazione si svolgevano a cielo aperto sui binari ferroviari. Esposito, pur non essendo mai entrato nell'Isochimica, fu stroncato da un tumore che, secondo il Tribunale di Napoli, fu causato dall'inalazione di amianto.
La Procura ha inteso avvalersi per questo aspetto della collaborazione di uno dei massimi esperti nel settore, il professore Antonio Giordano, oncologo di fama internazionale e direttore dell'Istituto Sbarro per la ricerca sul cancro e la medicina molecolare di Filadelfia.
Ulteriori colpi di coda potrebbero riguardare gli enti, Asl e Inail, rispettivamente per i mancati controlli sanitari su lavoratori e popolazione, e per i conseguenti riconoscimenti di percentuali di invalidità non sufficienti per patologie asbesto correlate. Dell'Asl sono già sotto inchiesta due funzionari: Michele De Piano accusato di aver dichiarato il falso durante una riunione del giugno 2010 in comune attestando che non sussisteva più pericolo per la salute pubblica in quanto l'amianto friabile era stato rimosso, e Luigi Borea responsabile dell'Unità Operativa amianto, per aver omesso di effettuare il controllo sanitario sugli ex lavoratori.

Intanto all'indomani della chiusura delle indagini l'unico tra i 29 indagati ad aver voluto pubblicamente chiarire la propria posizione è stato il sindaco Paolo Foti, accusato di omissione di atti d'ufficio per non aver provveduto a mettere in sicurezza la fabbrica nei tempi di somma urgenza indicati dalla Procura all'atto del sequestro del sito (giugno 2013). Per il resto bocche cucite da parte dei componenti della giunta comunale del 2005, il sindaco Giuseppe Galasso, gli allora assessori Sergio Barile, Ivo Capone, Giancarlo Giordano, Luca Iandolo, Tony Iermano, Donato Pennetta, Raffaele Pericolo, Antonio Rotondi e Antonio Spina che secondo l'accusa con la delibera del 23 maggio 2005, avrebbero di fatto esautorato l'ente pubblico dall'obbligo di bonifica del sito, affidando le operazioni alla curatela fallimentare senza ricevere le dovute assicurazioni su tempi e la modalità di intervento. Ora i 29 indagati, tra cui figurano anche il curatore fallimentare della fabbrica Leonida Gabrieli, lo stesso Elio Graziano e due suoi collaboratori, i responsabili delle varie ditte che avrebbero dovuto provvedere alla bonifica negli anni precedenti, ci sono anche i dirigenti di Ferrovie dello Stato. Quattro i nomi finiti nel registro degli indagati, Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi e Silvano Caroti, tutti in forze all'ufficio servizio sanitario di Fs, in concorso con Graziano, sono accusati di disastro ambientale continuato a danni di un «numero indeterminato di soggetti» e di aver cagionato morti e malattie a 237 lavoratori, oltre che per aver messo in pericolo fino ad oggi l'incolumità della popolazione locale.
Ora gli indagati avranno 20 giorni di tempo per depositare le proprie memorie difensive, poi dopo la valutazione, il pubblico ministero deciderà per i rinvii a giudizio.


Isochimica, chiuse le indagini: 29 avvisi di garanzia
Tra i reati omicidio colposo e disastro ambientale continuato. Ci sono anche l’ex sindaco di Avellino Galasso e quello attuale Foti


Svolta nelle indagini sulla ex Isochimica. Questa mattina il Procuratore della Repubblica Rosario Cantelmo ha firmato 29 avvisi di garanzia a chiusura delle indagini preliminari.

I reati contestanti, a vario titolo, sono omicidio colposo, disastro ambientale continuato, lesioni e altre aggravanti legate all’inquinamento da amianto provocato agli ex operari dalla fabbrica e agli abitanti di Borgo Ferrovia.

In queste ore il personale del Nipas sta notificando i provvedimenti nei confronti di tutti gli indagati e nel provvedimento si fa riferimento anche alle parti offese, ben 237 persone che avrebbero subito danni dalla dispersione di amianto nell’ex fabbrica di Elio Graziano.

Restano indagati anche l’ex sindaco Galasso e gli assessori che firmarono la delibera nel maggio 2005 per l’ipotesi di concorso in disastro colposo. Il reato di omissione di atti di ufficio, inoltre, ha riguardato non solo Galasso ma anche l’attuale primo cittadino Paolo Foti.

I nuovi indagati sono cinque funzionari delle Ferrovie dello Stato che avrebbero attestato falsamente che all’interno della fabbrica di Pianodardine vi fossero le condizioni igienico-sanitarie e tecnologiche per poter trattare l’amianto.

Un terremoto giudiziario che da i primi significativi frutti dopo l’indagine avviata dalla Procura nel 2009 e che ha registrato una significativa accelerata con l’arrivo alla Procura di Avellino del dottor Cantelmo.

La bomba di amianto che sta avvelenando Avellino
La procura sul caso Isochimica: «Gli indagati, hanno agito nella consapevolezza degli enormi danni che sarebbero stati arrecati nell’ambiente e alla salute delle persone» - Amalia De Simone


Inchiesta Isochimica: Maraia, pronti a costituirci parte civile

«Esprimiamo soddisfazione per la chiusura delle indagini sui danni provocati dalla scoibentazione dell'amianto presso l'Isochimica. Un'indagine nata da un nostro esposto del 2009, dal nostro impegno avviato fin dal 1985». Così in una nota Giovanni Maraia, ex segretario provinciale di Democrazia Proletaria che negli anni di attività della fabbrica fu il primo a denunciare ciò che accadeva all'Isochimica, continuando a sostenere la battaglia degli operai nel corso di questi lunghi 30 anni. «Un'indagine portata avanti con competenza dalla Procura della Repubblica di Avellino e dal Corpo Forestale dello Stato Vengono individuate le responsabilità di coloro che non hanno attuato la bonifica e di chi ha messo in atto una bonifica superficiale. Viene accolta, inoltre, una nostra indicazione riguardo alla responsabilità delle Ferrovie dello Stato – continua Maraia - che sapevano della pericolosità dell'amianto e che conoscevano dell'inidoneità dell'Isochimica a scoibentare l'amianto e nonostante ciò permisero che i lavoratori venissero a contatto con l'amianto senza alcuna protezione. Questa indagine permetterà di far luce sulle responsabilità politiche di una classe dirigente che volle l'Isochimica e protesse gli interessi di Elio Graziano, a discapito della salute dei lavoratori e degli abitanti di Avellino. Viene alla luce quella vasta parte politica avellinese che ha protetto Graziano, che ha fatto finta che l'Isochimica non esistesse e che ha operato affinché l'Isochimica con i suoi disastri venisse dimenticata».
«Se non vi fosse stato l'impegno costante di Democrazia Proletaria, prima, del PRC e di Ariano in Movimento successivamente e dei lavoratori – conclude Maraia - l'Isochimica sarebbe stata dimenticata e conseguentemente sarebbero stati dimenticati l'inquinamento ambientale e i danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini Noi come associazione Ariano in Movimento ci costituiremo parte civile nel procedimento penale e invitiamo i lavoratori dell'Isochimica e le Istituzioni Locali a fare altrettanto».

«Le indagini inerenti alla vicenda Isochimica si chiudono con una serie di capi d'imputazione che inequivocabilmente rappresentano gli effetti devastanti prodotti da quell'azienda. Per anni insieme ad un'inossidabile avanguardia di lavoratori abbiamo denunciato, costruito mobilitazioni, tentato opere di sensibilizzazione, lottando contro un solido muro di gomma eretto dal sistema, intreccio tra imprenditoria, criminalità organizzata, politica e organi dello Stato, che in nome del profitto non ha disdegnato mandare a morire giovani operai assetati di lavoro, in una terra povera e logorata dal sisma oltre che smembrare violentemente, forse irreversibilmente un intero territorio». E' questo il commento di Paolo Ferrero e Tony Della Pia, rispettivamente segretario nazionale e provinciale di Rifondazione Comunista all'avviso di conclusione indagini che la Procura ha notificato a 29 indagati. «Il lavoro della Procura della Repubblica di Avellino guidata dal dottor Rosario Cantelmo riconsegna dignità gli ex operai sovente ignorati, spesso derisi, sopportati, sbeffeggiati con false promesse, noi siamo lieti dell'esito scaturito dalla chiusura delle indagini, tuttavia non possiamo gioire, per i troppi morti, i tanti ammalati e per le conseguenze ambientali prodotte da una banda di delinquenti. Il coinvolgimento delle Ferrovie dello Stato e dei responsabili Asl - proseguono Ferrero e Della Pia - è un atto di giustizia, visto il ruolo criminogeno avuto. Seguiremo con attenzione l'Iter processuale con fiducia e, valuteremo l'ipotesi di costituirci parte civile nel processo, nello stesso tempo continueremo la battaglia per il pensionamento dei lavoratori, la bonifica del territorio e un protocollo di vigilanza sanitaria per tutti efficace, costante e condiviso con le vittime».

pc 13 novembre - FORMAZIONE OPERAIA - LA CRISI FA PARTE DEL FUNZIONAMENTO NORMALE DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTA - ULTIMA PARTE

Degli appunti sulla analisi del perchè delle crisi pubblicati finora, possiamo dire che la parte più importante per i proletari è quest'ultima. Nelle conclusioni Marx spiega che è compito dei "produttori della ricchezza sociale" - gli operai - perseguire l'unica vera "soluzione" alla crisi: superare il sistema capitalistico.



APPUNTI DI STUDIO SU MARX E LA CRISI
stralci da “il capitalismo e la crisi”. Scritti scelti (di Marx)
a cura di Vladimiro Giacchè.

(I pezzi in corsivo segnalati da (ndr) sono brevi note 
di Proletari comunisti)
Ultima parte

Il decorso della crisi: 
l'intervento pubblico e i suoi limiti.

(Nella crisi, gli) interventi di salvataggio delle banche con denaro pubblico sono stati definiti “socialismo per i ricchi”. Marx scriveva a proposito della crisi di Amburgo del 1857: “Per tenere su i prezzi... lo Stato dovrebbe pagare i prezzi in vigore prima dello scoppio del panico commerciale e scontare delle cambiali che non sono più altro che il controvalore delle bancarotte altrui. In altre parole, il patrimonio dell'intera società, che il governo rappresenta, dovrebbe ripianare le perdite subite dai capitalisti privati. Questo genere di "comunismo", in cui la reciprocità è assolutamente unilaterale, esercita una certa attrattiva sui capitalisti europei” (Marx).
(E aggiungono Marx ed Engels) “E' proprio bello che i capitalisti, che gridano tanto contro il “diritto al lavoro”, ora pretendano dappertutto “pubblico appoggio” dai governi... facciano insomma valere il “diritto al profitto” a spese della comunità”.

(ndr) vale a dire la classica: socializzazione delle perdite e privatizzazione dei guadagni, sempre usata dai capitalisti anche oggi.

(Ma) in generale, sia Marx che Engels ritenevano che la crisi non potesse essere risolta da interventi di politica monetaria né da leggi ad hoc o interventi pubblici a garanzia e copertura del debito privato. Anzi in una lettera ad Engels riferita agli sviluppi della crisi che allora imperversava in Francia, Marx accennò al fatto che questi ultimi interventi, lungi dal risolvere la crisi, potevano portare alla bancarotta anche lo Stato: “quando scoppia la vera e propria crisi francese, il mercato finanziario e la garanzia di questo mercato, cioè lo Stato, se ne vanno al diavolo”...
La gigantesca trasformazione di debito privato in debito pubblico in atto, se non è riuscita né a ridurre l'entità complessiva del debito né a rianimare l'economia, può porre le premesse di un ulteriore crisi del debito: quella, appunto, del debito pubblico... A questo punto il risultato che si avrebbe sarebbe una pesantissima crisi fiscale, un'ulteriore drastica riduzione del suo ruolo nell'economia e il campo libero lasciato alle grandi aziende multinazionali private.

(ndr) l'intervento dello Stato in soccorso dell'economia capitalista, del profitto, attraverso soprattutto misure che impoveriscono i lavoratori e le masse popolari confermano che il ruolo dello Stato è unicamente a difesa degli interessi della classe dominante. Questa difesa comporta inevitabilmente un incremento direttamente proporzionale della funzione repressiva dello Stato verso i proletari per prevenire o soffocare ribellioni e lotte; oggi le misure “anticrisi” si accompagnano alla marcia verso il moderno fascismo, allo Stato di polizia ad una risposta sempre più violenta alle giuste rivendicazioni dei proletari e delle masse popolari colpite.

Conclusioni

Per Marx: “nelle contraddizioni, crisi e convulsioni acute si manifesta la crescente inadeguatezza dello sviluppo produttivo della società rispetto ai rapporti di produzione che ha avuto finora. La distruzione violenta del capitale, non in seguito a circostanze esterne ad esso, ma come condizione della sua autoconservazione, è la forma più evidente in cui gli si rende noto che ha fatto il proprio tempo e che deve far posto ad un livello superiore di produzione sociale”. (Marx)...
... la crisi attuale non è un incidente di percorso... Questa crisi fa parte integrante del funzionamento normale del modo di produzione capitalistico. Come ogni crisi, essa non è in sé un problema per il capitalismo, ma il modo attraverso cui, periodicamente, il capitalismo risolve i suoi problemi. Non nasce da imperfezioni del mercato, ma è uno dei più potenti e perfetti prodotti del mercato stesso.
... la sola vera soluzione della crisi può venire dall'intendere che il capitalismo è il problema e dall'operare di conseguenza: ossia per il superamento di questa “ultima configurazione servile assunta dall'attività umana” (Marx), con l'obiettivo di far sì che i produttori assoggettino la produzione – che oggi li sovrasta come una “legge cieca” al “loro controllo comune come intelletto associato” (Marx).

(ndr) contro i risolutori, comunque, della crisi (dai sindacati, dai partiti di “sinistra” riformisti, affermiamo con forza questa verità e soprattutto applichiamola!

(FINE)

pc 13 novembre - Napoli - 14 Novembre: studenti e lavoratori in corteo da piazza del Gesù a Confindustria

#14N - H. 9.30 - P.zza Del Gesù
Il 14 novembre partecipiamo alla giornata di mobilitazione nazionale indetta da sindacati di base, collettivi, reti sociali e territoriali.
Anche in questa giornata continueremo il percorso che sta caratterizzando il nostro autunno: quello di opporci alle politiche del Governo Renzi, in particolare su Riforma della scuola e del lavoro cercando l'unità dal basso dei settori sociali sotto attacco. Per questo abbiamo deciso di portare la nostra protesta sotto la sede napoletana di Confindustria. Il motivo? Leggete qui...

Non c’è bisogno di essere investigatori privati o paparazzi per scoprire l’amore tra il numero uno di Confindustria – Giorgio Squinzi - e quello del Governo – Matteo Renzi. Si elogiano a vicenda un giorno sì e l’altro pure, tra un convegno degli industriali e l’altro; a Bergamo prima, a Brescia poi, passando per il Salone mondiale del motociclismo, per finire ai carteggi ospitati dalle pagine del Sole24ore.
Squinzi dichiara la sua piena soddisfazione per la Legge di Stabilità, invita il Premier a continuare sulla strada intrapresa, parla addirittura di “un sogno che si realizza”. Non meno schietto è il vice presidente degli industriali di Cuneo che si rivolge al ministro del lavoro Poletti encomiandolo per la centralità che il Governo sta dando al collegamento tra mondo della formazione e mondo del lavoro (si pensi alla presenza sempre più invadente dei privati nei Cda delle scuole, ai tirocini obbligatori e a tutto ciò che è effettivamente previsto nella "buonascuola").

Ma cos’è Confindustia?


La confederazione generale dell’industria italiana non è altro che l’organizzazione che rappresenta le imprese italiane e quindi che fa gli interessi di tutti i padroni e i padroncini per cui, direttamente o indirettamente, siamo o saremo costretti a lavorare. In realtà il proprietario della pizzeria in cui lavori o quello della piccola azienda per cui fai tirocinio tramite la tua scuola non ne fanno propriamente parte, ma anche per loro le decisioni di questa Confederazione sono molto importanti. Perché? Perché anche a loro la riforma che “rottama e modernizza” il lavoro da tempo proposta da Confindustria tornerà utilissima per licenziarci quando non gli saremo più “utili” senza neanche fornirci spiegazioni, perché così potranno assumerci come apprendisti, tirocinanti o con contratti assurdi quante volte vorranno.
Non è un caso, insomma, che a spingere per l’approvazione del Jobs Act siano proprio Squinzi & Co. che, dall’incentivo dei contratti a termine, dall’abolizione dell’art.18, dalla modifica degli ammortizzatori sociali, vedranno materialmente aumentare i loro profitti e la loro ricchezza.


E cosa c’entra con il Governo Renzi?

Oggi come non mai il ruolo di Confindustria è quello di interlocutore principale del Governo e di unica componente, a quanto pare, a cui è permesso di “consigliare” ed indirizzare, nei fatti, le decisioni politiche ed economiche del nostro Paese. Una dinamica che a qualcuno potrebbe apparire balzana, ma che chiarisce subito chi sono i personaggi in campo e da che parte stanno: mentre questi incontri tra vertici si svolgono in palazzi blindati, i veri protagonisti dei loro convegni - lavoratori, studenti, disoccupati - vengono tenuti fuori e allontanati, picchiati, manganellati.

Come dar torto agli operai di Genova e Firenze che hanno utilizzato lo slogan “il PD è nemico di tutti i lavoratori”? Come non considerare ridicolo e paradossale quanto avvenuto a Brescia? Lì come sede per l’incontro con gli industriali è stata scelta una fabbrica, ma i lavoratori della Palazzolo Spa sono stati messi tutti in ferie forzate, esplicitamente a causa del "pericolo contestazioni", visto quanto accaduto con gli operai di Terni qualche giorno prima e vista la solidarietà che la loro vicenda ha suscitato fin dal principio.

La paura era più che legittima: ormai si susseguono sempre più numerose e forti le manifestazioni, i presidi, gli scioperi contro il Governo Renzi, tanto da costringerlo ad affermare, quasi con atteggiamento difensivo, che c’è qualcuno che vuole spaccare in due l’Italia, che vuole dividerla tra “lavoratori e padroni”. Ebbene sì, caro Matteo, come smentirti? Quel qualcuno esiste e siamo proprio noi!
Ma non vogliamo arrogarci il merito di questa scoperta. E’ la materialità della realtà che ci circonda a dircelo: da un lato il Governo Renzi a braccetto con Confindustria, dall’altro lato i lavoratori dell’AST di Terni, della TRW di Livorno, i facchini del CAAT di Torino, e poi ancora gli studenti contro la fatiscenza delle strutture, contro l’aziendalizzazione, contro una scuola che diventa sempre più un ricatto, insieme a lavoratori e disoccupati che in tutte le città, a Massa, Roma, Genova, Napoli, Mantova,  Firenze e ovunque nel Paese hanno deciso di dire basta e di ribellarsi!

Ecco perchè il 14 novembre vogliamo arrivare a Confindustria!


Perché per colpire questo Governo è necessario colpire anche chi lo sta dirigendo; perché se il cambiamento promosso da Renzi e Squinzi consiste in una facilità per i padroni ad assumerci con contratti a termine, a licenziarci quando gli pare, a non avere più diritti e quindi non potersi nemmeno lamentare, allora vogliamo consegnare direttamente a loro la nostra insubordinazione a tutto questo!
Perché se Renzi è disposto a mettersi in tour per ascoltare gli Industriali e fargli promesse, siamo noi che lavoriamo e studiamo - non lo Squinzi di turno! - a voler decidere del nostro lavoro e delle nostre scuole, perché è sulla nostra fatica e sul peggioramento delle nostre vite che si stanno accordando!
Perchè è necessario, in questo momento, individuare chiaramente i responsabili della situazione in cui siamo, chiamarli per nome, contestare i loro luoghi decisionali, costruire percorsi di opposizione unitaria.

Uniti perchè consapevoli che riforme come il Jobs Act e La buona scuola sono un attacco a tutti: vecchi e giovani, lavoratori e disoccupati, "precari" e "garantiti".
Inflessibili perchè non ci stiamo a giocare al ribasso con i nostri diritti, non ci stiamo a veder messe in vendita le nostre vite per i profitti di pochi che, in questi anni di crisi, hanno continuato ad arricchirsi.
“Uniti e inflessibili” perché sappiamo che è di questo che hanno paura e che solo così riusciremo davvero ad invertire la rotta! Non siamo più disposti ad assistere alle solite passerelle fatte dal governo per rassicurare industriali, manager e imprenditori. E se all’interno di quei palazzi si sentono sicuri dobbiamo essere noi a farli tremare, per le strade, nelle piazze, nelle scuole e sui posti di lavoro!
#NoJobsAct #NoPianoScuola #NoGovernoRenzi