VERSO IL 25 NOVEMBRE A ROMA
venerdì 18 novembre 2016
giovedì 17 novembre 2016
pc 17 novembre - Renzi ha disertato l'incontro con gli operai della fincantieri di Palermo... "forse per paura" delle contestazioni?
Ieri era attesa alla fincantieri di Palermo la visita di Renzi per il suo giro in Sicilia, volendo riuscire a portare il suo si alla "capitale del NO". Ma alla fine mentre studenti e operai erano pronti a contestarlo ha disertato l'incontro e non si è più presentato. "Forse per paura" delle contestazioni? o perché non ha niente da dire agli operai del cantiere?
pc 17 novembre - FORMAZIONE OPERAIA - BREVE SINTESI DE "LA CRITICA DELL'IMPERIALISMO" E UN INTERVENTO DI UN PROFESSORE UNIVERSITARIO IN TUNISIA
Sintesi del IX capitolo de "L'imperialismo"
da una pubblicazione mlm anni '70
"Gli opportunisti, agenti dell'imperialismo nel movimento operaio, sostengono:la libera concorrenza, la democrazia, la pace, le conferenze internazionali per il pacifico accordo tra imperialisti, il rispetto reciproco. Tutto questo costituisce la loro politica democratico-borghese, ma non fa altro che propagandare inganni e illusioni tra i lavoratori.
Dal momento che il capitalismo è diventato imperialismo, non è possibile contrapporre a questo nuovo stadio l'idea di un ritorno all'indietro.
All'imperialismo si può contrapporre solo il socialismo, la dittatura del proletariato, l'internazionalismo proletario. Solo la lotta contro tutta la base capitalista dell'imperialismo è una vera lotta antimperialista".
Intervento
"...l'imperialismo è soprattutto esportazione di capitale..." Ieri, come oggi.
Tornando all'ottavo
capitolo de l'Imperialismo di Lenin si approfondisce il concetto che
imperialismo non é solo aggressione militare tout court ma a questa
si accompagna (anche e soprattutto) un esportazione di capitale. I
sedicenti compagni che difendono la Cina dalle accuse di essere
diventato un paese imperialista dicendo "quali paesi stranieri
ha invaso la Cina? Quante guerre di aggressione?" non vogliono
vedere la natura degli investimenti cinesi nel Corno d'Africa e in
Africa in generale e nei paesi del sud-est asiatico. Inoltre va
aggiunto che con il rafforzarsi dell'asse Mosca-Pechino e con il
riavvicinamento recente tra Pechino e Manila, non é escluso che nel
prossimo futuro vedremo in azione i militari cinesi al di fuori dei
propri confini.
Un'invasione di capitale
(quelli che oggi si chiamano IDE, investimenti diretti esteri) che
provocano il debito estero che nei paesi oppressi diventa un cappio
al collo da rinegoziare continuamente con le grandi agenzie
internazionali come FMI e BM che per conto dell'imperialismo
gestiscono questi flussi enormi di denaro che dai paesi imperialisti
vanno ai paesi oppressi dall'imperialismo e che ritorna indietro
sotto forma di dividendi.
Nei paesi imperialisti
nasce quindi uno strato parassitario che si occupa di questa
"gestione" dei cui benefici ne godono anche uno strato
superiore della classe operaia, l'aristocrazia operaia, vera e
propria cinghia di trasmissione della corruzione borghese (sia
materiale che spirituale) e delle idee verso la classe operaia dei
paesi imperialisti che senza organizzazione di classe e senza la
propria organizzazione politica, si fa dirigere dal riformismo e
dall'opportunismo che sale sul carrozzone dell'imperialismo.
Potremmo dire utilizzando
Mao, che questo strato di rentiers e brokers ha come interlocutore
nei paesi oppressi la borghesia compradora con cui é legata a
doppiofilo da questo rapporto affaristico; inoltre il carattere di
parassitismo appartiene a entrambe.
Nei paesi imperialisti vi
é ormai una "simbiosi strutturale" tra borghesia
imperialista e aristocrazia operaia che fa si che la seconda non fa
più parte a nessun titolo del campo proletario e della rivoluzione.
Soprattutto quando le contraddizioni si acuiscono anzi l'aristocrazia
operaia e le sue organizzazioni diventano il primo ostacolo che il
proletariato organizzato deve rimuovere per poter colpire la
borghesia imperialista.
I sindacati confederali
ormai al servizio del patronato, i partiti di sinistra sempre pronti
a sostenere il sistema.
Anche nei paesi che non
sono propriamente imperialisti si notano alcuni di questi elementi,
in particolare nella Grecia di Tsipras questi nodi vengono al
pettine: "l'estrema sinistra" parlamentare al potere
attacca quotidianamente i diritti dei lavoratori e i migranti
confermando la propria "genetica" sciovinista da seconda
internazionale.
Anche nei paesi oppressi
si intravedono alcuni elementi simili.
Esempio Tunisia.
Il sindacato UGTT,
pressocché sindacato unico nel paese, non puo' certo essere
paragonato ai sindacati confederali italiani o a quelli nei paesi
imperialisti totalmente integranti e strumento del potere.
Data la natura della
Tunisia di paese oppresso la situazione non é analoga.
Tuttavia, considerando
anche il fatto che la Tunisia rispetto ad altri paesi oppressi é
maggiormente integrata nel sistema finanziario mondiale, ha un
settore industriale relativamente sviluppato per essere un paese
oppresso ( e anche per questo l'imperialismo ha interesse ad
aumentare i propri dividendi in Tunisia, non solo terreni agricoli
come si ricorda nella formazione operaia) i trasporti sono
relativamente sviluppati, i servizi e il terzo settore in generale é
il principale settore del paese, seguito dall'industria e non
dall'agricoltura anche se rappresenta un'importante "settore di
riserva" data la natura del paese (vedi esportazioni di olio
d'oliva, datteri ecc).
Tutto cio' ha fatto si
che l'UGTT abbia due anime, una di base compresi alcuni dirigenti
locali che utilizzano il sindacato come strumento a difesa dei
diritti dei lavoratori contrapponendosi anche alla linea nazionale
(caso eclatante rivolta delle miniere di Redeyef, Metlaoui e Gafsa
nel 2008). In un paese imperialista e più unico che raro trovare
dirigenti sindacali locali nei sindacati ufficiali avere la stessa
combattività.
Poi vi é l'UGTT con la
sua linea ufficiale e dei grandi dirigenti, sempre più sindacato
concertativo e anche di governo, subito dopo la rivolta in un governo
post Ben Ali era stato assegnato un ministero ma anche nel periodo
Bourguiba ex sindacalisti diventarono ministri, uno dei quattro
membri del quartetto a cui é stato conferito il nobel per la pace
per l'esito positivo (per gli imperialisti) della rivolta tunisina
ricondotta in carreggiata. Un aspetto interssante é come i soldi
"sporchi" dell'aristocrazia operaia dei paesi imperialisti
vada verso i riformisti e opportunisti si un paese oppresso come la
Tunisia per mezzo di ong, associazioni di vario tipo (ambientali, per
i diritti dell'uomo ecc) e dai sindacati stessi.
Una volta parlando con
uno dei massimi dirigenti del partito di sinistra riformista
parlamentare Watad (che si ritiene orgogliosamente più a sinistra
dell'ex Partito Comunista Operaio Tunisino di Hamma Hammami) disse
che il proprio partito aveva legami con la Cisl da cui erano stati
invitati a mandare una delegazione in Italia.
Ma nella Tunisia post Ben
Ali, con il fiorire di mille associazioni questo fenomeno é molto
evidente con associazioni europee partner che arrivano piene di soldi
e finanziamenti e organizzano piccoli e grandi eventi per la "società
civile" divisa in questi mille rivoli autoreferenziali e in
competizione reciproca distogliendo l'attivismo giovanile dal vero
obiettivo.
Queste riflessioni
iniziali potranno essere approfondite vedendo come si svilupperà il
pomposo "Piano Marshall Tunisino" come é stato definito il
prossimo piano quinquennale governativo che si coronerà nel 2020 e
in cui gli "aiuti" e investimenti esteri giocano un ruolo
di primo piano.
pc 17 novembre - LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA, E CONTRO TORTURE, ARRESTI DEI/DELLE PRIGIONIERE POLITICHE SARA' PORTATA ANCHE IL 25 NOVEMBRE A ROMA
dal comunicato del MFPR:
"...Durante la
manifestazione delle lavoratrici del 25 novembre a Roma... ribadiremo la nostra solidarietà
incondizionata alle compagne, alle sorelle, alle combattenti che
sono
nelle carceri di tutto il mondo... che sono quelle che subiscono la più enorme
violenza
dell'imperialismo...".

l'India sta sempre più diventando il simbolo della violenza del sistema imperialista e capitalista e in
particolare contro le donne in tutti i suoi aspetti, e oggi con l'avvento del nuovo governo fascista e filo imperialista di Modi, questo processo avanza rapidamente. In India alle vecchie tradizioni feudali, al

tribalismo familiare, l'integralismo religioso nelle vastissime zone dell'India fuori dalle mega città si uniscono la ferocia di branco, il nuovo bullismo delle grandi città dove l'imperialismo aggiunge alle vecchie le nuove aberrazioni. Ma sempre più gli stupri vengono perpetrati direttamente da parte dello Stato indiano, della polizia e delle forze militari e paramilitari, come arma di repressione soprattutto nelle zone rurali dove è in corso la guerra popolare; stupri che odiosamente accompagnano sempre le torture contro le compagne maoiste arrestate.
Ma in India moltissime donne, compagne hanno trasformato le violenza subite, le condizioni brutali di vita, la repressione dell'esercito di Stato in impetuoso fattore di ribellione, aderendo alla guerra popolare e oggi costituiscono la maggioranza dei combattenti.
La natura dell'oppressione di classe e sessuale delle donne è di lunga durata. Ma proprio per questo la guerra popolare di lunga durata attrae e aiuta la partecipazione di molto donne oppresse e questo rende effettivamente la guerra popolare una guerra di massa.
Questo fa di questa guerra di popolo un fenomeno internazionale della lotta di liberazione delle donne. Le donne combattono su due fronti, della lotta di classe e della lotta di genere, e sono un esempio vivente di come per le donne è necessario portare avanti una rivoluzione nella rivoluzione per affermare il loro cammino e portare una visione generale, per una trasformazione delle condizioni materiali di vita ma anche delle idee.
pc 17 novembre - speciale ANTITRUMP - 2
2
TRUMP e REAGAN
Se per il tipo di
elettorato la vittoria di Trump sembra avere molte analogie con
quella di Reagan – anche allora tutto ciò che era reazionario si
raccolse intorno a Reagan – è giusto, come dicono alcuni
osservatori, che il paragone con Reagan è più apparente che reale,
e questo proprio in uno dei concetti di fondo che invece avrebbe
dovuto legarli.
Reagan vince con un voto
reazionario ma con un'idea forza costituita dal neoliberismo.
Il
neoliberismo, che è un'espressione abbastanza superficiale, ma su
cui non insistiamo, ha caratterizzato la politica americana fino al
moderno Obama, anche se quest'ultimo si è presentato come
“correttore” del neoliberismo (vedi il fiore all'occhiello della
riforma sanitaria “Obama care”); Trump, invece, ha spinto molto
sulla tradizione americana, sul restauro e conservazione dei valori,
secondo un'ideologia da “onda lunga” che punta a cancellare dalla
storia americana tutti gli elementi di contraddizione che l'hanno
caratterizzata dal '45 in poi.
Una reazione ai cambiamenti della
società americana che va verso una restaurazione antistorica, ma
evocante tutta l'America profonda che, come abbiamo scritto in un
altro articolo, in altre elezioni era rappresentata da candidati di
estrema destra minoritari.
Per quanto sia abbastanza
illusorio che la superpotenza egemonica globale Usa possa, per così
dire, fare un grande passo indietro rispetto al ruolo che assume
oggi, e per di più poterlo fare in una fase di crisi e di acuta
contesa globale in cui si misura con un'altra potenza globale, sia
pur indebolita, la Russia, e una nuova potenza globale, la Cina,
ecc., non va affatto sottovalutato ciò che queste elezioni hanno
rappresentato per i suoi elettori che vogliono davvero un ritorno
all'indietro e che hanno vissuto ogni cambiamento come un abbandono
dei valori americani e non una loro affermazione; a cui si è
aggiunto l'effetto devastante della crisi che, al di là di quello
che dice Obama, anche nel cuore degli Usa ha colpito pesantemente.
Questo tipo di situazione,
se Trump vuole rispondere all'esigenza dei suoi elettori, non
comporta affatto un'accentuazione del neoliberismo ma una spinta
fortemente “statalista”, perchè il protezionismo tale è, il
fascismo neocorporativo all'americana tale è, il dominio assoluto
dello Stato di polizia tale è.
L'ondata rappresentata dal
voto a Trump non è la stessa da quella rappresentata da Reagan. E il fronte anti Trump ha
e deve avere caratteristiche differenti e soprattutto evitare che
finisca sotto l'egemonia dei miliardari globalizzatori e di quelle
componenti che nella crisi hanno avuto effetti minori e, di
conseguenza si è acutizzato il “divario in seno al popolo”, che
ha permesso questa volta che l'estrema destra non fosse un anello
debole dello schieramento repubblicano ma l'anello vincente.
Il socialismo è la
prospettiva anche negli Stati Uniti.
Il socialismo non è
socialdemocrazia. L'orizzonte Sanders non è la base e l'alleato
principale della battaglia proletaria, popolare, rivoluzionaria
contro Trump.
TRUMP/EUROPA-NATO/ESTREMA DESTRA EUROPEA
La vittoria di Trump
rappresenta comunque un nuovo scenario nei rapporti Europa Stati
Uniti.
La posizione su cui Trump
ha vinto le elezioni è di tipo isolazionista, e stando alle logiche
conseguenze, dovrebbe esserci una politica economica protezionista, un
minor impegno negli interventi imperialisti e un minore impegno anche
sul fronte della Nato.
Obama viene da un Vertice
Nato in cui in apparenza le cose affermate e decise vanno in
direzione opposta – vedi analisi contenuta nello speciale VERTICE NATO proletari comunisti. Di conseguenza le immediate spinte in Europa e
nei partner principali di essa vanno in direzione riprendere a
parlare di difesa europea per potere comunque garantirsi gli
strumenti necessari per proseguire nei loro piani imperialisti,
rispetto all'imperialismo russo e rispetto ai focolai di tensione nel
mondo.
Ma anche su questo
l'apparenza inganna. I cambi politici a questo livello si muovono con
tempi lunghi che vanno ben oltre le intenzioni e i programmi di Trump
stesso.
Quando Trump dice che
vuole una America più forte, intende contro nemici esterni che sono
poi nemici interni. E si accentua, quindi, la politica antimmigrazione
e la “guerra interna” al cosiddetto “terrorismo” islamico,
nella visione molto estesa che Trump e soprattutto il suo bocco
elettorale hanno.
Ma naturalmente la
superpotenza globale imperialista questa forza le serve in
funzione del suo dominio globale.
Di conseguenza l'idea
concreta che l'amministrazione di Trump sia caratterizzato da un
isolazionismo e da un minor intervento è abbastanza lontana da poter
essere realmente praticata. Così per quanto riguarda la Nato. La
Nato è strumento principe e principalmente nelle mani degli Usa per
essere lasciata in mani europee e l'imperialismo americano non può
realmente permettersi un assist ai piani di difesa europea.
Quindi, a nostro giudizio,
le decisioni al Vertice di Varsavia potranno essere adombrate da un
polverone ma non certo cambiate radicalmente.
Questo naturalmente non è
dire che non cambia nulla.
Trump ha goduto dei
favori di Putin che lo ha apertamente sostenuto nella campagna
elettorale, con mezzi pubblici e occulti. In primo luogo perchè
l'imperialismo russo ha teso ad indebolire la leadership americana in
generale; in secondo luogo per la contesa aperta in diversi
scacchieri del mondo; in terzo luogo per contrastare i piani
guerrafondai definiti al Vertice Nato di Varsavia.
La continua alternanza tra
Usa e Russia di fasi di contesa e fasi di collusione, con la
presidenza Trump, almeno a parole, si vorrebbe segnata dalla
collusione, ma tutto ciò è in contrasto col fronte elettorale che
lo ha eletto, che è una sorta di en plein di tutti i falchi
repubblicani e non, e che chiaramente non si può assolutamente
pensare che siano fautori di una politica dell'accordo con la Russia
di Putin
Quello che li unisce
davvero è la natura fascio-imperialista di entrambi.
Su questo la
sintonia con Trump è davvero grande, e si sa che nella politica
internazionale gli interessi e le scelte generali dipendenti
dall'economia e dalla strategia sono però in parte influenzate dai
personaggi che interpretano queste esigenze economiche e strategiche.
Ma una nuova collusione
non può avere come base la guerra anti Isis perchè questa è già
in atto.
Trump è la risposta alla crisi di egemonia
e di ruolo dell'imperialismo Usa. Questo spinge verso i fattori di
guerra che determinano comunque i passi effettivi che Trump dovrà
fare.
Circa i reali effetti di
questa eventuale nuova fase di collusione nei diversi scacchieri e
nei rapporti con l'Europa li affronteremo con più dettagli in
seguito, quello che invece va segnalato è un altro dato sugli
effetti politici delle elezione di Trump.
Trump ha vinto su
posizioni fascio-imperialiste e questo ha creato un'immediata
esultanza di tutti le forze e i capi di esse dei fasci-imperialisti
del mondo, che hanno visto nella vittoria di Trump la loro vittoria e
la possibilità che questo vento - legato a tutte le altre questioni
da noi analizzate all'interno dei diversi paesi sull'ascesa nella
crisi della forze fasciste e reazionarie e sul peso che ha l'ondata
migratoria – trasporti anche le loro forze al potere.
Questo da un lato dimostra
per l'ennesima volta che tutte le forze di reazione e di fascismo nei
paesi imperialisti e capitalisti europei in particolare hanno come caratteristica di essere
servi dell'imperialismo più forte e aggressivo, e pur dipingendosi
come nazionalisti e, alcune di esse, sostenitrici dell'ordine europeo
caratterizzato dalle nazioni, in realtà sono l'ultima conformazione
dei servi dei padroni e dell'imperialismo americano in primis. Un
fattore che va usato nella denuncia politica dell'azione concreta di
queste forze.
Il voto a Trump inoltre ha
molte similitudini con il Brexit-voto in Gran Bretagna, questo si spera che contribuisca ulteriormente ha chiarire che il Brexit significa
fascio-imperialismo in Inghilterra come in ogni altro paese in cui si
realizzasse una situazione simile.
Ma certamente sul fronte
degli effetti nella politica interna reazionaria, antimmigrati, anti
donne la vittoria di Trump offre uno scenario globale che alimenta
il moderno fascismo, ne consolida la presa e apre in ogni paese un
livello più alto di scontro su tutto questo. Però anche su questo
insistiamo a non essere superficiali.
L'imperialismo americano
nel mondo e soprattutto all'interno e nei confronti dei paesi imperialisti europei ha
interesse a mantenere la sua presa globale, secondo i suoi disegni e la sua
classe dominante, non si può pensare che sia favorevole
all'affermarsi in ogni paese delle forze fasciste. Quindi, i fascisti
di vario genere, o fascio-populisti che siano, che sono corsi alla
greppia della vittoria di Trump, potranno usare ad uso interno
questo, ma si illudono che questo dia vita ad un rapporto
privilegiato con gli imperialisti USA
Inoltre meno che mai
bisogna caratterizzare la situazione mondiale con un
fascio-imperialismo rappresentato da Trump con tutti i suoi alleati
in ogni paese e un fronte democratico progressista che raccoglie gli
altri paesi del mondo.
Non siamo alla seconda guerra mondiale.
Primo,
perchè la Russia è un paese imperialista, e i paesi e i governi
europei non sono paesi democratici e il moderno fascismo caratterizza
già i governi attuali in Europa, da Renzi ad Hollande,
dall'Inghilterra a tutti i governi dei paesi dell'Est, ecc.
Secondo,
perchè Putin resta in Europa un amico delle forze fasciste, i cui
leader professano quotidianamente apertura, fedeltà e perfino
ammirazione verso l'imperialismo russo. Questo imperialismo finanzia in parte le forze di destra e l'unica forza di destra che combatte è
quella ai propri confini, per i propri interessi imperiali,
rappresentata dai nazisti ucraini; per il resto la politica
imperialista russa è volta a cavalcare tutte le spinte fascio
imperialiste nel mondo, purchè siano contro l'imperialismo
avversario e purchè permettano all'imperialismo russo di mantenere
il suo ruolo.
Questo spiega perchè non
c'è nessuna possibilità di uno scenario attuale da “seconda
guerra mondiale”. E questo deve servire da orientamento e guida
nell'azione, nella lotta globale necessaria contro il
fascio-imperialismo di Trump, nella lotta all'interno dei paesi
imperialisti contro l'avanzare e l'affermarsi del moderno fascismo,
nello sviluppo delle lotte di liberazione e delle guerre popolari in
tutti i paesi oppressi dall'imperialismo.
TRUMP e ISRAELE
La vittoria di Trump ha
effetti immediati in Israele.
Trump per fini elettorali che in parte contraddice il suo credo e quello di molte delle componenti che
lo sostengono, si è molto esposto nel sostegno ad Israele e
all'azione e ai piani nazi/sionisti del suo governo attuale, e questo
non fa che incentivare l'azione aggressiva dello Stato sionista
nei confronti del popolo palestinese e la sua azione guerrafondaria
di gendarme dell'area nei confronti di tutte le masse arabe.
Recentemente lo Stato
sionista aveva avuto notevoli contrasti con l'amministrazione Obama
che, pur non avendo mai lesinato il suo appoggio, per ragioni di
immagine e di alleanza nel mondo arabo e nei disegni dell'aggressione
imperialista in corso aveva assunto una posizione più distante
dall'azione concreta dello Stato sionista e delle sue truppe.
Ora l'elezione di Trump
sembra scatenare il cane rabbioso sionista che si vedrà autorizzato
in un'azione ancor più genocida verso le masse palestinesi.
Ciononostante questa è
una pietra che può ricadere sui piedi dello Stato sionista e
dell'imperialismo Usa.
L'azione del primo non
potrà che rilanciare tra tutte le amasse arabe la portata strategica
della lotta di liberazione della Palestina, favorendone l'unità a
fronte del dispiegarsi della guerra di tutti contro tutti per
interposta persona e per conto dei diversi imperialismi che
caratterizza l'attuale situazione in tutto lo scenario medio
orientale e di tutto il mondo arabo.
Più l'azione dello Stato
sionista sarà coperta dall'imperialismo Usa, più forte sarà la
resistenza del popolo palestinese e la resistenza delle masse arabe
contro i loro nemici principali.
Questo avviene proprio
mentre Israele sta attuando con una politica di alleanze
con tutti i regimi reazionari e feudali della zona, all'insegna della
comune natura spesso e del comune interesse contro i popoli – basti
pensare ai rapporti Israele-Egitto di Al sisi, Israele-Erdogan,
Israele e la nuova politica interventista dell'Arabia saudita e, in
forme celate, Israele-Isis.
Questi rapporti in un
quadro di accentuazione dell'azione dello Stato sionista saranno resi più difficili dallo sviluppo della lotta del popolo
palestinese e dal potenziale fronte unito delle masse arabe, che
intorno alla questione palestinese ha trovato e può trovare ancora, sia pur in maniera
fragile, un'unità di fondo.
Una Israele più aggressiva
(se si può usare un tale aggettivo per questo Stato) logora tutte
le posizioni intermedie di tutti gli imperialismi, di tutte le forze
opportuniste dell'area, circa gli accordi di pace, i “due popoli,
due Stati”, compreso la posizione della leadership attuale del popolo
palestinese.
pc 17 novembre - L'appello delle/alle donne proletarie per la manifestazione del 25 novembre a Roma - info mfpr.naz@gmail.com
Alle lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate,
braccianti
Il 25 novembre lavoratrici, precarie, disoccupate,
rappresentanti di migranti, braccianti, dal sud al nord, da Taranto a Torino, a
Milano, da Palermo a Bologna, dall’Aquila a Roma, ecc. ecc., raccogliendo
l’appello delle lavoratrici precarie delle cooperative sociali di Palermo da
tanto tempo in lotta, saranno a Roma in piazza Montecitorio dalle ore 9:30, per
assediare i Palazzi del potere, il parlamento.
Noi donne lottiamo ogni giorno per il lavoro, il
salario, contro le discriminazioni, lottiamo nelle cooperative contro contratti
vergognosi che ci offendono, contro le violenze e molestie dei padroni, lottiamo
nelle fabbriche contro chi vuole ridurre la nostra vita a macchina per il suo
profitto e ogni giorno toglie un pezzo della nostra vita; lottiamo nel
commercio, nei pubblici esercizi, contro il lavoro nero, i licenziamenti, i
ricatti; lottiamo come disoccupate contro l’umiliazione di trovare lavoro;
lottiamo contro la schiavitù e le violenze sessuali di caporali e padroni nelle
campagne, lottiamo nella scuola, nei call center, nelle lotte per la casa, nelle
lotte sul territorio per la salute, ma questa nostra voce e soprattutto le
nostre lotte restano inascoltate, anzi vengono silenziate,
oscurate.
Noi donne subiamo quotidianamente l’oscena violenza
sessuale e la catena infinita di femminicidi. Ma nessuno, o pochissimi, lega
questa violenza alla nostra condizione generale fondata sul doppio sfruttamento
e oppressione, che produce violenze sessuali e
femminicidi.
Ed è proprio questa condizione generale che noi il 25
novembre portiamo a Roma.
Non possiamo delegare questa lotta al femminismo
borghese.
Siamo noi lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate,
che lottiamo ogni giorno, che la dobbiamo portare unite a livello
nazionale.
L’unità è la nostra forza!
25 NOVEMBRE A PIAZZA MONTECITORIO, DAVANTI AL
PARLAMENTO, ALLE ORE 9:30.
portiamo la sfida della nostra piattaforma, che
scaturisce dalle lotte.
Taranto 18 novembre 2016
Per le lavoratrici, precarie, disoccupate,
immigrate
3475301704 - mfprnaz@gmail.com
pc 17 novembre - Il sindacalismo di classe si costruisce con la lotta su basi di classe, in alternativa al sindacalismo padronale e a quello della conciliazione con il padrone che è rappresentato da CGIL-FIOM di CAMUSSO/LANDINI - questo opuscolo serve questa battaglia - si può richiedere a pcro.red@gmail.com
pc 17 novembre - 25 e 26 NOVEMBRE - da MFPR
Il 25 novembre rappresentanti di donne lavoratrici,
precarie, disoccupate, immigrate... assediano il Palazzo del parlamento, rappresentativo di
tutti i Palazzi di Roma, per dire: noi siamo contro tutte le violenze
contro le donne, e la prima violenza è quella del sistema,
dello Stato e dei governi di questo sistema capitalista,
imperialista che produce le orribili violenze sessuali e
femminicidi - E di questi sono tutti responsabili; per dichiarare il nostro impegno come donne proletarie a
lottare fino in fondo per mettere fine a questo orrore senza
fine della violenza contro le donne.
Non ci limiteremo a
fare la nostra denuncia e portare la nostra ribellione,
porteremo una nostra piattaforma che raccoglie le istanze che
vengono dalle nostre lotte e dalle nostre condizioni - abbiamo
chiesto incontri a governo, Ministeri, Parlamento, ma dove
vogliamo parlare noi e porre in forma ferma le nostre
richieste e condizioni.
Il 26 novembre saremo
con tutte le donne alla manifestazione contro la violenza
sessuale e porteremo la voce e la rappresentanza della
manifestazione delle lavoratrici, donne proletarie.
Chiamiamo tutte le
donne, le compagne, a fare sia il 25 che il 26 due giornate di
lotta.
Movimento femminista
proletario rivoluzionario
per info: mfpr.naz@gmail.com -
3475301704
pc 17 novembre - Che fine ha fatto il contratto dei metalmeccanici?
Non era mai successa una cosa così
...Per il contratto nazionale dei metalmeccanici le segreterie nazionali Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica hanno avuto parecchi incontri senza fare nessun passo avanti sulla trattativa.
La Federmeccanica sembra disposta a discutere con i sindacati su tanti temi come salute, sicurezza, trasferte, appalti e trasferimenti, ma non sul nodo salario, sul rapporto tra contratto nazionale e contrattazione aziendale e sulle regole della certificazione della rappresentanza fino al voto degli operai sui contratti.
La Fiom presenterà il pre accordo ai 500 delegati all’assemblea nazionale di Cervia per fine Novembre così Landini lo farà votare e avrà il mandato di firmare il contratto nazionale dei metalmeccanici.
Una cosa così non vale neanche un'ora di sciopero
...Per il contratto nazionale dei metalmeccanici le segreterie nazionali Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica hanno avuto parecchi incontri senza fare nessun passo avanti sulla trattativa.
La Federmeccanica sembra disposta a discutere con i sindacati su tanti temi come salute, sicurezza, trasferte, appalti e trasferimenti, ma non sul nodo salario, sul rapporto tra contratto nazionale e contrattazione aziendale e sulle regole della certificazione della rappresentanza fino al voto degli operai sui contratti.
La Fiom presenterà il pre accordo ai 500 delegati all’assemblea nazionale di Cervia per fine Novembre così Landini lo farà votare e avrà il mandato di firmare il contratto nazionale dei metalmeccanici.
Una cosa così non vale neanche un'ora di sciopero
pc 17 novembre - Per il 50° anniversario della GRCP
Proponiamo ai compagni e alle realtà sociali e politiche un confronto e un
dibattito sulla Grande Rivoluzione Culturale Proletaria
attraverso i temi contenuti nella prefazione alla ‘antologia di documenti’
– un libro uscito
per le edizioni ‘la città del sole’ – che si può richiedere a pcro.red@gmail.com
prefazione
Il
50° della Rivoluzione culturale proletaria in Cina offre l'opportunità per il
movimento operaio e comunista di riflettere sul significato storico e sugli
splendori e limiti di questa grande esperienza che ha caratterizzato la fase
finale della vita del grande dirigente del movimento comunista internazionale,
Mao Tse Tung e della fase socialista della Cina.
La
Rivoluzione culturale proletaria (RCP) è stato il tentativo delle masse
giovanili, proletarie e contadine e di larga parte dei quadri del Partito
Comunista Cinese di rivitalizzare il socialismo e
pc 17 novembre - Il Foro APEC a Lima e la situazione in Perù
In via di traduzione questo scritto della Associazione Nuova Democrazia di Germania
APEC EN LIMA: FORO DE LOS IMPERIALISTAS CON SUS LACAYOS Y SITUACIÓN DEL PAÍS
En todos los medios del país se da a conocer el inicio de la reunión del Foro de la APEC, que reune a la superpotencia imperialista yanquí, que ejerce la hegemonia mundial, y por lo tanto en el pacífico, con la superpotencia atómica rusa, la potencia socialimperialista China, potencias imperialistas Japón, Australia, etc., y todos los demás países que pertenecen a la cuenca del pacífico.
Reunión que se da en medio de colusión y pugna expresada, entre otros, en los diferentes acuerdos
pc 16 novembre - NOTAV 17/11 Presidio al palazzo di giustizia per la sentenza del maxi processo
Probabilmente
giovedì 17 novembre, all’ultima udienza del processo No Tav per i fatti
del 27 giugno e del 3 luglio 2011, verrà emessa la sentenza d’appello a
danno dei No Tav già condannati in primo grado.
Il processo iniziato il 4 ottobre scorso si è svolto a gran velocità per volontà del giudice, con lo stralcio iniziale della posizione di 5 imputati che saranno giudicati in altro momento in barba ad ogni forma di garanzia.
Come durante il primo grado, abbiamo assistito al solito teatrino mediatico, ascoltato il pm rilasciare interviste ai giornali in cui ha sottolineato la volontà di proseguire sulla lunga scia di Gian Carlo Caselli, padrino agli occhi dei più dell’inizio della persecuzione del movimento No Tav all’interno del Tribunale di Torino.
Il pm Saluzzo ha altresì ribadito in aula, tra le altre cose, che le giornate di resistenza sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sono state “una vera e propria chiamate internazionale alle armi”, giustificando così le richieste delle 47 condanne per un corrispettivo di 140 anni di carcere complessivi.
Lungi da noi deporre la fiducia nella giustizia dei tribunali, rivendichiamo insieme agli imputati la nostra storia e l’alto valore morale e politico di quei giorni di Resistenza.
Pertanto l’invito è quello di partecipare al presidio che durerà tutta la giornata, dentro e fuori al Palazzo di Giustizia, per sostenere i NO Tav imputati e attendere con loro l’eventuale sentenza.
Vi diamo quindi appuntamento giovedì 17 novembre dalle ore 9 al Tribunale di Torino.
Sosteniamo chi Resiste! Solidarietà a tutti i No Tav!
Il processo iniziato il 4 ottobre scorso si è svolto a gran velocità per volontà del giudice, con lo stralcio iniziale della posizione di 5 imputati che saranno giudicati in altro momento in barba ad ogni forma di garanzia.
Come durante il primo grado, abbiamo assistito al solito teatrino mediatico, ascoltato il pm rilasciare interviste ai giornali in cui ha sottolineato la volontà di proseguire sulla lunga scia di Gian Carlo Caselli, padrino agli occhi dei più dell’inizio della persecuzione del movimento No Tav all’interno del Tribunale di Torino.
Il pm Saluzzo ha altresì ribadito in aula, tra le altre cose, che le giornate di resistenza sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sono state “una vera e propria chiamate internazionale alle armi”, giustificando così le richieste delle 47 condanne per un corrispettivo di 140 anni di carcere complessivi.
Lungi da noi deporre la fiducia nella giustizia dei tribunali, rivendichiamo insieme agli imputati la nostra storia e l’alto valore morale e politico di quei giorni di Resistenza.
Pertanto l’invito è quello di partecipare al presidio che durerà tutta la giornata, dentro e fuori al Palazzo di Giustizia, per sostenere i NO Tav imputati e attendere con loro l’eventuale sentenza.
Vi diamo quindi appuntamento giovedì 17 novembre dalle ore 9 al Tribunale di Torino.
Sosteniamo chi Resiste! Solidarietà a tutti i No Tav!
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