mercoledì 19 novembre 2014

pc 19 novembre - L'odiosa aggressione fascista contro l'Ardita San paolo - si scrive in questo comunicato: "sarebbe il caso di chiedere e di lanciare una campagna per la messa fuorilegge di Casapound.'.. - Proletari comunisti - PCm Italia appoggia questa proposta

Casapound e l’aggressione all’Ardita San Paolo - Gioele "Dax"

Domenica si è verificata l’aggressione di squadracce, almeno 30 persone, con spranghe e mazze in occasione della partita della squadra di terza categoria calcistica a Magliano Romano; la squadra era l’Ardita San Paolo. Una squadra romana di sport popolare e dal basso, nemica dello sport patinato e del gossip. Gran parte dei calciatori dell’Ardita condividono idee di sinistra, ma sul campo mai è comparsa una caratterizzazione politica. Eppure c’è qualcosa nel nome che irrita i fascisti: il richiamo agli Arditi del Popolo. Quei numerosissimi antifascisti che dopo la prima guerra mondiale rispondevano colpo su colpo ai raid della canaglia fascista, spesso con successi clamorosi che ancora prudono assai ai fascisti di ieri e di oggi.

Sin dall’inizio la pista dell’incursione fascista a Magliano Romano è stata l’unica che stava in piedi, senza ombra di dubbio. Per una serie di fortuite coincidenze e brillanti intuizioni, malgrado il fatto che Magliano è piccolissima, praticamente priva di videocamere, e i gli aggressori erano travisati da passamontagna, i Carabinieri riescono a trovare due vetture in cui si rinvengono bastoni e passamontagna e i nove occupanti delle due auto; anche se è chiaro che devono essere coinvolte almeno altre tre vetture, ancora non identificate.
Fino a lunedì notte non escono indiscrezioni sul padrinaggio di affiliazione dei mazzieri fascisti di Magliano Romano. Poi escono i nomi dei nove fermati dai carabinieri per lesioni personali gravi, perseguibile d’ufficio, in quanto una delle vittime ha avuto una brutta frattura scomposta di un braccio. I provvedimenti dovranno essere poi confermati come domiciliari dai giudici. I nomi sono i seguenti, sei dei nove arrestati abitano a Viterbo. Di Maulo, Spolverini, il 27enne Alessio Reinkardt, il 26enne Iacopo Magnani, il 24enne Leonardo Ercolani e il 22enne Federico Miralli. Gaglini abita a Vitorchiano, come il 18enne Giovanni Lupidi, il più giovane del gruppo. Edoardo Fanti, 24enne, è l’unico che vive a Soriano.
Chi è Gaglini? E’ il noto candidato a sindaco di Casapound di Viterbo, nelle ultime elezioni comunali. E Di Maulo e Spolverini? Viterbonews24 del 18 novembre dice: “Ervin Di Maulo, 32 anni, e Roberto Spolverini, 28 anni, due ”autorità” in materia di aggressioni neofasciste. Di Maulo era già finito in manette nel novembre 2011 per aver picchiato a sangue, con la complicità di tre minorenni, due ragazzi nel centro storico di Viterbo. Dal marzo scorso, inoltre, Di Maulo, insieme con altre 5 persone, era stato sottoposto a Daspo”. L’Unità il 25 settembre 2008 scriveva: “Il blitz della Digos e della squadra mobile di Viterbo è scattato all’alba. Tra le case da perquisire c’è quella di Ervin Di Maulo, 26 anni, militante di estrema destra, già denunciato più volte per violenze. Gli agenti sanno che ha preso parte al raid nazifascista compiuto la notte del 3 settembre scorso durante la festa di Santa Rosa e finito in uno scontro con un gruppo di sinistra, probabilmente anarchici. Che sempre lui, due giorni dopo, ha aggredito a bottigliate un altro ragazzo di sinistra. Ci sono testimoni, immagini fotografiche contro Di Maulo. Nella sua abitazione la polizia ha trovato un manganello, uno sfollagente, un coltello con una lama da dieci centimetri, magliette e libri nazifascisti. Il ventiseienne è stato arrestato con l’accusa di rissa aggravata, violenza e danneggiamento”.
Ma Di Maulo, oltre a frequentare i tribunali e a ed essere sanzionato da DASPO, è soprattutto un estremista di destra che fa a capo a Casapound, anche se nessun blog o giornale in queste ore lo sta scrivendo: sulla sua pagina Facebook, almeno fino alle 11 di oggi, si leggeva “militante politico di CasaPound Italia dal 2008. Candidato al consiglio comunale di Viterbo”.
Ci sono pertanto due esponenti di rilievo di Viterbo fermati per l’aggressione di Magliano Romano. Un danno di immagine pesante per la formazione law and order che il contatto con la Lega di Salvini per proiettarsi a livello nazionale. Non si può negare troppo l’evidenza ed allora il prode Di Stefano (l’esponente romano e nazionale che parla spesso, nei suoi recenti afflati con Borghezio della Lega) di Casapound su twitter dice : “Gaglini è innocente, ed è mio fratello”. Gaglini sarebbe innocente, in quanto fratello di un rapporto di fratellanza a noi ignota… forse quella della Lupa? Oppure si tratta di un avvertimento, che non comprendiamo: chi tocca Gaglini, guardate che tocca me! Già proprio quel Di Stefano figlio del sedicente professionista laureato Di Stefano, quello della chiacchierata consulenza per la strage di Ustica o quella della mitica consulenza per i due Marò!
Altre volte sono state messe fuorilegge in Italia delle organizzazioni neofasciste: per esempio Ordine Nuovo, Movimento Politico, Avanguardia Nazionale. Fino a oggi quando ci sono stati coinvolgimenti in storie penali gravi e/o eclatanti Casapound prima ha negato l’affiliazione degli indagati per poi dire: fino a pochi anni (mesi) fa erano vicini al nostro Movimento poi se ne sono andati…E’ accaduto per l’omicidio dei due Senegalesi a Firenze, è accaduto per il leader di CPI di Verbania Ossola Ceniti, arrestato per l’omicidio di Giuliani a Roma alla Camilluccia nella storiaccia del tesoretto nascosto di Mokbel. Oggi la fratellanza cambia idea. Si direbbe comunque che, sulla base della considerazione di tanti altri fatti e fattarelli nazionali e intrenazionali, dove si inserisce Casapound con alcuni suoi esponenti apicali, sarebbe il caso di chiedere e di lanciare una campagna per la messa fuorilegge di Casapound.

pc 19 novembre - Milano .. la violenza poliziesca va combattuta!



pc 19 novembre - La militanza da Pillole comuniste

Gli anni di militanza, nei periodi in cui manca un autentico partito rivoluzionario, sono in generale anni che valgono giorni e sono utili se preparano effettivamente ai giorni che valgono anni. 
Preparazione teorico-ideologica innanzitutto 

Da pillole comuniste 1 - 26/06/2013


Questo ci spiega che la militanza sia quando già c'è un autentico partito rivoluzionario che quando non c'è ancora è utile in entrambi i casi. Nel primo caso si parla di passi che servono a costruire il partito comunista, dopo di che si parla di grandi passi che costruiscono la rivoluzione. Ma la militanza in tutto questo non deve essere caratterizzata da sola pratica, ma innanzitutto serve preparazione teorico-ideologica.



pc 19 novembre - NO AL GEMELLAGGIO MASSAFRA (TA) - ISRAELE! MANIFESTAZIONE IL 30 NOV.INIZIATIVA A

(l'appello)

Non si costruiscono ponti di pace con i criminali

Il 30 Novembre 2014 la città di Massafra, in provincia di Taranto, promuove un presunto "gemellaggio" con la città di Gerusalemme, città palestinese sotto occupazione militare Israeliana.

Il progetto, dal nome un “Ponte di pace e di amicizia”, è stato proposto al sindaco di Massafra nonché presidente della provincia Martino Carmelo Tamburrano da Barbara Wojciechowska, professore dell’Università del Salento.
Tamburrano ha subito sposato la proposta delegando la professoressa Wojciechowska e l’assessore alla Cultura e all'Associazionismo, Antonio Cerbino, a seguire tutte le fasi dell’organizzazione del “gemellaggio”, la cui cerimonia inaugurale avrà luogo il 30 novembre a Massafra.
Per l’occasione saranno presenti le autorità di Gerusalemme, - il sindaco Nir Barkat, l’ambasciatore d’Israele a Roma, Naor Gilon e il KKL (Keren Kayemeth LeIsrael Italia onlus). Aderiscono al progetto, oltre a molti altri comuni della provincia di Taranto (di cui però non danno indicazione) e della Puglia, l’Università di Bari (Polo Jonico) e la Regione Puglia con (la solita) assessore alla cultura e al turismo Silvia Godelli e l’assessore all’agricoltura Fabrizio Nardoni.

Siamo indignati per una simile iniziativa. Un progetto con una nazione genocida, la quale occupa militarmente territori che non gli appartengono. Una città, Gerusalemme, rivendicata da Israele come capitale, occupata nel 1967 e mai riconosciuta dall'ONU che, anzi, ne ha condannato più volte l'occupazione.
Un sindaco, Nir Barkat, di destra, reazionario, imprenditore, sostenitore della colonizzazione.

Facciamo appello a contrastare questo gemellaggio con ogni iniziativa utile a ripulire la faccia di uno stato che quotidianamente si macchia di inenarrabili crimini.

Il 30 novembre saremo in piazza a manifestare contro questa vergognosa iniziativa.
Invitiamo tutte le realtà e i singoli a sottoscrivere e a fare proprio questo appello.

Facciamo appello a tutte le realtà regionali a partecipare alla prossima riunione che si terrà sabato 22 novembre presso la sede del Comitato di Quartiere Città Vecchia (via Arco Paisiello g18 - Taranto) alle ore 17 per decidere modalità, azioni e comunicazioni della manifestazione del 30.

Facciamo appello alle realtà extra regionali che non potessero fisicamente intervenire il 30 a manifestare la propria indignazione attraverso mail di protesa alla regione:
all'assessore alla cultura, turismo e Mediterraneo, Silvia Godelli:
all'assessore all'agricoltura Fabrizio Nardoni:
al sindaco di Massafra (neo presidente provinciale) dott. Martino Carmelo TAMBURRANO:sindaco@comunedimassafra.it

iniziativa alla prefettura di Taranto

iniziativa all'Ilva

LETTERA APERTA
TA. 19.11.14
Al Sindaco di Massafra e Presidente della Provincia di Taranto, Tamburrano
Al Presidente della Regione, Vendola
Agli Assessori Godelli e Nardoni
pc Agli organi di informazione
Lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto, le lavoratrici, i lavoratori, disoccupati esprimono la loro forte protesta per l'iniziativa di "gemellaggio" che il Comune di Massafra intende fare il 30 novembre con la città di Gerusalemme, sotto occupazione militare di Israele. 
Sarebbe una provocazione e uno "schiaffo" al popolo palestinese, alla popolazione di Gaza, ai suoi giovani, alle sue donne, ai suoi bambini, massacrati in migliaia nei mesi scorsi e che continuano a morire e a vedersi negato tutto, il diritto alla terra, all'esistenza, alla vita. 
Ma sarebbe una offesa anche per i tanti lavoratori, donne che anche a Taranto si sono mobilitati al fianco del popolo di Gaza contro lo Stato fascista, assassino di Israele. 
In questa situazione non si possono fare iniziative come quella di Massafra, a prescindere da tutto questo! Sarebbe un segnale molto pesante di schieramento oggettivo dalla parte di Israele, che neanche le masse popolari di Massafra si meritano.
CHIEDIAMO PERTANTO, IN PRIMIS AL SINDACO TAMBURRANO, DI NON PROCEDERE A QUESTO "GEMELLAGGIO".
In caso, invece, persisteste in questa sciagurata iniziativa, il giorno 30 novembre vi troverete davanti ad impedirla lavoratori, disoccupati, giovani, donne, democratici, antifascisti.
Per SLAI COBAS per il sindacato di classe di Taranto
Calderazzi Margherita
Masci Fiorella
Musio Concetta
per com. slaicobasta@gmail.com - 3475301704 - T/F 0994792086



pc 19 novembre - Milano Corvetto, i bambini gridano alla polizia: «Basta sgomberi»

Governo e amministrazioni locali usano la violenza delle loro truppe d'assalto per sgomberare case giustamente occupate e usano stampa e tv per diffamare e infangare gli occupanti e i centri sociali che li sostengono.
Ma la violenza poliziesca trova la resistenza popolare e le forze dell'ordine sono costrette ad arretrare.
Tutte le realta proletarie e popolari devono stare da una parte sola e unirsi e sostenere gli occupanti e i centri sociali sgomberati
I compagni arrestati devono essere liberati!
Ora è possibile intensificare la lotta ovunque in Milano per ottenere le case e gli spazi sociali.
Le masse che occupano, chi li sostiene non hanno paura.
Paura devono averla chi li sgombera.

proletari comunisti - PCm Italia
19 novembre 2014

vedi video sal sito del corriere della sera

pc 19 novembre - MILANO basta sgomberi! Basta con la polizia che aggredisce anche donne e bambini! La casa e gli spazi sociali sono un diritto che si difendono con la lotta! LIBERTA' PER I COMPAGNI ARRESTATI!




Dopo lo sgombero del centro sociale «Corvaccio» gli antagonisti si sono dati appuntamento lungo i Navigli per nuovi scontri con le Forze dell’Ordine (Ansa/Murad)

Resistere è giusto! Ribellarsi è giusto! 
 «Ho pagato 200 euro per un bilocale», ha spiegato una ragazza che vive nel quartiere, «non so chi sia stato ad aprirla ma ci aiutano ad avere quello che non avevamo».

Dopo lo sgombero di due centri sociali avvenuto martedì in mattinata nella periferia della città: in serata oltre 200  manifestanti sono tornati in piazza e hanno tentato di raggiungere il carcere di San Vittore, ma sono stati respinti dalla celere anche con l’uso di lacrimogeni all’altezza di via Ausonio. Hanno però continuato il loro corteo in zona Navigli, apparentemente sciogliendolo intorno alle 21 quando, improvvisamente, gli antagonisti si sono dispersi in direzioni separate e nei locali,



A dare il via a una giornata erano state le cariche delle forze dell’ordine, condite dal lancio di fumogeni, avvenute martedì mattina nel corso dello sgombero del centro sociale «Corvaccio squat» e dello «spazio anarchico occupato Rosa nera» in zona Corvetto, rispettivamente in via Ravenna 30 e 40, alla periferia sud della città. Se lo sgombero del «Rosa nera» si è svolto senza problemi, i tafferugli sono iniziati al Corvaccio: all’interno si trovavano nove antagonisti che hanno risposto allo sgombero con lanci di pietre. Quando intorno al centro sono arrivati anche una quarantina di militanti in sostegno degli occupanti, sono stati rovesciati e incendiati diversi cassonetti. A questo punto gli agenti hanno fatto ricorso anche ai lacrimogeni. In questa occasione tre dei militanti, di 27, 28 e 33 anni, sono arrestati per resistenza, violenza aggravata da lancio di oggetti e invasione di terreni ed edifici; due ragazzi di 23 e 26 anni e una ragazza di 21 sono indagati per stessi reati senza l’aggravante, mentre una 24enne (bloccata nel corso dei successivi tafferugli in strada) è accusata solo di violenza e resistenza.


In tutta l’area, non lontana dalla fermata della metropolitana Corvetto, sono in corso in questi giorni anche degli sgomberi di case occupate, e per questo a margine degli scontri della mattinata era nata una manifestazione spontanea di un centinaio di persone, nei pressi schieramento di polizia, carabinieri e finanza. «Basta sgomberi» lo slogan più ripetuto dai manifestanti in via dei Cinquecento. Su uno striscione la scritta«200 sgomberi - 200 barricate. Diffondiamo solidarietà. Aler, racket, razzisti, polizia fuori dai quartieri». Molte le donne giovani, che rivendicavano la possibilità di poter occupare una casa in assenza di possibilità economiche che permettano loro di prenderne una in affitto. «Ho pagato 200 euro per un bilocale», ha spiegato una ragazza che vive nel quartiere, «non so chi sia stato ad aprirla ma ci aiutano ad avere quello che non avevamo».


pc 19 novembre - Gli atti del meeting internazionale per il 10°anniversario della fondazione del PCIndia (Maoista) ora in italiano - richiedere a csgpindia@gmail.com

pc 19 novembre - India, contro l'operazione Green Hunt a 5 anni di distanza

Da Manmohan-Chidambaram a Modi-Rajnath:
razzia, saccheggio e la guerra al popolo sempre più intensa!

Circa una settimana fa i media ci hanno informato un altro “scontro” e “selvaggia sparatoria” tra le piste nella foresta nel distretto di Bijapur in Chattisgarh. Tre “naxalite”, si dice siano state uccise dalle forze di congiunte CRPF e polizia, oltre un centinaio di uomini, tutti usciti illesi. Se in tutti i casi come questi la verità è sempre il più difficile da distinguere, ogni particolare ci riporta alla mente gli orrori dei ) falsi scontri di Sarkeguda (2012) e Edakmetta (2013 contro gli abitanti dei villaggi adivasi nello stesso distretto di Bijapur – anche quelle stragi furono inizialmente descritte dalle forze di sicurezza come “duri scontri a fuoco con naxaliti”. I grandi media, naturalmente, ripeterono a pappagallo la stessa versione. Nonostante i disperati tentativi della polizia, del CRPF e del ministero degli interni di tappare i tutti buchi di questa versione, fu subito chiaro che quella tragica notte del 28 giugno 2012 circa 600 le uomini di CRPF, cobra e polizia dello stato circondarono il villaggio di Sarkeguda e spararono indiscriminatamente sulle centinaia di adivasi venuti anche dai villaggi vicini riuniti per discutere i preparativi per l’annuale festa della semina. Mentre l’allora ministro degli Interni Chidambaram dichiarava di aver colpito “pericolosi maoisti”, per ammissione dello stesso Ministro per gli affari tribali, 20 delle persone assassinate, la metà, erano ragazzi in età scolare, tra i feriti c’era anche un bambino di appena quattro anni, non portavano armi e nessuno aveva precedenti penali. Una replica pressoché identica dello stesso terribile incidente si ebbe appena un anno dopo, nel villaggio di Edakmetta dello stesso distretto di Bijapur. Il 20 maggio 2013, in quella notte di morte le forze di sicurezza circondarono gli abitanti del villaggio riunitisi per celebrare la “Beej Pondum”, la festa della semina, e spararono raffiche indiscriminatamente contro la folla, uccidendo otto abitanti del villaggio, di cui tre ragazzi e gli altri di età compresa tra 28 e 30 anni, tutti disarmati. Anche in quel caso la versione del governo fu presto smentita. Questa è la storia delle atrocità o falsi s contri nella sempre più intensa guerra al popolo che da cinque anni lo stato indiano sta conducendo sotto il nome di Operazione Green Hunt.
A cinque anni dal suo inizio, i beneficiari di questa guerra sono sempre gli stessi, solo i carnefici si sono passati la mano. La guerra al popolo fu aperta nel 2009 dalla coppia Manmohan-Chidambaram, oggi è l’accoppiata ancora più brutale Modi-Rajnath che porta avanti la caccia. Ricordiamo ancora che anche dopo la scoperta dei falsi scontri di Sarkeguda, mentre tutte i settori progressisti e democratici erano indignati per questo assassinio a sangue freddo, l’allora ministro dell’Interno Chidambaram era irremovibile nella giustificazione / sostegno del CRPF. Diceva: “Per qualche ragione qualcuno lo chiama falso scontro, ma il capo della CRPF ha detto che non ha niente da nascondere, niente da temere. Io sono il ministro degli interni e la CRPF è sottoposta a me. Abbiamo parlato in modo assolutamente sincero, franco e a testa alta”. L’attuale Ministro degli Interni dell’Unione, Rajnath Singh, si è spinto oltre, dicendo che durante il suo mandato da primo ministro in Uttar Pradesh, ha lasciato ”mano libera” alla polizia nella lotta ai maoisti, rassicurandoli che non sarebbero “assillati” dalla Commissione per i diritti umani. E con ciò prepara il terreno a ulteriori falsi scontri, massacri, incendi, saccheggi, torture e stupri da parte delle forze di sicurezza, col pieno sostegno del governo. Ciò non fa che confermare l’accanimento con cui lo Stato indiano intende continuare questa guerra.
Oltre che la brutalità di questo accanimento, serve anche a dimostrare la disperazione dello stato indiano. Le grandi imprese, le multinazionali, le Tata, Birla, Ambani, Adanis, e Mittal, ai cui ordini l’UPA ha lanciato questa guerra per favorire la razzia indiscriminata, il saccheggio e la svendita di risorse naturali per un valore migliaia di miliardi di dollari nel cuore Adivasi dell’India centrale e orientale, hanno oggi ancora più fame di profitti. Con centinaia di protocolli d’intesa per miniera, estrazione e svendite per una miseria, bloccati in cantiere, diventano sempre più smaniosi di schiacciare la resistenza delle popolazioni che lottano per difendere la loro vita, i mezzi di sussistenza e la propria dignità contro il modello di morte, distruzione e la deportazione che lo Stato impone in nome dello “sviluppo” e “progresso”. Lo hanno mostrato con evidenza il forsennato sostegno delle grandi compagnie alla la campagna Na-Mo e l’impegno di Modi a mantenere le sue promesse di più “pugno di ferro” (rispetto al precedente governo UPA) per “asfaltare tutti gli ostacoli” al processo di “sviluppo della nazione” (leggi processo di sfrenata razzia delle risorse). Mantenendo queste promesse, per la gioia delle grandi compagnie, subito dopo l’insediamento al potere Modi ha rimosso tutti i le normative di tutela di ambiente / foresta / fauna selvatica in una guerra lampo di sanatorie. In circa un mese il Ministero delle Foreste ha autorizzato un numero record di 175 progetti. Rimuovendo gli esperti indipendenti, Modi ha “asfaltato”, rendendolo più “orientato agli investimenti”, anche il Consiglio Nazionale per la Fauna Selvatica che di volata ha stabilito il record di 133 progetti approvati in due giorni sui 160 in sospeso! Facendosi beffe della trasparenza delle istituzioni pubbliche, nessun dettaglio su queste approvazioni lampo è stato reso pubbliche, per evitare protesta generale e indignazione. Portando il piano di Chidambaram alle estreme conseguenze: rivedere ulteriormente le già indebolite norme in materia di ambiente; distorcere le norme di valutazione dell’impatto ambientale; riformare National Green Tribunal; consentire l’estrazione di carbone, senza pubblica autorizzazione; e infine rimuovere il diritto dei gram sabhas ad opporsi a qualsiasi progetto in terra adivasi. Quello che preparano è una svolta filo-padronale e anti-popolare di proporzioni genocide.
Realizzare questi obiettivi implica l’ulteriore intensificazione di Green Hunt per schiacciare brutalmente ogni resistenza del popolo per salvare le loro terre, i mezzi di sussistenza e le risorse (che minacciano il cosiddetto “clima favorevole per gli investimenti” / “sviluppo”). Appena assunta la carica, Modi ha aggiunto altri 10 battaglioni CRPF all’arsenale di morte dello Stato, che comprende CRPF, ITBP, BSF, Cobra, Greyhound, C60, Thunderbolt, col sostegno dell’Esercito, dell’Aeronautica, anche con droni israeliani, altre alla milizia privata Salwa Judum. Sul totale di 36 battaglioni schierati dalle forze dello Stato centrale, 29 sono impiegati in Bastar. Ora, con i 10 battaglioni supplementari ancora in Bastar, si arriva a 39 battaglioni che si aggiungono ai circa 30.000 paramilitari, facendo così di questo distretto una delle regioni più militarizzate del subcontinente. Modi ha inoltre nominato Ispettore Generale del Bastar il famigerato SRP Kalluri – quello che gli attivisti democratici di tutto il paese ritengono il responsabile dell’incendio di 300 case adivasi in Tadmetla e Morapalli nel 2011.
La caccia alle streghe contro l’opposizione a Green Hunt non è altro che l’estensione della stessa Operazione Green Hunt: La scorsa settimana, alcuni gruppi democratici che volevano a organizzare un’assemblea a Vishakapatnam per denunciare le atrocità di stato della Operazione Green Hunt e mobilitare il pubblico contro di esse. Per assicurarsi che nessuna notizia sulla guerra dello Stato sta facendo contro il popolo possa raggiungere le città, diversi attivisti delle libertà civili e politiche appartenenti all’APCLC e a Virasam sono stati preventivamente arrestati per impedire la riunione. Gli arresti, repressione e soffocamento di tutte voci democratiche contro Green Hunt sono stati una componente essenziale di questa guerra, fin dall’inizio, nel 2009 – parliamo di Binayak Sen, Sudhir Dhawale, Sachin Mali, Hem Mishra e tantissimi altri attivisti e organizzazioni popolari. Allo stesso modo, alcuni mesi fa lo Stato ha braccato, rapito e accusato di una pletora di false imputazioni G.N. Saibaba, uno dei promotori del Forum Contro la Guerra al Popolo di Delhi. Quanto più lo stato intensifica questa guerra contro i più oppressi nel paese, gli adivasi e i dalit, per usurpare la loro terra e le sue risorse, tanto più la parte democratico e progressista si deve unire e costruire un più determinato movimento di resistenza, in solidarietà con la lotta per la Jal-Jangal-Jameen e che esiga la fine immediata della Operazione Green Hunt

dal Forum JNU Contro la Guerra al Popolo

pc 19 novembre - I compiti del Partito - da Pillole comuniste

La centralità del lavoro verso la classe operaia, lo studio della realtà e lo studio delle leggi della guerra popolare.
Questi i compiti indispensabili del primo nucleo del Partito comunista

da Pillole comuniste - 2 -
14-9-2013

pc 19 novembre - Nasce un coordinamento internazionale delle lotte dei lavoratori WORKINS

Rilasciato da Workers International Struggle Initiatives - Iniziative di lotta Internazionale dei Lavoratori (WORKINS)......

Noi, organizzazioni dei lavoratori provenienti dalle Filippine, Australia, Venezuela, Argentina, Senegal, Canada e Stati Uniti d'America, facciamo appello ai sindacati e ai lavoratori di tutto il mondo per  il 16 novembre come giornata di forte protestacontro i dif fusi continui attacchi ai sindacati in tutto il mondo, che sono attacchi ai nostri diritti umani fondamentali.

Hacienda Luisita
Il 16 novembre del 2004, un picchetto forte di 6000 lavoratori agricoli dello zuccherificio dell'Hacienda Luisita, Provincia di Tarlac, Filippine, è stato attaccato dalle forze armate che hanno sparato. Sette scioperanti sono stati uccisi e almeno 121 feriti. Dei 121 feriti, 32 hanno subito ferite da arma da fuoco, 11 erano bambini o adolescenti, e quattro erano oltre i sessanta anni.
Nelle settimane e nei mesi dopo questo avvenimento, sei altri leader sono stati assassinati e due manifestanti colpiti da armi da fuoco e feriti gravemente. Nessuno è stato ritenuto responsabile per queste uccisioni. Un dirigente sindacale del settore agricolo è stato ucciso presso l'Hacienda Luisita nel mese di novembre 2013, in quanto la lotta dei lavoratori per la terra continua.
Hacienda Luisita è di proprietà della famiglia dell'attuale presidente delle Filippine, e lui era il direttore dell'Hacienda il 16 novembre 2004. Di conseguenza, l'Hacienda Luisita è emblematica per le condizioni degli operai e dei contadini delle Filippine.
Nel 10° anniversario del massacro di Hacienda Luisita, tutti dobbiamo essere solidali con tutti i lavoratori che fronteggiano la repressione sindacale ovunque.

Quadro globale oggi
Secondo la Confederazione Sindacale Internazionale:
  • 1.951 sindacalisti hanno subito violenza e 629 sono stati illegalmente detenuti per azione collettiva nel 2013.
  • Il più alto numero di omicidi in un singolo paese ha avuto luogo in Colombia, dove 26 sindacalisti sono stati uccisi nel 2013, con un incremento di otto lavoratori morti rispetto all'anno precedente.
  • I leader sindacali sono stati assassinati in dieci paesi tra cui Cambogia, Bangladesh, Filippine, Messico, Honduras, Guatemala, Colombia, Mauritania, Egitto e Benin.
Mentre il diritto di sciopero è riconosciuto in più di 194 paesi, le leggi e le pratiche in almeno 87 paesi escludono per alcuni tipi di lavoratori il diritto di sciopero. Otto paesi dell'Africa centrale e la Somalia negano tutti i diritti dei lavoratori.
I governi stanno agendo a favore delle grandi imprese - non per i loro popoli che in modo schiacciante sostengono i diritti dei lavoratori. Il sondaggio dell'ITUC Global 2014 che misura il parere del pubblico in quattordici paesi ha rilevato che il 75 per cento delle persone ha sostenuto il diritto di sciopero, ma 37 paesi negli ultimi 12 mesi hanno comminato multe o addirittura la reclusione per scioperi legittimi e pacifici.
L'opinione pubblica, con una maggioranza enorme tra il 77 e il 94 per cento, sostiene le leggi che tutelano la salute e sicurezza dei lavoratori, un salario minimo dignitoso, il diritto alla contrattazione collettiva, e il diritto di iscriversi ad un sindacato.
Capitalisti all'offensiva antisindacale
L'omicidio, l'arresto, l'incarcerazione e il licenziamento di dirigenti sindacali, e l'attacco agli scioperi e ai sindacati, in tutto il mondo dimostra l'intensità dello scontro di interessi tra capitale e lavoro, sullo sfondo della Grande Recessione che ora infuria per il suo settimo anno.
Con l'eccezione di molti paesi in America Centrale e Latina, i capitalisti dominano la politica nazionale e i governi nazionali, così come le istituzioni globali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Operano secondo le idee neo-liberali che Reagan e la Thatcher hanno utilizzato negli anni '80 per riprendersi le conquiste democratiche sociali dei lavoratori in seguito alla Grande Depressione e alla Seconda Guerra Mondiale.
I lavoratori ed i loro sindacati devono unirsi in materia di istruzione per contestare queste idee di sfruttamento aggressivo e la repressione, e unirsi in azioni politiche per sconfiggerle. Abbiamo un mondo da conquistare, da rendere sicuro e prospero per il 99 per cento e le generazioni future.

WORKINS è una rete di organizzazioni sindacali, proposta dalla 5a Commissione della 4a Assemblea Internazionale della Lega Internazionale della Lotta dei Popoli a Manila nel 2011, e lanciata durante il Peolple's Global Camp against the WTO Ministerial (Campo Popolare Globale contro l'OMC), Bali, dicembre 2013.

martedì 18 novembre 2014

pc 18 novembre - Renzi servo-piazzista per conto dei padroni italiani, incontra il boia egiziano AL SISI

Come sempre la borghesia imperialista italiana nel nome dei suoi sporchi affari economici è disposta a stringere la mano di uno dei peggiori macellai che praticano arresti, torture, uccisioni e sparizioni forzate di persone detenute dalla polizia o dai militari, lo stesso dittatore alleato dello stato terrorista israeliano.
Per Renzi-il pagliaccio non contano neppure le denuncie di Amnesty International: "Le tristemente note forze di sicurezza egiziane sono tornate in piena attività e stanno impiegando gli stessi metodi di tortura in vigore negli anni più bui dell'era Mubarak" - ha dichiarato Hassiba Hasj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.


(di Laurence Figà-Talamanca) (ANSAmed) - IL CAIRO- Sarà la prima visita in Europa dalla sua elezione e comincerà dall'Italia. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi sarà a Roma il 24 e 25 novembre, con una delegazione del governo e una nutrita missione di imprenditori.

Il primo giorno, a quanto si apprende, sarà dedicato agli incontri istituzionali, a partire dal premier Matteo Renzi.

Molti i temi bilaterali e internazionali in agenda. Dal ruolo dell'Egitto nello scacchiere mediorientale, alle opportunità di lavoro e investimento come strumento per lottare contro la povertà e il terrorismo che di essa si nutre. Il 25 si terrà a questo proposito il Business Council con gli imprenditori dei due Paesi, alla presenza dei rispettivi leader. L'Italia ha già 902 progetti di investimento in Egitto, con uno scambio commerciale di 4,7 miliardi di dollari nel 2013, cresciuto secondo le stime del 6,5% nella prima metà del 2014.

"Sarà l'occasione per condividere con al-Sisi e Renzi la nostra visione su come rafforzare, con il loro sostegno, le nostre tradizionali relazioni economiche e commerciali e i relativi investimenti", spiega all'ANSA il presidente dell'Italian-Egyptian Business Council, Khaled AbuBakr, alla vigilia della sua partenza per Roma dove precederà la delegazione economica, convinto che ci siano "grandi opportunità per le aziende italiane".

Molteplici i settori di interesse, sottolinea AbuBakr: la cooperazione industriale che "può giovare soprattutto alle vostre piccole e medie imprese", l'istruzione (con il progetto di aprire un'università italiana in Egitto) e la formazione tecnica nei settori tessile, dei gioielli e della moda per gli egiziani, l'agricoltura e il turismo, le infrastrutture e i trasporti.

"L'Italia è pronta ad accordare un prestito di 10 milioni di dollari per la linea ad alta velocità tra Alessandria, Il Cairo e Assuan, oltre a partecipare all'espansione dei porti mediterranei di Damietta, Alessandria e Port Said", annuncia.

"Senza dimenticare il settore energetico molto importante per tutti", aggiunge AbuBakr, che è anche Executive chairman di Taqa Arabia, la maggiore azienda privata nella distribuzione dell'energia in Egitto.

"L'Italia è molto importante nel Mediterraneo e ha capito prima di altri Paesi del nord Europa la transizione politica dell'Egitto. Per questo la visita del presidente comincerà da Roma, che è anche presidente di turno dell'Ue. Sono certo - conclude AbuBakr - che il giovane Renzi e il dinamico Sisi sapranno tradurre queste opportunità in risultati per entrambi i Paesi".

Dopo Roma, al Sisi concluderà il suo primo tour europeo a Parigi. E inviterà Italia e Francia al summit economico internazionale in programma a marzo. (ANSAmed).

pc 18 novembre - Contro il Jobs act prepariamo lo sciopero generale del 5 dicembre, intensificando la lotta e la denuncia nelle fabbriche e sui posti di lavoro

Una riforma del lavoro che ha come scopo solo la difesa dei profitti padronali nella crisi, portata avanti con stile moderno fascista

I padroni hanno necessità di “fare cassa” e di avere un mercato della forza-lavoro e del suo uso ultraflessibile per mantenere i profitti, che per buona parte di loro sono continuati nella crisi; sono preoccupati di stare in Europa e nel mondo dove la contesa è forte e, nonostante tutto, una certa ripresa c'è. E, quindi, avere un fronte interno efficiente e “veloce” è importante.
Quindi, sono gli industriali i veri azionisti di maggioranza del governo Renzi, quelli della grande industria ma anche della media e piccola industria, dell'industria privata come dell'industria “pubblica”, dell'industria operante sul mercato mondiale ma anche piccola industria “schiacciata, come dicono loro, da tasse e sindacati”. Renzi, sta lì per fare fatti concreti, immediati, liberandosi in una certa misura da mediazioni parlamentari e da mediazioni sindacali.
Non si possono capire i provvedimenti in corso e l'azione del governo se non si coglie qual'è l'azionista di maggioranza effettivo di questo governo, fuori dai Palazzi della politica e in una certa misura fuori dall'entourage tecnocratico che imbriglia.

Renzi con il jobs act e la cancellazione dlel'art. 18 e di buona parte dello Statuto dei Lavoratori vuole dare un segnale forte al padronato europeo, italiano, concentrando l'attacco sulla classe operaia e sui lavoratori. Lo fa con stile moderno fascista chiamando a raccolta innanzitutto tutta la destra e l'estrema destra attorno a sé, convinto com'è che l'attuale PD, incancrenito e senza alcuna possibilità di cambiamento di campo, non possa impedire tale disegno.
Il riferimento alla Thatcher e al Reaganismo sono corretti sul piano storico, ma è bene restare su quello che noi chiamiamo moderno fascismo, perchè nel nostro paese ogni svolta autoritaria e reazionaria assume questo carattere, come già Berlusconi ci aveva abituati.
In questo quadro l'attacco all'art. 18 è innanzitutto un attacco ideologico e politico, i suoi effetti economici sono relativi (perchè già ampiamente svuotati dalla riforma Fornero e dagli stessi padroni che quando non sono a loro misura se ne fregano delle leggi), e quindi la reazione deve essere anche ideologica e politica da parte della classe operaia e del movimento sociale di lotta.
Ideologico, perchè si vuole affermare il primato assoluto del capitale e la sua dittatura di classe sui posti di lavoro e nella società, facendo leva sulla crisi ideologica del movimento operaio. Politico perchè vuole creare un nuovo stato consolidato alla marcia del governo dei padroni.
La parte più insidiosa però dell'azione del governo, che fa leva sull'utilizzazione spregiudicata dei mass media come e peggio di Berlusconi – ad esempio, anche la 7 è allineata col governo – è quella di cercare di mettere masse contro masse, usando pienamente la demagogia antisindacale, che nella situazione attuale è antioperaia essenzialmente, chiamando a raccolta la gioventù intellettuale disoccupata, il mondo della precarietà, ecc.

Quindi se è giusto essere realisti e pessimisti sull'esito della battaglia concreta e non farsi quindi trascinare nei deliri autoreferenziali della sinistra riformista e della ex sinistra parlamentare, noi dobbiamo pensare alla nostra classe, e all'opportunità che questa battaglia offre per mobilitare, conquistare e far giocare un ruolo d'avanguardia a settori della classe operaia, ai settori proletari assimilabili (cioè quelli organizzati dal sindacalismo di base e di classe).

PUNTI DEL PIANO RENZI

"Tutele crescenti" e sconto per i padroni
Ci sono solo due forme di lavoro: autonomo e dipendente. Quella dipendente, a sua volta, si suddivide in tempo determinato e tempo indeterminato a tutele crescenti. Se l'azienda assume a Tempo indeterminato avrà incentivi, una sorta di sconto, che dovrebbe restituire se il licenziamento avvenisse nei primi tre anni. Le ditte non pagherebbero i contributi nei primi tre anni, e i neoassunti verrebbero esclusi dall'applicazione dell'articolo 18 per cui i padroni in questi tre anni possono tranquillamente e in ogni momento licenziare. La flessibilità "in entrata", come dice Renzi, è in realtà tutta in "uscita";
Essendo i contratti a progetto e le altre forme di precariato cancellate, i lavoratori avrebbero tutti gli stessi diritti (minimi di retribuzione, maternità, ferie, ammortizzatori sociali) secondo il tipo di contratto (a termine o a tutele crescenti). Il nuovo contratto a tutele crescenti si applicherebbe solo alle assunzioni successive all’entrata in vigore della legge.
Ma l'introduzione di un "contratto unico", per - si dice - eliminare i vari contratti attuali, in realtà è l'unificazione al livello più basso (anche a livello di inquadramento contrattuale e quindi retributivo), di tutte le forme di precarietà in una sola, senza più limiti e rischio di vertenze per i padroni.

L’articolo 18
Nel nuovo sistema il diritto al reintegro resterebbe solo sui licenziamenti discriminatori (fede religiosa, politica, appartenenza sindacale, razza, ecc.) mentre in tutti gli altri casi l’azienda potrebbe licenziare liberamente il lavoratore dietro pagamento di un’indennità economica crescente in rapporto agli anni di servizio prestati (le ipotesi variano da uno a tre mesi di stipendio per anno di lavoro).
Nei primi tre anni i padroni possono liberamente licenziare senza neanche dare l'indennizzo. 


I nuovi ammortizzatori 
Una volta licenziato il lavoratore, in aggiunta all’indennizzo dall’azienda, avrebbe l’indennità di disoccupazione dallo Stato. Si tratterebbe in pratica dell’Aspi (assicurazione sociale per l’impiego) già prevista dalla riforma Fornero, ed estesa a tutti i lavoratori dipendenti, compresi quelli a contratti a progetto, collaborazioni varie e altre forme di precariato.
Ma su questa indennità di disoccupazione il governo è ancora alla ricerca di un miliardo e mezzo di euro da mettere nella legge di Stabilità per il 2015. L’indennità avrebbe un tetto (per l’Aspi nel 2014 è di 1.165 euro) e una durata massima (potrebbe essere allungata da 18 a 24 mesi). I disoccupati però devono partecipare a corsi di formazione e accettare proposte di lavoro, altrimenti perderebbero l’assegno; formazione che, come alcune esperienze già mostrano, si tratta solo di ore di tempo sprecate, inutili, senza effettive prospettive di nuovo lavoro, e usate di fatto in forme ricattatorie.
Sparirebbero prima del previsto la cassa integrazione in deroga e l’indennità di mobilità. Via anche la cassa integrazione per chiusura di aziende. Resterebbe solo la cig ordinaria per momentanei cali di produzione e quella straordinaria per ristrutturazioni aziendali, che però potrebbe essere attivata solo dopo aver attuato riduzioni dell’orario.
Gli operai ci perderebbero due volte, per l'entità e la durata del sussidio, ma soprattutto perchè, con l'abolizione della cig per crisi o in deroga, verrebbe immediatamente interrotto ogni rapporto con l'azienda, senza alcuna possibilità, come ora, di rientro.

LE NORME GIA' APPROVATE A MAGGIO

Contratti a termine: Il contratto a termine ha una durata complessiva di 36 mesi, senza il requisito della "causalità", per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nell'ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato. Le proroghe possono essere 5 (ma i rinnovi dei contratti possono superare di molto questo limite). Il numero di contratti a tempo determinato non può eccedere il limite del 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato, ma se viene superato è prevista solo una piccola multa!
Apprendistato e Formazione: ancora più vantaggiosi per i padroni. Al lavoratore è riconosciuta una retribuzione che tenga conto delle ore di lavoro effettivamente prestate. Mentre le ore di formazione vengono retribuite al 35%. Gli obblighi formativi sono svuotati e senza una comunicazione dalla Regione, il datore di lavoro non è tenuto ad integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con quella finalizzata all'acquisizione di competenze di base e trasversali.
Contratti di solidarietà: anche questi ancora più vantaggiosi per i padroni. I datori di lavoro che stipulino il contratto di solidarietà, hanno diritto per un periodo non superiore ai 24 mesi, a una riduzione dell'ammontare della contribuzione previdenziale ed assistenziale per i lavoratori con riduzione dell'orario di lavoro maggiore del 20 per cento. La misura della riduzione è fissata dal decreto emendato al 35%

pc 18 novembre - Roma contro i padroni assassini della Eternit

pc 18 novembre - Massima solidarietà alla guerra popolare in india guidata dal PCImaoista

pc 18 novembre - Milano solidarietà ai centri sociali e agli occupanti di Corvetto

Milano. Quartiere Corvetto sotto attacco, ancora sgomberi e cariche

altSe il sindaco Pisapia - in combutta con Regione Lombardia, Prefettura, Aler- ha dichiarato la sua battaglia contro le occupazioni a scopo abitativo, con l'aiuto della macchina mediatica delle ultime settimane, ieri non sono evidentemente bastate le teste rotte e i lacrimogeni sparati ad altezza uomo, per effettuare l'ennesimo sfratto nella città di Milano.
Questa mattina il sindaco di Milano ha voluto sorprendere la cittadinanza regalandosi momenti di "gloria" e soddisfazione, con lo sgombero di due spazi sociali -Corvaccio e Rosa Nera- e sfratti di alcuni appartamenti delle case popolari di via Comacchio, in zona Corvetto. Il modus operandi degli sgomberi di questa mattina ricalca quello di ieri: utilizzo massiccio di lacrimogeni e manganelli, con diversi feriti e alcuni fermati. Un comportamento indegno e un uso della forza spropositato che ha portato a cariche e lanci di lacrimogeni (oltre che dentro le abitazioni), anche in via Ravenna e in via Pomposa nel quartiere Corvetto. Emblematico della follia poliziesca, è il lancio di lacrimogeni all'interno del mercato rionale in mezzo alla gente che faceva la spesa, e un insieme di cariche ripetute che hanno in un primo momento portato ad alcuni fermi.
Sin dalle prime ore del mattino, centinaia di solidali si sono recati nel quartiere del Corvetto, mentre alcuni occupanti hanno deciso di resistere allo sgombero salendo sul tetto. Durante la mattinata,  gli studenti di una scuola adiacente alle occupazioni, sono usciti dalle classi per una mobilitazione spontanea di solidarietà con gli sgomberi. Moltissimi gli studenti e le studentesse che sono quindi usciti all'istituto scolastico ma che sono stati fermati fisicamente dalla celere. Con l'arrivo di molte persone solidali -tra cui anche famiglie- si è poi dato vita ad un corteo che ha attraversato le strade del Corvetto, durante il quale non sono state esenti provocazioni da parte della polizia e manganellate sui manifestanti.
Nel frattempo, sul tetto del Corvaccio, tre compagni continuano a resistere, mentre per la Rosa Nera, l'operazione di sgombero è terminata questa mattina. I solidali continuano comunque a raggiungere il quartiere, dove attualmente vi è un presidio permanente in via Cinquecento. Durante le diverse cariche e gli sgomberi di questa mattina, 9 persone sono state fermate. Di queste, sei sono stati fermati all'interno della palazzina occupata, mentre altri tre durante le pesanti cariche della polizia. Per le h 17 è stato indetto un concentramento cittadino, sempre in via dei 500 (Metro Corvetto): per rilanciare l’autodifesa dei quartieri popolari. Per la solidarietà! Contro la prepotenza delle guardie e dei padroni! Per fermare immediatamente sfratti e sgomberi! Per la liberazione immediata di tutt*!

pc 18 novembre - No al nuovo intervento dell'imperialismo italiano in Iraq - leggi su proletari comunisti, giornale del PCm Italia l'articolo sulla politica estera e militare del governo Renzi

No al nuovo intervento militare italiano in Iraq

La Rete No War condanna nel modo più fermo l'inizio di una nuova avventura militare che il governo Renzi intende attuare in spregio all'articolo 11 della nostra Costituzione e - al solito - senza consultare il Parlamento, né le Commissioni parlamentari.
L'invio in Iraq di una squadriglia di aerei da combattimento, come i Tornado, fa entrare l'Italia di nuovo in guerra dopo quelle contro la Libia e quella ancora in corso in Afghanistan.
Inoltre assai ambigue ed oscure risultano essere le reali finalità di questa guerra. La motivazione ufficiale è quella di partecipare ad una coalizione che combatte l'ISIS, coalizione di cui però fanno parte stati, come l'Arabia Saudita il Qatar e gli USA, che hanno in passato creato e finanziato l'ISIS e altre formazioni estremiste e terroristiche,  o che continuano a finanziare e sostenere tali formazioni, apertamente come la Turchia, o sotto banco come l’Arabia Saudita.
                                           Rete No War