venerdì 19 novembre 2010

pc quotidiano 19 novembre - la lotta degli interinali ilva a taranto

SOLIDARIETA' AI SOMMINISTRATI ILVA

Siamo solidali con i lavoratori somministrati Ilva che hanno iniziato il
presidio della direzione Ilva, accompagnato da una sciopero della fame.
Noi siamo stati sempre al fianco di questi lavoratori, così come lo sono
stati i Disoccupati Organizzati slai cobas per il sindacato di classe. La
lotta per il lavoro è una sola, prima lo si capirà meglio sarà per tutti.
Abbiamo ritenuto che le promesse e gli impegni di istituzioni e sindacati
confederali e dello stesso Vendola non avrebbero avuto successo, per la
decisa volontà dell'azienda di dire NO.
Meno lavoratori, più sfruttamento, meno diritti e più ricatto verso i
lavoratori per i profitti di Riva, è l'unica linea che l'Ilva porta avanti,
con la condiscendenza delle OO.SS confederali, che hanno firmato accordi
svendita per i lavoratori somministrati (con distinguo impotenti e solo a
parole da parte della Fiom), come continuano a fare per la cassintegrazione,
che ora, diventata in deroga, è l'ultima spiaggia prima che operai, questa
volta fissi dell'Ilva, vengano messi fuori come i somministrati
Anche verso la mobilitazione degli operai somministrati la linea che hanno
portato avanti è stata quella di rinvio in rinvio, per indebolirne la forza
e determinazione.
A questo si è aggiunto lo scarso ruolo delle istituzioni nel tutelare il
lavoro, soprattutto quando si tratta di grandi aziende come l'ILVA e quando
si tratta di fasce precarie.

Erano necessarie, come abbiamo sempre sostenuto, forme di lotta dura, blocco
delle merci e delle portinerie, quando gli operai somministrati erano
veramente molti, ma la linea di stare dietro a sindacati e istituzioni e le
speranze hanno prevalso e.. riva ha potuto dire No.
Ora la situazione è diventata difficile ...ma proprio per questo i
lavoratori devono essere sostenuti.
Lo sciopero della fame e il presidio sono un primo passo; bisogna collegarsi
a tutti coloro che lottano per il lavoro, in primis con i Disoccupati
Organizzati slai cobas, e passare a forme di lotta dura contro istituzioni e
azienda - il lavoro serve per vivere e non è accettabile una situazione di
"usa e getta" da parte dell'Ilva, mentre il lavoro viene dato a ditte di
appalto che usano altri somministrati.
Bisogna legare la lotta per il rientro in fabbrica dei somministrati a
quella contro la cassa integrazione in deroga all'Ilva, anticamera dei
licenziamenti e a quella contro i licenziamenti silenziosi dell'appalto Ilva
con oltre 3000 espulsi.

Se si sceglie questa strada lo Slai cobas è disponibile al massimo sostegno
e impegno in questa lotta.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
cobasta@libero.it
347-1102638
18 novembre 2010

giovedì 18 novembre 2010

pc quotidiano 17-18 novembre - Brescia: la vendetta del governo italiano contro la lotta degli immigrati


Per ordine dello stesso Maroni e con una procedura "d'emergenza" senza precedenti (normalmente servono 1 settimana), nel giro di 24 ore sono stati preparati i documenti per imbarcare Mohamed, uno tra i più attivi esponenti della giusta lotta a Brescia.
Da notare che proprio in questi giorni la lega nord sta affiggendo dei manifesti a dir poco vergognosi dove si mette al centro proprio la foto del compagno immigrato su un furgone (mentre alza le mani in segno di vittoria)durante la manifestazione dei 10 mila a brescia, come per indicare un obbiettivo da colpire, in quanto tra i simboli della protesta.
Questa campagna terrorista da parte della lega nord deve finire, serve la mobilitazione contro le sedi di questo partito, uno tra i principali responsabili del clima di odio antiimmigrati.

ora è in corso una mobilitazione immediata a malpensa e in via larga alla compagnia aerea egiziana!!!!

Notizia scritta il 18/11/10 alle 12:37. Ultimo aggiornamento: 18/11/10 alle: 13:04

IMMINENTE ESPULSIONE DI MIMMO, TUTTI ALL’AEROPORTO

La partenza dell’aereo della compagnia Egyptair e’ prevista alle ore 14,05 dal Terminal 1 dell’aereoporto di Milano Malpensa.

Mohamed (da tutti conosciuto come Mimmo), sara’ espulso oggi alle ore 14,05 se non riusciremo a bloccare questa vendetta dello stato italiano con la complicita’ delle autorita’ egiziane. Mimmo e’ gia’ in aeroporto alla Malpensa; da lunedi’ era in isolamento nel CIE di Via Corelli di Milano; solo pochi minuti fa ha potuto chiamare l’avvocato avvertendolo che si trovava già in areoporto. Era stato fermato mentre cercava di evitare l’espulsione, avvenuta proprio quel giorno, di altri 9 fratelli egiziani rastrellati durante lo sgombero violento del presidio sotto la gru. Mimmo e’ uno dei principali protagonisti della lotta per i diritti e la sanatoria ed e’ per questo che viene colpito da questa odiosa rappresaglia.


Tutti alla Malpensa, subito al Terminal 1!!!!!! Per tentare di bloccare l’espulsione. Seguiranno aggiornamenti.

pc quotidiano 17-18 novembre - Sicilia..basta morti e infortuni sul lavoro

La diminuzione degli infortuni sul lavoro in Sicilia, secondo l’ultimo rapporto presentato ieri 17 novembre dall'Inail, non mette naturalmente in evidenza il fatto che a fronte di tale calo aumenta il numero degli inoccupati, dei disoccupati a causa dei licenziamenti, del collocamento in cassa integrazione, della precarietà sempre più dilagante che tantissimi operai e lavoratori subiscono da mesi, per non parlare di tutto l’ambito che riguarda il lavoro nero dove gli incidenti sul lavoro rimangono sicuramente nascosti.

Altro che inversione di marcia! ma lo si vede dal fatto che gli stessi dati Inail attestano che gli incidenti mortali in fabbrica, nei cantieri, nei lavori legati alla circolazione in strada, in Sicilia a causa delle condizioni di non sicurezza sono invece in aumento.

Basta morti e infortuni sul lavoro!
perché è un dovere collettivo, una parola d’ordine di tutti coloro che pensano che sia necessario lottare fino in fondo per mettere fine alla guerra dei padroni contro operai, lavoratori in nome del profitto!

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http://palermo.blogsicilia.it/calano-gli-infortuni-sul-lavoro-in-sicilia-aumentano-quelli-mortali/16847/

17 novembre 2010 - Cala il numero degli infortuni sul lavoro in Sicilia ma aumentano quelli mortali, soprattutto in seguito a incidente stradale. E’ il quadro che emerge dal rapporto dell’Inail Sicilia presentato oggi a Palermo.

In particolare, nel 2009 sono stati denunciati all’Inail 34.311 infortuni sul lavoro rispetto ai 35.627 dell’anno precedente (-3,7%). Dei 34.311 infortuni denunciati nell’Isola 28.760 sono avvenuti nel settore industria e servizi, 2.717 nel settore agricoltura.

Dai dati emerge una riduzione degli infortuni sul lavoro nel settore costruzioni del 16,18% che arriva al 12,17% nell’industria manifatturiera. Il numero più alto di infortuni si è registrato nelle province di Palermo (7.152 infortuni), Catania (6.966 infortuni) e Messina (5.026 infortuni).

In aumento, purtroppo, gli infortuni con esito mortale: nel 2009 si sono registrate 84 morti rispetto ai 68 del 2008, (+7,7%). L’aumento del numero degli infortuni mortali è stato registrato nella circolazione stradale con 41 infortuni rispetto ai 35 dell’anno precedente. Sono stati, invece, 43 gli infortuni mortali nell’ambiente di lavoro ordinario, ad esempio in fabbrica o in cantiere.

Il numero piu’ alto di morti si e’ registrato nella provincia di Catania (29), a seguire Palermo (17), Messina (12), Caltanissetta(10), Agrigento (8), Trapani (7), Siracusa (6) e Ragusa (4). Soltanto
in provincia di Enna non ci sono stati infortuni mortali.

pc quotidiano 17-18 novembre - all'aquila gli unici condannati dai tribunali sono i compagni che manifestano a sostegno dei prigionieri politici !!


il giudice unico del tribunale dell'aquila Giuseppe Romano Gargarella ha condannato per apologia di reato 11 compagni che parteciparono al corteo definito 'eversivo' che si tenne all1'Aquila nel giugno 2007
le condanne sono state di 2 a

L'AQUILA. Sono comparsi ieri mattina in tribunale i dodici giovani accusati di avere imbrattato il centro storico durante una manifestazione contro il carcere duro che si tenne all'Aquila il 3 giugno 2007. Una evento che ebbe risalto nazionale. Infatti L'Aquila fu scelta come sede per un corteo organizzato per protestare contro il regime carcerario del 41 bis. Fu una manifestazione di carattere nazionale visto che all'Aquila affluirono manifestanti da tutte le parti d'Italia. Una iniziativa che voleva soprattutto appoggiare le proteste della brigatista rossa, Nadia Desdemona Lioce, detenuta nel carcere dell'Aquila e sottoposta al carcere duro. La Lioce è stata condannata con sentenza passata in giudicato per gli omicidi dei giuslavoristi Massimo D'Antona e Marco Biagi. Il corteo, formato ovviamente da giovani di estrema sinistra, attraversò tutto il centro dell'Aquila ma nonostante slogan dai toni forti e provocatori non ci furono i disordini temuti. Del resto la manifestazione fu disertata in massa dagli aquilani. Durante il passaggio per il centro dell'Aquila, però, i muri di alcuni palazzi storici vennero imbrattati con delle bombolette spry e comparirono delle scritte. Sotto accusa, per quelle scritte, ci sono alcuni dei giovani partecipanti al corteo. Si tratta di Antonio Secondo, David Santini, Pasquale Gentile, Francesco Benedetti, Michele Del Sordo, Stefania Carolei, Maria Emma Musacci, Anna Pistolesi, Maurizio Ugolotti, Francesca Suppini, Sirio Manfrin e Robert Ferro. L'unico abruzzese è Secondo originario di Sulmona. Ieri doveva essere la giornata delle eccezioni preliminari ma l'assenza di un avvocato ha fatto slittare il processo al 23 novembre. Furono imbrattati, in particolare, Corso Principe Umberto e via Andrea Bafile. Uno sgarbo che gli aquilani non hanno gradito al punto che il Comune dovrebbe costituirsi parte civile. Ad alcuni degli accusati è anche contestato qualche danneggiamento fatto in prossimità della rete di recinzione del carcere delle Costarelle, dove è rinchiusa la Lioce, visto che il corteo eversivo si concluse lì. Le indagini sono state fatte dalla Digos che dislocò decine di agenti lungo il percorso di quella manifestazione. Gli accusati, con imputazioni ancora tutte da dimostrare, furono comunque incastrati grazie a una serie di fotografie e filmati che sono stati passati al setaccio. Indagini, dunque, molto complesse, che sono andate avanti per molti mesi.

pc quotidiano 17-18 novembre - maoisti in Cina grande - migliaia manifestano in Cina

A Louyan, nella provincia dello Henan (Cina)
A migliaia partecipano alla commemorazione di Mao

Mao è nel cuore del popolo cinese. Lo dimostra il successo della partecipata manifestazione svoltasi nell'aprile scorso a Luoyan, nella provincia dello Henan (Cina) dal titolo "Manifestazione del popolo di Louyang per rendere omaggio al presidente Mao Zedong ed agli altri martiri".
Di fronte ad una piazza gremita di migliaia di manifestanti l'oratore ha esaltato la figura e l'opera di Mao e sottolineato la sua opera contro i revisionisti per assicurarsi che la Cina non cambiasse colore e il socialismo prevalesse. Ha quindi attaccato con fermezza il regime revisionista che attualmente sta schiacciando il popolo ed è colpevole di aver riportato il paese alla barbarie e alla schiavitù, di aver corrotto i valori socialisti e la morale della società cinese e affondato la vita del popolo cinese in acque profonde.
"Noi oggi - ha continuato - ci raduniamo qui non solo per mostrare il nostro profondo apprezzamento per il presidente Mao e i nostri martiri. Ci raduniamo qui per dichiarare che i nostri martiri non hanno sacrificato le loro vite per niente". Sappiamo che i revisionisti hanno preso il potere, continua, ma ora il popolo si è risvegliato. "Noi, il proletariato, siamo uniti con determinazione e spirito indomito. Cantiamo il nostro inno di battaglia: l'Internazionale. Non contiamo su nessun salvatore, né su alcun dio o imperatore. Questo paese è il nostro paese e questo è il nostro popolo... Marciamo alla lotta contro i reazionari, per fare a pezzi la borghesia una volta per tutte... Ancora una volta leveremo alta la bandiera del pensiero di Mao Zedong su questa terra. Lotteremo per restaurare il vero socialismo".
Il discorso è stato interrotto da numerosi applausi e visibile era tra i partecipanti la commozione che è arrivata fin alle lacrime tra molte donne e i partecipanti più anziani.
Toccante la conclusione della manifestazione quando l'oratore ha gridato "Viva il grande e invincibile pensiero di Mao" e la folla di rimando ha gridato "Viva!" sollevando all'unisono i pugni, il che rimanda alla memoria le oceaniche manifestazioni della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria cinese lanciata e diretta da Mao per combattere e rovesciare la borghesia all'interno del Partito e dello Stato.
Marxisti-Leninisti
17 novembre 2010

pc quotidiano 17-18 novembre - cariche contro gli operai Eaton di massa

massima solidarietà e invito alla mobilitazione
proletrai comunisti

Vergognose cariche contro i lavoratoti Eaton che minacciavano di bloccare l'autostrada all'altezza del casello di Massa
(ANSA) - FIRENZE, 17 NOV - Oltre 200 lavoratori della Eaton, da due anni in cassa integrazione, hanno occupato il casello autostradale di Massa, sulla A/12, superando uno schieramento di agenti di polizia e carabinieri che, per impedire la protesta, ha effettuato una carica. Nello scontro un sindacalista della rsu aziendale sarebbe rimasto a terra, ferito. I lavoratori hanno occupato il raccordo con un sit in. Sul posto e' andato il prefetto di Massa Carrara, Giuseppe Merendino, che ha dato rassicurazioni sulle condizioni del ferito.(ANSA).

pc quotidiano 17-18 novembre - andiamo all'aquila il 20

Il 20 Novembre Aquilani e solidali manifesteranno per le strade di quel che resta della citta' per raccontare a piu' di un anno dal terremoto quel che e' stato del “miracolo aquilano”, un miracolo che si manifesta solo sui media perche' la realta' che noi conosciamo e' ben diversa.

L'Aquila e' oggi una città fantasma dove non c'e' lavoro, non ci sono case e dove la crisi economica e sociale e' largamente diffusa. Una situazione di emergenza in cui si sono potuti mettere in atto sistemi di controllo, dove i diritti sono stati sottratti a migliaia di persone costrette ad essere sradicate o a vivere tra transenne, militari e divise.

L'unico miracolo di cui si puo' avere la certezza sono i poteri straordinari e l'arbitrarietà con con cui e' stata gestita l'emergenza post-terremoto. Oltre al danno la beffa, i cittadini dell'aquila saranno presto chiamati a ripagare tasse e mutui diversamente da come e' stato fatto in passato per situazioni analoghe.

In questa situazione non sarà un caso che ad essere eletto come vice commissario per la ricostruzione sia stato Antonio Cicchetti, già condannato dalla Corte dei Conti nel 2008 per la "malagestione" dell'Istituzione Perdonanza che maturò debiti milionari, conosciuto anche per aver girato appalti pubblici a società di amici e parenti.

Stare a fianco della popolazione aquilana significa contrastare chi vuole produrre una societa' priva di ogni capacità critica, decisionale, resistenziale e frantumata in tante microscopiche nicchie; una società che rinunci alla propria dignita'.

L'APPUNTAMENTO È PER TUTTI E TUTTE A L'AQUILA IL 20 NOVEMBRE 2010


Iniziative: 18 novembre @ Università La Sapienza / Roma: L'Aquila chiama... | 17 novembre @ Piazza Duomo / L'Aquila: L’Aquila in fondo. Cronaca di una speculazione annunciata | 17 novembre @ Generazione P / Roma: L'Aquila Chiama | 15 novembre @ Spazio di Massa Occupato / Napoli: Da Terzigno a L'Aquila

Prenotazione autobus: Trento - Marina 339.8918578 | Vicenza Nord Est - Olol 338.1212235 | Torino - Ezio 333.7640360, Silvia 349.2189851 | Val di Susa - Maurizio 334.865512 | Milano - Andrea 346.3989550, Luca 335.7633967 | Bologna - Ludovica 389.6874064, Martina 333.4867501 | Firenze - Filippo 347.0322101 | Roma - Bartolo 320.0855289, studenti università Stefano 328.9073489, altri numeri Roma: 320.0855289 - 334.3358006 - 329.9565127 | Ciampino - Fabio 349.7863626 | Marche - Marianna 333.1295984 | Pescara - Renato 338.1195358 | Napoli - Antonio 328.1719299 | Palermo - Radio Aut 333.6394387

Per dormire a L'Aquila: 348.9953458

I video delle ultime mobilitazioni: 9 novembre: la polizia ancora una volta reprime il dissenso verso Berlusconi | 21 settembre: protesta in consiglio regionale | 28 agosto: la polizia tenta di sopprimere la protesta | 28 agosto: contestazione a Gianni Letta | 7 luglio:manganellate romane | 16 giugno L'Aquila | 24 giugno Roma | altri video: MediaCrewCasematte - Laquila99

Materiali: www.anno1.org | Manifesto Nazionale | Video dell'Appello | Spot Audio

Comunicati: L'Aquila chiama Italia (Assemblea Permanente Cittadina) | Appello per la manifestazione nazionale (Epicentro Solidale) | L'Aquila chiama i movimenti per il diritto all'abitare rispondono | Appello dell'Abruzzo Social Forum | Protagonisti della nostra ricostruzione

pc quotidiano 17-18 novembre - Pomigliano fascismo padronale e sfruttamento

Ritmi tirati al decimo di secondo. Tempi ridotti per fare la pipì. Multe se non ti
vesti in modo conforme. Poteri assoluti ai capisquadra. Rapporto-verità sullo
stabilimento simbolo di Marchionne
(16 novembre 2010)
Un operaio robusto vale 9 punti. Uno resistente 8. Uno giovanile 7. Un corpo normale
6. Se è obeso 5. Delicato 3. Gracile 1. Non conta soltanto l'aspetto fisico. Nella
"Scheda di valutazione personale dipendente Autostamp srl" si misura anche il
"comportamento". Un lavoratore "ricercato" merita 8 punti. Uno "ordinato" 6. Uno
"trasandato" 4.

L'Autostamp srl, sede a Caserta, non si occupa però di abbigliamento. Dal 2000 al
2005 ha gestito il reparto stampaggio delle carrozzerie dentro lo stabilimento Fiat
di Pomigliano d'Arco, l'impianto dal quale dipendono il futuro della contrattazione
sindacale in Italia e i ritmi di vita per migliaia di famiglie.

Un settore che l'Autostamp ha acquisito dalla Fiat e poi restituito al gruppo di
Torino con uomini e mezzi. Adesso che il confronto si fa più ruvido, si aprono i
cassetti. E dalla storia recente della fabbrica escono questi moduli secondo i quali,
per essere un buon operaio, non basta lavorare. Bisogna essere robusti e ricercati.
Chi parla è un caposquadra: "Ora che sappiamo che la newco partirà con la cassa
integrazione in deroga, non dovranno più ruotare il personale. L'azienda potrà
chiamare chi le pare e imporre la scelta: o firmi o resti nel ramo morto della
fabbrica. E quali saranno i criteri di selezione? Forse punteggi in cui un operaio
"normale" vale meno di uno "giovanile"?".

A Pomigliano sono i giorni della paura. La si respira nel paesone alle porte di
Napoli con la puzza dell'immondizia bruciata nel deserto della periferia. E fin
dentro il centro, nella passeggiata della domenica mattina tra corso Vittorio
Emanuele e via Umberto I. Perché non c'è solo la Fiat che minaccia di andarsene. Ma
anche il grande indotto di cui nessuno ha ancora svelato le carte. E l'effetto
dell'incontro del 3 novembre spiazza perfino i lavoratori che l'estate scorsa hanno
accettato l'accordo imposto dall'amministratore delegato, Sergio Marchionne: prendere
tutti gli articoli o si chiude.

Di quell'accordo, l'articolo 9 diceva: "Il radicale intervento di ristrutturazione
dello stabilimento Giambattista Vico per predisporre gli impianti della futura Panda,
presuppone il riconoscimento... della cassa integrazione guadagni straordinaria per
ristrutturazione...". Questo vincolo è già carta straccia proprio per volere della
Fiat. Il 3 novembre l'azienda propone la cassa integrazione in deroga a partire dal
15 novembre e ottiene la firma dei rappresentanti di Cisl, Uil, Ugl e autonomi della
Fismic. Contraria la Fiom.

La paura è che quando sarà il momento, la direzione dello stabilimento chiami i
dipendenti uno per uno: "La cassa integrazione in deroga offre più libertà
all'azienda e la possibilità di ridurre il 10 per cento del personale. A quel punto
dovremo decidere se continuare a difendere le garanzie costituzionali o pagare la
rata del mutuo e i testi dei figli a scuola", dice un operaio non iscritto al
sindacato.

Un comunicato della Fiat nega che l'azienda sia al corrente della "scheda Autostamp":
"Abbiamo fatto una ricerca presso lo stabilimento di Pomigliano e possiamo affermare
che la scheda Autostamp non è mai stata utilizzata da Fiat durante la propria
gestione, né prima dell'outsourcing né dopo l'insourcing. Non siamo quindi in grado
di spiegare i criteri con i quali venivano fatte le valutazioni, né abbiamo traccia
del database raccolto da Autostamp.

La nostra gestione non prevede una scheda simile", risponde la Fiat a "L'espresso":
"Al termine del periodo di prova o alla scadenza di contratti a tempo determinato,
c'è una valutazione complessiva da parte del capo responsabile". "L'espresso" ha
girato le stesse domande a Nicola Giorgio Pino, 61 anni, allora presidente del
consiglio di amministrazione della Autostamp, messa in liquidazione nel 2006, e
tuttora a capo di una serie di aziende dell'indotto Fiat. L'amministratore e i suoi
rappresentanti non hanno finora risposto. La scheda Autostamp, secondo i moduli
rivelati da un caposquadra, prevede punti anche su altri fattori come la capacità, la
disponibilità e la volontà. Il punteggio varia da un minimo di 29 a un massimo di 89
centesimi. E, almeno nel periodo di permanenza della società nello stabilimento Fiat,
il voto lo decideva il responsabile del reparto che si doveva esprimere su criteri
non proprio metallurgici quali appunto obesità, aspetto e stile personale.

L'espresso

di Fabrizio Gatti ripreso da 'operaicontro'

pc quotidiano 17- 18 novembre - GLI SCIACALLI

GLI SCIACALLI della morte di Sarah
IL VIRTUALE E LA SOSTANZA


GLI AVVOCATI
“A condurre il gioco con i media ora sono gli studi legali. Sono loro oggi a decidere quando e a chi affidare commenti, dichiarazioni, documenti e persino interviste della tristissima storia. Un divertente gioco dove non conta la costanza dei giornalisti, quanto laloro testata di riferimento...
L'avvocato Galoppa, difensore di Michele Misseri...: “per la mia carriera preferisco i settimanali perchè il nome circola di più, mentre il quotidiano ha la durata di un giorno”...
Più ambiziosa è stata la scelta degli avvocati di Sabrina Misseri, Vito Russo e Emilai Velletri... la scelta è caduta sui programmi televisivi; Abbiamo deciso di far riferimento a 'Porta a Porta' a 'Matrix' perchè li riteniamo più rappresentativi”...
La difesa della famiglia Scazzi, gli avvocati perugini Nicodemo Gentile e Valter Biscotti... hanno deciso di puntare direttamente sul monopolio dell'informazione.. haanno concesso il lasciapassare solo a due telecamere che erano marchiate 'Rai' e 'Mediaset'”(CdM 14/11).
Nel frattempo di fare “molta cassa” con questa pubblicità, qualcuno di loro ha pensato di fare soldi subito, vendendosi a 30 mila euro i verbali, le registrazioni dell'inchiesta giudiziaria.

IL CIRCO MEDIATICO
i giornalisti delle grandi testate televisive e giornalistiche stazionano vicino al Tribunale di Taranto, al Carcere, ai luoghi di Avetrana, con il portafoglio aperto. Pagano gli intervistati (la tariffa media è 100 euro), decidono cosa devono dire, indirizzano gli umori della gente, le “tifoserie” prima tutti contro l'orco' Miclele, ora tutti contro Sabrina, tirano i fili per mantenere sempre alta l'attenzione, devono fare ogni giorno scoop per non far esaurire questo “filone d'oro” trovato.
Mentre gli oscuri e spesso banali “esperti” dei programmi televisivi non mollano le poltrone.

IL FRATELLO DI SARAH
“... ho chiesto a Lele Mora se aveva in mente qualcosa per me. Non mi dispiacerebbe la televisione. Credo di avere delle potenzialità e per questo mi sono rivolto a Mora. Se non lo sa lui cosa farmi fare... la bocciatura di Mora non avrebbe convinto Claudio il quale, accompagnato dal padre e da un legale, ha visitato altre agenzie milanesi di spettacolo”. (CdM 17/11)

IL SINDACO E IL TURISMO DELL'ORRORE
“L'idea del Sindaco è questa: aprire un concorso nazionale rivolto ad artisti disposti a realizzare una statua che ricordi Sarah così come tutti ce la immaginiamo in quel suo ultimo pomeriggio di fine agosto... “Vorrei che si rappresentasse la ragazza mentre cammina con lo zaino in spalla, le cuffiette alle orecchie e vicino a lei la sua inseparabile randagia Saetta che l'accompagnava sempre in quel tragitto. Lo sguardo di Sarah e del suo cane – aggiunge il sindaco – devono essere rivolti verso il mare”.

COSA C'E' DIETRO TUTTE LE PAROLE? SOLDI!
COSA C'E' DIETRO LA MORTE DI SARAH? SOLDI!

pc quotidiano 17-18 novembre - Paderno dugnano - ancora un operaio gravissimo

il 4 dicembre manifestazione a paderno della rete nazionale sicurezza sui
posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com
347-1102638


MILANO, 17 NOV - Sono peggiorate le condizioni, gia' gravissime, di uno
dei sei operai (di cui uno morto nei giorni scorsi) rimasti feriti il 4
novembre a Paderno Dugnano.

L.S., 37 anni, ricoverato in Terapia intensiva all'Ospedale Niguarda di
Milano, da ieri ha sviluppato uno ''shock settico severo'', spiega la stessa
struttura, con insufficienza di diversi organi contemporaneamente. E' stato
quindi rimandato a data da definirsi l'intervento chirurgico che i sanitari
avevano in programma per curare le gravi ustioni che l'operaio ha su gran
parte del corpo. (ANSA).





la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro nel quadro della
settimana nazionale di mobilitazione dal 4 all'11 dicembre in tutta italia
promuove una manifestazione a Paderno per il 4 dicembre
invitiamo tutte le realtà impegnate e sensibili al tema a costruirla
insieme.

per adesione e contatti, proposte bastamortesullavoro@gmail.com
335 5244902

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro - nodo Milano Bergamo
retesicurezzamilano@gmail.com


leggi il blog quotidiano http://bastamortesullavoro.blogspot.com/

comunicato rete 5 novembre

l'esplosione e il ferimento grave di 7 operai,
sono l'ultimo crimine sul fronte della
sicurezza sul lavoro
i padroni sono assassini - le istituzioni complici - il governo intanto
peggiora la situazione
i sindacati confederali tutti al di là del momento del fatto non fanno
nulla - rsu e rls partecipano, tranne rare eccezioni
alla gestione criminale della sicurezza -
precarietà, ricatto occupazionale, leggi sull'immigrazione fanno il resto
la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro è stato finora
l'unico strumento generale di contrasto di tutto questo dalla Thyssen
all'Ilva, da Palermo a Molfetta, da Roma al porto di ravenna...
ma pochi la hanno utilizzata e molti l'hannno boicottata - in primis nel
nostro campo i sindacati di base - tranne lo slai cobas per il sindacato di
classe - usiait roma
altri mettono su patetiche e pietistiche,convegnistiche, strumentali e
inutili 'imitazioni per settarismo, mentalità ristretta, incomprensione
politica e di classe della questione
ma la rete resta l'unica reale proposta nazionale per la denuncia, il
contrasto la mobilitazione
fare della rete lo strumento per colpire a livello unitario di massa i
padroni assassini, il governo e i loro complici all'interno e nel percorso
della indispensabile rivoluzione politica e sociale che metta fine
all'orrore senza fine delle morti sul lavoro, per costruire uno stato un
governo basato sul primato della vita operaia e proletaria e non sul
profitto
l'azione immediata in prima persona da subito nelle fabbriche e nei
territori segnati dalla morte per il lavoro
la manifestazione e l'assemblea nazionale in occasione della conlusione del
processo Thyssen
sono le scadenze attuali di questa guerra di classe che porteremo fino in
fondo

rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com
iscriviti alla mailing list
bastamortesullavoro@domeus.it

pc quotidiano 17-18 novembre - processo thyssenkrupp

10 dicembre a torino manifestazione rete nazionale sulla sicurezza sui posti
di lavoro
info naz bastamortesullavoro@gmail.com

PROCESSO THYSSENKRUPP: UDIENZA DEL 17 NOVEMBRE
L'udienza odierna, che ha inizio alle ore 9:30, prevede la esposizione della
sesta parte della requisitoria del pm.
La sostituta Laura Longo riprende la trattazione degli elementi soggettivi
del reato, soffermandosi in massima parte sulla consapevolezza del pericolo
per l'incolumità pubblica derivante dall'omissione dolosa delle cautele
antinfortunistiche, specificando nei dettagli le motivazioni per cui - nel
nostro caso - ricorrono le motivazioni per addebitarli tutti agli imputati.
Successivamente sarà il procuratore Raffaele Guariniello a far luce sui
differenti livelli di responsabilità, circa gli infortuni sul lavoro, dei
diversi dirigenti delle aziende; lo fa seguendo il dettato della Legge
626/94 - che all'epoca dei tragici fatti era la legge che regolava la
materia della sicurezza sui posti di lavoro - e delle sentenze pregresse
della Corte di Cassazione, compresa la recentissima numero 38991 del 4
novembre 2010 che stabilisce che l'intero cda dell'azienda è responsabile
per le conseguenze (nel caso specifico la morte, per tumore da esposizione
all'amianto, di undici operai alla Montefibre di Verbania) derivate dal
mancato rispetto delle norme di sicurezza: questo anche se nominalmente il
responsabile fosse soltanto uno di loro delegato all'uopo.
Appare utile ricordare che gli imputati erano perfettamente a conoscenza del
fatto che il piano di sicurezza della Thyssenkrupp era carente e che
occorreva - per ottenere il certificato di prevenzione incendi - attuare
diversi interventi, tra i quali l'installazione di un impianto automatico di
spegnimento incendi: nonostante questo, gli stessi non avevano provveduto ad
attuare gli interventi necessari, chiedendo continue proroghe fino al
dicembre 2007 (infatti il certificato prevenzione incendi l'azienda lo
otterrà soltanto nel gennaio 2008).
Questo assassini sapevano benissimo che c'era alto rischio di propagazione
di un incendio di grandi dimensioni: a fronte di ciò - per risparmiare poche
migliaia di Euro - non hanno fatto nulla per contrastarlo, procrastinando in
maniera criminale gli interventi necessari alla messa in sicurezza degli
impianti; questo nonostante, nel 2002, si fosse sviluppato - presso il
laminatoio Senzimir 62 - un incendio durato tre giorni, a seguito del quale
l'allora ad della Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni è stato condannato con
sentenza definitiva per la mancanza di un impianto di spegnimento automatico
degli incendi.
La prossima udienza è calendarizzata per martedì 23 novembre, mentre salta
quella di mercoledì 1° dicembre.
Torino, 17 novembre 2010

Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc quotidiano 17-18 novembre -- milano via imbonati immigrati in lotta

corteo studentesco sotto la torre nella giornata nazionale di lotta degli studenti
iniziative in ogni parte d'italia a sostegno e controinformazione
partecipiamo alla manifestazione del 20 novembre

proletari comunisti

massima solidarietà, adesione, partecipazione e sostegno informativo
nazionale

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
cobasta@libero,it


Cari compagni e compagne, vi scrivo per aggiornarvi sulla mobilitazione dei
lavoratori immigrati della Torre di via Imbonati.
Ieri sera al presidio si è svolta una riunione del comitato con le forze che
sostengono la lotta. La riunione era stata decisa domenica dopo la
partecipatissima assemblea di domenica del comitato immigrati nazionale per
discutere più approfonditamente una serie di proposte da sviluppare a
Milano. Nella riunione è stato confermata la presenza dei compagni del
comitato alla manifestazione studentesca di domani e la manifestazione per
il 20 novembre... inoltre a Milano ieri pomeriggio dopo la manifestazione al consolato egiziano è stato arrestato e credo internato nel Cie di via Corelli un ragazzo del presidio.
E' particolarmente in questo momento che bisogna rilanciare il sostegno al
presidio e ai compagni sulla Torre. In questi giorni si è potuto toccare con
mano la solidarietà del quartiere e la tanta gente venuta a solidarizzare e
si puo' affermare con certezza che la lotta sta acquistando visibilità e
sostegno. Il momento che sembra difficile puo' essere superato in primo
luogo allargando ulteriormente la partecipazione alla manifestazione del 20
novembre.
Credo che sia molto importante anche far circolare nei luoghi di lavoro, tra
i delegati e i lavoratori informazioni su quanto sta succedendo.


comitatoimmigratiitalia.milano@gmail.com

pc quotidiano 17-18 novembre - 25/26 novembre contro la violenza sessuale -iniziativa mfpr a Taranto

26 NOVEMBRE

PER SARAH, PER CARMELA, PER TUTTE E' GIUSTO RIBELLARCI! Basta con le
uccisioni/violenze contro le donne! Basta con la violenza quotidiana di
questo sistema sociale che nega lavoro, reddito, vita, dignità.

Per il 25 novembre, giornata internazionale di lotta contro la violenza
sessuale delle donne, si stanno organizzando mobilitazioni in varie
città, per rappresentare, dare visibilità, alle varie forme, fatti
emblematici di violenze sessuali e soprattutto di uccisioni delle donne che
quest'anno sempre di più stanno accadendo, e che, ognuna e nell'insieme,
mostrano un sistema sociale da moderno medioevo, in cui è Berlusconi che si
fa primo "violentatore" della dignità delle donne.

Anche a Taranto come donne dobbiamo portare un messaggio: UNIAMOCI,
RIBELLIAMOCI!
Anche la triste uccisione di Sarah Scazzi non è una vicenda particolare,
privata ma sta mostrando la condizione pratica, ideologica a cui questo
sistema sociale costringe/restringe le ragazze, le donne, sta mostrando il
ruolo di morte della famiglia, il peso dei valori maschilisti/di possesso
dominanti e a volte influenzanti anche le stesse donne; ma sta mostrando
anche il ruolo squallido da avvoltoi del circo mediatico, che fa della morte
di una ragazza una merce su cui farci guadagni.

Ma a Taranto vi sono state altre uccisioni di donne, altre violenze
sessuali: il 26 novembre non solo saranno tre mesi dalla morte di SARAH, ma
al mattino vi sarà anche il processo per un'altra morte e violenza: quella
del 2007 ad un'altra ragazzina, CARMELA di 13 anni, che si buttò da un
balcone a Paolo VI, uccisa dagli uomini che l'avevano violentata e dallo
Stato che invece di aiutarla la rinchiuse negli Istituti e ora le nega
ancora giustizia.

Noi lavoratrici, precarie, noi disoccupate che da anni stiamo facendo lunghe
e dure lotte nella nostra città per il lavoro, il salario, per i diritti, ma
anche per la dignità di noi donne, sappiamo sulla nostra pelle come queste
violenze affondano nelle violenze quotidiane fatte di negazione di una vita
decente, di scaricare su di noi la crisi, di subordinazione, oppressione;
sentiamo come inaccettabile che un capo di governo spenda 7 mila euro per
una notte e a noi sono negate anche 500 euro per sopravvivere.

PER QUESTO PROPONIAMO ANCHE ALLE ALTRE DONNE:
FACCIAMO A TARANTO IL 26 NOVEMBRE UNA MOBILITAZIONE IN LEGAME CON LE ALTRE
CITTA'.
Al mattino ore 9,00 presidio al Tribunale
La sera ore 18 p.zza M. Immacolata presidio, assemblea pubblica, video
con la presenza dei genitori di Carmela e Associazione "IoSòCarmela" di
Napoli.

Facciamo sì che non i mass media, i talk swoh parlino, ma che siamo noi
donne, ragazze a parlare della nostra vera condizione di vita.

TA 11.11.10
Le lavoratrici, le disoccupate del MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO
RIVOLUZIONARIO

per com. mfpr@libero.it - 3475301704 - T/F 0994792086



COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE "IoSòCarmela".


Sarah & Carmela... le due facce della stessa tristissima medaglia!

Taranto 25/26 Novembre 2011, per una "curiosa" coincidenza in queste
giornate convergono 3 importanti note dolenti della nostra società, infatti,
il 25 novembre è la giornata internazionale di lotta contro la violenza
sessuale sulle donne, mentre il giorno dopo venerdì 26 novembre sono 3 mesi
esatti dalla morte della piccola Sarah Scazzi di soli 15 anni e nello stesso
giorno si celebra presso il Tribunale di Taranto il processo contro 3 degli
stupratori della piccola Carmela Cirella di 13 anni uccisa anche lei dalla
infinita cattiveria degli "uomini" e dalla "colpevole inadeguatezza"
dell'operato delle istituzioni.

A Taranto il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario per quelle
giornate ha indetto diverse manifestazioni alle quali ci ha invitato ad
aderire tra cui anche quella di un presidio davanti al Tribunale di Taranto
per chiedere quella giustizia che a Carmela ancora oggi a distanza di quasi
4 anni dalla sua morte le viene negata.

Nella veste di Presidente dell'Associazione per la tutela dei diritti di
minori e famiglie "IoSòCarmela" nata proprio in virtù dei fatti accaduti a
Carmela, ma anche nella veste di padre della piccola Carmela, aderisco e
invito ad aderire tutti coloro che hanno a cuore i diritti dei minori
principalmente per mettere in evidenza alcuni aspetti su come vengono
diversamente trattati dai media e dalle istituzioni casi come quelli di
Sarah e Carmela.

Su Sarah si sta esagerando in modo vergognoso, dando in pasto agli avvoltoi
qualsiasi cosa possa solleticare la morbosa curiosità della gente,
calpestando le più elementari norme scritte e non che regolano l'etica
professionale qualunque essa sia, la dignità umana, il rispetto, la
coscienza. Oltretutto questo showbusiness montato intorno alla piccola Sarah
rischia di ostacolare notevolmente il lavoro degli investigatori dando
(qualora ce ne fosse ulteriore bisogno) addirittura ai colpevoli la
possibilità di nuovi spunti su cui fondare le loro tesi difensive.

Su Carmela al contrario, visto che non abbiamo dato a nessuno la possibilità
di mercificare il nostro dolore, si sono totalmente spenti i riflettori,
anche quando invece dovrebbero servire per far venire alla luce quanto di
sporco c'è dietro la vicenda di Carmela che a tutt'oggi nè la magistratura
riesce o vuole far emergere, nè tantomeno le Istituzioni dello Stato a
partire dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano rispondono come loro
dovere alla nostra insistente richiesta di intervento.

Queste manifestazioni a cui come sopra accennato aderisco ufficialmente,
sono soltanto l'inizio di una mia personale protesta, entro nel merito come
presidente dell'associazione che rappresento per far rispettare i diritti
della minore Sarah Scazzi che dopo essere stata uccisa dalla barbarie degli
"uomini" continua ad essere oltraggiata dalla loro cupidigia continuando ad
essere uccisa ogni giorno, ovviamente nel caso di mia figlia Carmela estendo
anche alla mia figura di genitore della piccola Carmela Cirella il mio
impegno attivo e concreto volto ad ottenere dal ministero della giustizia
l'intervento dei propri ispettori mirato a far emergere quelle
responsabilità che a tutt'oggi non si vuole far venire fuori da addebitare a
tutte le istituzioni che sono state coinvolte nella gestione del caso di
nostra figlia!

Il 5 ottobre dello scorso anno mi sono personalmente recato a Roma dal
ministro per essere ricevuto, ho avuto la promessa di tempestivo
interessamento da parte del sottosegretario Alberti Casellati, a di stanza
di piu' di un anno da allora nessuno ha mantenuto fede agli impegni presi,
pertanto mi trovo costretto a dover valutare anche la possibilita' di
iniziare proteste pacifiche ma allo stesso tempo clamorose e visibili...
visto che a quanto pare nel nostro paese si può ricevere la doverosa
attenzione di chi ci governa solo ed esclusivamente facendo puntare i
riflettori dei media!

IL PRESIDENTE DI "IoSòCarmela" - ALFONSO FRASSANITO - 13.11.2010

pc quotidiano 17 -18 novembre - parma ..NO a via 'martiri delle foibe' ,

NO all’intitolazione di una via di Parma ai “martiri delle foibe”
SI all’intitolazione di una via di Parma ai partigiani italiani all’estero

Il Comune di Parma, con la riunione di lunedì 15 novembre ‘10 della
Commissione Toponomastica presieduta dall’assessore Fecci, ha deciso l’intitolazione
di una via della città ai cosiddetti “martiri delle foibe”.
Esprimiamo la nostra netta contrarietà di democratici antifascisti di Parma
a questa scelta.
Vittime delle foibe, al confine nordorientale dell’Italia con l’allora
Jugoslavia, sono stati nel settembre-ottobre 1943 e nel maggio 1945 alcune
centinaia di italiani in gran parte militari, capi fascisti, dirigenti e
funzionari dell’amministrazione dell’Italia occupante la Jugoslavia,
collaborazionisti. Si è trattato nel complesso di circa seicento vittime
(escludendo dispersi e fucilati in guerra, deportati e morti in campi di
concentramento, ecc.) per mano di partigiani jugoslavi, conseguenza dell’odio
popolare e della rivolta nei confronti dell’Italia fascista che aveva dagli
anni ’20 sottomesso e oppresso le popolazioni slave delle zone di confine e
poi aggredito militarmente e occupato interi territori della Jugoslavia fino
a fare della slovena Lubiana una provincia d’Italia.
Dalla foiba di Basovizza, assunta a simbolo di tutte le foibe, sono state
rinvenute le spoglie di una decina di uomini soltanto, e tutti militari
tedeschi.
Riportiamo alcuni nominativi di italiani riconosciuti quali “martiri delle
foibe”.
- Cossetto Giuseppe, infoibato nel ’43 a Treghelizza, possidente, segretario
del fascio a S. Domenica di Visinada, capomanipolo MVSN (Milizia Volontaria
Sicurezza Nazionale, sottoposta direttamente ai tedeschi), già squadrista
sciarpa Littorio;
- Morassi Giovanni, arrestato a Gorizia nel maggio ’45 e scomparso,
Vicepodestà e Presidente della Provincia di Gorizia;
- Muiesan Domenico, ucciso nel ’45 a Trieste, irredentista, legionario
fiumano, volontario della guerra d’Africa, squadrista delle squadre d’azione
a Pirano;
- Nardini Mario, ucciso nel ’45 a Trieste, capitano della MDT (Milizia
Difesa Territoriale, sottoposta direttamente ai tedeschi), già XI Legione
MACA (milizia fascista speciale di artiglieria controaerei);
- Patti Egidio, ucciso nel ’45, pare infoibato presso Opicina,
vicebrigadiere del 2° Reggimento MDT, già MVSN, GNR (Guardia Nazionale
Repubblicana), squadrista;
- Polonio Balbi Michele, scomparso a Fiume il 3 maggio ’45, sottocapo
manipolo del 3° Reggimento MDT;
- Ponzo Mario, morto nel ‘45 in prigionia, colonnello del Genio Navale, poi
inquadrato nel Corpo Volontari della Libertà del Comitato di Liberazione
Nazionale (antifascista) di Trieste, arrestato per spionaggio sul movimento
partigiano jugoslavo in favore del fascista Ispettorato Speciale di PS
(Pubblica Sicurezza, sottoposta direttamente ai tedeschi);
- Sorrentino Vincenzo, arrestato nel maggio ’45 a Trieste, condannato a
morte da tribunale jugoslavo e fucilato nel ’47, ultimo prefetto di Zara
italiana, membro del Tribunale Speciale della Dalmazia che comminava
condanne a morte con eccessiva facilità secondo gli stessi comandanti
militari italiani (“girava per la Dalmazia, e dove si fermava le poche ore
strettamente indispensabili per un frettoloso giudizio, pronunciava sentenze
di morte; e queste erano senz’altro eseguite”).
E’ assolutamente grave, mistificatorio, e inaccettabile che persone come
queste, fascisti e criminali fascisti, vengano ricordate definendole
“martiri” e attribuendo loro riconoscimenti come l’intitolazione di una via
cittadina.
Chiediamo alla Giunta Comunale di Parma città delle Barricate antifasciste
del ’22 e medaglia d’oro della Resistenza di desistere dal proposito di
realizzare “via martiri delle foibe”.
Chiediamo al Comune di Parma di dedicare una via ai quarantamila soldati
italiani che l’indomani dell’8 settembre ’43 si unirono alla Resistenza
jugoslava e combatterono insieme con l’Esercito Popolare di Liberazione
Jugoslavo, la metà di loro dando la vita in quell’epica lotta nei Balcani,
per
la liberazione dal nazifascismo e il riscatto dell’Italia dell’onta in cui
il fascismo l’aveva gettata.

COMITATO ANTIFASCISTA E PER LA MEMORIA STORICA – PARMA

pc quotidiano 17-18 novembre - Genova 2011 ..una assemblea a Genova

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Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed
uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i
pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del
G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe
prodotto benessere per tutti.

Quel movimento diceva - e ancora oggi dice - che la religione del mercato
senza regole avrebbe portato al mondo più ingiustizie, più sfruttamento, più
guerre, più violenza. Che avrebbe distrutto la natura, messo a rischio la
possibilità di convivenza e persino la vita nel pianeta. Che non ci sarebbe
stata più ricchezza per tutti ma, piuttosto, nuovi muri, fisici e culturali,
tra i nord ed i sud del mondo. Non la pacificazione, conseguenza della "fine
della storia", ma lo "scontro di civiltà".

Avevamo ragione, e i fatti lo hanno ampiamente confermato.

Oggi, di fronte alla devastante crisi economica, sociale, ambientale,
culturale ed etica, le ragioni di allora sono ancora più evidenti.

Per questo, vorremmo costruire un percorso condiviso che porti sia coloro
che c'erano dieci anni fa sia - e soprattutto - quanti non c'erano a
ritrovarsi a Genova dal 19 al 24 luglio del 2011, per tessere reti più forti
di resistenza, di solidarietà, di speranza e di costruzione di alternativa
alla barbarie.

Inoltre, già a partire dal 24 giugno, sarà allestita la mostra-evento
"Cassandra. Genova 2001-Genova 2011", che ripercorrerà i dieci anni
trascorsi da quegli eventi e nell'ambito della quale saranno disponibili
spazi aperti di incontro e riflessione nei fine settimana che precedono i
giorni finali sopra indicati, dedicati al Forum dei Movimenti ed al ricordo
dei fatti di dieci anni fa, a cui tutti possono portare il loro contributo
anche organizzativo.

Ci auguriamo che Voi possiate condividere con noi questa esigenza di
ripensare, recuperare, allargare ed aggiornare quello "spirito di Genova"
che ha segnato una generazione. Ciò non per rivolgerci nostalgicamente
indietro, a quella che ormai è storia, ma per guardare avanti, al futuro che
abbiamo tutti e tutte la responsabilità di costruire.
Per parlare di queste proposte, l'invito è a riunirsi in Assemblea a Genova
il giorno 12 dicembre 2011, dalle ore 10, presso il Laboratorio Sociale
Occupato autogestito Buridda - Via Bertani 4 (vicino piazza Corvetto) Genova

pc quotidiano 17-18 novembre - PER NON DIMENTICARE SABRA E CHATILA,

VENERDI 19 NOVEMBRE 2010

PER NON DIMENTICARE SABRA E CHATILA, i profughi palestinesi in Libano
una ferita ancora aperta...

a partire dalle ore 20.00
CENA POPOLARE "ARABA"

a seguire ORE 21.30

TESTIMONIANZE, DIBATTITO, VIDEO E MOSTRE FOTOGRAFICHE CON ALCUNI DEI
PARTECIPANTI DELLA DELEGAZIONE ITALIANA RECATASI NEI CAMPI PROFUGHI
PALESTINESI IN LIBANO NEL MESE DI SETTEMBRE 2010.

INTERVENGONO - CATERINA MARI, ALBERTO MARI E RODOLFO GRECO -

Il ricavato della serata è destinato al "PROGETTO FLOTTIGLIA" per
rompere l'assedio a Gaza.

PRESSO IL CENTRO OCCUPATO AUTOGESTITO DI VIA TRANSITI 28, MILANO

MM ROSSA FERMATA PASTEUR

mercoledì 17 novembre 2010

pc quotidiano 17-18 novembre - La gioventù sahrawi: no ai negoziati, si alla lotta armata!




Il testo in spagnolo è di facile lettura

Sáhara: centenares de jóvenes reclaman vuelta a la lucha armada


La población comienza a cansarse de la “pasividad” del Frente Polisario ante lo que está ocurriendo, está exigiendo una respuesta y ha comenzado a organizarse al margen del Polisario.

Centenares de jóvenes saharauis se manifestaron este sábado, en reclamo al Frente Polisario, para el retorno a la guerra debido a la masacre producida por parte de las fuerzas de ocupación marroquí contra sus compatriotas en Gdeim Izik el pasado lunes 8 de noviembre, así como frente a la sede de la ACNUR.

"Los jóvenes saharauis gritaban consignas a favor del retorno a la guerra y reclaman a la dirección saharaui, adoptar una posición más firme para salvar a los saharauis bajo el control y la represión marroquí en los territorios ocupados del Sahara Occidental".

Los manifestantes entregaron una carta al Presidente Mohamed Abdelaziz, Secretario General del Frente Polisario, en la que expresaban lealtad a la causa nacional y que están dispuestos a "tomar las armas y morir por su país".


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Tinduf se revuelve de desesperación
Txema Santana/ Guin Guin Bali

Mientras Marruecos avanza en su bloqueo informativo y ataque contra la población saharaui al oeste del muro que divide el Sahara Occidental, la población residente en Tinduf comienza a cansarse de la “pasividad” del Frente Polisario ante lo que está ocurriendo. Diversas fuentes confirman que la población de Tinduf está exigiendo una respuesta y ha comenzado a organizarse al margen del Polisario.

“Lo que está ocurriendo en El Aaiún es una masacre”, dice Brahim, uno de los saharauis residentes en Tinduf con los que hemos hablado. Según nos relatan, grupos de residentes en los “territorios liberados” han comenzado a reunirse paralelamente al Polisario para organizar una reacción a la “limpieza étnica marroquí sobre el pueblo saharaui”.

“Hemos pedido al Polisario que responda a la agresión que está sufriendo el pueblo saharaui por parte del ejército de Marruecos y de los colonos”, continua, añadiendo que “en Tinduf estamos muy preocupados con lo que están permitiendo en los territorios ocupados”.

En territorio canario, familiares de los pobladores de Tinduf también han confirmado que estas reuniones se estarían llevando a cabo y que el Polisario es consciente de las mismas, pero que “no las pueden frenar, porque la rabia que tienen ahora mismo es mucha”.

Desde el Frente Polisario se ha confirmado este extremo y, añaden, que esta presión no sólo se está produciendo al este del muro, sino que en Canarias y otras regiones de España, los ciudadanos saharauis están pidiendo una respuesta rápida y una actuación por parte de organismos internacionales.

martedì 16 novembre 2010

pc quotidiano 16 novembre - terzigno .. la lotta continua imposto il divieto di sversamento

C'erano oltre mille cittadini, nel tardo pomeriggio di oggi, a riempire e circondare con rabbia la sala consiliare di Terzigno e la pressione sociale per il Sindaco si è fatta probabilmente ineludibile. Così lo stesso Sindaco Auricchio ha dovuto finalmente firmare un'ordinanza in cui si vieta ad horas lo sversamento nella ex cava Sari per ineludibili ragioni di salute pubblica! Un testo di ordinanza proposto dagli avvocati dei comitati civici.
Del resto il famoso "papello" firmato dai sindaci con Berlusconi, che come comitati abbiamo sempre respinto, ma che i sindaci avevano invece firmato, vincolava pur sempre lo sversamento nella ex-cava Sari ai risultati delle analisi ambientali. Le ennesime! Ebbene ovviamente anche queste analisi ci hanno dato risultati shock e una conferma su tutte: la discarica è una bomba ecologica in un territorio già gravemente compromesso, specie per la condizione delle falde acquifere! La salute di tutti è in pericolo!!
Ora, per essere conseguente a questa ordinanza, il sindaco Auricchio deve inviare la polizia municipale a verificare che sia rispettata! Certo, il Prefetto può poi avocarla, ma a quel punto, considerando anche quello che gli stessi sindaci avevano concordato col presidente del consiglio, c'è da chiedersi che senso abbia la parola delle Istituzioni nel nostro territorio e gli stessi documenti da loro firmati...

Per parte nostra continuiamo con ancora più vigore il presidio sulla rotonda panoramica (ieri sera centinaia di persone fino a notte fonda) e chiediamo a tutti i media e gli osservatori indipendenti di dire finalmente, alla luce di questi elementi, chi rappresenti la democrazia e la trasparenza oggi a Terzigno e Boscoreale e chi la violazione sistematica di ogni regola e di ogni promessa che vagamente garantisca la salute pubblica.
A noi è sempre più evidente che la democrazia oggi è rappresentata dai cittadini che si frappongono al funzionamento di uno sversatoio mefitico in cui si continua a inquinare in deroga a ogni principio democratico, mentre chi militarizza il territorio è portatore di un arbitrio autoritario e illegale.
Naturalmente tutta questa documentazione va anche alla Procura di Nola, da cui ci aspettiamo che prenda finalmente delle iniziative per tutelare quel che resta della democrazia e del bene pubblico nel nostro territorio. Ce ne sono tutte le condizioni, anche giuridiche.

Comitato per la difesa del territorio area vesuviana

pc quotidiano 16 novembre - napoli - studenti con lo spezzone autorganizzato

Perché il 17 novembre abbiamo scelto di partecipare alla costruzione uno spezzone autorganizzato? Il 17 novembre è stato proclamato, da molti anni, Giornata Internazionale dello Studente, ed in quel giorno si terranno come sempre manifestazioni in parecchie città italiane. Da anni però, questa data è stata svuotata del suo contenuto di lotta. Il 17 novembre è diventata l’ennesima sfilata di partiti, partitini e sindacati studenteschi – emanazione di quelli concertativi – che proprio come i loro “progenitori” svendono le istanze dei lavoratori, si accordano con la controparte, hanno rinunciato alla lotta.

Ci siamo autorganizzati perché non dimentichiamo che, negli ultimi venti anni, a demolire il sistema formativo nel nostro paese, a colpire duramente i diritti degli studenti, a condannarci alla disoccupazione o alla precarietà a vita, ad ipotecare il nostro futuro, sono stati sia i partiti di centrodestra che quelli di centrosinistra, con l'appoggio complice di CGIL-CISL-UIL.
Ci siamo autorganizzati perché vogliamo riprenderci il nostro diritto a studiare, a pensare criticamente, a decidere, ad agire, scavalcando e lasciandoci alle spalle chi, da anni, ci parla di “dialogo” e “moderazione” salvo poi venderci come merce di scambio, oggi come studenti, domani come lavoratori! Perché non vogliamo delegare la nostra rappresentanza. Perché a ciò che verrà dopo Berlusconi dobbiamo ancora resistere, perché la nostra lotta per l'uguaglianza e la libertà non si accontenta di un cambio di facciata, ma vuole mettere in discussione tutte le ingiustizie che vigono nella nostra società: lo sfruttamento, la disoccupazione, il taglio dei servizi sociali, l'attacco ai diritti più elementari, la condizione dei migranti...

Chi siamo? Siamo studenti, dottorandi, ricercatori, docenti precari... Ma siamo prima di tutto donne e uomini che lottano: contro la devastazione ambientale, contro il neofascismo, che hanno lottato per la reintegrazione delle agevolazioni ai trasporti a Napoli per le fasce più deboli, che hanno nel cuore la causa dei popoli oppressi che combattono quotidianamente per la propria terra e per il diritto al ritornarvi, come fa, instancabilmente, quello palestinese da ormai più di sessant’anni.

Siamo gli studenti che occupano, autogestiscono, assieme ai lavoratori, la mensa pubblica universitaria, per far capire alla Regione che i soldi vogliamo che vengano spesi come noi vogliamo e non come vuole qualcun altro, altrimenti le cose ce le riprendiamo senza chiedere il permesso. Siamo studenti-lavoratori-precari, che passano notti lavorando “a nero”, per pochi spiccioli, in locali, ristoranti; che la mattina rispondono alle telefonate nei call center, che si ritroveranno gettati in un mondo del lavoro sotto attacco e, oramai, senza tutele, dove ogni garanzia, frutto di decenni di lotte, ci viene negata.

La repressione poliziesca ed il linciaggio massmediatico non sono gli unici modi sperimentati da decenni per far fallire le lotte che genuinamente sorgono. Cercando di disattivarci anche diffondendo pregiudizi contro chi si impegna, o insegnandoci che si deve distinguere fra i manifestanti “buoni” ed i “cattivi”...

Ma un altro modo di combattere per i propri diritti è possibile! Negli ultimi mesi l'abbiamo visto in Grecia, oppure in Francia, dove gli studenti e i lavoratori hanno riempito le piazze contro la riforma del sistema pensionistico del Governo Sarkozy. L’abbiamo visto qualche giorno fa in Inghilterra, dove in 50.000 hanno riempito le strade della capitale contro gli spropositati aumenti delle tasse universitarie, occupando e sanzionando il quartier generale del partito conservatore... Ma l’abbiamo visto anche qui da noi dove gli abitanti di Terzigno, Giugliano e Boscoreale hanno lottato senza riserve, nonostante le cariche, gli arresti e i tentativi di criminalizzazione, contro la devastazione del nostro territorio.

Per questo dobbiamo costruire in autonomia i nostri percorsi di lotta e reclamare un nuovo protagonismo dal basso, lontani da bandiere e sigle che da tempo hanno dimenticato tutto ciò. Il 17 Novembre a Napoli a Piazza del Gesù ci sarà la piazza dell’autorganizzazione, che vorrà rappresentare la sintesi di tutto questo e un nuovo punto di partenza.
Vogliamo fare la nostra parte nella costruzione di una reale opposizione sociale nella nostra città e in Italia, dalle scuole ai posti di lavoro.

Il futuro non è scritto!

Collettivo Autorganizzato Universitario - Napoli

pc quotidiano 16 novembre - le operaie tessili in lotta nel bangladesh

In Bangladesh, ci sono 455 grandi fabbriche tessili che occupano 4 milioni di lavoratori, in maggioranza donne. Le donne rappresentano l’80% della manodopera dell’industria tessile, subiscono aggressioni ed imprigionamenti.
QUESTI OPERAI (UOMINI E DONNE) SONO I PEGGIO PAGATI DEL MONDO, prendono circa 18 euro al mese (meno di un euro al giorno). Durante gli ultimi 5 anni, i beni di prima necessità come il riso, il grano e gli affitti sono aumentati di circa il 43%. I lavoratori iscritti a sindacati nel settore tessile sono circa 100.000 (uno su 40), ma la rivendicazione unitaria di 55 euro al mese ha permesso una maggiore adesione ed una unità nella lotta. Queste officine producono per Wal-Mart, Marks, Spencer, Carrefour, Zara, … Producono per i nostri marchi ! [1]
Il padronato ha “invitato” i dirigenti sindacali ad una riunione proponendo un salario mensile di 33 euro. Se certi sindacati hanno accettato, i sindacati più radicali hanno rifiutato, valutando che questa somma ridicola sia insufficiente alla sopravvivenza dei lavoratori.


I LAVORATORI RESISTONO, bloccano le strade, incendiano le fabbriche e le materie prime, distruggono le macchine. Dall’inizio del 2010, i lavoratori hanno perso la pazienza. Con la crisi, si è aggravato ancor più il deterioramento delle condizioni di lavoro e di sfruttamento, dovute all’aggravarsi della concorrenza tra i paesi. Questa la motivazione di questa esplosione. Da alcuni mesi, gli operai si stanno battendo con la polizia in tutte le città del paese. La polizia è stata rinforzata da una sezione militare speciale (forza rapida di intervento) e da una milizia speciale armata di stanza nei pressi delle officine (Ansars).


I PADRONI DEL TESSILE MINACCIANO… di delocalizzare. Ad un sindacalista inglese, il ministro del lavoro racconta la sua impotenza: “Il problema in Bangladesh è che le multinazionali della grande distribuzione non pagano questi aumenti salariali. Ogni anno, le multinazionali calano i prezzi, e spingono verso il basso anche i salari. Voi dovete controllare le multinazionali, se voi volete aiutare i lavoratori del tessile.” [2]


L’ORGANIZZAZIONE. Il punto debole del movimento, è che non ha una direzione unificata. [3] In Bangladesh, ci sono 6.000 sindacati, in concorrenza gli uni con gli altri, con poche coalizioni sindacali. Il denaro proviene soprattutto dall’Europa o dagli Stati Uniti d’America, ed ecco la lotta per ricevere questi fondi.
Il partito [sedicente] comunista inglese, (giornale Morning Star). Molto riformista, sostiene la lotta degli operai del tessile, ma non ne sostiene le loro azioni più violente. I veri comunisti non possono solo battersi per dei salari migliori, si danno come obiettivo nel corso della lotta la costruzione di un’altra società, e la Storia ha dimostrato che questo non si può fare in maniera legale e pacifica.
Ci sono partiti maoisti, legati alla guerra popolare in India, che partecipano a delle azioni armate, come il PBSP MUG-Bangladesh, ma non sappiamo bene come sia il legame tra la lotta dei lavoratori del tessile e la lotta armata. I lavoratori del tessile del Bangladesh hanno imparato rapidamente nella lotta di classe, la legalità, l’illegalità, la resistenza allo Stato, come si può apprendere in tutta la durata di una vita. Non si può accontentarci di dire che bisogna lottare, bisogna passare ad un'altra tappa della lotta contro le multinazionali mondiali. [4] Sosteniamo la lotta degli operai del tessile in Bangladesh.
Viva l’internazionalismo proletario !


Traduzione a cura del Circolo operaio di Proletari comunisti – Venezia


[1][nel testo originale la parola “nostri” era in maiuscolo, noi la teniamo minuscola perché non siamo così idioti dal pensare alla bandiera nazionale quando si tratta di marchi di aziende capitalistiche, dato che peraltro il capitalismo è il primo motore guerrafondaio della Storia ad aver mosso guerra al concetto di nazionalità, n.d.T.]
[2] [ovviamente il governo del Bangladesh è strettamente legato all’Occidente, ma l’articolista rappresenta una realtà viziata principalmente dalle multinazionali per significare che poi sono esse che dettano legge, e non certo, nemmeno, il governo stesso, n.d.T.]
[3] [anche qui la rappresentazione dell’articolista al problema –la unità del movimento sindacale- astrae dalla storia concreta del Bangladesh nonché in un certo senso anche dalla necessità che ha ogni movimento di svilupparsi dal basso per essere tale, determinando poi una guida, e non certo dandosi la priorità di “unirsi” anche con gli opportunisti ed i venduti; un problema del genere lo abbiamo anche in Italia, n.d.T.]
[4] [qui vediamo come i compagni di “Partisan” non inseriscano mai nel loro articolo il termine “imperialismo”, che delle multinazionali è stato il “naturale” primo prodotto; ciò perché qui i compagni di “Partisan”, civettano con il movimento “noglobal”, che ha orrore del termine “imperialismo”, n.d.T.]

traduzione dei compagni del circolo prol com veneto di un articolo sulla Lotta delle lavoratrici tessili in Bangladesh nel 2010, tradotto da "Partisan"
Le “Canuts” del XXI secolo !
da “Partisan”, novembre 2010 – n.4)


[Il movimento operaio all’inizio del XIX secolo visse un grande passaggio con la lotta dei “Canuts”, ossia degli operai setaioli di Lione]