C’è stata la protesta di un operaio ex ILVA, parte civile alla seduta del processo “Ambiente svenduto” di Potenza, a fronte di una udienza che prevedeva l'acquisizione di due importanti testimonianze e la mancata presenza per motivi vari di questo, l'udienza è saltata. Siccome gli operai che fanno parte della parte civile organizzata dallo Slai Cobas che stiamo cercando di portare con grandi difficoltà al Tribunale di Potenza e questi operai vengono con i soldi o del sindacato - che sono in esaurimento - o personali, è evidente che farsi un viaggio a Potenza, partecipare ad un'udienza che praticamente salta e si chiude dopo un quarto d'ora, non può che indignare.
Gli operai, i lavoratori, i cittadini di Taranto chiedono giustizia al Tribunale e il processo “Ambiente svenduto” è un classico della giustizia negata, il trasferimento quasi truffaldino, approfittando di un cavillo legale del processo a Potenza, sta recando via via tutti i danni necessari al processo stesso.
Non solo, attraverso le prescrizioni sono caduti degli imputati importanti e ne sono rimasti molto meno rispetto alla platea di imputati che erano stati presi in considerazione.
Siamo all'assurdo perché alla fine dell'udienza - o della non-udienza - i Carabinieri hanno preso il nome e cognome dell'operaio dell'ILVA che aveva protestato in aula quando l'udienza non era in corso, quindi non capiamo perché questo sia avvenuto e dimostra che non c'è nessuna comprensione effettiva di quello che questo processo realmente è e delle ragioni per cui gli operai e i cittadini parti civili hanno tutte le ragioni per protestare con l'andamento del processo stesso.
Chiaramente la protesta in seno al Tribunale non può che essere un'azione simbolica, non reiterabile se non attraverso i normali procedimenti che gli avvocati possono fare per cercare di evitare quello che sta avvenendo.
Ma dobbiamo uscire fuori dalle aule per capire l'effettiva natura della situazione.
Il processo “Ambiente svenduto” si era concluso con un pieno risultato positivo per le parti civili e per la città, per gli operai impegnati in questo processo e per quella parte della città che giustamente rivendica giustizia.
Le parti civili divengono anche risarcimenti perché in nessuna maniera si deve pensare che basti una sentenza occorre una sanzione non solo penale ma che permetta a coloro che si stanno battendo in questo processo di ottenere un risarcimento.
Ma al di là del lato risarcitorio presente in questo tipo di processi, la questione di fondo è che la gestione capitalistica della fabbrica, della famiglia Riva e di tutta la rete di complicità negli organi di controllo, nella regione, nella provincia, al comune, negli organi della polizia giudiziaria, è che tutto il sistema è stato messo sotto accusa con questo processo, che era stato sanzionato dalla prima sentenza e che è stato poi vittima di un contro-processo che arriva Potenza proprio in questa veste non di nuovo processo ma di un contro-processo.
Noi, come espressione delle parti civili e degli operai, i lavoratori, i cittadini che ne sono parte, non ci illudiamo sulla giustizia borghese, perché tale è comunque, in tutti i tribunali di questo Paese, ma neanche ci stiamo ad essere così palesemente ingannati, così palesemente vittime di un sistema giudiziario che non risponde agli interessi, anche nei limiti della stessa legge borghese, agli interessi di coloro che ne sono vittime e in questo caso “vittime” significa inquinamento, sfruttamento, morti sul lavoro, tutto fatto in nome del profitto dei padroni ai danni degli interessi e della vita degli operai e dei cittadini che hanno avuto le ricadute inquinanti su questo processo.
Lo Slai Cobas che è un sindacato di classe che si batte per il cambiamento sociale e politico, proletario e popolare, del sistema in questo Paese, che ci liberi dal capitalismo che è la vera matrice delle situazioni che poi succedono, ha comunque investito in questo processo parte delle sue energie come parte della battaglia di classe che si fa sui posti di lavoro e nelle piazze. Questo abbiamo fatto e non perché avevamo l'intenzione di chiudere le fabbriche, noi siamo quelli di “nocivo il capitale e non la fabbrica”, le fabbriche sono lo strumento, il luogo dove la classe operaia, la classe sfruttata che regge l'intero Paese, ha la possibilità, organizzandosi, lottando sul piano immediato e su piano di prospettiva, per cambiare il sistema e di conseguenza il modo di produzione che produce le fabbriche della morte.
Quindi noi non siamo per la chiusura delle fabbriche e in questa occasione non siamo neanche per la chiusura dell'ILVA, anzi ci stiamo battendo contro questa prospettiva di cui parliamo in altra sede.
Quello che è certo è che in tribunale non si può assistere alla parodia della giustizia e né si può pensare che i processi siano infiniti e i risultati la cui fine è nota..... la giustizia è negata, è la soluzione di fatto al di là delle forme dei capitalisti assassini e del loro sistema.
Quindi è evidente che la protesta fatta da un operaio Ex Ilva oggi è qualcosa di più di uno sfogo necessario a fronte di una situazione che non si può accettare e non ci sono regole di giustizia che possono permetterci di accettarla, perché anche la richiesta legittima - che si sappia in maniera ragionevole, prima, quando, come si svolge questo processo e che tempi potrà avere - non è un capriccio, è un'esigenza stessa per non trasformare i processi in una farsa.
Di questo torneremo a parlarne stasera nell'Assemblea prevista potenza che raccoglie intorno allo Slai Cobas e altre realtà, il comitato Notriv ed espressioni dei lavoratori, dei sindacalisti di base, dei militanti impegnati in questa città, perché si approfondisca questo processo, si approfondisca la questione ILVA, si approfondisca il collegamento di questa questione nel contesto della Puglia e della Basilicata e, in più in generale, dello stato delle cose del movimento operaio e popolare in questo Paese.

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