venerdì 7 agosto 2026

Stellantis Melfi: “Chi si è licenziato, ora si pente” - Esodo incentivato, licenziamento mascherato... Una via sbagliata e perdente per i lavoratori

Stellantis Melfi: “Chi si è licenziato, ora si pente”
Dialogo in spiaggia con l’operaio: “Lucania amara, dobbiamo combattere per il lavoro”
“Ora è il momento delle ferie, proviamo a rilassarci”, confessa un operaio di Melfi incrociato sotto l’ombrellone, a Margherita di Savoia. Qualche giorno prima di “rientrare in fabbrica” se ne riparlerà. Non si sottrae però al confronto, ad un’analisi in prospettiva. E la mente va sempre lì… “Il lavoro è troppo importante in questa Lucania amara – osserva – tra di noi chi si è licenziato con l’incentivo all’esodo ora se ne pente.

Chi ha 55, 56 anni, è ancora troppo giovane per la pensione, vedo molti farsi la stagione per racimolare qualcosa, a fini contributivi. Se potevano tornare indietro, molti di loro, non si licenziavano”. E ancora: “Se avessero preso ‘malattia per stress da lavoro’, invece di licenziarsi, ora sarebbero ancora in fabbrica. Il lavoro è l’unica cosa insostituibile nella vita, il resto passa, cambia forma, se ne va…”. Dibattito profondo, opinabile, ma sincero. “Quando rientreremo dalle ferie – prosegue – inizierà una nuova stagione, dovremo combattere per il lavoro, pretendere certezze, giù a San Nicola di Melfi”. Le voci di un ridimensionamento fino a “duemila unità” nella fabbrica madre, fanno paura. “Non si può accettare una prospettiva del genere, bisogna combattere, tenere alta la guardia”.

Dalla fabbrica madre all’Indotto. “Abbiamo visto in questi anni tante fabbriche chiudere, non si può accettare una debacle del genere, tanti giovani ora per strada, i sindacati facciano fino in fondo la loro

parte”. Il discorso scivola poi su Basilicata, spopolamento, emigrazione. “In questo mese vediamo tanti rientri, chi viene da fuori dice che abbiamo pochi servizi e sanità, che siamo ancora a ‘Cristo si è fermato ad Eboli’ “. Come dire, al netto dei proclami politico-regionali, la Lucania è parecchio indietro. “Chi ci governa dovrebbe fare di più per difendere il lavoro e frenare la fuga, ma non lo fa. Di cosa vivremo tra qualche anno, di scorie, discariche e altri pozzi…?”. Tanta amarezza, e una consapevolezza: “Il primo fortino dove difendere l’occupazione è S. Nicola di Melfi, se salta là, salta tutto un sistema produttivo regionale, chiudono anche tante attività nei paesi, per mancanza di utenti”. Un sistema ancorato da 30 anni all’automotive. “Dobbiamo difendere il nostro lavoro e pretenderlo soprattutto per chi è più giovane”, ribadisce. E’ tutto chiaro. Anche sotto l’ombrellone. Ed è chiara la sfida (almeno così pare) anche dopo il rientro dalle ferie.

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