traduzione ufficiosa
Friedrich Engels contro Opportunismo e revisionismo
Della redazione di Nazariya, 5 agosto 2026
La lotta contro opportunismo-liquidationismo-revisionismo è stata una battaglia costante in cui i comunisti si sono impegnati fin da quando, negli anni 60 dell’Ottocento,la formazione di partiti del proletariato è diventata la tendenza generale. Karl Marx e Friedrich Engels, che per tutta la vita hanno combattuto contro la piccola borghesia e la sua influenza ideologica sul movimento operaio, si trovarono coinvolti in questa lotta, nuova nell'era dei partiti proletari. Nella prima metà della loro vita politica, erano il riformismo, il socialismo utopista e l'anarchismo a rappresentare l'influenza piccolo-borghese sul proletariato. Le aspre lotte di Marx ed Engels contro figure come Proudhon, Max Stirner e Michail Bakunin, nell'ambito dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori (poi denominata Prima Internazionale Comunista), portarono all'isolamento e alla successiva espulsione di questi rappresentanti borghesi dall'organizzazione proletaria. Fu la vittoria del marxismo come verità scientifica e come ideologia del proletariato, infine formalmente riconosciuta come tale.
Nel corso di queste lotte ideologiche, Marx ed Engels orientarono le ondate rivoluzionarie che attraversarono molti paesi europei intorno al 1848, dimostrando la superiorità del marxismo rispetto ai tentativi di insurrezione anarchica di Bakunin. Verso la fine della loro vita, Marx ed Engels riconobbero prontamente che la formazione di partiti proletari in Europa rappresentava uno sviluppo positivo, pur con la consapevolezza che si sarebbe dovuta affrontare una nuova lotta contro l'ideologia piccolo-borghese. Invece di combattere il marxismo dall'esterno, l'influenza liberale piccolo-borghese sul proletariato emergeva dall'interno dei partiti proletari che agivano secondo i principi marxisti. Per lungo tempo, i due compagni si divisero i compiti quasi alla pari: Marx si concentrava sull'economia politica e sulla strategia rivoluzionaria mentre Engels si dedicava alla filosofia, agli affari militari e alle scienze. Con la scomparsa di Marx, spettò a Engels, in quanto dirigente a cui i giovani partiti proletari guardavano come riferimento, portare avanti non solo i compiti a lui assegnati, ma anche la parte di lavoro di Marx. In questo 5 agosto, ricordiamo il compagno Engels, uno dei cinque grandi maestri del marxismo-leninismo-maoismo, ripercorrendo il suo contributo storico nella lotta contro opportunismo-liquidazionismo-revisionismo e traendone ispirazione per le nostre lotte odierne.
Nel corso di circa un decennio dalla fondazione dei primi partiti nella prima metà degli anni Sessanta dell'Ottocento, questi maturarono al punto che al loro interno emersero in forme concrete lotte di linea. Il primo scontro si verificò nel 1875, quando l'Associazione Generale dei Lavoratori Tedeschi guidata da Ferdinand Lassalle si fuse con il Partito Operaio Socialdemocratico Tedesco (detto anche Eisenacher), guidato da August Bebel e Wilhelm Liebknecht, per formare il Partito Socialdemocratico Tedesco. I seguaci di Lassalle rappresentavano la piccola borghesia, aspirando a quello che Marx definiva un "socialismo di stato real-prussiano". Bebel e Liebknecht guidavano il partito di Eisenach, ispirati da Marx ed Engels e dalla Prima Internazionale, con un atteggiamento fermo contro ogni tendenza reazionaria. Da parte sua, Lassalle considerava lo stato un'organizzazione al di sopra delle classi e, sulla base di questa visione filosoficamente idealista, credeva che lo stato prussiano potesse essere utilizzato per risolvere i problemi sociali attraverso la creazione di cooperative di produttori da
esso sostenuti. Lassalle indirizzava i lavoratori verso forme di lotta pacifiche e parlamentari, convinto che l'introduzione del suffragio universale avrebbe trasformato la Prussia in un "libero stato del popolo". Per ottenere il suffragio universale, promise a Bismarck il sostegno della sua Associazione contro l'opposizione liberale e all'attuazione del suo piano di unificazione "dall'alto" della Germania, sotto l'egemonia prussiana. Il partito di Eisenach e altri gruppi (socialisti settari) si opponevano con forza allo sciovinismo prussiano. Lassalle ripudiava la lotta di classe rivoluzionaria, negava l'importanza dei sindacati e degli scioperi, ignorava i compiti internazionali della classe operaia e avvelenava i lavoratori tedeschi con idee nazionaliste. Il suo atteggiamento sprezzante nei confronti dei contadini, che considerava una forza reazionaria, recava grave danno al movimento operaio tedesco. Marx ed Engels combatterono il suo dannoso dogmatismo utopico e le sue idee riformiste.Alla fusione degli Eisenacher con i Lassalliani, per il primo congresso del nuovo partito Liebknecht, insieme a questi ultimi, elaborò il Programma di Gotha. Marx ed Engels vi si opposero con una critica feroce, riconoscendo immediatamente come gli Eisenacher avessero abbandonato il programma rivoluzionario per un'unità opportunistica con i Lassalliani. Nella Critica del Programma di Gotha, Marx attacca lo slogan riformista di "una giusta distribuzione dei prodotti del lavoro" e ne svela la confusione teorica, affermando che "la distribuzione dei prodotti del lavoro è sempre necessariamente conseguenza del modo di produzione". Allo stesso modo, attacca lo slogan riformista "aiuto statale sotto controllo democratico" e dimostra che l'obiettivo della classe operaia deve essere "rivoluzionare le effettive condizioni di produzione". Marx critica anche la concezione per cui, rispetto alla classe operaia, tutte le altre classi non sono che un'unica massa di reazionari. È necessario esaminare concretamente la posizione effettiva di ciascuna classe in ogni fase storica, non confonderle tutte come "reazionarie". I lavoratori possono lottare insieme a settori capitalisti contro le persistenze del sistema feudale, insieme alla piccola borghesia per determinate rivendicazioni democratiche, ecc. Questo importante contributo fu ulteriormente sviluppato dal compagno Lenin in "Due tattiche della socialdemocrazia", in cui sostiene che il proletariato deve allearsi con i contadini per completare la rivoluzione democratica, prima di poter avanzare progressivamente verso il socialismo. Il compagno Mao ha ulteriormente elaborato questo concetto nell’analisi delle condizioni delle nazioni semi-coloniali e semi-feudali, sviluppando per tali paesi i concetti di Rivoluzione di Nuova Democrazia e di alleanza delle quatto classi (proletariato, contadini, piccola borghesia, borghesia nazionale). Soprattutto, Marx attacca lo slogan riformista di uno "stato libero" e dimostra che "tra la società capitalista e quella comunista si colloca il periodo della trasformazione rivoluzionaria dell'una nell'altra. A questo corrisponde anche un periodo di transizione politica in cui lo stato non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato". Pertanto, questa prima battaglia chiarì che per i comunisti la lotta per la conquista del potere statale, per l'instaurazione della dittatura del proletariato, è la lotta principale e che qualsiasi compromesso rispetto a ciò porta alla morte per opportunismo. La critica di Marx ed Engels fu così aspra che Liebknecht, autore del Programma di Gotha, propose al Congresso una mozione per abrogare l'intero programma, che fu approvata. Marx ed Engels si concentrarono allora sulla demolizione dell'influenza lassalliana in tutta Europa, assicurandosi di cancellarne ogni presenza tra i lavoratori. In definitiva, Lassalle ebbe un effetto positivo, seppur accidentale, in quanto la sua ideologia deviò la crescita spontanea del movimento operaio tedesco dalla via del sindacalismo riformista e del cooperativismo, aprendo per la prima volta la possibilità di percorsi organizzati alternativi per la classe operaia tedesca.
Negli anni Ottanta dell'Ottocento, in Europa erano sorti numerosi partiti, ed Engels ne fece una minuziosa analisi e mostrò che questi si opponevano alla ricostituzione dell'Internazionale Comunista, affermando che il compito in quella fase era la formazione di partiti comunisti nazionali autosufficienti.1 Quasi 80 anni dopo Marx ed Engels, il compagno Stalin (dopo lo scioglimento della Terza Internazionale) e il compagno Mao giunsero entrambi alla stessa conclusione. Tornando al Partito, il Partito Socialdemocratico tedesco aveva accolto un gran numero di intellettuali piccolo-borghesi, che al suo interno costituirono la base per una fazione opportunista. Engels denunciò che questi cercavano "di liberarsi a tutti i costi della Legge Antisocialista e di farlo in modo vergognoso, ricorrendo a moderazione e mitezza, sottomissione e adulazione".2 Engels si oppose con veemenza all’arretramento proposto dagli opportunisti e sostenne che la scissione del partito fosse conseguente quando si aveva a che fare tali opportunisti. Affermò che alla fine la scissione "servirà a chiarire la situazione e a liberarci di un elemento che in nessun modo ci appartiene".3 Engels chiarì inequivocabilmente che, a lungo termine, non sarebbe stata possibile una coesistenza tra comunisti ed elementi opportunisti, liquidazionisti e revisionisti. Questa situazione era destinata a evolversi ulteriormente. Marx ed Engels furono profondamente coinvolti nella formazione del Partito dei Lavoratori Francese, guidando Paul Lefargue e Jules Guesde (i cosiddetti collettivisti). Anche questo partito era impegnato in una lotta tra i collettivisti e i possibilisti, guidati da Benoit Malon e Paul Brousse, i quali credevano che i lavoratori potessero gradualmente conquistare la maggioranza nei comuni, creando così servizi pubblici più ampi e avviando un graduale trasferimento dei mezzi di produzione nelle mani delle autorità comunali (socialismo municipale). Engels si oppose fermamente all’elettoralismo dei possibilisti, il cui slogan era "la politica è l'arte del possibile", denunciando apertamente che la loro politica era guidata dell'opportunismo. Per questo gruppo interno del Partito dei Lavoratori Francese, ogni possibilità rappresentava un'opportunità. Era una lotta contro posizioni diametralmente opposte al programma politico del partito: se la lotta contro la borghesia dovesse essere combattuta come una lotta di classe o se si dovesse opportunamente rinunciare alla natura di classe del movimento e al programma rivoluzionario in tutti i casi in cui tale rinuncia avrebbe procurato più seguaci e più voti alle elezioni. Engels sottolineò che i possibilisti stavano "sacrificando il carattere proletario di classe del movimento".4 In questo periodo Engels lavorò anche come propagandista rivoluzionario, scrivendo a numerosi partiti in tutto il mondo, informandoli delle lotte interne al partito francese e sottolineando i pericoli della rinuncia opportunistica del programma rivoluzionario che propugnavano i possibilisti. Dopo aver partecipato a queste lotte, Engels osservò: "Sembrerebbe che qualsiasi partito operaio in un grande paese possa svilupparsi solo attraverso la lotta interna, come del resto è in generale stabilito dalle leggi dialettiche dello sviluppo... Stando così le cose, sarebbe pura follia sostenere l'unificazione. Le omelie morali non servono a nulla contro le difficoltà di crescita che, date le circostanze odierne, devono essere superate".5 Quando il piccolo gruppo dei collettivisti si separò dai possibilisti, Engels ebbe la brillante intuizione che "essere momentaneamente in minoranza ma avere il programma giusto è senz’altro meglio che non avere alcun programma e un seguito numeroso, pur del tutto nominale e fittizio".6 Meglio pochi ma migliori, avrebbe detto Lenin anni dopo.
Dopo la scomparsa di Marx nel 1883, Engels scrisse: "La mia sfortuna è che, da quando abbiamo perso Marx, ho dovuto rappresentarlo. Ora che improvvisamente ci si aspetta che io prenda il posto di Marx in materia di teoria e che io assuma un ruolo di primo piano, inevitabilmente ci saranno degli errori e nessuno ne è più consapevole di me. E appena i tempi si faranno un po' più turbolenti ci renderemo veramente conto di ciò che abbiamo perso con la scomparsa di Marx. Nessuno di noi ha l'ampiezza di visione che gli permetteva, proprio quando era necessaria un'azione rapida, di individuare invariabilmente la soluzione giusta e di arrivare subito al cuore del problema. In tempi più sereni poteva accadere che gli eventi dessero ragione a me e torto a lui, ma nelle fasi rivoluzionarie il suo giudizio era praticamente infallibile." 7 Nonostante le sue preoccupazioni e la portata storica della perdita del compagno Marx, Engels trascorse il resto della sua vita a proseguire l'opera rivoluzionaria che aveva intrapreso insieme a Marx. Gli ultimi dieci anni della sua vita furono caratterizzati da un'intensa lotta contro l'opportunismo e il revisionismo. Nel 1891, nel Partito Socialdemocratico Tedesco, che era divenuto il più grande partito comunista del mondo, la situazione precipitò. Il partito, sotto la guida di Engels, aveva combinato forme di lotta legali e illegali per espandersi e aveva diretto con successo il movimento per l'abrogazione della legge antisocialista in Germania. Dopo l'abrogazione, il partito preparava il suo congresso a Erfurt. Engels aveva già capito che in quel congresso gli opportunisti nella dirigenza del partito avrebbero tentato di liquidare la linea del partito. Per contrastali, Engels, nonostante l'opposizione della direzione del partito, pubblicò la Critica del Programma di Gotha. Il Programma di Erfurt consolidò ancora una volta un programma di partito opportunistico. Gli scritti di Engels furono perfino modificati e censurati dalla direzione opportunista del partito. Allora Engels scrisse: "Liebknecht mi ha appena giocato un bel brutto scherzo. Ha preso dalla mia introduzione agli articoli di Marx sulla Francia del 1848-50 tutto ciò che poteva servirgli a sostegno di tattiche pacifiche e non violente a qualsiasi costo, che da tempo aveva scelto di predicare, tanto più ora che a Berlino si stanno elaborando leggi repressive". 8 Si ritiene che anche l’allora collaboratore di Engels, Karl Kautsky, futuro famigerato revisionista, abbia avuto un ruolo nel facilitare questa revisione degli scritti di Marx e Engels. La direzione opportunista del partito cercò di presentare la rivolta rivoluzionaria del 1848 come una pacifica mobilitazione guidata da Engels, il che era l'esatto contrario della verità. In Germania ci fu rivolta armata, guidata da Engels. Engels si levò a difesa della strategia e della tattica delle rivoluzioni del 1848, contro il tentativo opportunistico di riscrivere la storia e negare la via rivoluzionaria intrapreso nei tentativi di rivoluzione del 1848. Come gli intellettuali spaventati, Bernstein liquidò le rivolte armate del 1848 come una via perdente da non percorrere mai più. Engels si oppose a tuttin questi tentativi. In questo periodo lavorò instancabilmente alla stesura della Critica del Programma di Erfurt, smascherando la linea opportunistica all'interno del Partito Socialdemocratico Tedesco.
La coraggiosa lotta del compagno Engels per la linea rivoluzionaria proletaria, l’eredità degli insegnamenti delle rivolte rivoluzionarie armate del 1848 e della strategia e tattica di queste rivolte rispecchiano la lotta contro l'opportunismo, il liquidazionismo e il revisionismo in India. Come ha sottolineato il compagno Engels, solo attraverso la lotta interna il partito proletario può veramente crescere. Pertanto, è necessario assumere un atteggiamento di impegno attivo nella lotta contro opportunismo, liquidazionismo e revisionismo se si vuole far avanzare nuovamente la Rivoluzione di Nuova Democrazia in India, con la stessa perseveranza e rigore con cui lo fece il compagno Engels.
Note
1. Friedrich Engels. Engels to Johann Philipp Becker in Geneva, 10 February 1882. (1882).
2. Friedrich Engels. Engels to Sorge in Hoboken, 20 June 1882. (1882).
3. Friedrich Engels. Engels to August Bebel in Leipzig, 21 June 1882. (1882). See: MECW, Vol. 46, p. 280.
4. Friedrich Engels. Engels to August Bebel in Leipzig, 28 October 1882. (1882).
5. Friedrich Engels. Engels to Eduard Bernstein in Zurich, 20 October 1882. (1882).
6. Friedrich Engels. Engels to Eduard Bernstein, 28 November 1882. (1882). See: MECW, Vol. 46, p. 386.
7. Friedrich Engels. Engels to Johann Philipp Becker, 15 October 1884. (1884).
8. Friedrich Engels. Engels to Paul Lafargue in Paris, 3 April 1895. (1895).
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