Posted by Operai Contro 2 6 Agosto 2026
OC - "...La sentenza della Corte d’appello di Milano ha immediatamente scatenato ancora una volta la solita falsa diatriba su quale debba prevalere fra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Da una parte coloro che vengono genericamente e superficialmente definiti “ambientalisti”, spesso solo genitori che hanno perduto figli in tenera o giovane età, ammalati di una delle più disparate forme di cancro o di altre malattie incurabili, accusati di non tenere conto delle necessità occupazionali di migliaia di lavoratori. Dall’altra, messi insieme in un confuso minestrone, i sindacati (ai quali vengono con altrettanta faciloneria associati gli operai), il sindaco di Taranto, politici di varia estrazione, il governo regionale, il governo nazionale, tutti accusati di sacrificare sull’altare dell’occupazione la salute degli abitanti di una intera città..."
Tarantocontro - precisiamo:
"il "confuso calderone", in particolare i sindacati confederali + Usb,
non si occupa neanche dell'occupazione degli operai; in questi anni, in
tutti i Tavoli romani non ha portato, non si è battuto per una difesa
dell'occupazione, portando, in opposizione ai piani del governo, dei
padroni, delle Istituzioni locali, una piattaforma operaia precisa in
difesa dei posti di lavoro, del salario e anche della sicurezza e salute
degli stessi operai (solo ora, messi alle strette, Fim, Fiom, Uilm
hanno presentato una "piattaforma" che da un lato risente della
"Piattaforma operaia" dello Slai cobas sc, dall'altra però è ancora
troppo generica ed equivoca, Si tratta, quindi, di una contrapposizione
(salute-lavoro) falsa, che passa sulla testa degli operai, e,
attenzione, anche su quella degli abitanti di Taranto, dei quartieri
inquinati. Perchè anche qui non bisogna fare un "confuso calderone", gli
"ambientalisti" sono soprattutto organizzazioni, associazioni (gli
stessi "genitori tarantini" è una associazione, non si tratta di "solo
genitori che hanno perduto i figli..."); gli abitanti dei quartieri
inquinati partecipano a volte e in pochi ad alcune iniziative degli
ambientalisti, ma la maggiorparte di loro (che spesso ha in famiglia un
morto per tumore e un lavoratore Ilva o appalto Ilva) non fa una
contrapposizione tra salute e lavoro, non accusa gli operai,
OC - "A
noi delle parti in causa interessano in primo luogo e soprattutto gli
operai. Senza che nessuno domandi un parere diretto a essi, gli operai
vengono etichettati come egoisti, interessati solo al posto di lavoro,
menefreghisti della salute collettiva. E invece no, gli operai
tarantini, che vivono a immediato e diretto contatto con le fonti di
inquinamento e sono stati e rimangono i primi e in maggior numero ad
ammalarsi e a morire, non hanno mai accettato lo scambio “o il lavoro o
la salute”. Gli operai sanno bene che ad ammazzarli e ad ammalarli è
sempre stata la pressione produttiva del padrone per fare profitti ad
ogni costo, qualsiasi nome il padrone abbia avuto: Stato con
l’Italsider, Riva con l’Ilva, Mittal e i suoi azionisti con
l’ArcelorMittal, di nuovo lo Stato con le due amministrazioni
straordinarie. Tale pressione si realizza, oltre che con la diminuzione
del personale in ogni postazione lavorativa, l’uso di macchinari vecchi e
fuori norma e tempi di lavoro frenetici, anche attraverso la produzione
con tecnologie inquinanti e l’incuria completa delle condizioni
lavorative e ambientali. Tutto è sempre stato finalizzato a ridurre i
costi e aumentare la produttività oltre ogni limite. E per gli operai
minacce e ricatti: “O lavori a queste condizioni o sei fuori”. Perciò
gli operai sono i primi a odiare il lavoro a cui sono costretti e le
condizioni ambientali che sono obbligati a subire. Della schiavitù
salariale cui sono forzati farebbero volentieri a meno, se l’accettano è
perché non hanno trovato e non hanno di meglio per sopravvivere. E
nessuno mai ha garantito agli operai il diritto al lavoro, quando non
sono serviti più sono stati buttati fuori senza tanti complimenti.
Tarantocontro -
Precisiamo: non è giusto, nè vero, presentare gli operai solo come
quelli che hanno dovuto subire. Soprattutto negli anni passati, prima
del famoso 2012, gli operai Ilva hanno lottato eccome, hanno bloccato
gli impianti (es. il convertitore) che potevano causare tanti morti in
fabbrica, sono stati i primi a lottare contro i "parchi minerali" e ad
imporre soluzioni, certo poi risolte dal padrone in modo molto parziale;
hanno fatto, soprattuttp i lavoratori degli appalti con lo Slai cobas
una grande lotta sull'amianto, esempòlare a livello nazionale, ecc.
ecc.; questi operai hanno tante volte segnalato, denunciato anche alle
Istituzioni - e per questo sono stati puniti, declassati, spostati di
reparto, anche licenziati. Leggete anche le testimonianze dure e precise
rese al processo "Ambiente svenduto" di 1° grado... Ma questi operai
sono stati lasciati soli, ricattati dai padroni, intimoriti dagli stessi
sindacati confederali, ignorati dalle Istituzioni (intervenuti il più
delle volte solo a fronte di infortuni). Ma sono stati lasciati soli non
solo dai sindacati, ma anche dagli "ambientalisti", per cui gli operai
erano "fantasmi" e poi sono diventati "colpevoli".
OC -
"Non hanno scelto gli operai tarantini di lavorare in un ambiente
inquinato e inquinante, non hanno deciso essi di dover produrre, oltre
all’acciaio, anche polveri, fumi e gas inquinanti. Non è colpa degli
operai se dalla fabbrica tarantina escono veleni che fanno ammalare e
morire centinaia di innocenti bambini. Non hanno deciso loro che
l’inquinamento interno ed esterno alla fabbrica è il prezzo da pagare
alla corsa al profitto da parte dei padroni. Non hanno voluto loro che
il vantaggio per pochi azionisti e dirigenti causasse il massacro
sociale derivante dalla messa a rischio della vita e della salute di
migliaia di operai e di semplici persone. Non è dipesa da loro scelte la
sentenza della Corte d’appello di Milano. Perciò non difendono a spada
tratta lo stabilimento siderurgico di Taranto così com’è e non spetta a
loro decidere come rimetterlo in sesto. Nessuno ha chiesto il loro
parere sulle ristrutturazioni attuate negli ultimi anni, sui continui
licenziamenti e sulle corse infinite alla cassa integrazione. Non l’ha
fatto ArcelorMittal e non l’ha fatto lo Stato italiano che adesso
gestisce le due imprese in As. Così come, se un domani si concretizzerà
la vendita dell’ex Ilva, non lo farà né l’americano Flacks Group né
l’indiano Jindal né qualsiasi altro compratore".
OC - E allora il problema lo risolva chi lo ha creato. Agli operai va bene continuare a lavorare, tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, in un ambiente perfettamente risanato. Ma va anche bene che l’Ilva chiuda, a patto che tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, possano riscuotere, messo per iscritto, il salario pieno fino alla pensione. Va bene pure che la produzione venga riconvertita dall’acciaio ad altre merci, purché ci sia lavoro per tutti, anche per quelli di Ilva in As, e senza che nessuno perda diritti salariali e normativi già acquisiti. Per questi obiettivi sono disposti a mobilitarsi, non per altri che passino, ancora una volta, sui loro livelli occupazionali, sui loro salari, sulla loro pelle e sulla loro salute.
Tarantocontro - OC fa una mera fotografia della situazione tra gli operai. Ma le avanguardie non possono fare un "calderone": "va bene questo... quest'altro... purchè..."; gli operai in questo modo vengono visti in attesa degli eventi, e non come necessari protagonisti del presente e del futuro. Nello stesso tempo, non va bene qualsiasi soluzione purchè salvaguardi lavoro e salario - noi contrastiamo, per esempio, le proposte dell'Usb di far lavorare gli operai in lavoro di pubblica utilità; nè spargere illusioni - come il "salario pieno fino alla pensione" - la media di età tra gli operai è sui 50 anni, quanti anni lo Stato dovrebbe dar loro salario senza lavoro). D'altra parte noi non siamo d'accordo per situazioni di fuoruscita da questa grande fabbrica attraverso incentivi, decenni di cassintegrazione (come è successo agli ex lavoratori Belleli), se accadesse, quegli operai non interessano più alla lotta di classe, non servirebbero a migliorare la situazione per le masse popolari di Taranto; e, allora, non possono interessare neanche a noi.
Anche sulle possibilità alternative all'Ilva, al di là dei 17 (?) progetti fumosi propagandati almeno da due anni dal Comune di Taranto e dal governo, se chiude la grande fabbrica, altre fabbriche chiudono o non hanno interesse a insediarsi a Taranto - su questo invitiamo a leggere l'articolo: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/08/alla-stellantis-oggi-e-allilva-domani.html
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