Il mondo sta esplodendo e l'Unione europea organizza un
seminario per rifletterci sopra. È in questa maniera ironica che apre un
editoriale del Sole 24 Ore di domenica scorsa.
Sì, il mondo è in pieno caos, e sono in corso incontri
internazionali, a tutti i livelli, tra i paesi imperialisti, tra altri paesi
dipendenti dall'imperialismo, che si susseguono l'un l'altro, perfino con la
firma di “storici” accordi economici, politici, militari, sempre nella speranza
di trovare una via d'uscita alla crisi.
Caos prodotto anche dalle mosse dell'imperialismo, in
particolare l'imperialismo degli Stati Uniti a guida del nazista Trump, di "distrazione di massa", con gli attacchi al Venezuela, all’Iran, a Cuba, la Nigeria…,
anche a uso interno, vista la situazione catastrofica che va dai crolli delle
infrastrutture alle uccisioni di chi dimostra solidarietà con i migranti
perseguitati dagli squadroni della morte dell’Ice.
All'interno di tutto questo caos, c’è l'India, che non è così gettonata a livello mediatico in generale, ma soprattutto nel nostro paese, e che invece è al centro di un passaggio storico, come è stato definito, per gli accordi che ha firmato da un lato con l'Unione Europea, dall'altro con gli Stati Uniti, passaggio storico perché l’India si è impegnata ad aprire l’immenso mercato interno!! Accordi a raffica firmati
anche singolarmente con Italia, Francia, Regno Unito, Canada, Germania…Con grande soddisfazione soprattutto degli imperialisti di tutto il mondo; ma l’India, che è il maggior importatore di armi al mondo, è al centro anche per la partecipazione a diverse organizzazioni internazionali di tipo militare come il Quad con dentro gli USA in funzione anticinese, e poi lo SCO, i Brics ecc.Ma questo “passaggio storico” non risolve affatto la crisi
in corso, anzi la accelera, per diversi motivi. È vero che questi accordi
aprono il Paese come non era mai accaduto prima al capitale, mettono a
disposizione dell'imperialismo mondiale una possibilità di uscire dalla crisi,
grazie ad un immenso mercato di un miliardo e mezzo di persone di cui secondo
gli economisti, almeno 300 milioni hanno un'alta capacità di spesa, la media
borghesia che si sta sviluppando, ma l'India, come sappiamo, è anche un paese
con una vasta popolazione ancora legata alla terra, quindi agricoltori, contadini,
e popolazioni tribali di circa 800 milioni di persone, che subiscono una
povertà estesissima, tant'è che il governo è costretto a fornire mensilmente il
cosiddetto sacchetto di riso di 5 chili a persona a circa 800 milioni di
persone, nella speranza che non muoiano di fame: povertà estrema da un lato,
quindi, e dall'altro una ricchezza impressionante di alcuni gruppi e individui
come Jindal, Mittal, Tata, Ambani (“patrimonio” di oltre 100 miliardi di
dollari!) e Adani, tutti amici del nazista Narendra Modi, che sono i principali
esponenti di questa nuova ricchezza dell'India di oggi.
E questa apertura del mercato immenso, un mercato dove vendere
le proprie merci, significa guerra di concorrenza, guerra tra capitalisti,
interna ed esterna, e guerra interna per milioni e milioni di operai e operaie
che ogni giorno entrano in fabbrica e, centinaia di milioni di contadini che
ancora vivono del lavoro della terra.
Per l'Unione Europea, i cui stati imperialisti che la
compongono parlano in maniera eccellente dell’accordo sottoscritto, è grande la
possibilità di vendere merci, di costruire automobili e altro nel paese stesso,
significa insomma trovare uno sbocco, un “nuovo mercato”, seppur momentaneo.
È guerra, vuoi o non vuoi, con gli Stati Uniti, sia perché restringe per l'imperialismo americano la capacità di sbocco nel mercato indiano, sia perché indebolisce anche lo sbocco sul mercato europeo, adesso sempre più orientato verso l’India… è per questo che gli Stati Uniti comunque si trovano in una situazione molto pericolosa dal punto di vista dei rapporti sia economici che naturalmente, come alleanze politiche all'interno dello sconquasso mondiale che stiamo vedendo.
Il processo, questo processo di apertura dell’India, dura da
decenni. Ma è stato lento, perché è chiaro che un paese che deve ancora
sviluppare la propria industria, e preservare una produzione, per esempio
agricola, che coinvolge centinaia di milioni di persone, non si può aprire
immediatamente, avrebbe sconvolto il Paese con rivolte costanti, avrebbe visto
come ha detto un ex ambasciatore italiano la rivolta di agricoltori e contadini,
e di questo abbiamo avuto negli anni scorsi già alcuni esempi, ma avrebbe
toccato anche la stessa possibilità dello sviluppo industriale del paese che
viene appunto protetto, come si dice.
Adesso però Modi, sempre al servizio della borghesia sia del
proprio paese che di quella internazionale, va veloce, procede veloce per rafforzare
il suo potere e trasformare l’India nella “Nazione indù” di stampo nazista, e
fa accordi fregandosene delle conseguenze che arriveranno sia perché si mette
in pericolo la produzione industriale del Paese, ma anche per l’agricoltura…
L’India, già dai tempi delle analisi di Marx ed Engels, è
stata per la borghesia imperialista prima un mercato per merci a basso costo
che hanno distrutto la produzione locale, per esempio quella tessile, e poi un
gigantesco serbatoio di forza lavoro a basso costo, e continua ad esserlo,
perché questo è l'obiettivo principale, quello di trovare forza lavoro a basso
costo da sfruttare in maniera esponenziale, rispetto allo storico sfruttamento del
proletariato nei paesi imperialisti, e permette profitti ad un tasso altissimo, e fare profitti è
l'obiettivo principale dei padroni.
Quindi questa apertura rapida sconvolgerà l'India, la lotta
di classe si accenderà ancora di più inevitabilmente. A partire appunto dai
contadini se è vero quello che hanno detto gli Stati Uniti, dopo aver firmato l’accordo
con l’India in risposta all'accordo con l'Unione Europea, e cioè che l’India si
è impegnata ad acquistare prodotti agricoli americani per centinaia di miliardi
di dollari.
Trump ne ha bisogno per cercare di dare una risposta agli
agricoltori americani cui ha fatto grandi promesse elettorali… agricoltori che
sono in grave difficoltà nell'esportazione delle merci, per cui se davvero l’India
fosse costretta ad accettare, ad acquistare prodotti agricoli americani che
farebbero concorrenza a quelli indiani, quello che si è prospettato avverrebbe
di sicuro, cioè una rivolta di centinaia di milioni di contadini che sarebbero
costretti oggettivamente alla fame. Già, purtroppo, ogni anno ci sono migliaia di
suicidi dei contadini indebitati, figurarsi se la loro produzione venisse meno
o addirittura ancora svalutata rispetto a un'importazione americana che
invaderebbe il mercato e quindi in questa prospettiva ci si può aspettare
sicuramente uno scontro interno ancora più grosso.
E questo varrebbe anche in parte per la produzione
industriale, perché fino a questo momento, appunto, le industrie sono state in
parte protette dai dazi. Per le industrie indiane, se l'apertura è totale,
significa che la concorrenza all'interno del paese si moltiplica, perché le
industrie dei paesi imperialisti si riverseranno nel paese e potranno produrre
come vogliono e potranno vendere al prezzo che gli permette di “conquistare”
fette di mercato, mettendo in difficoltà la produzione interna cioè dei padroni
delle fabbriche interne, che potrebbero rivoltarsi anche loro contro il governo
Modi, quindi un governo che si mette in cattive acque da ogni punto di vista…
Su questi accordi e processi di “apertura” dei mercati, di
sviluppo industriale, di rapporti economici mondiali, i padroni e i governi ci si
buttano a corpo morto per cercare di superare gli ostacoli, e quali sono questi
ostacoli? I veri ostacoli sono quelli che per la borghesia sono impossibili da
eliminare! perché si tratta del proletariato, di centinaia di milioni di
persone, di milioni di operai, che se da un lato vengono sfruttati in maniera
sempre più feroce, dall'altro si devono difendere da questa pressione costante,
la pressione dei profitti. Stiamo parlando di un proletariato mondiale immenso,
basti solo pensare alla Cina e all’India messi insieme, centinaia di milioni di
operai che ogni giorno entrano in fabbrica, un processo che possiamo paragonare
ad un'enorme polmone che produce ad ogni respiro merci in quantità infinita e
altrettanto infinito profitto per i padroni.
La risposta degli operai, della classe operaia è attiva, ma
anche solo per il fatto di resistere “passivamente” sviluppa ancora di più la
lotta di classe che esiste sempre e la fa diventare incandescente, e da qui,
dalla crisi e dalla resistenza, la necessità della borghesia di reprimere.
È la prima cosa che fa la borghesia al potere: reprimere,
passa sempre più a forme di moderno fascismo, mette in campo stati di polizia,
insomma, contro tutto ciò che si ribella, tutto ciò che dice no al
peggioramento delle condizioni di vita e all'estrazione di profitto in maniera
allucinante.
Per superare questi ostacoli, quindi fanno la guerra ai
propri popoli, in India questo è dichiarato apertamente, ma è certo un fenomeno
che vediamo procedere in tutto il mondo, così come procede la tendenza a cui
porta questo scontro generalizzato, che è la tendenza alla guerra mondiale, che
all'interno dei vari paesi si riflette come repressione. In India questa
repressione raggiunge livelli altissimi ed è fatta con attacchi militari,
bombardamenti delle popolazioni, uccisioni mirate, arresti e torture, violenza
sulle donne, uso di droni e tutto il resto.
L'India, quindi, è un paese in ebollizione costante,
metterla al centro dell'attenzione della classe operaia e dell’opinione
pubblica internazionale significa avere un quadro largo, un quadro più ampio di
ciò che succede in India, ma anche nel mondo, e al proletariato indica da che
parte stare anche in questo senso, naturalmente sta dalla parte della classe
operaia indiana, e come classe mondiale sta accanto ad ogni sua lotta come proletariato
internazionale.
Quindi l'India ci ritorna al centro della scena, ma al
centro c’è anche e ci deve stare l’opposizione, l'opposizione di classe e
popolare che ha messo in difficoltà il governo indiano, che è stato costretto a
dirlo, ad ammetterlo apertamente, attaccando con una campagna sfrenata tutti quelli
che definisce oramai ostacoli allo “sviluppo della nazione” e cioè quelli
definiti maoisti, naxaliti: si tratta innanzi tutto delle masse popolari
tribali guidate nella lotta dalla guerra popolare in corso soprattutto nelle
fasce centrali di diversi Stati federali, diretta dal partito comunista maoista
dell'India. Davanti a questa lotta il governo ha messo in campo non solo la più
crudele repressione, cui ha dato il nome di Operazione Kagaar, ma ha dato
pubblicamente anche un termine entro il quale dice che eliminerà
definitivamente quello che chiama “terrorismo maoista”: entro il 31 marzo di
quest'anno 2026.
È chiaro che si tratta di una illusione, confortevole forse
per Modi e compagnia fascista indù, ma pur sempre di una illusione, e forse le
prime avvisaglie il governo le può leggere in alcuni articoli della stessa stampa
borghese indiana che dicono che fino a questo momento non pensano affatto che
questa storia del 31 marzo andrà in porto. Che queste avvisaglie si trasformino
sempre più in un brutto incubo per il fascismo indù portato avanti da Narendra
Modi, e di tutti coloro che lo sostengono a cominciare dalla fascista Meloni!
Proprio così, perché la lotta del popolo non si cancella e
continua a resistere ai colpi del governo e delle sue bande armate e fa appello
affinché si smascheri la vera natura fascista della “più grande democrazia del
mondo” e si rafforzi la solidarietà nei confronti della classe operaia in
generale, delle masse contadine indiane, delle masse tribali, dei militanti, di
tutti i prigionieri politici, della guerra popolare in corso, di chi viene
considerato un ostacolo ai piani di riarmo, ai piani liberticidi e genocidari
del governo hindutva Modi.

Nessun commento:
Posta un commento