da
Train to be cool…il progetto della PolFer e del MIM per diffondere la cultura della sicurezza: denuncia dei genitori
In
quanto genitori «Non
si ha però nessuna informazione sul merito del suddetto progetto, né
è riportato nella comunicazione del calendario, né il docente
coordinatore ci ha saputo dare ragguagli. In particolare non sono
comunicate le finalità, le modalità dell’incontro e da quali
figure professionali ed esperienziali sono svolte».
E
poi: «Il
tema della sicurezza ferroviaria, che a nostro avviso attiene molto
di più a questioni di organizzazione dei trasporti, della
manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, alle
condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore». E,
quindi, perché viene affidato alle forze di polizia? La
scuola ha risposto semplicemente rinviando al link della Polizia di
Stato. Insomma, l’ennesima delega di questioni educative da parte
della scuola e del corpo docente. Che non è sfuggita alla famiglia,
la quale infatti risponde come segue. Gentile
docente coordinatore, gentile Dirigente scolastico, Vi ringrazio
per la risposta, che però ci (Vi scrivo a nome di tutta la famiglia)
lascia insoddisfatti sotto vari aspetti. Da
una parte siamo piuttosto amareggiati poiché, la scuola, che come
primo compito ha quello di sviluppare spirito critico e far conoscere
il mondo reale, si presti alla derubricazione della sicurezza
ferroviaria ad un problema comportamentale dei giovani (o degli
utenti in genere) quando, questa, come già scritto in precedenza, è
caso mai ascrivibile ad altre questioni fondamentali in ambito
ferroviario come la gestione della logistica, la manutenzione delle
infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, le condizioni di lavoro
e contrattuali degli operatori del settore. Purtroppo sono fin troppo
frequenti gli incidenti e i disastri ferroviari dovuti ad una
sottovalutazione colposa, dettata da un sistema aziendalizzato teso
esclusivamente al profitto. È questa piuttosto la realtà di questo
settore su cui si dovrebbe affrontare una riflessione educante. Per
altro verso, come genitori e quindi educatori, riteniamo svilente che
la questione comportamentale, che dovrebbe essere appannaggio degli
educatori, genitori ed insegnanti (e quando necessario di analisti
e/o terapeuti), sia affidata ad altre professionalità a cui non
appartiene questo ruolo. In
ultima analisi, riteniamo che affidare l’educazione civica alle
iniziative delle forze armate e alle forze di polizia che protocollo
dopo protocollo entrano sempre più nelle scuole italiane sia un
problema democratico. Le
dichiarazione di ministri e sottosegretari coinvolti rendono evidente
che lo scopo è funzionale sia a diffondere un’immagine positiva
delle Forze Armate e delle forze di Polizia, ma anche a consolidare
un vero e proprio ecosistema comunicativo, in cui media, accademia e
industria convergono nel rafforzare la narrazione strategica del
governo. Queste
istituzioni che, finché rimangono nel solco della Costituzione ,
dovrebbero servire a difendere in extrema ratio la società dalla
violenza e dall’arbitrio, avvalendosi esse stesse di violenza,
repressione e arbitrio, si reggono sull’obbedienza, sulla capacità
di eseguire ordini senza discuterli. Al
contrario, la scuola se non è libera viene meno alla sua ragione di
essere: la promozione dello spirito critico, la comprensione e
l’accoglienza, anche nel tentativo di includere comportamenti
devianti. La
Costituzione riconosce questo principio all’articolo 33; inoltre la
Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza al
preambolo afferma: «In considerazione del fatto che occorre
preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale
nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati
nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di
pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di
solidarietà»; e all’art. 29: «Gli Stati parti convengono che
l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: b) sviluppare
nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni
Unite». Concludiamo
citando Hannah
Arendt: «Nessuno
ha il diritto di Obbedire»,
e Lorenzo
Milani: «L’obbedienza
non è più una virtù»,
parole che sembravano un tempo recepite e che oggi non dobbiamo
dimenticare.
Monza, Istituto comprensivo Salvo d’Acquisto, progetto legalità o progetto Forze Armate?
Abbiamo ricevuto il calendario del “Progetto Legalità” dell’Istituto Comprensivo Salvo d’Acquisto che comprende alcuni plessi scolastici di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado tra Monza e Vedano al Lambro. Il calendario si articola su 13 incontri su vari temi che vanno dalla sicurezza e benessere digitale, al bullismo, al ricordo delle vittime di mafia fino addirittura alla simulazione di un processo. A leggere bene però i nomi dei relatori ci si accorge che la quasi totalità di essi afferisce alle forze di polizia, con addirittura tre momenti autocelebrativi denominati Open Day delle forza dell’ordine. Temi importanti come i rischi della “dipendenza da schermo” e L'”uso consapevole degli schermi” vengono trattati da una tenente dei Carabinieri piuttosto che da educatori o esperti del settore. Non un cenno all’utilizzo della rete e delle tecnologie in senso positivo e stimolante, non un tentativo di formare utenti liberi in quanto consapevoli delle tecnologie, non una critica alla struttura della rete ma un semplice parallelismo securitario dove la nostra relazione con la rete è protetta e mediata dalle forze dell’ordine. Chissà se anche in questo caso assisteremo a raccapriccianti siparietti in cui militari o poliziotti insegnano ai bambini a usare armi o a disperdere i manifestanti come tante volte abbiamo visto succedere in tutta Italia e di cui si trova ampia documentazione sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Come genitori e insegnanti crediamo che soprattutto in un momento di grave crisi sociale e politica sia nazionale che internazionale ridurre il concetto di legalità al solo aspetto repressivo non faccia che creare paura e distacco rispetto ai temi della coesione e della giustizia sociale, della pace e della solidarietà che dovrebbero essere invece promossi e trasmessi. Crediamo che un così grande sforzo nell’organizzazione di attività extracurriculari sia uno spreco rispetto a un impegno su tematiche dal più alto valore educativo e ci aspettiamo un maggior coinvolgimento nelle programmazioni future. Alcun* genitori e insegnanti di Monza e Brianza


Nessun commento:
Posta un commento