da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 06/02/26
Abbiamo atteso con interesse la trasmissione di Piazza Pulita perché sapevamo che in parte doveva essere dedicata ai fatti di Torino e confidavamo, come altre volte è avvenuto, che fosse una trasmissione efficace per fornire ai cittadini, a coloro che vedono la televisione, elementi di valutazione differente rispetto a ciò che le televisioni di Stato e le Telemeloni non di Stato stanno facendo sulla manifestazione di Torino.
Dobbiamo dire che alla resa dei conti questa trasmissione è stata estremamente deludente e ha contribuito in misura assai minima a fornire elementi e fatti che permettessero un giudizio differente di quello imposto dal governo, che è un giudizio di regime sostenuto dai mass media, dalla polizia. L'unico elemento veramente significativo è stato quello di mostrare le immagini del fotografo aggredito, abbandonato e lasciato per strada che metteva in luce l'atteggiamento effettivo della polizia verso manifestanti, verso gli osservatori, ma è stato davvero ben poca cosa, sarebbe bastato consultare i numerosi video che avrebbero potuto fornire molto più elementi di quello che realmente è avvenuto e soprattutto non è stata contestata in nessuna maniera la narrazione dell'esistenza di manifestanti violenti, infiltrati, black block, che avrebbero disturbato e trasformato la pacifica e massiva manifestazione di 50.000 persone in uno scontro delinquenziale con la polizia. Tutto ciò non è stato smentito da questa trasmissione, sia per gli ospiti chiamati sia per quanto riguarda le narrazioni che in questa trasmissione sono state fatte.
Descrivere quindi tutta la manifestazione riducendola a 1500 persone che avrebbero eluso non si sa bene quali controlli o sarebbero stati non controllati dalle forze dell'ordine e che poi hanno messo in atto gli scontri a scapito della manifestazione, dei manifestanti, è appunto uno dei cavalli di battaglia del governo, posto in maniera sguaiata dal ministro Piantedosi come Ministero degli Interni.
Ancora una volta dobbiamo tornare invece a farla realmente la denuncia e la controinformazione di quello che è avvenuto, della catena di violenze che l'hanno preceduta e della catena di eventi interni alla manifestazione per la quale è stato necessario, giusto e legittimo, portarla al punto di impatto con le forze dell'ordine per rivendicare il diritto di manifestare, la liberazione dello spazio di Askatasuna e soprattutto per affermare che i divieti, la repressione non passeranno, che questo movimento che raccoglie le mille ragioni dell'opposizione politica e sociale a Torino come in tutta Italia, e tutte le validità per porsi come punto di riferimento delle future mobilitazioni. Su questo è estremamente importante tenere il punto perché è su questo che si gioca la partita dello scontro con governo, lo Stato e il sistema del Capitale ma si gioca anche la partita del ruolo che effettivamente il movimento che si è espresso a Torino vuole giocare nella lotta di classe più in generale.
Si tratta di riprendere le ragioni per cui questo movimento ha dovuto utilizzare nel corso del suo agire tutte le forme di lotta necessarie per sostenere non le sue ragioni ma le ragioni innanzitutto del popolo palestinese, perché la maggior parte degli eventi connessi alla caratterizzazione di Askatasuna e del movimento in piazza Torino come un “movimento di carattere eversivo” - per non dire di peggio - sono legate essenzialmente al possente moto di mobilitazione, di solidarietà al popolo palestinese a fronte di un genocidio, di un massacro e di una narrazione dell'imperialismo americano e del sionismo israeliano, con la complicità di tutti i governi e di una parte dei mass media e in particolare del nostro governo, schierato armi e bagagli a fianco dello Stato sionista di Israele e dell'imperialismo americano che lo sosteneva come principale attore e, in ultima analisi, come utilizzatore finale del genocidio di un popolo e di criminalizzazione della resistenza del popolo palestinese così come anche di tutte le resistenze, le lotte di liberazione necessarie ai popoli oppressi di tutto il mondo per liberarsi del sistema imperialista che produce miseria, occupazione, guerra e rapina delle risorse dei popoli, per costruire un mondo a somiglianza nella forma più becera del nazismo americano, del Capitale e dell'imperialismo.
E’ in questo che larghi settori del movimento hanno interpretato correttamente la lotta contestando tutto, contestando il governo, contestando le istituzioni, contestando dentro le università le autorità scolastiche, allineate agli interessi della guerra e contestando l'industria bellica e la Leonardo che è stata fatta segno di iniziative giuste necessarie per il ruolo che ha avuto nell'armamento di Israele e nel ruolo più generale che ha nella corsa al riarmo e nello schieramento verso una nuova guerra imperialista. Così come anche il fattore che avrebbe dato l’innesco all'ultima fase ultra repressiva scatenata contro il movimento a Torino e con Askatasuna considerata come centro di questo movimento, l'attacco a la Stampa, che è stato più che legittimo perché megafono degli interessi del governo, dello Stato borghese, del Capitale, non è accettabile he deformi la realtà per piegarla in funzione degli interessi di Stato, governo, sistema capitalistico, industria bellica etc., non è possibile che la Stampa si faccia addirittura agente di una campagna forcaiola nei confronti dell'iman Shahin arrestato e criminalizzato, non è possibile la deformazione de la Stampa su tutto ciò che avviene in un territorio che viene attaccato storicamente e praticamente in questa fase sia con la politica delle grandi opere, la Notav ma non solo, dei grandi eventi ma non solo, che producono a tutti i livelli all'interno dei quartieri della città di Torino come in tutte le altre città d'Italia, processi di impoverimento, di gentrificazione e di peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, non è possibile rispetto a tutto questo che è violenza istituzionale, violenza sistemica, pensare che non ci sia la ribellione e che chi semina vento non possa raccogliere la tempesta nelle forme che i movimenti sono in grado oggi di esprimere, sia per composizione sociale, sia per capacità di inclusione, di lotta.
Quindi l'infamia originaria che sta dietro il ruolo che lo Stato ha giocato a Torino e intende giocare in maniera accelerata e avanzata con la nuova andata di provvedimenti repressivi, di decreti forcaioli, liberticidi e anticostituzionali, sta nelle radici della situazione di crisi, di tendenza della guerra e di dominio dei signori del Capitale, dei signori del petrolio e dei signori della guerra.
Quindi la partita in gioco è alta ed è chiaro che intorno a tutto questo bisogna costruire un vasto fronte, che non significa allargare a tutti indipendentemente dalle posizioni che si assumono rispetto alla vicenda di Askatasuna. Bisogna fare un largo fronte, decisamente più ampio di quello che si è espresso anche a Torino, ma sicuramente non si possono includere tutti coloro che strillano dai giornali e dal Parlamento, tutti i partiti compreso AVS, Cinque Stelle e così via, che attaccano i manifestanti e le componenti più combattive con gli stessi argomenti con cui li attaccano il Governo, i forcaioli, i fascisti, i poliziotti, la stampa di regime. Chi si allinea sul teorema dei “delinquenti”, dei “violenti infiltrati”, non è parte di questo fronte, ma è controparte di questo fronte.
In questo senso la discriminante stare con Askatasuna è simbolica, stare con la manifestazione è simbolica ma piena di sostanza perché indica il vero fronte che occorre costruire e del fronte che deve avere nel suo cuore la crescente partecipazione, non solo giovanile, studentesca che già c'è, ma proletaria e popolare.
Anche su questo però non bisogna fare della demagogia, dire come fanno alcuni che non c'erano i proletari, non c'era la classe operaia, è pura demagogia, è una forma per attaccare la manifestazione.
Non era compito di questa manifestazione raccogliere intorno a sé le file proletarie né tanto meno le vicende legate alle lotte sindacali e sociali, esistono altri strumenti e altre battaglie che vanno fatte ed esistono altre forme realizzate, con le quali è possibile dare alla classe operaia, al proletariato un ruolo di prima fila nella battaglia più generale contro la repressione, lo Stato di polizia, la guerra imperialista, la solidarietà alla Palestina. Questo è un argomento serve, necessario alla luce anche dalla manifestazione di Torino, ma che ha percorsi che non possono essere incluse nelle dinamiche che hanno prodotto la manifestazione di Torino.
Su questo occorrerà fare chiarezza, ma soprattutto tradurre questa chiarezza in un'azione concreta, non telematica ma pratica nelle file del proletariato delle masse popolari. Qui ci piace citare un esempio: qualche giorno fa, nella sede Slai Cobas di Taranto ci sono state due riunioni legate alle trattative in corso, sia all'interno dell'appalto Ilva, sia all'interno degli appalti comunali, segnatamente delle lavoratici degli asili.
In questo caso noi i attivisti della Slai Cobas facenti parte anche delle organizzazioni che hanno partecipato in tutte le forme alla manifestazione di Torino, abbiamo distribuito ad essi il foglio di Ore12/Contro informazione rossoperaia che abbiamo realizzato subito, che parlava e dava un'interpretazione “di parte” delle vicende della manifestazione. Ebbene, questo foglio è stato ben accolto, la maggior parte dei lavoratori che lo hanno commentato sia rapidamente, sia con argomenti perfino ricercati da loro stessi su internet, sono stati tutti in direzione di non accettare la campagna di calunnie infami del governo soprattutto in relazione a quegli episodi più controversi che ci sono stati, come la cosiddetta “aggressione al poliziotto” e altri simili.
Tra i lavoratori non è vero che si bevano tutto quello che dicono la stampa di regime, i partiti, le televisioni e le cosiddette istituzioni e le loro diramazioni all'interno del popolo. Non è così, bisogna avere fiducia che i proletari sia le loro avanguardie, sia quelli organizzati, sia le masse che si riescono a raggiungere, sanno farsi un'idea che poi non corrisponde esattamente alla nostra, ma sicuramente non corrisponde alla narrazione tossica e forcaiola del governo.

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