Moussa Balde, migrante suicida nel Cpr di Torino: condannata la ex direttrice del centro. Ai familiari provvisionali per oltre 400 mila euro
È stato assolto per non aver commesso il fatto invece Fulvio Pitanti, responsabile sanitario della struttura
La ex direttrice del Cpr di corso Brunelleschi, Annalisa Spataro, è responsabile di omicidio colposo per la morte di Moussa Balde, 23enne guineano che si tolse la vita il 23 maggio 2021 dopo nove giorni di isolamento nella struttura. Lo ha stabilito il Tribunale di Torino (giudice Claudio Canavero), che ha inflitto 1 anno con la condizionale alla dipendente di Gepsa, società di facility management che fino al 2023 gestiva i servizi dentro il Cpr. È stato assolto per non aver commesso il fatto invece Fulvio Pitanti, responsabile sanitario della struttura accusato di non aver vigilato su Balde, soggetto ritenuto vulnerabile a rischio di suicidio.
Le richieste della Procura
La procura aveva chiesto rispettivamente 2 anni e 1 anno e 4 mesi di reclusione (per Spataro senza attenuanti generiche, che il giudice invece ha concesso). Il Tribunale inoltre ha liquidato provvisionali da oltre 400 mila euro in favore dei familiari di Balde, costituiti parte civile e assistiti
da Gianluca Vitale. Le somme dovranno essere versate in solido da Spataro e Gepsa, costituita come responsabile civile.Il pestaggio a Ventimiglia
Il 23 maggio 2021 Moussa Balde s’impiccò con un lenzuolo nel bagno
di un “ospedaletto”, dove era stato isolato nove giorni prima per
«sospetta psoriasi». Prima di arrivare nel Cpr torinese era rimasto per
due anni nei centri d’accoglienza liguri. A Ventimiglia aveva subito anche un violento pestaggio:
il 9 maggio era stato picchiato selvaggiamente con bastoni e spranghe
da tre uomini che lo avevano rincorso per le vie della città a seguito
del presunto tentativo di furto di un cellulare. Dopo l’aggressione il
giovane era stato portato in ospedale e poi dimesso con una prognosi di
10 giorni per lesioni e trauma facciale. Poco dopo era stato trasferito a Torino, dove era stato visitato “in ingresso” dal dottor Pitanti.
«Lì nessun controllo»
«Siamo parzialmente soddisfatti di questa sentenza. È importante però che sia stata riconosciuta la responsabilità di Gepsa - ha commentato l'avvocato Vitale dopo la lettura del dispositivo - Certo rimane la responsabilità dello Stato nella gestione di quel centro e in tutto quello che lì dentro succedeva, perché non c'era nessun controllo da parte della Prefettura. Spero che la sentenza possa essere da monito per chiunque voglia gestire luoghi di quel genere, che non dovrebbero esistere. Deve sapere che potrebbe essere chiamato a rispondere di quello che succede»
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