giovedì 12 febbraio 2026

pc 12 febbraio - La lotta per il salario ora nelle fabbriche e i posti di lavoro è urgente e necessaria. Perché e come farla

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia  del 11.02.26

A fronte della situazione effettiva che c'è oggi nelle fabbriche, nelle file dei lavoratori, è importante per le organizzazioni sindacali di base e di classe, così come per le organizzazioni politiche di orientamento comunista - e noi siamo sia l’uno che l'altro nelle file dei lavoratori - fare chiarezza sulla lotta necessaria, sulla lotta possibile e limiti di essa.

Il processo di sviluppo del capitalismo, nella direzione che esso ha preso nel sistema imperialista, significa peggioramento la classe operaia perché i capitalisti devono difendere i loro profitti e i loro investimenti vanno in direzione dove sono più profittevoli.

Il punto necessario è vedere cosa fanno gli operai a fronte di tutto questo.

Qui dobbiamo fare riferimento a Marx perché senza fare chiaro riferimento a Marx in realtà gli operai si muovono come gattini ciechi e le organizzazioni dei lavoratori sia sindacali che politiche dicono sciocchezze ai lavoratori e quindi non sono la soluzione ma diventano parte del problema della lotta, per cui non si lotta e non si lotta in maniera corretta nelle file dei lavoratori.

Dice Marx: “Quando la bilancia pende sempre più a favore del capitalista contro l'operaio è chiaro che la tendenza generale della produzione capitalista non è l'aumento del livello medio dei salari ma la diminuzione di esso, cioè spinge il valore del lavoro su per giù a suo limite più basso. Se tale in questo sistema è la tendenza delle cose significa forse che la classe operaia deve rinunciare alla sua resistenza contro gli attacchi del Capitale e deve abbandonare i suoi sforzi per strappare dalle occasioni che le si presentano tutto ciò che può servire a migliorare temporaneamente la sua situazione?

Certamente no - dice Marx - se esse se essa si riuserebbe a livello di una massa amorfa di affamati e di disperati a cui non si potrebbe più dare nessun aiuto”.

Quindi è questo il punto: se gli operai non lottano e se non lottano decisamente per il salario, se si accontentano di una situazione in cui il salario arriva solo per via indiretta e a titolo individuale e i contratti non portano a casa i risultati concreti sul fronte del salario, la situazione è che gli operai non lotteranno neanche per cose più importanti di loro.

“Credo di aver dimostrato - dice Marx - che le lotte della classe operaia per il livello dei salari sono fenomeni inseparabili da tutto il sistemi del salario, che in 99 casi su 100 i suoi sforzi per l'aumento dei salari non sono che tentativi per mantenere integro il valore dato del lavoro e che la necessità di contrattare con il capitalista per il prezzo del lavoro dipende dalla sua condizione, dal fatto che esso è costretta a vendersi come merce”.

Se la classe operaia cedesse per viltà, se non facesse la lotta per il salario in condizioni in cui esso viene abbassato dall'azione del capitalismo, dalla crisi, ecc, ecc, se la classe operaia cedesse per viltà, cioè per mancanza di combattività, per passività, per indisponibilità a fare questa lotta, nel suo conflitto quotidiano con il Capitale si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande, è questa l’insistenza che da tempo facciamo sia verso gli operai sia verso perfino le nostre realtà organizzate affinché questa lotta per il salario sia realmente fatta e la lotta per il salario significa unire i lavoratori sulla base dell'abbassamento dei salari e chiamarli a lottare, indipendentemente dalla dimensione dei contratti nazionali che non stanno soddisfacendo questo elemento, a lottare per forti aumenti salariali a partire dalle fabbriche in cui si riesce a convincerli che questa è la strada da percolare.

Se noi non riusciamo a innescare la lotta per il salario sui posti di lavoro, sia tra quelli che la crisi ha portato all'abbassamento effettivo del loro salario e alla messa in discussione del loro lavoro sia tra quei settori “che tirano”, in cui gli operai non stanno ricavando niente se non dal fatto che stanno lavorando dai profitti che i partiti stanno continuando a fare, è evidente che noi ci troviamo in una possibilità in cui viene a mancare ai lavoratori il brodo di cultura necessario - e quindi a noi stessi - perché si possa innescare, sulla base di questa lotta, uno scontro radicale con il Capitale in cui tutti gli elementi generali di politica nazionale e internazionale possono essere messi in discussione perché a questa questione sono comunque legati.

"Nello stesso tempo la classe operaia -dice Marx - indipendentemente dalla servitù generale che è legata al sistema del lavoro salariato, non deve esagerare a se stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana.

Quindi è chiaro che questa lotta la quotidiana la dobbiamo fare a maniera anche se siamo d'accordo su quei sindacati perché concentrano tutto su questa lotta o sulla lotta sindacale sul posto di lavoro pensando di stare facendo chissacchè, che questa sia una condizione necessaria per lo sviluppo del movimento reale dei lavoratori non vuol dire che vanno esagerati i risultati.

Sindacati come il Si Cobas tentano a esagerare ogni giorno le piccole conquiste che pure vengono fatte, certo esse non vanno disprezzate ma esagerarle e considerare quindi che questo sia il termometro dei lavoratori per di più in un solo settore che può essere quello della logistica, mentre è fondamentalmente guardare alla classe operaia nel suo insieme e al peso che hanno le grandi fabbriche, gli operai metalmeccanici, gli operai industriali nella più generale composizione della classe operaia oggi.

Solo a partire da questo dato di fatto che noi possiamo tradurre in fatti l'indicazione di Marx che è ancora oggi la più netta, chiara e semplice che possiamo avere e dare ai lavoratori. La classe operaia non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti ma non contro le cause di questi effetti si può soltanto frenare il movimento discendente ma non mutarne la direzione, cioè che la stessa lotta sindacale che comunque bisogna fare, che comunque è necessaria, che comunque è un brodo di cultura, di lotte più importanti presenti e future, ma essa applica in questa lotta soltanto dei palliativi ma non cura la malattia.

Quindi la classe operaia, quindi le lotte, quindi le organizzazioni sindacali che fanno questa lotta, non devono lasciarsi assorbire, dice Max, esclusivamente da queste inevitabili guerriglie che scaturiscono incessantemente dagli attacchi continui del Capitale o dai mutamenti del mercato. Essa deve comprendere che il sistema attuale con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, sui proletari, sul movimento dei lavoratori generano nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società, perché a partire dal mutamento radicale delle condizioni dei lavoratori che si può costruire sia in termini economici, sia socialmente, sia politicamente sia alla fine in termini di Stato, la società a misura dei lavoratori, dei proletari e del loro reparto centrale che resta comunque la classe operaia industriale.

Essa deve comprendere che il sistema attuale con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società e chiaramente qui allora il problema della parola d'ordine che guida la stessa lotta per il salario, che in forme sindacali significa richieste di aumenti salariali, riduzione dell’orario di lavoro che ha la stessa valenza di miglioramento delle condizioni di lavoro, il mantenimento del posto di lavoro che sono tutte dentro questa stessa lotta, la cui leva centrale è la lotta per il salario, sono sempre lotte intorno a una parola d'ordine che è lotta che è “un equo salario per un equa giornata di lavoro” e il salario dignitoso, il salario minimo, tutte queste rivendicazioni, rispondono esclusivamente al criterio di una parola d'ordine di conservazione dell'esistente, ma in una situazione di crisi, di approfondimento di essa del sistema capitalistica e perfino di precipitazioni di esso, di una dinamica di guerra imperialista, gli operai non possono che scrivere sulla loro bandiera il motto di rivoluzionario: “soppressione del sistema del lavoro salariato” perché solo l'abbattimento del capitalismo, la soppressione del sistema di lavoro salariato, è quello che può radicalmente cambiare la situazione degli operai, delle masse popolari e dell'intera società.

Ora, tra i lavoratori, è di questo che bisogna parlare, bisogna imporre nell'agenda dei lavoratori non inseguendo né discorsi populisti, né discorsi di bassa lega che vengono fatte dai lavoratori stessi e in primo luogo in forme assolutamente inadeguate dalle stesse organizzazioni sindacali, serve l'organizzazione sindacale di classe che dica chiaro ai lavoratori queste parole, ne organizzi la lotta e la spieghi in questo senso come lotta rivendicativa necessaria a costruire le condizioni per il rovesciamento generale del sistema capitalistico, per rimuovere le cause in cui effetti sono la perdita del lavoro, l'abbassamento del salario e tutto il resto.

Oggi questo è centrale. La concentrazione delle forze nelle file della classe operaia, dei proletari su questo terreno è una condizione perché questo produca quel radicamento, quel rafforzamento delle file operaie, necessario oggi a far sì che la classe operaia poi possa prendere posizione, giocando un luogo nella lotta più generale, contro il sistema imperialista, il sistema capitalista, lo Stato del Capitale, i governi nel nostro paese, il governo fascio-padronale della Meloni e, perché gli operai offrano una sponda ai movimenti, agli studenti, alle masse che si stanno mobilitando sul terreno della solidarietà alla Palestina, della lotta contro la guerra, dell'antifascismo, dell'antirazzismo, della difesa degli spazi sociali, delle libertà contro i decreti sicurezza e i piani del governo.


 

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