giovedì 7 febbraio 2013

pc 7 febbraio - la posizione dei maoisti tunisini sulla fase



Sulla situazione rivoluzionaria in Tunisia: Movimento comunista maoista

Il Movimento comunista maoista in Tunisia è abbastanza vicino al PCmF, il PCmI - Proletari Comunisti, al PC dell’India, i maoisti PCR in Canada, con i quali ha firmato una dichiarazione il 1 ° maggio.

Indirizzo inviato dal Movimento comunista maoista in Tunisia:All'attenzione della conferenza sul Medio Oriente e il Nord Africa

Caro / cari compagni

Ci scusiamo di non poter partecipare alla vostra conferenza, salutiamo la vostra iniziativa e considerare questa nostra dichiarazione come una partecipazione.
Caro / cari compagni, gridiamo tutti insieme, lavoratori di tutto il mondo e popoli oppressi unitevi!

1 – Teniamo ad informare i lavoratori e i popoli oppressi di tutti i paesi che le masse in Tunisia hanno innescato la scintilla delle insurrezioni che si è propagata in Egitto, allo Yemen, Libia, Marocco e Siria, senza dimenticare le proteste in Algeria e gli Emirati del Golfo. Sottolineiamo che si tratta sicuramente di insurrezioni spontanee, violente che hanno coinvolto tutte le classi popolari: operai, contadini, disoccupati, artigiani, studenti, funzionari pubblici e anche professionisti come avvocati, medici ecc .
Queste insurrezioni sono senza direzione proletaria, vittime di imbrogli reazionari, delle promesse di tipo medievale dei partiti fondamentalisti, e dei partiti riformisti e opportunisti, come la reazione, sostengono, a torto, che si tratta di una rivoluzione.

2-Le rivolte hanno dimostrato che la contraddizione fra gli imperialisti da un lato e i lavoratori e i popoli oppressi dall’altro non si è per niente attenuata, ma invece si è accentuata come conseguenza della politica decretata dal FMI e della Banca Mondiale responsabili della povertà dei popoli, della disoccupazione, e di tutti i mali che affliggono le società semicoloniali, semifeudali. Queste insurrezioni hanno dimostrato ancora una volta che le semicolonie sono i focolai della rivoluzione, dove si concentrano le tre contraddizioni che governano il mondo. Queste insurrezioni hanno inoltre dimostrato inequivocabilmente che il popolo può essere padrone di se stesso, può prendere il destino nelle proprie mani e dettare le proprie leggi, è esso che scrive la storia, al contrario di ciò che dicono gli imperialisti e i reazionari che esaltano il ruolo dell’individuo. Ma questo popolo senza una avanguardia rivoluzionaria non può cambiare nulla, peggio ancora, si sente ferito quando vede la sua ribellione rapita, il suo potere usurpato dalla reazione e gli opportunisti di ogni colore.

3 - Di fronte a questa marea che si è riversata su questi paesi arabi, il sistema imperialista si è mobilitato e ha dato una mano ai suoi servi locali per soffocare questa onda insurrezionale, ha inviato consiglieri, sbloccato soldi per aiutare la classe burocatico-compradora, i burocrati e i feudali ad affrontare la rivolta popolare che continua nonostante la repressione e le false promesse, dato che le persone che hanno pagato con la vita questa sollevazione e che ha sacrificato i propri giovani, e non ha avuto niente come contropartita. Esso rimane povero, senza risorse, privato della libertà e della dignità.

4 - l'insurrezione è in pericolo, lo slancio rivoluzionario spontaneo rischia di indebolirsi e finirà per essere soffocato, se le forze rivoluzionarie non si assumono le loro responsabilità per mettersi all’avanguardia delle lotte in corso che esplodono a tutto campo, talvolta senza prospettive. Le masse popolari vogliono proteggere la loro rivolta - "rivoluzione" - come dicono, ma la reazione, i Fratelli Musulmani e l'opportunismo di sinistra sono in allerta, questi tre nemici sono in agguato, vogliono recuperare gli slogan dell’insurrezione, ma il popolo ancora resiste e il movimento maoista, anche se minoritario, avanza a passi da gigante grazie alla sua tattica che rifiuta la collaborazione di classe e la coesistenza pacifica nelle stesse strutture con le forze reazionarie del vecchio potere, i Fratelli Musulmani e la burocrazia sindacale. Il movimento maoista lavora per una direzione rivoluzionaria del movimento popolare, in seno alle strutture indipendenti della reazione e degli opportunisti dichiarati. Questa direzione dei comitati popolari potrebbe, con lo sviluppo della coscienza di classe delle masse popolari, aprire la via allo scoppio della lotta armata nelle campagne in fermento, unica alternativa rivoluzionaria per la liberazione delle masse dato che senza esercito popolare il popolo non ha nulla.


Il Movimento comunista maoista in Tunisia
Tunisi il 18 Maggio 2011 

 

 

Organizzazione Comunista Maoista - Tunisia

Il nostro dovere di comunisti maoisti arabi è quello di costruire il nostro partito attraverso una lotta ideologica e politica senza esitazioni contro tutti i progetti revisionisti, riformisti e trotskisti che diffondono tra le masse l’illusione di una “transizione pacifica" e la compartecipazione insieme ai reazionario per abortire le conquiste delle insurrezioni nei paesi arabi.

pc 7 febbraio - tunisia in fiamme


Assalti alle sedi di Ennahda e scontri davanti al Ministero degli Interni di Tunisi. oggi sciopero generale contro il regime islamista accusato di essere il mandante dell'omicidio di Belaid capo del Partito dei patrioti democrati, apprezzato avvocato penalista.

Il Fronte popolare (sinistra), il Partito repubblicano, Al-Massar e il Nidaa Tounes (centro) - che insieme hanno circa 40 seggi su 217 all'Assemblea nazionale costituente - hanno tenuto nel pomeriggio una riunione, al termine della quale è stato deciso di sospendere la partecipazione all'Assemblea e di lanciare un appello allo sciopero generale che dovrebbe tenersi domani in concomitanza con le esequie di Chokri Belaid. Fra le altre richieste dei partiti di opposizione ci sono le dimissioni del ministro dell'Interno Ali Larayedh, membro del partito islamista Ennahda che dirige il governo, e "lo scioglimento delle Leghe di protezione della rivoluzione", una milizia armata emanazione degli islamisti. Le accuse rivolte a Larayedh sono pesanti: "Il ministro ha la responsabilità personale dell'assassinio si Shokri Belaid, perché sapeva che era minacciato e non ha fatto nulla". Belaid "è la prima vittima su una lista di personalità politiche prese di mira e che rischiano di essere assassinate, le autorità lo sanno e mi hanno detto che ci sono anche io su quella lista", ha aggiunto il leader dei repubblicani Shebbi.
 Un imponente dispositivo di sicurezza é stato approntato, nelle prime ore del pomeriggio, a protezione della sede centrale di Ennahda, nel quartiere Montplaisir della capitale tunisina. Stesse precauzioni sono state adottate a protezione della casa di Rached Gannouchi, presidente di Ennahda.
A Kalaa Kebira, dove risiede la famiglia di Belaid, la locale sede di Ennahda è stata presa d'assalto e incendiata da una folla inferocita. A Sousse, decine di persone hanno cercato di entrare nell'edificio del liceo privato Fayyala, gestito dai Fratelli Musulmani, per incendiarlo, ma sono state respinte. Altre manifestazioni di protesta sono segnalate a Kasserine e Biserta. Un blindato della polizia ha lanciato gas lacrimogeni contro i giovani manifestanti che hanno usato bidoni della spazzatura, tavoli dei bar, filo spinato e barriere di vario tipo per erigere barricate lungo Avenue Habib Bourguiba, epicentro della rivoluzione di due anni fa in Tunisia. Dopo una ventina di minuti di scontri, sono intervenuti sul posto un centinaio di agenti, armati di manganelli, che hanno caricato i circa 150 manifestanti, fuggiti nelle strade vicine. Gli scontri sono ancora in atto nel quartiere, dove sono visibili nuvole di gas lacrimogeni. Scontri a Beja tra coloro che manifestavano contro l'uccisione di Chokri Belaid e i sostenitori locali di Ennahda. Nella città all'arrivo delle notizie sulla morte di Belaid centinaia di persone sono scese in strada per manifestare la loro rabbia. Gli islamisti hanno anch'essi dato vita ad assembramenti, con il risultato di una violenta sassaiola tra i due fronti, quando un giovane ha tentato di incendiare la locale sede di Ennahda.
 
 Il Fronte Popolare, coalizione composta da una decina di partiti e movimenti di sinistra attualmente all'opposizione, per bocca del suo portavoce Hema El Hamami, nel corso di una conferenza stampa a Tunisi ha chiesto le dimissioni immediate del governo in carica e la nascita di un esecutivo ad interim con l'obiettivo di "salvare" la Tunisia dall'ondata di violenza. Gli scontri davanti al ministero dell'Interno, su avenue Boughiba, si sono spostati nelle strade limitrofe. Nella zona resta il fumo acre delle decine di lacrimogeni, che le forze di sicurezza continuano a lanciare per disperdere i manifestanti. Molti dei quali giovanissimi, che lanciano sassi contro gli agenti rimandando indietro le granate lacrimogene.
 Nuovi violenti scontri sono scoppiati a Tunisi: i manifestanti stanno erigendo delle barricate nelle strade.
 La polizia tunisina ha tentato di disperdere con la forza i manifestanti che gridavano la loro rabbia contro il Ministero dell'Interno per la morte del leader dell'opposizione Chokri Belaid. Ma a margine degli scontri alcuni agenti hanno reso omaggio all'ucciso, quando dinanzi allo stesso ministero é passata l'ambulanza che ne portava le spoglie, facendo il saluto militare. Un gesto che non é sfuggito a centinaia di manifestanti i quali lo hanno sottolineato con un applauso.
Violentissimi scontri sono esplosi davanti al ministero degli Interni di Tunisi, dove da stamattina presto parecchie migliaia di manifestanti si sono radunati per protestare contro l'assassinio di Belaid. Durante la mattinata quello che era nato come un presidio spontaneo contro i metodi fascisti del partito islamico di governo Ennahda si è trasformato in un vero e proprio assedio di massa. Contro il quale gli agenti della polizia in tenuta antisommossa sono intervenuti con le cariche e con un fitto e continuo lancio di lacrimogeni, alla quale però i manifestanti hanno risposto non disperdendosi ma ingaggiando una vera e propria battaglia, con lanci di pietre e bottiglie, al grido di “il popolo vuole la caduta del regime”. Lo stesso che la piazza gridava due anni fa durante la ribellione che portò alla cacciata del dittatore Ben Alì. Poi una folla infuriata ha accompagnato l'ambulanza che trasporta il corpo del dirigente comunista assassinato questa mattina con quattro colpi di pistola, scandendo slogan contro il nuovo regime islamista che ha sostituito quello filoccidentale caduto grazie alla cosiddetta ‘rivoluzione dei gelsomini’. Dietro al mezzo di soccorso che trasporta la salma si è creato un imponente corteo, con i manifestanti che cantano l’inno nazionale e canzoni di lotta.
Decine di sedi di Ennahda sono state prese d’assalto sia nella capitale Tunisi sia in altre località del paese da una folla di persone inferocite che in alcuni casi si sono scontrate con la polizia mandata a proteggere gli edifici che ospitano le sezioni del partito di governo.
A Sfax, Sidi Bouzid, Gafsa e Nabeul centinaia di avvocati e studenti sono scesi in piazza, mentre le lezioni sono state sospese nella maggior parte delle scuole e delle università del paese.
In alcuni casi la risposta dei militanti dei partiti laici all'omicidio starebbe assumendo tinte molto forti. Come a Beja, dove secondo alcuni media si è scatenata una vera e propria caccia all'uomo nei confronti dei più noti sostenitori del partito di governato. 'Pattuglie' di manifestanti dei partiti laici e di sinistra starebbero battendo le strade per stanare i 'nadahouisti', approfittando del fatto che, riferisce il sito Tunisie Numerique, la polizia ha abbandonato il controllo delle strade e l'Esercito presidia gli accessi alla città ma per ora senza intervenire.Chokri Belaid era diventato dirigente -e numero due -  del Fronte Popolare Tunisino dando un grande slancio alle lotte in corso in tutto il paese contro le politiche liberiste in economia e oscurantiste dal punto di visto sociale e religioso. Per questo era stato più volte oggetto di minacce e intimidazioni provenienti da Ennahda, come lui stesso avevo denunciato l'ultima volta sabato scorso, dopo un ennesimo attacco dei miliziani islamisti contro una riunione del suo partito. Lo denunciano in un comunicato i rappresentanti in Italia della coalizione della sinistra radicale tunisina che condannano "il clima di violenza politica sviluppato e alimentato dai militanti del partito Ennahda che si ritrovano all'interno dei cosiddetti Comitati per la salvaguardia della rivoluzione". Il Fronte, spiega la nota, chiede "la chiusura immediata dei comitati per la salvaguardia della rivoluzione, luoghi in cui si sviluppano solo odio e violenza contro gli oppositori politici e l'immediata apertura di un'inchiesta trasparente sulla morte di Belaid e sulle molte intimidazioni ad altri nostri compagni finora rimaste impunite"

cronache da Tunisi a cura di marco santopadre - contropiano

pc 7 febbraio - Fincantieri Venezia - ricattare gli operai per licenziarli

Accusati di ricattare gli operai per licenziarli

Il 15 maggio prossimo il giudice dell’udienza preliminare Roberta Marchiori, ascolterà due testimoni prima di decidere se rinviare a giudizio o meno i titolari della «Eurotecnica» e della «Rock», imprese che hanno a lungo lavorato in subappalto all’interno di Fincantieri, accusati di estorsione nei confronti di decine di loro dipendenti, per la maggior parte operai del Bangladesh. Per quel giorno sono stati convocati il segretario provinciale della Fiom Luca Trevisan e il funzionario dell’Ispettorato del lavoro, che ha compiuto i controlli sulle due imprese di Giuseppe Ruggi (Mira) e Daniele Cassarino (Fiesso d’Artico) e dei due loro soci bengalesi, controlli conclusi con pesanti ammende. Dovranno spiegare se sia davvero una prassi molto diffusa, seppur illegale, quella della cosiddetta paga globale. Si tratta di un sistema che molti operai stranieri, ai quali la pensione non interessa perché prima o poi se ne andranno dall’Italia, accettano e che conviene soprattutto ai titolari delle imprese, visto che non pagano i contributi. I quattro, però, devono rispondere di aver di fatto ricattato i loro operai facendo firmare fogli di dimissioni senza data. Visto che le paghe, stando alle accuse, venivano decurtate anche del 30 per cento, se qualcuno si lamentava o protestava le dimissioni venivano accettate, ma in realtà si trattava di un vero e proprio licenziamento. Chi non firmava quel foglio senza data non veniva assunto e così, molti, anzi quasi tutti, lo firmavano pur di lavorare. Quattro anni fa, i carabinieri della Polizia giudiziaria veneziana, nelle perquisizioni nelle sedi delle due imprese e nella case dei quattro titolari, avevano trovato le prove: numerosi fogli di dimissioni già firmate dai dipendenti, tutti regolarmente senza data e quindi firmati al momento dell’assunzione. Se le ditte avessero dovuto pagare il salario intero ai dipendenti non avrebbero potuto strappare i subappalti alla Fincantieri e riuscivano a farlo grazie ai ribassi proposti grazie ai risparmi fatti sul salario della forza lavoro. Durante le gare, quattro anni fa, le ditte indicano il prezzo per ora di lavoro, il cui numero complessivo viene dato da chi appalta, e per non finire fuori mercato si aggirava sui 20 euro all’ora, un prezzo davvero irrisorio Spesso, tra l’altro, il loro orario di lavoro superava addirittura le 12 ore.(g.c.) 
 
dallo slai cobas per il sindacato di classe  marghera 06-02-2013 
 
Seconda udienza al processo Rocx-Eurotecnica. Fissata la terza udienza al 15 maggio, in cui saranno sentiti ispettori del lavoro e in segretario provinciale Fiom in qualità di testimoni per dire o meno se sia una "prassi diffusa" quella della paga "globale" in Fincantieri.
La ns.O.S., parte civile al processo, ha spesso documentato questo aspetto, ma occorre precisare che in questo processo non si sta parlando di questo, bensì delle denunce di estorsioni con cui venivano fatte massivamente pagare ai lavoratori di queste ditte, ed "a rate" le somme decise preliminarmente ai contratti di soggiorno. Di tale aspetto non viene fatta menzione nel servizio della Nuova Venezia di oggi. (http://www.slaicobasmarghera.org/udienza2rx-et.htm)   
L'articolo in cronaca parla delle lettere di dimissioni come fulcro del potere di ricatto. Non si tratta cioè solo delle lettere in bianco delle dimissioni, che sono solo un aspetto. Due soci delle due aziende essendo connazionali della gran parte dei lavoratori, ciò permetteva alla struttura la selezione e la gestione delle "quote" che venivano pretese e trattenute mensilmente. La cosa che non si dice è che anche dopo le perquisizioni del 2009 e sino a tutto il 2011, a Marghera queste aziende hanno continuato a ricevere le commesse da Fincantieri, nonostante non fossero certo le uniche aziende di saldatura e carpenteria. Certamente questi ricatti non riguardavano solo Rocx ed Eurotecnica, ma può essere questa una "attenuante" ? O non invece una maggior responsabilità dei dirigenti di Fincantieri ?
Al contempo stanno continuando le testimonianze, anche nostre, alle varie udienze circa le opposizioni fatte da Fincantieri ai decreti ingiuntivi mossi dai legali ns.convenzionati nell'interesse complessivamente di 54 lavoratori delle due aziende, sulla base delle diffide accertative emesse dalle Istituzioni preposte dopo gli accertamenti della Procura del 2009, che appunto dettero il via al processo anche sul piano penale.
Il tentativo di Fincantieri, abbastanza maldestro, è stato quello di cercare di dimostrare che non vi poteva essere responsabilità solidale sui due anni cercando di giocare sul fatto che le diffide accertative emesse a fine 2011, hanno dato luogo tra la fine del 2011 ed i primi mesi del 2012 alle ns.azioni giudiziarie.
Riconoscendo peraltro implicitamente la Giustizia che altre 75 diffide non hanno avuto peraltro seguito. Il rischio per Fincantieri sarebbe ciò che può venir fuori se gli imputati del processo penale anziché negare, ammettessero e chiamassero in causa i loro referenti nell'Azienda statale della Cantieristica nazionale.
 

pc 7 febbraio - Dalle porcate alle vaccate: risvolti della campagna elettorale in Sicilia


Se l'attuale legge elettorale viene definita da tutti una porcata perché non permette la scelta del candidato, dato questo è già stato scelto dall'apparato del partito, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un altro fenomeno che riduce la democrazia borghese ad un vero gioco per bambini scemi e cioè il “cambio casacca” di cui l'ultimo governo Berlusconi con gli Scilipoti e i Razzi di turno è stato l'esempio più vistoso. In questi giorni anche i politici siciliani non vogliono essere da meno.

La questione è semplice: Crocetta, attuale presidente della Regione Sicilia, non ha i voti per fare la maggioranza, può contare solo su 39 seggi su 90 e deve arrivare a quota 46, e sta cercando di trovarli tra quelli che sono stati eletti in altri partiti. È questa la “rivoluzione” di Crocetta, “già cominciata” per tanti, e che dopo alcuni mesi di governo comincia a delinearsi meglio. Insomma Crocetta sta facendo la stessa politica che ha fatto per quattro anni il tanto vituperato, a buon diritto, e inquisito Lombardo.

Ed è proprio Lombardo che accusa Crocetta di fare una porcata dicendo “E' in corso un mercato delle vacche insopportabile, così Crocetta sta tentando di falsare il voto”. E altri suoi “onorevoli” amici aggiungono che sarebbe in corso una “transumanza di deputati e politici scandalosa dentro e fuori l'Assemblea regionale siciliana. Crocetta - hanno detto – sta facendo pressioni in tutti i gruppi parlamentari, compreso il nostro, con metodi classici e parametri di scambio [ma che vuole dire?] che bisogna valutare con attenzione” [Cioè, bisogna vedere se il prezzo è giusto?]. E a questo punto Piscitello del Mpa-Partito dei Siciliani di Lombardo, fa l'elenco dei deputati che hanno “cambiato casacca”.
I primi sono stati Salvatore Lo Giudice [definito uomo record per la velocità con la quale è passato nelle file di Crocetta!] e Nicola D'Agostino, seguiti da Riccardo Savona, Michele Cimino, Edy Tamajo, Pippo Gianni”. Poi “ci sonno stati i passaggi dall'interno della stessa maggioranza, come Marco Forzese e Nello Dipasquale. Crocetta ci risulta che stia trattando con altri tre parlamentari”, tra cui Giuseppe Picciolo e Giuseppe Federico, entrambi del gruppo Pds-Mpa.
Secca la replica del rivoluzionario Crocetta, praticamente preso con le mani nel sacco: “Ha parlato Piscitello che dall'estrema sinistra è passato a destra con disinvoltura. Lui sì che rappresenta la voce della coerenza...”. E in quanto a coerenza Crocetta se ne intende... E a rincarare la dose ci pensa il suo amico Lumia, ex Pd, che a Crocetta deve molto, perché essendo stato scartato come roba vecchia dal Pd si è candidato proprio con il Megafono di Crocetta: “Piscitello e i suoi colleghi di partito non vogliono accettare una verità chiara e limpida: è finito il tempo della vecchia politica, con Crocetta in Sicilia si cambia per davvero.” E se lo dice lui ci dobbiamo credere!

Ma i lombardiani sono così arrabbiati che stanno presentando addirittura un esposto alla Procura di Palermo non perché tutta questa compravendita di deputati fa schifo di per sé ma “perché tutto questo sta avvenendo durante la campagna elettorale per le politiche”. Forse se avveniva durante la campagne per le regionali era tutta un'altra cosa? La logica di questi signori è un vero mistero che però si chiarisce un po' meglio quando si arriva ai benedetti soldi. Dall'articolo del GdS del 30 gennaio scorso veniamo a sapere che “La polemica investe anche le cariche ricoperte all'Ars da alcuni deputati fuoriusciti dai Gruppi, che garantiscono indennità aggiuntive: l'opposizione ha chiesto ai deputati in fuga” di lasciare questi incarichi. E le relative indennità, s'intende.

mercoledì 6 febbraio 2013

pc 6 febbraio - CINA, SE I SALARI SI ALZANO, I PADRONI VANNO VIA

"... la Cina raggiungerà tra pochi anni il cosiddetto «Punto di svolta di Lewis»... il punto nel quale, in un'economia, il lavoro diventa scarso al punto da provocare un innalzamento repentino dei salari, una compressione dei profitti delle imprese industriali, una conseguente caduta degli investimenti.
...il punto di svolta dovrebbe arrivare tra il 2020 e il 2025: ma se la sindacalizzazione dovesse prendere piede e gli operai cinesi volessero lavorare meno ore di oggi, grazie anche ad aumenti salariali, potrebbe presentarsi molto prima. Non solo... dati dell'Onu che prevedono l'inizio del declino della popolazione attiva cinese nel 2020. Succede però che l'Ufficio nazionale di Statistica di Pechino ha comunicato che già nel 2012 la popolazione in età lavorativa (15-59 anni) è scesa di 3,5 milioni, a 937 milioni.
Che la carenza di manodopera abbia iniziato a farsi sentire, d'altra parte, è quanto sostengono un po' tutti gli imprenditori: è in questa situazione che di solito inizia la sindacalizzazione dei lavoratori, e per quanto la Cina sia un fenomeno unico non si vede il motivo (a parte la repressione) per il quale i suoi lavoratori dovrebbero comportarsi diversamente da tutti gli altri. D'altra parte, l'aumento dei salari è in corso da tempo. E ormai ha provocato la fine del modello basato sui bassi costi di produzione.
Secondo uno studio del Boston Consulting Group (Bcg), i salari cinesi crescono a due cifre dal 2000. Altre statistiche dicono che dal 2009 a oggi sono lievitati del 43 per cento e che il costo per unità di lavoro in dollari è aumentato del 22 per cento dal 2007. Il vantaggio competitivo dell'economia cinese fondato sulla manodopera a basso costo è sostanzialmente stato annullato. Tanto che parecchie imprese che avevano delocalizzato ( outsourcing ) stanno riportando in America e in Europa le produzioni. Il fenomeno dell' offshoring , del delocalizzare, si è trasformato nel reshoring . Sempre secondo il Bcg, tra le imprese americane con un fatturato superiore al miliardo di dollari, il 37 per cento pianifica o considera di riportare in America produzioni aperte anni fa in Cina. Tra le grandi imprese con fatturato sopra i dieci miliardi, la percentuale sale al 48. La stessa tendenza vale per le aziende europee. Il concetto di «Cina fabbrica del mondo» è insomma già in via di ridefinizione avanzata.
La stessa Foxconn, per dire, sta aprendo fabbriche in Brasile, Europa dell'Est, Nord America. Lenovo, il gigante cinese che comprò da Ibm la produzione del notebook ThinkPad, a giorni riaprirà una fabbrica nella Carolina del Nord. Uno dei gruppi che avevano con più convinzione decentrato fuori dagli Stati Uniti, General Electric, ha invertito la marcia: l' outsourcing è «il modello di ieri», dice il suo boss, Jeff Immelt....
... Pechino dovrà affrontare il cambiamento del modello di sviluppo del Paese, trovare forme di crescita diverse da quella sostenuta dalla manodopera a buon mercato. Il che significa un'economia meno centralizzata e di comando: non è affatto detto che il complicato sistema di potere del Paese lo voglia o sia in grado di farlo. Il guaio è che l'alternativa potrebbe essere caotica..".

pc 6 febbraio - La Fiat "prende impegni"... e allarga la Cassa integrazione a Pomigliano


Alla vigilia dell'incontro con i sindacati confederali e alla faccia delle dichiarazioni di questi giorni la Fiat fa sapere che allargherà la Cassa Integrazione per lo stabilimento di Pomigliano, come riporta la stampa di oggi (Il Sole 24 Ore): “Saranno 4.500 i lavoratori interessati al nuovo periodo di cassa integrazione straordinaria nello stabilimento di Pomigliano D'Arco ma la rotazione si dovrebbe applicare sostanzialmente a circa 2mila addetti di cui 1.800 operai”.

Questi 1.800 secondo la Fiom di Napoli, verrebbero relegati in cassa integrazione fissa per un anno. Infatti, “Lo schema proposto dall'azienda – continua il Sole24ore - prevede la suddivisione delle lavorazioni dello stabilimento in tre aree, le prime due direttamente legate al ciclo produttivo della Panda, quelle dunque dove la rotazione per la cassa sarà minima. L'ultima area invece ingloberà i 1.400 addetti attualmente in cig a zero ore, non ancora rientrati nello stabilimento, e che dunque si inseriranno nel nuovo ciclo di cassa integrazione. Questo significa che un bacino di duemila addetti ruoterà per l'occupazione di circa 600 posizioni.”

Che la situazione per gli operai sia abbastanza complicata e non si sblocca si capisce dall'atteggiamento dell'azienda sui 19 operai che avendo vinto la causa dovevano rientrare e che invece sono stati rimandati a casa, come è successo agli operai di Melfi “ma anche sui 126 che rappresentano la 'quota' di ulteriori tesserati Fiom che il Tribunale di Roma, con la sentenza del 21 giugno scorso – poi confermata in appello nel mese di ottobre -, ha imposto alla Fiat di riassorbire”.
Davanti a questa ulteriore arroganza i 19 operai hanno deciso di denunciare l'azienda per “reiterata discriminazione”.
Ma le manovre dell'amministratore delegato della Fiat non finiscono qui, ha deciso infatti di chiudere il progetto Fabbrica Italia e trasferire tutti gli operai alla FGA e sul Manifesto di oggi troviamo questa considerazione di Piergiovanni Alleva, giuslavorista e componente del collegio legale della Fiom: «Marchionne ... ha deciso dal primo marzo il trasferimento d'azienda di Fabbrica Italia Pomigliano a Fiat Group Automobiles, un modo per non assumere nessuno e mettere tutti in cassa integrazione.”

Come si vede le intenzioni di Marchionne sembrano comprensibili a tutti. La sua arroganza e le sue battute sono oramai diventate un tormentone come certe canzonette estive, ma che si può permettere, come abbiamo più volte detto, perché ha sempre una platea accondiscendente (questa volta nella sala organizzata a Torino dal quotidiano La Repubblica c'era anche Airaudo che non ha detto una parola, e poi subito fuori, fa l'”esperto” nell'intervista a La Repubblica.)

Dell'intervista a Repubblica approfitta anche Marchionne, che alla Berlusconi, ha usato il metodo delle dichiarazioni “shock”; ha ammesso pubblicamente di aver sbagliato a creare la newco Fabbrica Italia Pomigliano, “una vera imbecillaggine” si è detto da solo, e se lo dice lui! Da un lato la storia dei 20 miliardi di investimento era una cosa così stupida e palese che continuare a fare lo scemo su questo poteva essere controproducente, ma, dall'altro, è chiaro che adesso deve cercare di apparire come uno che ci ha ripensato per far apprezzare la nuova proposta, quella appunto del trasferimento di tutti gli operai in FGA. Che nella sostanza serve anche a risolvere il contenzioso nato con i sindacati amici, i confederali e la Fismic, sui 19 operai messi in mobilità per ritorsione contro la decisione del tribunale.

Poi si è anche autocriticato sulla Cina, dicendo che hanno sbagliato dieci anni fa, alla faccia del grande manager che percepisce uno stipendio di circa 20 milioni di euro l'anno!

Nel frattempo, fra una battuta e l'altra, per rimanere nell'ambito del Marchionne che dice sempre menzogne, incassa gli incentivi alle auto elettriche, si legge infatti sul Sole 24 Ore di ieri: “Aiutare il comparto [delle auto cosiddette ecologiche] non è però solo un modo per rendere più sostenibile la nostra mobilità [cosa non vera nelle attuali condizioni] ma anche una strada certa per dare una mano a Fiat.”
Una “mano a Fiat” la dà di certo il governo, la danno i sindacati confederali e la Fismic, e la Fiom quando continua a rivolgersi ai tribunali invece di mobilitare sul serio gli operai.

pc 6 febbraio - a Napoli e Cosenza si lotta per il lavoro ma lo stato risponde con la repressione !

i dipendenti Astir, società della Regione Campania in liquidazione, hanno bloccato ieri la Funicolare centrale a Napoli. «Ci devono dare gli stipendi», a quanto pare fermi da mesi.
i lavoratori hanno manifestato dentro e fuori la stazione di piazzetta Augusteo, uno slargo di via Roma.
Poco dopo l'arrivo dei poliziotti, che hanno caricato i manifestanti. Uno dei lavoratori è stato ricoverato al Loreto mare.


Manganellate su padri e madri di famiglia, pesanti cariche sui dipendenti delle cooperative comunali che da settimane protestano per il rinnovo del contratto.



È cambiata la gestione dell’ordine pubblico a Cosenza. Sembrano trascorsi anni luce da quando in città le rivendicazioni dei senza-lavoro ed i conflitti sociali erano gestiti con equilibrio. La guida dell’ordine pubblico in piazza adesso è affidata a responsabili nuovi, perlopiù provenienti da Reggio Calabria. E gli effetti si vedono. Stamani all’arrivo del sindaco Mario Occhiuto che cercava di entrare nel suo ufficio, i circa 500 dipendenti delle cooperative che pretendevano di incontrarlo per un nuovo faccia a faccia, sono stati “ricevuti” dalla celere posta a presidio davanti all’ingresso del palazzo municipale. Botte, spintoni e randellate! Dallo scontro non sono usciti malconci solo i lavoratori. La rabbia e l’esasperazione hanno avuto la meglio. I manifestanti, decisi a non abbandonare il piazzale antistante il Comune, si sono trasferiti sulla vicina corso Umberto per bloccare il traffico. Intanto alcuni di loro salivano sul tetto del municipio.

Create negli anni Novanta dal vecchio sindaco Giacomo Mancini per dare una possibilità di reinserimento sociale ad ex detenuti e famiglie svantaggiate, le cooperative comunali sono formate da 500 persone di cui circa 250 impiegate nelle pulizie in uffici, teatri, interventi da elettricisti, imbianchini, servizi meccanizzati, fogne, falegnameria e manutenzione. Non soltanto la cura del verde urbano, quindi! Sono diversi i politici cosentini che, sotto ricatto occupazionale, costringono questi lavoratori a prestazioni schiavistiche.....
...Nel gennaio scorso i dipendenti hanno lavorato senza stipendio, perché non sarebbe pervenuta in tempo la comunicazione relativa all’indizione del bando. Il Comune pretende inoltre di conoscere l’elenco degli operatori svantaggiati, in palese violazione della normativa sulla privacy. Prima che esplodesse la vertenza, questi lavoratori percepivano al netto 620 euro al mese. Con il nuovo contratto, se anche vincessero la gara, ad ogni socio spetterebbero meno di 500 euro mensili..... Eppure, stando alle dichiarazioni dei presidenti, i servizi elettorali, se svolti dalle cooperative, costano 20mila euro. Affidandoli ai privati, salgono a 85mila. Il massimo del risultato col minimo dello sforzo: nell’estate scorsa, 24 dipendenti sono stati impiegati, mediante borsa lavoro, dalla società che gestisce lo smaltimento dei rifiuti. Hanno dovuto girare nei quartieri per introdurre la raccolta differenziata. Ma i risultati tardano a venire. Cosenza non è stata travolta dalla recente crisi regionale dei rifiuti, solo in virtù del fatto che spende milioni del proprio bilancio per interrare tutto in discarica.....

pc 6 febbraio - NO MUOS, a fronte dell'intensificarsi della protesta la regione siciliana revoca le autorizzazioni... stiamo a vedere ora i fatti!


muosDi poche ore fa la notizia, nei fatti ancora non documentata ma diramata tramite comunicato stampa dalla segreteria regionale dell’Ars, della revoca delle autorizzazioni regionali per la costruzione del sistema di rilevamento satellitare statunitense sito presso Niscemi. Il documento ufficiale è infatti atteso per domattina. Revoca che arriva dopo l’incontro della commissione Ambiente & Territorio, avvalsasi di consulenze scientifiche e sanitarie. Ma in buona sostanza, il presunto stop ai lavori, arriva per “la mancanza di indagini preliminari circa le interferenze del Muos rispetto alla navigazione aerea dell’aeroporto di Comiso e l’assenza di studi sui danni arrecati alla salute dalle onde elettromagnetiche”. Tutto chiaro.
Come abbiamo raccontato in queste settimane appena trascorse, però, lo STOP era stato già conquistato da tutti coloro che ogni mattina all’alba hanno bloccato i camion che avrebbero voluto dirigersi alla base per l’ultimazione dei lavori.
Staremo a vedere cosa significhi questa revoca: perché nonostante la mossa della Regione sia indirizzata a fare ciò che è in suo potere (amministrativo) pur di levarsi dal pantano (della questione elettorale alle porte e delle pressioni dal basso provenienti dalla lotta territoriale, si intende), certe decisioni non sono così facili da imporre alla potenza capitalistica e militare statunitense. Soprattutto in un momento in cui la sua egemonia su Mediterraneo e Africa, attraversata dalle rivoluzioni arabe e dai recenti interventi militari, e sul medio oriente, tra Iran e resistenza palestinese, comincia a vacillare dopo decenni. Probabilmente l’Ars vuol passar la palla e la responsabilità, dunque, alla segreteria del governo nazionale: anche in questo senso staremo a vedere cosa significheranno questi provvedimenti, per quanto tempo avranno forza e se riusciranno ad arrivare quanto meno alla fatidica data delle elezioni.
Certo, di vittoria si può parlare per il movimento NoMuos e per l’esperienza di lotta datasi e sviluppatasi dentro e attorno al presidio permanente. L’annuncio della revoca, qualsiasi sarà il suo corso (soprattutto dopo le elezioni!), dà sicuramente il tempo e gli stimoli giusti ad una battaglia che da mesi nel territorio del niscemese ha sedimentato una soggettività contro, inesperta ma genuina che, con le pratiche, è andata aldilà del semplice movimento d’opinione e aldilà, forse, della battaglia contro l’impianto militare. Una soggettività, perlopiù giovanile ma con i tratti di una composizione popolare e trasversale, che sta iniziando a ribellarsi contro i poteri che devastano i nostri territori, gli stessi che socializzano la crisi sulle popolazioni con lo spauracchio della finanza, mentre investono miliardi di dollari e di euro in spese militari e grandi-inutili opere (ponte sullo stretto, tav…).
Staremo a guardare le mosse dell’avversario; intanto il movimento NoMuos può solo ringraziare…se stesso.


pc 6 febbraio - contro la repressione - complici e solidali – Corteo nazionale Teramo 9.02.13



Aderiamo e promuoviamo

In seguito alle pesantissime condanne a 6 anni di reclusione e 60000 € di risarcimento inflitte, lo scorso 7 gennaio, ai 6 ragazzi accusati di essere coinvolti negli scontri avvenuti nella capitale il 15-10-11, Azione Antifascista Teramo chiama all’appello tutti i gruppi, i movimenti e i singoli individui che si riconoscono nelle lotte e che vogliono dimostrare la loro solidarietà e vicinanza con i fatti, oltre che con le parole. Sabato 9 febbraio 2013 si terrà a Teramo un corteo nazionale le cui finalità saranno:
1_Esprimere la massima solidarietà a tutti i condannati, gli arrestati e gli inquisiti per i fatti del 15 ottobre 2011;

2_Rispondere in maniera forte ed unitaria alla repressione che ogni giorno colpisce chi ha la forza e il coraggio di non abbassare la testa e si ribella allo Stato di cose attuale;

3_Lanciare la battaglia contro il codice Rocco ed in particolare contro il reato di devastazione e saccheggio e tutte quelli leggi in forza delle quali ai singoli questori viene garantito il potere di limitare, in maniera del tutto discrezionale e priva di controllo, la libertà individuale attraverso l’emissione di fogli di via, avvisi orali e misure di prevenzione in generale.

Chiediamo a tutte le realtà e a tutti i singoli che intendano rispondere alla nostra chiamata di organizzarsi sin da oggi per raggiungere e far raggiungere Teramo nella giornata di Sabato 9 febbraio 2013, e di farsi carico di diffondere, ognuno nei rispettivi territori, questo nostro appello attraverso qualsivoglia mezzo.

Chiunque voglia dare la propria adesione formale alla manifestazione, sottoscrivere l’appello, fornire contributi ed essere aggiornato su tutto ciò che riguarderà il corteo può inviare una mail all’indirizzo: teramo9febbraio2013@gmail.com

pc 6 febbraio - continua la caccia ai no Tav - solidarietà e lotta !


Il 4 febbraio il Tribunale di Torino ha dato il via al processo contro 28 No Tav che, secondo la Procura, si resero protagonisti della protesta contro l’inizio dei  sondaggi geognostici a Venaria.
Se il reato specifico ipotizzato è quello di violenza privata per il blocco di un camion che trasportava una torre  faro al luogo del sondaggio, a ben vedere sotto accusa è la 3 giorni di mobilitazione e presidio permanente che il movimento No Tav costruì insieme agli abitanti di Venaria.
Momenti informativi, assemblee e cene si susseguirono senza sosta, dando modo al movimento di incontrare i cittadini che, di quel poco che sapevano dei lavori prospettati, non erano  affatto contenti.
Gli abitanti delle case di Via Amati raccontarono del cantiere che avrebbe occupato il cortile dove fino a quel momento avevano giocavano i loro figli e di una casa acquistata con i sacrifici di una vita che sarebbe stata in balia del rumore e dell’inquinamento di lavori decennali.
I tre giorni di presidio si svolsero con un notevole schieramento di forze dell’ordine che presidiarono quel lembo di terra giorno e notte, senza riuscire però a intimidire il presidio No Tav e a evitare il rallentamento dei lavori. Ad un certo punto, a fronte della partecipazione alla protesta , valutarono che non era più il caso di rimanere e smontarono tutto celermente senza rispettare i tempi da loro previsti al completamento del sondaggio.
Il procedimento giudiziario contro i 28 No Tav nella giornata di ieri ha subito però un primo rallentamento, grazie ad una questione tecnica posta da uno degli avvocati della difesa ed è stato rinviato al 4 marzo.
Da sottolineare come il Tribunale di Torino continui ad ignorare la legge sulla competenza territoriale spostando a Torino un processo che si sarebbe dovuto svolgere a Ciriè, sempre per esigenze di “ordine pubblico” e dietro segnalazione della Questura. Una strada, oramai, praticata fedelmente (vedi i processi che si sarebbero dovuti svolgere a Susa e che invece  sono stati spostati a Torino).
Dietro questa condotta, checché ne dica il tribunale, c’è un disegno politico preciso: cercare di intimidire il movimento e tentare di criminalizzarlo agli occhi dell’opinione pubblica.
Da parte nostra, come sempre, rispediamo indietro al mittente tutte le accuse consapevoli che non troveremo giustizia in queste aule di tribunale ma che, sicuramente, combatteremo insieme agli imputat* un’altra buona battaglia.

pc 6 febbraio - contro l'intervento imperialista in Mali - comunicato congiunto dei comunisti maoisti italiani e francesi - fatelo circolare e diffondetelo in ogni iniziativa internazionalista e tra gli immigrati !


FERMARE GLI INTERVENTI IMPERIALISTI IN AFRICA!

L'Africa è diventata il campo di battaglia economica tra gli imperialisti occidentali e le nuove potenze imperialiste (Cina, Russia) e i grandi paesi emergenti del capitale internazionale (Brasile e India). 
I vecchi imperialisti che hanno interessi in Africa grazie alla colonizzazione e al moderno colonialismo vogliono difendere questi interessi fino in fondo, mentre i nuovi imperialisti e gli emergenti cercano a tutti i costi di conquistarne di nuove.

È in questo contesto che l'imperialismo francese interviene ora militarmente ogni volta che i suoi interessi sono minacciati, ieri in Costa d'Avorio e  Somalia e oggi nel Mali

L'intervento in Mali di Hollande (governo "di sinistra") è la continuazione della politica di intervento dell'imperialismo francese di Sarkozy (governo di destra). Allo stesso modo, in Italia,  ieri Berlusconi forniva basi aeree e approvvigionamento di carburante alle truppe d'intervento aereo inglese e francese per l'aggressione alla Libia. Oggi  i governi in carica o in arrivo dell'imperialismo italiano  sono pronti a fornire supporto logistico e di altro tipo all'imperialismo francese in Mali. Inoltre, Terzi e Fabius, entrambi ministri degli esteri dei rispettivi paesi, hanno organizzato una conferenza stampa congiunta il 21dicembre 2012 nella quale Fabius aveva dichiarato: "Lavoriamo molto bene insieme, sia sui rapporti franco-italiani che su molti altri argomenti.... Mali, ma c'è anche il Medio Oriente, la Siria, e, naturalmente, la costruzione europea.”

In realtà, nel Mali, la Francia interviene per tutelare gli interessi del sistema capitalista in generale, supportata dai cani da guardia locali già presenti o prossimi, assicurandosi al tempo stesso di ricevere la quota maggiore della torta. Questa politica è una politica non solo di saccheggio delle ricchezze dei paesi dell'Africa, ma anche una politica criminale nei confronti delle popolazioni colpite dalla miseria, carestia, ecc. La politica di sostegno ai signori della guerra locali, le azioni di divisione etnica, religiosa, ecc. intraprese dall'imperialismo e dai suoi cani da guardia, trafficanti di ogni genere, laici o religiosi, consente a questi cani da guardia e ai loro padroni imperialisti, di garantirsi per un certo tempo il loro dominio e lo sfruttamento dei popoli, permette di rafforzare la repressione attraverso leggi fascistizzanti.

Per prevenire qualsiasi rivolta e sollevazione in Algeria che metterebbe fine alla dittatura militare, il governo algerino ha fornito il proprio aiuto logistico alla Francia, notoriamente sul sorvolo del suo territorio. L'Algeria è un paese ricco, ma il prodotto di questa ricchezza è diviso tra gli imperialisti e le classi dominanti in Algeria, mentre il popolo è in condizioni di povertà e la disoccupazione supera il 30%. Il potere algerino trema all'idea di una rivolta popolare.

L'intervento serve anche a Fabius e Le Drian (ministro francese della Difesa) per sostenere il progetto di Difesa Comune dell'Unione Europea. Le forze armate europee esistono, ma ognuno ha la propria area di intervento. La Francia è incaricata di mantenere l'ordine nelle sue ex colonie, con il supporto logistico degli altri imperialisti. Le sue truppe di intervento inquadrano e formano gli eserciti dei cani da guardia affinché mantengano l'ordine imperialista in Africa, il sistema di sfruttamento e di oppressione capitalista.

I vari interventi e aggressioni militari non hanno altro scopo che quello di mantenere questo ordine. La lotta contro il "terrorismo" è soltanto il pretesto che permette di "legittimare" questo intervento militare. Certo, le forze fondamentaliste islamiche non sono portatrici di alcun progresso sociale, anzi è proprio il contrario. Ma bisogna anche vedere che dalla colonizzazione ad oggi, l'imperialismo ha prodotto abusi grandemente superiori a quelli dei "terroristi" che pretende di combattere. Inoltre,  i governi imperialisti francesi, italiani, occidentali in genere utilizzano l'arma del terrorismo a seconda delle circostanze: Sono loro che l'hanno usato per combattere il socialimperialismo sovietico in Afghanistan, come in Siria oggi.
Per avere consenso dei lavoratori e delle massepopolari  per deviare l'attenzione della popolazione dalla crescita esponenziale della disoccupazione, della povertà e della precarietà, gli imperialisti sono passati ad una offensiva mediatica senza precedenti contro la 'minaccia terroristica per la difesa della civiltà occidentale'. Le misure antiterrorismo in Francia, Italia, negli altri paesi europei e negli Stati Uniti hanno un solo obiettivo: far sì che la masse popolari, accettino o consentano l'instaurazione di  regimi “protettori” forti, polizieschi e militari. Questa preoccupazione, questo ruolo di angeli custode della pace,li porta a promuovere l'"unità della nazione" e la "santa alleanza" attorno all'esercito per garantire il consenso agli interventi imperialisti: In Francia essa permette di sviluppare il controllo delle popolazioni "a rischio" e mantenere e incentivare la divisione tra francesi definiti "di razza" e immigrati, cosa che favorisce il razzismo e la xenofobia.

Già l'intervento imperialista in Libia aveva permesso ai "terroristi" di armarsi pesantemente dall'arsenale libico inattivo, arsenale costituito dalle armi vendute o donate dai paesi imperialisti, tra cui Francia e Italia e dai trafficanti d'armi. L'Italia aveva anche fornito i soldi per questi acquisti a Gheddafi contro la garanzia che questi internasse nei campi coloro che erano pronti per l'emigrazione.

Ciò mostra le molteplici sfaccettature che l'imperialismo usa per assicurare, mantenere e rafforzare il proprio dominio coloniale sotto una forma moderna, in nome della democrazia, democrazia borghese s'intende, maschera dietro la quale si nascondono le varie forze reazionarie.

In Francia, i partiti di destra, di sinistra e di estrema destra (UMP, PS, FN) hanno tutti approvato l'intervento militare. I loro obiettivi sono dichiarati apertamente: lotta per la democrazia e gli interessi economici della Francia. Vale a dire la continuazione e l'allargamento del saccheggio delle risorse naturali, l'espropriazione dei terreni agricoli, la distruzione dell'ambiente dei paesi dell'Africa, il sostegno ai cani da guardia.
Anche in Italia, ove l'intervento si accentuasse , ci troveremmo con lo stesso scenario dei Monti, Berlusconi,Bersani ecc, uniti nel sostenere l'intervento, qualunque sia l'esito delle elezioni

Gli stati imperialisti spendono enormi quantità di denaro prodotto dai lavoratori in questi interventi militari imperialisti mentre distruggono le conquiste sociali, mentre danno soldi alle multinazionali e alle banche, mentre fanno accordi o votano leggi che consentiranno ai padroni di pagare gli interessi ai loro azionisti, e licenzieranno i lavoratori in grandi quantità.

Queste manovre criminali non sono destinati al successo, perché le rivolte popolari continuano nei paesi arabi dove i partiti reazionari si smascherano quando sono alla direzione dello Stato come governi che ancora una volta servono gli interessi delle classi dominanti e dell'imperialismo, compreso il loro agente israeliano.

Nei paesi imperialisti i vari partiti borghesi di 'sinistra' come di destra o di estrema destra sostengono contro proletari e masse popolari che vengono colpiti alla disoccupazione e dall'immiserimento,

Denunciamo e lottiamo contro l'intervento dell'imperialismo francese in Mali!

Denunciamo e lottiamo contro il sostegno dello Stato italiano e degli altri imperialisti a questo intervento!

Il miglior sostegno che possiamo dare ai popoli oppressi dalll'imperialismo in Africa, è quello di portare avanti la lotta nei nostri paesi contro i governi e gli stati imperialisti fino al loro rovesciamento per il potere in mano ai lavoratori e un mondo senza imperialismo,miseria e guerra.


Partito Comunista maoista - Francia
Partito Comunista maoista - Italia
febbraio 2013

 

martedì 5 febbraio 2013

pc 5 febbraio - ELEZIONI: DIVISI MA UNITI CONTRO I LAVORATORI

Su una cosa soprattutto non c’è divisione tra i maggiori partiti che si presentano alle elezioni, ed è la questione della modifica dei contratti di lavoro per renderli “flessibili” – alle esigenze del capitale, e lo Statuto dei lavoratori con l’art. 18.
Questa “unità” è rappresentata anche fisicamente da Pietro Ichino, passato tranquillamente dal PD alla lista Monti, che è stato quando era ancora nel PD e continua ad essere il più tenace sostenitore della abolizione dello Statuto dei lavoratori.
In questa campagna elettorale si parla pochissimo di lavoro, ma c’è da star sicuri che quando se ne parla sono dolori, e che comunque chiunque governerà non deluderà le aspettative del padronato.

Ichino si presenta con due proposte.
La prima, sostituire l’attuale legislazione del lavoro con un nuovo Codice semplificato “che in non più di 60 articoli esponga la stessa materia in modo semplice, leggibile da milioni di persone”, sembrerebbe apparentemente utile, ma temiamo fortemente di sapere quali sarebbero gli articoli che andrebbero eliminati, sicuramente quelli che tutelano i diritti dei lavoratori, considerati vecchi e da superare. D’altra parte abbiamo già visto, su un terreno importante per la difesa dei lavoratori, quello della sicurezza, col decreto “semplificazione” del TU n. 81/08 sulla sicurezza, a cosa porta questa politica delle semplificazioni, ad eliminare “lacci e laccioli”, oneri per i padroni e ad aumentare il rischio proprio nelle situazioni lavorative dove vi sono più infortuni e morti, in primis nei cantieri edili.
La seconda “riforma” punta all’adozione di “modelli contrattuali meno rigidi e meno costosi”; in cambio il governo concederebbe “una sensibile riduzione del cuneo fiscale e alleggerimenti contributivi. Solo che non si capisce in cosa consista il “cambio”, visto che queste misure sono tutte a favore delle aziende, mentre sono i lavoratori che “in cambio” non avranno nulla ma solo contratti precari, con tempi e orari flessibili secondo le esigenze del profitto aziendale e minore retribuzione. Si dice che questo è un modello sperimentale da applicare ai giovani e alle donne che hanno un lavoro precario, in nero; per cui dovrebbero già essere grati ad un governo che facendo leggi pro padroni, gli dà almeno un contratto.
E poi c’è la questione delle questioni: lo “spettro” dello Statuto dei lavoratori. Ad Ichino la riforma del Ministro Fornero, che ha già dato un colpo decisivo all’art. 18, non basta. E in sintonia con esponenti del PdL dice che bisogna passare dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori. Vale a dire allo Statuto dei padroni.

Ma come dicevamo, anche gli altri partiti sul fronte dei diritti dei lavoratori vanno sempre più assomigliandosi, chiaramente in negativo.
Il PD propone di usare il fisco per favorire l’occupazione delle donne - della serie: donne = esseri inferiori (spesso accomunati agli altri “disgraziati”, i giovani) per cui per trovare un lavoro bisogna dare soldi alle aziende, riducendo il carico fiscale; poi sulle pensioni, propone solo di introdurre “il principio di gradualità che renda più morbida l’abolizione delle pensioni di anzianità e il salto a… 70 anni”.
Il PDL punta a rendere più vantaggioso per i padroni l’assunzione del giovani, con contratti flessibili, e uso smodato dell’apprendistato: quindi contratti precari con retribuzioni ridotte ai giovani, soldi alle aziende; poi: ritorno al lavoro a domicilio (però, nella formula moderna del "telelavoro") che come tutti sanno porta a lavorare di più e non di meno, per pochi soldi; e “partecipazione agli utili da parte dei lavoratori”, che ccome sanno tanti lavoratori- falsi soci delle cooperativa, ma veri dipendenti, si traduce nel “metterla a quel posto ai lavoratori”, i quali con la scusa di partecipare agli utili, quindi di avere uno stesso interesse col padrone, devono farsi sfruttare di più, per, alla fine, non avere neanche un centesimo di “utile”, ma, al contrario, una partecipazione alle perdite.
GRILLO, non è diverso. Vuole garantire un “lavoro pieno e breve per tutti”. Soprattutto “breve”!
Poi prima ha proposto un reddito di cittadinanza per i giovani di tre anni, poi pensandoci meglio e cambiando un po’ il nome in “sussidio di disoccupazione” lo ha ridotto a due anni.
INGROIA, parla di abolizione della riforma Fornero e di ripristino dell’art. 18, ma le sue proposte occupazionali centrate soprattutto su “riconversione ecologica dell’economia” – messe nel suo programma in internet – sono appunto da “internet”.

pc 5 febbraio - CINA: ELEZIONE DEI RAPPRESENTANTI SINDACALI

Svolta in Cina, ok all'elezione dei sindacati
Foxconn promette: "Rappresentanti veri" 
 
Il gruppo è il primo prudottore mondiale di elettronica per conto terzi, tra cui marchi come Apple e Sony. Diventò tristemente celebre per l'ondata di suicidi tra gli operai. Ora l'apertura a rappresentaze dei lavoratori con corsi di formazione da metà febbraio.
di GIAMPAOLO VISETTI

PECHINO - Per la prima volta una grande azienda con sede in Cina consentirà agli operai di eleggere i propri rappresentanti sindacali. Per il mondo del lavoro cinese è una svolta storica. Lo è però anche per il resto del pianeta, perché il gruppo asiatico che si appresta a dire sì al sindacato è la Foxconn, la "fabbrica più grande del mondo", con oltre 1,2 milioni di dipendenti solo in Cina. La "caduta del muro" anti-sindacale nella seconda economia globale, in allarme per la diminuzione senza precedenti della forza-lavoro, oltre che per piccole e medie imprese nazionali, annuncia enormi cambiamenti anche per le multinazionali, che assieme ai bassi costi produttivi per trent'anni hanno contato sull'assenza di conflittualità sindacale. L'annuncio di prossime elezioni dei rappresentanti dei lavoratori alla Foxconn è stato anticipato informalmente da tre manager del colosso taiwanese, primo produttore mondiale di elettronica per conto terzi, tra cui marchi come Apple, Sony, Nokia, Dell e i brand di maggior successo di telefonia e computer.

Al termine delle ferie previste per il capodanno lunare cinese, verso metà 
febbraio, all'interno degli stabilimenti Foxconn cominceranno i corsi per 
spiegare agli operai come e perché potranno eleggere liberamente, e a scrutinio segreto, i propri sindacalisti. Secondo le fonti aziendali, "la carica del presidente e dei venti membri del comitato della federazione dei sindacati del lavoro Foxconn, saranno decise attraverso elezioni ogni cinque anni". Tra la fine del 2013 e il 2014 scadranno circa 18mila comitati aziendali del gruppo e i loro colleghi, sotto il controllo esterno dell'americana "Fair Labor Association", saranno chiamati a rinnovarli. Secondo l'azienda del magnate Terry Gou, basato ad Hong Kong, i nuovi delegati "saranno giovani e non proverranno dal management". In Cina, fino ad oggi, i rappresentanti dei lavoratori sono 
scelti tra gli stessi proprietari aziendali, tra i manager, oppure tra i 
funzionari locali del partito comunista. Di fatto, azionisti privati e Stato 
esercitano sia il ruolo di datori di lavoro, che quello di difensori dei diritti dei dipendenti. Il risultato dell'assenza sostanziale di un sindacato libero, è stato e resta drammatico. Ad essere tutelati, risultano solo gli interessi della proprietà.

La Foxconn, prima di essere riconosciuta come la fucina pressoché unica di 
telefoni cellulari, pc portatili e tablet, è diventata universalmente famosa 
tra il 2009 e il 2010. Gli stabilimenti di Shenzhen furono sconvolti da 
un'ondata di suicidi, con una ventina di giovani operai che a causa di turni di lavoro massacranti e trattamenti umilianti, scelsero di uccidersi gettandosi dai tetti dei capannoni. Altre inchieste hanno portato alla scoperta di un diffuso sfruttamento del lavoro minorile, di stipendi da fame e di un generale clima da caserma, con migliaia di operai impossibilitati per mesi ad uscire dai reparti. Lo scorso autunno, l'ultima rivolta in fabbrica, con l'azienda costretta a chiudere per giorni.

L'indignazione dell'opinione pubblica mondiale, unita a richieste di 
boicottaggio dei prodotti di Foxconn, tra cui iPhone e iPad, ha costretto i 
committenti stranieri a rivedere importanti contratti, e cominciare a spostare fuori dalla Cina alcune produzioni e a minacciare l'interruzione dei rapporti di business con il colosso di Terry Gou. Di qui, secondo gli analisti, la mossa disperata Foxconn di aprire al sindacato e di darsi un'immagine di normalità economica imternazionale. Il problema è che la maggioranza degli operai cinesi, da sempre dominati da datori di lavoro e partito, non ha la più pallida idea delle potenzialità sindacali e teme al contrario di essere penalizzata da un'eventuale disponibilità alla rappresentanza.

Secondo Foxcoon, già oggi oltre il 70% dei 188 sindacalisti interni di Shenzhen sarebbe costituito da lavoratori della catena di montaggio. Fonti indipendenti rivelano invece che gli attuali rappresentanti non sono stati scelti in modo democratico, né trasparente, e che oltre la metà è espressione del management. Il presidente del sindacato Foxconn, per fare un esempio, è la signora Chen Peng, ex braccio destro dello stesso Terry Gou. Resta ora da vedere, iniziato l'anno del Serpente d'Acqua, se e come realmente avverranno le prime vere elezioni sindacali della storia cinese. E quali saranno le conseguenze: economiche, per quanto riguarda il costo del lavoro, ma soprattutto politiche, con la nuova leadership comunista già in allarme per un pericoloso precedente elettorale di democrazia applicata.

pc 5 febbraio - tortura ad atene

-1Pubblichiamo questi due brevi articoli tradotti dal blog atenecalling che fanno il punto sugli arresti attuati dai corpi speciali greci contro quattro militanti accusati di rapina a mano armata. Nella Grecia dei governi tecnici e della Troika, dei governi che cadono perché propongono referendum sulle riforme dell'austerità, succede anche che quattro giovanissimi ragazzi accusati di rapina vengono torturati per ore dalla polizia. E succede che dagli uffici centrali della polizia dell'Attica ad Atene, l'ormai famosa GADA, vengano diffuse immagini (come la foto in basso che pubblichiamo nell'articolo) dei quattro arrestati completamente photoshoppate, dove i segni del pestaggio vengono ridotti al minimo. Non appena svelata la grave contraffazione il ministro degli interni ha avuto anche il coraggio di dichiarare che "il ritocco è stato necessario per rendere gli arrestati riconoscibili".  

Dopo un contatto telefonico con i genitori dell'arrestato Andreas-Dimitris Bourzoukos informiamo che tutti gli arrestati sono stati portati già da sabato sera (2 febbraio) a GADA (uffici centrali della polizia dell’Attica).
Oggi è stato il primo giorno, dopo una serie di dinieghi da parte della polizia, in cui i genitori hanno potuto contattare i propri figli, così come anche gli avvocati. Avevano 15 minuti a loro disposizione, al dodicesimo piano di GADA.
Per quel che riguarda Andreas-Dimitris Bourzoukos, è rimasto ammanettato a una sedia durante tutti i 15 minuti.  Ci ha informato che dentro le celle di Kozani, mentre era incatenato con le mani indietro, gli hanno messo un cappuccio sulla testa, lo hanno fatto inginocchiare e lo hanno picchiato per quattro ore sulla testa, sul viso, sul ventre. Gli hanno anche strappato i capelli. Questo è successo senza che lui mostrasse in alcun modo resistenza e, si intende, accompagnando il tutto con minacce, insulti e bestemmie. Le conseguenze di queste torture sono: lividi diffusi, stordimenti forti, dolori in testa, gonfiori su tutto il viso, ematomi in entrambi gli occhi, lividi e graffi dappertutto.
I genitori riportano che il suo viso era irriconoscibile e la sua voce cambiata dal pestaggio alla mascella. Inoltre, per tre giorni consecutivi gli hanno dato da bere solo acqua, mentre hanno vietato ai genitori di dargli qualsiasi cosa confezionata, come cibo o succhi.
Tutto questo non viene pubblicato per vittimizzare gli arrestati, ma per sottolineare le torture e la violenza "legale" degli apparati dello stato.da athens.indymedia
03/02/2013
Tradotto da atenecalling

arrests-kozani

Due parole su Andreas-Dimitris Bourzoukos da un suo professore.
Mi chiamo Christos Ioannidis. Sono professore nelle scuole superiori da 23 anni. Sono il responsabile della rivista "Schooligans" e del festival studentesco "Schoolwave".
Ho conosciuto Andreas-Dimitris Bourzoukos per tre anni (2005-2008). Era un mio studente nella scuola Musicale di Pallini.
Sono scioccato dalla notizia della sua partecipazione in una rapina a mano armata. Non so cosa lo abbia portato fin là. Voglio però parlare dei tre anni in cui l'ho conosciuto come studente, ma anche come volontario della rivista studentesca. Era un enorme piacere per me avere in classe ragazzi come Andreas-Dimitris. Era sensibile, intelligente, preoccupato.  No, non ascoltava heavy metal. Ascoltava il rock, Hadjidakis, Motzart. No, non era asociale. Al contrario, era molto amato dagli altri studenti. E ovviamente aveva anche lui una rabbia dentro, come tutti i ragazzi veri che scoprono durante l'adolescenza la società disumana ed ipocrita in cui viviamo. No, non era un cattivo studente, era uno studente bravo. Ha superato anche lui gli esami di ammissione all’università, scrivendo una tesina di quelle che il sistema chiede. I suoi genitori erano due persone molto dignitose. Venivano spesso a scuola per informarsi del suo rendimento.
Ad un certo punto ho saputo che suo padre era rimasto disoccupato. Me l’aveva detto amareggiato ed arrabbiato. Non so quante cause di rabbia si siano aggiunte da allora. Posso però immaginarne molte, visto che vivo anch'io in questa Grecia. Per il resto, mi dispiace e mi vergogno. Mi dispiace per Andreas-Dimitris che ha creduto, o almeno così sembra, alla violenza come risposta alla violenza del sistema. Mi vergogno però di più per la Grecia, che costringe ragazzi come Andreas-Dimitris ad arrivare a questo punto. Mi vergogno per i poliziotti che lo hanno torturato. Mi vergogno per i giornalisti che lo hanno già condannato. E mi vergogno per tutti quei cittadini insospettiti che terranno nella loro mente la sua immagine come un quella di un "terrorista", mentre ignoreranno il suo viso deformato dal pestaggio per passare alla prossima notizia.
La deformazione è tutta nostra però.
Tratto da lifoTradotto da atenecalling

pc 5 febbraio - Cesenatico: corteo antifascista. "No ai busti di Mussolini e Re Pippetto


Il sindaco e la Destra vorrebbero riportare in città i busti del Duce e di Re Vittorio Emanuele III, per esporli nella biblioteca che all'epoca era la casa del Fascio. Ma contro la contestata decisione ieri hanno sfilato in corteo più di cinquecento antifascisti.


Alcune centinaia di persone - circa 500 - hanno sfidato ieri il maltempo e si sono date appuntamento sul porto canale di Cesenatico per manifestare contro la decisione adottata nei giorni scorsi dalla giunta comunale del centro emiliano-romagnolo di riportare in città due busti raffiguranti Benito Mussolini e re Vittorio Emanuele III per esporli in un museo. I busti in questione furono rimossi nel 1945 dall'ingresso dell'allora ospedale Eca di Cesenatico, spostati più volte e finiti poi dal 1990 in un magazzino dell'Asl a Cesena. Nonostante sabato il sindaco Roberto Buda avesse fatto un parziale passo indietro annunciando che per il momento non avrebbe esposto in pubblico i due busti, il corteo di protesta ha espresso comunque il proprio dissenso contro una scelta di fondo contestatissima. Partito dal porto canale di fronte al Municipio, la manifestazione ha raggiunto la vicina piazza Ciceruacchio al grido di 'siamo tutti antifascisti'. In testa la bandiera dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), la bandiera tricolore e uno striscione che recitava “No nazi in my town”. In piazza è intervenuto il presidente provinciale Anpi di Forli'-Cesena, Carlo Sarpieri: ''Siamo contrari - ha detto - ad ogni forma di neofascismo e ci opporremo sempre ad iniziative scellerate come quella di esporre in un museo i busti di Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III, non hanno nemmeno valore artistico''. Alla manifestazione hanno aderito esponenti di tutti i partiti di sinistra e centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, oltre a numerose realtà sociali e territoriali non solo di Cesenatico. Tra i presenti la presidente dell'associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti. Nei giorni scorsi l’attore Ivano Marescotti aveva minacciato di far saltare lo spettacolo previsto per il primo marzo in caso di esposizione dei busti.

pc 5 febbraio - ancora impunità per gli sbirri massacratori del G8 di Genova

Giornalista massacrato al G8
niente processo per i poliziotti

Il gip Adriana Petri dispone l'archiviazione per 20 dirigenti e funzionari accusati di non avere impedito il tentato omicidio del free lance inglese Mark Covell alla scuola Diaz. Mancano le prove, ma il giudice attacca: "Gravissima la mancata collaborazione degli investigatori con la procura"

Non vi sono elementi probatori sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio dei dirigenti e funzionari delle forze di polizia al G8 di Genova per non avere impedito il tentato omicidio nei confronti del giornalista inglese Mark Covell e le lesioni aggravate di altri quattro giovani fuori dalla scuola Diaz la sera del blitz della polizia nel luglio 2001.

Per questo motivo il gip Adriana Petri ha disposto l'archiviazione del procedimento (stralciato da quello principale, accogliendo la richiesta dei pm), "pur censurando come gravissima la mancata collaborazione degli investigatori con la Procura di Genova che di fatto ha impedito l' individuazione dei singoli responsabili".

Inoltre il gip ha disposto l'archiviazione dei reati di lesioni personali aggravate essendosi prescritte prima della richiesta di archiviazione. Ha pure ritenuto infondata l'eccezione di incostituzionalità delle norme del codice penale sulla prescrizione dei reati, in quanto materia di esclusiva competenza del legislatore. In tutto le posizioni archiviate sono state 20

pc 5 gennaio - fascismo padronale alla fiat pomigliano - costruire la guerra di classe è l'unica soluzione

Fiat: stipendio, ma niente lavoro per i 19 operai Fiom di Pomigliano

Saranno regolarmente retribuiti, ma dovranno restare a casa i dipendenti assunti in Fabbrica Italia lo scorso novembre su disposizione della corte d'appello di Roma. Protestano i lavoratori: "Pretendiamo una comunicazione scritta". Landini: "Schiaffo alla dignità, pronti ad azioni giuridiche"

MILANO - Saranno regolarmente retribuiti, ma resteranno a casa i 19 operai della Fiom assunti in Fabbrica Italia Pomigliano lo scorso novembre su disposizione della corte d'appello di Roma. Lo riferiscono all'Ansa fonti sindacali, confermate dal Lingotto, mentre la Fiom prepara una diffida contro il gruppo.

I 18 lavoratori (uno è in aspettativa per impegni elettorali), stamattina si sono recati in fabbrica per conoscere le proprie mansioni ma sono stati invitati, hanno spiegato le stesse tute blu, a tornare a casa perché al momento non è possibile ricollocarli. "Ci hanno consegnato la busta paga - hanno detto - e informati che ci faranno sapere. Noi pretendiamo una comunicazione scritta, ed abbiamo contestato all'azienda le modalità di mancata comunicazione preventiva". I lavoratori sono rimasti all'interno dello stabilimento in attesa della comunicazione ufficiale, poi, dopo la richiesta dell'azienda di lasciare l'impianto se ne sono andati: "Lo facciamo per evitare di essere licenziati" hanno detto.

Sfuma, quindi, la soluzione del caso annunciata giovedì scorso. Fonti sindacali avevano infatti riferito che era stata trovata la soluzione per i 19 lavoratori Fiat in mobilità, ma anche per i 1.400 in cassa integrazione straordinaria per cessata attività. Entro marzo, secondo una lettera inviata dall'azienda ai sindacati, non ci sarà
più la newco

pc 5 febbraio - organizzazione delle donne diretta dal PCI maoista India lancia campagna per i diritti delle donne oppresse


testo in via di traduzione

 India: Nari Mukti Sangh, organización femenina maoísta, emprende campaña por los derechos de las mujeres oprimidas



La organización femenina maoísta Nari Mukti Sangh (NMS) es conocida popularmente en las zonas donde actúa como la fracción femenina del Partido Comunista de la India (Maoísta). Son un símbolo de rebelión y furia contra las injusticias que padecen las mujeres en la India.
Sangh Nari Mukti (NMS) ha emprendido actualmente una campaña de pegada de carteles en Chhatisgrah y Jharkhand en los cuales se denuncia los abusos y violaciones a que son sometidas principalmente las niñas tribales. En los carteles se afirma: "Las niñas tribales van a las ciudades en busca de trabajo y en cambio son violadas y vuelven a casa embarazadas, con bebes y enfermedades".
Otro cartel decia: "Algunas niñas tribales no tienen la suerte de volver a casa, en su lugar sus cuerpos llegan a sus pueblos, decía otro cartel".
En los carteles se dice que "NMS se comprometen a garantizar la seguridad de las mujeres durante las celebraciones del Día Internacional de la Mujer el 8 de marzo".
En los carteles se hace un llamamiento a las mujeres oprimidas a que apoyen el movimiento: "Si usted apoya nuestro movimiento a que sea un éxito, el resultado será la emancipación de la mujer".
Las cifras oficiales indican que el crimen contra las mujeres sigue aumentando sin control en Jharkhand.
En los carteles se denuncia asi mismo el papel de la policía india: "En lugar de trabajar para garantizar la seguridad de las mujeres, la policía está trabajando para detener a los cuadros de NMS".
Nari Mukti Sangh (NMS) es una fuerte organización popular que está dando espacio a la voz de las mujeres y fomentando su participación en la actividad económica, política, social y en los procesos de toma de decisiones.
Las principales activistas de esta organizacion, provenientes de zonas indígenas, tienen un mayor nivel de conciencia política que muchas licenciadas mujeres en las ciudades.
Estas mujeres están llevando a cabo una fuerte lucha contra la deforestación en la que realizan marchas exhortando a la gente a no cortar arboles.
"Tenemos que salvar los bosques a cualquier costo ahora, de otra manera seremos responsables de calamidades naturales" gritaba Neela Devi, una de las lideres de la revuelta.



Las mujeres, armadas con hachas, palos y palas, se mueven de pueblo en pueblo con gran determinación, difundiendo el mensaje de la forestación( estudio y practica de la gestión de las plantaciones, en especial, los bosques, como recursos naturales renovables).

Y es que no solamente lanzan eslóganes, también estan haciendo reuniones en los barrios de diferentes ciudades y pueblos de la "fortaleza" maoista.

Nari Mukti Sangh surgió en 1980 después de que los campesinos tribales de Jharkhand comenzaron a organizarse bajo la dirección revolucionaria contra la opresión feudal de terratenientes. En primer lugar, se inició en el distrito de Giridih, un distrito en el que la mayoría de los campesinos pertenece a la tribu Santhal. Se trata de una organización de mujeres en la que casi todos los activistas y líderes se han extraído de los adivasis.
Más información de Nari Mukti Sangh en el siguiente enlace:
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Movement of Jarkhand Adivasi Women

(This article is based on an interview with com. Susheela, the founder member, president and one of the leading comrades, who developed the NMS to its present strength. Because of the severe repression on Com. Susheela, she is leading the movement from the underground)

— Rajashree & Amrita
The women of Jharkhand have a long history of heroic struggles against the British colonial rulers and the comprador-feudal rulers of post-British India. The Santhal rebellion of 1857-58 has made an indelible imprint on the history of India.
Women played an active role in that rebellion and formed a good chunk of the 30,000 that set out to march to Calcutta. They participated in the raids on the houses of the enemies. Many women were killed or arrested during the Santhal hul (rebellion)

Women were also active during the Munda uprising at the end of the 19th Century led by Birsa Munda. The Puritanism and revivalism of Birsa’s religion with its opposition to the worship of spirits (bongas), the drinking of rice-beer (haria), the giti ora (the dormitory for youth), the akhara (the dancing ground) and stress on equality between sexes had a positive impact on the women who participated as armed fighters in the uprising.
Women also participated in large number in the campaigns taken up by the Jharkhand Mukti Morcha (JMM) in the late 1960s and 1970s. Those campaigns were for the seizure of land, harvesting of paddy and land appropriated by the moneylenders, for recovery of pawned articles and so on. Women also led the anti-liquor and anti – wife-beating campaigns and campaign against witch hunting. In spite of these campaigns, patriarchy remains quite strong though not as strong as in the feudal-dominated plains. The JMM’s programme was more and more oriented to train the women as housewives by teaching them domestic chores such as cooking, stitching, embroidery etc. though the women have a role in the village councils no role in the higher institutions that take real decisions. Thus political participation of women has not really improved over the past century also. Wife beating, witch-hunting, sexual abuse by outside exploiters (dikus) etc. are still quite conspicuous.
It is against such a backdrop that the Nari Mukti Sangh (NMS) commenced its activities in the early 1980s. The NMS emerged after the tribal peasants in Jharkhand started getting organised under revolutionary leadership against the feudal oppression of Rajput landlords and the harassment of officials and contractors of the forest department. It first started in the district of Giridih, a district in which the majority of the peasantry belongs to the Santhal tribe. It is a women’s organisation in which almost all the activists and leaders are drawn from the adivasis – from Santhals, Mundas, etc.

Anti-Feudal Struggles:

Women were first organised in the anti feudal struggles. Women faced intense exploitation both economically and sexually . They had to slog 12 hours with only a meagre allowance of food. If they didn’t go to work for some reason the goons of the landlord used to come to their homes and drag them to work. The Rajput landlords did not treat the adivasis as human beings. The newly wed bride had to spend the first night with the landlord. They kept some of these women as concubines also. The whole family, including children, had to do forced labour (bandhua majduri). Verbal abuse was also routine and common. They could not wear chappals, and they could not sit on a chair in front of the landlords. Rural Bihar served as a model of feudal exploitation. It is from the darkness of this condition that the people, including women started getting awakened in the late seventies.
Women organisers spoke against this exploitation and organised women. But they did not fail to mention the social customs among the peasants which oppressed women and also about male supremacy at home. At first, men opposed NMS and women’s participation in organizations. Later when the peasant movement against the landlords gained momentum and as men and women began participating in them in large numbers, their attitude gradually changed. They could see how women were exploited. Women’s resistance opened their eyes and NMS got a strong foothold.
Verbal abuse stopped completely and now they are addressed as ‘Bhai’ & ‘Behen’. They wear chappals and are invited to sit in chairs!
The struggles against the forest department followed, asserting the rights of adivasis on the forest (produce). The thekedars cruelly exploited the innocent adivasis. The girls were in addition exploited sexually. All this came to an end with struggles. Wages increased. Right to forest produce was won.
The change in society did not stop there. It entered the homes of the poor. Old customs changed. Especially the role of women in changing society got full recognition. Now the political arena is open to women. They easily attend meetings. Now the situation in struggle areas is such that if the husband is in the Krantikari Kisan Committee, the wife is in the NMS. When one goes to the meeting the other stays at home to look after children !
After the women firmly established their role in society, NMS began taking up ‘women’s issues’ extensively. A whole generation (or two?) has grown up witnessing this ‘Vaicharik Sangharsh’ (cultural change) in the countryside, which changed the fate of the women in these regions forever. And changed the feudal thinking of men too.
Repression became severe from 1997. But it has only boomeranged and the NMS emerged stronger than ever. It brought forth the ingenuity and creativity of women and their leadership qualities have shone brighter.
This brief introduction of the history of NMS will not be complete without mentioning Comrade Bhakthida. He was the mentor and father figure for NMS. An elderly man worked in Dhanbad district and was a strong defender of women’s cause. He took along the first, young women organisers along with him and trained them in their work. Extremely popular among the village women and children, he drew them into revolutionary struggles as he went along. That is why, whenever the history of NMS is to be written, the first leaders of the women’s movement remember him fondly and say that his name has to be engraved in golden letters!

Structure of NMS

According to the NMS manifesto, the structure is thus: A State Executive Committee (called Rajya Pari-shad) is elected in the State Conference. A State Body comprising President, Secretary, Joint Secretary and a Treasurer (called Rajya Karyakarini Committee ) is to be elected from the Rajya Parishad. Then there is the district Executive Committee (Zilla Parishad) that is elected in a district Conference and a district body is elected from the executive committee. The same procedure is followed for the next layer i.e., the ‘Anchalik Committee.’ (This comprises the street or ward committees in the cities / towns or gram panchayats.) At least 3 of these committees can form a Anchalik Committee. The basic or fundamental unit is elected in a basic level conference if there are at least 15 members.
For now, they could form up to district committees only. The efforts to hold a State Conference and elect a State Body & EC are on. They also want to form a Central Executive Committee combining the units of NMS in Bihar, Jharkhand, Uttar Pradesh, Uttarkhand, Orissa, West Bengal etc.
In the basic (village) committees and Anchalik committees there are village women (part-timers) but the leading district committee members are whole timers and a fulltime worker of the organisation also leads the anchalik committee. The organizers and PRs form the core leadership of the NMS and are the backbone of the organization. They are women dedicated to building up a revolutionary women’s organisation and spreading the revolutionary women’s movement not only in Jharkhand but in other parts of the country as well.
According to the manifesto, the Zilla Parishad should meet at least thrice in a year and the Zilla Karyakarini Committee should meet at least once in a month; the Anchalik Karyakarini Committee should meet at least once in a month and the basic level units (committee) should meet at least twice in a month.

Issues taken up by NMS:

As mentioned earlier, women took active part in all the anti-feudal struggles and in the struggles against the jungle thekedars (contractors). Now, let us see how they have been tackling women’s issues and problems.

(i) Child Marriages:
Among adivasis, girls do not get married at a very young age but in some areas they are married off by 13 to 15 years. Among the non-adivasis and other castes in the plain areas this is widely prevalent. And in Bihar in some districts there is a custom called ‘Rasgaddi’. A girl is married off between 9 to 12 years of age but the boy just puts sindoor on her head and leaves her at the parent’s home. This is popularly called first marriage. After she grows up, say, at the age of 18 or so, again a ceremony is conducted and the girl is sent with the boy. At the time of the first marriage itself they decide when to conduct ‘Rasgaddi’. The girl’s family has to spend a lot of money both times.
The NMS has done a lot of propaganda against child marriages and has created an atmosphere against it. So they get prior reports of child marriages, which are going to be conducted. The NMS didis go there and after a long discussion convince the family that physically and emotionally also it is not good for the children to get married at such a young age. The people get convinced and stop the marriage. Then a bond is written that they will not get their children married for another 9 to 10 years. And when they want to marry them off they ask the permission of the NMS. If all the conditions are fulfilled then the NMS promptly gives the permission.
Over the years the NMS stopped many child marriages and carried on political propaganda also. As a result, in Jharkhand where NMS is strong, child marriages have stopped and girls are married off only after 18 years of age. Even among the non-adivasis it has increased to 18 years age. But in the plains of Bihar they could not achieve much success in this regard, but propaganda work is going on.

(ii) Dowry & dowry related deaths/harassment:

The practice of taking dowry is not prevalent among the adivasis, but it has reached an unprecedentedly high among the non-adivasis. Harassing women for dowry and later murdering her is also prevalent. Often, the in-laws and the husband just try to get rid off her and have a second marriage.
NMS has done a lot of propaganda against giving and taking dowry. (propaganda of NMS on any issue includes postering, wall writing, rallies, demonstrations, songs, plays and village level meetings). When NMS comes to know that a marriage is being conducted with dowry they go and tell them that ‘this is not allowed in the (NMS) area.’ They educate all the village people. A bond will be written by the groom and his parents that they will not take dowry nor will they demand it in future and that they will look after the girl and will not harass her in any way. The NMS also educates them not to spend lavishly at marriages and if they agree conducts a ‘shibir vivah’.
After continuous efforts from NMS now the situation is that no one openly takes or gives dowry. But yet the give and take goes on clandestinely. Definitely the practice has come down in the areas where the NMS is strong but to completely eradicate the evil requires more effort at changing people’s attitudes and a complete economic change in the society. And the NMS is actively trying for both these changes.
When the NMS comes to know that a woman is being harassed for dowry or is being thrown out of her in-laws house they conduct a jan adalat (people’s court). The husband is summoned and asked to come forth with the reason for abandoning her. Usually what they get is a lame answer. So they argue with him against it. If he still insists on leaving her, they just calculate how many years she has toiled in their house and how much she should get for it and also make a list of all items she had brought into their house from her parents and the dowry amount is also calculated. They tell the man that she has spent half her life serving him and now at her age she can’t remarry so easily, with the children and so that he should just cough up the whole amount which is her due. Obviously, the man fails to do so. If he has land, they demand a share in the land also. Then he is reprimanded for all his wrongs. Normally he takes his wife back. A bond is written by him promising to look after her well. If the man is ready to give back the money or a share in land, some times a divorce is given to them. Usually the woman wants to live with him and only wants him to ‘change’. So NMS tries to fulfil the woman’s desire.
Now, in the Jharkhand NMS strong areas dowry harassment has come down a lot. If a girl is killed for dowry, NMS conducts a Jan Adalat. Once the husband had to return the dowry and also a compensation of Rs.50,000 to the girl’s parents. He is usually beaten up as a punishment and made to write a bond that he will not remarry without the NMS’s permission.

(iii) Shibir Vivah:

The NMS conducts propaganda against feudal marriage customs and lavish marriage expenses. People influenced by the propaganda ask NMS to conduct a Shibir Vivah. In this there is no dowry. It is a simple get together of all the people and relatives. They all have meals and the marriage is solemnised in a public meeting. The bride and the groom, mass organisation leaders and of course the NMS didis speak on marriage and the relations between men and women, how they are in feudal society and how they should be democratic. The bride and groom wear new clothes garland each other, shake hands, eat sweets and the marriage is over. Such marriages give the people a glimpse of the new culture coming up in the struggle areas and have definitely saved the girl and her parents a lot of expense and trouble. When the boy and girl love each other or when they are from different castes, they approach NMS and a Shibir Vivah is conducted.
The people look after the NMS didis as one of their own family and NMS gets a lot of invitations to attend marriages. It is interesting to note that in Chattisgarh NMS tells them straight away that they won’t attend a marriage where dowry is taken, whereas in Jharkhand they attend the marriages wherever possible or at least send them their best wishes (sandesh).

(iv) Sexual harassment, rape:

Sexual harassment cases and rape incidents have come down in NMS areas. When a rape incident occurs NMS conducts a Jan Adalat. They enquire and if they find the boy is from a poor family and has come under the influence of imperialist culture of TV, cinemas and if he accepts his crime, he is warned severely and let off. Obviously, having to face the Jan Adalat is in itself a big punishment for such boys. If the rapist is a goon or has done it before then the punishment is severe. He is beaten up, his head is shaved, chuna-tikka (spots of lime) is applied on his head, a garland of chappals placed around his neck, and he is paraded in the villages. Some times a hand or leg is cut off in serious cases.
Once a boy had relations with a girl. When he came to know that she was 5 months pregnant he fled. The girl had no father. A complaint was lodged with NMS and the people searched for the boy and within 2 days arrested him and brought him to the Jan Adalat. The boy’s parents complained to the police. And they landed up just when the Jan Adalat was going on. Women questioned the police - "we did not invite you, why have you come? You have no work here!". When the police said they came to arrest the rapist, women just said, ‘what evidence do you have that he raped, just get away from here’ and they had to flee. The boy was given a piece of their mind and a shibir vivah was conducted without any dowry or poojas and a bond was written in which the boy stated that he will look after her well throughout his life.
In Bihar in 1994 when a girl named Meena was raped there was a big agitation and NMS ensured that the culprit got punished though the police and government tried to protect the boy from a landlord family.
As mentioned earlier due to anti-feudal struggles, the sexual exploitation of women by landlords has completely stopped. In both Bihar and Jharkhand there have been struggles against the sexual exploitation by forest range officers and contractors and several of them were beaten up. Now this has also stopped completely.

(V) Anti-liquor struggles & wife beating

Lot of propaganda work was done against arrack. The adivasis brew as well as sell arrack. In some villages NMS conducted raids on arrack shops and brewing centres and have broken the pots. In a few places they even raided some shops nearby and destroyed whisky and brandy bottles also. But this struggle has not taken place in a big way, so only in a few areas it was controlled and propaganda is under way – against drinking, brewing liquor and the increasing violence on women due to this. It is interesting to note that in the Jan Adalats conducted on wife beating, the wife is asked to give the unheeding husband a beating, which immediately brings him to his feet, and he promises the ‘behenjis’ to look after her well. But the NMS tries to solve the problem amicably as far as possible between wife and husband. In the feudal / adivasi society a wife who speaks up or beats her husband is considered to be a very bad woman, but people accept it when it is done in a Jan Adalat conducted by the NMS. The participation of village women in the political arena has increased their self-esteem in the family and reduces violence on them.

(vi) On Health problems:

The public health centres in the villages and forests are in a very poor state and the people never get any medicines or proper treatment in them. The NMS has taken up the issue in a big way and every year conducts campaigns and organises rallies against the Health Dept. Especially during monsoons all kinds of diseases spread and NMS makes it a point to mobilise people at this time every year. The people go in a rally to the Health department offices in the nearby towns and hold demonstrations/ dharnas till the officials agree that they’ll come to their villages and distribute medicines on such and such a date. The nutritious food, which was to be given to the pregnant women, was also ensured due to these struggles. Epidemics were controlled and vaccines like polio are being administered properly. NMS does propaganda also on the double standards of the government in giving medical facilities to the rich and the poor. Through songs, doctors are requested to give treatment to the poor. Apparently some doctors were beaten up in Jan Adalats for not treating the poor people. But NMS realizes that only when there is struggle the officials are coming and a continuous process of treating the poor is yet to begin.

(Vii) Polygamy:

NMS strongly opposes polygamy. Formerly when a man used to get a second wife for himself either by abandoning the first wife or without, there would be no opposition from any quarter of the society. But NMS has taken it up as an issue for propaganda and agitation. In the Jan Adalats both the man and his second wife are brought to justice and punished. The people in the Jan Adalat oppose polygamy, but say "it’s wrong, but once it’s done. What can we do ?". If possible they ask them to separate and he is advised to look after his first wife well. Both of them are paraded in the villages in the belief that it will deter people from doing such things. But on this issue they are relying more on propaganda than agitation.

(Viii) Equal wages for equal work:

One of the demands on which the NMS vows to fight is equal wages for equal work. In feudal Bihar – Jharkhand, it goes without saying that women are paid much less than men. So there were agitations for increase in wages and the demand for equal wages to women is also put forward. Now, in NMS areas women get equal wages and the wage rates for all have also increased considerably.
10 years back they used to be given Rs. 4 or 5 for a sekda (100 leaves) of Tendu Patta (Beedi leaves) over the years it increased to Rs. 50-55.

(ix) Superstitions & witchcraft

One of the major problems of a backward society is the prevalence of numerous superstitious beliefs that make women the worst victims. The backward villagers especially the adivasis believe in witches and ghosts. Not knowing the scientific reasons for illnesses, if somebody dies or falls ill they feel some witch has done something. They go to the Ojha (witch-doctor) who for his own ends points out to some women indirectly. The ‘victims’ then go and beat her up and ostracise her family or even kill her. Many poor women have met such a fate for no wrong of theirs. It’s only natural for the women’s organization to take up this issue seriously. A lot of propaganda work is being conducted and Jan adalat held whenever they come to know that a woman had been named a witch. The witch doctor and the persons who blame her are brought to book. In cases where she had been beaten, she is asked to beat the ones who tortured her. They are made to pay all her medical expenses. On this occasion NMS educates the people on the landlords’ interests behind propagating such superstitions among poor people and also explains the medical reasons for illnesses. (Usually widows become victims. In order to confiscate their lands this witch business was started by the exploiting classes and the men of the poorer classes also followed suit and many poor widows were killed in this name and their land confiscated.) Earlier, the victims used to go to the police for justice. But they used to demand money. Now they have stopped going and look to NMS for support. The practice of killing and beating women in the name of witches has come down

(x) Saving the forest (Jungle Suraksha)

Women have not only resisted the forest contractors who stopped them from collecting forest produce, but they have also apprehended forest officials who were smuggling teak or were assisting those who smuggle. The women lay waiting and caught them red-handed. They were beaten up and a bond was written not to do such things again. The carts carrying illegally felled wood were caught by NMS women. NMS takes upon itself the responsibility of stopping this smuggling and does jungle-suraksha.

(xi) August 15 & Elections:

Every year on August 15th NMS goes to the schools in the areas and propagates among the children about fake independence and the children boycott the function organised in the schools. They even hoist black flags where possible. There is this interesting incident of a 3rd standard boy, who got inspired by NMS ‘didis’ & led all his school students (including his seniors) to boycott the function. They took out a rally shouting slogans on top of their voices. The police came, arrested them and each boy was made to stand on a bench and given one blow and warned not to do such things again. And the missionary school authorities dismissed this boy for leading the students! (he started to move around with the NMS didis and has now become a good organisor).
The NMS boycotts elections because they are of the firm opinion that the lives of people are not going to be changed through this corrupt electoral system and a revolutionary change is necessary. Hence it conducts propaganda along these lines. In one village in West Bengal the women were so fed up with CPM goondaism that they did not want CPM candidates to get elected and wanted to burn down the polling booths. The police guessed something was wrong and stopped the women. The women said, ‘we want to cast votes, why are you not allowing us’ and barged into the booths in 3 places and brought the boxes out. The candidates who come to campaign are also questioned by the women on women issues. The NMS just conducts propaganda on this question.

Celebrating March 8th As A Struggle Day Of Toiling Women:

99 percent of the work of NMS is based in the rural areas. But the NMS leadership is very conscious of the fact that without the support of the intellectuals and the middle class sections in the cities it will be difficult to carry on. Though they have not deployed any organizers to work in the towns and cities, it determinedly celebrates March 8th in big cities every year and propagates its ideology among the city dwellers. So since 1990, March 8th was being celebrated in the cities of Bihar and Jharkhand by mobilizing thousands of women form the countryside. A month long campaign is conducted by volunteer teams of NMS and Jharkhand Abhhiyan (the cultural front) in the villages and in the city. On March 8th a rally and public meeting is conducted.
Since 1997, in various ways the authorities have been trying to stop the NMS from celebrating March 8th in cities. But the NMS women with a single minded purpose of celebrating March 8th have been overcoming all obstacles by fighting militantly and have been literally celebrating March 8th as ‘the struggling Day of toiling women’. The only reason the police could cite was that ‘NMS propagates MCC ideology’. The NMS strongly condemns this and pins them down on the question of whether women have a right to celebrate the International Women’s Day or not. They have had experiences when permission was not given or if it was given it was cancelled at the last minute or they were permitted to hold the meeting but not the rally, if nothing else they are asked to stop for at least half an hour before taking out the rally. And police stop NMS women from the villages from coming to the meeting.
The village women try to find various ways to enter the city but the police do succeed in limiting the numbers. Once they have reached, they argue their way out and conduct the programme as planned. Now-a-days to avoid police interruptions the women are woken up at 3 am and all the proceedings are preponed by a few hours. By the time the police get wind of it it’s too late to stop. NMS also has alternative arrangements made to conduct the programme in some other place but till now they have not had to use them for March 8th.
Campaign teams and their leaders are also being arrested, but press statements are released and the demand to release them is also made a part of the propaganda campaign.
In 1997, when six district conferences of NMS were arranged, police tried to stop each one of them. NMS had made alternative arrangements to conduct them in a different place. So when the police blocked all the roads and tried to disrupt the Conferences, NMS just went and conducted the Conferences in the alternative places exactly as they had planned. Big processions were taken. And to the ire of the police immediately posters were put all over that they had successfully conducted their district conferences!
There is always the alternative of celebrating March 8th in villages in a decentralised manner. But the impact a massive rally of toiling women in a city can have is altogether different. So NMS is determined to carry on the struggle to celebrate March 8th as far as possible in the cities only.
The following is the brief summary of the resolutions passed in the meeting arranged on the occasion of March 8th this year:
1. Against POTA: along with many others, NMS activists were also arrested under POTA.
2. Against the barbaric police repression: the police and the para-military personnel’s repression on the people of Jharkhand is increasing day by day. In the months of November & December of 2001 the atrocities perpetrated by the State Police, BSF & CRPF on the women like gang rapes, beating, mass atrocities and murdering people through beating etc. in the name of Operation Eagle, Operation Shikhar and Operation X crossed the limits of barbarism even of the middle ages.
On 18/2/02, the leading comrade of the propaganda team of the March 8th programme, Com Lalitha Marandi was arrested while returning from a programme by the police of Devri PS, Giridih Dist. And she was sent to jail under POTA.
NMS appealed to all the toiling masses and progressive and democratic forces to build a democratic movement.
3. Against social restrictions and evils: NMS resolved to fight against the evils of dowry, bride killings, Sati, child marriage etc and to wage an unending struggle for widow remarriage, equal wages for men and women, women’s right over property and to establish equal respect and position for the women in society.
Here is a vivid description of how March 8th was conducted this year by the NMS.

March 8th Celebrations in 2003:

The first phase of the propaganda programme was started from 2nd February and went on till 20th Feb. In every team the number used to be from 70-80. Wall writing, postering, street meetings, street plays, cultural programme of songs and dances were performed. The importance of March 8th was explained in the general meetings. Propaganda was done in villages, towns and cities. Funds were collected for the programme.
The second phase started from 24th February and the main aim of this was to propagate in Patna where the March 8th programme was arranged. About 100 members of the NMS reached Patna on 20th February. This Central Team did propaganda work till 6th March. Thousands of people used to attend the meetings. There was a lot of political propaganda as well. On hearing about the atrocities of the police, people used to respond and condemn.
During this campaign Com. Jatin Marandi , Secretary of Jharkhand Avon was arrested. The final programme was celebrated in Miller School Grounds, Patna in which about 14-15 thousand people attended including from Kolkata, Delhi, Uttar Pradesh, Ranchi, Patna, North Bihar, Central Bihar and Jharkhand. And women were more in number.
The programme started in the morning at 10 with the hoisting of the NMS flag. After singing songs the martyrs’ column was garlanded. Songs were sung and slogans were shouted in the memory of martyrs
A procession was started in the afternoon at 2 PM and went through the main streets of Patna city finally reaching the School grounds. A steering committee was selected to conduct the meeting. Various speakers spoke about the importance of the day. The programme concluded in the night at 9 pm.
Celebration of March 8th in such a manner in the midst of police repression and foiling the police attempts to obstruct the meeting was a great achievement.

Meeting against the arrest of Com. Lalitha Marandi:

On 18th February, 2002 Com. Lalitha was arrested by the police of Devri PS, near Bhelvadhali while returning from the propaganda programme of March 8th. She was beaten up during interrogation and later sent to Giridhi Jail. This news spread like wildfire throughout the district. Immediately wall-writing & postering was done and pamphlets were distributed in the villages and towns of Giridhi, Dhanbad and Hazaribag districts. Protest rallies and public meetings were conducted in various places from 25th to 30th March. She was released recently.

Repression & Resistance:

From 1990 itself, arrests of the activists had started. Restrictions began to be imposed on public meetings.
Revolutionaries can withstand the repression when they are among the people. Similarly NMS activists live among the people and conduct their programmes secretly and openly according to the necessity.
Though there was some repression on NMS from its very inception, 1997 was the turning point. Till now there are no killings or firings but women have been arrested, tortured, booked under false cases, beaten up during the combing operations and interrogated. In many districts village women have also been raped as part of operations conducted against the Party and the squads/platoons. In Jharkhand, women have also been booked under POTA (though except for one woman all have been consequently released). In some villages arrested women have been paraded to deter other women from joining organizations.
The women did not take all this lying down and NMS was instrumental in organising the resistance of women. Many are the instances where women have rounded up the police and beat them up. In many villages the women (some times the whole village) gheraoed the police stations to get the arrested persons released. In one village in Jharkhand such was the anger of the women that they made the police lick their own saliva! Some times there were firings on people gheraoing the stations.
In Jharkhand the adivasis beat the drum (called nagaara) whenever the police attack. Hearing it, all the people from neighbouring villages will gather and resist the police. They also take their bows and arrows along and sometimes use them. Women take any household implements they can lay their hands on or else pelt stones. Many such battles with these militant people have left the police helpless. And in almost all incidents, the police are made to write a bond in which they apologize for their ill deeds and promise not to come again. Indeed, they did not enter such villages after that!
There have been some heroic instances of resistance by women under the leadership of NMS. In one instance, 3,000 women did a 24-hour rasta roko against rape by police. The men stood guard. The rapist policeman was fully beaten up. The DSP apologised and wrote a bond that they will not do so again.
One Santhi of Jharkhand was arrested when campaigning for March 8th in 2002, severely tortured, booked under POTA, sent to jail and was released in 2003. Some women who were tortured and raped had gone back. But the majority stayed, continued to work or at least support the organization.
Some girl children who work in Jharkhand Abhiyan have also been arrested while campaigning for March 8th. They were threatened not to give programmes. Due to people’s pressure they were released the next day.

Publications of NMS:

1. NMS ka Aahvan (Call of NMS), 2. Krantikari Nari Andolan ki disha (Direction of the revolutionary women’s movement), 3. NMS manifesto, 4. Mahilaon ka lal sena dal (women’s Red Armed Squad), 5. Chamakta lal Sitara (Glowing Red Star) 6. Stree swatantrata aur communist naitikata par Lenin ki vichar (Lenin’s views on women’s liberation and communist values).
The first three books form the theoretical base of NMS. All the members are educated on the first 3 books. Classes are held and combined study undertaken in committee meetings. NMS doesn’t have a magazine of its own and all its reports are published in the magazine Jan-Jwaar (which in fact carries the reports of many other mass organizations).
All the three basic books stress on the relationship between class struggle and women’s liberation. The NMS flag has 5 stars in it which respectively indicate – independence, democracy, equal rights, women’s liberation and socialism. NMS stands firmly in the camp of the socialist women’s movement. It stresses that women’s movement needs the ideology of Marxism-Leninism-Maoism to develop in the correct direction. It also says that we should strive for socialism after the victory of the New Democratic Revolution and realizes that even under socialism the class struggle for women’s liberation must go on.

Political Education:

The NMS has given importance to educating women who come into the organisation to work full time for the movement. Since many of the women and girls who are coming are from poor peasant families, many of them are not even literate. They are encouraged to become literate as soon as possible. Then apart from the three basic books, classes are also being conducted for the organisers on the following subjects like grammar, geography, history, Marxism, and history of revolutions in the world in the 20th century and new economic policies.
Three editions of an audiocassette of songs have also been released by NMS over the years.
Once an NGO named ‘Jago Bahan’ (ironically it has only men in it) called NMS to the meeting in which the topics were ‘consumerism & women; globalization and women etc. NMS was not given a chance to speak! So they contented themselves by singing songs, which depicted their ideology. Actually it was a foreign-funded organization. NMS innocently invited them for its March 8th programme but they didn’t turn up. Later they took the stand not to go into fronts with such NGOs.
Thus through hard work and revolutionary zeal, through a conviction that women’s situation can be changed only by organising the mass of poor and peasant women, through patient and determined effort and learning-through-doing has the Nari Mukti Sangh grown over the years. It has grown and spread along with the spread of the revolutionary movement in North and East India. But being a rural based organisation it is little known in other parts of the country. Yet the organisers and leadership of the NMS have set their sights far beyond the tribal women of Jharkhand.

As the President of the NMS Sheila said in an interview :

" So long as feudal and imperialist exploitation of women persists, so long as the discrimination against women continues, so long as women live like animals and slaves, so long as women are deprived of economic and political rights, burnt to death for the dowry, become victims of the atrocities of the police, mafia and goondas, so long as export of girls for prostitution and the male domination exists – struggle has to be waged for the women’s liberation (nari mukti ke liye) which is possible only with the establishment of socialism in the country. Even after establishing a socialist society there will be necessity of women’s organizations as we understand from the discussion of Com. Lenin with Clara Zetkin.

"Adivasi women had lesser restrictions and have been active members of NMS. But the non-adivasi (the ‘mahato’ caste who spoke khorta) women face many restrictions at home and so have not been very active members of NMS. Though some have joined, comparatively their number is very less. Some women have had to face a lot of ‘repression’ from home after they joined.

"Adivasi woman have a double burden. She takes part in production outside the home and the whole domestic burden is borne by her. She does the cleaning, cooking, washing and also looks after children. Both share bringing of water and firewood. She works in the fields (women don’t plough) and also forages the forest. She collects mahua seeds, wood for fuel, leaves for making plates etc. Kendu Patta is also collected by women in the season. They also make rope. They even go to the nearby towns to work as daily labourers. They have no right on land traditionally.

"In the earlier days, the organizers of the NMS had to struggle a lot to mobilize women. In the villages men did not allow their women folk to attend meetings in the night which is the only free time they have after the daylong toil.. So, NMS organizers had to adopt methods like also calling men for the meeting and speak about general problems of the village. Finally the meeting would end up as a general meeting of the village. But still NMS organisers were able to propagate their ideas.

"Only after the general revolutionary atmosphere created through the revolutionary struggle grew could women come to the meetings on their own.

"In the beginning NMS work started in three districts – Dhanbad, Giridih and Hazaribagh. Later it expanded to Dumka, Devghar, Jaamthad Goda, Sahebganj, Bokaro, Ranchi, Simdega, East & West Singhbhum, Chatra, Palamu, Lathehar, Lohardagga, Garhwa, Gumla, Kodarma.

"Till now NMS units have been formed from village level to district level and we are in the process of forming a State level Committee. Apart from this we are planning to form the committees of NMS in the States of Bihar, UP, Uttarakhand, Chattisgarh, West Bengal, Assam, Punjab, Orissa, Delhi etc."