mercoledì 31 ottobre 2012

pc 31 ottobre - ilva taranto - importante sciopero operaio oggi, proclamato dalla USB

Prima informativa

Dopo lo sciopero rituale di ieri di fim-fiom-uilm per la morte del giovane operaio che riesce parzialmente;
dopo una serata organizzata dal Comitato liberi e pensanti di assemblea e assedio della sede dei sindacati confederali protetta da Digos e polizia, in cui la rappresentante dello Slai cobas per il sindacato di classe interviene per proporre la organizzazione di uno sciopero autorganizzato,
oggi all'Ilva è successo qualcosa di importante. L'USB proclama un nuovo sciopero dalle 7 di questa mattina fino alle 7 di sabato e gli operai in gran parte del Mof, reparto a cui appartiene Claudio Masella, l'operaio morto, vi partecipano, ad essi si uniscono operai di molti altri reparti. Più di 200 operai bloccano la portineria A, con vivace confronto-scontro con molti operai che non vi partecipano, chi da destra, chi con pezzi di argomentazioni giuste ma sbagliando, anche perchè lo vede ancora non ben organizzato - lo Slai cobas per il sindacato di classe dice "serve uno sciopero di tutti organizzato da tutti per fermare realmente lo stabilimento", ma a questo punto è bene che si cominci, e sostiene lo sciopero.
Gli operai sostengono con grande tensione impegno e combattività lo sciopero, il mof reparto importante
della fabbrica viene messo in crisi, gli operai denunciano la situazione che ha provocato la morte del giovane operaio così come un accordo sindacale del 2010 da essi contestato che ne ha creato le condizioni, permettendo all'azienda di far lavorare un solo operaio lì dove prima ne operavano 3, mettendo, come è successo ieri a rischio anche la vita degli operai.
Dopo un ora di picchettaggio e assemblea, i lavoratori si dirigono alla  Direzione, sbarrata dall'azienda e la assediano, chiedono di incontrare i responsabili del reparto mof, ma l'azienda pretende che solo gli operai del mof entrino in fabbrica ad uno ad uno con tanto di tesserino per incontrare i responsabili, proposta respinta: "o tutti dentro all'incontro o l'incontro si fa fuori', l'azienda non accetta e spalleggiata dai sindacati fim-fiom-uilm scatena terrorismo psicologico all'interno tra i lavoratori, contro lo sciopero considerato illegittimo e non coperto, contro l'USB da non riconoscere; alcuni sindacalisti di passaggio vengono duramente contestati, la situazione non si sblocca, arriva la Digos ma gli operai non si piegano. I coordinatori Slai cobas sono costantemente presenti e aiutano e sostengono lo sciopero, si crea un rapporto aperto e unitario, corretto e sentito, apprezzato dai lavoratori.
Gli operai dopo ore di questo braccio di ferro, decidono di raggiungere la Prefettura presidiata dalla polizia in assetto antisommossa e chiedono di incontrare il Prefetto per denunciare l'Ilva e il suo attacco alla salute e alla vita degli operai e l'attacco al diritto di sciopero e alla libertà di scelta sindacale dei lavoratori. L'incontro avverrà dopo molto tempo e con il solo capo di gabinetto.
Intanto tra gli operai è forte il dibattito- alcuni del mof insistono per incontrare comunque  i responsabili del loro reparto e comincia un braccio di ferro telefonico in cui l'azienda insiste per incontrare solo gli operai del
reparto, senza gli altri lavoratori in sciopero e senza l'USB e il suo rappresentante Rizzo, chiaramente per delegittimare il sindacato e lo sciopero e cercare per l'ennesima volta di prendere per il c. gli operai; gli operai respingono il ricatto, l'azienda si dichiara disponibile a incontrare gli operai del mof con uno di essi iscritto all'Usb, rappresentati però dal sindacalista della fim del reparto, comunque presente alla lotta. Anche questa proposta non è accettabile, ma lascia strascichi di divisione tra gli operai.
Gli operai decidono di andare all'obitorio per salutare ancora una volta l'operaio morto e la sua famiglia e di procedere con lo sciopero e la denuncia alla Procura.
La situazione resta quindi calda.
Lo slai cobas per il sindacato di classe decide comunque di contribuire allo sciopero che continua, aderendovi e denunciando l'accordo sindacale sotto accusa.

pc 31 ottobre - La Fiat incontra Cisl e Uil sul nuovo piano industriale... e convince solo loro!

In occasione della presentazione dei risultati trimestrali della Fiat, ieri Marchionne ha incontrato anche i suoi sindacati Cisl e Uil e Fismic per informarli sulla salute dell'azienda e sul nuovo piano industriale.
Un nuovo piano ritenuto molto ambizioso (Marchionne ha addirittura detto che “non è per i deboli di cuore”!), che riesce ad “incantare” oramai soltanto Bonanni e Angeletti, uomini di panza, che hanno raccolto sicuramente l'invito del loro padrone a non diffondere dati certi: da quando i sindacalisti sono tenuti al “segreto professionale” nei confronti degli operai?
“E' un piano che sembra confezionato per i sindacati più che per gli investitori”, “Fiat sta promettendo di fare i salti mortali”, questi i commenti di alcuni analisti, a conferma che la credibilità del nuovo piano è uguale a zero dato che tutti gli operai di Mirafiori sono in cassa integrazione e gli altri a singhiozzo, e come riporta un articolo del Sole 24 ore di oggi che commentiamo: “Marchionne ha sorpreso tutti rilanciando con un piano che, di fatto, è una grossa scommessa sull'Italia. [visto che il mercato che per adesso “tira” è quello americano e quello asiatico] L'idea è quella di puntare sul segmento “premium” a margini più alti, [e cioè auto che costano di più e producono più profitti] valorizzando marchi come Alfa Romeo, Maserati e Jeep, ridimensionando Fiat a due sole “famiglie” di vetture centrate sulla 500 e la Panda e salvando di Lancia la sola Ypsilon.
“In parallelo la strategia è quella di utilizzare gli impianti domestici, ben lungi oggi dal lavorare a pieno regime, per produrre vetture a marchio “globale” da destinare all'export in una percentuale fino al 15%, con il supporto, per ora non meglio precisato, del Governo italiano ai fini di accrescere la competitività. Il tutto corredato dall'indispensabile impegno [ancora un impegno ad investire!] a spingere sugli investimenti: a 7,5-8,5 miliardi l'anno prossimo e a 8,5-9,5 miliardi nel 2014, rispetto ai 6,2 miliardi per ciascuno dei due anni che erano stati indicati nel 2010.
“... disorientamento rispetto a una svolta a U nelle strategie di Marchionne che aveva abituato il mercato a tutt'altra musica [e cioè che è inutile sfornare nuovi modelli se il mercato non tira]. Le perplessità degli analisti non riguardano tanto il piano in sé, sebbene completamente uscito dai binari tracciati, quanto la sua sostenibilità finanziaria. Nel senso che, dovesse andare storto qualcosa – con l'Europa che brucia cassa [e cioè per adesso nei mercati europei si vende in perdita] e la spesa per investimenti, che nei programmi, aumenta – crescono i rischi finanziari per il gruppo.”
Se questi sono i rischi, cosa c'è dietro, si chiede il giornalista visto che Marchionne non è tipo che azzarda! Che senso ha infatti puntare sulle auto che costano di più se prima non si trova una “sistemazione adeguata anche al segmento delle utilitarie destinate al mercato di massa.”?
Sembra che ancora una volta per riuscire a competere Marchionne stia chiedendo a Opel e Peugeot di creare un nuovo gruppo, “competitor paneuropeo”, in grado di fronteggiare meglio la concorrenza del leader continentale Volkswagen. “Condizione di base - continua il giornalista - la stessa sulla quale si è costruito il “miracolo” Chrysler. E cioè che qualcuno sia disposto a mettere sul piatto 5-7- miliardi per ristrutturare il business.”

Insomma, Marchionne continua ad organizzare imbrogli per ottenere soldi dallo Stato, e questa volta addirittura dall'Europa, provando ad ingannare ancora una volta gli operai con l'aiuto di Cisl e Uil che ripetono senza vergogna che tutti gli operai saranno messi al lavoro entro il 2016! anno entro in quale “arriveranno 17 nuovi modelli”!! Fra quattro anni? Ci saranno già in giro modelli con le ali! Forse è questo che intende Marchionne quando dice che produrrà auto nel segmento “alto di gamma”?

Di fronte a questo ennesimo affronto del fascismo padronale che nella sostanza preannuncia altre chiusure, Landini, segretario Fiom, continua a parlare di democrazia e diritti negati e dichiara che “Il Governo con il suo silenzio – che rischia di diventare un assenso – e le altre organizzazioni sindacali – ormai incapaci di avere un pensiero autonomo – stanno assumendosi la responsabilità del disimpegno della Fiat in Italia e in Europa”.
Ancora attacchi al governo... e quelli seri al padrone quando?

pc 31 ottobre - Elezioni in Sicilia... la paura è diventata realtà!


Alla fine il “terremoto” che qualche politico già paventava è arrivato davvero! L'astensione è stata del 53%, un dato che fa storia nelle elezioni regionali e forse in quelle di tutto il paese. I timori di tutti i partiti, della chiesa, degli intellettuali alla Camilleri, ecc. ecc. si sono trasformati in dati ufficiali e non si è superato il “quorum”: anche dal punto di vista della democrazia borghese, sono “democratiche” queste elezioni? Le istituzioni borghesi!... chi rappresenta chi ha il voto di circa 600.000 siciliani su 4 milioni e 400.000! Un voto che è l'effetto dello schifo che la maggioranza dei siciliani prova per i politici e i loro governi regionali. Le frasi che in questi casi si sentono in giro sono diventate realtà: “non se ne può più, se ne devono andare tutti, sono tutti ladri, ecc.” Non è stato un voto di “sterile protesta”, è “astensione attiva” come hanno riconosciuto in diversi.

Nemmeno aver infarcito di sindacalisti le liste, è servito a far alzare il “gradimento” dei siciliani per questo marciume: certo i sindacalisti di mestiere sono andati a prendersi la “meritata” poltrona. Come lo stesso capo del Pd Lupo e Cocilovo (area D'Antoni) tutti Cisl, o quelli della Cgil: Maggio, Panarello, Marziano e Raia. Mentre sono rimasti fuori quelli che hanno fatto carriera sugli operai Gesip e PiP, e il trombone della Uil La Torre.
L'incursione della Marano, poi, sindacalista Fiom, con i suoi risultati mostra quanto queste persone siano in sintonia con il “sentire del popolo”! E la Cgil li batte tutti: “Ha vinto il cambiamento” ha detto il reggente regionale!

Ma gridare entusiasticamente al cambiamento e alla vittoria, come fa Bersani, significa “Essere nelle sabbie mobili e non accorgersene – come dice il direttore del sole 24 ore - Le reazioni sono singolari, soprattutto quelle di chi ritiene di aver vinto. Sono reazioni tipiche di un ceto politico troppo ripiegato su se stesso per riuscire a leggere la realtà.” La realtà della rabbia popolare determinata dal malaffare, dalla disoccupazione, dalla malasanità, dai giovani e dalle donne abbandonati a se stessi, dalle famiglie senza una casa, dalle scuole che non ci sono, dalla rapina generale ai danni delle popolazioni, degli ultimi posti in tutte le classifiche, ecc. ecc...

Per cambiare questa realtà non basterà certo cambiare la faccia di... Lombardo con quella del devotissimo alla madonna Crocetta, perché in Sicilia non c'è un “centro-sinistra”, parole che non significano proprio niente, servono solo ad ingannare le masse, c'è un blocco di rappresentanti della borghesia e della piccola borghesia che “amministra” la cosa pubblica in nome e per conto dei padroni e di se stessi riuniti, nelle occasioni elettorali, in “coalizioni”.

Queste “coalizioni” dunque si sono divisi il resto dei voti “validi”:
  • Pd-Udc-Mp-Unione consumatori
  • Pdl- Pid,Cantiere Popolare, Musumeci presidente, Adc
  • Movimento 5 stelle
  • PdS - Mpa; Grande Sud; Fli - Ppa

I partiti in generale e al di fuori delle coalizioni sono al livello più basso di sempre; l'Italia dei Valori di Di Pietro, il partito di Fini, o la Federazione della Sinistra non hanno nemmeno superato il 5% e non hanno preso seggi.
Avremo quindi un'assemblea regionale piena di deputati, sette dei quali indagati, nella sostanza di provenienza democristiana, cuffariani, fascisti di Alleanza Nazionale, del partito socialista, con tanti “figli d'arte” a cominciare dal figlio di Lombardo, il “pescespada” di 24 anni, tanti “fedelissimi di Lombardo”, e l'allegra e variegata brigata dei grillini fatta di imprenditori e impiegati più o meno “biologici”.

Un'assemblea già delegittimata, abbiamo detto, non solo perché i partiti che dovrebbero governare sono esattamente quelli di prima, con alle spalle le politiche antipopolari, che impoverisce le masse popolari e arricchisce padroni, politici e mafiosi, ma questa volta anche dal voto. Quindi non c'è niente di nuovo. O il nuovo sarebbe Mirello Crisafulli del Pd, chiacchierato “amico del boss” di Enna come viene definito in un libro, o Lino Leanza, ex democristiano praticamente da sempre in parlamento?

Davanti a quale governo dunque si troveranno i proletari e le masse popolari della Regione Sicilia dopo le elezioni? Non si sa ancora dato che Crocetta, nuovo presidente della Regione, può contare solo su 30 deputati su 90.
E' chiaro, a detta di tutti, e a prescindere da quello che dice Crocetta come la fesseria della “maggioranza bulgara”, che per governare si devono fare accordi, trovare alleanze ecc. ecc. E si parla già di “grande coalizione,” e forse in questo ha ragione il volpone della Cisl siciliana, Bernava: “un'epoca si è chiusa”, ora "Serve un accordo di emergenza istituzionale che coinvolga governo, opposizione, sindaci, sindacati e imprese...”. Insomma, la stessa ammucchiata antipopolare e antioperaia, portata in piazza il 1° marzo dell'anno scorso a sostegno delle piccole e medie imprese, con la benedizione di Bonanni.

Ma davvero qualcuno può pensare dopo queste elezioni che i siciliani vogliono essere governati da chi appoggia il governo Monti? Hanno proprio ragione quelli che dicono che i politici non capiscono e davanti allo “spread democratico”, “il sistema sembra volersi suicidare” (il sole 24 ore)! Si deve trattare però di un “suicidio assistito” da una classe operaia che deve passare dalla protesta elettorale alla protesta di piazza, ma soprattutto all'organizzazione sindacale e politica.

pc 31 ottobre - Solidarietà agli studenti e alle studentesse della Verdi 15 Occupata manganellati dalla polizia!


Sgomberata la Verdi15. Cariche contro gli studenti
31 ottobre 2012
Sgomberare la residenza universitaria, occupata per rispondere a bisogni reali di chi viene considerato solo un numero nel mondo della formazione, dimostra quali siano le politiche delle istituzioni torinesi, capaci di rispondere con la Polizia a chi rivendica diritti reali e bisogni collettivi.

Rispetto per gli studenti e le studentesse in lotta per le vie di Torino, per i feriti, per chi ancora una volta, non si arrende!






Di seguito il comunicato della Verdi15


Stamattina i reparti della celere hanno fatto irruzione all’interno della Verdi15Occupata, cogliendo di sorpresa chi di noi si trovava all’interno della residenza e costringendoci ad abbandonare l’edificio dopo ore di tensioni e procedure d’identificazione, dopo devastazioni di camere e spazi comuni della Verdi.

Da subito si è radunato un presidio di solidarietà al di fuori delle mura della Verdi, pesantemente militarizzato ancora adesso, che presto si è trasformato in un corteo di centinaia di persone che si è snodato tra le vie del centro, determinato più che mai a far sentire la nostra rabbia contro quelli che sono tra i mandanti politici di questo sgombero e della situazione in cui versa la città di Torino.

Ci siamo diretti alla sede della regione piemonte, che anno dopo anno taglia in maniera sempre più pesante i fondi per il diritto allo studio; l’ingente schieramento di polizia ha caricato diverse volte il corteo, che non con rabbia e determinazione non si è disperso ma ha tentato di forzare ripetutamente i cordoni. In seguito ci siamo diretti davanti al municipio di Torino per contestare il sindaco Fassino, lo smantellatore dei servizi pubblici cittadini in nome degli interessi della banca Sanpaolo; la polizia, sempre più nervosa, ha caricato il corteo impedendogli di avvicinarsi all’edificio. Il ceto politico torinese taglia sui servizi e sul diritto allo studio, ma se qualcuno decide di ribellarsi creando un luogo di socialità, riappropriazione e iniziativa politica come la Verdi, la risposta sono sgomberi e cariche. Ingenua illusione la loro perchè la Verdi non sono le mura di quella residenza, ma è una comunità in lotta che non smetterà di sognare e costruire un’alternativa al misero esistente che ci troviamo di fronte.

In molte città italiane gli enti per il diritto allo studio si fanno attuatori dei tagli e delle politiche di austerity, svendono le residenze universitarie rendendosi partecipi della speculazione che i palazzinari fanno sulla pelle di chi deve pagare gli affitti.

E’ per questo che da domani, come indicazione di lotta, la nostra attenzione si rivolgerà all’EDISU (l’ente per il diritto allo studio piemontese) ed al suo presidente Trabucco connivente con i tagli, con le politiche di privatizzazione e mandante dello sgombero di questa mattina.

Ringraziamo vivamente tutti i collettivi e le realtà in lotta che ci hanno mostrato la loro solidarietà, con l’augurio di incontrarci sulle barricate!

La Verdi15 non è passato, ma presente e futuro! La Verdi 15 non si tocca!La Verdi 15 resiste!



Verdi Quindici Occupata


primo video arrivato dal presidio..: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=I8ajaLk2Ty0&noredirect=1




Sai cos'è la Verdi 15?pubblicata da Verdi Quindici Occupata il giorno Sabato 12 maggio 2012 alle ore 15.44 ·
Dopo essere stati tra i protagonisti della contestazione alla Fornero del 21 aprile, dopo aver fischiato un sindaco che si presenta al corteo del primo maggio circondato da un manipolo di nervosi celerini, gli studenti e i borsisti della Verd15 Occupata apprendono dai giornali di essere una “succursale dell’Askatasuna”, “autonomi antagonisti” ed “estremisti dei centri sociali”.

La Verdi15 non intende accettare strumentalizzazioni e rifiuta fermamente l’identificazione con qualunque gruppo politico militante. La Verdi15 non è un centro sociale, ma una residenza universitaria autogestita, una comunità in lotta formata da più di sessanta studenti provenienti da tre diversi continenti. La maggior parte di noi ha scelto l’Italia, e in particolare Torino, allettata dall’eccellenza dei suoi poli universitari e dalla promessa di dodicimila borse di studio, improvvisamente tradita.

Ognuno di noi porta con sé la propria lingua, la propria cultura, una sua personale coscienza politica, la propria esperienza di vita. Qualcosa di irriducibile in un’etichetta ad uso e consumo dei politici che non tollerano il dissenso e dei giornalisti al loro servizio. Ciò che ci accomuna è la determinazione nel lottare contro chi, nella Torino che Fassino aveva promesso di trasformare in “città dei giovani”, sta smantellando il diritto allo studio lasciando senza un tetto e senza borsa di studio migliaia di studenti meritevoli, contro chi vuole ritornare ad un università classista, contro chi, complice delle banche, vuole farci indebitare con i prestiti d’onore.

Per questo la Verdi15 sarà sempre in prima linea contro tutti i burocrati, i “tecnici” e i politicanti che stanno sacrificando il nostro futuro sull’altare della loro crisi. Ma la nostra lotta non si esaurisce nelle piazze dove i burattini del capitalismo finanziario cercano invano di giustificare la miseria della loro azione. Continua nella nostra quotidianità,  nella condivisione di un percorso che ci ha visto prendere ciò che ci spettava e che ci era stato negato, passa per la scoperta che il “diritto allo studio” può essere costruito autonomamente, dal basso.

Nemmeno il più “Democratico” dei partiti, con il suo corredo di manganelli, potrà cancellare questa esperienza!

Studenti e borsisti della Verdi 15 Occupata


martedì 30 ottobre 2012

pc 30 ottobre - Ilva taranto.. una giornata di sciopero, una giornata di lotta ma anche rabbia, protesta, organizzazione

  uno sciopero immediato indetto da fim-fiom uilm fino alle 7 di domattina.. con adesione dello slai cobas per il sindacato di classe

ma i sindacalisti non si presentano alle portinerie, gli operai del comitato cittadino liberi e pensanti protestano sotto la prefettura e al secondo turno alle portinerie a incitare allo sciopero - così come fa lo slai cobas - buona riuscita sopratutto al mof e alla portineria D, un po'meno altrove, ma molte e concitate discussioni - in serata presidio-assedio di un centinaio di operai alla sede di fim-fiom-uilm difesa da digos e polizia con momenti di tensione

assemblea improvvisata con discussione sul da farsi 

la lotta continua domani con un presidio operaio di massa per fare appello a tutti gli operai a uno sciopero autorganizzato per i prossimi giorni

cordoglio degli amici sulla bacheca Facebook di Claudio Marsella, l'operaio morto nello stabilimento Ilva mentre stava lavorando nell'area della ferrovia. Tra i ricordi, anche quello dei colleghi: "Non eri solo un collega, un grande amico. Per me eri come un fratello con cui mi confidavo con cui condividevo gioie e dolori quando ci si Incontrava a cambio turno". Così scrive un compagno di lavoro del ragazzo di 29 anni, nel giorno in cui la "fabbrica del veleni" sott'accusa per disastro ambientale conosce una nuova tragedia

  il volantino- manifesto dello slai cobas per il sindacato di classe

 un giovane operaio è morto -basta morti in fabbrica e in città- lotta a fondo e fino alla fine per un lavoro sicuro e una vita salvaguardata e tutelata !

lo slai cobas per il sindacato di classe ilva taranto esprime dolore e rabbia per la morte di  Claudio Masella un giovane operaio di 29 anni, originario di mesagne ma residente a oria, rimasto schiacciato durante le operazioni di aggancio di un carro ferroviario, esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia e il fermo impegno per mettere fine a questa strage senza fine
 la morte di un altro giovane operaio al MOF conferma ancora una volta come all'ilva la sicurezza non è tutelata e che la vita degli operai è constantemente a rischio, 
ora erano circa tre anni che in fabbrica non vi erano stati morti e questo poteva far pensare che c'era stato un miglioramento
lo slai cobas per il sindacato di classe, non aveva mai smesso di denunciare le condizioni di rischio e insicurezza che permanevano e che erano costantemente riproposte da esplosioni, incendi e ad altri fatti quotidiani in fabbrica
sono anni che proponiamo una postazione fissa e permanente in fabbrica di Ispettorato del Lavoro e asl, che possa funzionare da deterenza e stimolo all'azienda a osservare strettamente le norme, che possa essere un riferimento quotidiano per operai e delegati che vogliamo denunciare fatti e circostanze, che possa essere un pronto intervento quando questo avviene
lo slai cobas per il sindacato di classe ha proposto di aumentare i poteri degli rls, di farli eleggere non su liste sindacali, ma con libertà dei lavoratori in cui tutti fossero elettori ed eletti
lo slai cobas per il sindacato di classe si è esposto e ha denunciato 'Riva assassino' e subendo un processo per questo
 sindacati confederali e istituzioni ci  hanno lasciato soli in questa battaglia anzi palombella e fiusco hanno denunciato noi invece che l'azienda..gli operai non hanno avuto la forza e il coraggio di ribellarsi e imporre in fabbrica la presenza attiva e forte dello slai cobas nonostante gli ostacoli posti da azienda e sindacati confederali
ora però quello che serve e fare ora quello che non si è fatto in questi anni e farlo subito sulla sicurezza come sulla messa a norma dello stabilimento, come sugli interessi di classe degli operai cambio tuta,contratto siderurgico ecc.

quello che stiamo proponendo è uno sciopero generale all'ilva di tutti gli operaida farsi in questo meseuno sciopero autorganizzato a cui i sindacati che vogliano aderiscano , uno sciopero senza soluzione di continuità fino a fatti e risultati concreti e che porti gli operai alla testa della lotta di tutta la città non per chiudere la fabbrica ma per mantenerla aperta, ma per un lavoro sicuro e una fabbrica risanata contro RIVA e i suoi uomini e che metta fine al maledetto collaborazionismo sindacale e all'aziendalismo che ora si dimostrano un cancro e un danno che produce 

morte in fabbrica e fuori e che compromette la vita futura della fabbrica e del lavoro

slai cobas per il sindacato di classe  
via rintone 22 taranto
cobasta@libero.it
347-5301704
30 ottobre 2012 

Riva assassino ! ancora un giovane operaio Ilva muore al porto


tutte le organizzazioni sindacali hanno indetto 
lo sciopero da questa mattina fino alle 7 di domattina 
 lo slai cobas per il sindacato di classe da giorni propone
lo sciopero generale  per difendere la sicurezza sul posto di lavoro e
 la salute in fabbrica e in città contro padron riva e lo stato dei padroni

la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro ha deciso 
un convegno nazionale sull'ilva a taranto il 7 dicembre

pc 30 ottobre - Si rafforza la cooperazione militare tra l'Italia imperialista e lo stato nazisionista d'Israele con l'appoggio della Nato contro le masse arabe



Italia-Israele, la scusa della "sicurezza"

dal sito: http://nena-news.globalist.it/

Non solo business né "sicurezza" con il Paese delle start-up. L'Italia di Monti opera una pericolosa scelta di campo schierandosi apertamente con Israele.




Il premier italiano Monti e quello israeliano Netanyahu
di Gabriele Benvenuti

Roma, 29 Ottobre 2012, Nena News - Sarebbe riduttivo interpretare le dichiarazioni del Prof. Monti a Gerusalemme, in merito alla "sicurezza" di Israele, quale pura formalità di protocollo diplomatico. Il vertice del 25 Ottobre svela, definitivamente, una precisa scelta politico-strategica italiana nel Mar Mediterraneo. Non solo accordi economici, quindi - peraltro in linea con le politiche UE, la quale, prima richiama il Governo Netanyahu al rispetto del diritto internazionale, poi approva il Protocollo ACAA - ma la riconferma di una malcelata cooperazione militare con Israele.

Non a caso, la visita di Monti è stata preceduta da un meeting tra gli Stati Maggiori Difesa dei due paesi, i quali hanno discusso, nel più completo silenzio mediatico, della "situazione geostrategica in Medio Oriente" e delle possibili ripercussioni "sui Paesi del bacino mediterraneo". L'incontro si è poi spostato su questioni più tecniche, quali la "cooperazione bilaterale" che prevede, anche, la "conduzione di attività di addestramento ed esercitazioni congiunte".

"La cooperazione con gli italiani si protrae da quasi un decennio", si legge in un comunicato stampa dell'aviazione israeliana, datato 17 Dicembre 2011. L'Aeronautica Militare, nelle proprie pubblicazioni, specifica addirittura la consistenza e la tipologia dei mezzi impiegati nelle singole fasi addestrative, che si svolgono presso i poligoni della Sardegna, tra i più grandi d'Europa, dove è possibile utilizzare munizionamento reale. Non è necessario possedere competenze analitiche per capire che, se in una simulazione, vengono schierati velivoli tanker per il rifornimento in volo, si vuole testare modalità operative "joint" per sortite a lungo raggio. Scenario tipico di un possibile attacco aereo alle facilities nucleari-militari iraniane.

Il tutto si svolge con la benedizione NATO, nell'ambito della partnership "Dialogo Mediterraneo".

Nulla di nuovo, penserà il cittadino italiano. Ma la chiave di lettura suggeritaci involontariamente dal Prof. Monti, il termine "sicurezza", ci aiuta a mappare il coordinamento nella pianificazione strategica che prefigura la partecipazione dell'Italia, quale partner attivo, nei futuri scenari operativi di Israele. Quindi, non "solo" complicità nei bombardamenti di Gaza, per la vendita di aerei addestratori, ma una connivenza ben più complessa, se si considerano i trend di lungo periodo.

pc 30 ottobre - 2° PARTE SUL RIESAME ILVA: PER UNA VALUTAZIONE DI PARTE OPERAIA

OGGI AFFRONTIAMO LA SECONDA PARTE

Dalla sentenza Riesame sull'Ilva si evidenziano tre aspetti dell’azione di padron Riva.

1)  azioni volutamente criminose, realizzate in maniera palese o occulta, con attività anche truffaldina;
2) violazioni di disposizioni e prescrizioni - sfruttamento al massimo degli impianti vecchi
3) nesso tra livelli di produzione e inquinamento
 
 
2) violazioni di disposizioni e prescrizioni - sfruttamento al massimo degli impianti vecchi

Nonostante condanne già subiti dalla proprietà e dirigenza Ilva, è proseguita l’immissione di polveri anche negli anni successivi. L’Ilva ha violato la condanna del 15.7.2007 – confermata in Cassazione – che ha detto che l’Ilva non ha alcuna autorizzazione ad immettere all’esterno ingenti quantità di polveri dell’area parchi, lì dove le emissioni di polveri non convogliate dovevano essere almeno limitate; la sentenza del 12.2.08 che aveva rilevato per l’area cokeria ricorrenti irregolarità, anomalie e discontinuità, in linea con il particolare grado di vetustà e lo stato di deterioramento delle batterie, non compatibili con il ritmo della produzione.

L’attuale gruppo dirigente dell’Ilva ha sottoscritto dal 2003 ben quattro atti di intesa volti a migliorare le prestazioni aziendali del siderurgico: 8.1.03, 27.2.04, 15.12.04, 23.10.06 (quest’ultimo richiamava gli stessi impegni assunti dall’Ilva con i precedenti atti di intesa e mai osservati). “ha posto in essere una costante reiterata attività inquinante con coscienza e volontà, per una deliberata scelta della proprietà .
“l’omessa predisposizione di cautele destinate a prevenire disastri e infortuni sul lavoro, ha determinato non soltanto oltre i confini dello stabilimento, nell’ambiente circostante, ma altresì nel contesto spaziale lavorativo, condizioni di massiccio inquinamento e di costante esposizione dei lavoratori ad agenti inquinanti di provata nocività per la salute umana… (dispersione in atmosfera di tonnellate di poveri originata dalle operazioni di depolverazione dei filtri, dal loro stoccaggio, dalla loro movimentazione, da fenomeni quali lo slopping) tali da configurare la verificazione di un disastro.

Nell’area cokerie, emissioni non convogliate derivanti dalla procedura di caricamento della miscela nei forni, fuoriuscite per perdita di tenuta a fine caricamento, porte dei forni, coperchi dei tubi di sviluppo, sportelletti di spianamento fessurazione dei forni; emissioni non controllate dovute anche a mancata aspirazione dalla cappe aspiranti; materiali volatili residuali del coke contenuto nel carro di spegnimento nel tragitto sino alle torri di spegnimento.

Per evitare le emissioni fuggitive di benzo(a)pirene occorreva un raddoppio delle attività giornaliere di manutenzione e regolazione della tenuta delle porte dei forni Nella parte superiore le bocche di caricamento del coke che dovrebbero essere sigillate prima dell’inizio della cottura, in realtà sfiatavano durante il processo a causa della loro non corretta chiusura.
Nella cokeria l’attività era decisamente migliorabile con l’applicazione delle migliori tecniche disponibili.

La giustificazione dell’Ilva per la mancata o parziale applicazione delle Bat è che essa è riconducibile alle caratteristiche dell’impianto di Taranto. Ad es. il mancato trattamento a umido dei fumi risulta legato al fabbisogno di acque e ai conseguenti impianti di depurazione mancanti.
Stessa cosa per l’applicazione dei filtri a tessuto, ovvero di filtri a carbone attivo o ad umido, che invece sono utilizzati in impianti europei.

Una immediata attuazione delle BAT già in vigore garantirebbe la riduzione degli inquinanti,
per l’Area parchi si pone il problema della loro copertura a causa delle 700 tonnellate di polveri per anno immesse in atmosfera
Per le batterie, occorrerebbe l’adeguamento di tutte le prestazioni delle batterie a quella della batteria 12; per l’eliminazione delle emissioni fuggitive riconducibili in gran parte a difetti di tenuta delle apparecchiature, occorrerebbe una ristrutturazione o la messa fuori servizio di quelle più critiche (ad es. il rifacimento dei refrattari dei forni coke che presentino fessurazioni o criccature).
Per l’Area Agglomerato l’adozione dei filtri a tessuto – in alternativa agli attuali elettrofiltri – determinerebbe un considerevole miglioramento delle prestazioni ambientali dell’impianto.
Per l’Altoforno occorrerebbe adeguare le prestazioni di tutti i camini a quella più accettabile del camino E108bis.
Per l’area Acciaieria, intervenire nel fenomeno dello slopping, con l’implementazione del sistema esperto di regolazione del processo di soffiaggio dell’ossigeno e dell’altezza della lancia nel convertitore così da svincolare, per quanto possibile, il controllo dell’operazione dall’intervento dell’operatore.

Questo uso intensivo di impianti già obsoleti, dimostra appieno le responsabilità dirette di Riva nello stabilimento di Taranto, che invece punta a scaricarle tutte sulla precedente gestione.
E’ vero che Riva nel 1995 ha trovato impianti già usurati, ma da buon capitalista che pensa a fare il massimo profitto col minimo dei costi ha tirato al massimo quegli impianti, non attuando alcuna effettiva ristrutturazione con le tecnologie più moderne, ma facendo solo degli interventi di manutenzione.
Anche la giustificazione dell’Ilva per la mancata o parziale applicazione delle Bat a causa delle caratteristiche dell’impianto di Taranto, dimostra solo che Riva nel ’95 si è preso quasi gratis l’allora Italsider e non ha fatto alcun intervento di effettivo miglioramento strutturale, con la logica di tirare il massimo finchè era possibile.
“L’attuale gruppo dirigente – scrive il Riesame - si è insediato in un periodo, a partire dall’anno 1995, in cui erano noti gli effetti gravemente nocivi del tipo di emissioni prodotte dallo stabilimento… Riva ha deciso di proseguire l’attività produttiva con gli stessi impianti già ritenuti insufficienti a contenere le emissioni dannose, senza esperire più adeguati ed efficaci interventi. Riva ben conosceva l’esistenza delle attività inquinanti per precedenti processi a precedenti direttori dello stabilimento e per i protocolli di intesa già stipulati anni addietro con gli Enti territoriali, per le relazioni e comunicazioni dell’Arpa”.

I soldi investiti nella messa in sicurezza – di cui ora parla spesso Ferrante – sono una falsa “carta di difesa”, atteso il livello di interventi necessari ad uno mega stabilimento siderurgico (due volte la città di Taranto), e lo stato di vetustà degli impianti.
"L’Ilva avrebbe investito oltre un miliardo e e cento milioni di euro tra il 1998 e il 2011, in tecnologie finalizzate alla tutela dell’ambiente e della salute, pari al 24% degli investimenti totali. Ma quanto più complessa, pericolosa ed estesa sarà l’attività di impresa tanto più elevata sarà la misura della diligenza, prudenza, perizia esigibile…”


(CONTINUA)

pc 30 ottobre - ilva ..una altra giovane vita operaia stroncata al Porto - ilva paralizzata dallo sciopero

Schiacciato da locomotore  muore giovane operaio all'Ilva
tutte le organizzazioni sindacali hanno indetto 
lo sciopero da questa mattina fino alle 7 di domattina 
 lo slai cobas per il sindacato di classe da giorni propone
lo sciopero generale  per difendere la sicurezza sul posto di lavoro e
 la salute in fabbrica e in città contro padron riva e lo stato dei padroni

la rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro ha deciso 
un convegno nazionale sull'ilva a taranto il 7 dicembre

TARANTO – Un giovane operaio dell’Ilva, Claudio Marsella di 29 anni, locomotorista, è morto mentre era al lavoro nello stabilimento di Taranto. Il corpo è stato trovato ai piedi di un locomotore nei pressi di uno dei moli interni al recinto dello stabilimento. Sono in corso accertamenti sulle cause della morte, ma probabilmente l'uomo è rimasgto schiacciato dal locomotore. Uno sciopero immediato è stato proclamato dai sindacati all’Ilva di Taranto dopo che si è diffusa la notizia della morte di un giovane operaio locomotorista. Rappresentanti sindacali incontreranno a breve la dirigenza aziendale. L'azienda ha bloccato le attività in segno di lutto


L'OPERAIO SCHIACCIATO DAL LOCOMOTOREL'operaio dell’Ilva morto questa mattina nel reparto Mof (Movimento ferroviario) è rimasto schiacciato durante le operazioni di aggancio della motrice ai vagoni, riportando lesioni al torace e la frattura del femore. A soccorrere il 29enne Claudio Marsella sono stati alcuni colleghi. Le sue condizioni erano già molto gravi all’arrivo dell’ambulanza del 118, che ha trasportato l’operaio in ospedale. Marsella è deceduto poco dopo il ricovero.





Ilva, operaio muore nell’area portuale.

 Lavori sospesi, sindacati in agitazioneUn operaio dell'Ilva addetto al movimento ferroviario è morto questa mattina in un incidente avvenuto nell'area portuale di Taranto.
L'infortunio, la cui notizia è stata confermata da fonti sindacali, è avvenuto al 5° sporgente del porto. Secondo le prime informazioni, la vittima, Claudio Marsella, di 29 anni, di Oria (Br), sarebbe rimasta schiacciata durante le operazioni di aggancio di un carro ferroviario, riportando lesioni al torace. A soccorrere l'uomo sono stai alcuni compagni di lavoro, ma le sue condizioni erano già gravi, e Marsella è deceduto all'arrivo in ospedale.


Giovane operaio muore
all'Ilva di Taranto
Sospesa l'attività

L'Ilva sospende le attività del primo turno nello stabilimento

 
Tragedia sul lavoro all'Ilva di Taranto: operaio trovato morto ai piedi di un locomotore





Taranto, 30 ottobre 2012 - Tragedia a Taranto riporta l'Ilva all'attenzione della cronaca. Un giovane operaio dell'Ilva, Claudio Marsella di 29 anni, locomotorista, e' morto mentre era al lavoro nello stabilimento di Taranto. Il corpo e' stato trovato ai piedi di un locomotore nei pressi di uno dei moli interni al recinto dello stabilimento. Sono in corso accertamenti sulle cause della morte.

L'Ilva ha confermato che intorno alle 8,45 in prossimita' del 5 sporgente dell'area portuale, si e' registrato un incidente che ha causato la morte di un operaio in forza al reparto movimento ferroviario.
" E' l'ennesima giovanissima vittima di un sistema produttivo che considera il lavoro un costo e gli operai carne
da macello''. Ad affermarlo in una nota e' il segretario nazionale di Rifondazione comunista - Fds, Paolo Ferrero, commentando l'incidente sul lavoro a Taranto.


LA TRAGEDIA

Ilva, muore un operaio di 29 anni
sciopero immediato nello stabilimento

L'episodio nell'area portuale del colosso di Taranto. Il ragazzo è stato immediatamente soccorso dai colleghi, ma è deceduto poco dopo. I sindacati hanno proclamato il blocco delle attività, l'azienda esprime "piena vicinanza alla famiglia della vittima"

Un operaio addetto al movimento ferroviario è morto intorno alle 8,45 in un incidente nell'area portuale dell'Ilva di Taranto. La tragedia è avvenuta al quinto sporgente del porto. La vittima è Claudio Marsella, di 29 anni,originario di Mesagne ma residente a Oria e dipendente diretto dell'Ilva. Il ragazzo sarebbe rimasto schiacciato durante le operazioni di aggancio di un carro ferroviario, riportando lesioni al torace.  

A soccorrere l'uomo sono stai alcuni compagni di lavoro, ma le sue condizioni erano già gravi, e Marsella è deceduto all'arrivo in ospedale. Uno sciopero immediato nello stabilimento è stato proclamato dai sindacati dopo che si è diffusa la notizia della morte. La direzione aziendale dell'Ilva ha espresso "piena vicinanza ai parenti della vittima" e ha deciso di sospendere le attività dello stabilimento, relative al primo turno, in segno di cordoglio. Le effettive dinamiche dell'incidente e le cause sono in fase di accertamento.

Non è la prima tragedia sul lavoro nello stabilimento Ilva di Taranto. Nel 2008 ci fu scosso da un'altra morte: quella di Jan Zygmunt Paurovicz, operaio polacco di 54 anni. Per la sua morte sono state rinviate a giudizio otto persone). L'uomo, che era assunto da un'azienda esterna, precipitò da un ponteggio costruito nell'altoforno 4. Mancavano solo pochi minuti alla fine del suo turno, quando un movimento falso lo fece precipitare sul fondo dell' altoforno. Anche in quell'occasione furono i compagni di lavoro a prestare i primi soccorsi, pochi secondi dopo l'incidente. Ma le ferite alla testa non gli diedero scampo.



Taranto, tragedia all'Ilva
Incidente al quinto sporgente
Muore operaio 29enne di Mesagne


Aperta un'inchiesta, sequestrato il locomotoreL'azienda: attività sospese per lutto. I sindacati: sciopero




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TARANTO - Incidente mortale all'Ilva, nei pressi del quinto sporgente dell'area portuale. La vittima è un giovane operaio: Claudio Marsella di 29 anni, locomotorista, originario di Mesagne ma residente a Oria.
Il corpo è stato trovato ai piedi di un locomotore nei pressi di uno dei moli interni al recinto dello stabilimento. Sono in corso accertamenti sulle cause della morte.

La dinamica. Marsella è rimasto schiacciato durante le operazioni di aggancio della motrice ai vagoni, riportando lesioni al torace e la frattura del femore. A soccorrere il 29enne Claudio Marsella sono stati alcuni colleghi. Le sue condizioni erano già molto gravi all'arrivo dell'ambulanza del 118, che ha trasportato l'operaio in ospedale. Marsella è deceduto poco dopo il ricovero. L'incidente è avvenuto durante la fase di aggancio della motrice ai vagoni.

L'inchiesta. La Procura di Taranto ha aperto un'inchiesta sulla morte di Marsella. Il locomotore è stato posto sotto sequestro per consentire di ricostruire la dinamica. Era dal dicembre del 2008 che non si verificava un incidente mortale all'Ilva. In quella occasione morì l'operaio polacco Jan Zygmunt Paurovicz, di 54 anni, alle dipendenze di una ditta dell'appalto, che precipito da un ponteggio allestito nell'altoforno 4.

Lavoro sospeso.
La direzione aziendale dell'Ilva di Taranto ''nell'esprimere piena vicinanza ai parenti'' dell' operaio morto questa mattina, ''ha deciso di sospendere le attività dello stabilimento, relative al primo turno, in segno di cordoglio''. In una nota la direzione aziendale precisa che l'incidente è avvenuto ''intorno alle 8.45 circa, in prossimità del 5 sporgente''. L'operaio, Claudio Marsella, era in forza al reparto movimento ferroviario. Sulle dinamiche dell'incidente sono in corso accertamenti.


La protesta. Uno sciopero immediato è stato proclamato dai sindacati all'Ilva di Taranto dopo che si è diffusa la notizia della morte di Marsella. Lo sciopero durerà dalle 11 di questa mattina alle 7 di domani. ''Fim, Fiom e Uilm - è detto in una nota congiunta - chiedono a tutti gli enti preposti di fare chiarezza sull' ennesimo infortunio mortale che ha coinvolto un altro giovane lavoratore''. Le organizzazioni sindacali esprimono inoltre ''la propria vicinanza ai famigliari del lavoratore scomparso''.

Ferrero. «Stamattina un lavoratore di 29 anni è morto sul lavoro allo stabilimento Ilva di Taranto. È l'ennesima giovanissima vittima di un sistema produttivo che considera il lavoro un costo e gli operai carne da macello». Lo afferma in una nota Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista-FdS. «Nell'esprimere le condoglianze alla famiglia - prosegue Ferrero - voglio denunciare una volta di più un sistema produttivo che oramai è basato sul ricatto e sulla paura, sistema aggravato pesantemente dalle leggi del governo che danno mano libera completa ai padroni nello sfruttamento dei lavoratori. La famiglia Riva, invece di cercare il modo per mettere in cassaforte i profitti degli anni scorsi, spenda quello che deve per ristrutturare lo stabilimento e renderlo sicuro per i lavoratori e per i cittadini. Anche per questo - conclude - raccogliamo le firme per abolire l'articolo 8 e ripristinare l'articolo 18».

pc 30 ottobre - artisti,... come padroni assassini

Mega palchi alti come grattacieli Li vuole lo show, sono pericolosissimi

ROMA - Quando crolla un palco di un concerto, e magari ci scappa il morto com'è successo a distanza di appena tre mesi uno dall'altro a Trieste e a Reggio Calabria ai tour di Jovanotti e della Pausini, è facile dare la colpa agli operai che quel palco lo stanno costruendo. Accusandoli, magari, di fare uso di cocaina per stare svegli. Per reggere la fatica dei turni massacranti di lavoro. Per fare in fretta. È talmente diffusa questa convinzione che sul cadavere di Matteo Armellini, morto il 5 marzo 2012 sotto il crollo del palco della Pausini al PalaCalafiore di Reggio Calabria, la procura ha disposto la perizia tossicologica, quasi a dire che avrebbe potuto essere colpa di una sniffata di coca se gli sono piombate addosso alcune tonnellate di acciaio. Ma quell'esame ha avuto esito negativo. Matteo non si drogava. Perché allora i palchi crollano?

Dalle perizie della magistratura, quelle tecniche, stanno emergendo le vere cause di quegli incidenti. Cause che tutti sanno nel mondo dello spettacolo, ma che tutti tacciono. Il male oscuro del mondo dei montatori dei palchi è ben noto agli addetti ai lavori, dagli artisti ai promoter, dalle produzioni ai service fino alle ultime cooperative di facchini. E quel killer del cantiere concertistico ha un nome e cognome preciso: si chiama ground support. Si tratta del modello di palco di ultima generazione. Tutti lo sanno, ma nessuno lo dice: è pericolosissimo. Rischia di crollare e implodere su se stesso come le Torri Gemelle, o come un castello di carte, sia per difetti di progettazione, come avvenuto a Trieste, sia per errori di costruzione, come avvenuto a Reggio Calabria. Oltre a quelli di Trieste e Reggio Calabria, ne sono precipitati anche all'estero: il 12 giugno in Canada al tour dei Radiohead (un morto e tre feriti). E nel 2010 tre crolli, ma senza feriti, avevano scandito il concerto di Eros Ramazzotti, due in Spagna e uno nella Repubblica Ceca.

Di questi ultimi 3 incidenti non c'è traccia sui giornali o sui siti. Ma di quei crolli mai denunciati spunta ora un testimone postumo, Matteo Armellini. Lui era un foto-crash, "amava documentare il suo lavoro con tutte le sue criticità", ricorda la madre Paola. Matteo aveva fotografato il crollo al concerto di Ramazzotti a Madrid, per fortuna avvenuto in piena notte mentre tutti erano a dormire, e per questo fortunatamente senza vittime. Foto che la madre ha ritrovato per caso nel suo computer e che ha messo a disposizione di Repubblica. It. Matteo aveva riferito agli amici anche degli incidenti di Barcellona e della Repubblica Ceca. Un destino beffardo e crudele ha voluto che lui, documentarista dei crash (aveva fotografato anche quello di Trieste), sia rimasto vittima di un crollo. Ma per capire cos'è cambiato nel mondo dei concerti musicali, e dello spettacolo in genere, bisogna fare un po' di storia.

Per 40 anni, lo ha confermato anche il cantautore Eugenio Finardi, si sono usati palchi "a scatola"  costruiti con pareti simili ai ponteggi dell'edilizia, mettendo al centro del concerto la musica. E l'artista. Anche eventi di altra natura, come la manifestazione della Cgil che compare nel video, usano questi palchi.

Quei palchi tradizionali dall'aspetto musicale prevalente su quello scenografico avevano un vantaggio: non crollavano mai. Ma anche un difetto: le pareti laterali e quella posteriore di tubi d'acciaio oscuravano la vista alle fasce laterali e posteriori della location, e dunque riducevano il numero di spettatori che potevano essere ospitati dall'evento. In un'epoca, la nostra, nella quale la fama dell'artista non si misura più dal numero di dischi venduti (complice la concorrenza sleale di Internet), ma dal numero di spettatori che partecipano ai suoi concerti, s'è reso necessario rivoluzionare la filosofia di tutto il business dell'evento. E così, per attirare il maggior numero di persone, alla componente musicale è stata aggiunta prepotentemente quella dello show.

Ma per fare questo s'è dovuta modificare l'ingegneria dei palchi per consentire la visibilità a 360 gradi, e dunque la fruibilità per il massimo numero di fan. Questa equazione più-partecipanti-più-ricavi è la vera causa, per così dire il movente, dei crolli mortali dei palchi. Altro che la droga.

Archiviata la fase dei sicuri, ma meno redditizi palchi a "scatola", è iniziata da qualche anno quella dei ground support. Sempre più grandi. Sempre più spettacolari come se il palco fosse la misura della fama dell'artista. Sempre più pericolosi. Oggi arrivano a essere alti fino a 50 metri (U2, Madonna), come un grattacielo di 15 piani.

Per capire cos'è un ground support bisogna immaginarsi un gigantesco tavolo con le sue 4 gambe. Le "gambe", o antenne, sono dei pilastri di tubi d'acciaio che si montano come un enorme lego incastrando uno sull'altro moduli reticolari prefabbricati. Sopra queste gambe, ad altezze di alcune decine di metri, si appoggia il tavolo, un mostro metallico pesante svariate tonnellate al quale alcuni uomini-ragno super specializzati (gli spericolati rigger) appendono tutti i macchinari - anch'essi pesantissimi - del concerto: impianti per luci, audio, ed effetti scenografici.

Quel che nessuno dice, ma che sta emergendo nelle inchieste di Trieste e Reggio Calabria, è che questi palchi di ultima generazione non sono affatto sicuri, soprattutto nella fase della costruzione.

Le perizie dell'incidente mortale al concerto di Jovanotti, avvenuto il 21 dicembre 2011 nel corso del quale è morto Francesco Pinna e sono rimasti feriti altri dodici operai, hanno svelato un errore di calcolo da parte dell'ingegnere Andrea Guglielmo, di Como. Il tour, dopo una sospensione di un paio di mesi, è proseguito. Ma quali garanzie di sicurezza sono state adottate dagli organizzatori per scongiurare il rischio di ulteriori crolli, visto che l'errore di calcolo sarebbe stato accertato dalle consulenze della procura molto più tardi, solo nel maggio di quest'anno?

Risponde a questo interrogativo Maurizio Salvadori, tour manager di Jovanotti, il cui nome figura tra gli indagati per l'incidente mortale di Trieste. "Sarà stata disattenzione, sarà stato quel che è stato, purtroppo il crollo è stato causato da un evidente errore di calcolo sui pesi da appendere. Così dicono le perizie. Questi calcoli sono stati fatti da un ingegnere che se ne assume la responsabilità. Abbiamo proseguito il tour senza più usare il ground support, ad eccezione di una sola occasione. Ma in quella occasione abbiamo fatto rifare da un altro ingegnere i calcoli. Questa volta, li ha fatti giusti". "Siamo controllati dalla Commissione Provinciale di Vigilanza - ha aggiunto - non facciamo nulla di illegittimo, affronto con grande serenità il processo in corso perché ho la coscienza a posto".

Se a Trieste c'è stato un errore di calcolo, a Reggio Calabria, il 4 marzo del 2012 al tour della Pausini, c'è stata una serie clamorosa di errori di costruzione. Li spiega l'ingegnere Massimo Guarascio, docente della Sapienza, uno dei periti di parte nell'indagine sulla morte di Matteo Armellini. "Al PalaCalafiore - ha spiegato il professore - il montaggio è stato fatto in modo difforme dal progetto. Progettisti e responsabili del cantiere, inoltre, non hanno potuto avvalersi dei dati sulla portanza del pavimento perché non erano disponibili, essendo stati sequestrati alcuni mesi prima dalla procura per un precedente cedimento del pavimento avvenuto durante una partita di pallavolo". Dai problemi di progettazione e calcolo, agli errori di costruzione. "I tiranti per la stabilizzazione della struttura rispetto a possibili oscillazioni - ha aggiunto Guarascio - non sono stati montati. Alla base delle "antenne"non erano stati aperti gli stabilizzatori, quattro piedini che hanno il compito di distribuire il peso sul pavimento. Sotto la base delle antenne, infine, non era stata messa una lastra di acciaio con lo stesso compito. Il risultato è stato che la colonna, con tutto il suo peso concentrato in un solo punto, ha sfondato (termine tecnico, punzonato) il pavimento, provocando il crollo di tutta la struttura". Più in generale, ha aggiunto il docente della Sapienza, "quando si monta un ground support, prima di appendere al "tetto" della struttura gli impianti, va fatta una certificazione dell'avvenuto corretto montaggio del palco. Ma questo è il punto dolente dei tour musicali: il ponteggio in 3 giorni viene montato in una città, smontato e rimontato in un'altra città. Impossibile predisporre i certificati di corretto montaggio".

Perché gli organizzatori dei tour, sapendo questi problemi, predispongono una scaletta dei concerti a distanze così ravvicinate, accettando il rischio di incidenti e costringendo progettisti, responsabili della sicuezza, e gli stessi lavoratori a una fretta che mette a repentaglio la loro stessa vita? Più sono ravvicinate le date dei concerti, minori sono i costi di affitto delle location (stadi e palasport). Meno dura il tour, minori sono i costi del personale e della locazione delle attrezzature. Minori sono i costi, più alti sono i profitti. È per questo che si muore nel mondo dei concerti

pc 30 ottobre -San Carlo, svaligiata la casa del ministro Fornero ...ci piace

A San Carlo Canavese, paese d'origine del responsabile del welfare. I ladri sono penetrati da una finestra sul retro del villino, dopo aver segato alcune inferriate



Che il ministro Elsa Fornero abiti a San Carlo Canavese, per sua stessa e orgogliosa ammissione non è certo un segreto. E non è un segreto nemmeno per i ladri. L'allarme a casa della responsabile del Welfare scattato nella notte tra venerdì e sabato: in quel momento nel villino che la Fornero divide con il marito, l'economista e  giornalista Mario Deaglio, non c'era nessuno. L'esatta dinamica è di difficile ricostruzione, in quanto i carabinieri non hanno commentato l'episodio o fornito maggiori dettagli.

Però in un piccolo centro come San Carlo la notizia  non ha tardato a diffondersi; non fosse altro per i sopralluoghi e i rilievi dei militari effettuati il sabato, quando sono stati raggiunti in casa dall'arrivo di Mario Deaglio. Si sa che chi si è introdotto nella villa ha agito pianificando il colpo, tanto che per penetrare all'interno della casa, attraverso una finestra posta sul retro della casa che confina con un'area boscosa delimitata da un  fiumiciattolo, avrebbe segato alcune inferriate.

"Chi ha deciso di violare la casa della Fornero  -  commentava ieri un residente di san Carlo che  conosce il ministro da anni -  o non sapeva a chi appartenesse o aveva comunque un grande coraggio o una grande motivazione. Quel villino, da quando Elsa è al governo, è sotto sorveglianza 24 ore su 24 e i carabinieri fanno passaggi molto frequenti  per  controllare".
(29 ottobre 2012)

pc 30 ottobre - dopo Pomigliano.. anche alla Fiat di termoli la fiat sconfitta in tribunale.. ma la via legale non basta per riportare gli operai in fabbrica


"Comportamento antisindacale"Fiat condannata per caso Fiom Per il tribunale di Termoli il Lingotto ha " applicato un diverso trattamento economico sulle indennità ai lavoratori iscritti alla Fiom con una perdita salariale di 300 euro al mese". Cassa integrazione per 1.400 alle ex Meccaniche di Mirafiori

pc 30 ottobre - Sicilia... astensionismo primo partito.. tra i restanti vince Crocetta

PALERMO - A governare la Sicilia, se riuscirà a trovare gli alleati necessari, sarà il candidato di centrosinistra Rosario Crocetta. A cantare vittoria dopo il clamoroso voto regionale siciliano è però soprattutto il movimento di Beppe Grillo. Il candidato del M5S Giancarlo Cancelleri ha raccolto infatti il 18%, regalando al suo partito il primato di formazione politica più votata dell'Isola. Un'affermazione che neppure il più entusiasta tra i sostenitori del comico genovese alla vigilia sperava di poter centrare. Merito, oltre che della sua offerta politica, anche dell'astensionismo da record, con una percentuale dei votanti che si è fermata al 47,4 per cento. Il candidato di Pd e Udc Rosario Crocetta ha ottenuto il 30,5% dei voti; Nello Musumeci il 25,7%.  Sia Crocetta che Musumeci (Pdl-Musumeci presidente-Pid- Adc) hanno ottenuto una percentuale lievemente maggiore della somma dei voti delle liste che li hanno sostenuti. Il terzo candidato alla presidenza più votato è stato Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 stelle che ha ottenuto il 18,17% mentre la lista del M5s ha preso il 14,88% (primo partito dell'isola). Dopo di lui c'è Gianfranco Miccichè col 15,41% delle preferenze mentre le liste che lo appoggiavano Grande Sud-Pds (ex Mpa)-Fli hanno ottenuto complessivamente il 19,99 %. Giovanna Marano ha preso il 6,05% dei voti, le liste che la appoggiavano Idv (3,5%) e Sel-Verdi-Fds-Lista Fava presidente (3,06 %) non hanno superato lo sbarramento e non entrano all'Ars.A colpire, oltre all'astensionismo, è il tracollo della lista del Pdl, scesa al 12%,9. In termini di seggi il Movimento 5 Stelle ottiene con il riparto proporzionale 15 seggi all'Assemblea regionale siciliana. Il Partito democratico non va oltre il 13,4% e i 14 seggi. La coalizione del nuovo governatore Crocetta porta complessivamente a casa con il proporzionale 30 deputati (oltre a quelli del Pd, gli 11 dell'Udc e i cinque della lista del presidente). Sull'altro fronte il Pdl si ferma al 12,9% e 12 seggi. Quattro vanno al Cantiere popolare di Saverio Romano (5,85%) e quattro alla lista Musumeci presidente (5.6%). Il 9,53% per il Partito dei siciliani significa dieci seggi, mentre la lista Grande Sud Micciche' si ferma al 6% e a cinque seggi. Restano fuori da Palazzo dei Normanni Futuro e Libertà, Sel e Idv.