martedì 12 ottobre 2010

pc quotidiano 12 ottobre - fiat sata - il giudice accetta la provocazione fiat

Licenziati Fiat, il giudice sentirà il segretario
della FismicIl giudice del lavoro del tribunale di Melfi ha sciolto la riserva ha deciso che scolterà, come testimone, il segretario della Fismic, Di Mulo, nel processo di appello sul caso dei tre licenziati alla Sata 12/10/2010 - Il segretario nazionale della Fismic, Roberto Di Maulo, sarà sentito come testimone nell'udienza del prossimo 21 ottobre per discutere dell'appello della Fiat al ricorso contro la reintegrazione di tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) licenziati nel luglio scorso e riammessi ad agosto dal giudice del lavoro. Lo si è appreso oggi. Il giudice del lavoro di Melfi, Amerigo Palma, ha sciolto la riserva sull'istanza presentata dai legali della Fiat nella prima udienza, il 6 ottobre scorso. Di Maulo sarà interrogato circa presunte intimidazioni subite da dipendenti che erano al lavoro la notte di luglio quando, durante un corteo interno, un carrello robotizzato fu bloccato, fatto che poi portò al licenziamento dei tre operai. Nella sentenza di reintegro dei tre dipendenti, il giudice scrisse che il carrello era già fermo all'arrivo del corteo, concludendo quindi per l'illegittimità dei licenziamenti. Secondo la Fiom-Cgil, si tratta di testimoni già indicati in occasione del processo che si concluse con il reintegro dei tre operai

pc quotidiano 12 ottobre - Ryanair: licenziare chi sciopera!

Sarà l’esempio dell’intrepido Marchionne, sarà l’aria che tira in Europa fatto sta che i padroni osano ogni giorno di più: la Ryanair, compagnia aerea cosiddetta low cost, a basso costo (si intende per l’azienda) ha deciso di andarci davvero pesante sui diritti dei lavoratori e chiede all’Unione Europea che venga “eliminato il diritto di sciopero” che definisce semplicemente “illegale”.

Questa arroganza non viene certo dal fatto che la Ryanair sia in crisi! Tutt’altro! Il 1° giugno di quest’anno, nonostante i “terribili” scioperi dei lavoratori, il suo amministratore delegato O’Leary, annunciava in pompa magna un utile d’esercizio salito al 204%, 319 milioni di euro, tariffe in riduzione del 13%, il traffico in crescita del 14%, a 67 milioni di passeggeri e un bel dividendo di 500 milioni di euro da distribuire a ottobre.

Ma a quanto pare ai padroni non basta più continuare a fare profitti (per non parlare dello spropositato arricchimento personale), come dice Marchionne, vogliono la sicurezza della “governabilità”!

Dal sole24ore di oggi che riprende un articolo già pubblicato dai giornali esteri il 6 ottobre scorso per rendere più credibile la posizione dei padroni.

“Ryanair: no a sciopero dei controllori
Revocare il diritto di sciopero ai controllori di volo. È la proposta di Ryanair, che chiede anche di riformare la normativa Eu261 sui diritti dei passeggeri, dopo essere stata costretta a cancellare altri 250 voli a causa dei nuovi scioperi dei controllori di volo francesi che oggi chiuderanno lo spazio aereo.
Nel 2010 - comunica il vettore - Ryanair ha dovuto cancellare 1.650 voli e a ritardarne più di 12mila, sconvolgendo così i piani di viaggio di oltre 2,5 milioni di passeggeri, come diretta conseguenza degli scioperi dei controllori di volo belgi, francesi e spagnoli. Per la normativa Eu261, continua Ryanair, le compagnie aeree devono affrontare i costi di tali interruzioni senza poter presentare alcun ricorso contro i sindacati o contro i governi europei che consentono la chiusura dello spazio aereo. Per questo, la compagnia chiede di «eliminare il diritto di sciopero» per i servizi di trasporto essenziali; «licenziare i controllori di volo» [come ha fatto Reagna negli Stati Uniti negli anni ‘80] che partecipano a questi «scioperi illegali»; «deregolamentare i servizi nazionali» di controllo del traffico aereo, per consentire a chi non aderisce agli scioperi di mantenere aperti i cieli; «riformare la normativa europea sui diritti dei passeggeri, in modo da esonerare le compagnie dagli obblighi del diritto all'assistenza.
L'amministratore delegato Michael O'Leary ha rincarato la dose: «Se queste persone non vogliono lavorare, vanno sostituite con militari e altri controllori di volo che desiderino lavorare. I controllori di volo francesi in sciopero sono paragonabili ai moderni banditi. Scioperano perché sanno di poter tenere in ostaggio governi e passeggeri».”

pc quotidiano 12 ottobre - 16 ottobre .. dallo slai cobas per il sindacato di classe

lo slai cobas per il sindacato di classe non partecipa a spezzoni
autorganizzati il 16 ottobre, non certo perchè non condivida
le motivazioni e gli obiettivi di lotta che in essi sono indicati, ma perchè
ritiene che a roma il problema sia un altro..

mantenere salda l'autonomia politica e organizzativa dalla fiom, il cui
gruppo dirigente non dà affatto affidamento di mantenere la rotta e il ritmo
che le lotte operaie richiodono e questo è espresso dalle motivazioni con
cui non si accede al piano marchionne e all'idea di patto sociale, dalla
dissociazione dalle proteste giuste e sacrosante contro sedi ed esponenti
del sindacalismo di regime - che hanno toccato Bonanni e la CISL, ma che
devono necessariamente toccare uil-uilm- ugl e fismic che svolgono diversi
ruoli in questo patto neocorporativo con il fascismo padronale - e dalle
motivazioni per cui si va a una manifestazione di sabato, che per quanto
partecipata trasforma la giusta manifestazione a roma in rituale processione
la manifestazione di roma assume vero valore se apertamente contesta le sedi
nazionali di confindustria, sindacati del padroni, palazzi del governo in
primis quello del ministro sacconi
la manifestazione del 16 acquista vero valore se contesta Epifani- il gruppo
dirigente della cgil epifani camusso è dalla parte di marchionne, vuole un
nuovo patto consociativo con cisl uil e lavora da tempo per isolare e
battere la fiom e il suo stesso gruppo dirigente per schiacciare le lotte
operaie e inserirle nella compatibilità capitalistica di scaricamento della
crisi sui lavoratori e per sostenere il PD partito della fiat e dei padronio
altrettanto quanto il governo Berlusconi

andare a roma senza operare nelle file della classe operaia per rendere
effettiva questa manifestazione è perdere tempo
chi si accoda alle condizioni attuali della manifestazione e non dice la
verità ai lavoratori non ne aiuta lo sviluppo di classe e autorganizzato

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
12 ottobre 2010

pc quotidiano 12 ottobre - La Russa - Bersani guerrafondai servi americani

la denuncia della cantante Fiorella Mannoia

Fiorella Mannoia strapazza Bersani


Con i quattro militari rimasti uccisi sabato, sale a 34 il numero dei militari italiani morti in Afghanistan dall'inizio della missione Isaf, nel 2004. Di questi, la maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni anche per malore e uno si è suicidato. Già dodici le vittime in questo 2010. Su Facebook, i commenti nelle pagine vicine all'ambiente militare sono diversi e di segno opposto. C'è chi suggerisce di bombardare l'Afghanistan con il napalm (senza forse sapere che si sta già facendo questo tipo di operazione) e chi invece si dispera perché "Si contnua a morire in nome di una pace che non ci sarà mai", e chi chiede "Ma quando la finiscono? Portiamo a casa alle loro famiglie questi ragazzi vivi e non dentro a una bara!". Sempre su Facebook, il commento di Fiorella Mannoia: "Quattro nostri connazionali perdono la vita in attentato in Afghanistan, e Bersani che cosa dice? Dobbiamo rivedere la strategia! Sono 34 i soldati uccisi in questa guerra inutile a noi e utile ai petrolieri e ai produttori di armi, di quale strategia parla? Sapete quanto ci costa anche in termine di denaro nostro? 306 MILIONI DI EURO SOLO IL PRIMO SEMESTRE 2010. Non dico più niente - conclude la cantante - fate le vostre valutazioni".


www.disarmiamoli.org

pc quotidiano 12 ottobre - le bombe sugli aerei italiani in afganistan sono un ulteriore tappa dell'aggressione italiana nato usa in afganistan

La svolta Italiana in Afganistan: le Bombe Rassicuranti

Parte prima
Nella serata del 10 ottobre, mentre le salme dei 4 alpini morti ritornavano in volo dall’Afghanistan, in un dibattito surreale televisivo condotto da Monica Maggioni, il ministro della difesa LaR

ussa annunciava il contributo italiano alla exit-strategy dal pantano afgano: l’uso delle Bombe Rassicuranti da parte dei nostri aerei.

Tra un Rutelli pronto al voto favorevole per l’invio al fronte e l’uso di qualunque armamento a nostra disposizione per far sentire sicuri i nostri soldati in missione di pace( fortunatamente le bombe atomiche tattiche presenti in Italia sono di proprietà USA e non ce le prestano ) e un Ranieri del PD possibilista ad una decisione patriottica in parlamento, troneggiava da un megaschermo la faccia con gli occhi spiritati di La Russa che annunciava la svolta:

“-Dopo tante remore è giunto il momento di armare di bombe i nostri AMX affinché i nostri soldati si sentano più sicuri,- correggendosi poi immediatamente, per evitare di esser sputato in faccia dalla NATO- anche se, comunque, sino ad oggi, quando abbiamo richiesto l’appoggio aereo non ci è stato mai negato dagli altri ( USA, inglesi e francesi), però, noi che non vogliamo guastare il mito del buon soldato italiano, che mai ha fatto del male ad un civile, preferiamo che, se c’è da buttare qualche bomba , per difenderci, è meglio che lo facciano degli aerei italiani, così siamo sicuri che danni collaterali non ce ne saranno e il nostro rapporto con la popolazione rimarrà cordiale e fraterno come sin’ora è stato.. Comunque tra qualche giorno ne parleremo col generale Petraeus ( il comandante in capo designato da OBAMA e fautore della“vittoriosa” exit-strategy irachena).

A queste affermazioni tutti concordavano la purezza e l’innocenza dei nostri soldati nel mai aver fatto del male a nessun civile nelle missioni di peacekeping all’estero, mentre una agguerrita rappresentate dell’IDV , si incazzava con “l’esperto” de Il Giornale, che avendo comparato la Sicilia all’Afghanistan pavesava scenari di guerra totale, anche nella nostra isola, per combattere la mafia.

All’unanimità poi, in un clima che ci ricordava il sequestro Moro , tutti si dichiaravano convinti della lotta senza quartiere ai terroristi talebani: -“Nessuna trattativa! i nostri soldati rimarranno lì sino alla vittoria finale, salvo disposizioni USA-NATO!-“.

Dagli USA l’inviato RAI, inascoltato, annunciava che Karzai, spinto e appoggiato dagli USA sta per far entrare nel governo i “terroristi talebani” ( oggi ha precisato che lui tratta con i talebani afgani, definizione molto larga che comprende anche quelli del Waziristan tribale Pachistano, continuamente bombardato dai drone americani), i nostri, in studio, rassicuravano i nostri soldati sulla bontà della loro missione:difendere a migliaia di kilometri di distanza l’uscio di casa ed impedire che i talibani scorazzino presto armati per le nostre città.

LaRussa risponde ( all ‘Osservatorio sui Balcani di Brindisi)sulle perdite:

Nonostante che nessuno gli abbia fatto la domanda vietata ( vedi il nostro articolo http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/afghan17_domandavietata.htm

) LA Russa a sorpresa ammette, per la prima volta che, statisticamente. sono calcolabili le perdite che prevediamo di avere, ma… è meglio non parlarne e d è preferibile piangere , col cuore infranto, come se fosse la prima e ultima volta alla notizia di ogni soldato italiano…E per l’ennesima volta da giornalisti e esponenti dell’opposizione con la capo china tutti a non voler chiedere quante sono le perdite che si prevedono sino al ritiro.

Data fine ritiro: mai…

Lo spettro che s’aggirava nella trasmissione era quello della vera data del ritiro che LA Russa e C. vagheggiavano a fine 2011, ma ieri sera , solo grazie al corrispondente esteri RAI , abbiamo saputo che si spera sia il 2014, salvo lasciare alcune centinaia di “istruttori” all’esercito afgano…a tempo indefinito. Insomma, quella afgana sarà forse la più lunga campagna di guerra affrontata dal nostro esercito dall’Unità d’Italia contro un nemico oscenamente mostruosizzato e i cui rappresentanti presto faranno parte di un governo amico e sostenuto finanziariamente da Europa e USA.

Un dibattito confortante per le famiglie dei soldati all’estero che ora sanno il motivo perché i loro figli stanno a sputare sangue e sabbia , ammazzando altri esseri umani definiti terroristi e riempiendo tutti di orgoglio per la nostra coerenza, spirito di guerrieri pacifisti e di coerenti difensori della legalità internazionale.Un dibattito che ci ha confortato della valanga di milioni di euro che vanno in fumo in quella missione, mentre si taglia la scuola, la sanità e la disoccupazione giovanile, e non, galoppa senza tregua. Domani è un altro giorno, l’Italia che Mussolini segretamente dichiarava incompatibile con guerra, si commuoverà per qualche ora dinanzi a una bara col tricolore, poi volterà le spalle e tornerà al quotidiano “ io speriamo me la cavo” …a quadrare i conti…a portare la pelle a casa dal lavoro… a non morire per mala sanità…

Fine parte prima



Antonio Camuso

Osservatorio sui Balcani di Brindisi

Brindisi 11 /10/2010

lunedì 11 ottobre 2010

pc quotidiano 11 ottobre - grande rivolta degli immigrati al Cpa Elmas cagliari

Rivolta degli immigrati a Cagliari, 10 arresti

La rivolta scoppiata poco dopo le 15 nel centro di prima accoglienza di Elmas e la terza in 11 giorni. Il primo ottobre scorso alcune decine di ospiti extracomunitari avevano appiccato un incendio a materassi, cuscini e arredi al secondo piano dell'edificio, dove si trovavano circa 40 persone, dopo aver manomesso le telecamere di videosorveglianza. Quattro giorni dopo la scena si era ripetuta al primo piano, reso inagibile dall'opera devastatrice dei rivoltosi. All'origine delle due rivolte, il tentativo di impedire il trasferimento ad altro centro di alcuni ospiti. Nei giorni scorsi, dopo nuovi sbarchi dal nord Africa, il numero delle presenze nel Cpa di Elmas e' salito ad un centinaio di unita'. Nel pomeriggio e' scoppiata la nuova rivolta e i manifestanti sono riusciti a sfondare il cordone di sicurezza. Una ventina di persone ha raggiunto di corsa la pista. Dalla torre di controllo e' scattato l'allarme col blocco immediato per tutti i decolli e gli arrivi. Poi è seguito un rastrellamento dell'area aeroportuali alla ricerca dei fuggitivi cui è seguita l'irruzione nella palazzina del Cpa col lancio di lacrimogeni


CAGLIARI - L'aeroporto di Cagliari è stato riaperto. L'autorizzazione alla ripresa del traffico aereo e' stata chiesta dalla direzione aeroportuale e ottenuta dall'Enac dopo che le autorita' di pubblica sicurezza hanno comunicato che l'area aeroportuale e' stata controllata e tutti i fuggitivi sono stati riportati nel Cpa.

E' di 11 voli cancellati e quattro dirottati il bilancio finale del blocco dell'aeroporto cagliaritano. Sono 7 i voli cancellati in partenza e quattro in arrivo (tutti con destinazioni nazionali). Quattro voli che erano ormai in procinto di atterrare quando gli immigrati evasi dal Cpa hanno raggiunto la pista, sono stati dirottati su Olbia e Alghero.
L'aeroporto ''Mario Mameli'' di Elmas (Cagliari) e' stato chiuso al traffico per una rivolta scoppiata nel Centro di prima accoglienza realizzato nell'area militare dello scalo aereo. Gli immigrati clandestini, un centinaio, hanno preso il controllo della palazzina e alcune decine di nordafricani hanno raggiunto la pista.

Erano 102 gli ospiti del Cpa di Elmas. Lo hanno reso noto fonti della Questura di Cagliari che hanno annunciato la ''riconquista'' della palazzina che era stata occupata dagli immigrati in rivolta. E' in corso ora il conteggio degli ospiti per accertare che nessuno sia riuscito a fuggire. Successivamente sara' possibile chiedere all'Enac la riapertura dello scalo aereo prima delle 22, orario indicato in un 'notam' inviato a tutte le compagnie aeree.

Agenti della Polaria, supportati da altro personale mandato dalla Questura di Cagliari, stanno effettuando un rastrellamento della pista dell'aeroporto e di tutta l'area adiacente all'aerostazione civile dove e' scattato lo stato di massima allerta per impedire che immigrati provenienti dal Centro di prima accoglienza possano raggiungere gli aerei in sosta e la zona partenze e arrivi dello scalo cagliaritano. La palazzina nell'aeroporto militare, dove e' stato realizzato il Centro di prima accoglienza, a circa 150 metri di distanza dalla torre di controllo, e' stata circondata dalle forze dell'ordine. La situazione e' molto tesa.

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pc quotidiano 11 ottobre - torino ..processo eternit..

PROCESSO ETERNIT: UDIENZA DEL 11 OTTOBRE

La seduta odierna, che ha inizio alle ore 9:25, prevede l'ascolto del secondo consulente della difesa che avrebbe dovuto essere sentito la scorsa udienza, ed a seguire un ulteriore consulente del pm in relazione allo 'sviluppo delle conoscenze della comunità scientifica sulla pericolosità dell'amianto'.
La difesa, poiché il consulente è nuovamente impossibilitato ad intervenire, rinuncia a sentirlo, riservandosi di produrre la traduzione dei documenti riguardanti l'assetto societario e l'aspetto contabile.
Prima di passare la parola al pm, la Corte ascolta la richiesta della difesa del responsabile civile Eternit Schweiz che chiede l'esclusione dal processo poiché a suo giudizio la stessa società, come avrebbe già rilevato puntualmente il dottor Rivella nella parte finale della sua consulenza per la Procura, non avrebbe alcun collegamento diretto con l'imputato Stephan schmidheiny e quindi con il procedimento; il giudice Casalbore si riserva di decidere per la prossima volta, prospettando anche la possibilità di escludere d'ufficio anche l'altro responsabile civile, la Edex, per lo stesso motivo.
A seguire viene ascoltato il dottor Carnevale, medico del lavoro, consulente del pm.
Dalla lunghissima esposizione, durata oltre quattro ore e un quarto ed effettuata con l'ausilio di diapositive, emerge in maniera inequivocabile che le aziende del settore conoscevano da lungo tempo la cancerogenicità dell'amianto - in particolare almeno dagli anni sessanta sapevano che provocava il mesotelioma, e dal 1978, grazie ad uno studio epidemiologico del dottor Selikov, sapevano che questo si poteva manifestare anche con un'esposizione limitata a bassissime concentrazioni di fibre - attraverso lo scambio di informazioni riservate e confidenziali, ma hanno continuato per anni a minimizzarne in maniera criminale gli effetti sulla salute, per poter continuare il genocidio programmato di intere popolazioni.
A questo proposito giova ricordare che, soltanto a Casale Monferrato, sono oltre 1.500 le vittime dell'infame comportamento dell'Eternit: ancora adesso, nel centro alessandrino, si ha una media di cinquanta morti all'anno per patologie legate a questo minerale - nonostante l'attività dell'azienda si sia conclusa nel 1986 con il fallimento - e questi numeri non sono destinati a decrescere se non dopo il 2030.
Nella prossima seduta, lunedì 18 ottobre, verranno ascoltati due consulenti tecnici della Procura.

Torino, 11 ottobre 2010



Stefano Ghio - Rete sicurezza Torino

pc quotidiano 11 ottobre - palermo arresti non convalidati-antifascisti liberi a palermo

Grande assemblea studentesca.
Massiccio sit in davanti al tribunale
Grande gioia e grande accoglienza per i 3 giovani antifascisti liberati.
Gli antifascisti hanno vinto!
Gli sbirri smerdati e perdenti.
Ora e sempre resistenza !
Viva l'antifascismo !
Viva red block!



Il giudice Lorenzo Chiaramonte non ha convalidato l'arresto dei tre studenti, Francesco Mascolino, Ruggero Mascazzini e Cesare Casarino, fermati, sabato scorso, dalla polizia, durante una manifestazione antifascista organizzata davanti al liceo Umberto I di Palermo. I tre sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, manifestazione non autorizzata e rifiuto di
fornire le generalità. I ragazzi sono stati subito liberati.
Gli indagati sono difesi dall'avvocato Fabio Lanfranca. Il pm Ennio Petrigni aveva chiesto la convalida dell'arresto e il divieto di dimora davanti al liceo.
Sono stati accolti al grido di 'Resistenza' dalle decine di ragazzi che li aspettavano fuori dal palazzo di giustizia i tre giovani arrestati sabato dalla polizia, durante una manifestazione organizzata davanti al liceo Umberto I di Palermo, e liberati dal giudice monocratico dopo l'udienza di stamane. In coro gli studenti gridano "Siamo tutti antifascisti".

"Il giudice ha ritenuto l'arresto illegittimo perché deciso in assenza dei presupposti della gravità del fatto e della pericolosità sociale degli arrestati". Lo ha detto l'avvocato Fabio Lanfranca che ha difeso i tre giovani palermitani arrestati sabato durante una manifestazione antifascista davanti
al liceo Umberto e scarcerati dal giudice che non ha convalidato l'arresto.
"Non essendoci stata la convalida - ha aggiunto il legale - il processo per direttissima, prescritto in caso di arresto in flagranza, non è stato celebrato e gli atti sono tornati al pubblico ministero perché valuti la posizione degli indagati".

da
www.siciliainformazioni.com

Scontri al liceo Umberto I
liberi gli studenti fermatiRimessi in libertà i tre ragazzi fermati sabato dalla polizia davanti al liceo classico Umberto I dove avevano organizzato un volantinaggio. Il giudice Lorenzo Chiaramonte non ha convalidato l'arresto. Stamattina centinaia di studenti hanno organizzato un sit-in
davanti al tribunale e un'assemblea a scuola Tornano liberi i tre ragazzi fermati sabato dalla polizia davanti al liceo classico Umberto I dove avevano organizzato un sit-in. Il giudice Lorenzo
Chiaramonte non ha convalidato l'arresto dei tre studenti, Francesco Mascolino, Ruggero Mascazzini e Cesare Casarino. I tre sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, manifestazione non autorizzata e rifiuto di fornire le generalità. I ragazzi sono stati subito liberati. Gli indagati sono difesi dall'avvocato Fabio Lanfranca. Il pm Ennio Petrigni aveva chiesto la convalida dell'arresto e il divieto di dimora davanti al liceo. Assieme ai tre sono stati denunciati altri tre giovani (tra i quali un minorenne) per resistenza a pubblico ufficiale e partecipazione a
manifestazione non preavvisata.
"Il giudice ha ritenuto l'arresto illegittimo perché deciso in assenza dei presupposti della gravità del fatto e della pericolosità sociale degli arrestati", ha detto l'avvocato Lanfranca. "Non essendoci stata la onvalida - ha aggiunto il legale - il processo per direttissima, prescritto in caso di arresto in flagranza, non è stato celebrato e gli atti sono tornati al pubblico ministero perché valuti la posizione degli indagati".

Cesare, Ruggero e Francesco sono stati avvolti dall'abbraccio dei familiari e degli amici. L'udienza era iniziata circa venti minuti dopo mezzogiorno: erano entrati in aula senza manette e i poliziotti stavano a distanza.
Intanto, all'esterno circa cinquecento studenti e appartenenti a sigle di sinistra e antifasciste, in presidio nello spazio tra piazza della Memoria e il nuovo Palazzo di giustizia, non hanno mai smesso di protestare e di chiedere la liberazione dei compagni, contestando le modalità
dell'intervento della Digos di sabato scorso e scandendo lo slogan: "Tutti liberi, tutti liberi". A loro si sono uniti i liceali dell'Umberto giunti in corteo al termine di un'assemblea, ai quali si sono aggiunti gli studenti del Garibaldi e del Cannizzaro. Presenti anche sindacalisti e docenti che
giudicano sproporzionata la risposta degli agenti a quanto accaduto due giorni fa.
La Digos sabato era intervenuta su richiesta del preside dell'Umberto Antonino Raffaele che temeva scontri davanti all'istituto dove era in corso il presidio organizzato dalla rete "Red block". La tensione tra i manifestanti e la polizia è salita dopo che gli agenti hanno chiesto ai ragazzi i documenti e la consegna degli striscioni, in quanto la manifestazione non era autorizzata. Al rifiuto dei ragazzi c'è stato il parapiglia, alcuni agenti si sono fatti refertare per contusioni.
Un gruppo di avvocati ha annunciato che sarà creato un «soccorso giudiziario» per la difesa degli tre studenti arrestati davanti al liceo Umberto «vittime di soprusi». «E' arrivato il momento - dice il penalista Armando Sorrentino - che la nostra categoria faccia la sua parte davanti a una situazione che, sul fronte dei diritti civili, sta diventando insostenibile. Ho parlato con altri colleghi e nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore, daremo un nome più preciso a questa idea che è, appunto, quella del soccorso giudiziario».
(11 ottobre 2010)

pc quotidiano 11 ottobre - a roma il 12 - Porta un uovo anche tu.... a Confindustria

stralci condivisi
A tutti gli organi di informazione
Manifestazione-Presidio contro la Crisi e i Suoi Colpevoli!
Martedi 12 Ottobre ore 17
V.le dell'astronomia (angolo Piazza don Luigi Sturzo- EUR) Roma
Siamo lavoratori/trici delegati, RSU/Rls, coordinamenti e comitati di lotta
di ogni sigla sindacale che ci stiamo organizzando per sostenere una
solidarietà trasversale e reciproca tra le diverse vertenze presenti sul
nostro territorio.
Riteniamo necessario, dopo la solidarietà che molte parti hanno espresso ai
sindacati che lavorano di concerto con Confindustria, riconoscere qualche
merito anche ai maggiori artefici di questa situazione, portando delle uova
alla sede dove si elaborano le scelte fondamentali.
Un uovo a testa per sostenere Confindustria, un gesto di riconoscenza per
quanto fanno, un simbolo per ringraziarli per tutto quanto fanno per noi.
Invitiamo tutti a portare con sè un uovo da donare a Confindustria, così da
far arrivare forti il nostro pensiero e la nostra gratitudine, sperando di
venire compresi e apprezzati.....

Coordinamento Lavoratori Autoconvocati
Contro La Crisi

pc quotidiano 11 ottobre - afganistan - via subito le truppe italiane imperialiste, mercenenarie, servoamericane dall'afganistan !

La morte di 4 soldati italiani,come quella dei militari delle truppe imperialiste di ogn i paese in afganistan, in un attacco della resistenza afgana è una buona notizia per tutti coloro che sono contro invasioni, aggressioni, guerre di rapina imperialismo, neocolonialismo, contro l'autodeterminazione dei popoli.
Ogni altra posizione è semplicemente una copertura di tutto questo.
Quando l'imperialismo USA, Nato, Italiano invadono e aggrediscono un altro stato per profitti e controllo geopolitico di aree importanti per i suoi interessi, si rendono protagonisti di bombardamenti, massacri,torture ecc.,crimini di guerra..
E' giusto che i popoli oppongano resistenza, è giusta la lotta di liberazione nazionale ed è amante della pace , della giustizia, della solidarietà dei popoli, è internazionalista chi sostiene incondizionatamente questo diritto alla resistenza e la vittoria della resistenza.
I soldati che fanno parte degli eserciti imperialisti sono nemici dei popoli, sono quindi nemici anche del proletariato e delle masse popolari italiane, qualunque sia il grado di coscienza e consapevolezza attuale dei soldati da un lato e dei proletari e delle masse proleatrie italiane dall'altro.
Chi fa la guerra ingiusta e nel nostro paese una guerra anche illegale e anticostituzionale- violazione art.11, non rappresenta gli interessi delle masse popolari italiane e chi li manda il governo Berlusconi-La Russa con il consenso dell'opposizione parlamentare è un criminale di guerra e vero responsabile della morte dei soldati italiani.
I soldati italiani non sono eroi ma mercenari e servi usa nato e conducono una guerra reazionaria e ingiusta.
Gli eserciti imperialisti non se ne vanno con le loro gambe quando invadono un paese, ma solo se colpiti dalla resistenza dei popoli e sconfitti, senza colpirli non si indeboliscono e non si sconfiggono e quindi non se ne vanno.
Non basta essere per il ritiro dei soldati italiani, bisogna essere per la sconfitta dell'imperialismo italiano,nato,usa.

I talebani rappresentano la maggioranza della resistenza afgana, ma non gli interessi dei proletari e masse popolari afgane, perchè hanno ideologia e politica reazionaria a difesa degli interessi feudali, che sono catene per i proletari, le donne, le masse popolari afgane.
I proletari e le masse popolari afgane stanno organizzando e devono sempre più organizzare la loro resistenza autenticamente antimperialista, strapparne l'egemonia e la direzione ai talebani.
Noi sosteniamo le forze quindi che si battono per questo e riteniamo che in afganistan ci sono due guerre:
quella di liberazione nazionale antimperialista con il fronte unito di tutte le forze autenticamente nazionali e quella contro i talebani, in seno al popolo afgano
sono ambedue lotte armate e insieme fanno una guerra popolare di autentica liberazione nazionale e sociale.
La guerra popolare esige la direzione del partito della classe operaia e del popolo afgano, nucleo della lotta di tutto il popolo, questo partito in Afganistan esiste ed è il partito comunista dell'afganistan, maoista.
Sostenere quindi coerentemente la liberazione del popolo afgano contro imperialismo, governo fantoccio, ma anche contro i talebani è l'unica cosa giusta da fare per i comunisti autentici e gli antimperialisti conseguenti.
Chi non fa questo non è nell'uno e nell'altro.

proletari comunisti-PCm Italia
11 ottobre 2010

pc quotidiano 11 ottobre - ancora sulla manifestazione di milano del 8 ottobre

Comunicato stampa

venerdì mattina anche a Milano una grande manifestazione ha sfilato per le
vie della città: almeno 10 mila persone, tra studenti universitari,
studenti medi e lavoratori della scuola hanno urlato il loro no ai
tagli e alle riforme Gelmini-Tremonti. Finalmente una nuova
generazione di studenti, sempre più combattiva e consapevole, fa
sentire la sua voce e non si accontenta di mettere in scena proteste
puramente simboliche e rivolte soltanto a guadagnare un titolo sui
quotidiani o un servizio sui tg. L'"invasione" dell'Università
Statale, a cui ha fatto seguito un corteo spontaneo per le vie del
centro di studenti universitari e medi (contro cui la polizia ha
ancora una volta fatto partire una carica tanto violenta quanto
ingiustificata) e una partecipata assemblea autorganizzata in un'aula
dell'Università - carica di determinazione e di fresca energia ribelle
e ricca di proposte di lotta per i prossimi giorni - sono il segno
tangibile che anche a Milano il vento sta cambiando.

Studenti e lavoratori della scuola insieme se, come questa giornata ha dimostrato,
hanno sincera volontà di lottare e di costruire un'opposizione concreta e autonoma,
possono realmente sconfiggere paura e rassegnazione e cambiare le cose.

Il Coordinamento Lavoratori della Scuola sarà, come oggi, al fianco di
questi studenti e dà a tutti appuntamento in piazza venerdì 15
ottobre, in occasione dello sciopero della scuola del Cobas Scuole,
per dare vita a un altro, concreto e incisivo momento di lotta
unitaria.

Coordinamento Lavoratori Scuola "3 ottobre"

domenica 10 ottobre 2010

pc quotidiana 10 ottobre - CIAO SARAH, NO SILENZIO, RIBELLIONE!


Ieri alle 15,30 si è mosso il lungo corteo che ha accompagnato Sarah, fino allo stadio dove per la grossa partecipazione della gente, circa 10 mila, si è tenuta la cerimonia funebre.
Vi era il pensiero, la tristezza, il dolore, la rabbia, l'indignazione per l'uccisione e la violenza a Sarah, nei volti e negli occhi delle persone, circa 10 mila, e dei ragazzi. Purtroppo solo nei volti.
Le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, le lavoratrici e disoccupate dello slai cobas hanno portato all'interno del corteo lo striscione: PER SARAH, E' GIUSTO RIBELLARCI
BASTA CON LE UCCISIONI/VIOLENZE CONTRO LE DONNE
La gente di Avetrana lo ha accolto nel corteo, l'ha appoggiato. Come tante persone, soprattutto donne, giovani, hanno condiviso i manifesti che abbiamo messo lungo il percorso: “questo manifesto – ha detto una donna – lo dovevate fare molto ma molto più grande”.
All'arrivo al campo sportivo mentre andavamo ad appendere lo striscione vicino alle scalinate, tantissima gente lo ha applaudito.
Per mostrare la solidarietà venuta da altre città, abbiamo posto all'ingresso del campo un tabellone dove abbiamo affisso i messaggi delle compagne che in questi giorni sono arrivati: da Bologna, Milano, Mantova, L'Aquila, Napoli, Palermo, ecc. Letti da tantissimi, fotografati da tante ragazze e ragazzi.
E' come se quello striscione, quei manifesti, quei messaggi esprimevano i veri pensieri, la rabbia, la volontà - oltre l'emozione per la morte di Sarah, che è di tutti, che è nostra - di quelle donne, quelle ragazze, quelle persone che ora altri vogliono far rientrare nella “normalità”.

Perchè il resto è stato troppo silente, troppo controllato.
La giusta rabbia che si era espressa nei due giorni prima, quando si è saputo che Sarah era morta, da parte soprattutto dei ragazzi, ieri non si è potuta esprimere, quasi soffocata.
Soprattutto la Chiesa, e poi il sindaco di Avetrana, altre istituzioni, hanno fatto di tutto perchè il funerale si svolgesse in un clima spento, pacificato.
Il prete lo aveva detto, a premessa, il tema centrale della cerimonia doveva essere l'appello alla “non violenza”. Quindi nessuna denuncia, nessun riferimento a quello che ha subito Sarah, della violenza all'interno della “sacra” famiglia; in stile 'Ratzinger' la religione è stata usata ancora una volta per soffocare la ribellione; fino a indicare la morte di Sarah come monito da ricordare e non la sua vita, come la vita di tante ragazze, con i suoi desideri, la sua volontà di uscire dal chiuso del paese (tanto che il vicesindaco ha proposto di dedicare a Sarah un nuovo monumento centrale all'ingresso del cimitero (!)).
E poi tutto organizzato perchè ognuno svolgesse la sua parte e non rompesse questo clima. L'unica in controtendenza è stata la madre che (sia pur per motivi anche legati alla sua appartenenza ad altra religione) è arrivata nel campo dopo che era finita la parte religiosa ed è andata via subito dopo che il funerale è finito.

Ma altri hanno offeso Sarah. Le istituzioni venute a fare la loro presenza ipocrita, interessata, o quelle che invece non c'erano nemmeno, come il sindaco di Taranto di “sinistra” occupato, in pieno stile berlusconiano, a partecipare ad una manifestazione “miss scooter”, come qualche settimana fa a quella di “miss ambasciatrici di pace”, in cui le ragazze sono oggetto di contorno, con chiari allusioni sessuali.
Ma anche tutte coloro, politiche, sindacaliste, democratiche, ecc., che a Taranto e in provincia, e al funerale si sono fatti sentire con un pesantissimo silenzio.
L'unica realtà visibile, di lotta è stata quella del Mfpr; e questo ci dà più responsabilità affinchè, dopo alcuni altri giorni (dopo che la stampa, le Tv si sono sfogate, e ora si butteranno a speculare su un'altra realtà di dolore e lacrime) non si spenga tutto, per dare continuità, nella lotta alla rabbia e alla mobilitazione popolare e giovanile dei giorni scorsi, al dolore che ha lasciato un segno nelle coscienze di tanti.
Per questo stiamo pensando di proporre anche alle altre realtà di compagne, femministe, di organizzare in questa zona una manifestazione a novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza sessuale alle donne, e a tre mesi della uccisione di Sarah – negli stessi giorni poi vi sarà il processo per Carmela, l'altra ragazzina che nel 2007 per le ripetute violenze sessuali si uccise.

Come abbiamo detto ieri, non si tratta di andare a scandagliare nella realtà di Avetrana, come hanno fatto stampa e televisione, nè si tratta di un “orco”, per esorcizzare la realtà di tante ragazze e tante donne. Quando gli “orchi” diventano tanti e sempre di più, soprattutto all'interno dei rapporti familiari, quando solo quest'anno vi sono 114 donne uccise, allora vuol dire che questa società capitalista è un “mostro”. E non si tratta, come anche hanno gridato ad Avetrana alcuni compagni di Sarah nei giorni scorsi, di più repressione; certo anche noi vogliamo che vi sia una giustizia per Sarah e non vogliamo vedere dopo qualche anno il suo assassino in libertà, ma dobbiamo andare alle vere cause di questa guerra di bassa intensità contro le donne. E queste si chiamano moderno medioevo imposto da Stato, governo, padroni, Chiesa, si chiamano negazione dei diritti, della libertà, soppressione dei desideri di un mondo diverso per imporre falsi, deviati bisogni individuali, si chiamano doppia oppressione imposta alle donne, si chiamano normalizzazione di un humus maschilista, fascista contro le donne; si chiamano anche patriarcalismo nel sud, ma in una situazione in cui le donne non accettano più, e per questo vengono uccise.
Contro tutto questo è necessario che scateniamo la ribellione delle donne, che non può non essere rivoluzionaria, per rovesciare da cima a fondo questo moderno medioevo.

MFPR - Taranto

pc quotidiano 10 ottobre - Palermo - libertà per gli antifascisti arrestati

Come sono andati i fatti ieri mattina davanti il Liceo Classico Umberto I di Palermo.
Ci sono molte inesattezze e falsità circa le notizie divulgate dalle agenzie stampa sul sit-in antifascista davanti il liceo classico Umberto I di Palermo svoltosi ieri 09/10/10 alle ore 12:00.
Innanzitutto smentiamo che ci siano dei nostri compagni in stato di fermo o di arresto, tutt’ora rimangono “ostaggi” dello stato tre compagni universitari. Altri tre arrestati, tra cui un minorenne, sono stati rilasciati ieri nel tardo pomeriggio.
Il sit-in non è stato organizzato solamente dalla nostra organizzazione ma anche da altri antifascisti palermitani, collettivi e organizzazioni tra cui il Collettivo ‘68degli stessi studenti del liceo classico Umberto I.
Si trattava di un semplice volantinaggio di denuncia circa le ultime aggressioni fasciste avvenute davanti la scuola da parte di gruppi neofascisti come Casapound e Giovane Italia (ex Azione Giovani), l’ultima consumatasi lo scorso 25 settembre ai danni di alcuni studenti medi antifascisti
Il volantinaggio è incominciato alle 12:00 in concomitanza con l’uscita di alcuni studenti, erano presenti una trentina di antifascisti posizionati sul marciapiede di fronte la scuola con uno striscione con su scritto “Cacciamo i fascisti da scuole e facoltà”.
Quando è terminata l’uscita dei ragazzi da scuola, alcuni dei quali si sono uniti al sit in, sono sopraggiunti agenti della digos che ci hanno intimato di andarcene perché il sit-in “non era autorizzato”, al nostro netto rifiuto di interrompere il sacrosanto diritto d’espressione sancito dalla Costituzione Italiana, e ribattendo che si trattava di un volantinaggio sul marciapiede per il quale non c’è bisogno di nessuna comunicazione in questura, gli agenti della digos hanno intimato i presenti a fornire le generalità, alla nostra richiesta di spiegazioni hanno afferrato strattonandolo un compagno del Collettivo 20 luglio di scienze politiche dicendo: “ora tu vieni con noi”, alcuni compagni hanno reagito sfilandogli il compagno e ritirandoselo sul marciapiede, a questo punto è iniziato il parapiglia dove gli agenti della digos più alcuni poliziotti in divisa, sopraggiunti su un paio di volanti, si sono avventati contro tutti i compagni cercando di arrestarne quanti più possibile, il sit-in ha risposto compatto e determinato: i compagni tiravano dalla presa dei poliziotti gli altri che erano placcati da 4-5 poliziotti e agenti della digos contemporaneamente.
Questa reazione determinata e compatta da un lato ha sorpreso chi è abituato ad ubbidire e a servire i superiori, dall’altro ha causato una foga ancora maggiore dei servi in divisa che si sono avventati principalmente contro i più piccoli.
Due compagni appena diciottenni, tutt’ora in arresto, sono stati sbattuti violentemente sul marciapiede con 4-5 poliziotti per ognuno che li bloccavano anche pressando con le ginocchia sul collo dei compagni.
Nel mentre agli studenti della scuola che tecnicamente erano usciti ma che erano rimasti dentro l’atrio non è stato permesso di uscire, il preside ha ordinato di chiudere i cancelli. Molti di loro indignati sono saliti sulla cancellata e sulle ringhiere della scuola gridando “vergogna !” in direzione della polizia, anche molti genitori e passanti che poco prima si erano avvicinati al nostro sit-in, osservavano la scena con un misto di indignazione e incredulità, una giovanissima studentessa appena sopraggiunta al sit-in e vedendo un tale spettacolo, ha inveito con rabbia contro la polizia e come risposta è stata sbattuta contro dei cassonetti.
Contemporaneamente sopraggiungevano altre volanti da cui scendevano altri poliziotti che si avventavano sugli studenti del sit-in e sugli studenti della scuola obbligandoli a cancellare foto e filmini amatoriali: le prove dell’aggressione poliziesca.
Dopo una resistenza determinata degli iniziali partecipanti più gli studenti che sono riusciti a raggiungere il sit-in, dopo aver sbattuto a terra e al muro alcuni di noi, sono riusciti ad arrestare 6 compagni (Cesare,Ruggero e Francesco tutt’ora in stato d’arresto e Paolo,Mauro e Carlo indagati ma rilasciati ieri nel tardo pomeriggio), gli altri dopo essersi ricompattati, hanno deciso di fornire solo 3 documenti permettendo al resto dei compagni di allontanarsi ed evitare ulteriori fermi e arresti.

Per arrestare questi sei compagni lo stato ha messo in campo uno spropositato intervento della polizia ( in tutto circa 15 volanti, una camionetta dell’antisommossa e le strade limitrofe chiuse al traffico), un’autentica aggressione contro 30 studenti antifascisti da parte di almeno 50 poliziotti “supportati” sul campo da una decina di digossini, abbiamo avuto anche l’onore di ricevere la visita del vice questore Pampillonia!
Questa è la cronaca dei fatti, al contrario di quanto scritto dai giornali, non c’è stata alcuna colluttazione o scontro con i fascisti (anche se li abbiamo visti scorazzare liberamente sia prima che dopo il sit-in nei pressi del liceo), non c’è stato nessun lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, piuttosto il contrario.
La versione divulgata dalla questura circa uno scontro tra opposte fazioni che si fronteggiavano e totalmente falsa e serve solo a giustificare il grave atto di repressione poliziesca davanti agli occhi di decine di persone tra studenti,genitori, lavoratori e passanti.
Il problema di ordine pubblico è stato provocato dalla repressione poliziesca contro un pacifico volantinaggio che non stava mettendo in pericolo nessuno studente della scuola contrariamente da quanto dichiarato dal preside della scuola Antonino Raffaele.
La scellerata decisione del preside di chiamare continuamente la Questura anche in questa occasione è stata causa di “problemi all’ordine pubblico” e della contusione di studenti giovanissimi, di tutto questo il preside è responsabile e dovrà rendere conto agli studenti.
Come abbiamo scritto in comunicati precedenti sul nostro blog, ormai è da circa un anno che il preside tollera che organizzazioni neofasciste facciano la loro sporca propaganda sia dentro che fuori la scuola.
Chiunque dovrebbe indignarsi davanti al fatto che esistano gruppi neofascisti, tollerati e spalleggiati dallo stato e dal governo, in teoria vietati dalla costituzione italiana di cui il preside dovrebbe esserne garante a scuola.
Ma tutto ciò non ci stupisce, l’antifascismo non lo deleghiamo a nessuno, ne ad un preside che non ha cura dei propri studenti, ancor meno allo stato e ai suoi servi in divisa che storicamente sono collusi con i fascisti.
L’antifascismo è un valore sacrosanto che difendiamo e pratichiamo quotidianamente.
In questa città, come diciamo da tempo, il clima sta cambiando, a Palermo la digos scorta i fascisti di Casapound la notte per coprire le scritte antifasciste davanti l’Umberto, a Palermo ieri la questura ha alzato di grosso il tiro contro chi esprime un’ opinione non conforme a quella dominante, contro chi denuncia la collusione tra istituzione e squadristi, contro gli antifascisti e indirettamente contro qualsiasi cittadino che esprime il proprio dissenso. Non dimentichiamo come la settimana scorsa siano successi episodi analoghi contro liberi cittadini che non gradivano la visita del Papa costata 3 milioni di € in una città in permanente emergenza sociale

È evidente che, dopo la grande manifestazione studentesca di Venerdi scorso con la partecipazione di 7000 studenti che gridavano all’unisono “siamo tutti antifascisti” , che dopo l’esperienza dell’onda del 2008 sono pronti a scendere nuovamente in campo con più esperienza e determinazione, la reazione delle istituzioni è di paura e spaesamento al montare del dissenso reagendo con la repressione poliziesca, principalmente contro i giovani e i giovanissimi che scoprono un nuovo modo di fare politica, quella vera, lontana da partiti e sindacati istituzionali.


Tutto questo non rimarrà impunito!

Cesare,Ruggero e Francesco liberi subito!

Chi semina vento raccoglie tempesta!



Oggi alle ore 16:00 sit-in sotto la Questura a seguire assemblea di movimento presso la sede dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe in Via G.del Duca 4 (accanto i cantieri culturali della zisa).



Domani ore 9:00 sit-in davanti il Tribunale di Palermo



Partecipiamo in massa a tutti gli appuntamenti, la solidarietà è un’arma!



Red Block



Domenica 10/10/10

www.redblock-it.blogspot.com







la presa di posizione di proletari comunisti palermo


Siamo al fianco dei compagni arrestati, dei giovani denunciati a seguito del
grave attacco repressivo ad opera ieri mattina di decine di agenti della digos
e della polizia contro il presidio antifascista davanti il liceo classico
Umberto I, promosso da diverse organizzazioni tra cui i giovani di Red Block,
il Collettivo universitario 20 Luglio, il Collettivo ‘68 degli studenti del
liceo classico Umberto I e altre realtà, per denunciare alcun interventi messi
in atto impunemente proprio in quella scuola nei giorni scorsi con
atteggiamenti intimidatori verso alcuni studenti da gruppi neofascisti come
Casa Pound.

Minacce verbali, calci, strattonamenti, manganelli contro i giovani
antifascisti che non lasciandosi affatto intimidire hanno risposto con forza e
determinazione al vile attacco della polizia, chiamata dal preside della
scuola, come riportano oggi i quotidiani locali.
Sei giovani sono stati portati n questura. Tutti denunciati di cui tre in
stato di arresto.

La “verità” costruita e dichiarata dalla polizia è stata che l’intervento
fosse giustificato dal fatto che, anche su segnalazione del preside, “ci fosse
in atto uno scontro tra giovani della sinistra radicale contro giovani di
destra” da bloccare.

Menzogne! I fasci di Casa Pound, come detto a gran voce anche da alcuni
studenti del Liceo Umberto I ai quali il preside ha cercato di impedire,
invano verso alcuni, di uscire dalla scuola, erano nei paraggi (senza che la
digos facesse nulla per impedire loro di aggirarsi lì intorno!) ma da sporchi
vigliacchi come sono non hanno osato avvicinarsi al presidio degli antifascisti
in corso davanti la scuola.

“Illegale e non autorizzato” .è stato dichiarato dalla polizia il presidio
antifascista e così avviene ancora una volta che chi manifesta contro il
fascismo viene pestato dalla polizia mentre i fascisti, che in alcune occasioni
si sono presentati in quella scuola aggredendo alcuni studenti, senza che il
preside si sia mai minimamente preoccupato di chiamare la polizia (e meno male
che dovrebbe rivestire il ruolo di garante della costituzione all’interno della
scuola!), vengono protetti nonostante facciano continuamente apologia di
fascismo con simbologia, linguaggi e immagini vietate dalla Costituzione e che
costituiscono reato.

ILLEGALI E NON AUTORIZZATI!!! sono i poliziotti allo sporco servizio di uno
Stato, di un governo che in ogni ambito quotidianamente marcia rapido verso un
moderno fascismo legittimando da un lato il rialzare della testa alla
manovalanza neofascista e reprimendo dall’altro gli antifascisti di oggi con
persecuzioni, criminalizzazioni, arresti.

No al moderno fascismo, no allo stato di polizia!

Libertà subito per i compagni arrestati!

La repressione non ci fa paura, non spegne ma alimenta la nostra ribellione!


Circolo di Proletari Comunisti Palermo
prolcompa@libero.it

pc quotidiano 10 ottobre - PARLANDO CON OPERAI E OPERAIE FIAT SATA

Il 6 ottobre mentre era in corso il presidio al Tribunale di Melfi, i compagni di Proletari comunisti hanno parlato con vari operai, con delegati fiom, con gli stessi 3 licenziati della Sata, facendo una breve inchiesta sulla situazione in fabbrica, e sulle prospettive.
Riportiamo sinteticamente queste discussioni che mostrano soprattutto la realtà viva, sia pur con aspetti contraddittori, che c'è tra buona parte degli operai e operaie; proprio quella che Marchionne vuole soffocare e reprimere.

Alla Sata tra gli operai vi è un clima di paura; in fabbrica l'azienda sta portando avanti un'azione punitiva verso lavoratori che hanno scioperato, gli iscritti fiom, con spostamenti di reparto, provvedimenti disciplinari, demansionamenti; c'è un clima di costante intimidazione, del tipo "attenzione, poi potrebbe toccare a te...", capi che ti seguono a vista, controllandoti durante le pause per vedere con chi parli, che cosa dici.
Anche i sindacalisti, fismic, fim, uilm, girano nelle linee come spie contribuendo al clima di paura.

Intanto l'aumento dei carichi di lavoro, dei tempi è stato realizzato: c'è un minor tempo per avvitare un pezzo, e poi vi sono più vibrazioni; hanno aumentato di 40 macchine e non hanno messo una persona in più.
Marchionne ha inviato tempo fa una lettera in cui si ringraziava gli operai di Melfi per aver realizzato gli obiettivi produttivi.
WCM è il riconoscimento ottenuto, vuole dire che la Fiat Sata con il TMC2 è seconda nel mondo per ottimizzazione dei tempi, per riduzione dei tempi morti. Gli operai ora devono portare una targhetta sulla tuta “Wcm”.
Avevano detto che vi sarebbe stato un premio di 1200 euro, ma non si è ancora visto.
La Sata impone una sorta di gara inconsapevole tra gli operai, io sono arrivato ad ottenere quasi il massimo, senza saperlo..

Per la maggiorparte degli operai questo clima di paura, di provvedimenti dell'azienda contro gli operai che hanno lottato rende difficile che i 3 operai possano rientrare in fabbrica con una “forzatura”, portati dagli operai stessi o che ci possa essere ora una nuova situazione di lotta contro il peggioramento delle condizioni di lavoro.
Ma sul rientro degli operai, vi sono anche tanti che pur rappresentando il clima brutto in fabbrica, dicono che effettivamente in tutti i modi bisogna riportare in fabbrica i 3 licenziati.Anche Giovanni Barozzino diceva che comunque questo può essere possibile; aggiungendo però di farlo in rapporto al percorso legale e alle decisioni della magistratura.
Delle operaie dicendo che questo clima in fabbrica è legato anche al fatto che con il licenziamento dei due delegati più combattivi noi operai non ci sentiamo più difesi, ammettevano che il loro rientro è importante per dare nuova fiducia agli operai, per dire che è possibile che non vinca sempre la Fiat.

Su questo i compagni di Proletari comunisti hanno detto che il rientro dei 3 licenziati può cominciare a cambiare il clima attuale tra gli operai, imposto con la paura da azienda e sindacati di regime. Ma questa “forzatura”, assolutamente legittima (lo ha detto lo stesso giudice della sentenza), non può aspettare i tempi lunghi né fidarsi troppo dell'azione della “giustizia”, ma i tempi della lotta di classe; vi è stato già un precedente negativo su questo: gli operai licenziati nel 2007 per “l'inchiesta sul “terrorismo” alla Sata”, hanno dovuto aspettare tre anni per rientrare finalmente in fabbrica.

Altri operai hanno detto che la Fiat ha sempre fatto affidamento sull'atteggiamento “umile, disponibile, lavoratore” del popolo lucano. Certo noi non ci siamo tirati indietro a fare anche di più, ma quando si tira troppo la corda poi anche noi sappiamo reagire.I 21 giorni – diceva un'operaia – ci sono stati quando la Fiat per giorni ci diceva solo dopo che eravamo già arrivati in fabbrica, aver fatto ore di viaggio, che non potevamo lavorare e che dovevamo tornare a casa, senza neanche essere pagata la giornata. E tra l'altro noi non potevamo tornare perchè non c'erano i mezzi. In Basilicata ci vogliono anche due ore per arrivare al lavoro dai paesi più lontani, io abito vicino, ma gli altri? Poi vi erano i problemi dei turni.
Allora abbiamo detto: basta! Questo ha fatto nascere quella lotta.

La lotta dei 21 giorni, il suo inizio soprattutto, in cui pochissimi delegati, allora dei sindacati di base a cui poi si unì qualcuno della Fiom, dissero ora da qui non ce ne andiamo e iniziò la lotta, i blocchi, mostra che anche ora per riportare in fabbrica i tre licenziati occorre una “forzatura”, questa può raccogliere il consenso della maggioranza operaia; il contrario, aspettare che cambi prima il clima in fabbrica, non può avvenire.
La Sata di Melfi per quei 21 giorni (una lotta che non si vedeva da decenni nelle fabbriche) è una fabbrica particolare, questo lo sa bene la Fiat. E' l'elemento di forza, di diversità che si è visto anche con la grande solidarietà quest'estate, unità intorno agli operai licenziati; ma che resta anche in questi giorni, in cui nonostante l'azione “terrorista” in fabbrica, circa 100 operai e operaie hanno sfidato capi e spioni e sono venuti al processo.

Le operaie sono doppiamente coraggiose. Sto qui contro la volontà di mio marito che mi ha detto di non venire. Anche mio marito non è d'accordo. Dobbiamo lottare anche con i mariti, con la famiglia, con il clima del paese. Dicono: chi te lo fa fare? poi anche tu fai una brutta fine. Anche nei paesi la Fiat con capi e i sindacalisti padronali fa il suo sporco gioco. L'altro giorno mi sono arrabbiata quando ho sentito delle persone che parlando tra di loro dicevano: quelli (riferendosi ai 3 operai licenziati) stanno rovinando la fabbrica.Ma come ha detto un'operaia, "sono stati licenziati perchè lottavano per tutti noi e quindi è un problema di coscienza essere qui".
Un'operaia raccontava con vari esempi l'attività di Giovanni Barozzino: è uno che sta sempre presente, che appena lo chiami per qualche problema viene, che affronta i problemi: una volta era caduta una portella mettendo a rischio gli operai, il delegato presente viene, vede e se ne va; chiamo Giovanni che invece risolve la questione; Giovanni va girando sempre con le tasche piene di fogli, documenti, si informa sulle questioni legali, legge, sta in contatto con l'avvocato. Un giorno un sindacalista della fismic mi disse che non ci spettava il premio di produzione, ho chiamato Giovanni e lui ha subito tirato dalla tasca un documento che diceva invece che ci spettava, il sindacalista si è allontanato facendosi tutto rosso.
Ma non sono tutti come Giovanni. Anche altri delegati della Fiom non li vedi, né si impegnano come i delegati licenziati.
Cosa pensate voi di Landini? – ci ha chiesto un operaio – e concordava lui e altri operai che la Fiom si è messa in un vicolo cieco; dire alla Fiat: conservate i diritti inalienabili, di sciopero, di malattia e poi trattiamo anche su turni, pause, ecc. vuole dire non voler fare battaglia; Marchionne ha già risposto che quell'accordo di Pomigliano non si cambia di una virgola.
Poi la Fiom, alla Fiat non firma gli accordi, in altre parti invece sì: all'Ilva di Taranto, come dice il nuovo segretario nazionale della Uilm Palombella che ha fatto carriera come megafono del padrone all'Ilva, sono già in atto parti dell'accordo di Pomigliano (su orari, turni, pause, riposi, ecc.) e sono frutto di accordi firmati anche dalla Fiom; la firma comune del recente integrativo all'Ilva – che non dà nulla agli operai - è stata presentata come una positiva controtendenza dell'atteggiamento antiunitario della Fiom alla Fiat.

La differenza tra l'Ilva e la Fiat la fanno gli operai, che nonostante una situazione e un clima pesante interno alla fabbrica, esprimono un livello di coscienza buono. Ed è questo “fuoco sotto la cenere” che teme Marchionne.

pc quotidiano 10 ottobre - nepal la rivoluzione nepalese in una fase di stallo - divisioni nel partito e linea opportunista di destra

Per informazione ai compagni sul corso del dibattito all’interno del Partito
Comunista Unificato del Nepal (maoista

Il PCNU (maoista) ha posticipato la data del plenum prorogato per la seconda
volta a causa della mancata capacità del Presidente Pushpa Kamal Dahal -Prachanda - centrista opportunista di colmare il divario con i due vicepresidenti Battarai, opportunista di destra e compagni sostenitori di una linea di sinistra Kiran, soprattutto sul futuro corso del partito.

Il Comitato Centrale Maoista aveva deciso di tenere il plenum esteso il 23
ottobre, che fu poi rinviato al 29 ottobre. La riunione degli organizzatori
sabato ha deciso di tenere il plenum il 15 novembre. Il partito ha detto che il
plenum è stato rinviato a causa di viaggio in Cina di Dahal e le imminenti
feste del Dashain, Tihar e festival Chhat.

Tuttavia, i maoisti non hanno cambiato la dove si terrà il plenum che è stato
precedentemente fissato nel distretto di Gorkha. I maoisti stanno preparando il
terreno per il raduno, dove oltre 5.000 quadri, si riuniranno per formulare il
futuro corso del partito.

Un dirigente maoista, tuttavia, ha detto il plenum è stato rinviato spesso a
causa della spaccatura crescente tra Dahal e i vice presidenti Bhattarai e
Mohan Baidya su numerose questioni.

"Nella riunione di sabato, il presidente Dahal ha chiesto più tempo per la
sintesi di tutti i documenti e ha proposto di rinviare il plenum", ha detto il
leader. Dahal sta facendo consultazioni informali con i Vice Presidenti
Bhattarai e Mohan Baidya circa la fusione dei documenti, ma i due si sono
opposti alla mossa di Dahal.

"Dato che il plenum è il corpo giusto per risolvere le differenze, non sarebbe
saggio cercare una soluzione a livello centrale", ha detto un leader vicino a
Bhattarai.

Bhattarai e Baidya hanno insistito sul fatto che le differenze dovrebbero
essere risolte attraverso il plenum. In precedenza, la riunione del Comitato
Centrale aveva deciso di trasmettere tre documenti ai comitati di stato e di
distretto per le discussioni e gli emendamenti. I quadri stanno premendo
affinché la direzione presenti un unico documento al plenum.

Il membro del Politburo Hari Bhakta Kandel ha detto che il plenum è stato più
volte differito dovuto principalmente al fatto che Dahal si sta sforzando di
presentare un unico documento al plenum mettendo insieme le questioni sollevate
dai due Vice Presidenti.

Tuttavia, la fusione dei documenti sembra un compito arduo per Dahal in quanto
vi sono forti divergenze tra Baidya e Bhattarai circa il futuro corso del
partito. Bhattarai ha sottolineato che il partito dovrebbe seguire la via della
pace e della costituzione, mentre Baidya vuole che il partito vada verso la
rivolta per promulgare la “costituzione Janabadi”. Il presidente Dahal afferma
che il partito dovrebbe passare alla rivolta solo se il corso della pace e
della costituzione viene ostacolato. I leader maoisti sostengono il partito
potrebbero spezzarsi se i dirigenti non riescono a trattare le fratture
all'interno del partito correttamente.

Inviato il: 2010-10-09 11:48

sabato 9 ottobre 2010

pc quotidiano 9 ottobre - migliaia al funerale per sarah


"PER SARAH, E' GIUSTO RIBELLARCI!
BASTA CON LE VIOLENZE/UCCISIONI CONTRO LE DONNE"

partecipazione larga, silente e commossa al corteo per sarah
cerimonia religiosa per spegnere e pacificare..
ma la rabbia e mobilitazione popolare e giovanile hanno lasciato un segno nelle coscienze
visibile, ricca di attenzione e sostegno la partecipazione della delegazione delle lavoratrici e disoccupate slai cobas per il sindacato di classe
aderente al movimento femminista proletario rivoluzionario

pc quotidiano 9 ottobre - Palermo, la polizia ostacola e carica il presidio antifascista all'Umberto , 4 studenti fermati

PALERMO. Quattro studenti sono stati condotti in Questura da agenti della
Digos intervenuti davanti il liceo Umberto a Palermo dove era in corso un
presidio antifascista della rete "Red block". La Questura ha spiegato che gli
agenti sono intervenuti per impedire che i manifestanti venissero in contatto
con simpatizzanti di destra che contestavano l'iniziativa.
L'intervento della polizia è stato contestato dai promotori del presidio. "La
polizia ha chiesto i documenti agli studenti che stavano manifestando in modo
pacifico - racconta Valerio Francesco Lo Cascio, che ha assistito alla scena -.
I ragazzi si sono rifiutati a quel punto gli agenti hanno sequestrato alcuni
striscioni, c'é stata tensione. La polizia ha caricato in auto 4 dei circa
venti studenti che manifestavano".
Gli studenti condotti dalla Digos in Questura per accertamenti sono
complessivamente sei. La loro posizione è al vaglio degli investigatori.
L'intervento della polizia è stato sollecitato dal preside dell'istituto. Gli
agenti, alcuni dei quali sono rimasti lievemente contusi, hanno impedito il
contatto fisico tra gli studenti di sinistra della Rete "Red Block" e i
simpatizzanti di destra di "Casa
Pound".

pc quotidiano 9 ottobre -milano - cronaca ragionata della giornata dell'8 ottobre



cronaca ragionata della giornata dell'8 ottobre

h 8.00 circa.. picchetto minimalista davanti a festa del perdono.. siamo troppo pochi per bloccare per davvero. siamo qualche studente e qualche lavoratore.
dai primi istanti si capisce che gli universitari saranno i grandi assenti della giornata. per la prossima volta: non faremo un picchetto con le persone, la muriamo proprio l'università.


h. 8.40 piùomeno.. il corteo del berchet ci "passa a prendere " davanti all'università. Sospiro di sollievo, loro sono una cifra e pieni di gioia. Si parte.


h. 9.00 circa.. si parte..lungo la strada per cairoli incontriamo all'altezza di via torino l'agnesi, na cifra anche loro. Poi il brera e l'itis. Il brivido ad ogni incontro è una vibra che si può tagliare con il coltello.. capiamo subito che i numeri per la giornata ci sono tutti.


.. in cairoli c'è già un fiume di gente. tenca boccioni e tanti altri sono già lì. Ci sono gli studenti di saronno e quelli di varese, e di un sacco di altre parti.
una certa marea si comincia ad assembrare intorno a lunghe aste con il vessillo dei pirati...


i numeri sono enormi... la percezione comune è che potremmo ribaltare la città , se solo lo volessimo.


h.10.00 suppergiù.. all'altezza di piazza missori la fi-umana devia dal percorso prestabilito. La maggior parte del corteo si stacca dal percorso autorizzato e si dirige verso l'università statale, ci sono i collettivi della scuole, i lavoratori della statale, gente varia e indefinibile. migliaia di persone. è evidente sin da subito che la musica in città sta cambiando. non ne vuole più sapere nessuno delle passeggiate, delle pantomime, delle vetrine mediatiche. Ora siamo in tanti a non farci più ingannare dal folklore protestatario. Vi sono alcuni, patetici, tentativi di "riportare l'ordine" ma nessuno si è cacato di striscio gli strilloni che cercavano di impedire la deviazione.


h.10.30 circa... invadiamo in massa la statale, striscioni appaiono all'esterno e all'interno. uno dice: "il nostro programma è semplice: costituirsi in forza organizzata-riprenderci spazi e tempi nella metropoli-sbarazzarci del denaro e della polizia-costruire un movimento rivoluzionario".il sacro chiostro centrale è profanato da migliaia di studenti che bivaccano. il mummifco rettore ingiuriato e sbeffeggiato. faceva sorridere vedere il volto di molti studenti-per-bene della statale, un ibrido tra lo stupore la sorpreso e lo scandalo. ecco quello che intendiamo per fare irruzione nella normalità. abituatevi , cari studentelli ligi alla disciplina del civile convivere automizzato. quest'anno irromperemo nella vostra triste, monotona, noiosa normalità quotidiana tutte le volte che potremo.


l'idea era quella di dar vita ad un assemblea in cui elaborare una strategia comune. e poi ripartire mettendo in atto da subito quella strategia. ma l'aria era troppo frizzante. la voglia era quella di non fermarsi neanche un attimo.. si è potuto sentire, ed è stato emozionante, che la volontà collettiva era quella di tornare nelle strade. l'ideale sarebbe stato uscire in tanti gruppi e dar vita a blocchi, occupazione, ed azioni diffuse in tutta l città. la prossima volta non mancheremo...


h.11.00 circa... la folla caccia in malo modo la digos dall'università e qualche funzionario si prende un paio di tompoloni. Immaginiamo lo stupore. in questi anni ci si è abituati alla malsana idea che la digos stia "normalmente in mezzo ai cortei e alle assemblee. Non ci stanchiamo di ripeterlo. La musica deve cambiare e da questo punto di vista sta cambiando. Apprendiamo dai giornali che un funzionario sia stato colpito da spray urticante negli occhi.


h. 12.00 circa.. decidiamo di uscire di nuovo in strada.. abbiamo parlata per mesi di blocco dei flussi. in molti vorrebbero cominciare a metterlo in pratica.
alcuni studenti si dirigono verso largo treves, dove a sede l'assessorato all'edilizia pubblica.altri sono già da tempo davanti al provveditorato ad inscenare un rituale simbolico\pantomimico.. inutile folklore secondo noi. Abbiamo in testa un obbiettivo: quello di dotare il movimento di una sede. Abbiamo una fottuta voglia: paralizzare questa città di merda. Ci proviamo ma i numeri non sono più quelli del mattino. C'è chi dice "andiamo alla borsa", chi dice "blocchiamo la stazione centrale". Ottimi spunti per il futuro prossimo. Ci imbottigliano all'altezza di piazza missori. Qualcuno, e sono in tanti, dice: "sono in venti bastonari, perchè non gli passiamo sopra?" . Altri sono più titubanti. Parte una carica quasi a freddo e si tenta di respingerli. Ora lo sappiamo. Dobbiamo dotarci dei mezzi materiali e delle conoscenze per impedire a chiunque di raggiungere i nostri obbiettivi. In certi casi lo scontro non è più un velleità estetica o uno sfogo per pochi. E' talvolta una necessità. L'espressione di una volontà determinata non farsi fermare. Che tutti ci riflettano. Dobbiamo imparare a non avere più paura della polizia. dobbiamo essere pronti a travolgere chiunque si mette tra noi e i nostri obbiettivi.






h. 13.00 piùomeno.. la situazione si sblocca, ripartiamo in corteo verso la statale. Rimane l'idea di tentare l'occupazione di un posto li nei pressi, ma è presidiato dalle camionette. siamo in 400 ormai. e di molto affamati. la mensa dell'università viene saccheggiata dalla sotto gli occhi allibiti e schifati degli studenti per bene. un idrante mosso da improvviso senso di solidarietà decide di partecipare a modo suo alla giornata di lotta e scarica tutta la sua potenza dentro la libreria cusl, feudo di comunione e liberazione dentro la statale. già tristemente nota alle cronache milanesi per aver fatto arrestare degli studenti della statale per aver "rapinato" delle fotocopie. Nessuno dimentica l'infamia. i Ciellini si rinchiudono all'interno mentre il livello dell'acqua sale insieme con quello della tensione.


h. 14.30 circa Terminiamo la giornata con un assemblea in un aula.. ci lasciamo con un appuntamento fisso, ogni mercoledì h 15,30 assemblea cittadina appuntamento in statale (atrio).. e sopratutto con la voglia di ritornare nelle strade, di intensificare l'azione.




Questa è stata sola la prima di una lunga serie di giornate di lotta.


MAI PIU' PECORE AL PASCOLO


FACCIAMO DELL'UNIVERSITA' UNA FABBRICA DI CONFLITTO METROPOLITANO


DOTIAMOCI DEI MEZZI , DEI LUOGHI, DELLE CONOSCENZE NECESSARIE


GENERALIZZIAMO LO SCIOPERO UMANO


BLOCCHIAMO TUTTO

PC quotidiano 9 ottobre - Abruzzo, la politica pagata dai padroni

PESCARA. Un benefattore bipartisan che pagava tutti, o quasi, dai partiti di destra a quelli di estrema sinistra. Rodolfo Di Zio, - imprenditore ai domiciliari per corruzione, peculato, abuso e istigazione alla corruzione - una specie di mecenate con la passione della politica (dei politici?), pagava, e lo faceva legalmente, con tanto di giustificativi sui partitari contabili della sua azienda, la Deco.

Leggi Business dell'immondizia, 12 gli indagati

I FONDI. Ben 267.300 euro elargiti nel 2008, 110mila l'anno successivo. Altri 30mila sono transitati sui conti correnti dei politici dalla Ecologica Sangro srl. Tutto scritto nero su bianco sui partitari (le schede che riportano i movimenti contabili di un'azienda). Di Zio lo ha sempre detto e lo ha ripetuto ai magistrati che indagano: «Io sono apolitico, ho rapporti con tutti». Quel «tutti» effettivamente abbraccia l'intero arco istituzionale, che va da Alleanza nazionale al circolo Lenin di Tocco da Casauria.

Si tratta di fondi leciti, è bene precisarlo ulteriormente, perché contabilizzati come erogazioni liberali. Si va dal finanziamento della campagna elettorale al sostegno economico a un singolo evento. Di Zio conosce tutti e si mostra generoso. L'impressione è che l'entità del contributo venga determinata in base alla consistenza del partito. Si spiega forse così la differenza tra gli 800 euro a Rifondazione comunista il 24 gennaio 2008 rispetto ai 25mila erogati a favore del Partito democratico il 2 aprile 2008 passando per i 20mila del Popolo della Libertà il 28 maggio del 2009.

LE COINCIDENZE. Spulciando le donazioni non può non saltare all'occhio che gran parte delle erogazioni avviene in corrispondenza delle scadenze elettorali: nel 2008 si vota per la Provincia di Teramo e per le Politiche. In questo periodo la parte del leone la fa il Partito Democratico che incassa tranche importanti con la punta di 25mila euro per il partito regionale e altrettanti per quello provinciale di Chieti.

Esattamente un anno dopo si concentra un altro periodo di erogazioni volontarie. In poco più di una settimana, nell'imminenza del voto per le provinciali, le amministrative di Teramo e Chieti e le Europee, dalle casse della Deco escono 110mila euro.

Nello stesso periodo un'altra tranche di finanziamenti, tre tranche da 10mila per un totale di 30mila euro, parte dalla Ecologica Sangro: in due casi si tratta di contributi elettorali (il primo a favore di Enrico Di Giuseppantonio, candidato alla presidenza della Provincia di Chieti, uno a Crescenzio Rivellini, candidato del Pdl alle Europee, e una erogazione volontaria, sempre di 10mila euro, al Partito democratico, coordinamento provinciale di Chieti).

I NOMI ECCELLENTI. Si va dal sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia (Pdl) che riceve 10mila euro senza neanche saperlo, come risulta da un'intercettazione telefonica, al candidato alle elezioni europee del Pd, Marco Verticelli (anche per lui 10mila euro). Si nota la presenza anche di Claudio Ruffini (Pd), ex sindaco di Giulianova e attuale consigliere regionale.

Curiosamente, in cima alla lista delle dazioni del 2008, primo solo in ordine cronologico, una erogazione liberale di 800 euro alla federazione di Pescara di Rifondazione comunista.

Scorrendo la lista si notano 20mila euro al mandatario elettorale del senatore Fabrizio Di Stefano, vicecoordinatore regionale del Pdl, i tremila al mandatario elettorale di Marinella Sclocco, attuale consigliere regionale del Partito democratico.

LA TESI DELLA PROCURA. I magistrati che indagano sull'affare rifiuti ipotizzano che dietro le elargizioni del re abruzzese dei rifiuti agli indagati (vedi pezzo a fianco) ci sia un «do ut des», uno scambio di favori per ottenere come contropartita dei vantaggi nella sua attività di imprenditore.

La difesa di Venturoni sostiene al contrario che l'ex assessore regionale non ha mai ricevuto soldi e che non esistono prove che dimostrino il contrario.

Dalla società di Rodolfo Di Zio, nell'arco di un anno escono complessivamente oltre 377mila euro dalla società Deco, altri 30mila dalla Ecologica Sangro, una società a responsabilità limitata il cui capitale sociale è rappresentato al 95 per cento dalla stessa Deco.

pc quotidiano 9 ottobre - Ilva taranto.. due giovani operai rischiano la morte...

Poteva essere una morte orribile per i due giovani operai della SEMAT. Sono
riusciti a mettersi in salvo grazie anche all'aiuto dei compagni e dei
Vigili del Fuoco.
Ieri mattina si è sfiorata la tragedia all'ILVA Taranto. Due operai della
ditta d'appalto stavano pulendo un silos nel reparto cokeria, all'improvviso
è caduta su di loro una vera e propria valanga di carbone che era rimasta
attaccata alla parte superiore del silos.
Il primo operaio è stato seppellito subito e rischiava il soffocamento. I
compagni di lavoro sono stati pronti a tirarli fuori ed è stato necessario
l'intervento dei Vigili del Fuoco.

E' scandaloso che siano mandati gli operai a pulire il silos senza
controllare che fosse vuoto. Non ci doveva essere carbon coke.
Le risposte delle organizzazioni sindacali sono assolutamente insufficienti
e timide. Il segretario della Uilm ringrazia la "buona sorte"; quello della
Fim non dice neanche una parola, sta aspettando forse la versione
dell'azienda per ripeterla; quello della Fiom esprime in un linguaggio
sindacalese: "le cause sono oggetto di valutazione che saranno chieste in un
incontro specifico:::", bal, bla, bla...
La verità è che nelle ditte dell'appalto la situazione di insicurezza è
generale, tra contratti precari e tagli massicci degli organici, corsa al
massimo ribasso, stiamo tornando indietro di anni, tutto nell'interesse e
per i profitti dell'Ilva. E su questo tutti tacciano e l'Ilva va cianciando
che la sicurezza è migliorata.

Non bisogna aspettare morti e tragedie Bisogna subito fermare l'appalto e
monitorare Ditta per Ditta, reparto per reparto lo stato della sicurezza;
altro che "affidarsi alla buona sorte".

SLAI COBAS per il sindacato di classe ilva- appalto taranto
cobasta@libero.it 347-1102638

TA. 9.10.10