martedì 18 novembre 2014

pc 18 Novembre - PALESTINA OCCUPATA - Attacco della RESISTENZA PALESTINESE

Dopo i continui attacchi e soprusi da parte delle forze occupanti sioniste in Palestina e in particolare a Gerusalemme dove quotidianamente viene violato il sito religioso dove sorge la moschea di Al Aqsa e dopo che ieri un'autista palestinese di un pulmann di linea Yousef Ramouni di 32 anni è stato impiccato dentro il suo stesso mezzo da coloni israeliani, le Brigate Abu Al Mustafa braccio armato del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, hanno rivendicato l'attacco di oggi che ha interrotto un seminario religioso ebraico all'istituto "Der Yassin" uccidendo 4 coloni tra cui un rabbino e un uomo della sicurezza e ferendone altri nove. Icompagni Ghassan e Uday abu Jamal dopo aver compiuto l'attacco sono stati uccisi dalle forze di occupazione.
Il FPLP nel suo comunicato di rivendicazione dichiara di "appellarsi allo sviluppo e al consolidamento di tutti gli sforzi verso una resistenza unificata e intensificare gli scontri contro gli occupanti e gli allevamenti dei coloni".



Onore a questi eroi martiri! Che la resistenza palestinese si trasformi in Guerra Popolare!

Disonore alla cosiddetta Autorità Nazionale Palestinese che mentre collabora con l'occupante non perde tempo a condannare l'eroismo della resistenza palestinese.

pc 18 novembre - SE LO DICE ANCHE PAOLO BECCHI... IL M5S E' FASCISTA... COME LE ALTRE FORZE FASCISTE

In un'intervista su Il Messaggero a Paolo Becchi, "l'ideologo grillino" , questi, ad una domanda sul rischio flop per il M5S nelle prossime elezioni in Calabria e Emilia Romagna ("La spinta si è esaurita?") risponde: "Spero proprio di no, anche se a livello nazionale vedo una certa difficoltà. Il voto per la Consulta è stato un errore, l'inizio di una china scivolosa. E sarebbe assurdo che mentre in Inghilterra cresce l'Ukipe di Farage, in Francia Marine le Pen fa il pieno di voti e da noi la Lega è in forte espansione, noi scendessimo e ci fosse addirittura un cedimento..."

pc 18 novembre - GLI SCRIBACCHINI DEI FEMMINICIDI

MASSIMO NUMA, DI QUALUNQUE COSA SI OCCUPI, SI DIMOSTRA SEMPRE PIU' UNO SCRIBACCHINO INCAPACE

Pagina quindici dell'edizione di venerdì quattordici novembre del quotidiano La Stampa riporta un lungo articolo, del pennivendolo Massimo Numa, dal titolo "Tutti gli uomini di Elena Ceste. Ecco la rete al centro dell'inchiesta"; il catenaccio, inoltre, precisa: "Asti, spuntano due nuove amicizie nella doppia vita della donna trovata morta".
La storia penso sia sufficientemente nota: la donna, trentasette anni e madre di quattro figli, è scomparsa da Motta di Costigliole d'Asti nel gennaio scorso, per poi essere ritrovata cadavere a poche centinaia di metri da casa, sul bordo di un canale nelle campagne di Isola d'Asti.
In questi mesi i giornalisti hanno fatto il loro mestiere, scavando nel passato della donna per cercare una motivazione: prima dell'allontanamento, poi del tragico epilogo.
Fin qui nulla da dire, anzi; l'inchiesta è il sale di un mestiere difficilissimo qual è quello del cronista: il problema è che spesso questo viene esercitato da gente assolutamente non in grado di farlo.
Il Numa è balzato agli onori delle cronache per i suoi resoconti degli avvenimenti in val di Susa legati alla costruzione della linea ferroviaria ad alta capacità: sempre e solo riproposizione delle veline fornitegli dalla Questura di Torino.
Anche in questo caso lo scribacchino si dimostra per quello che è: tutto, fuorché un operatore dell'informazione serio e coscienzioso; prova ne è che - secondo lui - due amicizie maschili sono l'evidenza che la Ceste avesse una doppia vita.
Chi scrive trova assolutamente ridicola una tesi di cotal guisa; si può essere felicemente sposati, senza per questo dover rinunciare alle proprie amicizie: chi afferma il contrario o è una persona poco intelligente o è in malafede.
Bosio (Al), 18 novembre 2014
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com

pc 18 novembre - Capire politicamente la sostanza dello scontro di classe in atto e agire di conseguenza... nell'ultimo numero di Proletari comunisti divenuto ora giornale del Partito Comunista maoista - Italia


pc 18 novembre - Roma - A Tor Sapienza non c'è nessuna guerra tra poveri, ma una mobilitazione fascista e razzista che coinvolge alcune fasce di gente - 4 gatti - che lo stato borghese invece di reprimere in ossequio alle sue stesse leggi, protegge e copre, acconsente e permette ad essa - con l'aiuto dei mass media - di amplificarsi. Contro tutto questo non serve la sociologia d'accatto - E' necessario che venga contrastato con tutti i mezzi, a Roma come ovunque


(Un articolo di contropiano aggiunge elementi)

I fatti di Tor Sapienza tra fascisterie e strane storie del Viminale

Bisogna mandare indietro il tempo con calma (quasi un reloading di film), fermare i fotogrammi e cogliere alcuni punti salienti per capire le vicende di Tor Sapienza e prevederne gli sviluppi futuri. Altrimenti c’è un eccesso di fatti e di commenti che fanno solo da cortina fumogena.

o    1) Per ammissione dello stesso organizzatore leader della cosiddetta marcia delle periferie di Roma sabato 15 novembre Franco Perina, presidente del Coordinamento azione operativa Ponte di Nona, uomo, diciamo, dalle note simpatie di estrema destra, “Sono quattro mesi che stiamo organizzando questo corteo”.
o    2) Si aggirano a Tor Sapienza da un paio di settimane noti personaggi di estrema destra, estranei al quartiere, a parlottare nei bar e nei crocchi; qualcuno giura di aver intravisto Lucarelli, il capo segreteria di Alemanno, già di Forza Nuova.
o    3) Qualche giorno prima della marcia romana (i fascisti amano sempre giocare a Roma con le marce tra ricordi, evocazione e minacce), avviene l’assalto a Tor Sapienza del centro per l’accoglimento di rifugiati con un forte sapore di connotazione xenofobica di Pogrom, con tanto di grida di “Evviva il duce”; l’assalto con fatica viene represso dalla Polizia, colta alla sprovvista.
o    4) Nel corso dell’infame gazzarra/pogrom ci sono varie decine di incappucciati che attaccano la Polizia, massacrando il braccio di un agente di PS (non abbiamo sentito stavolta le solite grida e i comunicati di quei sindacati di Polizia che anche per una slogatura di un dito a un agente in scontri coi Centri Sociali chiedono repressione e pene severissime: ma và?) e danneggiando gravemente alcune auto; tra gli incappucciati sono presenti spacciatori, ultrà e, naturalmente, fascisti.
o    5) La motivazione farlocca del Pogrom è stata raccontata come motivata dai problemi che creano i minori rifugiati nel Centro di accoglienza di Tor Sapienza. Chiunque conosce un minimo quel quartiere sa che i problemi, tra i tanti, sono la mancanza del lavoro, la mancanza di socialità e i fiumi di droga pesante che circolano. La droga, controllata dai cartelli narcos di Roma Sud e Roma Est, è spacciata da pusher italiani e non, che vanno ben d’amore e d’accordo: sicuramente non dai ragazzi rifugiati. Eppure nei manifestanti di Tor Sapienza, neanche nelle cosiddette mamme che lanciavano striduli slogan xenofobi a ripetizione, quasi che fossero stati imparati a memoria, nessuno si avvede che i pusher di quartiere non vengono dal Centro di accoglienza…anzi manifestano insieme con loro. Ma che anomalia!
o    6) La reazione della DIGOS e della Mobile il giorno successivo al tentativo di Pogrom appare rigorosa a proteggere i ragazzi extracomunitari rifugiati a Tor Sapienza. Eppure il giorno dopo Alfano avoca a sé la vicenda, coi poteri di superpoliziotto che gli discendono dal recente Decreto Legge sugli stadi (ancora non bene studiato purtroppo da molti giuristi): si decide così di deportare i ragazzi via da Tor Sapienza. Anche in questo caso il silenzio dei sindacati di Polizia è assordante! Non dimentichiamo comunque che molti estremisti di destra romani di AN/PDL sono confluiti verso il partitino di Alfano, anche se la maggior parte di costoro sta oggi veleggiando verso la Lega Nazionale, auspici a Roma Casapound e Borghezio.
o    7) Venerdì’ 14 Borghezio e Casapound tentano una manifestazione a Tor Sapienza coi loro tricolori ostentati al vento. Non ci sono molti manifestanti, ma un funzionario di PS con la fascia tricolore della Repubblica impone lo stesso lo scioglimento dell’assembramento, comunque non autorizzato.
o    8) In molti si aspettavano in tempi rapidi degli arresti conseguenti al Pogrom con l’identificazione degli autori e dei loro contatti, evidentemente, risalenti a settimane prima. Ma l’indagine della Procura sembra essere molto, molto lenta.
o    9) Sabato 15 c’è stata la sfilata, alias la marcia delle periferie, con un numero di partecipanti basso, circa 1500 persone, con qualche saluto romano, non frenato. Ma erano presenti varie anime della destra e della destra estrema: Casapound, qualche leghista, Alemanno, Tredicine, Santori, Sabbatani Schiuma,Giorgia Meloni, vari altri del “PDL”e Gramazio.
o    10) Proprio quel Gramazio che da giorni monta come la mayonnaise il cosiddetto Pandagate delle presunte multe non pagate da Marino.
o    11) Marino, non appare decisamente un buon sindaco, tutto preso come è da questioni di rilevanza secondaria, evanescente, quasi racchiuso in un bozzolo allergico al mondo che si è tessuto con le sue stesse mani. Subisce in questi giorni colpi di maglio non solo dalle destre ma anche dal suo stesso partito, l’enigmatico PD. Sembra che gli scenari che si aprono a Marino siano solo due. A) Allargare al Campidoglio la maggioranza a destra e proprio al partitino di Alfano, per quel che ne rimane a Roma. B) Dimettersi, e poi la corsa al nuovo sindaco, che dovrebbe essere o Alfio Marchini o Giorgia Meloni. Roba da gelare il sangue.
o    12) E se lo sceneggiata romana fosse duplicata in altre città col Viminale che si piega alla piazza dei Pogrom? E se la sceneggiata diventasse una scalata nazionale? C’è uno scenario estremo, difficile ma non impossibile: conosciamo bene come andò a finire con la Repubblica di Weimar ad opera delle camice brune.
Claire Lacombe (http://www.osservatoriorepressione.info)

pc 18 novembre - Messico - lo stato e il governo delle stragi e del narcotraffico spara sulle manifestazioni studentesche


Messico, la polizia spara agli studenti

1mani
da contropiano

Città del Messico - Incapace di dare risposte serie e credibili alla crisi prodotta dal massacro di Iguala, e in seria difficoltà di fronte alla costanza e alla forza dimostrati dall’imponente movimento che da oltre un mese riempie le piazze messicane per chiedere verità e giustizia per le vittime della strage e la restituzione in vita dei 43 normalisti desaparecidos, il governo pare aver deciso di spostare il conflitto dal piano politico a quello più congeniale dell’ordine pubblico.
Detenzioni arbitrarie, provocazioni poliziesche e di porros (picchiatori prezzolati), falsi allarmi bomba e vere e proprie aggressioni ai danni soprattutto degli studenti in lotta fanno pensare alla volontà di costruire un clima di tensione che possa giustificare future azioni repressive nei confronti di una protesta che gode di un grande consenso all’interno della popolazione.
Il caso più grave si è verificato venerdì all’Universidad Nacional Autonoma de México (UNAM), la più importante istituzione accademica del paese, dove un agente della polizia giudiziaria di Città del Messico (PGJDF) ha fatto fuoco sugli studenti dell’auditorium occupato Che Guevara ferendo due universitari ed uno dei cani degli occupanti.
Secondo la ricostruzione dei fatti operata dai feriti, verso le 11.30 quattro agenti in borghese sono giunti sul posto e, senza identificarsi, hanno iniziato a fotografare i giovani del “Che”, in riunione per decidere le prossime mosse in vista della giornata di lotta del 20 novembre. Di fronte alla provocazione, un gruppo di studenti ha cercato di allontanare i poliziotti, tre dei quali, con il sostegno delle guardie di sicurezza dell’università, sono fuggiti a bordo di un taxi, mentre un quarto, l’ufficiale della PJGDF Rodolfo Lizárraga Rivera, ha sparato a bruciapelo in direzione degli studenti colpendo alla coscia Miguel Ángel Ordaz, della facoltà di Lettere e Filosofia, e ferendo di striscio lo stinco un altro universitario.
In seguito all’intervento di diverse pattuglie della polizia , l’agente è stato portato via e si trova adesso in stato di arresto; mentre Miguel Angel, che poi denuncerà di essere stato minacciato e picchiato dalle forze dell’ordine, è stato accompagnato a dichiarare dal pubblico ministero a Coyoacán, nel sud della città. Qualche ora dopo la sparatoria, avvenuta attorno alle 13, una cinquantina di studenti ha dato fuoco alla macchina abbandonata dai quattro elementi della polizia.
1polL’azione, presentata come la conclusione di un’aggressione ai danni dei poliziotti e istericamente riprodotta dai mass media come conferma della pericolosità degli occupanti - al centro da mesi di una violenta campagna di criminalizzazione -, verrà utilizzata come pretesto da parte del sindaco Miguel Angel Mancera e delle autorità universitarie per giustificare l’operazione poliziesca con cui, alle 20.30, oltre 500 celerini hanno cercato di sgomberare lo spazio sociale, occupato da ben 15 anni all’interno dell’UNAM. La pronta reazione di un centinaio di occupanti, tuttavia, fatta di lanci di pietre, pali e bottiglie, ha frustrato le intenzioni della polizia costringendo gli agenti a ripiegare verso Avenida Insurgentes, dove sono rimasti nel corso di tutta la nottata accerchiando con un cordone di sicurezza la Ciudad Universitaria.
In un comunicato la PGJDF ha dato la sua versione dei fatti. D’accordo con le autorità accademiche, e quindi senza violare il principio dell’autonomia universitaria, gli agenti si sarebbero trovati all’interno della città universitaria per svolgere delle indagini sul furto di un cellulare denunciato lo scorso 12 novembre (sic). Gli spari, dal loro punto di vista, sarebbero stati giustificati dalla situazione di pericolo che stavano vivendo gli agenti accerchiati dai giovani. Rodolfo Lizárraga Rivera, in particolare, ha dichiarato di essersi sentito minacciato dagli studenti e di aver per questo sparato in aria, cosa difficile da sostenere considerando che i due univesitari sono stati feriti entrambi alle gambe.
È stucchevole, invece, il comunicato ufficiale della massima istituzione universitaria della nazione che, oltre a legittimare ed avallare l’ingresso delle forze dell’ordine, si mantiene equidistante tra aggressori ed aggrediti e, sebbene condanni la violenza “venga da dove venga”, non esprime né indignazione per il ferimento dei suoi studenti, né solidarietà nei loro confronti e si dice in attesa che le autorità individuino i responsabili dei fatti.
La sparatoria all’UNAM rappresenta senz’altro un fatto grave e preoccupa, anche se non è una novità, la complicità ai fini della repressione tra il governo progressista della capitale, quello di Peña Nieto e le autorità universitarie, le quali, lungi dal tutelare i propri studenti sembrano più intenzionate a lavorare in funzione della smobilitazione del movimento e in difesa del presidente, tanto è vero che il Rettore José Narro, vicino al Partido de la Revolución Institucional (PRI), ha pubblicamente dichiarato che quella di Iguala non è stata una strage di stato ma un caso isolato di cui è responsabile solo l’amministrazione locale, e che sono in tanti in queste ore a chiederne le dimissioni con l’hashtag #FueraNarrodelaUNAM.
Domenica, in risposta all’attacco agli studenti da poco avvenuto, un corteo partecipato ha attraversato le strade limitrofe alla città universitaria per concludersi di fronte al Rettorato chiedendo le dimissioni del rettore e del presidente considerato di fatto il mandante di questa strategia della tensione. E dalle 16 l’ennesima manifestazione in sostegno ai normalisti e ai familiari delle vittime di Ayotzinapa ha fatto propria l’indignazione per l’aggressione poliziesca ai danni degli universitari.
Va segnalato, inoltre, l’arresto nel pomeriggio di venerdì di Bryan Reyes e Jaqueline Santana, due studenti universitari noti per la loro partecipazione alle lotte, i quali sono stati detenuti nei loro domicili dalla polizia cittadina che li accusa di aver assalito degli agenti con delle armi bianche e di averli derubati di 500 pesos (più o meno 30 euro). Gli avvocati denunciano che l’arresto è di carattere politico e potrebbe essere stato l’esito fallito di un tentativo di rapimento.
Questa specie di strategia della tensione che mira a creare un’immagine negativa del movimento e a ridurre la partecipazione alle proteste attraverso la precipitazione violenta del conflitto si sta mettendo in pratica nella capitale da almeno un paio di settimane. A partire dai tre giorni di sciopero studentesco del 5, 6 e 7 novembre, sono state segnalate provocazioni poliziesche e non solo. Le più significative si sono verificate lo scorso 7 novembre: all’Universidad Autonoma Metropolitana (UAM), dove una ventina tra universitari e studenti della Scuola Superiore n° 5 sono stati arrestati illegalmente; e in seguito all’assalto al portone di Palacio Nacional, stranamente lasciato senza protezione poliziesca in un contesto nel quale la rabbia popolare è spesso sfociata negli assalti ai simboli del potere, quando i gruppi antisommossa dell’Estado Mayor Presidencial (la Guardia Presidenziale) hanno portato avanti una vera e propria caccia al manifestante fermando arbitrariamente 23 persone. Fortunatamente, la forza delle proteste e la sfacciataggine degli arresti hanno fatto sì che i detenuti siano stati successivamente rilasciati.
A questo contesto vanno aggiunti il battage mediatico teso a criminalizzare le proteste soprattutto nello stato del Guerrero, dove queste assumono sempre più spesso una connotazione radicale che porta i manifestanti a bloccare vie di comunicazione e centri commerciali oltreché a prendere di mira i palazzi del governo e le sedi dei partiti di potere. Significativo il comunicato del Consejo Coordinador Empresarial (la confidustria messicana) che si dice stanco dei disagi prodotti dalle proteste e chiede al governo di iniziare ad usare la mano dura contro “i violenti”; e le parole di Peña Nieto, il quale, appena rientrato dal suo tour in Cina ed Australia, ha stigmatizzato coloro che “pretendono di avere giustizia utilizzando la violenza” dichiarando di essere disposto ad utilizzare la forza per ristabilire l’ordine nel paese.
Per quanto riguarda le indagini sugli studenti desaparecidos, inizia a fare acqua da tutte le parti la versione ufficiale del procuratore della repubblica Murillo Karam. La tesi che i  normalisti sarebbero stati uccisi e poi cremati in un falò gigantesco durato oltre 15 ore viene seriamente messa in discussione non solo dalle parole di molti esperti che smentiscono la possibilità stessa di poter incenerire i 43 corpi in una situazione come quella descritta dai sicari della banda dei Guerreros Unidos ma anche dal fatto che ad Iguala, nella notte tra il 26 e il 27 settembre, è piovuto in maniera costante.

pc 18 novembre - LE LAVORATRICI "S/CATENATE"

Gli scioperi, le manifestazioni di questi mesi, settimane, il 25 ottobre a Roma, vedono chiaramente una grossa partecipazione delle donne, lavoratrici, precarie, disoccupate, fino alle ultime manifestazioni, iniziative del 14 novembre, dove in alcune realtà, come abbiamo visto dai resoconti dello Slai cobas per il sindacato di classe di Palermo, Taranto, ne sono l'anima più combattiva.

Le condizioni di lavoro, di vita delle operaie, delle lavoratrici "“gridano” il doppio sfruttamento e la doppia oppressione... denunciano l’intreccio continuo tra condizione di classe e condizione di genere... e nello stesso tempo dimostrano la potenzialità di ribellione e di lotta più ricca, più generale frutto proprio di questa condizione..." 
(Dall'opuscolo 'S/catenate').

Questa complessità e potenziale forza di questo intreccio viene ignorata, soffocata dalla Cgil/Fiom (nonostante da anni abbiano creato una struttura specifica di donne metalmeccaniche nell'organizzazione sindacale), ma spesso anche dalla maggiorparte dei sindacati di base.
Spetta alle lavoratrici farla emergere e "imporla" nella battaglia sindacale di classe.

Riportiamo su questo un breve stralcio dal paragrafo "Una utile (ma sprecata) inchiesta sulle operaie metalmeccaniche della Fiom" dell'opuscolo "S/catenate - donne-lavoro-non lavoro una lotta di classe e di genere"

"...La politica, le concezioni della Fiom smorzano la denuncia forte che viene dalle operaie e dalla loro condizione al massimo in un elenco di richieste, che il più delle volte restano sulla carta, o gestite in forma ultrariformista che ne ammazza la potenzialità di rottura.
La democrazia sindacale, di fatto inesistente per tutti i lavoratori, per le lavoratrici si tratta anche in questo campo del proseguimento della discriminazione generale. Le Rsu, anche nelle fabbriche con presenza femminile, normalmente sono composte di soli uomini, e viene tolto alle lavoratrici il diritto di decidere su accordi che riguardano le loro condizioni di lavoro o contro piani o accordi che penalizzano la maternità o aumentano le differenze di genere nei salari e nelle mansioni. C’è da dire, comunque, che secondo le nuove regole nei casi in cui le sole delegate in una Rsu si opponessero ad accordi contro le donne, se non sono la maggioranza, sarebbero poi costrette a far applicare tali accordi. 

Questo dimostra che anche rispetto alla battaglia sindacale per le lavoratrici l’aspetto principale non può essere quello di entrare e cercare di cercare di farsi spazio in una democrazia sindacale ormai inesistente e imbrigliante la forza delle lavoratrici, ma di costruire l’unità e la lotta delle donne e come donne sui posti di lavoro, e di essere le principali protagoniste interessate alla costruzione del sindacato di classe di tipo nuovo che ponga come principio costitutivo e permanentemente agente il ruolo delle donne lavoratrici nella costruzione, direzione, nel carattere di classe e di genere che deve avere il sindacato, rompendo nei fatti con una “classe senza sesso”, ponendo la questione di genere dentro la questione di classe...".

pc 18 novembre - Milano la polizia a suon di manganelli e lacrimogeni contro chi lotta per la casa

MILANO: LACRIMOGENI E MANGANELLI CONTRO OCCUPAZIONE IN GIAMBELLINO

giambellinoLunedì 17 novembre – La Questura di Milano ci riprova, questa volta si fa largo a suon di manganellate e lacrimogeni. Questa mattina, 17 novembre, nuovo attacco poliziesco alle occupazioni delle case popolari nel quartiere del Giambellino.
Si tratta della guerra alle occupazioni a scopo abitativo dichiarata ormai una decina di giorni fa dal sindaco Pisapia nella presentazione di quello che è un vero e proprio piano sgomberi e che sarebbe dovuto scattare nuovamente da domani.
Esattamente una settimana fa un primo tentativo di eseguire gli sgomberi nel quartiere, andato a vuoto per la resistenza di occupanti e solidali.
Questa mattina cariche e lacrimogeni ad altezza d’uomo, per cercare di disperdere occupanti e attivisti in via Vespri Siciliani, al Giambellino, dove al civico 71 è stata sgomberata una casa. Tra i resistenti anche un ferito. Solidali e  occupanti  si sono poi spostati in piazza ,  per alcuni minuti, tornando poi a bloccare il traffico in Via Vespri Siciliani, all’altezza della casa sgomberata.
Dopo i blocchi stradali un corteo ha attraversato le strade del quartiere prima di sciogliersi e darsi appuntamento per questa sera alle 20 in piazza Ferrara, al Corvetto, per una fiaccolata. Domattina, invece, ritorneranno le colazioni antisgombero nei quartieri, per contrastare il primo giorno ufficiale del piano sgomberi di Comune e comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza.
Ore 18: il racconto dello di questa mattina ed alcune riflessioni sull’attacco alle occupazioni abitative per necessità e la risposta dei comitati del movimento di lotta per il diritto alla casa. Con noi Marcelo, abitante del Giambellino e Rocco del Comitato di lotta casa e territorio Ticinese-Corvetto ascolta
Ore 12:  l’aggiornamento dai blocchi stradali e corteo spontaneo in Giambellino da Alessandro, comitato .
Ore 11: il collegamento con Gonzalo, comitato abiitanti di San Siro, che ci racconta delle cariche di polizia

http://www.radiondadurto.org/2014/11/17/milano-lacrimogeni-e-manganelli-contro-le-occupazioni/

pc 18 novembre - Operai Fiat Termini Imerese... ancora una fumata nera dall'incontro al ministero

Si sono svolti nella giornata di oggi [ieri, ndr], nella sede del ministero dello Sviluppo economico, gli incontri per ottenere le garanzie industriali e occupazionali per i lavoratori degli stabilimenti Fiat e Pcma Magneti Marelli di Termini Imerese insieme a tutto l'indotto.

"In mattinata – racconta Michele De Palma, coordinatore nazionale Fiom del settore automotive –, unitamente alle altre organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, abbiamo partecipato al tavolo coordinato dal Mise, con il management della società Grifa. La direzione aziendale ha spiegato intenzioni e tempistica del processo di acquisizione, ma, ad oggi, possiamo affermare che per la Fiom mancano ancora i presupposti fattivi utili al trasferimento di ramo d'azienda dalla Fiat alla Grifa. Il presupposto del trasferimento è la solidità proprietaria e finanziaria della società cedente certificate da Invitalia e dal Mise".

"Abbiamo ribadito – continua De Palma – che senza questo presupposto non ci può essere trasferimento. Inoltre, l'obiettivo della ricollocazione di tutte le maestranze è l'ulteriore presupposto fissato negli accordi prercedentemente siglati per il compimento del percorso siglato presso il Mise. Alla società Grifa abbiamo fatto presente che le notizie di stampa, ove non smentite, nuociono al futuro industriale e produttivo e minano i presupposti per il raggiungimento di un accordo definitivo di reindustrializzazione dell'area. Inoltre, abbiamo posto l'attenzione sull'accordo di programma, di cui ad oggi non abbiamo riscontri dalla Regione Sicilia, utile alla ricollocazione di tutti i lavoratori, compresi quelli dell'indotto".

"Per quel che concerne il salario, che nel caso di perfezionamento dell'accordo dovessero passare a Grifa, le distanze sono enormi: la direzione aziendale chiede la cancellazione di nquadramento, anzianità e salario percepito dai lavoratori tre anni fa in Fiat. Per raggiungere un accordo, deve essere chiara la disponibilità della direzione aziendale a negoziare: un  prendere o lasciare sarebbe inaccettabile. Comunque l'incontro su questo punto è stato aggiornato a dopo il chiarimento sulla parte relativa agli assetti finanziari".

"Nel pomeriggio si è tenuto invece l'incontro con la direzione aziendale di Fiat, in cui la Fiom ha ribadito che la decisione dell'azienda di aprire le procedure di mobilità non risponde alla necessità di assumersi tutti le proprie responsabilità. Abbiamo chiarito che per quanto ci riguarda è un problema di tutte le parti sedute al tavolo il buon esito della ricollocazione di tutte le maestranze compreso l'indotto. Per permettere il raggiungimento degli obiettivi fissati nel verbale di incontro sottoscritto presso il Mise, la direzione aziendale della Fiat, ove si perfezionasse il trasferimento senza problemi, dovrà assicurare incentivi alla mobilità volontaria dei lavoratori ex Fiat per definire il perimetro che dovrà essere trasferito alla nuova società subentrante. Si è trattato, quindi, di un primo incontro, in cui le parti hanno messo sul tavolo le loro posizioni, aggiornandosi al 26 novembre per approfondire la discussione".

da rassegna.it

pc 18 novembre - politicanti siculi - ritratto di Giovanna Marano

Giovanna Marano - Assessore al Comune di Palermo con deleghe a: Lavoro - Impresa - Sviluppo - Attività produttive - Mercati - Rapporti funzionali con Gesap e Patto per Palermo.




Eppure fu definita la "pasionaria della Fiom"!

Ha iniziato a fare sindacato, quando lavorava all'ospedale Vincenzo Cervello di Palermo, come infermiera professionale; era il  1983 ma già nel 1990 è sindacalista a tutti gli effetti. Nel 1995 entra nella segreteria regionale della Cgil Sicilia e nel 2003 viene eletta segretaria della Fiom isolana . . . allo scadere del suo mandato nel 2012 diviene presidente del comitato centrale della Fiom nazionale.

Una bella carriera, non c'è che dire . . . la Signora Marano conosce il fatto suo ma non è questo che ci "stupisce".

L'Italia va a rotoli e il comune di Palermo non naviga certo in buone e limpide acque . . . una donna che ha diretto per anni il sindacato dei metalmeccanici in Sicilia e in qualche modo nel paese, accetta di diventare assessore in una giunta "anomala" dove sua maestà il prof.Orlando decide le cose "più strane" e in qualche modo si prodiga (crediamo per incapacità più che per cattiveria) per dare la mazzata finale alla città . . . dicevamo  una donna che si è definita "compagna" con la "C" maiuscola, accetta l'incarico di raccontare "balle" ai lavoratori e ai disoccupati, alle donne e agli studenti . . . si, perchè la Signora Marano ha la delega al lavoro ma non riesce a cavare un ragno dal buco . . . risulta impreparata e assente come se per anni avesse giocato a bingo anzicchè avere diretto il più grande e storico dei sindacati nella più grande e "martoriata" regione d'Italia.
Spesso rifiuta di incontrare i lavoratori come se avesse paura di loro . . . probabilmente non sa cosa dire.
Sanità ideologica (?) e di principi, avrebbe richiesto che davanti a una situazione di "inagibilità" per la sua delega Giovanna Marano avesse dato subito le dimissioni evitando di sciogliere nell'acido dell'antipatia, tutto ciò che in anni di sindacato, secondo i canoni che borghesia impone, aveva conquistato anche in immagine ma si sa, oggi come ieri, i salotti e le poltrone nonchè le "sedie del potere" esercitano un'attrazione fatale alla quale nemmeno l'atletica Giovanna è sfuggita.


lunedì 17 novembre 2014

pc 17 novembre - Turchia: RedHack cancella 1,5 miliardi in bollette elettriche!




[Ripubblicato from http://www.techworm.net/2014/11/redhack-hacks-turkeys-electric-distribution-company-website-delete-bills-worth-1-5-trillion-turkish-lira.html ]


Il collettivo di hacker comunisti turchi RedHack nella giornata di ieri, venerdì 14 novembre, ha annunciato sul suo profilo Twitter di avere hackerato il sito della Turkey Electricity Transmission Company (tuttora in down) e di aver cancellato le fatture in sospeso di migliaia di cittadini per un importo di 1,5 miliardi di lire turche, pari all'incirca a 665mila dollari. RedHack ha inoltre fatto trapelare i nomi utente e le password appartenenti ai gestori dell'amministrazione della società elettrica.
Il debito cancellato è relativo a parte delle bollette del distretto di Soma, noto alle cronache soprattutto per il tragico massacro di 301 minatori nello scorso maggio, episodio che scatenò settimane di proteste contro il governo Erdogan. Il distretto, attualmente, è inoltre alle prese con la distruzione di terreni agricoli e uliveti nella cittadina di Yirca per la costruzione di una centrale elettrica a carbone, lo stesso carbone che veniva estratto nella miniera in cui sono morti i lavoratori.
Recentemente all'incirca 5mila ulivi sono stati abbattuti, nonostante la strenua resistenza della popolazione locale che da alcuni mesi manifestava contro l'ennesima devastazione ambientale. Proprio ai resistenti e alle resistenti di Yirca è stata rivolta l'operazione di RedHack, che ha infatti dichiarato "Dedichiamo questa azione agli abitanti del villaggio di Yırca, a coloro che resistono in Validebağ, e a chi sa che esistono cose più importanti del denaro e dello stato in questa vita".
Redhack (Kızıl Hackerlar, Kızıl Hackerlar Birligi), sono hacker marxisti-leninisti. La RedHack ha finora violato diversi siti web turchi di alto profilo come Consiglio di istruzione superiore, le forze di polizia turche, l'esercito turco, Türk Telekom, e l'Organizzazione National Intelligence e molti altri siti web .

pc 17 novembre - Continua la strage di nei luoghi di lavoro! Un altro operaio morto al Porto di Ravenna!

A bordo della nave si ribalta un carrello e l'operaio alla guida muore schiacciato
Un marittimo di 55 anni è la vittima dell'incidente sul traghetto


Le ruote del carrello elevatore escono dalla rampa, l'operaio che lo guida viene sbalzato e si ritrova schiacciato sotto il peso del mezzo ribaltatosi nonostante i pochi centimetri di dislivello. Questa, almeno secondo i primi rilievi della Medicina del lavoro, la dinamica più plausibile per spiegare il decesso di un 55enne marittimo di nazionalità filippina avvenuto verso le 13.30 del 14 novembre, all'interno del traghetto Fides della Grimaldi, di cui la vittima era equipaggio, attraccato alla banchina del terminal container del porto di Ravenna.
I colleghi hanno subito dato l'allarme ma quando il 118 è arrivato sul posto non c'è stato nulla fare, troppo grave il trauma da schiacciamento. Le indagini sulla dinamica, per accertare come sono realmente andate le cose e le eventuali responsabilità, sono affidate alla Medicina del lavoro in collaborazione con la capitaneria di porto. Sulla scena sono intervenuti anche gli esperti delle polizia scientifica per i rilievi utili alle indagini. Il carrello è stato sequestrato mentre la nave potrà riprendere la navigazione. Sono già stati ascoltati 4-5 membri dell'equipaggio. Al momento non è ancora chiaro quali mansioni stesse svolgendo l'operaio 55enne.

Marittimo morto sulla nave al porto: quattro persone indagate
Atto dovuto: ipotesi di reato è omicidio colposo in cooperazione

Il traghetto della tragedia
La procura di Ravenna ha indagato quattro bulgari per la morte del marittimo filippino, ieri pomeriggio in un incidente sul lavoro in una nave attraccata al terminal container del porto. Lo riporta il sito dell'agenzia di stampa Ansa.
Sono il primo ufficiale di coperta di 32 anni, il comandante di 45, l'ufficiale di osservazione di 24 e il direttore di macchine di 58. Per tutti - difesi dagli avvocati Maurizio Mauro, Aldo Guerrini e Maria Rita Calderoni - l'ipotesi di reato come atto dovuto è di omicidio colposo in cooperazione.

La Rete per avere denunciato le responsabilità dei padroni assassini e di tutti i loro complici, Compagnia portuale, confederali-caporali e Ausl, che ha rivendicato la postazione fissa dell'Ispettorato, che ha chiesto pene pesanti per i responsabili della morte di Luca Vertullo, operaio interinale, invece va a processo il 12 dicembre.

pc 17 novembre - L'imperialismo italiano ha un ruolo attivo nei preparativi bellici: mentre a Napoli si esercita la Nato invia 4 Tornado in Kuwait e militari in Iraq

dal numero 4 novembre/dicembre di proletari comunisti

"la ex pacifista Pinotti al ministero della Difesa agisce come grottesco Ufficio stampa delle decisioni dei militari e della Nato"
"Con il governo Renzi e questi ministri è come se fossimo in presenza di un governo ombra in materia di Esteri e Difesa, fuori dal controllo del parlamento, della stampa e, quindi, in una oscurità voluta che ci trascina nel vortice delle guerre in corso e che fa del nostro governo una sorta di “servo padrone” ancora e principalmente dell’imperialismo Usa"



L’8 novembre ha preso il via presso il Nato Joint Forces Command (FC) di Napoli l’esercitazione internazionale «Trident Juncture 14» per l'intervento in Ucraina.
Il generale dell’esercito italiano, Leonardo di Marco, ha dichiarato: «L’esercitazione è il coronamento di un anno d’addestramento di unità tattiche più piccole – task forces speciali terrestri, aeree e navali — messe a disposizione a rotazione dai paesi membri della Nato. Esse faranno parte della Nrf che a partire del 2015 ricadrà sotto il controllo del Comando alleato di Napoli».
Oggi apprendiamo da Il Messaggero:
Isis, M5s: «L'Italia invia i tornado in guerra senza autorizzazione del Parlamento»


L'Italia amplia il contributo fornito alla coalizione anti Isis inviando 4 Tornado con compiti di ricognizione e intelligence. I caccia, precisano fonti militari, non parteciperanno ai bombardamenti e saranno schierati entro Natale nelle base avanzate in Kuwait in modo da potenziare il dispositivo già schierato, due velivoli Predator e un aereo da rifornimento, per i raid sulle postazioni del Califfato dislocate in Siria e Iraq.

La decisione, ha spiegato in un'intervista a La Stampa il ministro della Difesa Roberta Pinotti, è maturata «rispondendo ad una sollecitazione della coalizione e delle autorità locali». I Tornado verranno dunque utilizzati per «ricognizione avanzata» e attività d'intelligence, anche in considerazione del fatto che il recente vertice Nato di Newport ha assegnato all'Italia proprio compiti di vigilanza e ricognizione. «Si tratta di compiti molto delicati in questa fase - ha spiegato sempre ieri in un'intervista al Sole 24 ore il capo di Stato maggiore della Difesa, l'ammiraglio Luigi Binelli Mantelli - perché l'esercito dell'Isis ha imparato sempre di più a nascondere uomini e mezzi in ospedali, scuole e moschee ed è quindi decisivo intervenire con tempi e modalità ben precise, per evitare danni ai civili».

L'invio dei caccia viene contestato però dal Movimento 5 stelle, che chiede al governo di riferire in Aula. «Il ministro Pinotti entra praticamente in guerra - affermano i deputati della commissione Difesa -. Ha dato il via libera alla partenza dei Tornado bypassando completamente l'opportuna autorizzazione delle Camere. Una missione a rate di cui il Parlamento e i cittadini sono del tutto all'oscuro». L'unica risoluzione approvata dall'Italia, sostengono i cinquestelle, risale infatti al 20 agosto e «tratta il mero invio di armamenti leggeri, ovvero mitragliatici kalashnikov e munizionamento, il che esclude l'implementazione di un'autentica missione».

Parole alle quali fonti della Difesa replicano affermando che il Parlamento è stato «opportunamente informato» nel corso delle audizioni, nelle quali gli stessi parlamentari cinquestelle si dissero d'accordo con la maggioranza circa la non necessità di un voto.

«Polemiche strumentali e, nel merito, prive di ogni fondamento» le liquida il presidente della commissione Difesa del Senato Nicola Latorre sostenendo che i Tornado, così come tutti gli assetti inviati dal nostro paese, «non parteciperanno attivamente al conflitto». Saranno di «supporto - aggiunge - ad un'opera, rigorosissima, di intelligence». In occasione dell'audizione del 16 ottobre scorso inoltre, Latorre ricorda che il ministro Pinotti «annunciò che l'Italia si predisponeva anche a mettere a disposizione questi mezzi».

Dopo aver parlato dei circa 200 militari con funzione di addestratori che andranno presumibilmente ad operare ad Erbil e degli 80 uomini con funzione di consigliere per gli alti comandi delle forze armate irachene, il titolare di via XX Settembre disse che «è in fase di pianificazione l'invio di altri assetti pilotati per la ricognizione aerea».
Lunedì 17 Novembre 2014

pc - 17 novembre - Corteo No Tav a Torino sabato 22: quei giorni e quelle notti c'eravamo tutti.

 Corteo No Tav a Torino, sabato 22 novembre 

25 anni di bugie sul TAV, ecco il dato che emerge chiaramente e che il Movimento No Tav denuncia da sempre.
Nessun costo attendibile, finanziamenti europei sempre più in forse, l’assenza di un progetto esecutivo e di una seria analisi costi/benefici ma, soprattutto, l’inutilità di quest’opera miliardaria, come confermato nero su bianco da esperti e tecnici di tutta Europa.
Che succede ora? Ministri, politici interessati solamente a mantenere la poltrona e vari incaricati del progetto ripetono la litania “tutto regolare, la Tav si farà” e nel frattempo la mafia ringrazia e le tasche dei soliti noti si riempono. Tutti quei miliardi che vogliono spendere per il TAV potrebbero servire a sistemare le scuole che cadono a pezzi, a mettere in sicurezza i territori, a sostenere chi rimane privo di reddito e della casa e chi, pur facendo di tutto, non arriva a fine mese.
 I No Tav queste cose le hanno sempre dette e da sempre lottano per bloccare quest’opera inutile e devastante.
La procura di Torino con i processi ai No Tav sta cercando di fermare il movimento, creando un precedente con l’accusa di terrorismo, affinché tutte le lotte sociali vengano indagate come ipotesi criminali.
Il 14 novembre è stata formulata la richiesta di 9 anni e 6 mesi di reclusione per i NOTAV Chiara, Claudio, Mattia, Niccolo’, in carcere dal 9 dicembre scorso con l’accusa di terrorismo, per un atto di sabotaggio, incendiando un compressore, anche se la Cassazione ha già escluso si possa parlare di terrorismo.
A dicembre sarà emessa la sentenza.
Altri tre compagni sono in carcere per lo stesso episodio, in attesa di giudizio.
A gennaio, invece, verrà emessa la sentenza del Maxiprocesso ai 53 No Tav per i fatti del 27 giugno e 3 luglio 2011, date storiche della lotta No Tav, in cui sono state richieste condanne per un totale di quasi 200 anni di reclusione e più di due milioni di euro per danni a persone, cose e “all’immagine dello Stato italiano”!

QUEI GIORNI E QUELLE NOTTI C’ERAVAMO TUTTI! 
LIBERTÀ PER TUTTI I NO TAV!

SABATO 22 NOVEMBRE ORE 15.00 PIAZZA CASTELLO, TORINO CORTEO NO TAV!

pc 17 novembre - Disastro ambientale in tutto il nord e a Genova...E' PASSATO APPENA UN MESE!

E' PASSATO APPENA UN MESE
E' passato appena un mese dagli eventi alluvionali del nove e tredici ottobre - che hanno colpito Genova, il suo entroterra, ed il Basso Piemonte - e siamo nuovamente nella stessa situazione, con l'aggravante della recidività che acuisce in maniera pesante le criticità idrogeologiche presenti su territori ormai intrisi d'acqua e per questo non più in grado di trattenerla.
Non è che nel frattempo le cose siano migliorate poi così tanto: ad inizio novembre, quella zona della provincia di Genova che era stata risparmiata dalla precedente ondata di maltempo - la val Fontanabuona ed il comprensorio del Tigullio - è stata colpita pesantemente, anche con due morti, dovuti ad una frana avvenuta nel Comune di Leivi, che ha spazzato via una casa ed i suoi abitanti.
Sabato quindici novembre la situazione metereologica è nuovamente da tregenda: in tutta la Liguria, ed il Basso Piemonte alessandrino, si verificano nuovamente allagamenti, esondazioni, e frane, ovunque: anche negli stessi territori precedentemente martoriati.
Chi scrive, residente a Bosio (Al), sentendo le allarmanti notizie provenienti dalla vicina valle Scrivia, si preoccupa non poco; sentito al telefono, il sindaco - il compagno Stefano Persano - conferma: "è un vero disastro: Cadimassa, val Pagani, e tante altre località, sono alle prese con danni incalcolabili provocati dalle frane".
Al momento le zone colpite non sono raggiungibili, se non con enormi difficoltà: appena sarà ripristinato un minimo di regolarità, sarò certamente sul posto per informare su quelli che saranno gli sviluppi della situazione.
Genova, 16 novembre 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com

pc 17 Novembre- PALESTINA- NUOVE AZIONI DI PROTESTA CONTRO IL MURO DELL'APARTHEID

Rigiriamo da reteitalianaism.it :

Attivisti palestinesi e internazionali attraversano il muro di separazione con ponti di fortuna


14 novembre 2014 | International Solidarity Movement | Ramallah, Palestina occupata
Venerdì mattina circa 50 attivisti palestinesi e internazionali hanno utilizzato ponti di fortuna per attraversare il muro dell’Apartheid tra Qalandiya e il lato nord di Gerusalemme. Questa azione diretta non violenta era in risposta alle restrizioni imposte da Israele  ai fedeli palestinesi che desiderano accedere ad al-Aqsa negli ultimi mesi.
image
Gli attivisti hanno scalato il muro ad uno ad uno verso le 10 di ieri mattina. A poche centinaia di metri da un insediamento israeliano, gli attivisti  hanno proceduto a tagliare un recinto di filo spinato che era stato collocato vicino al muro dell’Apartheid.
Una volta che tutti gli attivisti hanno violato il muro, il gruppo ha applaudito e sventolato bandiere palestinesi con orgoglio. L’azione è terminata pacificamente intorno alle 11, senza arresti. Questa azione diretta non violenta era parte di una campagna dal titolo # On2Jerusalem ed è stata organizzata dai comitati di resistenza popolare palestinese locali per mostrare solidarietà con gli abitanti di Gerusalemme.

Un’altra azione che faceva parte della campagna # On2Jerusalem è avvenuta successivamente: attivisti palestinesi ed internazionali hanno tentato di marciare verso Gerusalemme attraverso il Hizme checkpoint. Gli attivisti hanno bloccato il traffico israeliano, sventolavano bandiere palestinesi e cantavano canti pro-Palestina. Molti dei presenti indossavano magliette con immagini di Al-Aqsa, con il testo: “Sono palestinese sotto i 50.” Questo testo si riferisce alle restrizioni imposte ai fedeli maschi palestinesi sotto i 50 in materia di entrare nel complesso di Al-Aqsa. Subito, gli attivisti sono stati raggiunti da militari e  polizia israeliana e pertanto gli è stato impedito di attraversare Hizme.
Le forze israeliane hanno gridato e spinto gli attivisti e i giornalisti in diverse occasioni e poco dopo le forze israeliane hanno sparato una raffica di granate assordanti verso gli attivisti costringendoli a disperdersi. Hanno spinto con violenza due attivisti internazionali che trasportavano una grande bandiera palestinese, le forze israeliane hanno finito per confiscargli la bandiera. Uno di questi attivisti internazionali ha dichiarato, “Ci siamo trovati a tenere la bandiera palestinese nei pressi di un gruppo di soldati. Un soldato di fronte a noi ha strappato una piccola bandiera palestinese di fronte a noi. Poi ha cercato di prenderci la grande bandiera. Quando si sono accorti che non avremmo ceduto, sono intervenuti un mucchio di altri soldati, con spinte e violenze,  fino a strapparci la bandiera”.
Più tardi quel giorno e come parte delle azioni del # On2Jerusalem, attivisti locali si sono riuniti al Qalandiya checkpoint dove gli scontri erano in corso per la maggior parte della mattina. Le forze israeliane hanno usato una forza eccessiva sparando decine di lacrimogeni e granate oltre a granate stordenti contro i manifestanti. Nonostante l’aggressione dell’esercito israeliano, i manifestanti non violenti che erano poche centinaia di numero ad alta voce gridavano slogan pro-Palestina e sventolavano bandiere. Ad un certo punto un dimostrante è riuscito a salire su un posto di vedetta militare per appendere una bandiera palestinese sulla parte superiore.

pc 17 novembre - lotta di classe e la costruzione del partito..da Pillole comuniste

"Non dimenticare mai la lotta di classe".
Non dimenticare mai che "senza partito niente rivoluzione"

Questo si può considerare un principio per ogni rivoluzionario che si pone come obiettivo quello di dare il potere alla classe operaia. Perché senza queste due cose non si può raggiungere l'obbiettivo, perché senza lotta di classe attiva non si può costruire il partito comunista che a sua volta costruisce la rivoluzione. Altrimenti si parlerebbe soltanto di semplice movimentismo o economicismo, senza rivoluzione proletaria.


Da pillole comuniste 2 -  22/10/2013

pc 17 novembre - TORNANDO AL CORTEO DEL 14 DI MILANO, UN REPORT UTILE PER CAPIRE SUL CAMPO LA LOTTA DELLO SLAI COBAS SC, LA LINEA FIOM E ALTRE FORZE...

In generale nel corteo Fiom a Milano, una cosa che risaltava anche in questa manifestazione è il dato della quantità degli operai scesi in piazza, anche se ad esso ancora non corrisponde una combattività adeguata, ma comunque esprime una voglia di rispondere a Renzi e ai padroni, che la linea Fiom ribadita ancora da Landini : "noi siamo qui “per” non “contro”...."  cerca di mantenere sotto controllo.

La decisione dello Slai cobas per il sindacato di classe di Bergamo, Milano è stata di partecipare a questo corteo per portare agli operai la chiarezza sugli obbiettivi dello  sciopero contro il governo e i suoi provvedimenti filopadronali, con lo spirito che lo sciopero generale lo iniziamo noi oggi e la mobilitazione deve andare avanti unificando tutti i settori colpiti dalle politiche del governo, che non è un interlocutore per le masse in lotta ma una controparte che in questa fase vuole affossare ideologicamente e colpire tutto quello che si muove e lotta.

Questo nostro aspetto è stato evidente subito, perchè sin dall'inizio appena entrati in corteo al concentramento abbiamo passato il filtro del servizio d'ordine Fiom (non digos...) che avendoci individuato come settore logistica cobas ci aveva intimato  di fermarci in coda dove già sostava lo spezzone si.cobas (che è rimasto in coda ed è arrivato in piazza a comizi conclusi e senza nessun spikeraggio, nonostante un furgone con amplificazione e lo striscione “operai metalmeccanici e facchini uniti nella lotta”, restando nello spezzone fiom con lo spirito espresso dal loro volantino).
Noi ci siamo posizionati a metà corteo dopo lo spezzone Fiom del Friuli.
Eravamo presenti con due pulmann da Bergamo, di lavoratori immigrati della logistica di Brignano e di operai della Tenaris, Brembo, Sneider, Necta, inoltre vi erano lavoratrici della Codess, operai logistica della LDD, decine di lavoratori indiani di Natura.com, lavoratori di Milano di Opera, della Marr, autisti della Fao. Abbiamo portato lo striscione: “Renzi, sogno del padroni incubo dei lavoratori, CACCIAMOLO” e altri: “sciopero generale Renzi se ne deve andare – trattativa=sconfitta, cacciamolo, gli operai della logistica portavano vari striscioni: “logistica-illegalità di Stato-Renzi-Poletti fascisti perfetti”, “sfruttati e scaricati”, “Natura.com NO ai licenziamenti con ogni mezzo necessario”, ecc.
Tra tutti i lavoratori della manifestazione è stato anche diffuso il volantino dello Slai cobas per il sindacato di classe.

Durante tutto il corteo slogan e spikeraggi, molta attenzione e foto agli striscioni. Siamo entrati in p.zza Duomo prima che iniziassero Landini e Camusso, con striscioni ben visibili e lanciando più volte slogan su sciopero generale, contro il governo. La gestione della Fiom, che tra l'intervento di Landini e quello della Camusso metteva musica a tutto volume, non ha impedito i fischi iniziali alla Camusso (purtroppo durati poco). 
Alla fine si è usciti dalla piazza attraversandola sempre in corteo con slogan fino ad incrociare all'uscita il gruppo di giovani con bandiere notav (in un video post manifestazione si vede che questi avevano tentato di arrivare all'atrio del Duomo che era transennato e quasi vi erano riusciti visto un esiguo numero di polizia, poi è arrivato il servizio ordine Fiom che si è messo a fare cordone, con forte incazzatura dei ragazzi).
A questo punto il nostro corteo si ferma e teniamo insieme un'assemblea in cui tanta gente che sta defluendo si ferma ad ascoltare; noi prendiamo la parola e ci alterniamo con i ragazzi per riportare la giornata ai contenuti di lotta veri.
Ad un certo punto arriva la notizia che hanno bloccato e caricato gli studenti medi in via Larga (che tra l'altro come si vede nei video avevano l'autorizzazione per arrivare in Duomo), quindi con i lavoratori in prima fila ci dirigiamo in corteo verso il punto ma troviamo tutta piazza Fontana chiusa da cordoni in tenuta antisommossa, con la polizia che vuole far passare noi ma non il resto dei ragazzi e inizia a chiudere tutte le uscite; rifiutiamo questa ipotesi e dopo breve discussione otteniamo di  muoverci tutti in una via verso la metro Duomo (gli studenti medi non cerano più).
Al termine, i ragazzi sono stati contenti della nostra presenza e risposta.

Positivo il clima tra i lavoratori, le discussioni sono proseguite anche sui pulmann su cosa fare, sullo sciopero del 5, sul ruolo della Cgil e del governo; un clima che contribuisce anche a dare più forza alle vertenze specifiche .

Altra nota riguarda l'attenzione che c'è stata da parte della questura fino all'ultimo. Questa “attenzione” per i lavoratori dello Slai cobas per il sindacato di classe che sono venuti da Bergamo, è iniziata da prima della partenza da Bergamo;  dove le iniziative che ci sono state negli ultimi tempi da parte del movimento per la casa e degli studenti ha riacceso i vari distinguo su modalità di lotta "violente" o no, con varie sfumature da parte di Rc, con la condanna della Cgil regionale e il sostegno peloso del “sindacato è un'altra cosa”.
Da sottolineare, infine, che Landini a Milano ha lisciato il pelo ai movimenti che sono in piazza con la Fiom, proprio mentre in piazza il suo “servizio d'ordine” faceva le veci della polizia....

domenica 16 novembre 2014

pc 16 Novembre- TUNISI, MURALES RIBELLI CONTRO LA VECCHIA POLITICA CHE RITORNA

Nidaa Tounes, il partito che ha conquistato la maggioranza relativa nelle prime elezioni legislative svoltesi con la nuova costituzione dopo la cacciata del regime di Ben Alì e che accoglie al proprio interno esponenti del vecchio partito di regime (lo RCD) aveva commissionato un murales che vedete qui di seguito:



Il murales porta l'immagine di Beji Caid Essebsi leader di Nidaa Tounes, collaboratore del primo presidente tunisino Bourguiba negli anni '50, presidente della Camera dei Deputati negli anni '90 sotto il regime di Ben Alì e prossimo a formare il nuovo governo.
Il leader politico ha 87 anni, non molto promettente per un paese che ha visto una rivolta condotta in particolare dai giovani contro il vecchio regime al potere che a quanto pare ancora non è stato spazzato via del tutto.

I giovani writers, figura che spesso rimanda all'idea di un'artista da strada e ribelle, si sono venduti al potere per 400€.
Per fortuna ciò non è generalizzabile e a quanto pare la scorsa notte altri writers hanno modificato lo stesso murales a Piazza Barcellona di fronte la stazione centrale di Tunisi cosi:



sui profili facebook di alcuni blogger tunisini gira questa immagine accompagnata dal messaggio: "Nidaa Tounes ha pagato Droom del gruppo Zomra 400€ per fare il graffito I love Benatti, a piazza Barcellona a Tunisi. Ma nessuno ha pagato per cancellarlo e renderlo così. Rivoluzione nonostante tutto!"

pc 16 Novembre - Kurdistan resistente contro lo Stato Islamico - ultime dal fronte


Per i media e l'opinione pubblica
Unità di Difesa Popolare YPG - Media Center

Kobanî / 16 novembre 2014 - Gli attacchi terroristici da parte dei mercenari dello 'ISIS' per occupare Kobanî continuati ieri per il  62 ° giorno. Le nostre unità di / Unità di Difesa delle Donne/Popolari YPJ continuano ad avanzare sul centro della città. Con il sostegno delle forze Burkan al-Firat (operazioni congiunte dell'Esercito libero siriano) e la armi pesanti dei Peshmerga, i nostri soldati sono riusciti a liberare diverse posizioni che erano state occupate dai terroristi. Di fronte a una grande conquista, i terroristi stanno pesantemente bombardando il centro della città e il quartiere residenziale di Kobanî con mortai.

Sul fronte orientale di Kobanî, le nostre forze hanno condotto un'operazione contro diverse posizioni occupate nella zona Sukul Hal e la strada comune. La battaglia per questa regione è durata ieri durante il giorno e durante la notte in cui le nostre unità sono state in grado di infliggere duri colpi ai terroristi e a liberare due posizioni. Secondo quanto è stato confermato dalle nostre truppe, 28 terroristi tra cui due emiri (Abu Ali Askari / Abu Muhammad al-Mesri comandanti che erano una parte della leadership per i recenti attacchi contro Kobanî) sono stati uccisi in questa campagna.

Le nostre unità hanno effettuato un'operazione contro un gruppo di terroristi tra i villaggi di Bakhdik e Bozk 25 km sud-ovest Kobanî, un veicolo dei terroristi è stato distrutto e 3 terroristi sono stati uccisi in questa operazione.

Sul fronte meridionale di Kobanî, le nostre forze hanno condotto una operazione limitata contro i gruppi terroristi che si preparavano per un attacco. In questa operazione  un gruppo di terroristi formato da 11 combattenti, soprattutto mercenari stranieri è stato del tutto eliminato.
Oggi alle prime ore del mattino i terroristi hanno attaccato sul fronte meridionale, ma le nostre forze hanno prontamente risposto e si sono verificati scontri diretti. Questo attacco è stato effettivamente respinto, ma non siamo stati in grado di confermare immediatamente il numero dei morti dei terroristi.

Nelle battaglie delle ultime 24 ore, uno dei nostri compagni che ha partecipato alle operazioni, ha combattuto bene è stato martirizzato in azione.