martedì 10 maggio 2011

pc 10 maggio - ...Ci accusano di associazione a delinquere da Spazio Liberato 400 colpi

autore:
Spazio Liberato 400Colpi
Ci accusano di associazione a delinquere, ci vorrebbero dipingere come marginalità sociale isolata da tutto.
Ma il motivo per cui ci colpiscono è il contrario di quanto affermano: quello che vogliono punire è l'idea che con le lotte si può determinare un cambiamento reale del presente, sono i legami che naturalmente si creano nel portare avaanti insieme una lotta (che sia contro l'ultima allucinante riforma dell'istruzione, contro i CIE o la TAV, contro gli affitti esorbitanti o contro l'ultimo covo fascista).
Questa non è una questione privata tra la legge e noi 5 arrestati, noi 22 sottoposti a misure cautelari, noi 78 indagati: è un attacco esemplare che vuol mettere a tacere tutta la ricchezza delle lotte sociali e quindi colpire chiunque ha ritrovato la fiducia nel potersi esprimere direttamente e da protagonisti sulle più svariate questioni politiche e sociali che ci riguardano.
Per questo ciò che è accaduto riguarda chiunque pensi che le ultime "riforme" della scuola e dell'università siano più criminali che occupare una scuola o una facoltà per organizzarsi o fare cortei che bolccano la città e i suoi flussi, che affittare un monolocale a 1000 euro sia più criminale che occupare una casa, che sventrare il terriotorio per costruire grandi opere inutili e riservate a pochi ricchi sia più criminale che invadere un cantiere della TAV o occuparne i binari, che costruire lager per gli immigrati sia più criminale che lottare perchè non esista, che riempire le città di mostri di cemento sia più criminale che scrivere su quei muri.
Siamo tutti conivolti, siamo tutti sotto attacco, insieme dobbiamo trovare una risposta.

Se chi lotta è delinquente siamo tutti criminali.

Assemblea pubblica
Martedì 10 Maggio
ore 18
Piazza S.Spirito

pc 10 maggio - lo scontro nella Fiom dopo il Si alla Bertone - il documento approvato dal CC

Comitato centrale 9 maggio 2011.
Al termine dei lavori del Comitato centrale sono stati presentati due documenti che sono stati votati in contrapposizione.
Il documento presentato da Maurizio Landini, segretario generale Fiom, è stato approvato con 106 voti a favore, quello presentato da Fausto Durante ha raccolto 29 voti a favore. Si sono astenuti 15 componenti il Comitato centrale.

Documento presentato da Maurizio Landini, Segretario generale Fiom:
"Il Comitato centrale della Fiom-Cgil esprime grande soddisfazione per la riuscita dello sciopero generale del 6 maggio, la straordinaria partecipazione nelle manifestazioni territoriali e il positivo rapporto instaurato con i giovani, i precari, gli studenti, i movimenti e le associazioni impegnate per il referendum del 12 e 13 giugno.
Tale risultato richiede alla Cgil di proseguire nella mobilitazione per riunificare le lotte sociali in corso.
Lo sciopero generale ha avuto la forza di rimettere al centro il lavoro, la democrazia, la lotta alla precarietà, il valore del Contratto nazionale e delle libertà sindacali messi in discussione dalla pratica degli accordi separati,
dall'oltranzismo della Fiat, dalle concrete azioni della Confindustria e delle Associazioni imprenditoriali.
La riuscita dello sciopero generale rafforza la necessità di contrastare le politiche del Governo, al fine di produrre un reale cambiamento politico, sociale ed economico. La qualità del lavoro, la riforma fiscale, uno stato sociale davvero universale, una politica pubblica che coniughi sapere, innovazione, sostenibilità ambientale sono le fondamenta su cui costruire l'uscita dalla crisi per il nostro Paese.
Il Comitato centrale considera gravi le affermazioni fatte dalla Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alle assisi di Bergamo, perché quando si propone che le imprese possono scegliere di applicare in alternativa il Ccnl o un Contratto aziendale, quando si dichiara che dopo la sentenza Thyssen nessuno farà più investimenti in Italia, quando si sostiene il Governo per impedire in modo truffaldino che si svolgano i referendum del 12 e 13 giugno, tutto ciò prefigura un'idea autoritaria di uscita dalla crisi, accompagnata da una radicale modifica dei
rapporti contrattuali e sociali a danno delle libertà individuali, sindacali, della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il rispetto delle leggi e dei Contratti nazionali sono per la Fiom la base su cui costruire un nuovo modello di relazioni e non, invece, un impedimento alla competitività.

Contratto 2008
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil considera un fatto di notevole importanza che i ricorsi presentati contro l'accordo separato del 2009, abbiano visto emettere decreti, da diversi tribunali del nostro Paese, che confermano la validità del Ccnl del 2008, condannano per comportamento antisindacale le imprese che non lo applicano e che vogliono fare discriminazioni sui trattamenti economici.
Questo primo risultato rafforza l'impegno a presentare in tempi previsti la piattaforma per rinnovare il Ccnl del 2008, riconquistando un vero Ccnl unitario sulla base delle linee e del percorso deciso nell'Assemblea nazionale delle delegati e dei delegati della Fiom-Cgil a Cervia. A tal fine è convocata una specifica riunione del Comitato centrale per il mese di maggio 2011.
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil condivide la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale a Federmeccanica, Fim e Uilm per realizzare prioritariamente un'intesa sulla rappresentanza e la validazione democratica delle piattaforme e degli accordi nella nostra categoria, in alternativa alla pratica degli accordi separati.
Il Comitato centrale della Fiom-Cgil impegna tutte le proprie strutture a uno sforzo straordinario per realizzare tramite accordi aziendali e territoriali la conferma dell'applicazione del Ccnl del 2008, del resto già stipulati nelle aziende in numerosi territori, per migliaia di metalmeccanici.

Vertenza Fiat
Il Comitato centrale Fiom-Cgil conferma le decisioni, i giudizi e gli orientamenti già espressi sulla gravità delle scelte e delle azioni che la Fiat sta perseguendo nel settore dell'auto nel nostro Paese.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil condivide la scelta compiuta dalla Segreteria nazionale di presentare presso il Tribunale di Torino un ricorso contro la Fiat, affinché sia accertata la violazione delle norme legislative in materia di trasferimento di impresa e del carattere antisindacale della Newco costituita a Pomigliano.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil ribadisce la contrarietà alla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. A Tal fine anche la Fiat in un ottica di responsabilità sociale deve fornire soluzioni industriali capaci di garantire
continuità produttiva e difesa dei livelli occupazionali.
Il Governo e le Istituzioni coinvolte devono immediatamente convocare un tavolo per verificare le concrete fattibilità dei progetti presentati.
Il Comitato centrale Fiom-Cgil, in tale contesto, condivide le scelte compiute in questa fase negli stabilimenti Fiat, da Melfi alla ex Bertone, in particolare nel caso di quest'ultima, le scelte compiute e condivise hanno permesso di sventare il doppio ricatto della Fiat, di evitare il licenziamento di quei 1.000 lavoratori, di svuotare di significato un finto referendum che non permette un libero pronunciamento delle lavoratrici e dei lavoratori, mantenendo aperta la vertenza generale di tutta la Fiom nei confronti della Fiat: la Fiom non firma e contrasterà
tale accordo separato.
Del resto la vera novità dell'azione Fiat sta nel tentare di applicare stabilimento per stabilimento un accordo aziendale separato, senza la firma della Fiom, sostitutivo del Ccnl, in cui non esistono più le Rsu e si limita il diritto di sciopero.
Per queste ragioni il Comitato centrale della Fiom-Cgil condivide la decisione del Coordinamento Fiat di proseguire la vertenza Fiat a partire dagli stabilimenti meno colpiti dalla Cig, rivendicando e anticipando il confronto sulle scelte di politica industriale e di investimento.
E' inoltre necessario che la risposta all'attacco alle libertà e alle agibilità sindacali avviato dalla Fiat nei confronti delle delegate e dei delegati della Fiom diventi un'iniziativa di carattere generale, anche attraverso forme di sostegno di tutta la categoria.
Il contrasto alla strategia della Fiat e la riconquista di un vero e unitario Ccnl sono per la Fiom parti di un'unica azione contrattuale che richiede una forte unità di azione e solidarietà interna ad ogni livello e in questo spirito il Comitato centrale della Fiom assume la relazione e le conclusioni".

pc 10 maggio - i familiari ed ex operai Thyssen contro l'applauso ai padroni assassini


Gravissime la posizione e le dichiarazioni di Confindustria ed in particolare del Presidente E. Marcegaglia rilasciate ieri a difesa dell’applauso reso in solidarietà all’ad della ThyssenKrupp H. Espenhahn, recentemente condannato in primo grado a 16 anni e mezzo per la morte dei 7 lavoratori nel rogo di Torino: Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi. Uccisi in nome del profitto.
Confindustria, anziché prendere le distanze dagli assassini della ThyssenKrupp, che non hanno esitato a lucrare ignobilmente sulla pelle dei lavoratori, esprime loro solidarietà e vicinanza, dimenticando il terribile calvario patito dalle vittime e dai loro familiari e parenti, dimostrando un cinico disprezzo verso la vita dei lavoratori.
Le parole della Marcegaglia lasciano intendere che sarebbe più conveniente investire laddove norme e controlli in fatto di sicurezza sul lavoro siano meno vincolanti per le imprese. Queste le orribili aspettative che i vari Marcegaglia, Espenhahn, Marchionne, Carbonato, Di Girolamo e Cicchitto vorrebbero veder avverarsi in questo Paese. La scelta sembra essere: impunità o delocalizzare dove si può uccidere senza subire processi?
Non possiamo che ritenerci profondamente indignati e offesi da tali dichiarazioni. La sicurezza nei luoghi di lavoro è un obbligo delle Imprese e delle Istituzioni e non può essere delegata in alcun modo ai lavoratori e chi non rispetta le norme e uccide in nome del profitto deve pagare!
Continueremo a portare avanti la lotta per avere non solo giustizia ma un lavoro sicuro e dignitoso per tutti i lavoratori.


Torino, 8 maggio 2011
Ass. Legami d’Acciaio onlus

(Familiari delle vittime ed ex operai ThyssenKrupp Torino)

pc 10 maggio - Gli operai Fiat di Termini Imerese riprendono a lavorare, ma per poco…

Da ieri gli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese hanno ripreso a lavorare per pochi giorni dopo quasi tre settimane di cassa integrazione, e nemmeno dopo questo rientro trovano notizie buone rispetto al futuro dello stabilimento, anzi.

In queste ultime settimane, infatti, la situazione è peggiorata rispetto a ciò che veniva propagandato alcune mesi fa dopo il famoso accordo di programma tanto strombazzato, perché diversi progetti sono stati ritirati e tutti quanti adesso gridano all’impossibilità di portare avanti un programma che già di per sé richiedeva tre anni per essere applicato.

Le aziende della prima short list che si sono ritirate sono la Ciccolella, perché accusata di truffa e uno dei padroni è stato arrestato e che doveva impiegare 340 operai; e il fondo di private equity Cape di Simone Cimino quello del progetto dell’auto elettrica perché l’azienda è stata commissariata per diversi illeciti e che doveva impiegare più di 1000 operai.

Poi sono in pessima situazione finanziaria la Med Studios e la De Tomaso (1450 operai).

Quindi le aziende che avrebbero dovuto dare più occupazione sono già fuori dal programma! Per tute le altre comunque, anche se andassero a buon fine, il problema, a parte la poca occupazione, diventano i tempi lunghi della burocrazia, tanto che la regione siciliana si era impegnata a fare un apposita leggina per svincolare l’area di termini Imerese dalle “pastoie burocratiche”.

La Fiat nel frattempo sta smantellando portando al nord diversi dirigenti e capi struttura e c’è la convinzione che nella sostanza la chiusura non sarebbe a fine anno ma già alla fine di giugno (praticamente all’inizio delle ferie estive), vista l’aria che tira rispetto alle vendite di auto.

A fronte di tutto questo, fino ad ora il problema più serio è che gli operai non hanno ancora preso l’iniziativa, insignificante è stata anche la partecipazione allo sciopero generale del 6 maggio, e quindi lasciano ancora nelle mani dei sindacati confederali il loro destino.

La funzione dei sindacati è stata fin dall’inizio quella di far finta di agitarsi, prima dando fiducia ai programmi presentati, adesso, alzando la voce tra un convegno e l’altro, ma accompagnando di fatto l’azienda verso la chiusura. Nella sostanza non hanno fatto nulla per accelerare i tempi delle procedure per verificare la bontà dei progetti e soprattutto la messa in pratica del piano.

La Fiom con Landini ha fatto nei giorni scorsi un’altra discesa a Termini ma per ripetere stancamente la solita tiritera che è stata approvata anche al comitato centrale di ieri e cioè: “… ribadisce la contrarietà alla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. A Tal fine anche la Fiat in un ottica di responsabilità sociale deve fornire soluzioni industriali capaci di garantire continuità produttiva e difesa dei livelli occupazionali. Il Governo e le Istituzioni coinvolte devono immediatamente convocare un tavolo per verificare le concrete fattibilità dei progetti presentati.”

Ma visto che governo (Invitalia valuterà la situazione entro il 31 luglio) e istituzioni, per non parlare dei padroni, fanno orecchie da mercante che cosa ci resta da fare per avere almeno notizie certe sul futuro? E visto che le poche manifestazioni di piazza sono servite solo a portare per alcuni momenti il problema degli operai alla ribalta della cronaca e la via dell’attesa non ha dato risultati? Per impedire che la Fiat porti via le attrezzature con la scusa che nessuno è stato in grado di continuare l’attività, trasformando l’area industriale in un altro deserto, per tenere insieme gli operai e per imporre una soluzione è necessario occupare la fabbrica.

lunedì 9 maggio 2011

pc 9 maggio - da Bologna a Palermo - nei cortei del 6 maggio lavoratrici, precarie, femministe e lesbiche gridano "sciopero totale delle donne"



BOLOGNA - Le compagne femministe e lesbiche al corteo dello sciopero generale.

Ci siamo trovate al concentramento, con le bandiere dell'8 marzo "unite diverse libere", e lo strscione fatto da alcune compagne "costruiamo lo sciopero delle donne", non eravamo tantissime come il 13 febbraio, ma ci siamo fatte sentire ..., insieme alle lavoratici degli asili nido in lotta contro la chiusura e tagli che il comune vuole portare avanti.
Gli slogan che con forza abbiamo gridato:
-contro tutte le discriminazioni, basta lavoro in queste condizioni!
-contro la politica di Marchionne, sciopero totale delle donne!
-discriminazione sessuale, tutte le donne possono lavorare!
-contro i turni massacranti sul lavoro, in catena di montaggio ci andassero loro!
-con le licenziate solidarietà, rifiutiamo la precarietà!
-violenza sul lavoro, violenza familiare, son questi i nodi d'affrontare!
E quello sempre presente... "E' sempre più bella chi si ribella!!".

Come femministe e lesbiche continuiamo a portare in piazza i nostri contenuti di lotta di genere e di classe (solo qualcuna...) costantemente assenti dalle piattaforme.



PALERMO - Le lavoratrici, precarie, disoccupate: "Per un vero sciopero nello sciopero".
Al corteo a Palermo, in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL ieri 6 maggio, molto combattiva e determinata è stata la partecipazione delle precarie coop sociali, delle lavoratrici e precarie scuola e di alcune disoccupate (ex precarie poste) e studentesse che hanno fatto sentire con forza la loro protesta e lotta nella contestazione fatta nei confronti della Cgil, a partire dalla segretaria nazionale Camusso.

PER UN VERO SCIOPERO GENERALE contro governo, padroni, sindacati venduti
PER UN VERO SCIOPERO NELLO SCIOPERO: COSTRUIAMO LO SCIOPERO DELLE DONNE
contro tutti gli attacchi alle nostre condizioni di lavoro e di vita
uno sciopero che unisca tutti gli aspetti della lotta di classe alla lotta
di genere

Durante il concentramento abbiamo diffuso l'ultimo numero del foglio prodotto dalle compagne del Mfpr "lo sciopero delle donne è già cominciato" e un volantino contenente la piattaforma dello sciopero delle donne dicendo a tutte le donne, lavoratrici, precarie, studentesse che in generale hanno accolto positivamente i materiali, di contribuire all'arricchimento della piattaforma che è aperta a suggerimenti, proposte, contributi ecc.

MFPR

pc 9 maggio - CONVEGNO A TARANTO DEI DISOCCUPATI ORGANIZZATI: “Dalla protesta alla proposta”... Dalla proposta alla protesta!


Il 5 Maggio i Disoccupati Organizzati dello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto, da due anni e messo in lotta, hanno tenuto un convegno su "Raccolta differenziata porta a porta: risorsa ambientale, occupazionale, economica", a cui hanno chiamato a partecipare tutte le parti, istituzionali, sociali, ambientaliste, ecc. che in questi anni si sono occupate, o dovute occupare, della questione.
Di questo Convegno stiamo preparando un ampio resoconto dei molti interventi.

Ma ora vogliamo intervenire su un aspetto importante e discriminante.
Nel corso del Convegno la frase più ripetuta negli interventi dai maggiori rappresentanti Istituzionali (in particolare, l'Assessore al bilancio della Regione e il Presidente della Provincia) e che ha dato il segno di questo loro approccio è stata “dalla protesta alla proposta”, dichiarando apprezzamento perchè con il convegno i disoccupati erano passati dalla protesta alla proposta.
Bene, questa frase ha due aspetti. Uno, è di fatto un riconoscimento pubblico sia della protesta, che nessuno, benchè colpito anche duramente in questi due anni e mezzo dalle iniziative di occupazione, di blocchi dei consigli comunali e provinciali, di blocchi stradali, ecc., ha osato attaccare, sia della capacità politica/programmatica dei Disoccupati Organizzati Slai cobas – anche una parte delle istituzioni non può non attribuire al merito dei disoccupati il fatto che si cominci ad avviare, dopo anni nei cassetti, un primo piano di raccolta differenziata porta a porta e l'assoluta novità, finora, di corsi di formazione mirati, retribuiti e finalizzati al lavoro.
Tutti i rappresentanti istituzionali, ma anche rappresentante dell'assindustria sono venuti; dando atto di questa “anomalia” Slai cobas (il pres. della Provincia, ex segretario della Fim e poi Cisl, alcuni assessori ammettono, con imbarazzo e rabbia, che l'unica realtà sul terreno è lo slai cobas, che i sindacati confederali non fanno nulla).
Ma l'altro aspetto è quello di volere e cercare effettivamente che i disoccupati abbandonino la “protesta” e passino alla “proposta”.
Questo aspetto è chiaramente per loro principale, perchè vogliono esorcizzare il fatto che è nella protesta, nella lotta dura che nasce la proposta, nasce la capacità dei disoccupati di pensare, di trovare le soluzioni che di fatto sono contrapposte e alternative alle 'non' soluzioni in corso.
Noi, invece, affermiamo l'intreccio tra protesta/proposta/protesta; in cui centrale e determinante è sempre la protesta. Senza la lotta non c'è proposta, perchè la “proposta” non è neutra, non è tecnica, ma è frutto e modellata dalla “protesta”, perchè interna soprattutto ad una visione sociale di classe, di “parte” (che poi è della maggioranza della popolazione) della realtà.
Per questo la “proposta”, necessaria, iniziative come il Convegno del 5 maggio, sono parte della battaglia dei Disoccupati Organizzati non altra cosa o cosa alternativa.
E' la protesta che ottiene anche i risultati parziali, che si “inventa” e impone i corsi di formazione mirati sulla raccolta differenziata e finalizzati al lavoro, corsi in cui per la prima volta si afferma e vince la linea della lista di lotta, come unica democratica, anticlientelismo, antielettoralismo. Senza la “protesta” anche questi parziali risultati non si sarebbero ottenuti, se finisse la “protesta” questi risultati non verrebbero mantenuti e soprattutto sviluppati.

Il Convegno sulla “raccolta differenziata come risorsa ambientale, occupazionale, economica”, i Disoccupati Organizzati l'hanno fatto per due ragioni.
Da un lato per affermare l'egemonia, l'autorevolezza, il riconoscimento del peso conquistato ma anche della capacità qualitativa, della lotta per il lavoro condotta dai Disoccupati Organizzati Slai cobas per il sindacato di classe, su tutti i terreni, anche sul terreno delle soluzioni, appunto economiche, ambientali, sociali, alla grande questione rifiuti/emergenza lavoro, che questo sistema sociale capitalista, questo Stato, questi governi, hanno ormai reso endemico e indistricabile. La battaglia dei Disoccupati Organizzati è un'altra concreta dimostrazione che sono le masse in lotta, organizzate, che possono dare soluzione sul campo ai problemi, mostrando la superiore capacità pratica, intelligenza dei proletari rispetto al più “esperto” rappresentante istituzionale.
Dall'altro per costruire di fatto un momento in cui tutte le “controparti”, i soggetti istituzionali che devono dare delle risposte alla lotta per il lavoro, si trovassero insieme, e si dichiarassero pubblicamente, a fronte di una situazione in cui questo non avviene e spesso su questo agiscono per scaricare tra loro le responsabilità. Questo lavoro viene fatto anche avendo la capacità politica di distinguere, di dividere il fronte istituzionale tra chi ora appoggia parzialmente le rivendicazioni e chi le ostacola o le combatte, di impedire che tutte le forze istituzionali, politiche si compattino contro la lotta dei Disoccupati Organizzati, in una situazione in cui parte delle istituzioni e i sindacati confederali ci vogliono fare la guerra. Nel Convegno i rappresentanti del Comune e dell'Amiu sono stati messi in difesa – e questo è un bene - dopo che nelle settimane e mesi precedenti avevano fatto un aperto ostruzionismo, una campagna, anche stampa, contro i Disoccupati Organizzati, per alimentare anche una guerra tra lavoratori e disoccupati.

Il convegno è riuscito a realizzare questi obiettivi.
Insieme ad un nuovo rilancio a livello cittadino, verso l'insieme dei disoccupati in primo luogo, ma non solo, della realtà, organizzazione, battaglia, progetto dei Disoccupati Organizzati. Durante e dopo il congegno altri nuovi disoccupati si stanno organizzando.
In questo, la costruzione anche dell'Associazione “Lavoro/Differente” - che ufficialmente ha organizzato il convegno - ha mostrato a tutti la capacità dei Disoccupati Organizzati Slai cobas di essere una realtà che sa unire la lotta più dura alla costruzione di un fronte sociale in cui tutte le energie, della popolazione dei quartieri, ai tecnici, a quelle intellettuali, ambientaliste, ecc., possono dare un contributo alla battaglia.

pc 9 maggio - dopo lo sciopero generale della Cgil... cosa si può e si deve fare

Lo sciopero generale indetto dalla Cgil ha avuto una mediocre riuscita, le percentuali dette dal sindacato sono al di sopra della realtà, così come i numeri nelle piazze; è inutile dire poi che, tranne eccezioni a macchia di leopardo in alcune realtà industriali, la riuscita nelle fabbriche è stata bassa, nelle grandi come nelle medie e piccole.
Ma come avevamo detto prima dello sciopero, non è tanto il dato della partecipazione l'elemento rilevante. Uno sciopero generale nelle condizioni attuali è molto difficile per tutti, e i numeri raccolti ieri difficilmente sono ampliabili dato lo stato delle cose oggettivo e soggettivo nelle fabbriche e tra i lavoratori. E, inoltre, il dato di mediocrità che rileviamo non è certo per spirito disfattista né per sminuire quegli operai e lavoratori spesso di realtà in lotta o che fronteggiano chiusure e licenziamenti che a questo sciopero hanno voluto partecipare per portare le loro istanze e le loro ragioni.
Il risultato è mediocre nella lotta contro padroni e governo ed è soprattutto qualitativamente negativo per la linea che ha guidato lo sciopero.
La Camusso dal palco di Napoli ha messo l'accento su uno sciopero sostanzialmente per la riforma fiscale, secondo una linea, da sempre sbagliata, per cui la lotta sindacale consisterebbe nello spostare con la riforma fiscale risorse che poi produrrebbero lavoro e crescita. Non è mai successo nei periodi forti della lotta operaia e dei lavoratori, figurarsi se può succedere nei periodi come questo, in cui governo e padroni marciano verso il fascismo padronale e la cancellazione delle conquiste dei lavoratori, con l'utilizzo a fondo della precarietà e disoccupazione come arma per ridurre l'occupazione e intensificare lo sfruttamento e, fuori dalle fabbriche, per tagliare le spese sociali e le attività che riguardano le spese sociali, scuole, sanità, trasporti, ecc.
A che serve questa linea che è certo che non produce alcun risultato? La Camusso lo chiarisce subito dopo “proprio il fisco può essere un terreno di incontro con cisl e uil che hanno indetto una manifestazione per il 21 maggio a sostegno di una loro piattaforma. E' possibile riprendere il filo con cisl e uil, partendo dal fisco. Diciamo No alle divisioni provocate dal governo che determinano attriti, intolleranza tra di noi. Voltare pagina è possibile...”.
Uno sciopero, quindi, da usare secondo la Cgil per ricostruire l'unità coi sindacati del governo e dei padroni e, quindi, col governo e con i padroni.
C'è qualcuno che nella Cgil, nella Fiom, nell'arcipelago opportunista dei sostenitori e “generalizzatori” di questo sciopero generale, può negare che questa sia l'effettiva sostanza e l'unica consistenza dello sciopero di ieri?
C'è chi nelle fabbriche può negare che tutto questo è esattamente l'opposto di ciò che vogliono gli operai più combattivi e di quello che è necessario agli operai per fronteggiare attacchi all'insegna del piano Marchionne e della sua generalizzazione? C'è chi nella Fiom può negare che questo scioperosu questa linea ha indebolito gli operai in fabbrica?
C'è chi può negare che il “un piede in due staffe” della direzione Fiom, ispirato dal rapporto e dal mantenere il legame con la linea della Camusso della Cgil, abbia provocato non il rafforzamento delle istanze classiste presente nella Fiom, ma l'aggressività della destra Fiom molto forte in realtà tra i delegati Fiom che, tranne eccezioni e minoranze, sono spesso più a destra della stessa direzione Fiom?
Chi sta in fabbrica e fa le lotte lo sa benissimo e chi non lo sa se ne accorgerà molto presto, a partire da Melfi, Mirafiori, Pomigliano, per non ripetere l'esempio spudorato e sputtanato della Bertone.

Guardato da questo lato gli effetti di questo sciopero se sono, purtroppo, poco significativi come arma di pressione verso padroni e governo, sono davvero negativo nella battaglia generale per un vero sciopero generale.
Praticamente il 6 maggio ha bruciato la battaglia per uno sciopero generale vero e ha messo fine al ciclo, virtuoso anche se venato di ambiguità, che ha visto le pagine della grande manifestazione metalmeccanica del 16 ottobre, la grande ribellione degli studenti del 14 dicembre, il nettamente migliore sciopero del 28 gennaio, e le numerose iniziative nazionali delle donne, degli immigrati, che in qualche maniera richiedevano uno sciopero generale vero.
Questa battaglia nelle forme con cui finora si è espressa di fatto si è conclusa. Ora effettivamente bisogna partire dagli esiti negativi di questa battaglia per aprire una nuova fase. E su questo noi non siamo affatto pessimisti.
Il punto d'approdo della Cgil è la parziale fine dell'”anomalia Fiom”, mette sul tappeto il problema reale della riorganizzazione dal basso e di massa del sindacato di classe, della costruzione del fronte unito proletario, studentesco, popolare, alternativo alla linea perdente del riformismo sindacale e politico. Mette sul tappeto l'assunzione di una battaglia prolungata con l'organizzazione di una vera rivolta operaia e popolare che non abbia obiettivi intermedi, di un'accumulazione di forze e di una costruzione di una direzione di classe adeguata.

Ma ora non è il tempo dell'unità. Non ci può essere unità senza lotta a chi nel nostro campo lavora per il re di Pirro.
Certo non tutti, per quanto inconseguenti, sono uguali nell'arcipelago del sindacalismo di base, del sindacalismo di classe, interno ed esterno alla Fiom, nella stessa sinistra elettorale, nelle espressioni di base dei coordinamenti, nel movimento degli studenti.
Serve un lavoro di scomposizione e ricomposizione che parta dalla sostanza della linea praticata più che dalle sigle e dall'autodefinizione.
Sono tante le energie che si possono unire e darsi e avere forza e rappresentanza, ma questo richiede che ci sia una lotta frontale, uno scontro frontale, una separazione, rispetto a quelle due componenti che agiscono come braccio del riformismo politico e sindacale nei movimenti.

Questo è innanzitutto l'arco propagandato da Il Manifesto e Liberazione e che ha il suo perno nei Disobbedienti, nei Cremaschi e nei suoi amici, fino alle mosche cocchiere del Carc. Luca Casarini in un editoriale, ospitato da Il Manifesto, rappresenta molto bene questa tendenza. Anche lui parla di chiusura di un ciclo e rilancio, ma il bilancio che fa di questo ciclo è esattamente opposto al nostro. Laddove noi vediamo il progressivo spegnersi dei contenuti antagonisti della lotta, davvero presenti nell'opposizione agli accordi Fiat, nella partecipazione alla manifestazione del 16 ottobre, nella rivolta degli studenti, nei mille fuochi di guerriglia sociali e politica sviluppatisi in questi mesi, Casarini vede invece il positivo nel portare tutto il movimento nell'alveo della Camusso condito con una serie di iniziative, più spettacolari che sostanziali, messe in atto anche in questa occasione; la dove lui vede “ricomposizione, alternativa verso la conquista di un nuovo welfare con versione ecologica, nuova democrazia dei beni comuni, maturità”, noi vediamo invece il ricomporsi di un fronte riformista al servizio di un nuovo governo dei padroni, antiberlusconiano ma non anticapitalista. Questo è chiarito in maniera definitiva ed esplicita nel finale di questo editoriale in cui, citando la Sardegna, si dice: “partite Iva e pastori, commercianti e operai, studenti e ricercatori si sono messi insieme oltrepassando i modelli sindacali, politici e di movimento conosciuti prima per sconfiggere gli strozzini di Equitalia”. Oh, chiaramente, sappiamo tutti che Casarini ormai è un piccolo imprenditore e che il suo ragionamento è direttamente figlio della sua attuale condizione di classe che porta a termine il ciclo, assai poco virtuoso, di una certa piccola borghesia prima sovversiva, oggi al massimo inferocita per le tasse...
E' facile vedere come questo si sposi in maniera organica con la battaglia per una vera riforma fiscale della Camusso.

L'altro fronte importante è quello nel sindacalismo di base e di classe. Noi non siamo per l'unità della Fiom, non siamo per l'unità con la Fiom, non siamo per l'unità dei sindacati di base. Ma siamo per un'unità frutto della separazione in ognuna di queste realtà tra posizioni classiste e di vera opposizione proletaria e posizioni opportuniste.

Ecco, noi pensiamo che tutto questo sia un fastidioso ostacolo da cui bisogna liberarsi. Non è possibile aprire un ciclo e rilanciare la lotta di classe senza una guerra interna alla classe e al movimento.
E' questo il compito che le effettive realtà proletarie, comuniste, di opposizione sociale e politica sono chiamate a misurarsi da subito.


proletari comunisti
9 maggio 2011

pc 9 maggio - Alla Fiat Sata Melfi, ora!

Fiat Sata Melfi, ora!

Riprendiamo questa cronaca da 'Operai contro' a firma di 'alcuni operai della Fiat Sata' perchè essa conferma la denuncia e analisi dettagliata da noi fatta sugli ultimi sviluppi a Melfi e contenuta negli articoli del blog dedicati alla questione.
Non condividiamo la forma 'anonima' dell'articolo e ci apprestiamo a fare su questi eventi una battaglia aperta con una prossima iniziativa alla Fiat Sata che si terrà in occasione della ripresa del processo per i tre licenziamenti.
La questione Melfi e la questione Bertone sono legate e la fine dell'anomalia Fiom è il tema su cui ragionare e agire nella prospettiva della ricostruzione dal basso del sindacato di classe nella fabbrica, gruppo Fiat in testa.
Un'altra riunione si terrà a Torino sul fronte Mirafiori.

Proletari comunisti

CRONACHE DA MELFI

Noi operai alla Fiat di Melfi, nelle assemblee indette dalla Fiom abbiamo detto di no al sistema Ergo-Uas che vuole dire riduzione delle pause e aumenti dei ritmi di lavoro.
La stessa cosa abbiamo detto firmando la petizione della Fiom. 2984 operai hanno firmato.
Nonostante questo, 11 delegati RSU della Fiom hanno chiesto più volte al segretario nazionale Maurizio Landini di firmare l'accordo che prevede di aumentare i ritmi di lavoro e ridurre le pause a partire dal 1° Gennaio del 2012.
Tanti di questi delegati si comportando come veri ballerini. Il coreografo di questi danzatori sembra essere proprio l'ex segretario della Fiom, Cillis.
Alcuni di questi delegati hanno partecipato alla raccolta delle firme per chiedere che non si tagliassero le pause e si aumentassero i ritmi di lavoro. Li abbiamo visti con i nostri occhi.
Poco dopo, hanno cambiato idea e hanno chiesto con una lettera a Landini che si firmasse l'accordo che prevede il contrario di quello che ci hanno fatto firmare.
Successivamente 2 delegati Rsu (degli 11), in assemblea quando si è votato affinché la Fiom non firmasse l'accordo che prevedeva l'aumento dei ritmi e la riduzione delle pause, hanno votato insieme a centinaia di noi. Gli altri 9 delegati RSU che vorrebbero firmare l'accordo, invece nelle assemblee non si sono fatti nemmeno vedere, nessuno è intervenuto e ha avuto l'audacia di dire di voler firmare. Nemmeno l'ombra di Cillis si è vista.
Da allora non sono passati neanche una quindicina di giorni, ed ecco che gli 11 delegati si sono di nuovo compattati e sono tornati alla carica.
Hanno inviato un'altra lettera al segretario della Fiom Maurizio Landini e alla segretaria della Cgil Camusso. Continuano a dire "che l'accordo si poteva e si può firmare".
Cosa spinge questi delegati a voler firmare l'accordo ad ogni costo?
Sono le ore di permesso sindacale che verrebbero date dalla Fiat per muoversi liberamente in fabbrica e non fare niente. Se loro vanno in giro e in cambio di questo devono peggiorare le nostre condizioni, lavorino pure loro.
Cosa spinge Cillis a sostenere che si può firmare il peggioramento delle nostre condizioni. La Fiat? La Cgil? Tutte e due? Quello di non essere un operaio? Di non vivere le nostre stesse condizioni?
Cillis operaio non è mai stato, quel poco che ha lavorato in fabbrica lo ha fatto come impiegato. Un impiegato che vuole decidere sulla pelle di noi operai. Uno come tanti che si è trovato sotto la bandiera sbagliata!
Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini e il segretario regionale Emanuele De Nicola non hanno lavorato sulla catena di montaggio ma si sono schierati con noi. Emanuele De Nicola quando faceva il manutentore in fabbrica è stato più volte isolato dall'azienda dagli altri compagni di lavoro. Molti operai ancora lo ricordano su un soppalco, solo come un cane.
I dirigenti sindacali hanno una propria storia alle spalle.
L'ex segretario della Fiom Giuseppe Cillis e 11 delegati Rsu invece si sono schierati con il padrone.
Quanto tempo potranno resistere Maurizio Landini ed Emanuele De Nicola contro la Fiat senza la nostra dura protesta? Se il prossimo anno si taglieranno le pause noi operai non resteremo a guardare.
Per adesso le pause non sono state ridotte e non sembra ci sia questa volontà.
La Fiom dovrebbe incominciare a pensare di bloccare lo stabilimento come successe nel 2002 con gli operai di Termini Imerese.
Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini ed Emanuele De Nicola continuano a dire no all'aumento dei ritmi e alla riduzione delle pause. Cillis e gli 11delegati RSU dicono che si può fare. Tanto non tocca a loro.
Sono tante le manovre che la Fiat si potrebbe inventare. Ci sono anche i falsi referendum! Con una canea di "falsi compagni", insieme ai delegati filopadronali già pronti, l'esito diventerebbe scontato.
Otto delegati Rsu che sostengono i rappresentanti nazionali e regionali della Fiom: Miniscalchi, Gravinese, Barrozzino, La Morte, Imbrenda, Barbano, Langone, lavorano sulle linee e fruiscono delle poche ore di permesso sindacale previste. Gli altri vogliono di più e scalpitano che vogliono firmare.
Si dice che l'ex segretario della Fiom Cillis, che delegato non è, sembra che in fabbrica vada dove vuole. L'ex segretario della Fiom Cillis è entrato nella segreteria della Cgil. Ci avevano detto che doveva rappresentare gli operai in seno alla confederazione! Se questo è il modo, sicuramente, la Fiat e i padroni farebbero ponti d'oro per averne tanti così.
Alle passate elezioni regionali Cillis, candidato con rifondazione comunista con le chiacchiere ha abbagliato parecchi operai. Tanti l'hanno votato. Meno male che è stato trombato e noi non l'abbiamo votato! La prossima volta, potrà farsi dare una mano anche dalla Fiat nella campagna elettorale.
Si può imbrogliare per un po' di tempo, per tanto tempo, ma non per sempre! Noi è da tempo che ci siamo accorti cosa c'era dietro quella maschera.
Cillis insieme ai delegati ballerini hanno conquistato il consenso del padrone. Però siamo sicuri che ha perso la fiducia di tantissimi operai che non gli batteranno più le mani!

Alcuni operai della FIAT di Melfi

Da uno degli articoli del blog di proletari comunisti aprile 2011:
Il fronte di lotta si deve necessariamente spostare negli stabilimenti effettivamente operativi e chiave, primo tra tutti alla Fiat Sata.
Qui vi è una prima applicazione con gli operai in fabbrica del piano Marchionne; qui vi è la partita aperta dei licenziamenti repressivi; qui la Fiat da un lato ha alzato il tiro, pause e Ergo Uas effettivamente in opera; su diritto di sciopero e malattia ha allentato la presa, anche perchè qui fanno da monito e freno i licenziamenti. Ma l'offensiva padronale punta su isolamento della Fiom, delle parti di essa più inclini alla resistenza e alla lotta, con una politica di accerchiamento che fa leva, oltre che su tutto il resto, sul cavallo di troia nelle fila operaie, la Cgil regionale e l'uomo in fabbrica della Cgil regionale, Cillis, l' "ex eroe" dei 21 giorni, il candidato tornato poi in fabbrica, riaccolto bene dagli operai ma non cogliendo subito che in tutto questo tragitto, questo ritorno non è da fuochista ma da pompiere.
Quindi, la Fiom resta il luogo dello scontro; ma uno scontro che si affidasse all'esito in questo luogo non è in grado nè di fronteggiare il piano Fiat nè di preparare un futuro alternativo al piano Fiat.
Checchè ne pensi tuttora la maggioranza operaia, divisa tra coscienza e sfiducia, la via del sindacato di classe, del circolo operaio per dare una testa e un luogo, al di là delle tessere, a queste battaglie, per contribuirvi, è l'unica proposta oggi necessaria.
Sul piano immediato la linea è facile da tracciare: contrastare l'applicazione dell'Ergo Uas in termini di diritti, condizioni, sicurezza e salute; far rientrare i licenziati in fabbrica; assumere la centralità di Melfi non come aziendalismo produttivista da contrapporre in termini neocorporativi, come vuole il padrone e il sindacato del padrone in tutte le sue vesti, ma come centro di ricomposizione dell'unità di classe degli operai Fiat di tutti gli stabilimenti, da Pomigliano alla Sevel, fino a Mirafiori, non considerando chiusa neanche la partita Termini Imerese.
Serve una rete politica e sindacale di classe che faccia perno sulle avanguardie operaie, ma anche sul lavoro sistematico esterno, altrettanto importante in questa situazione, che, se basato su una analisi strategica corretta, è l'unico che può dare i suoi frutti.
Utili restano a questo proposito l'analisi da noi prodotta, dai 21 giorni fino agli ultimi 2 speciali Fiat, armi della critica per la costruzione.

domenica 8 maggio 2011

pc 8 maggio - ancora sul grave attacco ai tunisini in francia -Tunisi Parigi la stessa lotta .......dai compagni francesi della Cause du peuple


in francese in via di traduzione

Droit de réponse des tunisiens expulsés du 51 avenue Bolivar au maire de Paris

Après notre surprise devant la décision inhumaine prise par le maire de Paris de nous expulser avec une grande violence par la police, la situation s’est aggravée et nous avons ressenti du mépris et de l’humiliation après sa déclaration selon laquelle nous sommes des enfants sans conscience qu’il serait facile de manipuler ou d’assujettir à la domination ou la charité, à l’expulsion et la répression, le maire de la ville y rajoute insulte et humiliation.

Et pour que les choses soient claires, il est important pour nous de rappeler que :

1/ Nous sommes les fils de la révolution du 14 janvier de Tunisie dont vous avez chanté les louanges de liberté et de démocratie ; la répression qui persiste dans notre pays nous a fait arriver en France (patrie des droits de l’homme) et vous êtes un des premiers à nous réprimer !!?

2/Dans votre déclaration, vous dites que le bâtiment dont vous nous avez expulsé n’était pas salubre à l’habitation, bien sûr que nous sommes dans l’attente de lieux pour s’organiser en liberté – (et Paris ne manque pas de lieux appartenant à l’ancien régime payé avec l’argent du peuple tunisien) ; mais au vu des circonstances actuelles, ce bâtiment était bien mieux qu’être à la rue sous la menace permanente de la police, du froid et de la faim, et malgré tout cela, pour une fois nous nous sommes sentis libres dans cet immeuble du 51 avenue Bolivar.

3/ Que nous avons été en permanence au courant des propositions que vous avez dirigé vers nous :
Au début, on nous a proposé 150 places (100 dans un immeuble et 50 dans des chambres d’hôtels pour un seul mois, éventuellement renouvelable), il nous a même été dit que nous serions libres de nous réunir et de nous consulter dans cet immeuble, et bien que cette proposition allait nous diviser et nous désolidariser, des centaines de nos camarades tunisiens étant à ce jour à la rue, dans un esprit d’ouverture et afin de montrer notre bonne volonté aux autorités, nous avons accepté la proposition. Mais quelle a été notre surprise quand quelque temps avant de se diriger vers l’hébergement que vous nous aviez proposé, une délégation que nous avons envoyé afin de vérifier le lieu ; cette délégation nous a informé après avoir discuté avec des membres de l’association Aurore qui gère l’édifice, nous avons été surpris d’apprendre que l’on pouvait rester dans l’immeuble de 18H00 à 9H00 du matin, avec un couvre-feu à 23H00, qu’il était impossible de recevoir familles ou amis et qu’il serait impossible de se réunir pour discuter et de pratiquer notre liberté. Cette proposition revenait à vous commercer notre liberté, notre solidarité et notre dignité en échange d’un peu de confort très relatif pour un petit groupe favorisé d’entre nous. Cela nous a renvoyé aux pires heures du benalisme où l’on tentait d’acheter notre dignité et notre liberté contre un peu de confort et en corrompant une minorité d’entre nous, ce régime qui nous a tellement oppréssé et dont certains ont vanté les mérites ici.

4/ Enfin, 2 jours avant, des tunisiens qui avaient accepté le même type de proposition à Nice sont tombés dans un véritable piège où la police les a raflés en bas de l’immeuble.

Voilà, Monsieur le Maire, pourquoi comme des adultes matures et conscients, après discussion et analyse entre nous, nous avons refusé cette proposition humiliante. A l’heure où la répression continue en Tunisie, à l’heure où la Tunisie accueille 40 000 réfugiés lybiens, à l’heure où tout le monde chante les mérites des révolutions arabes dans les divans, vous, qui vous vous êtes toujours présenté comme un ami du peuple tunisien, vous qui êtes reçu depuis des décennies dans un esprit de fraternité, sans même avoir à présenter un visa, vous avez choisi d’exercer votre droit souverain de nous expluser, nous réprimer, nous livrer à l’arbitraire et à l’humiliation, c’est une chose. Mais en plus, vous nous avez humilié, calomnié en nous traitant comme des enfants immatures par voie de presse !!!

Ce temps est révolu, vive la liberté dans la dignité !

Merci Monsieur le Maire pour cette opération de répression, d’humiliation et d’insulte.

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Nous apprenons ce samedi 7 mai que les tunisiens arrêtés mercredi au 51 avenue Simon Bolivar, et incarcérés aux CRA de Vincennes et du Mesnil Amelot, sont passés devant le Juge des Libertés et de la Détention à Paris et à Meaux ce matin à 9h et 9h30. Risque d''expulsions en Italie pour certains, éventuelles libération pour d'autres...

pc 8 maggio - india forti scontri tra polizia e contadini poveri



Miles de agricultores protestaron por la adquisición forzosa de sus tierras. En la revuelta resultaron muertos dos policias y Magistrado del distrito Deepak Agarwal resulto herido.

Los campesinos además acusaron a la policia de haber matado a un manifestante, que fue asesinado por disparos de la policía después de que pobladores y fuerzas de seguridad protagonizaran batallas campales durante varias horas.

Decenas de personas resultaron heridas en las revueltas de los agricultores que exigen una mejor compensación por sus tierras requisadas forzosamente.

Los campesinos armados con palos atacaron al personal policial y le arrojaron piedras. La policía respondio lanzando gases lacrimógenos para reprimir a la multitud y pronto hubo disparos de ambos lados, dijeron las fuentes. Dos jawans (policias) fueron declarados muertos como consecuencia de los enfrentamientos.

"En el distrito natal de Mayawati los agricultores están siendo asesinados a tiros. Tierra de los agricultores es requisada a precios irrisorios" dijo Rita Bahuguna Joshi, presidente de UPPCC .

"Este es el gobierno de los saqueadores y la adquisición de tierras se ha convertido en su pasatiempo favorito. El pueblo ha perdido la confianza en gobierno de Mayawati" dijo.

Apoyo la revuelta de los agricultores y acusó al gobierno de reprimir los movimientos democráticos.

pc 8 maggio - Genova .. il Sindacato di polizia Bisogna proibire agli anarchici di partecipare ai cortei´

Genova - Il Sindacato di Polizia:´Bisogna proibire agli anarchici di partecipare ai cortei´

Genova - Quella di ieri è stata una grande manifestazione pacifica, con migliaia di manifestanti civili e corretti. Peccato solo che, alla fine, il solito gruppetto di turno composto da pochi cani sciolti provenienti dagli ambienti anarchici, sono riusciti, ancora una volta, a rovinare la festa. Al termine della mattinata si sono infatti registrati scontri fra questi facinorosi e la polizia presso la stazione di Genova Principe, con un bilancio di 11 feriti fra manifestanti e poliziotti.

Infiltratosi nel lungo corteo organizzato dalla Cgil, lo sparuto gruppetto di anarchici, ha seguito il serpentone umano da Caricamento a De Ferrari non lesinando attacchi e proclami contro la Cgil stessa, lanciati da un autoparlante, da cui si invitano i partecipanti a disertare il comizio del sindacato e a bloccare il traffico e la città ad oltranza.

Ma oggi, il giorno dopo, ad essere più arrabbiate per quanto accaduto sono però le forze dell'ordine “Ci troviamo per l’ennesima volta a denunciare pubblicamente un ignobile e pretestuoso attacco alla polizia, ai margini di una manifestazione di protesta contro l’attuale Governo" Inizia così l’intervento di Matteo Bianchi, Segretario Generale Provinciale del Coisp, il sindacato indipendente della Polizia di Stato, a proposito degli scontri di ieri "Quanto accaduto ieri è l’ennesima dimostrazione della vicinanza di certe aree antagoniste ad alcune manifestazioni che, anche quando non vedono coinvolti gli organizzatori negli scontri con le forze dell’ordine, sono comunque ormai diventate un semplice pretesto per attaccare fisicamente gli uomini e le donne in divisa. Anche oggi infatti, ci troviamo purtroppo a contare i feriti tra i servitori dello Stato, almeno 6”

Il sindacato di Polizia dichiara quindi di non essere più disposto a tollerare che si verifichino ancora situazioni simili "Non è più accettabile che le Istituzioni continuino ad autorizzare luoghi di ritrovo a questi pseudo centri sociali - continua Matteo Bianchi - che a nostro avviso non sono altro che un ricettacolo di facinorosi più inclini alla violenza che non al dialogo critico, con fine costruttivo. Mentre la Polizia, tramite alcune sigle sindacali, in primis il Coisp, ha dimostrato come si possano contestare i provvedimenti del Governo protestando civilmente, questi anarchici e frequentatori dei centri sociali, a margine della manifestazione di ieri organizzata dalla Cgil, hanno perso l'occasione per far valere i propri diritti al dissenso commettendo reati, con inevitabili costi che ricadranno sulla collettività. Pagherà qualcuno? - conclude Bianchi - Viste le premesse, ci auguriamo che nella prossima imminente ricorrenza del decennale del G8, le varie manifestazioni che sono state organizzate non siano un pretesto finalizzato alla caccia agli uomini in divisa, altrimenti, a questo punto, anche gli organizzatori si dovranno assumere le loro responsabilità, sia dal punto di vista morale che materiale”.
7 maggio 2011

pc 8 maggio - la solidarietà del CPA firenze agli studenti colpiti dalla repressione

Un film già visto, regia della questura di Firenze che la mattina del 4 maggio 2011 ha perquisito le abitazioni di 22 compagni, arrestato 5 di loro, uno dei quali del CPA, e sottoposto gli altri a obbligo di firma: l’accusa è di associazione a delinquere, la stessa che meno di un mese fa ha portato a perquisizioni in tutt’Italia e all’arresto di 5 militanti del Collettivo Fuori Luogo di Bologna alla cui sede sono stati posti i sigilli.

Una nuova operazione repressiva che fa parte di un’inchiesta all’interno della quale sono indagati 78 compagni appartenenti a diverse realtà fiorentine.

Una realtà che ci restituisce il livello di repressione con cui dobbiamo scontrarci, tanto da giustificare la collaborazione tra Digos e servizi segreti interni che si pongono il fine di smantellare interi collettivi e chiudere spazi di socialità, lotta e aggregazione.

Questa è la cosiddetta democrazia borghese, lo stato di diritto o le libertà che in molti credevano intoccabili: occupazioni, cortei non autorizzati, attacchinaggi o blocchi stradali vengono utilizzati per avvalorare il teorema di un disegno criminoso.
Ad essere sul banco degli imputati sono le pratiche quotidiane di chi si rende protagonista delle lotte che si sviluppano, non solo sul territorio fiorentino, ma ovunque avvengano mobilitazioni contro le contraddizioni che la crisi del capitalismo sta rendendo sempre più gravi.

Non siamo stati e non staremo a guardare mentre si cerca di smantellare scuola e università pubblica, si privatizzano beni comuni e settori indispensabili per la qualità della vita di ognuno di noi come l’acqua o i trasporti, si attaccano i diritti dei lavoratori e si moltiplicano le guerre.
Così come in passato anche stavolta non staremo in silenzio di fronte alla repressione mentre, con una strategia alternativa all'applicazione dei reati associativi di matrice politica, si cerca di incarcerare e mettere a tacere tutti i compagni che si battono per un futuro che superi la logica del profitto, dello sfruttamento e delle disuguaglianze.

Come compagni e compagne del CPA Firenze Sud esprimiamo tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà ai compagni indagati, perquisiti, arrestati o sottoposti a l’obbligo di firma, senza dimenticare che la solidarietà è un'arma che non può essere piegata, che teniamo stretta a ricordare a procure e questure che saremo più forti delle loro leggi e delle loro galere

pc 8 maggio - la verità sullo sciopero gnerale a Genova nelle parole dei compagni che c'erano

Un compagno che c'era
Mi trovo a scrivere questo report sul corteo studentesco, svoltosi in occasione dello sciopero generale della CGIL, dopo aver letto su vari quotidiani una serie di infamie e di mistificazioni. Molti giornali hanno infatti riportato false notizie circa infiltrati, provocatori, anarchici e appartenenti ai centri sociali pronti allo scontro (1, 2, 3, 4, 5, 6).
I fatti si sono svolti in maniera ben diversa e dimostrano come, da dieci anni a questa parte, la gestione delle piazze a Genova sia affidata a dei perfetti incompetenti.

Procediamo con ordine. Gli universitari si concentrano in via Balbi alle ore 9.00, lo stesso fanno, a Caricamento, gli studenti delle scuole medie superiori; i due cortei si riuniscono poi a Caricamento, e da lì si muovono verso l'incrocio tra via Gramsci e via delle Fontane, luogo in cui sta sfilando il corteo della CGIL. Sono le ore 10.30 circa. Dai due camioncini degli studenti viene diffusa musica, si balla e l'atmosfera è molto rilassata, nonostante il cordone di sicurezza che la CGIL ha schierato sull'incrocio e che di fatto impedisce agli studenti di unirsi ai lavoratori.
Lo spezzone degli studenti medi ed universitari, formato da diverse centinaia di manifestanti, si pone in coda al corteo e percorre via delle Fontane, piazza della Nunziata, largo Zecca, galleria Giuseppe Garibaldi, piazza Portello, galleria Nino Bixio, piazza Corvetto. In piazza Corvetto, un altro cordone della CGIL impedisce agli studenti di accedere in via Roma (anche in questa circostanza l'atmosfera è molto rilassata) e di transitare, quindi, davanti alla prefettura; lo spezzone dei medi e degli universitari decide di proseguire verso via 12 Ottobre, per poi sbucare in via XX Settembre. Tra via 12 Ottobre e via XX Settembre vengono (giustamente) sanzionate delle attività commerciali (quali banche e mc donalds) che sono solite praticare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, e dell'uomo sulla natura. Lo spezzone giunge infine in piazza De ferrari, dove si riunisce con il corteo della CGIL.
Consapevoli del fatto che un vero sciopero generale non possa ridursi ad una passaggiata per le vie del centro o ad un blocco-farsa del lavoro di 4 ore, gli studenti, decisi ad immobilizzare la città, si spostano in piazza Dante e da qui imboccano la sopraelevata. A questo punto, le forze del (dis)ordine si trovano di fronte ad una prima "sorpresa": una parte degli studenti sale in sopraelevata (direzione ponente), un'altra scende in via Aurelio Saffi e blocca il traffico. I due gruppi si ricongiungono poi in corso Maurizio Quadrio e proseguono verso via Gramsci, trovandosi di fatto la strada libera (le forze del (dis)ordine erano rimaste indietro). In via Gramsci viene (giustamente) sanzionata una filiale della banca Carige. Sono le ore 13.00 circa, il corteo degli studenti è determinato nel raggiungere e bloccare l'imbocco autostradale di Genova-Ovest; ma all'altezza di piazza Di Negro succede un episodio grave: una ragazza (che non fa parte del corteo) viene investita da un automobilista mentre attraversa la strada ed è quindi necessario l'intervento dell'ambulanza.
Il corteo decide perciò di "ripiegare" nuovamente verso il centro città, ed è a questo punto che le forze del (dis)ordine si trovano di fronte alla seconda "sorpresa": gli studenti, anziché proseguire per via Alpini d'Italia, svoltano improvvisamente in via Fanti d'Italia e si dirigono verso un'entrata secondaria della stazione Principe. Fino a questo punto, il corteo era stato pacifico e privo di tensioni. I primi studenti a giungere in via Andrea Doria trovano l'ingresso secondario completamente libero ed entrano nel piazzale della stazione. Dopo alcuni minuti una dozzina di poliziotti, comandati da non so quale genio dell'ordine pubblico, si schiera in cordone davanti all'ingresso, di fatto tagliando in due il corteo. I poliziotti sono "accerchiati" e iniziano a manganellare i ragazzi all'interno del piazzale, mentre in via Andrea Doria la finanza carica con violenza e più di una volta gli studenti medi. Alcuni ragazzini vengono colpiti al volto, alla testa, alle spalle, al busto e riportano gravi ferite; una ragazza con seri problemi alla schiena è scaraventata a terra e presa a calci, ha il volto tumefatto e non ci vede da un'occhio; durante la carica vengono addirittura malmenati alcuni agenti in borghese, che non erano stati riconosciuti dai loro colleghi. Come si può ben vedere dalle foto pubblicate sui quotidiani online, nessuno dei manifestanti indossa caschi o travisamenti, né tantomeno vi è qualcuno armato di bastoni o di oggetti atti ad offendere. In poche parole: gli sbirri compiono una manovra che neanche Fabrizio Corona sarebbe stato in grado di escogitare, si trovano accerchiati e cominciano a manganellare, in una situazione che era già accaduta diverse volte e che si era sempre conclusa in maniera pacifica (occupazione dei binari per 30-45 minuti e poi scioglimento del corteo senza incidenti). A questo punto gli studenti, dopo essersi presi le botte (DOPO, e non prima come ha cercato di far credere qualche solerte tutore dell'ordine) reagiscono: all'interno del piazzale parte una sassaiola verso i poliziotti, all'esterno vengono lanciate alcune bottiglie ed un petardo. Il corteo è frammentato e chi può esce dalla stazione e scende per via Prè, altri si dirigono verso piazza Acquaverde, per poi ricongiungersi alla Facoltà di Lettere in via Balbi. Da notare che gli studenti raccolgono la solidarietà sia dei dipendenti delle poste di piazza Acquaverde, che quella degli abitanti di via Prè.

Queste precisazioni mi sembrano doverose, poiché i giornali (non che ci sia da stupirsi, però questa cosa mi fa incazzare) ne hanno scritte di tutti i colori. Ragazzini disarmati con teste e spalle spaccate considerati come codici verdi, e sbirri armati di tutto punto che si sono dovuti far refertare al prontosoccorso per le "lesioni" subite. Non so che film abbiano visto i giornalisti, sempre che fossero presenti.
La questura, poi, continua a collezionare grandi figure di merda, come nel caso del tentativo (fallito) di sottoporre un compagno a sorveglianza speciale (Nessuna sorveglianza, saremo fuori controllo), o quello di far passare un abuso di potere (smascherato) come un assalto alla questura (Una notte sotto la questura)!

pc 8 maggio - ancora sullo sciopero generale.. contestata la CGIl a La Spezia

Coordinamento Autonomo Studentesco La Spezia
Ieri 6 maggio per lo sciopero generale, indetto dal principale sindacato italiano(cgil) e dopo una forte mobilitazione gli studenti del COORDINAMENTO AUTONOMO SPEZZINO sono scesi in piazza per contrastare e contestare questo laido governo, confindustria ed anche sindacati e partiti.Gli studenti hanno sin dal loro ingresso in piazza europa subito varie intimidazioni, dapprima dalla digos spezzina, che strattonando pretendeva che i presenti consegnassero loro i documenti( cosa che e’ stata arginata subito) poi arrivando anche a sequestrare una pericolosissima asta!!! Man mano che il nostro spezzone si ingrossava e raggiungeva il resto del corteo, il servizio d’ordine della cgil cercava in tutti i modi di non farli entrare nel corteo.Ma gli studenti hanno respinto al mittente insulti e minacce, attestandosi alla meta’ del corteo.Mentre l’infame e fascistoide servizio “democratico” continuava a fare cordone contro di loro ;dal consistente spezzone studentesco partivano i cori e gli slogan e venivano accese alcune torce, sventolavano...........

pc 8 maggio - ricordiamo franco serantini

pc 8 maggio - grandi proteste in Tunisia, cariche della polizia, la rivoluzione tunisina richiede il rovesciamento dei servi dell'imperialismo


TUNISI - Nuove proteste e nuovi disordini in Tunisia. Soprattutto nella capitale, tanto che il ministero dell'Interno ha decretato il coprifuoco notturno (dalle 21 alle 5) nell'area della "Grande Tunisi", che comprende anche le zone di Ariana, Ben Arous e Manouba. Una decisione che riporta il Paese ai giorni della rivoluzione che alla fine riuscì a rovesciare il regime del presidente Ben Ali. In un comunicato si legge che tale decisione "è stata presa in seguito agli atti di violenza e saccheggio e agli attentati ai beni pubblici che hanno avuto luogo, venerdì e sabato, in alcuni quartieri della città di Tunisi, e al fine di preservare la sicurezza dei cittadini".

Si chiude così una settimana di tensione altissima a Tunisi, scossa da manifestazioni anti-governative e in qualche modo alimentate anche dalle deflagranti dichiarazioni dell'ex ministro dell'Interno, Farhat Rajhi, che aveva sostenuto (comunque attenuando in seguito la portata delle sue parole) che le forze armate tunisine, guidate dal generale Rachid Ammar, capo di Stato maggiore delle tre Armi, avrebbero attuato un golpe in caso di vittoria, alle elezioni politiche, dei partiti confessionali, intorno ai quali sta crescendo il consenso popolare.

molte decine di giovani sono scesi in piazza ieri pomeriggio e questa mattina. La polizia ha represso duramente le proteste, utilizzando gas lacrimogeni e anche unità cinofile anti-sommossa. I dimostranti hanno fatto proprie le argomentazioni di Rajhi chiedendo che si dia piena attuazione alla "rivoluzione dei gelsomini" e che il governo provvisorio guidato dal premier Beji Caid Essebsi ceda il passo, accusandolo di non essere stato capace di espellere, dalla macchina politica del Paese, le scorie del regime di Ben Ali.

Proprio questa sera, una decina di partiti politici di sinistra e dell'area riformista, accusando il governo, hanno apertamente denunciato il pericolo che in Tunisia prevalga una deriva autoritaria, stigmatizzando soprattutto le violenze di cui ieri sono stati fatti oggetto quindici giornalisti, picchiati dagli agenti mentre stavano seguendo la manifestazione svoltasi in Avenue Bourghiba, dove ha sede il ministero dell'Interno.

pc 8 maggio - marcegaglia e Confindustria applausi ai padroni assassini della Thyssen

l'applauso dei padroni
è correità

'solo una rivoluzione politica e sociale può mettere fine a un sistema basato sul primato del profitto, sulla vita degli operai'

dal documento costitutivo della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamortesullavoro@gmail.com

Emma Marcegaglia al termine dell'assise di Confindustria: ''Harald Espenhahn è stato molto applaudito, la sentenza di condanna a 16 anni un unicum in Europa che può allontanare gli investimenti''

pc 8 maggio - proletari comunisti per un vero sciopero generale , per la rivolta popolare


pc 8 maggio - solidarietà agli studenti fiorentini

SOLIDARIETÀ AGLI STUDENTI FIORENTINI

Nella mattinata di mercoledì 4 Maggio, 22 studenti di Firenze sono stati svegliati nelle loro abitazioni dalle forze dell'ordine, che dopo perquisizioni e schedature, hanno consegnato delle ordinanze di custodia cautelare, tra cui 5 arresti domiciliari. Contro di loro, l'inchiesta che si è sviluppata li vede coinvolti in una "associazione a delinquere", dove i fatti contestati vanno dai cortei non autorizzati, alle interruzioni di pubblico servizio, all'organizzazione di assemblee ove si progettavano tali azioni.
A questi studenti e compagni, sempre in prima fila nelle lotte fuori e dentro le facoltà, va tutta la nostra solidarietà incondizionata.
Ciò detto, occorre secondo noi compiere un ulteriore passaggio, volto ad analizzare questo tipo di attacchi collocandoli nel contesto più ampio nel quale si inseriscono. L'università, negli ultimi tre anni, è stata un terreno nel quale le politiche di ristrutturazione del governo hanno trovato una reale opposizione, capace di aggregare ed incidere, con mobilitazioni concrete e d'impatto. Le reali motivazioni di quest'inchiesta stanno proprio nel voler colpire coloro che si sono resi maggiormente attivi durante questi periodi di lotta, nelle assemblee, nelle manifestazioni, nelle occupazioni.
Ovviamente, le accuse che ci rivolgono sono quindi pretestuose: denunce e misure cautelari non derivano tanto dal blocco di una stazione, bensì dall'essere contrari alla mercificazione dell'università, facendo politica ogni giorno in tal senso. Firenze non è da sola: "teoremi" accusatori di questo tipo nascono periodicamente, (gli arresti di Bologna di tre settimane fa sono solo un esempio) e tutti con le stesse caratteristiche. Si collegano una miriade di fatti, anche di per sé banali, (come i volantinaggi per un'assemblea) e dislocati temporalmente su diversi mesi se non anni, per arrivare alla conclusione che vi è una sorta di "premeditazione" per l'associazione a delinquere.
Parallelamente, ad essere coinvolto è un quantitativo di persone molto ampio, collegate tra loro tramite intercettazioni ambientali costruite ad hoc, infami microspie, o videocamere nelle auto o nelle abitazioni. Il senso dei discorsi, o delle conversazioni intercettate, assolutamente "normali", viene quindi stravolto, e fatto coincidere con l'obiettivo dell'inchiesta di turno. Come dire, prima viene l'inchiesta, e poi vengono "modellati" i fatti su di essa.
Con questo tipo di attacchi si chiude il cerchio, iniziato ormai due anni or sono con le 200 denunce, divise per 60 persone, del "dopo Onda" milanese. Il processo non è ancora partito, ma è probabile che gli organi repressivi abbiano valutato come non sufficiente il ricorso a delle semplici denunce, in seguito alla mobilitazione contro la riforma che ci ha visto in piazza nell'ottobre-dicembre 2010. Probabilmente la giornata romana del 14 dicembre ha suonato come un campanello d'allarme per governo e questure, data l'ampiezza e la forza della mobilitazione, e la difficoltà dei media a dipingere i partecipanti al corteo come "il solito gruppo di facinorosi".
Il G8 dell'università torinese, nel maggio 2009, aveva già visto il prodursi di un 'inchiesta di questo tipo, anche se più specifica e collegata ai fatti di una sola giornata. Con l'operazione "rewind" il magistrato Caselli aveva colpito una ventina di partecipanti al corteo, con misure cautelari simili a quelle comminate ora agli studenti fiorentini; anche quella volta, non si sono voluti colpire eventi specifici, ma più in generale coloro che mantenevano ancora la mobilitazione nelle facoltà, nonostante il riflusso evidente del movimento dell'Onda del 2008.
In tutto questo, l'intento intimidatorio è chiaro: colpire i più attivi significa mandare un messaggio a tutti gli altri, che se ne stiano a casa, perché lottare significa essere colpiti da denunce o altro. Poi, nella maggior parte dei casi, l'inchiesta si sgonfia velocemente, mostrando la sua effettiva inconsistenza e strumentalità; ma intanto, il colpo è andato a segno, e il danno è fatto.
Il carattere preventivo di queste inchieste è quindi palese: tuttavia, ciò che viene "previsto" non sono le nostre azioni, bensì la direzione che sta prendendo l'università pubblica e più in generale il mondo del lavoro. Sanno benissimo che per gli studenti ci saranno sempre meno servizi, più tasse, accorpamento dei dipartimenti, introduzione di privati nei consigli di amministrazione, per facoltà sempre più funzionali ad un mondo del lavoro precario. E che tutto ciò genererà delle contraddizioni difficilmente gestibili.
Ciò che succede nelle università si collega poi con quello che accade nel mondo del lavoro: e anche qui, anni difficili ci aspettano: mentre si riduce sempre di più il margine per una "concertazione" con coloro che vengono colpiti dai licenziamenti o dalla precarietà in generale, studenti che facciano proprie le parole d'ordine "collegare le lotte", costituiscono una reale minaccia, contro i piani di sfruttamento di governo e classi dominanti. Pertanto, meglio colpire preventivamente, perché la direzione nella quale ci stiamo muovendo è chiaramente definita.
L'opposizione non è ammessa, e di fronte a questa esigenza, non c'è diritto o libertà "democratica" che tenga.
Si appellano a qualsiasi articolo del codice penale possa colpirci, riesumando arnesi dal codice fascista (mutuati pari pari nel codice penale della Repubblica) e metodi di repressione e di controllo metodici e capillari.


D'altronde, è questo il vero volto della democrazia: credere il contrario non produrrà altro che illusioni dalla breve durata.

Assemblea Scienze Politiche

pc 8 maggio - a Parigi il regime moderno fascista di Sarkozy scatena gli sbirri contro gli immigrati

Mercoledi 4 maggio, alle 13.45, la polizia francese ha attaccato un palazzo occupato da dei migranti tunisini a Parigi in avenue Simon-Bolivar nel 19e arrondissement. Diverse centinaia di poliziotti hanno brutalmente attaccato lo stabile e i suoi occupanti tunisini oltre alle persone venute in loro sostegno. All’interno, i solidali hanno cercato di frenare l’avanzata poliziesca, hanno poi provato ad uscire per poi infine venire arrestati. I tunisini sono stati caricati dentro tre bus. I solidali hanno manifestato e tentato di impedire fisicamente che i tunisini venissero caricati sui bus e cercato di impedire la loro partenza.
I poliziotti hanno violentemente represso questi tentativi, molti i feriti. La violenza, tanto fisica che morale e psicologica è stata indescrivibile. Una violenza che strazia i cuori.
Gli slogan sono stati scanditi ovunque: “Polizia vattene”, “puzza Vel d’Hiv”(1), “Sarkozy complice di Ben Ali!” “Contassot collaboratore!”, “Di cosa avete paura?”, “libertà, libertà!”…
Una giovane donna piangeva. Un anziano raccontava: “mi ricorda la mia infanzia a Parigi, sotto l’occupazione nazisti, nel 19e arrondissement, i poliziotti francesi avevano arrestato una madre ebrea e il suo neonato; avevano messo la madre dentro un camion e il suo bambino in un altro… C’era una scuola ebraica, era vuota…”.
Un ultimo attacco della polizia (150 insieme) ha aggredito l’ultimo gruppo di manifestanti sul marciapiede con una brutalità inaudita. Hanno tagliato il gruppo in due, una parte ha potuto rifugiarsi nel giardino mentre l’altro veniva arrestato e portato via, oltre ad un fotografo che stava lavorando li in mezzo. Qualche minuto prima, nel giardino, un impiegato della città di Parigi si è approcciato dalla piccola porta in ferro, accompagnato da tre impiegati della sicurezza della città di Parigi. Hanno voluto incatenare la porta al fine di aiutare la polizia ad arrestare tutti i manifestanti sul marciapiede. Fortunatamente dei manifestanti nel giardino hanno potuto impedirlo, evitando dunque diverse decine di arresti.
Diverse decine di persone della CFDT hanno osservato la scena dalle finestre dei loro uffici li vicino. Elicotteri della polizia volavano senza sosta sopra la genta…I nostri amici tunisini ci hanno lasciato brutalmente, distrutti da una repressione
ingiusta.