lunedì 9 maggio 2011

pc 9 maggio - Alla Fiat Sata Melfi, ora!

Fiat Sata Melfi, ora!

Riprendiamo questa cronaca da 'Operai contro' a firma di 'alcuni operai della Fiat Sata' perchè essa conferma la denuncia e analisi dettagliata da noi fatta sugli ultimi sviluppi a Melfi e contenuta negli articoli del blog dedicati alla questione.
Non condividiamo la forma 'anonima' dell'articolo e ci apprestiamo a fare su questi eventi una battaglia aperta con una prossima iniziativa alla Fiat Sata che si terrà in occasione della ripresa del processo per i tre licenziamenti.
La questione Melfi e la questione Bertone sono legate e la fine dell'anomalia Fiom è il tema su cui ragionare e agire nella prospettiva della ricostruzione dal basso del sindacato di classe nella fabbrica, gruppo Fiat in testa.
Un'altra riunione si terrà a Torino sul fronte Mirafiori.

Proletari comunisti

CRONACHE DA MELFI

Noi operai alla Fiat di Melfi, nelle assemblee indette dalla Fiom abbiamo detto di no al sistema Ergo-Uas che vuole dire riduzione delle pause e aumenti dei ritmi di lavoro.
La stessa cosa abbiamo detto firmando la petizione della Fiom. 2984 operai hanno firmato.
Nonostante questo, 11 delegati RSU della Fiom hanno chiesto più volte al segretario nazionale Maurizio Landini di firmare l'accordo che prevede di aumentare i ritmi di lavoro e ridurre le pause a partire dal 1° Gennaio del 2012.
Tanti di questi delegati si comportando come veri ballerini. Il coreografo di questi danzatori sembra essere proprio l'ex segretario della Fiom, Cillis.
Alcuni di questi delegati hanno partecipato alla raccolta delle firme per chiedere che non si tagliassero le pause e si aumentassero i ritmi di lavoro. Li abbiamo visti con i nostri occhi.
Poco dopo, hanno cambiato idea e hanno chiesto con una lettera a Landini che si firmasse l'accordo che prevede il contrario di quello che ci hanno fatto firmare.
Successivamente 2 delegati Rsu (degli 11), in assemblea quando si è votato affinché la Fiom non firmasse l'accordo che prevedeva l'aumento dei ritmi e la riduzione delle pause, hanno votato insieme a centinaia di noi. Gli altri 9 delegati RSU che vorrebbero firmare l'accordo, invece nelle assemblee non si sono fatti nemmeno vedere, nessuno è intervenuto e ha avuto l'audacia di dire di voler firmare. Nemmeno l'ombra di Cillis si è vista.
Da allora non sono passati neanche una quindicina di giorni, ed ecco che gli 11 delegati si sono di nuovo compattati e sono tornati alla carica.
Hanno inviato un'altra lettera al segretario della Fiom Maurizio Landini e alla segretaria della Cgil Camusso. Continuano a dire "che l'accordo si poteva e si può firmare".
Cosa spinge questi delegati a voler firmare l'accordo ad ogni costo?
Sono le ore di permesso sindacale che verrebbero date dalla Fiat per muoversi liberamente in fabbrica e non fare niente. Se loro vanno in giro e in cambio di questo devono peggiorare le nostre condizioni, lavorino pure loro.
Cosa spinge Cillis a sostenere che si può firmare il peggioramento delle nostre condizioni. La Fiat? La Cgil? Tutte e due? Quello di non essere un operaio? Di non vivere le nostre stesse condizioni?
Cillis operaio non è mai stato, quel poco che ha lavorato in fabbrica lo ha fatto come impiegato. Un impiegato che vuole decidere sulla pelle di noi operai. Uno come tanti che si è trovato sotto la bandiera sbagliata!
Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini e il segretario regionale Emanuele De Nicola non hanno lavorato sulla catena di montaggio ma si sono schierati con noi. Emanuele De Nicola quando faceva il manutentore in fabbrica è stato più volte isolato dall'azienda dagli altri compagni di lavoro. Molti operai ancora lo ricordano su un soppalco, solo come un cane.
I dirigenti sindacali hanno una propria storia alle spalle.
L'ex segretario della Fiom Giuseppe Cillis e 11 delegati Rsu invece si sono schierati con il padrone.
Quanto tempo potranno resistere Maurizio Landini ed Emanuele De Nicola contro la Fiat senza la nostra dura protesta? Se il prossimo anno si taglieranno le pause noi operai non resteremo a guardare.
Per adesso le pause non sono state ridotte e non sembra ci sia questa volontà.
La Fiom dovrebbe incominciare a pensare di bloccare lo stabilimento come successe nel 2002 con gli operai di Termini Imerese.
Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini ed Emanuele De Nicola continuano a dire no all'aumento dei ritmi e alla riduzione delle pause. Cillis e gli 11delegati RSU dicono che si può fare. Tanto non tocca a loro.
Sono tante le manovre che la Fiat si potrebbe inventare. Ci sono anche i falsi referendum! Con una canea di "falsi compagni", insieme ai delegati filopadronali già pronti, l'esito diventerebbe scontato.
Otto delegati Rsu che sostengono i rappresentanti nazionali e regionali della Fiom: Miniscalchi, Gravinese, Barrozzino, La Morte, Imbrenda, Barbano, Langone, lavorano sulle linee e fruiscono delle poche ore di permesso sindacale previste. Gli altri vogliono di più e scalpitano che vogliono firmare.
Si dice che l'ex segretario della Fiom Cillis, che delegato non è, sembra che in fabbrica vada dove vuole. L'ex segretario della Fiom Cillis è entrato nella segreteria della Cgil. Ci avevano detto che doveva rappresentare gli operai in seno alla confederazione! Se questo è il modo, sicuramente, la Fiat e i padroni farebbero ponti d'oro per averne tanti così.
Alle passate elezioni regionali Cillis, candidato con rifondazione comunista con le chiacchiere ha abbagliato parecchi operai. Tanti l'hanno votato. Meno male che è stato trombato e noi non l'abbiamo votato! La prossima volta, potrà farsi dare una mano anche dalla Fiat nella campagna elettorale.
Si può imbrogliare per un po' di tempo, per tanto tempo, ma non per sempre! Noi è da tempo che ci siamo accorti cosa c'era dietro quella maschera.
Cillis insieme ai delegati ballerini hanno conquistato il consenso del padrone. Però siamo sicuri che ha perso la fiducia di tantissimi operai che non gli batteranno più le mani!

Alcuni operai della FIAT di Melfi

Da uno degli articoli del blog di proletari comunisti aprile 2011:
Il fronte di lotta si deve necessariamente spostare negli stabilimenti effettivamente operativi e chiave, primo tra tutti alla Fiat Sata.
Qui vi è una prima applicazione con gli operai in fabbrica del piano Marchionne; qui vi è la partita aperta dei licenziamenti repressivi; qui la Fiat da un lato ha alzato il tiro, pause e Ergo Uas effettivamente in opera; su diritto di sciopero e malattia ha allentato la presa, anche perchè qui fanno da monito e freno i licenziamenti. Ma l'offensiva padronale punta su isolamento della Fiom, delle parti di essa più inclini alla resistenza e alla lotta, con una politica di accerchiamento che fa leva, oltre che su tutto il resto, sul cavallo di troia nelle fila operaie, la Cgil regionale e l'uomo in fabbrica della Cgil regionale, Cillis, l' "ex eroe" dei 21 giorni, il candidato tornato poi in fabbrica, riaccolto bene dagli operai ma non cogliendo subito che in tutto questo tragitto, questo ritorno non è da fuochista ma da pompiere.
Quindi, la Fiom resta il luogo dello scontro; ma uno scontro che si affidasse all'esito in questo luogo non è in grado nè di fronteggiare il piano Fiat nè di preparare un futuro alternativo al piano Fiat.
Checchè ne pensi tuttora la maggioranza operaia, divisa tra coscienza e sfiducia, la via del sindacato di classe, del circolo operaio per dare una testa e un luogo, al di là delle tessere, a queste battaglie, per contribuirvi, è l'unica proposta oggi necessaria.
Sul piano immediato la linea è facile da tracciare: contrastare l'applicazione dell'Ergo Uas in termini di diritti, condizioni, sicurezza e salute; far rientrare i licenziati in fabbrica; assumere la centralità di Melfi non come aziendalismo produttivista da contrapporre in termini neocorporativi, come vuole il padrone e il sindacato del padrone in tutte le sue vesti, ma come centro di ricomposizione dell'unità di classe degli operai Fiat di tutti gli stabilimenti, da Pomigliano alla Sevel, fino a Mirafiori, non considerando chiusa neanche la partita Termini Imerese.
Serve una rete politica e sindacale di classe che faccia perno sulle avanguardie operaie, ma anche sul lavoro sistematico esterno, altrettanto importante in questa situazione, che, se basato su una analisi strategica corretta, è l'unico che può dare i suoi frutti.
Utili restano a questo proposito l'analisi da noi prodotta, dai 21 giorni fino agli ultimi 2 speciali Fiat, armi della critica per la costruzione.

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