giovedì 14 maggio 2026

pc 14 maggio - Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio: sicurezza, lavoro e no agli esuberi al centro della mobilitazione

Il sindacato di base presenta la propria piattaforma in vista della protesta nazionale. Tra le richieste nazionalizzazione, tutela occupazionale, stop ai licenziamenti e presidio ispettivo permanente in fabbrica

Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio

Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio

TARANTO - Una mobilitazione costruita dal basso, con una piattaforma che intreccia sicurezza sul lavoro, tutela occupazionale e futuro industriale del siderurgico tarantino. Slai Cobas per il sindacato di classe rilancia la protesta all’ex Ilva annunciando l’adesione allo sciopero nazionale del 29 maggio, promosso nel quadro della mobilitazione indetta dai sindacati di base.

L’iniziativa, secondo quanto reso noto dal sindacato, punta a portare al centro del confronto le criticità che da tempo attraversano lo stabilimento tarantino, a partire dalle condizioni di sicurezza, dal tema occupazionale e dalle prospettive industriali del sito.

Nel documento diffuso in vista della protesta, il sindacato esprime una netta contrarietà rispetto ad

alcune ipotesi di gestione del futuro dell’acciaieria. Tra i punti indicati compare il giudizio negativo sul fondo Flacks, definito dal sindacato una soluzione non credibile, così come la contrarietà all’ipotesi Jindal, rispetto alla quale viene evocato il rischio di migliaia di tagli occupazionali.

Nella piattaforma trova spazio anche una critica all’attuale indirizzo politico nazionale sulla gestione del comparto siderurgico. Slai Cobas prende posizione contro quello che definisce il piano Urso-Meloni, chiedendo contestualmente un cambio nella governance straordinaria del gruppo.

Sul fronte giudiziario, il sindacato manifesta inoltre opposizione rispetto a eventuali attacchi alle inchieste della magistratura, ribadendo la necessità che i percorsi di accertamento proseguano senza interferenze.

Tra le proposte avanzate figura invece la richiesta di una nazionalizzazione immediata dell’impianto, accompagnata dall’invocazione di una legge speciale dedicata alla gestione della vertenza.

Particolarmente forte la posizione sul lavoro. Il sindacato chiede nessun esubero, il mantenimento di strumenti di sostegno economico per i lavoratori diretti e dell’appalto attraverso una cassa integrazione con integrazione salariale, oltre al rigetto dell’applicazione del contratto multiservizi e al blocco dei licenziamenti nelle aziende dell’indotto.

Uno dei capitoli più netti della piattaforma riguarda la sicurezza in fabbrica, tema tornato con forza al centro del dibattito dopo i recenti episodi segnalati nello stabilimento. Slai Cobas invoca un intervento strutturale contro gli incidenti sul lavoro, arrivando a chiedere una postazione ispettiva permanente all’interno dello stabilimento.

Nel messaggio politico che accompagna la mobilitazione, il sindacato sostiene inoltre la necessità di rafforzare la propria presenza nel confronto sulla vertenza, rivendicando una rappresentanza autonoma nelle trattative sul futuro dell’acciaieria.

Lo sciopero del 29 maggio si inserisce nella più ampia mobilitazione nazionale dei sindacati di base, che nella propria piattaforma include anche temi di carattere generale, tra cui la contrarietà alla guerra e alle politiche di riarmo, oltre alla solidarietà espressa nei confronti del popolo palestinese.

La protesta si preannuncia dunque come un momento di forte contestazione che, nel caso tarantino, riporta al centro le tensioni mai risolte sul futuro dell’ex Ilva, tra occupazione, sicurezza e governance industriale.

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