martedì 12 maggio 2026

pc 12 maggio - E' il momento, operai, operaie Stellantis Melfi

Alla Stellantis di Melfi la situazione sta diventando veramente di rottura. È arrivata a un punto importante, decisivo, in cui gli operai da un lato non ce la fanno più per le condizioni di lavoro, per l'azione della Stellantis contro gli operai, dall'altra si sta scatenando una rabbia, una specie di “rivolta” verso i sindacati confederali.

Noi lavoriamo perché vi sia un avvio effettivo di lotta, unitaria all'interno dello stabilimento Stellantis e tra lo stabilimento e le ditte dell'appalto, ma anche tra tutti gli stabilimenti Stellantis. Ma Melfi in un certo senso sta diventando un esempio tipico della situazione di enorme attacco alle condizioni di lavoro degli operai e delle operaie.

Da questa settimana, gli operai devono lavorare solo per tre giorni alla settimana. Dovrebbe essere nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì, ma gli operai non hanno certezza di poter andare a lavorare o di non poter andare a lavorare anche in questi tre giorni, dato che questa certezza solo dal lunedì la possono avere. Si capisce bene che questo sconvolge la gestione della vita degli operai, in particolare delle operaie, che sapendolo il giorno prima non possono organizzarsi. Già era stato eliminato il turno di notte, ma in realtà anche in questi tre giorni non è affatto detto che lavoreranno tutti gli operai.

Si pensi che da un totale di organico di 7.000 unità a Melfi si è arrivati a poco più di 4.000-4.500 lavoratori. E ai lavoratori l'azienda chiede delle uscite cosiddette “volontarie”, perché non sono affatto volontarie ma sono costrette; costrette sia per la mancanza di lavoro e per la mancanza di prospettiva.

Ma che cosa succede? Succede che in alcuni reparti, come per esempio la lastratura e stampaggio vi è un accumulo di scocche, mentre in altri reparti manca il materiale e quindi si fermano e la maggior parte degli operai deve restare a casa; ma anche in quei reparti che potrebbero lavorare in realtà non essendoci

tutti i materiali necessari non si può operare. Questo genera una situazione in cui da un lato vi sono dei reparti che potrebbero non fermarsi e dall’altro reparti costretti a fermarsi.

Nello stesso tempo anche in reparti come la lastratura c'è una situazione di estrema confusione, con rischio anche per la sicurezza, dicono gli operai. Mancano anche segnaletiche, carrellisti e quindi c'è una situazione in cui il disordine regna sovrano.

Per cui anche i turni che da questa settimana dovrebbero cominciare, attualmente sono anch'essi a rischio.

La situazione a un punto di rottura e giustamente i lavoratori la pongono essenzialmente verso chi li dovrebbe difendere e invece firma accordi, firma le uscite cosiddette “volontarie” che ora sono più di 400 e poi... fanno dichiarazioni.

C’è stata una recente presa di posizione dei sindacati che invece di fare piattaforme, porre obiettivi che riguardano i lavoratori, guardano alle difficoltà aziendali.

Nella settimana passata, mercoledì, c'è stata un'assemblea; n generale sono assemblee sindacali a cui partecipano sempre meno i lavoratori, proprio perché c'è sfiducia, disaffezione verso i sindacati confederali. Ma anche in questa assemblea, pur non con grossa partecipazione, però c'è stata una sorta di rivolta da parte degli operai contro i dirigenti sindacali. In generale quello che dicono gli operai è: dove siete voi quando la linea corre veloce, e noi dobbiamo correre dietro come matti e non si riesce proprio a lavorare? Dove siete quando vi chiamiamo? Questo non è una posizione solo di pochi operai, perché operai che hanno gridato queste cose nell'assemblea di mercoledì sono stati applauditi poi da tutti gli altri operai presenti.

Tanto che gli operai cominciano anche a considerare che sarebbe necessario una forma di protesta, anche di detesseramento di massa verso i sindacati confederali. Non solo come segnale, ma proprio perché sono in una situazione in cui, loro dicono, mentre l'azienda ci tiene in condizione di rischio lì dove lavoriamo perché dobbiamo correre, mentre non sappiamo neanche il giorno prima se il giorno dopo dobbiamo andare a lavorare, e chiaramente il salario viene molto ridotto e gli operai dicono: ci state affamando, i sindacati non fanno niente dalla mattina alla sera. Quindi a che servono? Non servono assolutamente a niente. In questo senso è una necessità ricostruire da parte degli stessi lavoratori, dalla base, una organizzazione sindacale di classe, una lotta sindacale che effettivamente possa mettere un freno a una crisi, a una sorta di discesa in una situazione senza via d'uscita che vivono gli operai.

Quindi qualcosa si sta muovendo, questo è di incoraggiamento e deve essere di stimolo per tutti gli operai. Se proprio in questo stabilimento, certo troppi anni fa, c'è stata una rivolta, i famosi “21 giorni”, non è impossibile, deve essere possibile che oggi si riprenda una lotta vera, una lotta seria, una lotta prolungata; perché l'alternativa che pongono inevitabilmente una parte dei lavoratori è mettersi in malattia per evitare ritmi di lavoro che non permettono di fermarsi neanche un minuto, per evitare che questa possa essere la via normale. La via normale deve essere la lotta!

L'altro aspetto che crea diverse posizioni tra gli operai è il discorso, l’azione che sta facendo la Stellantis, ma che i sindacati confederali non solo non contrastano ma anzi hanno anche firmato, degli incentivi all'esodo. Abbiamo detto che fino a fine anno pensano di fare centinaia e centinaia di queste fuoriuscite incentivate, per ora si parla di 425. Questo da un lato viene visto anche come possibilità di uscire dall'inferno della Stellantis, dall'altro però una parte degli operai dice che non conviene assolutamente: noi dobbiamo resistere fino all'ultimo perché con questi incentivi gli operai ci perdono e parecchio; alcuni operai dicono: io ho 55 anni, mi mancano almeno 10 anni di contributi per andare in pensione, e avere un incentivo di 85.000 euro è troppo poco. Quindi alcuni giustamente dicono: non bisogna mollare perché altrimenti arriveremo alla pensione con grosse perdite… abbiamo sacrificato una vita per i padroni e ora non possiamo accettare questa miseria che non ci permette né di trovare un altro posto di lavoro né di arrivare a una pensione.

Ma qui la cosa più negativa, verso cui giustamente si rivolge la rabbia degli operai e delle operaie, è la posizione, l'atteggiamento dei sindacati confederali.

Perfino la Fiom, che cosa chiede? Chiede un vero piano industriale capace di coinvolgere non solo lo stabilimento ma l'intera filiera; che i lavoratori che sono in esubero - anche pensando a quelli delle Ditte - dovrebbero essere inseriti in percorsi di formazione, miglioramento della qualità, consolidamento produttivo, eccetera.

Tutte frasi trite e ritrite che noi sentiamo anche in altre realtà per esempio all’Ilva. che non risolvono assolutamente il problema della difesa del lavoro e del salario, ma fanno dei funzionari dei sindacati confederali una sorta di “consiglieri del principe per l'azienda”, per trovare delle scappatoie, delle mini soluzioni ma per portare avanti i piani di liberarsi di centinaia anche migliaia di operai.

Così per la Uilm, ma non solo, la denuncia riguarda essenzialmente le normative europee che “stanno penalizzando l'industria automobilistica senza recare dei benefici ambientali”, e quindi “l'Europa deve definire una strategia industriale chiara a partire dal tema delle multe e delle politiche legate alla transizione”.

Su questo, anche su questo c’è una unità tra azienda, governo/Urso e i sindacati confederali. Si parla di nuove produzioni, nuovi modelli, che però se possono essere una soluzione per la Stellantis non garantiscono affatto che migliori la condizione dei lavoratori. Ma miglioreranno al massimo i profitti della Stellantis.

D'altra parte quando anche azienda e anche i sindacati parlano di nuove produzioni e sparano anche delle cifre: fino a 17 mila auto…, nascondono che queste cifre rispetto a cifre degli anni passati sono veramente una miseria. Nel 2023 le auto prodotte erano state più di 50 mila mentre ora al massimo si parla di 17 mila.

Quindi gli operai si trovano davanti a una situazione delle tre facce, dei tre nemici che operano insieme azienda, governo e segretari dei sindacati confederati.

Fim, Fiom, Uilm, e Ugl, hanno fatto un documento, che hanno presentato all'assemblea dei lavoratori e che ha fatto suscitare appunto molta rabbia, denuncia. Un documento che appunto parla che ci sarebbe già in atto un percorso industriale che prevede la realizzazione di nuovi modelli, che ci saranno nuove produzioni rispetto a quella esistente e ai quattro modelli se ne dovrebbe aggiungere un quinto e, come dicono loro nel comunicato, “rafforzando ulteriormente la missione produttiva del sito e le sue prospettive industriali”. Quindi qual’è la loro funzione? Di monitorare attentamente l'andamento produttivo e la uscita di nuovi modelli; quindi loro sono al massimo dei controllori di quello che dice l'azienda, perché i piani dell'azienda si realizzino. Ma in tutto questo gli obiettivi dei lavoratori, la salvaguardia dei posti di lavoro e del salario non esiste.

E mentre si parla che l'obiettivo è di arrivare progressivamente a possibili sviluppi occupazionali futuri, intanto c'è stato l'accordo che appunto prevede uscite incentivate.

Questa è la realtà, tutto il resto è fumo, tutto il resto è solo per cercare di frenare un'onda di ribellione che è inevitabile che vada avanti, che deve andare avanti.

In questo senso c'è stato tempo fa anche un appello internazionale, partito dalla Conferenza internazionale dei lavoratori dell'automotive in India, che ha detto che la Stellanti sta attaccando i nostri posti di lavoro, i nostri stabilimenti, il nostro futuro. Ha già cominciato con tagli di posti di lavoro, più pressione per lavorare più velocemente, persino chiusura di stabilimento.

Tutto il mondo è uguale. Gli stabilimenti, dicono in questo appello, vengono ridimensionati, i reparti riorganizzati, i posti di lavoro tagliati o lasciati vacanti, mentre il carico di lavoro aumenta, cresce la precarietà.

La Stellantis cerca di dipingere questi attacchi come inevitabili, scaricando la responsabilità sulla politica o sulla mobilità elettrica, ma noi sappiamo, scrive l’appello del Coordinamento, che i capitalisti puntano a competere per prevalere nella scena internazionale per i loro profitti a nostre spese. Quindi fanno appello che si risponda unendosi, si risponda non permettendo una politica di divisione tra stabilimenti o tra paesi, che la Stellantis fa in maniera molto attiva. Anzi, dicono, nessun stabilimento deve rimanere isolato. Nello stesso tempo hanno lanciato un avvertimento: “non provate nemmeno a parlare di produzione di armi, non vogliamo costruire armi letali per quelle guerre in cui muoiono i lavoratori. I lavoratori non sparano ai lavoratori”. Hanno detto che occorre una risposta chiara, un'unità internazionale dei lavoratori, azione congiunta, solidarietà compatta.

Ecco, questo appello deve essere assunto dagli operai, in particolare ora dagli operai della Stellantis di Melfi che sono in un momento in cui non ce la fanno più e in cui c'è coscienza che bisogna anche attaccare i sindacati confederali che non li vedi mai, che non fanno niente e che bisogna fare delle iniziative che rendano visibile questa ribellione e questa rottura verso i sindacati confederali. Dicono: non possiamo più attendere, stiamo aspettando, ma mentre il medico studia, il malato muore.

Noi pensiamo che sia il momento giusto, il momento necessario per ribellarsi effettivamente, per unirsi contro chi invece vuole continuare a illudere, vuole continuare a frenare, vuole continuare a buttare fumo agli operai, mentre via via accetta tutto quello che l'azienda fa per difendere i suoi profitti contro gli operai.

Quindi è il momento, operai e operaie della Stellantis di Melfi.

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