da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 12.05.26
L'Electrolux ha annunciato ai sindacati la chiusura della fabbrica di Cerreto d'Esi in provincia di Ancona che ha 170 dipendenti, ma questo taglio del personale non dovrebbe rimanere limitato solo a questa fabbrica ma dovrebbe interessare anche gli altri stabilimenti in Italia, per un totale, si dice, di 1.700 esuberi, vale a dire quasi il 40% dei 4.500 occupati all'Electrolux in Italia.
La decisione dell'azienda è di mantenersi il marchio, ma far realizzare la produzione degli elettrodomestici da terzi, per prodotti anche meno qualificati.
Respingendo il modo come è stato comunicato ai lavoratori questi prossimi licenziamenti - con un semplice whatsapp - Fim-Fiom-Uilm hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero nazionale. I sindacati chiedono il ritiro del piano e l'attivazione immediata del tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma già la risposta del Ministro Urso non è affatto positiva, non è quella che invece servirebbe. Si limita infatti a far sapere che “segue con la massima attenzione la situazione e intende svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie a mantenere un confronto costante e strutturato con l'azienda e le organizzazioni sindacali”. Queste sono state le parole di Urso, appunto “parole”, mentre l'azienda fa i fatti che, se non contrastati immediatamente, possono essere - com’è avvenuto in tante altre aziende - irreversibili. Infatti la direzione dell'Electrolux ha annunciato di voler procedere in tempi brevi, probabilmente con l'intenzione di chiudere entro l'anno e invece il Urso sta ora “prestando attenzione”, dice che “svolgerà il monitoraggio”, ecc.. diremmo “campa cavallo...” la fine rischia di essere nota.
Tra il personale in esubero vi sono anche circa 200 lavoratori con contratti a termine, pensiamo soprattutto giovani.
Ma come? La Meloni il 1° Maggio non ha sbandierato che con il Decreto lavoro ha avviato una grande risposta per l'occupazione delle donne e dei giovani? E ora che verranno tagliati i posti lavoro delle donne che in alcuni stabilimenti dell'Electrolux sono la metà del
personale, dove sta la Meloni? Sta, come sempre, dalla parte dei padroni.Siamo anche in questo caso non ad una crisi ma ad una via intrapresa da tanti capitalisti, anche in aziende pubbliche, fatta di taglio dei costi e di delocalizzazione della produzione.
Questa multinazionale svedese, come spiega un rappresentante della Fiom, ha confermato l'intenzione di non voler più produrre cappe aspiranti in Italia ma solo in Polonia. Inoltre, si parla anche di un accordo con una società cinese - Midea - per il rilancio del mercato americano.
Quindi il taglio dei costi e la realizzazione di maggiori profitti tagliando la forza al lavoro, è la ragione di questi “esuberi” di 1.700 operai.
C'è da dire che un taglio del costo del lavoro, l'azienda l'aveva già avuto. Nel 2014 con il governo Renzi questa multinazionale si era impegnata a investire in Italia in cambio però di un pesante abbattimento del costo del lavoro per rendere gli impianti competitivi sul mercato internazionale.
Ora evidentemente questo taglio è troppo poco per i padroni e quindi è meglio andare in Polonia.
Ma azienda e governo, noi siamo sicuri, avranno filo da torcere.
Gli operai, le operaie dell'Electrolux sono sempre stati una delle realtà più attive sul fronte di scioperi, delle lotte.
In questa occasione vogliamo in particolare parlare delle operaie che hanno sempre unito la lotta come operaie alla lotta come donne e hanno sempre risposto con la protesta, con la mobilitazione, all'azione di ritorsione dell'azienda alle loro lotte e agli attacchi alle condizioni di lavoro.
Alcuni brevi passaggi: già nel 2017 le operaie dell'Electrolux sono state in prima fila nello sciopero delle donne dell'8 marzo, in questo caso i sindacati confederali non solo non vi avevano aderito ma anzi, frenavano. Ma nonostante questo negli stabilimenti, in particolare negli stabilimenti di Solaro, di Susegana, la risposta delle lavoratrici allo sciopero delle donne fu molto buona, a Susegana dove le operaie sono circa la metà l'adesione raggiunse punte dell'80% bloccando di fatto tutta la produzione. L'azienda di fronte a questo rispose contestando a 26 lavoratrici e lavoratori, l'adesione a questo sciopero. Le operaie, le delegate dicevano “siamo tornate agli anni 50, quando chi scioperava era perseguitata e licenziata. Oggi all'Elettrolux di Solaro ben 26 lavoratrici e lavoratori ricevono questo provvedimento disciplinale per una battaglia di dignità e giustizia che va ben oltre le appartenenze sindacali; ma qui la direzione aziendale vuole mandare un messaggio molto chiaro: non c'è spazio per i diritti, tutti devono accettare il modello economico, culturale, autoritario e patriarcale, imposto da chi comanda, da chi ha in mano il potere”. “Quindi quei provvedimenti - dicevano alcune delegate – sono la prova lampante che la battaglia per i diritti delle donne è parte imprescindibile della lotta per l'emancipazione e contro lo sfruttamento di tutti i lavoratori, sia donne che uomini”.
Nel 2021 all'Electrolux di Forlì le delegate operaie proclamano uno sciopero contro i sabati lavorativi, l'aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro, mentre nello stesso momento i soldi, i premi andavano solo ai capi, con migliaia di euro, e a loro andava solo qualche elemosina. L'azienda voleva introdurre i sabati lavorativi obbligatori per aumentare ritmi e carichi di lavoro che erano già insostenibili e quindi le operaie risposero con uno sciopero che chiamarono “di avvertimento”.
Nell'ottobre del 2023 c'è stato un altro sciopero molto riuscito contro gli infortuni sul lavoro che riguardò un’operaia infortunata. Questa operaia era rimasta con il piede incastrato in un macchinario, ma invece di sanzionare l'azienda, è l'azienda che comminò una multa all'operaia. Allora ci fu subito una risposta con scioperi, con cortei interni, cortei negli uffici della direzione, con momenti di tensione quando i lavoratori, le lavoratrici in sciopero incrociavano rappresentanti aziendali.
Ma all'Electrolux ci sono state anche operaie morte sul lavoro, uno dei più gravi avvenne nel 2001, quando vi fu un boato e un'esplosione di fuoco improvvisa. Ad innescare l'esplosione fu l'accensione dei cannelli di saldatura e fu un inferno, rimasero ustionati diversi operai, alcuni molto gravi e diverse donne, e una di queste, dopo sei mesi di atroci sofferenze nell'ospedale di Padova, il 15 aprile 2002 moriva, si chiamava Luisa Ciampi.
E veniamo a una situazione più recente: nel luglio 2025 vi è stata una protesta improvvisa delle operaie, con sempre le operaie in prima fila, combattive, una protesta per le condizioni di lavoro. Era luglio e in fabbrica faceva un caldo enorme, si raggiungevano i 40 gradi; a quel punto abbandonarono il turno di lavoro alle 12:15 invece che alle 17 e quindi fermarono la produzione. In tutti i reparti avviene questo abbandono delle postazioni e le operaie dicono “la salute per l'Electrolux non è una priorità”. L'azienda, nonostante varie richieste precedenti, non aveva adottato misure neanche per alleggerire il carico di lavoro, aumentare le pause, mitigare il calore nelle parti. Le operaie dicevano che i dirigenti lavorano al fresco mentre chi era sulle linee sopportava temperature insostenibili. La risposta fu questo sciopero improvviso che svuotò tutti i reparti.
E’ di questi operai, operaie che l'Electrolux ora si vuole liberare, non solo per ridurre il costo del lavoro, ma per non avere più una classe operaia così combattiva che difende i suoi diritti, che utilizza giustamente lo sciopero, le fermate come necessarie risposte agli attacchi alle condizioni di lavoro.
Anche ora la risposta che gli operai daranno non potrà che essere combattiva, come quelle già fatte.
E l'Electrolux se la dovrà vedere con questi operai, operaie…!
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