mercoledì 22 aprile 2026

pc 22 aprile - rapporto AI su “ORDINE MONDIALE BASATO SU RAZZISMO, PATRIARCATO, DISUGUAGLIANZE” - dati di interesse generale

Martedì 21 aprile 2026 presso l’Aula Magna del Rettorato all’Universita’ Roma Tre è stato presentato il Rapporto 2026 di Amnesty International, uno dei più autorevoli documenti a livello globale sullo stato dei diritti umani. L’iniziativa è stata occasione di approfondimento e confronto sulle principali tendenze internazionali, analizzando la situazione dei diritti fondamentali in 144 Paesi. Il Rapporto – pubbicato quest’anno per la prima volta da Roma TrE-Press, la casa editrice dell’Ateneo – rappresenta uno strumento essenziale per comprendere le dinamiche contemporanee legate a libertà civili, giustizia sociale e tutela delle persone.

Amnesty, nel suo rapporto pubblicato in Italia da Roma Tre Press, scrive che “il 2025 è stato segnato da attacchi predatori al multilateralismo, al diritto internazionale e alla società civile, portatori dell’idea di un ordine mondiale basato su razzismo, patriarcato, disuguaglianza e agende contrarie ai diritti umani”.

La documentazione prodotta nei primi mesi di quest’anno descrive “pervasivi crimini di diritto internazionale e un crescente attacco al sistema della giustizia internazionale, che stanno danneggiando gravemente le fondamenta del sistema globale di protezione dei diritti umani”.

“Per tutto il 2025, voraci predatori hanno braccato i nostri beni comuni globali, come mostruosi cacciatori che fanno razzia di trofei d’ingiustizia. Leader politici come Trump, Putin e Netanyahu, tra molti altri, hanno portato avanti le loro conquiste per un dominio economico e politico attraverso distruzione, repressione e violenza su larga scala. Invece di affrontare i predatori, nel 2025 gran parte dei governi ha optato per l’acquiescenza, inclusa la maggior parte dei paesi europei. Alcuni hanno cercato perfino di imitare il predatore. Altri hanno abbassato la testa nascondendosi sotto la loro ombra. Pochissimi quelli che hanno scelto di opporsi. Questo ordine mondiale predatorio alternativo soffoca il dissenso e reprime le proteste, utilizza una retorica disumanizzante e facilita i crimini d’odio e l’uso strumentale della legge. È fondato non sul rispetto per la nostra umanità comune, ma sulla supremazia commerciale e l’egemonia tecnologica”.

Il Rapporto 2026 sottolinea anche come “Le pratiche autoritarie si sono intensificate a livello mondiale. I governi di Afghanistan, Cina, Egitto, India, Iran, Kenya, Regno Unito, Usa e Venezuela, tra i vari paesi, hanno represso le proteste con la violenza, criminalizzato il dissenso attraverso leggi antiterrorismo o securitarie o hanno fatto ricorso a sparizioni forzate, esecuzioni e tattiche poliziesche illegali. Tortura e maltrattamento, anche attraverso l’utilizzo di armi a scarica elettrica, sono rimasti fenomeni diffusi…”.

Una parte del Rapporto 2026 è dedicata al traffico e al commercio di armi e strumenti repressivi di massa:” Rischiando la complicità, gli stati hanno continuato a compiere e a facilitare trasferimenti irresponsabili di armi, anche verso attori implicati nella commissione di crimini di diritto internazionale. Gli Usa hanno guidato la fornitura di un massiccio sostegno militare a Israele. Gli Emirati Arabi Uniti hanno fornito armi, compresi sofisticati armamenti di fabbricazione cinese e mezzi blindati per il trasporto delle truppe alle Forze di supporto rapido del Sudan, che il gruppo ha utilizzato in Darfur”. I governi hanno utilizzato la tecnologia per mettere in pratica e rafforzare le loro pratiche autoritarie.

Il Rapporto evidenzia come sia cresciuto anche “l’attivismo globale contro il flusso di armi a Israele ; gli scioperi che hanno riempito le piazze in Italia e le azioni dei lavoratori portuali in Francia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Svezia, per esempio, puntavano a interrompere le rotte commerciali di armi verso Israele”.

Una parte importante è dedicata alle violazioni dei diritti delle persone rifugiate e migranti: ” In tutto il mondo i governi hanno messo in atto pratiche autoritarie nel contesto dell’asilo e della migrazione. Alcuni hanno autorizzato misure illegali o hanno aggirato processi legislativi per istituire politiche sulla migrazione dannose. Nel 2025, gli Usa e gli stati europei, tra cui Cipro, Finlandia, Grecia, Italia, Polonia e Ungheria, così come altri paesi, hanno adottato o applicato misure estreme per effettuare espulsioni e altri tipi di rimpatrio e impedire gli arrivi irregolari di persone rifugiate e migranti, in violazione dei loro obblighi sui diritti umani. Iran e Pakistan hanno costretto al rimpatrio o hanno espulso rispettivamente più di 1,8 milioni e 990.000 cittadini e cittadine afgani, nonostante le continue violazioni commesse dai talebani. Tra dicembre 2024 e febbraio 2025, le autorità etiopi hanno espulso più di 600 eritrei rimandandoli con la forza in Eritrea, dove il governo considerava la loro richiesta di asilo all’estero una prova di tradimento”.

Non mancano discriminazione e violenza di genere: “In tutto il mondo donne e ragazze sono state vittime di violenza di genere e hanno incontrato ostacoli nell’accesso a protezione, giustizia e rimedio, aggravati in alcuni casi dalla discriminazione per altri motivi, come ad esempio migrazione, casta, lavoro, classe o religione. In Afghanistan, i decreti talebani vietavano alle donne l’istruzione, il lavoro e la libera circolazione e alimentavano la violenza di genere e i matrimoni infantili.

Per quanto riguarda l’Italia desta preoccupazione il cronico status di carceri e centri di detenzione per migranti: “Le condizioni e il trattamento delle persone detenute, sia nelle carceri sia nei centri di detenzione per migranti, hanno destato preoccupazioni circa il ricorso a tortura e maltrattamento. I livelli di violenza contro donne e ragazze sono rimasti elevati. È stata promulgata una legge draconiana che ha indebitamente limitato la libertà di riunione pacifica. Giornalisti e giornaliste hanno subìto minacce, attacchi e sorveglianza. Persistevano gli ostacoli per accedere all’aborto. I tentativi del governo di esaminare le richieste di asilo extra territorialmente in Albania sono stati bloccati dai tribunali. La cooperazione in tema di migrazione con Libia e Tunisia è proseguita nonostante le prove di gravi violazioni dei diritti umani. L’Italia non ha consegnato all’Icc un cittadino libico arrestato in base a un mandato dell’Icc stessa. Quasi sei milioni di persone vivevano in povertà. I cambiamenti climatici indotti dalle attività umane hanno causato migliaia di morti. Almeno 1.195 persone sono morte in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale nel tentativo di raggiungere l’Italia. Si sono verificati diversi naufragi appena al di fuori delle acque territoriali italiane. Le Ong di soccorso hanno criticato la risposta tardiva delle autorità italiane alle segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, che ha messo a rischio la vita delle persone”.

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