sabato 25 aprile 2026

pc 25 aprile - Nei libri sulla Resistenza le lezioni, le esperienze vive che servono all'oggi - 3

Dalla Rivista marxista-leninista-maoista "La Nuova Bandiera" - Numero speciale sul centenario della nascita del PCI - ampi stralci

In alcuni libri sulla Resistenza c’è la storia viva di chi in carne e ossa ha costruito la Resistenza, e di chi poi ha deciso di passare anche alle forme descritte come Resistenza nelle città, quelle che sono passate alla storia come gruppo di azione patriottica (Gap). Vi è stata la lunga preparazione che è sfociata poi nella necessità di fare l’azione nel contesto in cui ci si trovava, e cioè il lento sgretolamento del fascismo davanti al colpo di Stato della monarchia, la guerra che prende un’altra direzione rispetto a quella che fino al ‘42 vedeva il fascismo e il nazismo in qualche forma avanzare.

In questa situazione c’è la necessità di dare una risposta, e il Partito comunista si riorganizza nelle forme difficilissime di allora; un problema che si presenta ancor più dopo l’8 settembre per le masse nella loro generalità, ma una necessità soprattutto nelle teste di chi queste masse le voleva portare e poi le portò alla Resistenza, alla lotta di liberazione e alla guerra civile.

Guardando ad un aspetto all’interno dello sviluppo di questa azione sia sulle montagne, nella guerriglia, che alle azioni fatte nelle città, la questione della rappresaglia fu un argomento molto importante trattato dai militanti; c’era la necessità infatti di trattarlo visto che la rappresaglia, e cioè la risposta della borghesia fascista e nazista all’azione dei militanti del partito e di chi cominciava ad agire all’interno della resistenza, era feroce. 

La rappresaglia è strutturale, il sistema ragiona per rappresaglia… la si vede anche nell’azione più

semplice, su piani diversi, nell’azione politica, nell’azione sindacale, nell’azione della protesta sociale. Il sistema, la borghesia, ragiona sempre per rappresaglia: arrestano, picchiano, intimidiscono, cercano di indebolire in tutte le forme l’azione di chi resiste, di chi si mobilita contro. C’è chi dice: non facciamo perché altrimenti ne subiamo le conseguenze o, cosa ancora più opportunista, "le masse potrebbero subirne le conseguenze"; questo fa il paio con l’affermazione che le masse sarebbero schiacciate tra l’azione rivoluzionaria e l’azione della reazione o della borghesia.

Naturalmente la rappresaglia è l’arma feroce nelle fasi di guerra vera e propria, per esempio, durante le guerre di popolo, nelle guerre di liberazione.

All’interno della Resistenza questo argomento aveva la necessità di essere gestito con una direzione ferma. Senza l’esistenza del Partito comunista questa Resistenza forse non ci sarebbe stata o non avrebbe avuto lo stesso carattere. Stiamo parlando di un Partito comunista che è punto di riferimento della classe operaia, cosa che viene riconosciuta da tutti, già allora, ma anche dagli storici: si parla di “diversità comunista” rispetto agli altri partiti che non hanno lo stesso radicamento sociale, non hanno lo stesso interesse ad avere riferimenti di questo tipo, mentre il partito comunista li aveva costruiti e, anche se debole nella fase iniziale della Resistenza in diversi punti, è capace con le sue avanguardie, con quei quadri che si muovono in maniera impressionante all’interno del paese quando decidono che fare, cosa mettere in pratica, come riprendere i contatti con le masse, come rimetterle in funzione, e cominciano a girare. E’ il partito dei quadri comunisti che si mettono in contatto con le masse, è il partito che guida alcuni degli scioperi più importanti, è il partito che sia in montagna che in città, e nelle pianure quando c’è stata la possibilità, riesce a gestire l’inizio della guerra della Resistenza con un obbiettivo specifico e ha la capacità di gestire delle contraddizioni terribili che si vanno sviluppando.

Questa gestione naturalmente colpisce tutti gli aspetti della guerra applicando la tattica più flessibile possibile facendo tesoro di un’esperienza pregressa.

Queste cose sintetizzano molto l’essenza della Resistenza, cose riconosciute al momento, ma anche quando gli storici fanno un’analisi di come è stata sviluppata tutta la guerra di Resistenza, di liberazione e poi guerra civile.

In questa analisi non può mancare l’internazionalismo che salta agli occhi, perché questi quadri erano compagni che erano stati, oltre che in Italia durante il fascismo facendosi le ossa più o meno in carcere o fuori, nelle brigate internazionali in Spagna, nella Francia del sud a combattere con i partigiani francesi, anche in Jugoslavia al fianco dei partigiani jugoslavi; e poi tanti avevano studiato nella scuola leninista di Mosca, rappresentando la sostanza di quello che è un partito comunista vero per cui l’internazionalismo è a fondamento.

All’interno di questa tattica flessibile quello che salta agli occhi quando si rilegge la storia viva dei partigiani è  l’effetto sorpresa. A proposito di rappresaglia, l’effetto sorpresa era importante perché comunque dà tempo e colpisce un nemico che si pensa forte e invincibile. Questo effetto sorpresa viene, soprattutto nelle prime fasi, utilizzato contro questo nemico potente, perché è vero che il fascismo comincia a sgretolarsi, ma, soprattutto con l’arrivo della Germania, dell’occupazione nazista è un nemico ancora in piedi che utilizza tutto l’armamentario che ha a disposizione. 

Altri concetti che ci sono utili oggi. Per esempio quello del retroterra produttivo: abbiamo visto quanto la borghesia, soprattutto i nazisti, abbiano avuto bisogno di una produzione continua e impressionante per tener testa alla guerra dal punto di vista militare vero e proprio, ma anche dal punto di vista della sopravvivenza, quindi un retroterra produttivo era importante. Per chi conduce quella che viene chiamata “guerra asimmetrica”, cioè per chi fa la Resistenza, per chi agisce contro il sistema, lo specchio di questo retroterra produttivo è il concetto di "zona liberata", in cui anche tu hai il tuo retroterra produttivo, perché la guerra costa, la guerra ha bisogno di mezzi, la Resistenza ha bisogno di tutti gli elementi necessari per farla (e la descrizione che ne fanno i testi spiegano bene quanto questa sia stata essa stessa una conquista); quindi una zona liberata con il sostegno del popolo nelle montagne e poi nelle città nelle forme diverse e più difficili perchè significava attrezzarsi da ogni punto di vista.

La borghesia usa anche l’umore delle masse perché, come viene descritto all’inizio dei libri, si entra nel vivo delle persone che devono fare la resistenza vera e propria. Il Partito comunista conosce la psicologia, i quadri del partito hanno conosciuto uomini e donne nelle varie esperienze belliche cui hanno partecipato, Spagna ecc., e hanno imparato a riconoscere le risposte dei militanti a questa novità… quella che Secchia chiama “un nuovo tipo di combattimento” e che vede passare dalla paura alla depressione, all’euforia, all’indecisione. Quindi il partito deve gestire anche questo. 

L’azione dei partigiani, soprattutto nelle città, viene intrapresa anche per smitizzare quello che noi chiamiamo il “gigante dai piedi di argilla” o “la tigre di carta”... E’ un concetto molto importante per l’oggi, per noi, perché il sistema sembra sempre fortissimo, si definisce e si descrive come forte e invincibile e invece l’azione che hanno fatto i partigiani è quella di smitizzare questa forza, ricondurla all’essenza, che è un sistema al servizio del Capitale e dell’imperialismo per uno sfruttamento selvaggio, una possibilità di accelerare i profitti per i grandi padroni all’interno di quella enorme contraddizione che è lo sbocco nella guerra guerreggiata.

L’altro concetto è quello che utilizzano i fascisti, che utilizza il nemico: “fare terra bruciata” intorno. Per noi “fare terra bruciata” attorno al nemico rientra nel discorso della smitizzazione, ma poi è una pratica concreta: togliere praticamente ciò che permette al nemico di agire, anche nell’aspetto della comunicazione, del linguaggio o nella capacità distruzione/ricostruzione.

Quindi concetti, come quello della terra bruciata, usata con un terrorismo senza scrupoli e attraverso anche il linguaggio (ci ricordiamo tutti, banditi, traditori, luoghi infestati dai ribelli…), ci serve a comprendere l’altro piano da contrastare, quello dell’opinione pubblica.

La conquista dell’opinione pubblica anche nei paesi più sviluppati è un dato importante, ma sempre secondo un obiettivo ben preciso: una gestione da parte del Partito comunista capace di raggiungere l’obbiettivo, all’interno delle contraddizioni esistenti, di vincere questo tipo di guerra, la Resistenza.

Naturalmente, la borghesia utilizza tutte le armi che ha disposizione e che bisogna sapere imparare a conoscere e a ribaltare, ma lo fa all’interno di contraddizioni che si acuiscono. Per esempio, la borghesia ha bisogno di molti soldi, di molti uomini, di una tensione portata alle estreme conseguenze (e nella storia per esempio l’ingresso dei gap ha costretto ad elevare questa tensione – cambia anche l’arredo urbano, perché sia tedeschi che fascisti cominciano a trincerarsi nelle loro postazioni con cavalli di frisia ecc.), cambia la vita delle città e questo significa scoprire i propri lati deboli.

Questo processo a sua volta non fa che approfondire le contraddizioni: queste iniziative, queste misure da un lato di difesa, per rappresentarsi forti e inattaccabili, sono segni di debolezza, acuiscono le contraddizioni. Per esempio, se hai bisogno della produzione e gli operai devono andare in massa nelle fabbriche, e andare in bicicletta era normale e inevitabile e non si poteva impedire, ci sono masse che si muovono, e per questo hanno dovuto mettere dei limiti al coprifuoco perché appunto le persone si dovevano muovere, ma queste sono contraddizioni che il regime si crea da sé, le approfondisce e sono uno spazio entro cui si può inserire l’azione partigiana.

Questa serie di concetti ci aiutano a comprendere meglio, nel vivo, proprio per come viene raccontata con sentimenti forti da parte di chi ha vissuto questa esperienza, l’essenza vera di ciò che è successo.

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