Al Senato è stato approvato il disegno di legge numero 1.400 per “contrastare l'antisemitismo”, detto anche “Romeo” dal nome del parlamentare che l'ha proposto.
Questo disegno di legge è stato approvato anche con il contributo di alcuni senatori delle opposizioni. Il testo approvato al Senato ha sollevato diverse criticità che sono state manifestate non soltanto da associazioni ma anche dal Senato Accademico dell'Università Statale di Milano in merito agli effetti che questo testo potrebbe avere sulla libertà di opinione, di espressione e anche la libertà di insegnamento.
Possiamo, almeno fino ad oggi, criticare la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i suoi ministri, possiamo criticare anche il Capo dello Stato senza che ci si accusi di essere contro l'Italia. Possiamo pure criticare il Papa senza che nessuno ci accusi di essere contro la Chiesa o i Cristiani. Eppure, presto, potremmo essere accusati di antisemitismo per aver criticato Israele e il suo operato.
Il testo approvato dal titolo “Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo” è il frutto di ben sette disegni di legge che sono stati presentati sia da parlamentari della maggioranza che da due parlamentari dell'opposizione. Dalla revisione avvenuta al Senato è stato tratto questo disegno conclusivo, in cui all'articolo 1 si stabilisce che la Repubblica Italiana, in attuazione dell'articolo 3 della Costituzione, ripudia ogni forma di antisemitismo, favorisce azioni volte a contrastare qualunque espressione e ostacola la diffusione del pregiudizio antisemita in Italia. Ovviamente il primo quesito è: quando una condotta, un'azione, un pensiero, una parola è antisemita?
Sotto questo aspetto il disegno di legge adotta la definizione di antisemitismo dell'Alleanza Internazionale per la Memoria dell'Olocausto, la cosiddetta AIRA, adottata nel 2016. Per antisemitismo quindi si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro
confronti, le cui manifestazioni di natura verbale o fisica sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e il luogo di culti ebraici. Questa quindi è la definizione di “antisemitismo” che è stata assunta nel disegno di legge.Questa definizione però gli stessi estensori invitarono a non trasformare in legge e a non utilizzare in contesti di formazione universitaria visto il rischio che si trasformasse in strumento di censura e di repressione. Proprio per questo i membri dell'AIRA avevano sottolineato che le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite.
Tuttavia nel dossier prodotto dal Senato sul nuovo disegno di legge c'è scritto che nel rispetto dei diritti costituzionali di libere manifestazioni e di espressioni del libero pensiero, ivi incluso il diritto di criticare le azioni del governo israeliano, appare evidente come dietro a posizioni antisioniste anti israeliane si celino atteggiamenti riconducibili all'antisemitismo.
Inoltre facendo riferimento al rapporto annuale sull'antisemitismo in Italia, nel dossier si legge che il pregiudizio antisemita contemporaneo si esprime anche nell'espressione di opinioni anti israeliane che vanno oltre i limiti della critica politica in cui Israele è condannato per alcuni atti mai attribuiti ad altri stati.
Allora, chi giudicherà se la critica allo Stato israeliano va oltre i limiti? Il timore reale è che il disegno di legge si trasformi in uno strumento di censura per le critiche a Israele. Noi stiamo parlando dello Stato di Israele attuale in cui il Premier Netanyahu e alcuni ministri sono indagati dalla Corte Penale Internazionale per Genocidio, reato che per l'ONU si è già consumato a Gaza dove i morti confermati da Israele stesso superano i 70 mila, e un terzo sono bambini.
Netanyahu è indagato tra le altre cose per abuso di podere, frode, corruzione. Il suo governo in un solo anno ha bombardato sette paesi distruggendo ospedali, scuole, case e quanti erano al loro interno, alla faccia del diritto umanitario internazionale quindi. Sempre Israele con gli Stati Uniti hanno dato vita ad un attacco preventivo all'Iran, ufficialmente per il solo fatto di avere missili a lunga gittata e uranio arricchito al 60%, che secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica è anche insufficiente per produrre la bomba atomica, un'arma che Israele tra l'altro già possiederebbe.
Tra i primi edifici colpiti dai missili guidati dall'intelligenza artificiale in Iran c'è stata una scuola primaria, sono morte quasi 180 bambine. Complessivamente dopo le centinaia di attacchi in Iran le vittime sarebbero più di mille. Alla luce di questi dati quindi direi che non solo è giusto ma addirittura legittimo sollevare critiche nei confronti di uno Stato che si sta comportando in questo modo, che sta sbeffeggiando il diritto internazionale, il che è nulla a che vedere con l'antisemitismo e quindi con la critica alla religione ebraica.
Tuttavia il disegno di legge può costituire seriamente una minaccia alla libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Infatti non c'è bisogno di approvare un testo specifico, il nostro ordinamento contiene già norme che condannano l'odio razziale, la discriminazione; allora se così fosse, se qualcuno scrivesse, in odio ai Rom, “siete nomadi tornatevene a nomadare”, oppure porta dei maiali a orinare sul terreno destinato alla costruzione di una moschea, che si fa? Si promuove un disegno di legge apposta contro l'islamofobia o l'antiziganismo?
Le norme, ripetiamo, per contrastare l'incitamento all'odio razziale esistono già, non c'è bisogno di confezionarne una su misura a protezione di un soggetto coinvolto in un conflitto in corso. A questo punto verrebbe da chiedersi, si punirebbe anche chi apostrofa come terrorista l'intero popolo palestinese o chi sostiene che non abbia diritto di esistere?
Ma oltre all'opportunità proprio di questo disegno di legge, di queste norme, le critiche rispetto al disegno di legge approvato sono diverse, soprattutto quelle che riguardano la critica Israele.
Questa critica può portare effettivamente ad una limitazione del diritto di espressione. Inoltre, molte azioni sono formulate in modo generico, favorire, incentivare, potenziare.
Inoltre, il disegno di legge qualifica l'antisemitismo come minaccia alla sicurezza nazionale e alla coesione politico-sociale. Ebbene, la categoria “sicurezza nazionale” è un concetto molto ampio e se non ben delimitato può legittimare restrizioni incisive alla libertà di manifestazione del pensiero e di riunione, specie in contesti di protesta sul conflitto medio-orientale.
Ancora, il disegno di legge insiste su tre forme di antisemitismo, quello tradizionale, quello secondario legato alla Shoah e quello legato a Israele. Sottolinea che l'ostilità verso Israele è spesso il veicolo accettabile per esprimere antisemitismo.
Ora, il confine tra critica radicale alle politiche dello Stato di Israele, assolutamente legittima e antisemitismo, è trattato in modo molto restrittivo, con il rischio di assimilare al pregiudizio anti-ebraico anche posizioni politiche molto dure e giuste, direi alla luce degli eventi attuali, ma non necessariamente discriminatorie verso gli ebrei come gruppo religioso o etnico. Senza sottacere poi il fatto che il disegno di legge contiene anche un'altra preoccupazione per il fatto che il testo proposto inquadri l'antisemitismo in una logica securitaria, in base alla quale il dissenso, espresso ad esempio durante le manifestazioni contro le politiche del governo di Israele, rischia di essere trattato come una minaccia alla sicurezza nazionale. Già la “strategia nazionale” definisce l'antisemitismo in questi termini, equiparandolo al terrorismo.
Questo approccio quindi rischia di criminalizzare qualsiasi azione di sensibilizzazione contro l'apartheid, l'espansione illegale degli insediamenti e il genocidio perpetrati dal governo israeliano contro la popolazione palestinese. Quindi le criticità, i timori che questo disegno di legge si trasformi, come è di fatto, in una repressione al diritto di manifestare, legittimamente il proprio dissenso sono concrete.
Un disegno di legge che si inserisce perfettamente all'interno di una filosofia securitaria e autoritaria, caratterizzante di questo governo, per cui non solo si vuole decidere chi deve partecipare, chi può partecipare ad una manifestazione - visto che l'ultimo decreto sicurezza approvato con il fermo amministrativo lo Stato opera praticamente una scelta tra chi può partecipare e non può partecipare; quindi non solo si decide chi può partecipare ad una manifestazione, ma anche come si deve partecipare e anche cosa si deve dire.
Se poi pensiamo che questo disegno di legge viene approvato in contemporanea con un genocidio mai visto nella storia moderna ad opera di uno Stato spacciato come “democratico”, questo disegno di legge è una cosa veramente scandalosa.
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