martedì 21 aprile 2026

pc 21 aprile - Libano: Israele demolisce le case per impedire agli abitanti di tornare a viverci - Invasione/occupazione/annessione di territorio - è giusto combattere in tutte le forme il mostro sionista sostenuto dall'imperialismo sopratutto USA di Trump


L’invasione israeliana del Libano continua, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore cinque giorni fa. Le truppe dell’IDF sono stanziate stabilmente lungo una “linea gialla” — sulla falsariga di quella che ha messo buona parte della Striscia di Gaza sotto il controllo di Tel Aviv — e al loro interno distruggono i villaggi per impedire il ritorno degli abitanti. Se a livello internazionale tutto tace, con l’Occidente ancora indeciso nel sanzionare l’alleato israeliano, sul fronte interno si registra un forte fermento intorno al movimento dei coloni, che vedono nella distruzione dei villaggi libanesi un’opportunità per costruire nuovi insediamenti (illegali), inseguendo l’obiettivo della “Grande Israele”.

Mappa dell’invasione israeliana nel Libano meridionale.

Case distrutte, scuole ridotte in cumuli, ulivi bruciati. L’esercito israeliano ha esportato in Libano la distruzione sperimentata in due anni di genocidio a Gaza. Proprio come in Palestina, Israele avanza il pretesto della “sicurezza” per giustificare la distruzione sistematica di villaggi e città. Se nella Striscia di Gaza, a suon di bombardamenti su “tunnel e avamposti di Hamas”, sono state uccise più di 70mila persone e distrutti i due terzi degli edifici, comprese decine di ospedali; nel sud del Libano la guerra a Hezbollah si è presto trasformata in un’invasione terrestre che ha causato centinaia di vittime civili e migliaia di feriti. Sono stati demoliti 55 villaggi, per migliaia di anni di storia andati in fumo.

Nonostante il cessate il fuoco, l’esercito israeliano sta rinforzando la nuova frontiera, muovendosi con carri armati e ruspe. Dalle postazioni militari installate arriva la minaccia che impedisce agli sfollati — decine di migliaia di cittadini libanesi — di fare ritorno. Nelle scorse ore sono stati uccisi due uomini che erano stati ritenuti troppo vicini a quella che Tel Aviv ha ribattezzato “area di difesa avanzata”, o più comunemente “linea gialla”, come quella sperimentata a Gaza. Qui, da dicembre scorso, è stata formalizzata l’occupazione di circa il 53% del territorio gazawi, necessaria a “garantire la sicurezza” dei vicini cittadini israeliani. In Libano la zona di occupazione si estende dalla città di Taybeh a est al Mar Mediterraneo a ovest, con una profondità che oscilla tra i 6 e i 10km. Non va sottovalutata la proiezione marittima dell’area, che include il giacimento di Qana, contenente circa 100 miliardi di metri cubi di gas naturale.

La demolizione dei centri abitati, l’installazione arbitraria di nuovi confini e lo sfollamento forzato della popolazione non sono gli unici elementi di contatto tra l’invasione di Gaza e quella in Libano. Si aggiunge la distruzione dei luoghi e simboli religiosi, tanto cristiani quanto islamici. C’è poi la spettacolarizzazione del crimine: le scene dei soldati israeliani intenti a violare le case dei palestinesi prima della loro distruzione sono ritornate con l’aggressione al Libano. Ha fatto il giro del web la foto di una soldatessa israeliana intenta a cucinare nell’abitazione di una famiglia libanese, cacciata dall’avanzata dell’IDF.

Soldati israeliani durante l’invasione del Libano meridionale.

I confini della nuova invasione ricalcano l’occupazione realizzata da Israele tra il 1978 e il 2000, al termine del quale l’ONU tracciò la famosa linea blu, diventata de facto il confine tra i due Paesi. 25 anni dopo lo status quo è stato nuovamente stravolto. Il movimento dei coloni israeliani si sfrega le mani e mette pressione al governo Netanyahu per procedere con l’installazione di nuovi insediamenti, anch’essi, come quelli in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale. La linea gialla libanese è un (nuovo) tassello che avvicina le frange più estremiste al progetto biblico della “Grande Israele”. In Palestina la colonizzazione va avanti a suon di espulsioni degli abitanti, aggressioni sistematiche e nuovi insediamenti. In Siria, nel silenzio internazionale e anche del governo di al-Shara, l’occupazione del Golan è stata intensificata, conquistando nuove aree dell’altopiano.

Avatar photo

Salvatore Toscano

Nessun commento:

Posta un commento