in particolare questo passaggio chiarisce la natura di questi provvedimenti
"Il contrasto all’antisemitismo, appartenente allo spazio dell’antifascismo, diviene, con i disegni di legge in discussione in Senato (il riferimento in specie è al ddl Delrio, A.S. 1722, e al ddl Gasparri, A.S. 1627), strumento per una repressione fascista."
di Alessandra Algostino*
Con i disegni di legge Gasparri e Delrio, il termine “antisemitismo” sta conquistando un posto nel lungo elenco delle parole distorte: la sua condanna, in quanto pratica e tesi aberrante, oltraggio alla dignità e all’uguaglianza, diviene mezzo per giustificare violazioni e repressione dei diritti e per screditare e delegittimare chi oggi critica violenze perpetrate su base razzista e coloniale.
Il contrasto all’antisemitismo, appartenente allo spazio dell’antifascismo, diviene, con i disegni di legge in discussione in Senato (il riferimento in specie è al ddl Delrio, A.S. 1722, e al ddl Gasparri, A.S. 1627), strumento per una repressione fascista. La distorsione subita dal concetto di antisemitismo è particolarmente odiosa, in quanto sfrutta crimini contro l’umanità compiuti nella storia per chiudere la possibilità di agire contro atrocità e soprusi del presente, in primis, il genocidio e l’apartheid nei confronti dei palestinesi ad opera di Israele.
“Antisemitismo” sta conquistando un posto d’onore nel lungo elenco delle parole distorte: la sua
condanna come pratica e tesi aberrante, oltraggio alla dignità e all’uguaglianza, diviene mezzo per giustificare violazioni e repressione dei diritti; esecrato, in quanto asse razzista del nazifascismo, è piegato, con una eterogenesi dei fini, allo scopo di screditare e delegittimare chi oggi critica violenze perpetrate su base razzista e coloniale. Il suo utilizzo in chiave repressiva è particolarmente infido in quanto è un concetto dotato di una notevole forza culturale. La condanna dell’antisemitismo è tra le radici del moderno sistema dei diritti umani, che molto deve al “mai più” dello sterminio degli ebrei; evoca, dunque, forti sentimenti negativi (l’orrore della Shoah) e, parallelamente, in reazione, positivi (i diritti). È chiaramente paradossale la qualifica di “antisemita” attribuita ad organi internazionali che applicano il diritto internazionale a tutela dei diritti umani, come alle piazze per Gaza, ma è un nonsense che, in virtù del valore del contrasto all’antisemitismo, è particolarmente insidioso nel denigrare e squalificare.Da un lato, dunque, l’antisemitismo è mistificato per delegittimare le critiche a Israele (e ai suoi complici): la storia che evoca e il suo ripudio come elemento costitutivo del discorso dei diritti sono sfruttati per contrastare la limpidezza delle critiche incardinate nel diritto; dall’altro lato, è usato come mezzo per criminalizzare le proteste e scardinare la garanzia dei diritti. Ancora. La distorsione funge da agente revisionista: si riscrive il senso storico del concetto, lo si ricontestualizza in un tempo e in un campo politico diversi occultando radici storiche pesanti; oppure, quando la proposta proviene da “sinistra” (il caso del disegno di legge Delrio), si conferisce aura di intoccabilità a politiche (genocidiarie, di apartheid, coloniali), che solo gravi miopie, o, più facilmente, malafede, possono ascrivere a espressione di ostilità contro gli ebrei in quanto tali. Indiscutibile, certo, resta l’esigenza di contrastare l’antisemitismo, in quanto tale e in quanto paradigma delle violenze perpetrate nel nome di razze, etnie, religioni, che siano islamofobia o disumanizzazione dei migranti, ma proprio questo esige che si demistifichi la distorsione: strumentalizzare l’antisemitismo si riverbera sulla sua sostanza e sulla lotta effettiva alla sua esistenza. Non si intende negare la specificità dell’Olocausto, ma nemmeno astrarla, facendo dell’antisemitismo una parola “sacra, “incomparabile”, “unica e isolata” (cfr. V. Pisanty, Antisemita. Una parola in ostaggio, Bompiani, 2025, p 119), misconoscendo il genocidio delle persone migranti come i genocidi del passato coloniale o altri tragici esempi dell’epoca moderna.
Entrambi i disegni di legge sull’antisemitismo citati in apertura (il ddl Gasparri e il ddl Delrio) recepiscono la definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che sovrappone odio per gli ebrei e critiche a Israele, in coerenza con l’affermazione che l’antisionismo implica l’antisemitismo. Si tratta di una corrosione del concetto che intacca la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto di critica e, in particolare, la libertà di ricerca e di insegnamento. Non a caso, i disegni di legge si focalizzano su scuola e università; è in tali contesti che sono nate le prime mobilitazioni per la Palestina dopo il 7 ottobre 2023 e, in senso ampio, scuola e università sono i nuovi nemici (dopo migranti, poveri e dissenzienti), forse perché, nonostante anni di aziendalizzazione, privatizzazione, burocratizzazione, mostrano di essere ancora luoghi dove le parole vivono nel loro senso proprio (genocidio, militarizzazione); dove si discerne fra chi garantisce i diritti e chi li viola, chi opprime e chi è oppresso; dove esiste ribellione ad un presente ripiegato in un neoliberismo autoritario e bellicista.
E allora arrivano il disciplinamento (i corsi di formazione del ddl Gasparri), la delazione (che sia la segnalazione prevista sempre dal ddl Gasparri, pena sanzioni, o gli organi di vigilanza e monitoraggio del ddl Delrio), sino all’ennesima espressione di populismo penale (ddl Gasparri) e a una panottica sorveglianza digitale, ampia come la definizione dell’IHRA (di nuovo il ddl Delrio), affidata (sic!) a futuri decreti legislativi del Governo.E poi come non pensare che la fedeltà richiesta, occultata dietro la condanna, incontestabile, dell’antisemitismo, non sia che il primo passo verso un “credere, obbedire, combattere”? La partecipazione, plurale e conflittale, deve risolversi – attraverso intimidazioni istituzionali e repressione – in passiva recezione dei voleri di un potere autoritario, in acclamazione plebiscitaria del capo, nell’univocità di pensiero che la fittizia omogeneità del clima bellico veicola. Le proposte Gasparri e Delrio si inscrivono in una democrazia svuotata da una sicurezza come ordine pubblico ideale, in una società militarizzata e inclinata verso l’abisso della guerra, nel filo nero della criminalizzazione del dissenso, nel processo globale di repressione della divergenza e di espulsione, quando non eliminazione, di chi è considerato eccedenza (come è tragicamente nel laboratorio Palestina). L’antisemitismo è mistificato, stravolto, per chiudere, una volta di più gli spazi della critica e del dissenso; è la risposta, autoritaria, insieme al ricorso ai reati previsti dalla legge sicurezza (di questi giorni è la notizia di numerose multe e denunce per blocco stradale), alle mobilitazioni per la Palestina.
*da Volere la Luna

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