L'INTERVENTO DI UGO GIANNANGELI ALL'ASSEMBLEA DEL 4 GENNAIO AL cs VITTORIA (sommaria rielaborazione dagli appunti).
Cerchiamo di inquadrare il contesto in cui si inserisce l'iniziativa giudiziaria della magistratura romana/genovese. È in corso un massiccio attacco alla libertà di espressione e alla libertà di manifestazione della solidarietà . I due campi sono connessi perché è ovvio che una corretta informazione favorisce ed estende la solidarietà. E’ sempre stato così negli ultimi anni ma dopo il 7 ottobre e soprattutto dopo le grandi manifestazioni del 22 settembre e del 3 e 4 ottobre 2025 si è vista una accelerazione. Israele reagisce sul terreno con l'uccisione di centinaia di giornalisti e operatori sanitari, in genere di tutti coloro che possono essere scomodi testimoni. E’ di questi giorni l'espulsione di 37 ONG tra cui Medici Senza Frontiere e Caritas. Addameer, storica associazione che si occupa dei prigionieri politici palestinesi, è stata definita organizzazione terroristica. Sanzioni sono state inflitte ad Al Haaq, storica associazione di giuristi, Al Mezan, Palestinian Center for Human Rights.
Gli alleati e i complici di Israele reagiscono con vari metodi:
- sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese
- sanzioni contro 11 magistrati della Corte penale internazionale, l'organo giudiziario che ha emesso l'ordine di arresto contro Netanyahu e Gallant
- chiusura dei conti correnti di Soccorso rosso tedesco
- in Inghilterra Palestine Action è stata definita organizzazione terroristica e sono state arrestate centinaia di persone nel corso delle manifestazioni di solidarietà; attualmente otto attivisti incarcerati sono in sciopero della fame e due di questi (Heba e Kamran) sono in imminente pericolo di vita.
- la UE ha imposto sanzioni ad esperti che si occupano di Russia, Palestina ed Africa per le loro opinioni "dissonanti" ( famoso il caso del colonnello svizzero Baud); è bene ricordare che sono sanzioni amministrative e non giudiziarie e, come tali, non impugnabili.
In Italia:
- è stato emanato il cosiddetto Decreto Sicurezza; nella relazione al DDL 1660 si parla di “terrorismo della parola” ( poi prudentemente non ripreso nel testo)
- sono attualmente pendenti quattro disegni di legge che, accogliendo la definizione di antisemitismo dell’ IHRA ( International Holocaust Remembrance Alliance), operano una sostanziale equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, tacitando, così, ogni critica ad Israele
- il ministro dell’istruzione e del merito Valditara ha emesso una circolare che limita, quando non esclude, la possibilità di trattare in orario scolastico tematiche geopolitiche o comunque estranee al corso scolastico ed impone il contraddittorio
-DASPO da Milano di Mohammad Hannoun per parole dette nel corso di una manifestazione a Milano
- Crosetto ha denunciato i giuristi che lo hanno accusato presso la Corte penale internazionale, insieme a Meloni, Tajani e Cingolani, di concorso in genocidio definendoli schifosi. Io sono uno di questi schifosi
- chiusura di Askatasuna
- tentativo di espulsione dell'imam di Torino Shahin
- incriminazioni a tappeto a decine di partecipanti alle manifestazioni di settembre e ottobre, a Milano, Como, Massa, Catania, Treviso, Bergamo, Taranto, Bologna, Torino e altrove
e così via.
In questo contesto si inserisce l'ordinanza cautelare contro Hannoun + 8 e gli avvisi di garanzia contro Angela Lano e altri.
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Da tempo mi sto ponendo una domanda: che ruolo ha assunto la magistratura italiana? iniziamo col dare un’occhiata all’ordinanza di 308 pagine.
Colpisce subito l'utilizzo acritico di informazioni (neppure documenti) provenienti dai servizi israeliani. Eppure è la stessa giudice a dire che l'utilizzo del materiale israeliano è consentito solo se acquisito nel rispetto delle regole dello stato di diritto (pag. 13). La documentazione è stata acquisita durante azioni militari cioè nel corso dello sterminio con modalità che possiamo immaginare, per non dire della documentazione verosimilmente non rinvenuta ma costruita a tavolino. Sono contestati fatti dal 2001 ad oggi ma nei confronti di Hannoun in passato sono stati promossi e poi archiviati due procedimenti penali in cui erano contestate sempre le stesse attività ancora oggi oggetto di indagine. C'è da chiedersi che cosa sia cambiato dalle archiviazioni. Io penso a due fattori: l'azione del 7 ottobre e un diretto intervento israeliano di pressione sulla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. E’, infatti, significativa la data di riapertura delle indagini: 26 ottobre 2023, a pochi giorni di distanza dall’azione di Hamas e delle altre forze della Resistenza. Il collegamento o comunque la riferibilità ad Hamas delle associazioni umanitarie destinatarie delle donazioni è affermata dai servizi israeliani senza alcuna indicazione dei criteri seguiti. Si dice in ordinanza che sono circa 300 le organizzazioni umanitarie operanti a Gaza e non è dato comprendere come i servizi israeliani abbiano proceduto alla distinzione tra quelle asseritamente collegate e quelle non collegate. Particolarmente allarmante è poi l'affermazione per cui viene considerato destinato all'ala militare di Hamas, le Brigate Al Qassam, quanto dato alle famiglie dei martiri, dei feriti e dei prigionieri. E’ noto che a Gaza non vi è persona che non abbia avuto in famiglia uccisi, feriti o prigionieri. Ritenere, come fa l'ordinanza, che è sufficiente il contributo alle famiglie per poter affermare il concorso del donante nel reato di finanziamento del terrorismo allarga in modo sproporzionato il campo dei potenziali indagati. Significativamente questo aspetto era già stato preso in considerazione dal GIP di Genova nel rigetto nel 2006 della richiesta di misura cautelare nei confronti di Hannoun ed era stato ritenuto ininfluente. Il rapporto stretto tra la magistratura italiana e i servizi israeliani è evidenziato anche da quanto sta avvenendo nel processo in corso a L'Aquila contro Hanan , Ali e Mansur. Dopo avere drasticamente ridotto la lista testimoniale della difesa quasi azzerandola, la Corte d'Assise ha ammesso l'ambasciatore di Israele come teste per descrivere una colonia vicino Tulkarem asseritamente oggetto di un progetto di azione armata. Teste decisamente poco imparziale! La disponibilità della Magistratura ad assecondare le richieste o almeno le aspettative di Israele non è di oggi. Vorrei ricordare molto velocemente una mia esperienza professionale che risale al 1990.Ho difeso avanti alla Corte d'Assise di Roma due palestinesi accusati di partecipazione a banda armata. I due avevano già scontato quindici anni di carcere in Italia per detenzione di esplosivo. Nell'imminenza della scarcerazione per fine pena gli è stata notificata la misura cautelare che li tratteneva in carcere. Lo scopo era evidente: ottenere un tracollo psicologico che spingesse i due a collaborare con gli inquirenti fornendo informazioni ai servizi israeliani. A carico dei due vi erano solo le dichiarazioni di un palestinese arrestato e detenuto in Francia. Il pubblico ministero tentò di far acquisire il verbale delle sue dichiarazioni e questo avrebbe aperto le porte alla sicura condanna dei due. Mi opposi all'acquisizione del verbale pretendendo l'ascolto diretto della persona asseritamente informata sui fatti e fortunatamente la Corte di Assise mi diede ascolto. Recatici a Parigi per sentire il testimone, questi ritrattò le accuse e disse di non avere mai visto i due imputati in vita sua. Il processo si concluse bene e i due furono scarcerati. E’ evidente che le dichiarazioni erano state estorte dalle autorità francesi con minacce se non anche con la tortura. Quella volta andò bene grazie allo scrupolo di un magistrato noto per il suo garantismo. Purtroppo sono casi non molto frequenti. Il tentativo della Procura di Roma di assecondare le richieste israeliane non andò a buon fine ma ci fu.
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Sembra di poter affermare che la magistratura si attiva quando lo chiede Israele o comunque quando si fanno i suoi interessi. Non altrettanto si può dire quando si denuncia Israele o la complicità dell'Italia con i crimini di questo Stato . Allora tutto diventa “politica non giustiziabile” cioè non sottoponibile alla valutazione della magistratura.
Due esempi.
Nel 2014 io e quattro amici del Comitato Varesino per la Palestina denunciammo il governo italiano per la fornitura di trenta aerei m346 ad Israele. Era in corso l'aggressione contro Gaza chiamata “ Margine protettivo”. Vi erano elementi per poter dire con sufficiente sicurezza che i nostri aerei stavano partecipando alle operazioni di aggressione bombardando la popolazione di Gaza. La ditta fornitrice degli aerei era Alenia Aermacchi, ora Leonardo spa, a partecipazione statale con AD Cingolani. La violazione della legge 185/90 era palese. La legge vieta la fornitura di armamenti a Paesi responsabili di crimini di guerra o contro l'umanità. La Procura di Varese si limitò ad accertare la presenza delle previste autorizzazioni ministeriali senza approfondire l’indagine benché vi fosse in atti anche traccia del sospetto pagamento di una ingente somma a un soggetto non identificato definito intermediario. Chiese l’archiviazione. Ad avviso del giudice che respinse la nostra opposizione alla richiesta di archiviazione la presenza delle autorizzazioni ministeriali rendeva lecita la consegna degli aerei benchè in violazione di legge. Lo scorso anno come giuristi abbiamo presentato una denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per le forniture di armi ad Israele in corso di genocidio. E’ stata archiviata. E’ la stessa denuncia che abbiamo poi riproposto alla Corte penale internazionale, quella per cui Crosetto ci ha dato degli schifosi.
È interessante la motivazione: “La questione sottoposta al vaglio di questo ufficio non attiene a profili di natura penale quanto a determinazioni politiche assunte dai singoli stati e quindi anche da quello italiano nell'esercizio delle funzioni istituzionali loro demandate…………. la questione relativa alle determinazioni assunte dal Ministero degli Esteri in ordine alla cessione e al transito degli armamenti ha natura squisitamente politica”.
Per questi motivi si archivia. Eppure vi è autorevole giurisprudenza che afferma che quando vi sono leggi che impongono o vietano determinati comportamenti queste leggi devono essere rispettate da tutti, in primis dalla magistratura che in base all'articolo 101 della Costituzione è soggetta solo alla legge. Nel nostro caso abbiamo già ricordato la legge 185/90 che, all'articolo 1 comma 6, vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi responsabili di gravi violazioni delle convenzioni in materia di diritti umani. Vi era inoltre una grande novità rispetto all'azione giudiziaria a suo tempo promossa a Varese perché prima dell'archiviazione erano intervenute nel corso del 2024 le pronunce della Corte Internazionale di Giustizia che aveva ritenuto in corso un plausibile genocidio, della Corte penale internazionale che aveva emesso gli ordini di cattura nei confronti di Netanyahu e Gallant e una risoluzione dell'ONU in ottemperanza a un parere della Corte Internazionale di Giustizia che aveva imposto addirittura un ritiro dai territori occupati entro 12 mesi. La Corte internazionale di giustizia aveva anche affermato con chiarezza che gli Stati dovevano interrompere ogni rapporto con Israele, ed in particolare le forniture di armi; in caso contrario sarebbero stati ritenuti complici.
Analogo giudizio di insindacabilità di scelte politiche si è avuto in tema di presenza degli armamenti nucleari in Italia con archiviazioni a Roma, Brescia e Pordenone per le armi nucleari detenute nelle basi di Ghedi e Aviano. Abbiamo provato anche strade giudiziarie diverse dalla denuncia penale ed è di questi giorni una decisione delle Sezioni unite civili della Cassazione. La Cassazione doveva decidere un regolamento di giurisdizione nel corso di un giudizio avanti al TAR del Lazio cioè doveva decidere se la magistratura poteva pronunciarsi sulla questione sottoposta al giudice amministrativo. La questione è la solita e cioè la fornitura di armi ad Israele. La Cassazione ha dichiarato il difetto assoluto di giurisdizione sulla base di due presupposti. L'assenza di valore cogente del parere della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024 che ha sancito l'obbligo di non prestare aiuto o assistenza allo Stato di Israele e la connotazione politica degli atti posti in essere dal governo italiano. Testualmente “Gli atti di cui il ricorrente chiede l'adozione da parte del governo italiano in quanto diretti ad influenzarne le determinazioni di politica estera nell'ambito del conflitto israelo-palestinese assumono una chiara connotazione politica e non possono perciò costituire materia giustiziabile......... nel caso in esame si verte in quella zona franca della politica la quale, come detto, è tenuta essa soltanto ad assumere le scelte opportune e/o necessarie e che in determinati contesti e frangenti, come certamente quello senz'altro tragico da cui muove la controversia in esame, si palesano anche gravi e urgenti tali da richiedere una forte assunzione di responsabilità.”.
Decisamente una decisione ponziopilatesca.
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Torniamo all'ordinanza cautelare contro Hannoun e gli altri palestinesi. Si afferma che Hamas è un'organizzazione terroristica. La giudice non cita ma si capisce che conosce la giurisprudenza, la dottrina e le risoluzioni dell'ONU sulla legittimità della lotta armata .
Solo a titolo esemplificativo ricordo che secondo il protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 adottato nel 1977 la popolazione di un Paese occupato da una potenza straniera ha il pieno diritto di lottare per la propria liberazione. Nel protocollo si afferma che le sue norme sono applicabili “ nei conflitti armati nei quali i popoli lottano contro la dominazione coloniale e l'occupazione straniera e contro il regime razzista nell'esercizio del diritto dei popoli di disporre di se stessi consacrato nella carta delle Nazioni Unite” . La giudice si pone il problema di come superare questo scoglio non da poco e crede di riuscirci affermando che “ l'azione diretta contro civili nell'ambito di un conflitto armato è terrorismo anche se il territorio è occupato illegalmente”. La giudice sa che la maggior parte dei Paesi non ritiene Hamas organizzazione terroristica (186 paesi su 195) e sa anche che l'inserimento di una organizzazione nelle Black List ha valore meramente indiziario, orientamento della Cassazione citato dalla stessa giudice per la quale però il discrimine è rappresentato dall'obiettivo dell'azione: se la vittima è un civile l'azione è terroristica. La giudice fa riferimento soprattutto alle azioni poste in essere da Hamas nel corso della seconda Intifada e in particolare agli attentati suicidi (68 con 484 morti prima del 7 ottobre si afferma in ordinanza). E’ facile osservare la sproporzione tra le vittime civili di Hamas in oltre 20 anni di attività e le oltre centomila vittime (in realtà se ne conteranno molte di più) in poco più di due anni di genocidio. Forse proprio notando questa sproporzione il procuratore capo Melillo ha inserito nel suo comunicato stampa che è al corrente del genocidio in corso ma che questo poco rileva ai suoi fini. Se il discrimine è dato dalla qualifica di “civile” della vittima affrontiamo il problema, non di poco conto, di quando un soggetto può essere classificato come civile. L'esercito israeliano e il governo hanno più volte affermato che “non ci sono civili a Gaza”. Eppure noi li abbiamo visti bruciati vivi nelle tende o cecchinati durante la pacifica Grande Marcia del ritorno del 2018 e 2019. Tutte vittime non collaterali ma deliberate, spesso scelte anche con l'aiuto dell'intelligenza artificiale con programmi tipo Lavender e Where is Daddy, il primo per allargare al massimo la qualifica di militante di Hamas, il secondo per essere certi di colpire la famiglia al completo. Sull'argomento è intervenuto autorevolmente lo stesso presidente di Israele Herzog che in una intervista a Norman Finkelstein ha affermato che tutti a Gaza, nessuno escluso, sono responsabili perché, testualmente, “ avrebbero potuto insorgere, combattere contro quel regime malvagio che ha preso il potere a Gaza con un colpo di stato”. Mutuando da Herzog ci potremmo chiedere se ci sono civili in Israele. Non sono tutti responsabili per avere scelto, non con un colpo di Stato ma con regolari votazioni, il governo più a destra della storia di Israele responsabile del genocidio in corso? Contro chi insorgere? li hanno votati.
Lasciamo l’assurdo ragionamento di Herzog ( per inciso: un presidente accolto con tutti gli onori in Italia con stretta di mano di Mattarella, di quella mano che aveva firmato le bombe destinate ai bambini di Gaza) e chiediamoci: possono essere considerati civili i soldati? chiaramente no. I coloni armati ? chiaramente no. I riservisti? ovviamente no. I coloni non armati? Perché si dovrebbe dire sì visto che sono consapevoli di essere partecipi di un colonialismo di insediamento che prevede la deportazione e l'uccisione dei nativi sin dal sorgere del progetto? Ricordiamo le parole di David Ben Gurion del 1944: “Il sionismo è un transfer degli ebrei. Riguardo al transfer degli arabi questo è più semplice di qualsiasi altro transfer. Ci sono stati arabi nelle vicinanze”. Ancora più chiaro, se possibile, Ariel Sharon. Intervistato da Amos Oz il 7 dicembre 1982, quindi subito dopo il massacro di Sabra e Chatila, dice: “Ancora oggi sono disposto a offrirmi volontario per fare il lavoro sporco per Israele, per uccidere quanti arabi è necessario, per deportarli, per espellerli e bruciarli in modo che tutti ci odino……. ciò che voi tutti non capite è che il lavoro sporco del sionismo non è ancora finito. Siamo ancora lontani dalla fine. E’ vero, avrebbe potuto essere finito nel 1948 ma voi avete interferito, lo avete fermato”.
Restano nella società israeliana piccole apprezzabilissime minoranze formate da ebrei antisionisti o, comunque, dotate di umanità attive nel sostegno ai diritti del popolo palestinese : Breaking the silence, Parents Circle, Ta’ayush, Gush Shalom, Yesh Gvul, New Profile, B’Tselem ed altre. Ma se è vero, come dicono i sondaggi di opinione, che circa il 90% della popolazione approva il genocidio in corso, ovviamente non ritenendolo tale, si comprende come queste meritorie realtà non incidono e non svolgono alcun ruolo politico.
Superato, a suo avviso, lo scoglio della legittimità della lotta armata, dice ancora la giudice: Hamas ha tutte le caratteristiche di una organizzazione terroristica perchè ha un’ala politica, un'ala militare ( le brigate Al Qassam), un fine illecito, un comparto estero e una rete di finanziamento e di propaganda. La giudice ritiene che non ci sia alcuna distinzione tra l’ala politica e quella militare. Ritiene inoltre che il fine perseguito sia illecito in quanto il vero fine di Hamas non sarebbe quello della liberazione dall'occupazione ma la distruzione di Israele. Il primo sarebbe lecito in base all'orientamento ricordato prima sulla legittimità della lotta armata, il secondo no. Così dicendo la giudice mostra di ritenere la modifica dello Statuto di Hamas del 2017 con il riconoscimento dei confini del 1967, e quindi implicitamente con l'accettazione dello Stato di Israele, una mera operazione di facciata. Lo dice espressamente. La giudice fa riferimento anche alla vittoria elettorale di Hamas del 2006 e ritiene, non si sa sulla base di quali elementi, che sia frutto di una campagna incentrata tutta sulla resistenza armata. Su quella campagna elettorale ho qualcosa da dire a titolo personale in quanto sono stato uno delle centinaia di osservatori internazionali addetti alla verifica della regolarità delle operazioni di voto. Ho ripescato un mio scritto dell'epoca in cui riferisco cosa ho visto e le mie impressioni. Riporto qualche passaggio a smentire la giudice: “La campagna elettorale è stata ordinatissima, viva, partecipata. Assisto anche allo spoglio dei voti. I risultati sono segnati col gesso su vecchie lavagne come quelle di quando ero alle elementari. Sono due lavagne di circa 3 metri l'una di lunghezza. Per segnare i voti di Hamas occorreranno entrambe. Fatah rimane ferma all'inizio della prima lavagna, seguito da Terza via di Hanan Ashrawi e poi le altre liste di sinistra con ancora meno voti. La lista di Hamas si chiama Tahir al Islah che vuol dire cambiamento e riforma. Un nome significativo. Chi in Occidente si straccia le vesti per la vittoria del partito islamico dovrebbe riflettere sugli errori di Fatah e dei partiti di sinistra ( come al solito e come ovunque divisi e spezzettati) ma anche sugli errori dell'Occidente, dell'Europa in particolare, della cosiddetta sinistra e ancora più in particolare di quella italiana. Penso alle manifestazioni in Italia di Sinistra per Israele, penso al senso di isolamento che debbono avere provato i palestinesi nel vedere in TV sventolare la bandiera israeliana nelle nostre piazze………. Tahir al Islah : l'ho sentito nelle orecchie più di 200 volte su 250 voti della sezione. E penso: non si è mai visto un gruppo definito terroristico chiedere semplicemente l'applicazione delle risoluzioni ONU, uno Stato palestinese nei confini del 1967, Gerusalemme capitale dei due Stati, il ritorno dei profughi”.
Concludevo: “Qualcosa deve cambiare. E presto”. Sono passati esattamente 20 anni e le cose sono cambiate ma in peggio.
Torniamo alla definizione di Hamas come organizzazione terroristica e facciamo una banale operazione: sostituiamo la parola Hamas con la parola Israele tenendo buoni i criteri della giudice. Israele ha un'ala politica: il governo. Ha un’ala militare: esercito, coloni, riservisti. E’ stato detto che Israele non è uno Stato con un esercito ma un esercito con uno Stato. Nessuna distinzione è possibile tra l'ala politica e l’ala militare: la quasi totalità dei politici proviene dall'esercito. Israele ha anche un comparto estero: tutti gli Stati che lo finanziano e gli forniscono armi e le organizzazioni sioniste operanti all'estero. Israele ha anche una robusta rete di propaganda, praticamente il 90% dei media. Israele ha anche un fine illecito messo anche per iscritto nella legge sullo stato Nazione del luglio 2018 che attribuisce il potere di autodeterminazione solo al popolo ebraico e ritiene la colonizzazione, che è un crimine per il diritto internazionale, un valore da difendere ed incrementare. Per perseguire questo fine è giunto a compiere un genocidio. Nessuna esigenza di autodifesa, quindi, ma un preciso progetto da portare avanti: il grande Israele senza i nativi, uccisi o deportati.
Israele è allora, anche giuridicamente, sulla base dei criteri della giudice, una organizzazione terroristica fatta Stato, evoluzione delle bande terroristiche pre 48 ( Banda Stern, Irgun, Hagana…) confluite poi nell'esercito IDF ( Israel defense forces), rectius IOF ( Israel occupation forces).
Milano, Gennaio 2026 Ugo Giannangeli

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