mercoledì 21 gennaio 2026

pc 21 gennaio - Da Nicola Perugini, sul ddl “antisemitismo”....

 ....un contributo che mette in luce il legame stretto tra sionisti e organi di intelligence come i ROS al servizio di uno Stato di polizia, repressione di qualsiasi dissenso, disinformazione verso una dittatura aperta

Da Nicola Perugini, sul ddl “antisemitismo”. 

Le audizioni tenutesi presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato italiano (link alla registrazione sotto) sui vari disegni di legge basati sulla definizione IHRA, proposti da diversi partiti e volti a trasformare la discreditata definizione di antisemitismo dell’IHRA, hanno dato spazio a una serie di posizioni disinformate, fondate talvolta su bugie, e volte a fare coincidere completamente critica delle politiche di distruzione e annientamento del popolo palestinese da parte di Israele e antisemitismo. Ci troviamo di fronte al reale rischio che l’IHRA venga trasformata in uno strumento repressivo su larga scala.

Durante l’audizione, Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha sostenuto che i non ebrei non dovrebbero osare criticare il sionismo (immagino anche le vittime di alcune sue forme). Ha rilanciato la nozione di “nuovo antisemitismo”, inquadrando il sentimento anti-sionista come una forma moderna di odio verso gli ebrei e chiedendo una ridefinizione dell’antisemitismo. Lo Stato di Israele stesso promuove attivamente questa definizione, come documentato da numerose fonti mediatiche israeliane, anche se Di Segni ha mentito e l’ha negato. Le

sue proposte mirano in ultima analisi a delegittimare l’anti-sionismo come posizione politica, limitando il dibattito legittimo. Ha inoltre suggerito che in linea con la strategia nazionale contro l’antisemitismo del governo la definizione venga adottata come punto di riferimento su vasta scala nella società italiana, ponendo le basi per una censura istituzionalizzata.

L’audizione ha messo in luce posizioni estreme e preoccupanti da parte di molti relatori. Le manifestazioni pro-palestinesi sono state rappresentate come minacce alla sicurezza nazionale da relatori come Pasquale Angelosanto (Coordinatore Nazionale per la Lotta contro l’Antisemitismo e ex capo dell’unità d’élite ROS dei Carabinieri). Le critiche alle violazioni dei diritti umani da parte di Israele – comprese le vittime civili e l’allegato genocidio a Gaza – sono state inquadrate come antisemitismo.

Il professor David Meghnagi ha descritto l’IHRA come un’“arma anti-woke” destinata a reprimere l’“antisemitismo mascherato da terzomondismo”, rivelando le motivazioni ideologiche alla base della sua applicazione. La presidente dell’Unione delle Associazioni Italia-Israele, Celeste Vichi, è andata oltre. Ha detto che il mondo universitario sostiene la definizione IHRA (nonostante 3000 firme di docenti chiedono di ritirare tutti i disegni legge). Ha sostenuto che accusare Israele di apartheid e genocidio sia intrinsecamente antisemitico e approvato apertamente disegni di legge che criminalizzerebbero tali affermazioni, incluso il disegno di legge Gasparri e le proposte di incarcerazione per violazione dell’IHRA.

Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) – i cui rapporti sono stati utilizzati dai governi per etichettare come antisemitiche proteste contro l’occupazione, l’apartheid e il genocidio – ha chiesto di applicare la definizione IHRA a tutta la società italiana: scuole, università, forze di polizia e settore legale. La sua visione è quella di una società in cui il dissenso contro Israele venga monitorato e represso sotto la maschera della lotta all’odio.

Il professor Ugo Volli, fondatore del centro di disinformazione “Informazione Corretta”, ha affermato che l’Italia si trova di fronte a un’“emergenza libertà di espressione”, sostenendo che le voci pro-Israele vengano messe a tacere. In un allarmante atto di negazionismo, ha smentito i rapporti secondo cui bambini sarebbero stati uccisi a Gaza, nonostante Save the Children abbia documentato almeno 20.000 morti tra i minori, esemplificando fino a che punto i sostenitori dell’IHRA siano disposti a distorcere i fatti per proteggere Israele dalla responsabilità.

Sebbene un solo professore, Simon Levis Sullam, abbia offerto prospettive più equilibrate spiegando i rischi associati alla trasformazione dell’IHRA in legge, la stragrande maggioranza dei relatori ha sostenuto l’estensione della definizione IHRA a tutte le aree della vita civile italiana.

Complessivamente, la seduta ha dimostrato un tentativo trasversale di strumentalizzare i disegni legge contro l’antisemitismo per proteggere Israele dalle critiche e assimilare il dissenso legittimo all’odio. Se questi disegni di legge dovessero passare senza un’opposizione diffusa, l’IHRA potrebbe essere trasformata in uno strumento legale per reprimere il dibattito libero nelle scuole, nelle università, nei media e nella società civile, criminalizzando la difesa dei diritti umani a livello internazionale e gli sforzi per sfidare l’apartheid coloniale dei coloni e l’allegato genocidio in Palestina.

Sta a noi trovare il modo di mobilitarci su vasta scala, usando l’accetta e strumenti molto chiari. Forse per le opposizioni che non si schiacciano sulla proposta cavallo di Troia (per Meloni) avanzata da Delrio, la via di uscita sarebbe un ddl che esca dalla trappola delle definizioni e inasprisca la lotta universale a tutte le forme di razzismo, inclusa l’islamofobia che serpeggiava tra alcuni dei relatori a favore dell’IHRA e tra le fila di molti dei partiti che si stanno spendendo per i disegni legge.

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