domenica 18 gennaio 2026

pc 18 gennaio - Ancora sulla assemblea di Torino - info sugli interventi

Il governo nemico del popolo, il popolo resiste. Da qui l’appello del centro sociale Askatasuna per l’assemblea nazionale dentro il piano delle mobilitazioni seguite allo sgombero di dicembre. 

La chiamata nazionale è riuscita  bene, la sede, mantenuta vicina a Vanchiglia, due sale universitarie stracolme, la seconda in streaming organizzata al momento per contenere i ‘900’ arrivati da tutte le parti d’Italia. Tanti i giovani, massiccia la presenza di chi sta lottando a Torino. Centri sociali, associazioni, realtà e organizzazioni politiche che hanno potuto parlare per almeno cinque ore, grazie all’organizzazione politica e pratica dei compagni.

Fin dall’introduzione, centrale è stato il percorso di lotta, lo sgombero come parte di un attacco più generale che vuole restringere gli spazi sociali di organizzazione e opposizione nel paese, l’assemblea come passaggio verso la manifestazione nazionale del 31 gennaio per andare oltre, l’assemblea cittadina, con almeno 350 presenze solo due giorni prima nello spazio sportivo di una scuola del quartiere Vanchiglia, uno spazio politico che si apre ad allargare il coinvolgimento in questa mobilitazione.

Negli interventi molti contenuti e punti di vista, frutto di posizioni ed esperienze specifiche in qualche modo entrati in confronto che prosegue.

La denuncia della politica di macelleria sociale, di tutti problemi trasformati in ordine pubblico e manganello del governo.

La necessità, più volte richiamata, di costruire i rapporti di forza, con l’allarme che, se ognuno continua ‘a fare il suo’ non ci saranno margini per le nostre risposte.

Che la manifestazione del 31 gennaio, che muoverà da tre concentramenti, Porta Susa, Porta Nuova, Palazzo nuovo, diventi di massa e popolare, diventi radicale, diventi un passaggio reale per costruire l’opposizione al governo, l’inizio di un progetto comune.

Contro il governo, il governo della guerra, della guerra imperialista a cui corrisponde un fronte interno, con una repressione che colpisce a tutti i livelli, con i tentativi di spegnere il conflitto, di silenziare le università, addomesticare i media, di imporre la sua disciplina, con i decreti sicurezza, con lo stato di polizia, con il peggioramento di vita e di lavoro, gli attacchi al welfare.

I giovani, che sono al centro di questi attacchi e delle grandi mobilitazioni. Lotte che, come stiamo vedendo con lo sgombero di Askatasuna, ne sono alimentate.

Alcuni interventi si sono rifatti ad una visione più collettiva della mobilitazione, al non coltivare ognuno il proprio orticello, ad organizzarsi.

Dalla valle che resiste la chiave di lettura di questi decenni di lotta, ‘praticare l’organizzazione, senza il conflitto non c’è nulla’. Di come, con Aska, il movimento No tav si è trasformato nella lotta, che significa futuro, che la valle è stata un crocevia di esperienze nazionali e internazionali, un sabotaggio alla devastazione. Informazioni e barricate reali contro il sistema di distruzione e di guerra. Inizialmente il progetto della Tav si chiamava corridoio Lisbona Kiev. E poi la situazione internazionale, a fianco dei popoli in lotta, contro le aggressioni imperialiste, dai Curdi, al Venezuela alla Palestina, con l’importanza di tenere alta la mobilitazione contro il genocidio che continua, con i finti accordi di pace in realtà un vero piano per la fine della Palestina. E i decreti Gasparri/DelRio dell’antisionismo come antisemitismo, attacco da destra e da sinistra per silenziare i movimenti di lotta. Gli attacchi ai palestinesi, alla resistenza, da Anan all’Api.

Negli interventi presente la denuncia verso il fascismo che avanza, la fascistizzazione mondiale, il controllo capital fascista della società, di come il governo sia sempre più autoritario e una cricca fascista. Di come il fascismo e il nazismo stiano segnando una nuova fase storica.

I centri sociali hanno portato anche questi temi come il problema di sostenere progetti comuni come quello di una piattaforma nazionale, tipo un network aperto per gli spazi, i migranti, reddito… sulle questioni internazionali. O fare rete contro i decreti sicurezza. Nel segno forte della solidarietà perché si parte e si torna a casa tutti assieme. 

Seguono alcuni interventi 

una insegnante che indicando le foto dei 4 giovani arrestati va oltre la solidarietà: “quelli che sono alle nostre spalle sono i nostri studenti e noi siamo orgogliosi di loro”. La presa di coscienza attraverso la lotta alimenta la giusta ribellione….

Ibrahim Baya: se ci colpiscono uno alla volta rispondiamo insieme, il 31 gennaio deve essere una giornata di massa e l’inizio di una nuova fase di organizzazione...realizzare la resistenza qui nel cuore dell’occidente

https://www.instagram.com/reel/DTn_imAguIG/?igsh=MWV2cTM4NnV3Y2VrYg==

proletari comunisti e le nostre proposte all’assemblea per un fronte unito contro la repressione, contro il governo fascista Meloni, nuova resistenza…

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