venerdì 23 gennaio 2026

pc 23 gennaio - Davos, Trump, Europa... apparenza e sostanza del teatro dell’assurdo. Cambiare lo stato delle cose nel proletariato e nel popolo! - pirma parte

da ORE12/ Controinformazione rossoperaia  del 22.01.26


“C'è del metodo nella follia”, è un famoso detto, quello che sta avvenendo a livello di rapporti tra gli Stati Uniti ed Europa, quello che sta avvenendo all'interno dei paesi europei, così come all'interno delle grandi potenze imperialiste, Russia, China e Stati Uniti, sembra dettato dalla follia di Trump, sembra dettato dalle oscillazioni di Trump, sembra dettato dalle ragioni economiche di Trump un giorno, dalle ragioni di imposizioni dittatoriali un altro giorno, dai contrasti insanabili tra i padroni del mondo nelle diverse sfere nazionali. L'idea di gestire direttamente il petrolio venezuelano come quello di prendersi la Groenlandia perché “gli servono” sono state catalizzatori dell’acutizzazione di queste contraddizioni.

Ma dietro questo vi sono le ragioni di fondo della crisi del sistema imperialista mondiale e della necessità tra le potenze imperialiste tutte di ripartirsi diversamente il mondo secondo i specifici interessi che esse hanno e di metterla sul piano militare per imporre i loro interessi economici e strategici, in particolare legati all'acquisizione delle materie prime, delle terre rare, del petrolio, così come si usa l'arma militare per ottenere dei risultati economici ed è questa la politica ambivalente dei dazi lanciata da Trump.

In questa logica che appare folle - e particolarmente folle appare il protagonista principale di questo che da un anno si è insediato alla Casa Bianca - esistono al fondo le ragioni economiche, politiche, geostrategiche e perfino ideologiche e culturali che mostrano un mondo in crisi e la via di uscita che i padroni del mondo, il Capitale, la finanza e tutto il resto cercano da questo stato delle cose e questo stato delle cose non può che portare a una terza guerra imperialista mondiale, su questo la via che si è scelta va in quella direzione. Ma questo non vuol dire che già domani ci sarà la guerra imperialista mondiale però neanche che essa sia una tendenza infinita che non trova nelle fasi storiche in cui tutte le contraddizioni vengono al pettine di concretizzarsi, così è avvenuto per la prima, per la seconda e per la terza quella mondiale.

Anche qui sarà necessario decifrare non tanto chi è il buono e il cattivo, quali sono gli elementi che spingono determinate potenze anziché altre ad essere il fattore detonante delle contraddizioni che attraversano il mondo. In questo caso chiaramente la presidenza Tramp è un'accelerazione in questa direzione, l'ideologia “prima di tutto l'America” è di riconquistare ciò che l'America ritiene di aver perso in questi anni per effetto dalla sua crisi interna e del rafforzamento delle altre potenze imperialiste sul piano economico innanzitutto, dalla Cina, alla stessa Europa, sul piano militare per quanto riguarda l'insieme delle potenze imperialiste.

È la crisi che spinge la guerra e la guerra alimenta la crisi e nello stesso tempo è la tappa finale da cui riparte nelle intenzioni del grande Capitale e dell'imperialismo, il ciclo virtuoso della crescita.

Dietro le guerre ci sono i profitti, sono i profitti che decidono le guerre e le guerre si fanno per il fine dei profitti.

Ma nel contesto concreto due sono gli elementi su cui bisogna concentrare l'attenzione dei proletari e delle masse popolari.

Non bisogna fidarsi delle contraddizioni in seno ai paesi imperialisti e né schierarsi con essi considerando che ci sia chi è il nostro amico, chi è il buono, chi è l'aggressore e chi è l'aggredito, questa logica ha sempre portato danni al movimento operaio e proletario, le guerre sono loro/le morti sono nostre, i profitti sono loro/la miseria, l'oppressione, lo sfruttamento, il peggioramento delle nostre condizioni di vita sono nostre. Quindi ci sono due colline contrapposte, e mischiare queste due colline produce gravi danni al movimento operaio e proletario mentre chiaramente è uno scopo costante delle borghesie imperialiste dei diversi Paesi di tirare a sé “le proprie masse” all'interno delle proprie Paesi, delle proprie sfere di influenza, e di incidere nelle masse altrui per poter indebolire il nemico, non perché hanno interessi per il miglioramento della vita delle masse, questo è evidentissimo nella guerra, in Iran è evidentissimo, nella guerra in Ucraina è altrettanto evidente, appare sempre di più in America Latina e perfino là dove sembrava che i fronti fossero ben definiti, in Palestina, da un lato il movimento palestinese e la sua resistenza, dall'altro l'imperialismo americano e il sionismo israeliano, e tra questi due una serie di posizioni complici o tiepide verso quello che avveniva e quindi considerabili pro-Palestina.

Questo gioco è saltato in tutto il mondo e salta in maniera clamorosa, spesso ridicola se non fosse tragica. E questo, purtroppo, è lo scenario che costantemente l'imperialismo nelle sue farsi di crisi e di trasformazione in guerra imperialista ci ha presentato e poi si parlerà di quello che ciò ha significato, milioni e milioni di morti, l’ Olocausto della Seconda Guerra Mondiale, ecc..ecc...

Quindi nessuna fiducia in nessuna delle potenze imperialiste, questa è una guerra tra banditi in cui il bandito principale e il “bullo” della situazione, come dice Macron, il nazista com’è giusto chiamarlo per l'insieme delle sue posizioni interne ed esterne, Trump, e le potenze imperialiste, i loro governi, è una guerra tra banditi e questa guerra tra banditi chi la paga sono sempre i proletari e le masse, qualunque sia la frazione di banditi che vince, qualunque sia la frazione di banditi che perde, sempre la perdono i proletari e le masse.

Ed è chiaro che oggi il mondo è caratterizzato innanzitutto dalle contraddizioni interimperialiste che portano alla guerra. La tendenza principale in queste ore è la guerra imperialista che risponde all'esigenza storica di crisi del mondo e di trasformazioni in esso in un livello superiore di mondo, di civiltà e di umanità verso cui noi sul lungo periodo dobbiamo essere ottimisti, vuol dire che oggi chi tira le fila di tutto sono i paesi imperialisti, le loro borghesie e le loro contraddizioni, sono in contraddizione tra di loro ma uniti nel considerare i paesi, le nazioni oppresse, i popoli oppressi, i proletari, il bottino di questa guerra, quelli su cui bisogna scaricare e quelli di cui bisogna appropriarsi sia come consenso, sia come mercati, sia in prospettiva come blocco sociale che rende forte la loro posizione nella guerra di ripartizione del mondo.

Noi invitiamo a fare estrema attenzione su questo, perché ci troviamo di fronte a letture di questa situazione che non corrispondono né alla scienza, né alla realtà e né al buon senso, e quindi sono fuorvianti e le letture fuorvianti nel nostro campo sono davvero una contraddizione in seno al nostro campo.

E su questo è la borghesia imperialista di ogni genere che approfitta delle contraddizioni in seno al nostro campo, che trasforma il nostro campo e lo frammenta, e trasforma vicende economiche in guerra tra poveri, vicende militari in nazionalismo e contrapposizione tra i proletari divenuti carne di cannone.

Quindi su questo noi abbiamo due problemi: analizzare correttamente e togliere ogni illusione su tutte le potenze imperialiste, del nazista Trump ai governi europei, ai governi del cosiddetto terzo mondo nella sua parte più influente rappresentata oggi dal BRICS, ai regimi imperialisti fascisti e socialfascisti che vi sono in Russia e in Cina. Noi dobbiamo togliere ogni illusione che questi siano nostri amici, che loro contraddizioni ci aiutino, questo è oggi il problema principale: demolire ogni illusione sui paesi imperialisti, demolire ogni illusione su una visione delle cose tra buoni e cattivi, tra aggressori e aggrediti, tra forti e deboli, queste sono sempre state le motivazioni dentro lo scatenamento della guerra imperialista e non una loro attenuazione.

E’ nel nostro campo il nostro problema, tra i proletari e le masse non esiste un livello di coscienza e di visione necessaria sulla questione e né potrebbe, visto il dominio e lo strapotere dell'informazione imperialista che la tecnologia, internet ha aumentato, che influenza la formazione delle coscienze e del consenso attraverso il sistema dei mass-media diventato capillare, invasivo e sofisticato, dentro le case come dentro le grandi realtà dell'opinione pubblica. Il dominio monopolistico, sia pure attraversato dalla sua contraddizione interne, dei mezzi di comunicazione, è diventato un fattore di corruzione ideologica e pratica nelle file delle masse, serve a dividerle, a disorientarle e quindi a impedire che la loro forza si coalizzi e combatta.

Quindi questo è un dato di fatto, non è una visione pessimistica, né tanto meno disfattista, né apologetica dell'attuale sistema imperialista, è un'analisi concreta della situazione concreta da cui senza partire da essa non è possibile neanche orientare correttamente le lotte, i movimenti, i progetti di trasformazione che sono necessarie ai proletari e alle masse per uscire da questo che chiamiamo da sempre “orrore senza fine”. Quindi questo è il punto del problema.

Demolire ogni illusione sulle potenze imperialiste, sui sistemi politici attuali che fanno sì che governi e opposizione siano una contraddizione secondaria tra le contraddizioni tra borghesia e masse, tra stato e masse. Quindi su questo terreno non bisogna avere nessuna fiducia nei governi, ma neanche nessuna fiducia nell'opposizione.

L'opposizione che vive nei parlamenti, nel sistema, è complice, è un elemento che confonde la lotta sociale e la polarizzazione sociale, da un lato i padroni e i loro alleati, dall'altro lato i proletari e le masse popolari e tutti coloro che vogliono - in qualsiasi campo essi siano, nel campo della cultura, delle istituzioni - un mondo migliore, un freno a un futuro di guerra, fascismo, miseria, oppressione, ma anche razzismo, barbarie.

All'interno di questa visione, quello che succede a Davos è in parte uno scenario a cielo aperto di tutto questo, in parte un teatrino, una pantomima, la guerra delle parole che prepara la guerra delle armi, la guerra delle parole volta a ingannare sé stessi e gli altri e a dare basi e leadership alla guerra delle armi che è il vero terreno su cui si vanno maturando le contraddizioni.

La Groenlandia, uno sputo di paese gigantesco come espansione territoriale e pieno probabilmente di ricchezze del sottosuolo, diventa il sinonimo di una guerra mondiale: “è mia, la voglio io”, “no, è nostra, non la potete avere”, ridicolo è dire che “è del popolo” quando questi governi non tengono alcun conto degli interessi del popolo quotidianamente, figuriamoci se hanno a cuore i loro interessi identitari quando questo significa decidere con la propria testa delle proprie sorti.

Quindi effettivamente, come qualcuno ha scritto, la Groenlandia è un sinonimo della guerra mondiale, ma allora è un sinonimo anche l'Ucraina e lo sta diventando sempre di più Gaza, sempre di più la vicenda tragica della Palestina, un popolo sotto attacco, ucciso in maniera barbara in tutte le forme, con un piano genocidio e di deportazione che non ha precedenti nella storia, se non in orrori che la storia ha prodotto con la cancellazione dei popoli o con l’Olocausto. Prima hanno fatto i morti e ora ci vogliono ricostruire sui morti i loro profitti, lo vogliono fare con l'arroganza del dominio dei padroni, del Capitale, dei soldi, considerando il popolo palestinese inesistente o meno che niente, e vogliono prendere la loro terra e vogliono fare della loro terra il loro paradiso dove investono soldi e ne traggono di più e pretendono di fare questo in nome del popolo, che invece comprende benissimo - nella sua maggioranza - che nulla può venire da chi lo uccide tutti i giorni e che ha trasformato la Palestina in un'immagine concreta di un popolo scacciato dalla sua terra, scacciato con le armi, a cui non si vuole dare nessun tipo di diritto, se non il diritto di scappare, il diritto di salvare la propria vita abbandonando la propria terra e trasformarlo in un popolo di profughi, come già da 75 anni avviene.

In tutto questo, Davos è stato uno specchio, e ciò che leggiamo sulla stampa, sui giornali, è pura cronaca, è puro racconto, è puro gossip spesso e, quando è cronaca, è cronaca banale, privata degli elementi che sanno guardare al di fuori delle manifestazioni spesso folkloristiche e grottesche di cui è protagonista il presidente Trump, ma non solo.

E su tutto questo noi che siamo in Italia non possiamo che osservare con disgusto e con profonda anche preoccupazione il ruolo che svolge la Meloni e l'entourage politico grottesco degradato che attualmente governa questo Paese al servizio del più forte, come sempre è stata l'Italietta di Mussolini, l'Italietta della democrazia cristiana asservita alle grandi potenze imperialiste nel dopoguerra, l'Italietta del craxismo, servitore arlecchino di tutti i padroni ma innanzi tutto approfittatore di un ruolo di governativo per arricchirsi come governo dei ladri, perché questo è stato il governo di centrosinistra guida socialista.

Tutto questo nel nostro Paese assume il carattere quasi storicamente epocale e da questa epoca buia bisogna uscire, da questo lungo inverno bisogna uscire, nel mondo e nel nostro Paese.

 

Ma quando ci rivolgiamo alla nostra collina, alla collina dei proletari dei popoli, anche qui però il lavoro è tutto da fare, non esiste un popolo in rivolta che sia già cosciente della sua forza e della sua capacità di cambiare il mondo, non esiste un popolo organizzato nelle sue classi sociali più sfruttate, dal proletariato ai contadini alle masse povere, in grado di prendere il potere e il gestirlo nell'interesse delle masse ed essere bandiera di riferimento della rivolta generale dei popoli. Questo tipo di descrizione che pure c’è nelle nostre file, e spesso perfino nelle avanguardie di questi popoli, sono descrizioni fasulle.

Non siamo di fronte ad un “offensiva della rivoluzione proletaria mondiale”, non siamo di fronte a una rivolta generale dei popoli a cui i padroni e i governi annaspano e rispondono con le barbarie e acutizzano le loro contraddizioni fino alla guerra. Non è questo lo stato delle cose.

Bisogna combattere le posizioni liquidazioniste che dicono che il nemico è troppo forte e che ormai non c'è nulla da fare se non accettare le sue regole e cercare miserie e spazi all'interno delle sue regole per modificarlo dall'interno, questo è il revisionismo, il riformismo, l'opportunismo presenti tra le masse e che si riflette nei partiti, nelle organizzazioni, anche più radicali, che tra le masse agiscono.

Ma nello stesso tempo è estremamente insidiosa ogni descrizione dei popoli del mondo che afferma che questi “stanno vincendo”, di coloro che trasformano ogni vicenda in un'apologia dell'esistente, di non guardare all'indebolimento oggettivo dei proletari e dei popoli, alla mancanza di partiti rivoluzionari che li rappresentano, del fronte unito sul terreno del progressismo e di eserciti in grado non solo di resistere, non solo di fare eroici combattimenti, individuali e collettivi, ma di vincere, vincere.

“Osare lottare, osare vincere” significa oggi osare fare pulizia tra i proletari e i popoli delle idee sbagliate e delle formazioni politiche che interpretano queste idee sbagliate.

E, visto da questo lato, non abbiamo dubbi che il futuro sia nostro, il futuro è dei proletari e dei popoli, il futuro è dell'umanità che si libera delle catene e delle barbarie a cui questo sistema/capitalista imperialista è arrivato, ma il presente è fatto di duro lavoro per ricostruire gli strumenti, la coscienza e l'organizzazione dei proletari e dei popoli all'interno dei paesi imperialisti dove è diventato davvero difficile, così come all'interno delle realtà dei popoli oppressi e delle nazioni oppresse dove le forze dominanti anche tra i popoli non sono le forze della rivoluzione e là dove emergono come forze della rivoluzione si trovano davanti alla brutale repressione genocida, barbara, senza precedenti, come per esempio avviene nei confronti del partito comunista dell'India e così come avviene con le forze più coerenti della resistenza armata in Palestina.

Da questo punto possiamo partire, agitare la frase di Mao “l'imperialismo è una tigre di carta”, è una favola nera che si ammanta di sinistrismo ma in realtà sottovaluta concretamente le forme e la maniera con cui la dittatura del sistema imperialista e capitalista sta schiacciando oggi i popoli. Proprio perché l'imperialismo è una tigra di carta, proprio perché è nella sua fase morente, oggi non è la fase della consolazione retorica ma della battaglia concreta, perché l'imperialismo, proprio perché morente, proprio perché in prospettiva è una tigre di carta, oggi ha i denti aguzzi tatticamente ed è in grado di sconfiggere concretamente le forme organizzate attuali delle forze rivoluzionarie di liberazione dei proletari e dei popoli.

Davos è il teatrino della borghesia ma questo teatrino ha bisogno della realtà che si opponga al teatrino e questa realtà che si oppone è il terreno su cui concentrare principalmente la nostra attenzione e il nostro lavoro, innanzitutto sul terreno della coscienza che non è illuminismo, è il terreno che si traduce in fatti, in incarnazione, nell'organizzazione, nella lotta, nel fatto che il movimento di resistenza, il movimento sociale non è mai tutto.


 



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