Sono arrivato al Tribunale in anticipo, per avere il tempo di sistemare gli striscioni ed entrare in aula in tempo, prima che chiudessero l’accesso per “raggiunto numero massimo di accessi possibili”.
Sono entrato in aula giusto in tempo per vedere la corte entrare e ascoltare il presidente che in assenza di richieste di repliche e contro-repliche delle parti, annunciava il ritiro in camera di consiglio.
Durante le lunghe ora di attesa la coda al nastro dei raggi X e metal detector per entrare in tribunale è sempre stata lunga e presto i vigilanti hanno avvertito: “D’ora in poi uno entra solo se uno esce”.
Per quello che ho potuto osservare dalle vetrate, il presidio all’esterno era come in occasione della prevista testimonianza dell’ambasciatore israeliano, mentre sicuramente molti più compagni erano presenti all’interno, accampati nell’androne antistante l’aula che è rimasta gremita tutto il tempo.
Fuori intanto i cordoni di polizia avevano bloccato la via del tribunale e “sigillato” il presidio, per impedire eventuali tentativi di corteo.
Al momento della sentenza vi è stata all'interno del Tribunale una forte contestazione, per la condanna di Anan a più di 5 mesi - come si può sentire e vedere dai video pubblicati ieri - https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/01/pc-17-gennaio-immagini-e-voci-dal.html
Usciti dal tribunale, ci sono stati prima slogan di saluto ad Ali e Mansour, poi la dichiarazione dell’avvocato - anche su questo si possono vedere i video - e infine l’invito a ritrovarsi a Case Matte per un breve momento di riflessione sulla giornata e discussione su come andare avanti. A questa riunione hanno partecipato essenzialmente GP di Bologna e Torino, compagni venuti da Ravenna e altri.
Vi è stata l’apertura di Case Matte, che ha parlato di successo parziale della continua presenza e presidi durante tutto il processo, e il compagno di Torino, che ha ripreso la valutazione, dell’avvocato e citato gli attacchi contro Askatasuna e AP.
In questa importante giornata si è molto sentita la mancanza di Luigia del SRP; costretta proprio ieri all'ospedale de L'Aquila a subire un intervento al polso e al braccio per l'aggressione violenta del poliziotto che buttandola a terra voleva strapparle la bandiera palestinese, che invece Luigia ha tenuto ben stretta. Tanti in questi giorni hanno mandato messaggi di solidarietà a Luigia e di rabbia contro i poliziotti, che pagheranno caro...
In sintesi il mio intervento all'incontro a Case Matte:
"Che cosa ci lascia questa giornata mobilitazione, del 16 gennaio, in
cui la corte d’assise di L’Aquila ha condannato Anan Yaeesh a 5
anni e 6 mesi?
Noi diciamo principalmente rabbia per una sentenza ingiusta e inaccettabile.
Certo, il difensore e tanti compagni parlano, anche giustamente, di parziale soddisfazione per l’assoluzione di Ali e Mansour e per una pena più che dimezzata rispetto alle richieste della PM, ma resta il fatto, grave, che questa sentenza rovescia il diritto internazionale e ritiene la resistenza all’occupazione sionista terrorismo.
Alla pubblicazione delle motivazioni scopriremo in dettaglio se la corte considera terrorismo qualsiasi azione armata contro Israele, indipendente dagli obiettivi militari o civili, o se è sufficiente la parola di un funzionario israeliano, non suffragata da alcun dato di fatto, per definire insediamento civile un avamposto armato della colonizzazione dei territori palestinesi sotto occupazione.
Questo è importante per come si articolerà la continua battaglia legale per liberare Anan, ma la sentenza di oggi è già sufficiente a indicare a noi come continuare la nostra campagna.
Occorre che ci attrezziamo per continuare la mobilitazione e pressione sul tribunale di L’Aquila in vista dell’appello, occorre che ci attrezziamo per continuare a sostenere Anan in carcere, occorre soprattutto guardare al contesto generale dell’offensiva repressiva dello Stato contro la solidarietà alla resistenza palestinese.
Una offensiva repressiva che dai processi contro Anan, contro Tarek, incriminato per i fatti del 5 ottobre 2024, contro Ahmad, il richiedente asilo incastrato per un video di “auto-addestramento” pubblicato da tutte le televisioni, si è estesa alla montatura contro Hannoun, Dawoud e gli altri sotto processo a Genova, alla criminalizzazione e sgombero dell’Askatasuna con arresto addirittura di minorenni a Torino, fino alle migliaia di multe che stanno raggiungendo in tutta Italia i compagni protagonisti dei blocchi di settembre e ottobre scorsi.
Tutto questo ci pone la responsabilità di stringere i contatti tra quanti siamo qui, fare effettivamente rete per sviluppare una campagna nazionale e anche internazionale per liberare i palestinesi prigionieri in Italia, sostenere Askatasuna, revocare le multe, nella consapevolezza che solo elevando e ampliando la mobilitazione in unico grande movimento, che recuperi la dimensione del milione di persone scese in piazza a Roma può frenare la mano del governo Meloni e della Magistratura compiacente.

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