mercoledì 23 ottobre 2013

pc 23 ottobre - esplode la rabbia operaia all' Alfa di Arese da Slai Cobas



EX ALFA _ LA PROPRIETÀ RIAPRE LE PORTINERIE E NE AFFIDA LA GESTIONE AD ALTRI OPERAI
Volete liberarvi di noi? Arrestateci
Esplode la rabbia dei 50 licenziati Innova, senza paga da 30 mesi

di ROBERTA RAMPINI
— ARESE —
«QUESTA VOLTA non ci muoviamo da qui», urla un’operaia. «Se stiamo facendo qualcosa di male che ci vengano ad arrestare, almeno a San Vittore abbiamo da mangiare», aggiungono altri operai. La rabbia è tanta. La disperazione pure. E così, dopo oltre trenta mesi in mezzo alla strada, senza lavoro, senza soldi, ci sono giornate in cui la pazienza e la ragionevolezza lasciano il posto alla lotta, quella dura. Ieri per i 50 operai dell’Innova Service di Arese, l’azienda che si occupava della manutenzione e pulizia dell’area ex Alfa Romeo di Arese, è stata una di quelle giornate. Da tre mesi e mezzo chiedono il rispetto della sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto per loro il reintegro al posto di lavoro e il pagamento degli stipendi arretrati.

IL LICENZIAMENTO fu illegittimo. Loro hanno ragione. Lo ha messo nero su bianco anche il Tribunale, ma l’Innova Service non intende ottemperare alla sentenza e dalle istituzioni, a parte solidarietà e belle parole, non hanno ottenuto nulla di concreto. E così ieri mattina, quando si sono accorti che la proprietà dell’area industriale ex Alfa aveva riaperto due portinerie affidando ad altri la sorveglianza, si sono arrabbiati. Prima hanno bloccato le ruspe che stavano lavorando vicino alla portineria Sud-Ovest, quelle che da mesi stanno abbattendo i vecchi capannoni industriali per fare spazio al più grande centro commerciale d’Europa. «Vogliamo parlare con la proprietà dell’area, noi abbiamo diritto a stare qui, lo prevedono gli accordi di programma», spiega un operaio.
Ci sono stati momenti di tensione. Poi hanno spostato il presidio di protesta davanti alla portineria Est: in corteo, spingendo il vecchio furgone simbolo di mille battaglie operaie, hanno raggiunto la portineria e hanno bloccato l’accesso ai camion fino alle tre del pomeriggio. Sulla strada per Garbagnate e Arese si sono create lunghe code di camion. «Qui c’è lavoro per tutti tranne che per noi - spiega Renato Parimbelli, delegato sindacale Cobas, ex operaio Innova -. Hanno assunto altri operai e noi restiamo ancora una volta sulla strada. Anche il lavoro che facevamo noi con l’Innova Service adesso è stato affidato a operai sottopagati e senza diritti sindacali».

MA GLI OPERAI, tutti ex tute blu della Fiat, ieri mattina hanno fatto un’altra amara scoperta: il monumento ai caduti realizzato con i paraurti della Giulia e il grande stemma dell’Alfa Romeo, quello con il Biscione visconteo, che si trovavano all’ingresso della portineria Est, non ci sono più. «Sono i simboli della storia industriale di quest’area ma qualcuno sta cancellando tutto, non ci stiamo. Ora basta».
roberta.rampini@ilgiorno.net

RHO SLITTA LA CAUSA CONTRO UN VIGILANTE PER UN EPISODIO DEL 2007
Sindacalisti aggrediti, nuovo rinvio
— ARESE —
I FATTI risalgono al 6 aprile 2007. In quell’occasione quattro delegati dello Slai Cobas furono aggrediti da un paramilitare addetto alla sicurezza della portineria Est dell’area ex Alfa Romeo di Arese. Una di loro, Carmela Tassone, finì in ospedale. Ieri mattina, dopo sei anni e mezzo, davanti al giudice di pace di Rho si è aperto il processo contro l’aggressore che lavorava per una delle società di Angela Di Marzo. Il processo è stato rinviato al 17 gennaio 2014 perchè all’imputato non era stata notificata la convocazione dell’udienza.

PICCHIATI. Osteggiati. Beffati. Non c’è pace per i rappresentanti dello Slai Cobas. E ancora una volta «dietro queste angherie c’è Angela Di Marzo», spiegano. «Il processo infatti inizialmente era stato fissato davanti al giudice di pace di Rho, poi spostato in Tribunale a Milano perchè la delegata picchiata aveva avuto una prognosi superiore ai due mesi - spiega Corrado Delle Donne, rappresentante nazionale del sindacato di base -. Infine è stato trasferito nuovamente a Rho. Intanto hanno perso il certificato medico, non hanno notificato i documenti all’imputato e ora c’è anche il rischio della prescrizione. Vogliono buttarci fuori dall’area perchè diamo fastidio, perchè ostacoliamo le loro speculazioni immobiliari». Solo martedì scorso il Tribunale di Milano aveva ammesso lo Slai Cobas e gli operai ex Innova Service come parte civile nell’ambito di un altro processo contro la Di Marzo, accusata di aver istigato un pubblico ufficiale a rivelare notizie d’ufficio riservate su Delle Donne.
Ro.Ramp.
 





Nessun commento:

Posta un commento